sabato 31 dicembre 2016

Per il 2017: un fiume - 2 -

Lungo Po a Torino, © Samuela Cattaneo


Immaginazione = Viaggio.

Viaggiare e immaginare vanno insieme. Il viaggio si può fare col pensiero, avanti nel futuro;  a ritroso, nel passato.
Tuttavia, non ti senti più dell'umore adatto per attardarti a fare viaggi indietro. In generale, quell'umore sembra sia evaporato dai tuoi modi di sentire, e ne sei più che contento. Troppi ricordi, fanno eccessiva zavorra, e ti senti una voglia di viaggiar leggero, quanto più leggero possibile.
I viaggi si fanno nel presente, che si allunga nel futuro, un giorno alla volta.
Hai specialmente desiderio di tornare a viaggiare anche nella realtà, col tuo corpo e i tuoi mezzi, insieme ai corpi di chi ti vuole bene - la tua famiglia canina; e proverai ad attrezzarti in questo senso. I viaggi portano storie.

E ancora: ti svegli (vuoi svegliarti) dai tuoi sogni, per continuare a sognare, da sveglio (Bruce Springsteen).
Ti vuoi svegliare anche per continuare a svincolarti da verbose paturnie, che ti sei portato appresso fino a qui, nonostante tutto: è un sfida tenace, il premio è finalmente smettere di provare paure indefinibili, delle quali hai forse portato all'aria le profonde radici
Ti vuoi svegliare perché quest'anno ti sembra di aver focalizzato in modo spassionato i tuoi aspetti che di te stesso ti sono ostili e vuoi che questa consapevolezza, da traguardo che sembra,  diventi subito ripartenza.
Ti vuoi svegliare perché ti pare di scorgere una levità di emozioni (s)legate (d)al passato e vuoi metterla a frutto, forse finalmente affrancato dal'ingannevole voluttà di impossibili nostalgie o rimpianti.
Ti vuoi svegliare, al mattino, avendo subito alla mente il pensiero del viaggio che ti aspetta: aprire gli occhi già sapendo che la sera stessa di quel giorno, vedranno posti nuovi, mai visti prima.
Una frenesia che ti si trasmette ai tuoi cani, pronti a partire con te, in quello che è sempre una avventura, anche con le sue incognite.

Quest'anno hai conosciuto - o continuato a ri-conoscere e re-incontrare - alcune persone che secondo te sono eccezionali e la cui compagnia è di per sé motivo di grande gioia in molti campi e per moltissimi motivi.
Nel 2017, vuoi continuare a ri-conoscerle, e vuoi sfidarti a creare situazioni per conoscerene altre.

Poi?
Vuoi continuare a scrivere. Vuoi ridare linfa ai tuoi haiku, e ti impegni a cercare i modi e le collaborazioni operative per rivestirli di nuovo di carta e inchiostro (o di altri metodi di diffusione) e metterli al mondo.
Vuoi vivere in pieno coi tuoi cani che vivono con te adesso e con gli altri che magari presto ci saranno insieme a loro e oltre.
Vuoi che i tuoi viaggi siano anche occasioni e coincidenze per mettere in pratica la tua voglia di ricimentarti in impegni reali che facciano la loro parte per gli animali.

Vuoi che quell'espressione: "è in divenire" che hai scritto nella tua blog-biografia, torni ad avere un senso pieno.

venerdì 30 dicembre 2016

Per il 2017: un fiume - 1 -

Willard Leroy Metcalf - On the river (1888 circa)


Il fiume scorre anche quando è un canale, il fiume si comporta da fiume anche quando è un ruscello tra filari di alberi, e alte erbe.
I fiumi: troppo facile farne metafora dello scorrere della vita.

Tu - allora - invece di vivere in un fiume: sei il fiume. Quel particolare fiume lì, col suo percorso dalla sorgente fino alla foce, dove si dissolverà come fiume per diventare mare, oceano, pioggia.
Ha più senso: la vita non scorre accanto a noi, cosicché noi ogni tanto ci si faccia un tuffo, o un pediluvio, o una immersione, o una sorsata, o una lavata di mani. Al contrario siamo intrinsecamente vivi e scorrevoli, e non possiamo separarci dalla vita - a meno di morire.

Non a caso, questo almeno è certo, i fiumi attirano la tua attenzione. Ti piace osservarli, ti piace camminare sulle loro rive - stai parlando di fiumi reali, fatti di acqua.

Affiorano in superficie moltissimi pensieri e ricordi ed emozioni legate ai fiumi, persino canzoni. I fiumi fanno immaginare  e sognare (sognare di diventare finalmente mare). Quest'anno declinante, ti ha visto sognare tanto e cristallizzare qualche sogno alla realtà della vita.
Sei pur consapevole che non tutti i sogni si sono realizzati e che persino quelli realizzati, non si sono concretizzati come li avevi per tantissimo (forse troppo) tempo visualizzati, previsti (visti-prima-che). Per fortuna, hai capito il perché di queste solo parziali concretizzazioni. il perché certe direzioni e non altre.  Nel tuo essere-fiume, ci sono ancora dighe. Ma questa volta, non le rinneghi, né (te) le nascondi. Le dighe sono muri, ma i muri possono essere scalati e scavalcati.  Questa volta, vuoi provare a saggiare la consistenza e i materiali di queste dighe, per capire cosa farne, man mano. 
Poiché sei un fiume - come tutti - continui a scorrere e scorrendo avanzi nel tuo letto e modifichi le tue rive. Per il momento è così. 


sabato 24 dicembre 2016

9 mesi


Prosciutto Crudele

© Prosciutto Crudele di Parma - Investigazione di essereAnimali




"... vorresti solo prenderne uno, e poi un altro, e un altro ancora, fino a liberarli tutti, e fuggire via."


"...se riusciremo mai a  vedere quei capannoni vuoti e dismessi, se riusciremo a vedere gli animali liberi di godersi la loro vita in una convivenza pacifica tra umani e non umani."


dal racconto di Andrea, uno degli investigatori che per 6 mesi ha documentato l’allevamento del “Prosciutto Crudele”.



Una indagine di essereAnimali


La notizia della denuncia per maltrattamenti

giovedì 22 dicembre 2016

Da lontano si apprezza meglio - Un'altra chiacchierata con Marco Colombo



Giovane. Scrupoloso. Super attrezzato di tecnologia, per osservare gli animali senza venire scorto da loro (quindi, senza disturbarli). Le sue immagini, ti sembrano specialmente belle: il risultato artistico esemplare per scoprire la vita di ogni giorno di altranimali lontani dall'uomo. Sono scorci di animali felici, un ideale punto di partenza per pensare queldiscorso su 'come' vedere gli altri animali.

Con Marco, in occasione dell'uscita del suo libro più recente, hai fatto questa chiacchierata on line: è la terza occasione in questo blog (in più, c'è pure una foto che hai potuto usare come 'cartolina di Natale', qualche Natale fa).

Buona lettura!



1-PER PRIMA COSA, UNO SGUARDO AL TUO RECENTE PASSATO, PER RIALLACCIARE LE FILA. HAI AVUTO DEI PREMI, HAI FATTO DEI CORSI, SEI STATO NELLE SCUOLE, HAI IMPLEMENTATO LA TUA TECNICA E TECNOLOGIA, HAI FATTO NUOVE ESPERIENZE...?


Il lavoro di naturalista richiede dedizione in diversi ambiti; io in particolare mi sono dedicato alla fotografia, per lavorare al mio ultimo libro; ho poi tenuto conferenze, corsi e workshop vari, nonché lezioni nelle scuole in termini di educazione ambientale. Alcune mie foto hanno ricevuto quest’anno vari premi, tra tutti il primo di categoria al Wildlife Photographer of the Year 2016 con uno scatto di testuggine palustre europea in Sardegna
  
2-COME E' NATA L'IDEA PER QUESTO LIBRO?


I tesori del fiume è un libro legato agli ambienti di acqua dolce italiani: fiumi, laghi, ruscelli, stagni, torrenti, lagune, pozze sotterranee. Si tratta di un ecosistema complesso e molto delicato, tra i più minacciati nel nostro Paese, eppure meritevole di protezione visto che ospita numerose specie anche endemiche. Essendo in generale questi luoghi molto trascurati dall’opinione pubblica, ho deciso di ritrarne le specie, atmosfere e tratti salienti, per farli conoscere al grande pubblico. Il progetto è stato possibile grazie al supporto tecnico di Isotecnic, ESA Worldwide e MaGear, nonché alla fiducia dell’editore Pubblinova Negri.

3-ANCHE IN QUESTO LIBRO, MI PARE CHE L'ATTENZIONE MAGGIORE SIA RIVOLTA AD ANIMALI CHE DI SOLITO SONO POCO VISIBILI, SIA FISICAMENTE CHE NEI PENSIERI DELLA GENTE: SONO POCO CONSIDERATI, POCO RISPETTATI, POCO AMATI


Il libro è molto variegato. Dopo la prefazione di Alex Mustard (Biologo marino e fotografo subacqueo) e l’introduzione, è diviso in 8 capitoli, ovvero:



Alle sorgenti della vita (laghi ghiacciati in alta quota)



La voragine del drago (fauna di fiumi e laghi e sotterranei, incluso il mitologico proteo, una sorta di salamandra cieca e bianca, che può vivere fino a 100 anni e digiunare anche per 8 anni)



Eredità marine (torrenti e ruscelli; animali normalmente associati all’idea di mare ma in realtà presenti anche in acqua dolce, come granchi, gamberi e spugne)



Elogio del fango (paludi, pozze, acquitrini; rane, rospi, tritoni, salamandre, testuggini palustri e bisce)



Il lungo viaggio (grandi fiumi; specie migratrici: lampreda di mare, lampreda padana, anguilla, bottatrice)



Vite al confine (laghi e lagune; avifauna acquatica e mammiferi)



Invasori (la problematica delle specie alloctone, introdotte cioè da altri Paesi)



Tesori perduti (cambiamenti climatici, inquinamento, alterazione degli alvei, bracconaggio e altri problemi; progetti di conservazione)



Ho dato quindi spazio alle specie meno note e conosciute, ma non mancano grandi classici come gli uccelli acquatici di molte specie, i cervi all’abbeverata, i cinghiali al guado o i lupi appenninici in caccia sulla riva del fiume.







4-IN QUESTI ANNI, COME E' CAMBIATO - SE E' CAMBIATO - IL TUO MODO DI PENSARE, DI VEDERE, DI VIVERE GLI ANIMALI?


Il mio modo di pensare, vedere e vivere gli animali è diventato meno viscerale e ossessivo, più ponderato, un filo più distaccato. Da lontano si apprezza meglio.

5-TU LAVORI SUL CAMPO, CIOE' VAI A CERCARE GLI ANIMALI NEI LUOGHI DOVE VIVONO. IN PRATICA, ENTRI A CASA LORO. QUALE E' IL TUO MODO DI BUSSARE? COME FAI A CHIEDERE IL PERMESSO?


Non esiste una ricetta perfetta: bisogna documentarsi molto, leggere tanto, conoscere le abitudini degli animali, e porsi dei paletti oltre i quali non arrivare. L’incolumità di un luogo o di un soggetto viene sempre prima delle foto.


 6-SECONDO TE, FATTA SALVA TUTTA LA ATTENZIONE PREPARATORIA E LA PERFORMANCE TECNICA CHE IMMAGINO TI PERMETTA DI ESSERE IL MENO INVASIVO POSSIBILE, E' POSSIBILE CHE LA TUA PRESENZA MODIFICHI IL COMPORTAMENTO DEGLI ANIMALI CHE STAI OSSERVANDO? INFLUISCE SULLA LORO VITA DI TUTTI I GIORNI?

Dipende molto da specie a specie, da individuo a individuo, da situazione a situazione. Invertebrati, pesci, rettili e anfibi risentono poco dello stress, mentre uccelli e mammiferi sono più sensibili; ma, anche nella stessa specie, dipende dalla situazione! Faccio un esempio: in Italia è vietato scattare foto ai nidi, per evitare che i genitori disturbati abbandonino uova e pulcini vanificando la riproduzione. Questo è verissimo, però è anche chiara la differenza tra arrampicarsi su una falesia per fotografare i pulcini di un’aquila (che abbandonerebbe immediatamente il nido), e il fotografare dall’auto un nido di cicogne sul tetto di una casa in centro al paese (in questo caso essendo abituate nessun disturbo). Ma anche all’interno della stessa specie: un nido di gufo reale su una parete rocciosa in Lombardia non va assolutamente avvicinato, pena l’abbandono, mentre un nido di gufo reale in Scandinavia sul balcone di un palazzo, se fotografato dalla finestra di fronte, non darebbe alcun problema.
Documentarsi è sempre la giusta chiave di lettura.





7-LE TUE FOTO SONO SPETTACOLARI, IN OGNI SENSO POSSIBILE DELLA PAROLA, SIA DAL PUNTO DI VISTA TECNICO CHE DELLE SUGGESTIIONI CHE TRASMETTONO. A PARTIRE DA QUALE ELEMENTO INIZIA LA 'COSTRUZIONE' DELLA IMMAGINE CHE POI NOI VEDIAMO? HAI GIA' UNA IMMAGINE IN MENTE, OPPURE TI PONI NELLA CONDIZIONE FISICA E PSICOLOGICA DI COGLIERE L'ATTIMO?


Nelle immagini che realizzo tendo a privilegiare l’animale nel suo contesto, piuttosto che l’animale e basta. Questo mi porta a una ricerca di scenari e luci particolari, con uno studio delle località e degli spostamenti animali, per poter prevedere dove si muoveranno e ritrarli negli angoli che voglio. La scelta di orari e meteo aggiunge il resto in termini di tipologia di luce! Altre volte si tratta invece di colpi di fortuna, incontri casuali e serendipità.


8-TRASCORRI MOLTISSIMO TEMPO IN COMPAGNIA DEGLI ALTRI ANIMALI. SEI DI SICURO NELLA CONDIZIONE DI POTER VEDERE DALLA LORO PROSPETTIVA ANCHE GLI UMANI. SECONDO TE, GLI ALTRI ANIMALI, CI GUARDANO? E COME, IN GENERALE, INFLUISCE LA PRESENZA UMANA SULLE VITE DI QUELLI CHE HAI INCONTRATO E FOTOGRAFATO?


Sempre più stretto è il legame tra uomo e altri animali, anche se visto dalla prospettiva di questi ultimi. L’urbanizzazione estesa ha portato numerose specie opportuniste ad entrare nei paesi e nelle città alla ricerca di cibo e rifugi: volpi e cinghiali rovistano nei cassonetti, falchi pellegrini nidificano sui grattacieli, civette si nascondono nei fori dei muri, pipistrelli si infilano sotto le tegole dei tetti.
Io personalmente sono rimasto estasiato da alcuni incontri con gli orsi marsicani che, in autunno, durante le annate di “magra” nel bosco, intensificano le proprie scorribande nei paesi alla ricerca di mele e pere mature. Una situazione assolutamente non pericolosa, ma curiosa, sempre che si trattino questi animali col dovuto rispetto.





Clicca qui per sfogliare un'anteprima on line del nuovo libro "I tesori del fiume"






 

Marco Colombo

I tesori del fiume
2016. Pubblinova Negri Editore
144 pag




martedì 20 dicembre 2016

Gorge Coeur Ventre - il trailer francese






Il fumo di sigaretta sbuffato a bella posta sul viso del cane che ti guarda
I muggiti che rimbombano tra i recinti bui
Il belato della pecora smarrita tra i corridoi piastrellati e illuminati

Perché? Perché abbiamo una volta di più bisogno che un cane ci faccia da guida negli inferni che abbiamo creato?
Ci sentiamo soli perché rimaniamo ciechi e sordi ai corpi e ai suoni degli altri animali: forse, loro ci richiamano come se fossimo scappati da casa, ma noi li ignoriamo. Preferiamo trovare risposta ingoiando senza fine tutti gli altri abitanti di questo pianeta.

Gorge coeur ventre
2016 ‧ 1h 22m
Regista: Maud Alpi
Interpreti: Boston (il cane), Virgile Hanrot, Dimitri Buchenet
Produttore: Claire Trinquet, Frédéric Premel, Mathieu Bompoint
Immagini: Jonathan Ricquebourg
Decorazioni: Hervé Coqueret
Scenario: Maud Alpi, Baptiste Boulba
Suono: Philippe Deschamps
Montaggio:Laurence Larre, Anne Gibourt, Romain Ozanne
Addetto stampa:Virgile Hanrot
Dialoghi: Maud Alpi, Baptiste Boulba
Produzione: Mezzanine Films
Coproduzione:Rhône-Alpes Cinéma

Festival del Cinema di Locarno



lunedì 19 dicembre 2016

Nevicano baci?







FIOCCHI DI NEVE
SI SON POSATI A TERRA
BACI GELATI




GIA’ PASSI LESTI
AVANTI SULLA NEVE
VENTO TRA RAMI




LA PRIMA NEVE
SOFFIA IL GELO PUNGENTE
IL GIORNO BREVE






 SI SFARINA POI
CON LA BAVA DI VENTO
LA NEVE FRESCA









DAI DAMMI UN BACIO
NON FARE LA STUPIDA
SCENDE LA NEVE




CHE NEVE LIEVE
CHE SILENZIOSAMENTE
OGNUN RICOPRE




SCENDE LA NEVE
BIANCO SOVRAPPENSIERO
SULLE MIE AZIONI




ARIA DI NEVE
SI PARLANO GLI ALBERI
SEMPRE PIU NUDI






                                                  POVERO CRISTO
COI PIEDI NELLA NEVE
BISBIGLIA PIANO





FIATO DI GHIACCIO
RESPIRO NELLA NEVE
TERSO PENSIERO




NEGLI ORTI NEVE
IL RAMO DELLA FRUTTA
PAZIENTA AL SOLE




CORVI AFFAMATI
GRACCHIANO SULLA NEVE
NERISSIMISSI





domenica 18 dicembre 2016

Il gioco dell'oculista ... Meglio così? O così?

... abbiamo bisogno di un paio di occhiali nuovi...


... Diciamo, un pensierino domenicale, che già si sporge sul lunedì. Che in realtà è un pensiero che abita tra le tue riflessioni già da parecchio, anche qui sul blog. Non è un pensiero particolarmente profondo, né originale. In compenso, è un pensiero capace - almeno potenzialmente - di agganciarsi a tante questioni, che spaziano dalla fotografia all'arte, dall'estetica alla divulgazione di idee, dai meme alla pubblicità - intesa in senso lato, come di forma di comunicazione estrema.

Nell'annosa e collettiva disputa, per così dire, tra parola scritta e immagine - quale è più efficace per comunicare? E per comunicare cosa?  -  facciamo per un attimo il gioco mentale di prendere per assodato e assoluto che l'immagine sia (quasi) sempre più efficace. 

Ci state?
Allora, dici: il gioco lo svolgiamo nell'ambito della "divulgazione della questione animale" (sono tutti termini, è ovvio, presi per comodità di brevità e per quel che valgono, ché già si potrebbe problematizzare, ovvero approfondire nelle sue sfumature e criticità anche la stessa questione animale).  Probabilmente, al netto di ogni considerazione, ha senso - secondo te - dire che la questione animale riguarda, in prima battuta (ed è nata con questi orientamenti), ciò che mette in rapporto, o in relazione, umani e animali. Già qui ci sarebbe il primo problema, ché anche gli umani sono animali e operare una separazione tra loro e 'gli animali' è come quando da bambini ci sediamo al volante della macchina di papà e, facendo "BRUM! BRUUUUUUM!" con la bocca percorriamo migliaia di chilometri a velocità sfrenata su e giù per il mondo e con un solo pieno di magibenzina -  tanto l'auto è spenta: non andiamo da nessuna parte, anche se con la fantasia o - peggio - con l'illusione, abbiamo fatto chissà quali viaggi e cambi di prospettiva e salti di pensiero.
La questione animale, insomma, deve questionare anche su se stessa, già in partenza, per cercare di fare in modo che un certo antropocentrismo deleterio e il suo sodale, l'antispecismo, fatti uscire dalla porta principale, non ci rientrino in casa dalla finestra sul retro.   Diciamo, allora, per brevità, che l'umano è un animale che privilegia lo sguardo come forma di conoscenza della realtà che lo circonda. Tutta la sua attenzione è talmente concentrata sulla fatidicità della vista, dello sguardo, degli occhi, che questi elementi popolano gran parte della sua immaginazione e dei suoi 'pensieri sul mondo'. Homo ha immaginato e poi realizzato macchinari sempre più tecnologici legati alla vista: dagli occhiali fino ai telescopi, dai caleidoscopi agli smartphone (ebbene sì! Sembrano telefoni ma sono tavolette magiche, fatte per essere toccate e trasmettere foto e filmati), dalla pittura al cinema, dalle ombre cinesi agli ologrammi. Per capirla, forse, e sicuramente per padroneggiarla sempre di più.

Facile dedurre, quindi, come le immagini abbiano un potere enorme, cruciale, quando parliamo di animali, di loro e di noi, e di noi verso di loro, e di loro per noi (o di noi per loro, invece; e loro verso di noi). Ci sarebbe - anzi, c'è - materiale per decine di post, a partire, volendo, da domani. E speri molto di poterli scrivere, quei post. Intanto, però, in questo post, vuoi proporre una questione che, appunto, hai in diverse occasioni già sfiorato, per esempio con altri blogger (come Rita Ciatti de Il Dolce Domani). Provi a farlo sotto la forma del gioco che stai spiegando.




Lo chiameresti 'il gioco dell'oculista'. Concettualmente, è semplicissimo.
Sedetevi comodi e fissate la parete di fronte a voi. Fate finta che l'oculista animalista vi metta indosso quel pesante proto-occhiale, che serve per cambiare varie lenti graduate, sia a destra che a sinistra e in modo indipendente, quando state facendo l'esame per trovare in vostro nuovo paio di occhiali. Ignorate il prurito al naso che istantaneamente vi prende, a causa del peso della montatura e preparatevi a dire quello che vedete. Le lenti saranno graduate; immaginate di sentire, se vi fa piacere, lo scivolamento e lo scatto che fanno al momento dell'inserimento nella montatura. Ma saranno lenti soprattutto 'magiche', perché sono lenti concettuali.
Lenti che vi fanno vedere, ora una realtà, ora un'altra.
Sta a voi dire cosa preferite, come vedete meglio (un 'meglio' che - scoprirete -  ha molto di etico, oltre che di estetico).

Primo paio di lenti:


Meglio così? ...

Secondo paio di lenti:

... o meglio così?

 Un altro paio di lenti...

Meglio così? ...

 E il paio subito dopo...

... o così?


E insomma, avete capito. 

Ti riprometti - e persino, prometti - che continuerai il gioco dell'oculista, di tanto in tanto, con coppie di immagini di questo tipo: 'animali felici' vs. 'animali infelici'. O magari una sua variante: la visione di una immagine di 'animali felici' (in questi anni ne hai estratte molte dalle miniere internettiane), per fermarsi un attimo e sentire che effetto ci fa - e accorgersi se fa illuminare i neuroni in modi e lungo percorsi magari anche solo leggermente diversi da quelli abitudinari e talmente interiorizzati da non renderci più conto che sono inculcati da fuori di noi. Se ci fa sorridere, e allo stesso tempo riflettere, collegare cose e situazioni solo in apparenza lontane; se - mentre ci allarga il cuore e il respiro - ci fa valutare modi non usuali di immaginare un diverso rapporto con gli animali; o ancora se, dopo averci lievemente commosso e soavemente addolcito, ci sprona a escogitare un qualche atto pratico e concreto, semplicemente personale e individuale, alla nostra immediata portata, ma di grande effetto sul lungo periodo, per far sì che 'quella' foto diventi reale sotto i nostri occhi, un giorno.

Il gioco, questo gioco dell'oculista, ha uno scopo: serve per farci stare attenti nei confronti degli animali.
Il gioco dell'oculista serve anche a farci riflettere, attraverso il confronto, se - dal punto di vista di un vantaggioso miglioramento della situazione degli altranimali quando ci sono degli umani nei paraggi - sia più efficace una immagine che ci faccia vedere un 'animale felice' invece che un 'animale infelice', o viceversa. 
(Del confronto tra parola e immagine, proverai a scrivere qualcosa in un prossimo post).

Se vi va, dite la vostra nei commenti, per proseguire il discorso...

venerdì 16 dicembre 2016

Semi per uccellini selvatici



Anche se, almeno per il momento e almeno qui, non sta nevicando così tanto come in questa foto, il cielo sopra casa tua è bianco e basso e sembra proprio uno di quei cieli che promettono neve.
Fa freddo. Persino Lisa, Maika e Chicco , c'è voluto del bello per convincerli a uscire a fare almeno una passeggiata mattutina, e alzarsi dai giacigli morbidosi e caldi.
Così, e non è la prima volta che ci pensi, hai deciso nei giorni precedenti, di procurarti quelle palle di semi  che vendono proprio per gli uccelli selvatici, e le hai appese ai rami di uno degli alberi - pensando di straforo, che fossero anche i migliori addobbi natalizi di sempre. Un po' per quell'idea, a suo modo confusa, tra i tuoi pensieri a metà strada tra il cuore e la testa, che desideri fare di casa tua un posto accogliente non solo per umani, ma anche per quanti più animali sia possibile. Hai più o meno sempre provato a farlo, ti sei accorto che non è così difficile e quindi è una pratica che si può proseguire; e, proprio negli ultimi giorni, hai assaporato la gioia di questa attività.

Giò al mattino presto, a persiane ancora chiuse, ti capita ormai sempre di sentire i canti e le voci animatissime, eccitatissime, indaffaratissime di questi piccoli piumati che intendono passare l'inverno qui e non si involano per latitudini più soleggiate. Lo sai, il perché: sono sui rami dell'albero, a becchettare le sferette di semi, appese alle loro reticelle verdi. Sono cince, passeri, e altri che non conosci (usignoli, anche, forse?): per loro, oltre che al pericolo della minaccia mortale dei cacciatori criminali e violenti che sbandierano con arroganza il loro "amore per gli animali" a suon di piombo ed esplosioni spaventose, c'è anche l'insidia del freddo, delle corte ore di luce, dei luoghi sempre troppo pieni di umani e sempre più vuoti di cibo e ripari.
Queste loro voci raggiungono luoghi del tuo sentire che si allargano e gioiscono quando le sentono.

Ma è capitato di meglio, giusto due giorni fa.
Ecco cosa è accaduto.
Eri alla finestra e del tutto casualmente hai guardato fuori. Sentivi, è vero, i cinguettii. Allora, è stato quello il momento che il tuo occhio ha colto un frullar di ali e hai visto finalmente uno dei tuoi invisibili ospiti con le penne. Un uccellino piccolo piccolo, col capino scuro, la pancia chiara e le ali scure, ma di una tonalità differente da quella della testa, saltellava sui rami sottilissimi, come se fosse senza peso, tutto intorno alla sfera di semi.  Si era messo a un certo punto in posizione per lui ideale, credo. Sul limitare di un rametto sottilissimo, la schiena verso l'aria, e di fianco alla sfera, cinguettava e muoveva lo sguardo e il capo in giro, e poi - tictictic! - una beccata, una piluccata ai semini. Che leggerezza: il ramoscello non dondolava, la palla nemmeno oscillava e a un certo punto hai persino dubitato che li mangiasse davvero i semi, che magari non riuscisse a staccarli dal resto della sfera. Ma no - ragionando, ti sei convinto - ci riesce, altrimenti sarebbe già volato via. In effetti, è rimasto lì per un bel po' - non si è accorto che lo guardavi dalla finestra, immobile, respirando pianissimo, ma sorridendo tantissimo? - segno che la situazione gli era vantaggiosa e gradita. Poi, ha cambiato rametto, si è spostato dall'altro lato della palla e ha - tictictic! - becchettato ancora. Mentre piluccava, - CI-CI-CI! CI-CIU! - girava gli occhi e spostava la testolina in giro. Per vedere se tutto era tranquillo? Se non c'erano pericoli?. Per vedere se c'erano altri uccelli? Questo, tu non lo puoi sapere. Poi, a un certo punto, con un frulletto di alette, si è spostato su un ramo sospeso sopra alla palla, ha dato qualche altra piluccata. Poi, altra frullata, altro ramino, sempre più su, come facendo una specie di scala tra i ramoscelli sottili e flessibili della chioma spoglia dell'albero. Quando è arrivato sul ramo più alto e più sottile, si è guardato un poco in giro, poi - CI-CI-CI! - ha spiccato l'ultimo frullo ed è volato via, passando dal colmo del tetto al cielo.

lunedì 12 dicembre 2016

Manhattan, la fiducia in chiaroscuro...

"... Bisogna avere un po' di fiducia, sai, nella gente."
... E in bianco e nero. Ecco, è arrivata l'occasione per iniziare a parlare qui sul blog di uno dei tuoi registi preferiti: Woody Allen.

I  motivi per cui ti piacciono i suoi film non sono pochi, e molti li puoi vedere in 'Manhattan (1979): il carosello di immagini della città (lo farà anche per Parigi, molti anni più tardi, nel 2011); il chiacchericcio bisticcio nei locali abbeverandosi di drink dei personaggi, affiatati tra loro anche quando si detestano o si misconoscono; la girandola amorosa-sessuale-sensuale-romantica-galante ma di base sempre nevrotizzata-sublimata-sublimante e allo stesso tempo libera, sincera, diretta, disinibita, veritiera. Le battute memorabili, comiche o serie. Le donne interessanti.
Ecco.
Qui ce ne sono almeno due: quella "un po' nervosa, molto tesa, elusiva", la giornalista di Diane Keaton (e per lei sono le inquadrature più preziose, ma per il suo personaggio, anche il congedo più netto e definitivo). L'altra è il dolce incanto di Mariel Hemingway, che presta viso, voce, corpo a Tracy, ovvero l'amore sincero e paziente e giovane e curioso ma anche sorprendentemente maturo e costante  - ma soprattutto, in fin dei conti, Tracy ha più di cuore e consapevolezza emotiva della gente adulta confusa, stressata e disorientata, "che si crea costantemente dei problemi veramente inutili e nevrotici, perché questo le impedisce di occuparsi dei più insolubili e terrificanti problemi universali". 
  (Mariel Hemingway ha avuto nomination all'Oscar come attrice non protagonista per questa parte).
Tra mostre, feste, planetari, vernissage, galà, concerti e macchine sportive, tra viaggi, traslochi e macchine da scrivere, tra cani bassotti strapazzati e giri in calesse notturni, (Allen, tra le tante cose che è, non è - nei suoi film - empatico verso gli animali, forse è troppo impegnato a esplorare quelli umani) gli intrecci arrivano allo scioglimento. E dopo aver ammirato la città di Manhattan in cartoline artistiche all'inizio, alla fine la vediamo al livello della strada, percorsa a piedi e di corsa da Woody Allen, per raggiungere l'incanto amoroso, il viso di Tracy, che è tra le "certe cose per cui  vale la pena di vivere". Per lei, nessun congedo, ma attesa. E dopo aver avuto la testa tra le nuvole ad altezza grattacielo a causa di storie strampalate basate su un nevrotico nulla, possiamo viverci la città a livello del marciapiede, dove in fondo stiamo ogni giorno, in modo da non perdere più di vista chi è capace di offrirci davvero amore. Come Tracy. Tracy, che si comporta come si comportano i cani, che amano con chiarezza, che cercano l'armonia.
E qui ti puoi rinnovare la delizia per uno dei dialoghi e dei finali per te più belli, e ottimisti e rasserenanti dell'intera filmografia di Woody. Che così presta fede e dà sostanza alla frase iniziale del film, quasi un manifesto estetico, un programma di intenzione: "Io credo che l'essenza dell'arte sia di fornire una sorta di approfondimento delle situazioni alla gente, sapete, e questo nella presa di coscienza di sensazioni che non sapevi di avere". 
A questo giro di visione del film, te lo sei goduto anche di più, perché hai letto 'La vita di ogni giorno' di Leonardo Caffo: te lo richiamano proprio la necessità della fiducia, nell'appello finale, allo stesso tempo delicato e deciso della giovane innamorata (la fiducia, è ciò che fa volare lo stormo), e la battuta iniziale sul coraggio nella vita, per salvare qualcuno che sta annegando nel fiume sotto di noi (ma solo se sappiamo nuotare). (Per raccontare il libro di Caffo, spiegando anche questi collegamenti un po' misteriosi, ti sei messo in agenda un post apposito).

Infatti. Che sensazione di sollievo commovente ti regala quella frase di Mariel-Tracy: bisogna avere fiducia nella gente, cioè, almeno un po'.  (tornate a leggere la didascalia sopra). E poi, nulla più resta da dire. Quasi all'insegna di un ciò di cui non si può parlare si deve tacere.  O, più semplicemente, quando la nostra storia ha espresso tutto quello che doveva dire,  smette il racconto, sorride, tace e finisce qui.

sabato 10 dicembre 2016

Fare, o non fare... non c'è provare!



di Francesca Sicali


"Viviamo in un mondo frenetico, dove molto spesso la malattia e la morte vengono visti come mali da distruggere, dimenticandoci che fanno parte della nostra vita.
Siamo fatti di azioni e spesso "il non fare", o semplicemente "l'accompagnare", viene percepito come una non azione.
A volte, ci accaniamo troppo, senza pensare cosa veramente voglia il malato, semplicemente perché non vogliamo accettare quello che è la fine e ancor prima quello che è il decorso di una malattia.
In pratica, ab
biamo paura.
Forse non abbiamo paura della morte in sé, ma semplicemente dell'assenza e talvolta cerchiamo di ritardare tutto egoisticamente, per poter dire: "io ho fatto", oppure: "almeno ci ho provato".
Personalmente, ho scelto di fare quando c'è qualcosa da fare, ma vivo il "non fare" come un'azione tanto quanto il fare.
Quando ho davanti un animale stanco, ammalato, o con blande probabilità di superare interventi, quando ho davanti delle recidive post intervento, io scelgo l'azione del "non fare".
Ciò non vuol dire non fare nulla.
Semplicemente, lo accompagno verso la direzione che sceglierà di prendere la sua malattia.
Si cureranno i sintomi, senza andare alla radice di tutto per dare un nome a quella cosa che lo affligge.
Cerco di supportarlo in ogni suo bisogno e cerco di essere sempre presente.
Talvolta, una giornata sul divano passata insieme, una carezza, un cibo prelibato, serve molto di più di mille indagini, o di farmaci che servono semplicemente a dover rallentare quello che è più naturale nel mondo... ovvero la morte.
Noi nasciamo, cresciamo, ci ammaliamo e ce ne andiamo e questi sono processi naturali della nostra vita.
Io, tra il penultimo e l'ultimo di questi processi, ho deciso di dedicare tutto quello che di buono posso offrire.
Quindi, il mio "non fare", in alcuni casi, lo vivo come una delle più belle azioni che posso offrire a chi mi sta vicino.
"


Grazie, Francesca 


Casa Francesca di Progetto Quasi


Incontrata a Torino Spiritualità, insieme a Fabiana Rosa. Lo vedi subito che è una di quelle persone con la 'Forza' dentro, che le percorre tutte e le rende resilienti.
Di queste sue parole, mi ha colpito molto la lucidità e la chiarezza con cui parla di una cosa che, a viverla, rischia di essere attorcigliata sul dolore, che offusca la chiarezza, la serenità del pensiero.
Il  ricordo  della mia Stella morta male mi è subito balzato al cuore: Lei - STELLA -  è un qualcosa di cruccio vulnerabile che mi accompagnerà sempre, fino a quando anche a me toccherà di morire. Anche per questo, oltre che per le riflessioni che ho in passato provato a fare e che continuerò a fare su questo tema, sono felice e grato che Francesca abbia accettato di mettere come post del mio blog, questa sua riflessione così limpida e chiara.

mercoledì 7 dicembre 2016

Chiacchiere sul Giardino... fatte al Giardino - 2


Ciao Joe!


... dunque, sei andato a trovare Alessandra al Giardino di Quark. Primi giorni di dicembre. Il Giardino è bello anche in inverno. Ci sei andato per portare cose sempre utili per la conduzione del rifugio e per la vita dei cani ospitati (a proposito: se volete conoscere la lista del materiale utile al rifugio - ma che in generale è utile anche per tutti i rifugi o canili ben organizzati). Ci sei tornato perché un poco ti ci senti pure tu a casa, quindi ti fa piacere poterci tornare. E ci sei tornato per fare anche tu delle foto. A proposito, le foto che potete ammirare nella prima parte sono tutte di Alessandra.
Qui sotto, invece, ci sono alcune delle foto dicembrine che hai potuto fare tu.


Tutto di corsa 1
Tutto di corsa 2
Tutto di corsa 3
Dopo il lutto, il ricordo: ecco qualcosa che non ti aspettavi di trovare, ma che eri desideroso di scoprire...
Infermeria
Foto ricordo di chi ci ha lasciato
La biblioteca

G
Cosa mi dici dei cani anziani?


"Sono cani delicati, i cani anziani. Sono come dei cristalli: hanno un equilibrio che - se tu li fai tremolare troppo - si spezza, si crepa. Allora poi cominciano i danni. A volte facciamo fatica a rimettere insieme i pezzi quando arrivano, perché sono abbastanza disastrati". Fisicamente. Ma anche emotivamente, psicologicamente.

E dunque, un grande sostegno all'equilibrio per questi fragili cristalli con la coda, è dato dalla riconferma di spazi, abitudini, persone : "Avere sempre le stesse persone intorno, è come avere una famiglia. Casa è dove c'è il cuore".

G
Te lo sei sempre immaginato così, il Rifugio?

A
"No, nel senso  che non mi sono immaginata niente.
La situazione era di emergenza. Anche in queste zone c'erano moltissimi abbandoni e cani randagi, legavano i cani a catena, li legavano fuori dalla porta del canile".

Stiamo parlando di situazioni di circa, trenta, venticinque, venti anni fa. "Poi, con gli anni, l'emergenza è stata risolta, e ci si è potuti concentrare sui cani anziani. 
"Ogni cane è diverso, ha bisogno del suo box, che va personalizzato in sostegno alle sue esigenze, per farlo sentire a casa sua. Solo se ci passi tempo, se hai attenzione, se tocchi e guardi, puoi curare sul serio".
"Dipende a cosa dai la priorità: tutti i soldi che arrivano, li destiniamo solamente a loro".

"Ci siamo organizzati in modo da far rendere il pochissimo, a far uscire il massimo da quasi niente. Non puoi programmarla, una cosa così.
"Oggi, siamo in grado di impostare tantissime iniziative, che servono a raccogliere i fondi, a tener vicino le persone. Per il pavimento di Joe sono arrivate delle offerte, perché lui e noi siamo conosciuti dalla gente della zona.  Facciamo le serate informative, facciamo cultura cinofila. Quando abbiamo attivato la biblioteca, sono rimasti impressionati tutti".


Una tua considerazione, prima di concludere la chiacchierata. I cani sono animali sociali. Perciò, se hanno riferimenti sociali - persone che interagiscono in modo positivo con loro - trovano il modo di essere felici e di sentirsi gratificati nelle cose di tutti i giorni. Il canile può essere un luogo molto monotono, quando non persino ostile o inospitale. Dato per scontato che ci sia adeguata igiene, adeguato cibo, possibilità di riparo sicuro, cosa rimane? Rimangono le ore del giorno - e anche della notte - che sono lunghe, se si è da soli, a fissare nient'altro che sbarre, oltre le quali c'è... che cosa? Potenzialmente, di tutto: un prato, un muro, un cancello,  altri cani, alberi, gatti, staccionate, reti, automobili, tavoli, carriole, oggetti, ciotole, sedie, coperte, ecc. 
Ciascuna ora diventa oro se trascorsa potendo fare qualcosa - un semplice gioco, una osservazione partecipe, una annusata, se non altro - insieme a umani degni di fiducia o cani conosciuti e amichevoli. Ciascun oggetto può diventare occasione per giocare o per imparare le cose del mondo che magari ci aspetta fuori dal canile. O che è comunque qualcosa da conoscere e di cui prendere confidenza, per non averne paura quando si esce dal box. In questo modo, il canile diventa davvero un rifugio, e per molti degli ospiti diventa casa. O una prima casa, in attesa della casa definitiva. O magari, la casa vera e propria, per quelli più fragili.

Per inciso, se invece rimane solo la solitudine da languire, questo per te - e non solo per te - è qualcosa che assomiglia in modo preoccupante al maltrattamento sociale

A
 "Considera il numero di ore che passiamo coi cani: arriviamo a trascorrere in canile 13, 14 ore. Ospitiamo venti cani e a ciascuno dedichiamo il suo tempo, per le pulizie, per le cose da fare insieme, per le cure, per l'accudimento. Cani anziani e malati e disabili non possono stare da soli troppo a lungo".
"Qui i cani sono e si sentono davvero a Casa, perché hanno persone che stanno con loro, persone che conoscono, e di cui si fidano; persone con le quali il piacere della compagnia è reciproco".


"Credo che la differenza del Rifugio la puoi trovare nello sguardo nei cani".



Loro qui sotto, sono alcuni degli ospiti del rifugio che ho incontrato, che hanno chiacchierato con me, oppure che mi hanno solo visto e salutato, per poi farsi i fatti propri, Altri hanno preso con gioia un biscotto o un bastoncino, come mio regalo di saluto, e poi mi hanno guardato tranquillamente, seduti sulla loro branda.

Potete considerare: la possibilità delle adozioni a distanza :)










domenica 4 dicembre 2016

Il Giardino-Casa di Quark (e adesso di Joe) - 1


Per il Giardino, di qua...
Dopo più di un anno, hai ritrovato Alessandra Boccalate, la 'mamma' di Quark e del suo Giardino, alla sera della presentazione del libro di Luca Spennacchio. E hai cominciato a dirle dell'eventualità di un bel post sul Giardino - dove tu hai iniziato a conoscere il mondo del volontariato e degli operatori dei canili, un po' di anni fa. Quindi, dal momento che questo tipo di conoscenza ed esperienza era stato - col senno di poi - forse il migliore che avresti potuto sperare di trovare, considerando che partivi da quasi zero, quando hai rivisto Alessandra alla fine della sera poetica con Valentina Veratrini, le hai proposto di trovarsi in rifugio, un pomeriggio, per fare foto e per raccontare il Rifugio. Quel che segue, è il risultato di quella chiacchierata - e di alcuni messaggi internettiani. Il post, per la quantità e la bellezza delle foto, si divide in due. Non volevi rinunciare a questo viaggio virtuale spaziotemporale tra i fiori, i cani e i gatti del Giardino. 
Questa è la prima parte.

A:
"Sentendo parlare Luca mi son resa conto di quanto sia diverso il Giardino di Quark da ogni altro canile. Nella mente di tutti restano sempre un canile, un box. Quando sono andata al rifugio l'altra sera dopo la conferenza ero ancora più contenta... i nostri piccoli non erano in un box ma nella loro cameretta, nella loro casa. Non isolati ma anzi più sereni che in moltissime famiglie."


Nera per caso...



G
"Mi ricordo: ognuno ha la casetta arredata secondo le sue esigenze. E per quel che dici, a proposito del fatto che stanno meglio al rifugio che in molte famiglie, sono d'accordo. Le famiglie dove un cane sta male sono molte, e sono quelle dove il cane è visto e vissuto come qualcosa e non qualcuno e dunque non ha spazi suoi propri, soprattutto non ha spazi di libertà espressiva.".



Una casa nel bosco fiorito?





A
"Sì, certo, proprio vero: qualcuno e non qualcosa. E anche: 'quel' cane e non 'un' cane.
"Luca diceva che nei canili ben che vada si dedicano pochi minuti veri e di qualità a ciascun cane. Da noi non è cosi. Sono in compagnia almeno 12 ore ogni santo giorno e a ognuno è dedicato tempo e loro sono insieme a noi, si muovono in mezzo a noi mentre si fanno le cose. Queste è importante. Cani di famiglia più felici di quand'erano in famiglia!"

Metti insieme il racconto di Luca e quel che ricordi del Rifugio e ti accorgi che ce ne sarebbero di cose da dire del Giardino di Quark! Intanto, per sgombrare il tavolo dalle cianfrusaglie, pensi che sia importante sottolineare che una struttura-canile - se è 'solamente' ineccepibile sotto il profilo costruttivo-spaziale (ma su questo punto si apre una ulteriore questione: gli spazi a settori e corsie invece che con soluzioni meno confinatrici, per dire), e poi dal punto di vista organizzativo: allora quello è solo il punto di partenza. O così dovrebbe essere. Sei d'accordo con Alessandra: quel che conta sono le persone, e le ore effettive di presenza coi cani. Perché i cani - ce lo ricordiamo? - sono animali sociali. Toh: proprio come noi. Quindi, fuori dall ufficio! di corsa in mezzo ai cani, tra l'erba, la terra, gli alberi, le cucce, le piastrelle, le coperte e tutto il resto che compone il mondo esperienziale del rifugio per loro e che deve essere a loro beneficio esclusivo.





Qui si prende il sole


La realtà del Giardino è quella di un luogo che è famiglia, un grande branco interspecifico, cani e umani insieme, a fare cose insieme e a vivere insieme. Siamo già oltre al concetto di 'buone pratiche', che rientra - ma non la completa - nella nozione di canile 3.0.


Fiori di benvenuto


Estate...


Qui si corre


Fiori ovunque



Cani, è ovvio



... e gatti



...e cani



La cucina


Parco Gatti  - come Aoshima
La 'dieta acquatica' di Joe