sabato 24 giugno 2017

La principessa dei mostri



"Che cos'è un nome? Ciò che chiamiamo rosa, anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo". 
Ecco, forse William Shakespeare ci avrebbe pensato due volte prima di mettere in bocca  a Giuletta questa romantico-filsofica frase, se avesse conosciuti i mostri di Progetto Quasi, a cominciare da Cessicah (che ritrovate qui, se volete). 
Perché i mostri di Progetto Quasi, come ormai moltissimi sanno, sono cani: ma non quelli carini-bianchi-piccini-pucciosi. 
No: quelli vecchi, malati, moribondi, morituri o appena morti, mezzesalme ancora tiepide, cani orridi e orribili, a cui mancano uno o più pezzi e che per compensare portano in dote varie e svariate patologie, acute e/o croniche, invalidanti sia a livello fisico che mentale (ma cani - va detto - che una volta, tanti anni fa, forse erano anche davvero cani belli; e che solo la maligna ignavia disinteressata o la crudeltà menefreghista di qualche sciagurato umano, hanno saputo portare sull'orlo dell'annullamento).
E che, con altri nomi, forse sarebbero solo stati patetici derelitti destinati a marcire, per quindici anni, senza mai uscire - mai - destinati a morire da soli in un box di canile, dopo che davanti a loro sono passate decine di persone che "oh! poverino, però, ecco non me la sento, non c'e ne è qualcuno più bellino, più giovane, più sano?".
Coi nomi trovati dalle volontarie di PQ, spesso a votazione popolare, invece, di questi veterani di canile, "sfasciati, brutti, disabili, vecchi" tutto il loro puzzoso mostrame, può sfoggiarsi come uno status symbol da accaparrarsi (true story).
E hanno la chance di attraversare l'ultima fase della loro vita curati, amati, considerati, di nuovo dignitosi, con un cuscino, e morire non da soli.
Perché Progetto Quasi è una associazione di volontariato, d'accordo, ma una associazione 'speciale'. Fabiana Rosa e le sue amiche volontarie, hanno il motto "nessuno deve morire solo" - e state tranquilli che se Fabiana scherza e la butta in caciara, sa sempre quel che va fatto e prima o poi ve la fa arrivare la frase che vi trasalisce il cuore e vi svela la verità dell'empatia.

E prima o poi, un film su questa cosa meravigliosa, si doveva fare. 

Ci hanno pensato le ragazze di Cloudy Movies, che hai raggiunto sui social; hai potuto chiacchierare con Chiara Moretti, regista, uno scambio di battute, anche accavallate, per parlare del documentario - lo definiresti un QUASIMENTARIO, la definizione è tutta e solo tua e te ne assumi ogni responsabilità - e poi di cinema, di sogni e di progetti futuri.

Intanto qualche indispensabile istruzione tecnica, per supportare il progetto.

Il documentario è in progress, si è registrato su una piattaforma di crowfunding per autofinanziarsi. E se siete fan di Progetto Quasi, o anche solo se siete convinti del valore delle azioni che ridanno dignità a vite spezzate, sprecate, fate una capatina, sbirciate il trailer, leggete le note, sfogliate i pacchetti per i donatori (si parte da 10 euro del 'Pacchetto Granchio' si può arrivare fino a 1000 e oltre del 'Pacchetto Quasi').
Kickstarter funziona con la logica "all or nothing at all": solo se la cifra stabilita viene raggiunta, avviene la donazione.  Il termine ultimo è il 3 agosto. Un giovedì. Il traguardo è di 7500 euro (ma poi, se si supera e si aumenta, tutto diventa più facile per realizzare un bel film ancora più bello - e tranquillo, con le spese tutte coperte).

Per scoprire e per partecipare, cliccate qui.
E adesso: la chiacchierata - più o meno.

Ciao,  ho scoperto dalle pagine di Fabiana Rosa e di PQ che è stato varato questo progetto: il documentario su PQ. Insomma, un QUASIMENTARIO.
La notizia mi piace e mi interssa: da un certo tempo sto attento a quello che fanno le fantastiche donne di PQ, dai tempi di Cessicah, che mi colpì moltissimo.

Mi colpisce molto il modo di Fabiana di scherzare e di non essere romantica, come lei dice, ma di arrivare dritta al cuore, al nocciolo della cosa: la dignità della vita, nessuno deve morire solo, e merita più attenzione chi ne riceve di meno - perché l'uomo è, di base, egoista.
Come siete entrate in contatto con PQ? Come le avete conosciute?
 
C
Ciao,  siamo entrate in contatto con PQ nel più banale dei modi: da tempo seguivo la pagina e mi aveva portato ad un'analisi molto profonda del mio modo di vedere il rapporto con i cani e le adozioni: ho sempre avuto animali di ogni genere, da quando ero bambina puntualmente tornavo a casa con uccellini con le ali rotte, rane, pipistrelli, serpenti. Ho sempre avuto una certa necessità di aggiustare quello che era rotto, e ho sempre tenuto a casa cani, trovati o adottati, ma avevo un concetto dell'adozione molto comune: cuccioli da crescere, formare, che vivessero il più possibile accanto a me. Con Progetto Quasi mi si è aperto un mondo. Ho capito, approcciandomi alla pagina, che c'era un modo diverso, più "giusto" di scegliere di portare un animale nella propria vita. Che dietro l'apparente generositá del gesto di adottare un cane anziano, malato, deforme, si nasconde la possibilità di un enorme arricchimento personale. Siccome il mio, il nostro lavoro è quello di raccontare storie, ho pensato "che c'è di meglio di raccontare questa storia?" .

Ho parlato con le mie socie e ho contattato Fabiana. Quando ci siamo incontrate per la prima volta mi ha detto una cosa che mi ha molto colpita.

Le ho detto "sembra che tu sia nata per salvare cose, persone, animali" e lei mi ha risposto "io non salvo nessuno, salvo me stessa".

Insomma, quando scegli di girare un documentario o un film, e parlo da regista, è per l'urgenza di raccontare una storia. Perché hai bisogno che le persone la conoscano, hai bisogno, in un certo senso, di liberarla. Ed è quello che stiamo cercando di fare.

G
Sul bisogno di raccontare, di esternare, ti capisco e ti seguo in tutto e per tutto. Potrei dire che succede anche a me con la scrittura, ma di sicuro, raccontare per immagini - e per immagini in movimento - coinvolge dimensioni sensoriali e ritmi di narrazione particolari e molto avvolgenti. Cosa ne pensi? In merito al documentario, cosa si potrebbe dire in questo senso?

C
Sicuramente quando si racconta per immagini in movimento, il ritmo è una delle cose più importanti. A volte, sbagliando il ritmo, si sbaglia un film intero.
Quello che vedo con il documentario è che la sua natura si evolve costantemente.
Specie in questa storia, ogni volontaria e ogni cane danno un sapore diverso e un mood diverso; la parte difficile sarà fare in modo di dare spazio e tempo a ognuno, rispettando la natura di ognuna delle storie.
Intervistare persone che non sono abituate a raccontarsi regala già al documentario dei tempi atipici. 
Essenzialmente si, Progetto Quasi è un coro, c'è sicuramente un direttore del coro, ma sono molte voci e il documentario questa cosa la racconterà.

Mi vuoi raccontare che cosa è Cloudy Movies (tra l'altro, mi piace molto questo rimando alle nuvole)?

C
Per quel che riguarda Cloudy Movies, noi abbiamo sempre vissuto di cinema. Siamo in cinque, tutte donne. io, che sono Chiara Moretti, alla regia, poi Chiara Marchetti, mia migliore amica dai tempi del liceo, come direttore di produzione, mia sorella Daria al montaggio, Federica Batisti, che ha frequentato con Daria l'Accademia delle Belle Arti che ora è effettista e truccatrice,  Nicoletta Bettarelli, altra amica del cuore del liceo, in amministrazione.
Facciamo cinema nella vita, divoriamo film e serie tv da sempre (io e chiara abbiamo anche un blog di recensioni "emotive" - Spoilers&Popcorn,  la trovi qui su fb.

G
La frase di Fabiana - Nessuno deve morire solo - è  quasi un manifesto. Cinque ragazze - cinque donne - incontrano un altro gruppo tutto femminile: dice Fabiana, un gineceo.
Come vi siete trovate?

C
Mah sai, è avvenuto tutto in modo estremamente naturale.
Una sera siamo state a cena io, Fabiana, Alessandra e Chiara e è stato come se ci conoscessimo da sempre.  Abbiamo capito che lavorare insieme sarebbe stato non solo possibile, ma addirittura  naturale. E per me entrare nelle case delle volontarie è stato come essere Alice nel Paese delle Meraviglie.
Perché davvero il loro mondo è incredibilmente vitale, trabocca emotività, hanno tutte storie incredibili alle spalle. Sembra uno dei film più belli di Almodovar, perché è un mondo colorato, vitale, gioioso anche nel dramma, ironico anche di fronte alla morte, ma nello stesso tempo molto rispettoso. Loro non fingono che la morte non esista, hanno trovato un modo onesto e secondo me molto sano di conviverci.

G
Il rispetto per la morte è ciò che mi aveva colpito fin dall'inizio. Oggi la morte la si nega, invece loro la abbracciano e la coinvolgono nella vita.

C
È proprio così. E questa cosa mi ha rapita completamente. Ho sentito la necessità di farne parte in qualche modo. Noi poi siamo cinque donne. Abbiamo Creato una società di produzione perché crediamo fermamente che in Italia ci sia un ingiustificato limite rispetto ai generi proposti.

Quarant'anni fa eravamo i re dell'horror, tutti imparavano da noi, ora non si riesce a trovare produzioni e distribuzioni per prodotti horror locali. Se scrivi un film di fantascienza ambientato a Roma, la gente ti ride in faccia, perché "non è credibile". Come se la fantascienza debba essere credibile, o se la credibilità la facesse il luogo geografico in cui gli alieni decidono di atterrare. E abbiamo scelto di fare da sole quello che gli altri non ci permettono di fare. Certo, non è facile. Il cinema, soprattutto in Italia, è ancora un sistema prettamente maschile. Al momento stiamo girando questo documentario, e una web series comica ispirata a True Detective. Abbiamo in corso la scrittura di una trilogia di corti di fantascienza ambientata a Roma, Poi abbiamo i soggetti di tre lungometraggi molto diversi tra loro. Al momento però abbiamo mollato un po' tutto per concentrarci su La Principessa del mostri. Una volta una fan di Progetto Quasi ha chiamato così Fabiana. E a me è piaciuto tantissimo.

G
Ultima domanda, un po' scherzosa. Scegli gli attori per un remake kolossal del documentario. Se ti va di immaginare chi nella parte di Quasi, chi in quella di Nano, Viny, Granchio, ecc. Ok, è stata una chiacchierata molto interessante e piacevole, si sente tanta energia.

C
ahahah sarebbe molto difficile, sicuramente tantissimi attori sgomiterebbero perché sarebbe il classico ruolo scomodo che ti porta la carriera a livello maturità.

 


E adesso, non vi rimane che linkarvi.









 
 

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