domenica 30 luglio 2017

Scimpanzè, bevanda, banana






il link al video

Questo pomeriggio, sul social, ti è capitato di vedere un video proveniente dalla pagina 'storyful'.  

Il link della url di questo video, lo hai messo in didascalia: la foto, che proviene dall'internet, assomiglia molto alla situazione ripresa nel breve video, potrebbe anche esserne un fotogramma.
In breve: siamo in uno zoo. Una comitiva di visitatori, con l'ormai immancabile onnipresente telefonino, filma la 'allegra gita', la visita agli scimpanzè. Umani e Scimpanzè sono separati da una paratia trasparente. Si nota come la passerella degli umani sia leggermente sopraelevata rispetto al prato dove vivono le scimmie. Tutti elementi che, a parer tuo, non fanno altro che rafforzare e confermare il bias antropocentrico, puntellato da convinzioni di superiorità ontologica, intellettuale, fisica, esistenziale, persino  - appunto - spaziale. 
Lo scimpanzè al di là del vetro, è curioso e sicuramente esperto - ormai - di come 'trattare' con gli umani, questi animali sempre presenti e mai raggiungibili. Lo scimpanzè, che ha notato la borsa con cibo e bevande posata ai piedi di una donna, indica il contenuto. La donna tira fuori prima una bottiglia di succo, e lo scimpanzè le propone di versarne un po' in un punto dove forse lui pensa di poterlo bere. Lei lo fa, ne versa qualche goccia, ma ti sembra che comunque il liquido non sia raggiungibile dalle labbra dello scimpanzè. Poi, la donna tira fuori dal sacchetto una banana: allora, lo scimpanzè indica il frutto e propone alla donna di lanciarlo oltre la paratia di vetro (o così ti sembra di capire, il video non si alza mai dalla prospettiva iniziale). 
Il video è stato postato come esempio di comportamento intelligente da parte dello scimpanzè, che sa distinguere due diversi cibi e sa proporre di conseguenza due diverse strategie per effettuare uno scambio.  Tutto vero: e diresti, perché mai dovrebbe essere necessaria una dimostrazione?
Tu hai notato anche le risate degli umani (le onnipresenti risate degli umani, quando assistono a un comportamento di altri animali che a loro sembra troppo 'esagerato', troppo 'intelligente'. Che cosa significano risate di questo tipo?). Tu hai notato che lo scimpanzè, ha imparato col tempo a relazionarsi in modo efficace con questi umani così elusivi, propone scambi e doni, fa richieste, cerca una relazione, comunica la sua presenza, le sue esigenze, i suoi desideri. Cosa ottiene? In buona sostanza, nulla.

Ti stupisce sempre come le ormai innumerevoli prove di consapevolezza, empatia e capacità di comunicare e districarsi che gli altri animali ci danno, non riescano ad accendere negli umani nemmeno un briciolo di empatia o rispetto. La situazione qui a un certo punto ti ha suscitato irritazione, fastidio: lo scimpanzè è impossibilitato dall'avere liberamente ciò che desidera, si trova costretto in una situazione di inferiorità, di incapacità, di messa in scacco; mentre gli umani non perdono occasione di dimostrare la loro stupida arroganza, condita con un pizzico di sottile malignità (ti faccio vedere quello  che ho capito che ti interessa, ma poi non te lo dò).

Dice:  non so quanto la signora sia consapevole, non voglio credere che lo faccia apposta. 
Diamole pure il beneficio del dubbio: che non "veda" quello che succede, che non lo faccia malignamente, che sia frutto della non empatia, ma non in modo volontario.

E allora, però,  la sua malignità è secondo te automatica, il che la rende ancor più grave: scatta per il solo fatto che lei è umana e l'altra è un animale (non umano); che il posto dove sono è costruito da umani per contenere animali e che quindi la mette in situazione di superiorità. Tutto il contesto - tutta la cultura che sta dietro a quel contesto - impedisce alla donna di poter essere empatica e gentile e rispettosa verso la scimmia. Altrimenti, non ci sarebbero le risate. La donna sta giocando con la scimmia, ma non è un gioco alla pari, assomiglia di più a un dispetto. Allo stesso modo, quindi, il contesto troppo dispari, troppo sbilanciato, impedisce una vera comunicazione paritaria, annulla e nasconde, attraverso filtri fisici, spaziali, culturali, la capacità comunicativa, l'intelligenza relazionale e la stessa identità individuale dello scimpanzè.

Questo breve video è solo uno tra tanti: non solo con gli scimpanzè vediamo solo quello che ci fa comodo, non solo a spese loro livelliamo la comunicazione, la stereotipizziamo. Lo facciamo - per esempio - con i cani, ma anche con tantissimi - tutti?! -  gli altri animali, e per gli scopi e con i motivi più disparati - sempre, però, svantaggiosi, o pericolosi, o adirittura letali per gli altri animali. 
Ogni volta, una occasione perduta - per sempre - di poter cambiare noi stessi, il nostro stare al mondo, il loro insegnarci, il nostro imparare.

NOmattatoio Roma 30 - 31 luglio 2017



Torniamo al mattatoio di Roma per documentare e raccontare a tutti l’orrore che avviene al suo interno.
Trasformare individui senzienti in prodotti non è soltanto un’immensa ingiustizia, ma un’aberrazione della nostra cultura. Il fatto che possiamo, che abbiamo la capacità di dominare non significa che sia necessario o che non esistano alternative; allevare e mangiare animali è moralmente sbagliato, ci rende complici di chi basa la propria esistenza unicamente sull’avida ricerca di profitto ai danni della pelle altrui e orienta politicamente nel mantenimento di uno status quo in cui gli schiavi restano schiavi e i padroni liberi di spadroneggiare e distruggere il pianeta; letteralmente, divorandone la bellezza e la ricchezza della diversità.


"Meditai a lungo su ciò che aveva detto la Cinerea. E penso che coincida con una mia Teoria. Ritengo infatti che la psiche umana sia nata per tutelarci dal vedere la verità. Per non consentirci di scorgerne direttamente il meccanismo. La psiche è il nostro sistema di difesa: si adopera per non farci mai comprendere ciò che ci circonda. Si occupa principalmente di filtrare le informazioni, sebbene le possibilità del nostro cervello siano enormi. Perché quel sapere non sarebbe sostenibile. Ogni minima particella del nostro mondo si compone infatti di sofferenza"
(da "Guida il tuo carro sulle ossa dei morti". di Olga Tokarczuk - 2012, nottetempo, Roma)

domenica 23 luglio 2017

I cavalli non sono bus





Il caldo pomeridiano... il solleone... l'afa... la siesta (dell'ora sesta).
Il caldo torrido. Il caldo immobile. Il caldo abbacinante.

Il caldo, con il suo alito solare che avvolge qualsiasi cosa sulla intera superficie terrestre. Il caldo, che già Guido Ceronetti esortava a non identificare automaticamente e ciecamente col cosiddetto 'bel tempo'. 
Perché, in effetti, che cosa c'è di bello in un tempo dove tutto secca, inaridisce, scolora, si screpola? Dove chi è vivo ansima e spasima e infine - magari - collassa?

Tu non sei mai stato un fan particolarmente entusiasta del caldo  - del caldo così come ci tocca attraversarlo tutti i giorni e ogni pomeriggio, in questo periodo. Altre sono le stagioni che preferisci. Controlli quotidianamente le effemeridi solari, per scoprire quanti secondi più tardi sorge - e tramonta quanti secondi più presto -  il sole.

La foto che apre il post, ti colpì tempo fa su FB, dal profilo di una attivista delle Oche Barrose, che in Sardegna sono coraggiose portatrici di attenzione verso gli animali sfruttati. 
Ti colpì proprio come un martello, proprio come il caldo a picco che doveva colpire quel cavallo, aggiogato senza scampo a una carrozza per turisti, in sosta ferrea e implacabile al porto di Cagliari. Scesi dal traghetto, i turisti possono già divertirsi con un bel giretto pittoresco: tutti in carrozza e via! per le strade della città. La carrozza è grande, tiene tante persone. Le strade sono piene  di auto. Il sole è verticale.

Esiste una petizione - e non da adesso - per chiedere di fermare i giri in carrozza trainata dal cavallo


il manifesto

Le attiviste, anche se osteggiate, anche se insultate (sono donne: l'insulto viene anche più facile, la prepotenza oppressiva una volta ancora si rivela 'maschile'), non si perdono d'animo. E cercano il contatto col Comune di Cagliari. Sulla cui Homepage, giusto in questi giorni, si può leggere, come sensazionale notizia: che prosegue "l'ondata di calore". Ma, per i cavalli, niente...

venerdì 21 luglio 2017

NOmattatoio Torino 9: per chi l'ha visto e per chi non c'era...












... e per chi quel giorno lì, inseguiva una sua chimera. 
Ma non stiamo cantando, non stiamo facendo festa. Anche se qualche canzone rock, qualche inno di battaglia, forse a questo punto, ce lo meriteremmo.
Perché ciò che vedono gli attivisti presenti ai presidi della campagna nazionale NOmattatoio è niente altro che questo: il puro squallore della riduzione in schiavitù e merce di un individuo vivo - di milioni, di decine di milioni di individui vivi.
Quel giorno - il giorno del IX presidio NOmattatoio, davanti ai cancelli del macello di Torino, in via Traves, una via delle periferie più grattugiate dal cemento - tu questa volta non c'eri. Causa di forza maggiore - l'auto ti ha lasciato a piedi nel bel mezzo dell'autostrada - ma in ogni caso, quel giorno lì, il tuo corpo non c'era. Non c'è stato a fianco degli altri corpi umani presenti, come nei mesi trascorsi, a far da richiamo, a far da memento. Ecco perché, per non farla tanto lunga, hai voluto mettere tutte queste foto, scattate da chi c'era, davanti ai cancelli. Senza di queste foto, di loro, degli individui ritratti proprio in queste foto, non rimarebbe più nemmeno la memoria. Quelle foto, hanno riportato in primo piano la singolarità. l'individualità, il volto della vittima - sia pure nell'unico e ultimo guizzo della sua esistenza. Poca consolazione, forse, per chi la foto l'ha fatta. E di certo, nessuna consolazione per chi nella foto è stato ritratto. Ma sono le immagini - già lo hai scritto, altrove; già è stato scritto anche da altr* - a dar conto della memoria, per noi umani. E saranno queste immagini, si spera, a dar spinta al cambiamento. A raggiungere - e così completiamo la canzone - ciascuno la sua chimera. (la chimera- utopia di un modo diverso, nuovo, di mettersi a fianco a, in relazione con, gli altri animali coi quali condividiamo il pianeta).

PS
fermatevi un attimo a osservare meglio l'ultima foto.
In questa foto, per un caso della prospettiva e della inquadratura, le sbarre coprono il volto del prigioniero, che quindi non vediamo. Estrema, ulteriore beffa, ultimo sfregio, affronto finale alla dignità distrutta. Quindi, questa foto è un fallimento? Secondo te, no. Immaginate la scena (a te l'hanno raccontata). Mattino presto ma non troppo. C'è fila, davanti ai cancelli. Giganteschi autosnodati con ben due rimorchi stracolmi di corpi, sono preceduti o seguiti da piccoli camion, che caricano uno o al massimo due corpi vivi. Come in questo caso: questo toro si è sdraiato nelle proprie feci, aveva lo spazio per farlo, era il suo unico sollievo a stanchezza, caldo, sete, paura, confusione, disorientamento. Lui reagisce alla nostra presenza, alza lo sguardo. Le grosse sbarre, tipiche di un camion piccolo, ce lo nascondono. Ma non ci viene nascosta la realtà della situazione: che il camion piccolo proviene da una stalla piccola, forse di quelle cosiddette 'come una volta'. Questo animale, che scopriamo essere un toro di una specie allevata apposta per trarre carne anche dai maschi, ha vissuto con ogni probabilità fino a questa mattina presto, o a ieri sera tardi, tra un recinto al pascolo e una stalla con la paglia. Ma è stato non di meno caricato senza complimenti su un camion per fare la strada fino al macello. Adesso, il suo destino si unisce a quello degli individui mal nati negli allevamenti industriali zootecnici. Non esiste la fattoria felice, non esiste la 'carne felice': sono finzioni irrealistiche e bugiarde. L'unica e sincera differenza che conta è la dimensione del camion. Perché l'unica cosa che conta - nel delirio di onnipotenza antropocentrico -  è il percorso fino al luogo dello smembramento, per la rivendita dei pezzi.

domenica 16 luglio 2017

I Sogni di Commiato



Perché questa strana statua orientale apre questo post? La spiegazione è più sotto, alla fine. Si tratta, in ogni caso, di una specie di 'cane sacro guardiano', di 'cane spirito', secondo l'immaginario giapponese o cinese. Ti ha colpito la sua potenza vibrante, sembra potersi muovere da un secondo all'altro. Riconosci che è un cane e allo stesso tempo, non sembra un cane. Le statue siffatte, all'ingresso dei templi, sono sempre in coppia e come sempre per queste cose c'è un motivo, molto suggestivo - che trovate raccontato sotto, in alcuni link.

Non potrebbero essere così, allora, i cani che hanno vissuto con noi e che adesso non ci sono più vicini, che - forse - non sono visibili, ma sono qui accanto - e vibrano a una frequenza quantistica diversa dalla nostra, cioè di questo universo - ?

In ogni caso, questa bella statua, a tuo parere, aiuta a rendere l'idea di come ti sono apparsi i tuoi cani, quando, quel giorno estremo - o molti giorni, o mesi dopo - sono venuti a darti commiato, visitandoti nel sogno, quando la mente sembra potersi aprire su altre dimensioni - mentre è momentaneamente - quanto, forse, in modo illusorio - chiusa e al 'riparo' dalle sollecitazioni della dimensione fisica della realtà di ogni giorno. Chissà. Stiamo raccogliendo suggestioni, qui, non stiamo facendo scienza.

Tutto ha inizio con un pensiero di Elena Vanin - uno dei suoi tanti pensieri delicati e luminosi, che sembrano sbocciare e fiorire con leggerezza e forza in continuazione nel giardino boscoso dei suoi pensieri emoziona(n)ti. Ancora una volta: grazie!

A un certo momento, sulla sua pagina cinofilosofica (a cui bisogna richiedere iscrizione), accade che ELENA VANIN si metta a scrivere questo:

"Argomento delicato, che spero di affrontare in modo lieve, senza paragoni "di merito", solo per condividere le proprie esperienze.
Vi capita di sognare i vostri cani (o altri animali) che non ci sono più?
E se vi capita, c'è qualche tipo di ricorrenza, o di peculiarità, in questi sogni, che li caratterizzano rispetto agli altri?
A me capitano i "Sogni di Commiato": singoli sogni, qualche giorno dopo la morte del cane, in cui ci incontriamo e ci salutiamo. Dopo, quel cane non lo sogno più.
Mi è capitato con [alcuni].
Non mi è capitato con [altri], con [cui] siamo stati talmente vicini per tutto quel tempo, che abbiamo avuto il modo per salutarci e dirci ogni cosa, prima[...].

(le modifiche sono omissioni di nomi, per rispettare la privacy).

Questo nome - 'sogni di commiato' - , questi pensieri, queste domande, ti hanno talmente sorpreso e coinvolto, che hai cominciato a pensarci. E dal pensiero alla scrittura, il passo questa volta è stato davvero breve. Ecco qui, le tue esperienze di saluti di commiato - una bellissima locuzione, che prendi in prestito.


STELLA stava male da un po'. In quei giorni era in clinica (ho raccontato altrove quei giorni dolorosi). L'ultima mattina che Stella trascorse su questa Terra, venne a trovarmi, mentre dormivo, insieme agli altri cani. Era già chiaro fuori, forse l'alba, non so. Ricordo che mi trovai all'improviso come sotto un cielo nuvoloso, che si apre all'improvviso e rivela il sole, luminoso e caldo, ma non accecante. Sentii come un sollievo enorme, che riallargava il mio respiro e delle parole apparvero alle mie orecchie e ai miei occhi: ECCO, ADESSO VA TUTTO BENE. Mi sono svegliato, con l'arrivo di quella consapevolezza. Quando ho aperto gli occhi, Stella era nei miei pensieri. Quando sono andato in clinica, lei non era più lì.

Stella è tornata a trovarmi, poi, la notte successiva: da un luogo luminoso ma sfocato, lei è uscita, trotterellando piano, calma e riflessiva, dolce e sollecita come era sempre stata. Era bellissima: il pelo bianco, pulito, soffice, le orecchie e le pezzature rosse bretoni brillavano. Una specie di vento le faceva muovere le frange. I suoi occhi, due gocce di ambra quando era viva, mi hanno guardato, con grande amore, erano come sorrisi.

 Inifine, una terza e ultima volta. Mi trovavo a passeggiare per una città, in una zona che mi sembrava di poter collegare a strade vere che avevo attraversato di giorno, una specie di centro storico. Era o sembrava notte. A un certo momento, da dietro di me, sento rumore di passi e Stella mi si affianca, tutta veloce, sculettando morbida e a testa alta. Mi sorpassa, si volta e mi guarda, rallenta. Ho quasi potuto toccarla, infatti ho allungato la mano... ma quando stavo quasi per sfiorarla, mi son svegliato di colpo, come se mi avessero sbattuto fuori dal sogno. Mi domando: cosa sarebbe successo se l'avessi toccata, se l'avessi raggiunta con le dita?

In passato, c'erano stati altri sogni di commiato: con CETO un solido meticcio cocker, che venne a trovarmi, pochi giorni dopo che era morto. Era bellissimo, angelico: anche i suoi abbondanti ciuffi bianchi e neri si muovevano a un vento che io però non sentivo. Era tornato giovane, vigoroso, sano, forte. Lui era davvero come un piccolo leone. Mi sorrideva.

FRUFI: meticcia setterina che conobbe Ceto e visse con lui quasi tre anni, prima che lui morisse. Ebbi un sogno simile, di cui non ricordo molti particolari: solo che lei era bellissima, esprimeva gioia e vitalità, era felice e curiosa, correva e annusava e mi disse, mi fece capire, di non essere più triste, che adesso era libera e non soffriva più. Era stata felice per l'amore avuto con me e mi sperava sereno e coraggioso.







I Sishi, i Koma Inu(狛犬)   ,  i guardiani Nio potrebbero davvero essere  -  per tuo gusto e impressione - delle bellissime figurazioni concrete dei cani - degli animali - che vengono a farci saluti di commiato. Una breve loro storia, di cui proponi un estratto da questo sito:


Shishi (or Jishi) è un termine che viene tradotto come leone ma anche può fare riferimento ad una belva o un cane, si tratta di creature mitologiche con il potere di scacciare gli spiriti malvagi.

Presenti sempre in coppia come i guardiani Nio si possono trovare a guardia di altari Shinto, templi Buddhisti o altri templi rappresentati uno con le fauci spalancate e uno con quelle chiuse.

La bocca aperta e chiusa fa riferimento all'emissione della sillaba "AH" (bocca aperta) la prima lettera dell'alfabeto sanscrito, e all'emissione della sillaba "UN" (bocca chiusa), l'ultima lettera.

Questa combinazione simbolicamente rappresenta la nascita e la morte, l'alfa e l'omega di tutto l'universo, qualcuno poi sostiene che l'apertura della bocca spaventa i demoni e la chiusura conserva gli spiriti buoni.

Queste bestie mitologiche furono probabilmente introdotte in giappone dalla Cina e/o dalla Corea nel 7 o 8 secolo A.C. durante il periodo dell'arrivo del Buddhismo in giappone, per questo gli Shishi giapponesi sono visivamente la combinazione dei cani "Koma-inu" coreani e dei leoni "Kara-shishi" cinesi.

sabato 15 luglio 2017

Una madre sfinita

dalla pagina FB di Rossana - (fonte: 269 Animal Liberation)






di Rossana Mianulli



Oggi tornando da lavoro, imprecavo contro il caldo torrido e non mi sono resa conto di aver affiancato il tir che ti portava alla morte. Il semaforo rosso mi ha obbligato a stare accanto a chi ti stava deportando dalla tua prigione al luogo della tua crudele uccisione senza colpa. Accanto a te ho visto tante zampe stanche, che sorreggevano corpi violati nella dignità, ma tu eri accasciata e il tuo sguardo ha incrociato il mio. L'orrendo caldo che avvertivo è diventato gelo. 


dalla pag FB di Rossana - fonte



I tuoi occhi non avevano la forza di raccontare null'altro che la resa ad una esistenza squallida. Tu sei una di quelle poveri madri violentate fino allo sfinimento. Non riuscivi a stare in piedi e il tuo dolore mi ha invaso l'anima. Ho iniziato a piangere con disperazione "Chissà quanto stai soffrendo, oltre ogni immaginazione". Ho guidato per mezz'ora con il tuo sguardo dentro di me senza mai smettere di piangere finché ho "dovuto" farlo. Non è il racconto del "mio" pianto. È il racconto del "tuo" dolore che mi hai consegnato in quello sguardo di resa. Quel dolore che mi rende impotente, che rende insignificante il mio malessere fisico, quel dolore che continua a farmi piangere. Tu sei una madre violentata e sfinita. E forse ora sei già solo un corpo smontato. 





Non è il racconto del "mio" pianto. È il racconto del "tuo" dolore che mi hai consegnato. Se solo per qualche minuto ciascuno degli umani che ha abusato e abuserà della tua vita vedesse il dolore del tuo sguardo...  Io non voglio "convertire" nessuno, perché il rispetto della vita non è una religione. Voglio richiamarvi alle vostre RESPONSABILITÀ, perché quella vita martoriata è una vostra responsabilità e continuare ad ignorarla vi rende doppiamente responsabili. 
Ti prego, perdonami. Non ti ho salvata. Sei il macigno della mia anima tormentata dal rimorso. Addio, dolcissima creatura stanca. Tu porti via una parte di me, ed io porterò per sempre con me il tuo sguardo.



Questo testo fa parte della proposta QUISCRIVETEVOI

Scena dalla "Esplosione Cambriana". circa 530 milioni di anni fa


 antico fondo marino: lo scisto Maotianshan  Yunnan orientale (contee, Jinning e Anning), Cina.


I fossili del Maotianshan, collettivamente chiamati Biota Chengjiang, danno un inestimabile scorcio all'esplosione cambriana, le apparizioni relativamente improvvise di una sconcertante varietà di corpi animali che annunciano l'arrivo del Fanerozoico. 
Rappresenta una delle poche località cambriano del mondo, insieme al Burgess Scisto del Canada e Sirius Passet della Groenlandia, per una vasta conservazione dei tessuti molli.
Include oltre 100 specie conosciute, compresi animali vicini agli antenati della linea dei vertebrati.


(varie fonti internettiane)

domenica 9 luglio 2017

Triora a naso - estate 2016 (l'Uomo che Cammina)


In agosto, a Triora, ritornano le streghe...

... appuntamento in piazza

... dove c'è la chiesa

... dove le pietre raccontano

... e dove i cani giocano e annusano

... da qui, verso le mura, oltre le mura, la foresta

sotto i portici in piazza, una piccola strega rossa

...una sveglia strega bruna

... un bellissimo stregone biancorosso

... vicoli ovunque

... toc toc...

... ospitalità per chi arriva fin qui

... case nella roccia?

... esplorando ancora

... un vicolo da cui soffia aria freschissima (l'Uomo che Cammina)

... passeggio con sosta

... passeggio con naso

... noi ci fermiamo qui, a goder il fresco soffio che monta dal vicolo

Okja corre



Okja è una 'super pig', lo stato dell'arte di una pluriennale sperimentazione che ha l'obiettivo di creare un superanimale, tutto commestibile "tranne il grugnito": purtroppo per i suoi inventori, Okja non è ancora una 'Carnebestia': infatti, ha ancora occhi, una voce, delle orecchie, si muove su quattro zampe e ha un cervello, capace di provare pensieri, avere intuizioni, elaborare sentimenti, avere ricordi e affetti, speranze e nostalgie, e un qualcosa che scoprirete alla fine e che di sicuro vi farà tremare il cuore.

Niente spoiler. Solo un dettaglio: poiché Okja è, con tutta evidenza, un animale capace di intelligenza ed emozioni, alla multinazionale tocca un enorme lavoro di copertura, la creazione di una storia, di una mitologia, da raccontare al mondo, per nascondere la verità sul destino reale e ultimo di Okja e dei suoi fratelli e sorelle.
La realtà, per Okja e tutti i suoi simili, da ora in avanti, sarà fatta da queste cose: la prigionia, lo stupro, altri esperimenti, manipolazioni fisiche e genetiche, infine la catena di smontaggio del mattatoio, la dissezione e la morte, per essere venduti - irriconoscibili, a migliaia - nel banchi macelleria di un mondo che - a quanto pare - senza la miracolosa carne di questo maiale, non avrebbe più di che sfamarsi - sempre secondo la 'favola' che la multinazionale ha elaborato per raccontarla al mondo intero, un mondo che vale solo in quanto  e fintanto che è popolato da centinaia di migliaia di clienti, compratori felici di carne felice. 

Solo che accanto a Okja, c'è Mija, la bambina che l'ha cresciuta e l'ha accudita per anni, nella natura dei boschi delle montagne coreane. Mija sa guardare lontano e sa dissipare le nebbie scintillanti delle bugie, perché ascolta i sussurri di amore che Okja le narra all'orecchio, e perché non dimentica mai che Okja è - prima di qualsiasi altra cosa - sua amica, sua sorella acquisita: che la ama, che si fida di lei.

Pronti? Via! Da qui si parte, una corsa sfrenata che ci farà discendere fino al fondo ultimo dell'inferno zootecnico che gli umani hanno inventato e stabilito per tutti gli altri animali - e se non bastano, ne crea apposta dei nuovi.

La Mirando Corp. deve avere due facce: quella 'simpatica' di Lucy...


... e quella 'reale' di Nancy

La stessa velocità che Bong Joon-ho aveva usato in Snowpiercer. Là, una corsa reale, letteralmente sfrenata, tutta orizzontale e sempre obbligata. Qui, una corsa temporale e spaziale, che si muove in più direzioni, e tuttavia, come hai detto, è una discesa: dalla montagna alla pianura, dal bosco alla città, dalla libertà all'inferno.

Sono in molti a correre, insieme a Okja e Mija: alcuni (gli animalisti ALF) corrono insieme a loro, per aiutarli, altri (i troppi sul libro paga della multinazionale) corrono contro di loro, per fermarli.
Tu non conosci il cinema coreano in modo approfondito: però si può pensare che tutte le scelte stilistiche qui presenti ne siano una specie di firma. 
Molte volte, infatti,  si vedono situazioni, sviluppi e scene che in un film occidentale non ci sarebbero, perchè avverrebbero giusto a partire da un secondo dopo quello che si considera la giusta misura narrativa. La paura di esagerare e di spararla grossa, Bong Joo-ho, non ce l'ha. E poiché non ce l'ha, tutto quello che ci racconta e che escogita, rimane in equilibrio, a volte è persino poetico, a volte ci fa persino sorridere - la scena degli ombrelli vi rimarrà impressa; ed è tutto un controtempo, tutto una dissonanza, tutto una leggerezza - intrisa però di rimandi narrativi, archetipici, epici, a volte notevoli (ci hai visto a un certo punto persino Orfeo ed Euridice rivisitati). Chi ama il cinema, chi lo guarda e ne trae piacere, potrà fare una lista lunga così di rimandi, presenti a ogni possibile livello di lettura. Tutte cose, secondo te, che danno pregio a questo film. C'è una mescolanza caotica di linguaggi - visivi, musicali, di montaggio - fino all'estremo dello slapstick e dei manga.
Se poi aggiungi un cast sorprendente e partecipe (vi verrà di sicuro voglia di scoprire 'chi è chi'), ecco che non manca nulla. Anche se, in certi casi, mostrare non equivale sempre a raccontare.

Concludendo: Tutti quelli che corrono la corsa perdifiato di Okja e di Mija, alla fine troveranno uno stop brusco, alla loro corsa. 

anche lui, a causa di una piccola fotografia

Ci sono due finali, intrecciati tra loro - anzi tre. Il primo - come hai già detto - sarà per la vostra commozione; il secondo sarà per la vostra serenità - e anche la speranza di un futuro diverso, del quale state vedendo la crescita; il terzo per la ripresa della battaglia - anche se un po' per ridere.





martedì 4 luglio 2017

Cani(le 3.0) on the Road

non manca nulla e nessuno, nemmeno Luca... (la foto è di Alessandra Pisicchio)


Ma che ci azzecca una foto così, in un post come questo.
Ci azzecca, perché ci sono orme, c'è un "1+1=infinito", c'è un cammino.
Cani e passi - fotografati - sono la vita di Luca Spennacchio
E canili. Ma canili diversi. Canili che non sono canili: canili che puntano a non dover più esistere - un giorno.
E che intanto, gestiscono questo sfaccettato 'qualcosa' che è il rapporto tra umani e cani (che è iniziato decine di migliaia di anni fa e che gli umani di recente hanno compromesso, rovinato, svilito, schiacciandolo sotto l'onnipresente logica del controllo e del dominio).
I canili di Luca -  e di tanti altri suoi colleghi, sodali e collaboratori, che condividono in primis la filosofia zooantropologica - sono canili dove il rapporto tra cani e umani si prova a ricostruirlo, con i materiali che sono rimasti - di solito dopo il saccheggio emotivo e fisico che qualche umano ha perpetrato su uno o più cani, in modi che spaziano dall'irresponsabile, all'idiota, al superficiale, fino al crudele.
Di solito, nei canili di Luca, questo rapporto ritrova effettivamente una sua ricostruzione: c'è una ripartenza. A tutto vantaggio del cane. E se qualche umano nuovo che passerà da quelle parti avrà la lungimiranza, l'umiltà e la fortuna di cogliere questa seconda occasione di poter vivere e fare esperienza con un cane vero e vivo, ecco che si potrà ancora parlare e pensare di speranza.

Da qui parte il nuovo progetto di Luca, e qui, lasci la parola a lui:

"Il progetto di CANILE 3.0 ON THE ROAD consiste sostanzialmente in un viaggio nei canili italiani alla scoperta dello stato dell'arte di questo particolare mondo. Dopo l'uscita e il successo del mio libro CANILE 3.0 Cani, persone e società (2016) ho deciso che per far conoscere la realtà dei canili a più persone possibili, soprattutto a quelle che non hanno alcuna idea di che mondo particolare sia quello, e a coloro che non se la sentono di andarci fisicamente (per ora), sarei dovuto tornarci io, armato di una telecamera e un microfono. Quello che intendo fare è mostrare i canili italiani da dentro, intervistare le persone che ci lavorano, conoscere i cani e la realtà che li circonda. Andrò la dove sarò invitato e mi sarà possibile. Sarà un lungo viaggio che cercherò di fare al meglio delle mie possibilità per raccontare ciò che mi sta a cuore e sollevare interesse su questo tema."


C'è un canale Youtube dedicato  questo progetto.