lunedì 18 dicembre 2017

NOmattatoio Torino 12

a Torino: via Traves 7 - dalle 6 alle 10 del mattino di mercoledì 20 dicembre


"Poche notti fa ho fatto un sogno. Ho sognato che mentre camminavo per strada, all'interno di un centro abitato di un piccolo paese, a un certo punto incrociavo un tir carico di agnellini. Ho sognato che si fermava e io mi avvicinavo. Gli agnellini erano tanti, tantissimi, mi guardavano e io guardavo loro. Ho sognato che a un certo punto incominciavano ad avvicinarsi altre persone. Due, tre, quattro, dieci, venti, cento. A un certo punto eravamo tante, tantissime, una massa sterminata di persone. Ho sognato che eravamo così tanti che alla fine aprire quel maledetto camion e liberare tutti gli agnellini è stato come bere un bicchier d'acqua."
Rita Ciatti - da "E buon Natale" - post del blog Il Dolce Domani


Postilla:

se al presidio 12 gli attivisti torinesi interessati all'evento verranno tutti, il piazzale verrà davvero riempito e sarà un grandioso colpo d'occhio.
Leggete bene come si fa a partecipare: si viene come singole persone, corpi di donne e uomini, per sottrarre alla invisibiità altri corpi di individui - che affrontano da soli e nudi, le situazioni di ferocia zootecnica che nessuno di noi vorrebbe mai nemmeno immaginare se stesso.

giovedì 14 dicembre 2017

Nessun Jedi è un'isola: punto di vista animale

l'isola di Luke Skywalker, pianeta Ahch to



Nella notte di Santa Lucia, sei andato a vedere Star Wars VIII - The Last Jedi (Gli ultimi - o l'ultimo? - Jedi). Tante cose ha voluto raccontare - forse troppe, tutte insieme - e ci sono snodi e comportamenti che ti han lasciato perplesso, ci sono lungaggini e frettolosità e forse perfino salti  e vuoti di sceneggiatura. 
Ma ci sono - e secondo te sono comunque la maggioranza - momenti esaltanti, entusiasmanti, direzioni che oltrepassano davvero tutto quello che avevamo finora già visto nella galassia lontana lontana. Succede - per te - quando la Forza prende spazio e tempo (mai era stata vista, raccontata e cantata così intensamente come in questo film). Succede, quando - anche grazie a Chewbacca, spesso eroe incompreso, ancorché tra i più generosi, nobili e valorosi - questa volta si intravede un punto di vista animale.


martedì 12 dicembre 2017

Roadkill - Nutrie vs tutti

maddai, guarda cosa fa questa nutria!
... o tutti vs le Nutrie.



C'è questo video raccapricciante, che dà ragione di molte domande circa la ubiqua e compulsiva, incessante aggressione che gli umani compiono verso tutti gli altri animali - con forme di crudeltà, di ossessione sempre ricaricate e rinforzate. Non (ci) basta far del male, aggredire, ferire, colpire, uccidere: mentre lo facciamo, ci inventiamo e ci raccontiamo delle storie, che parlano  di superiorità, di necessità, di pericolo, persino di dovere (nostru) contro /verso / a danno degli altri animali.

venerdì 8 dicembre 2017

FONDAZIONE BENJAMIN MEHNERT - Canile 3.0 Ep.#05: la possibilità di poter cambiare il futuro

¡el galgo!


L'inizio, in terra di Spagna: di notte, illuminazione artificiale, pioggia e una infinità di voci canine. Non sembra molto incoraggiante, invece il pathos si scioglierà alla luce del sole, con la scoperta di una realtà di recupero cani dal respiro realmente internazionale; il cambio di passo, l'aumentar della scala - rispetto alle risorse, agli spazi, al numero di cani coinvolti, al tipo di progettualità - è davanti ai nostri occhi.

domenica 3 dicembre 2017

Entriamo

guardate bene che cosa regge in mano Giulia, perché  non è solo un dettaglio...


Intanto, è dicembre. 
Che poi, è vero che Natale è tutto consumismo Vero è! Non è solo una frase retorica: con la inculcata frenesia dello spendere, i mall-centri commerciali se la sono ingoiato il significato di ricorrenza, insieme con gli alberi illuminati, le mangiatoie, le stalle, le stelle comete, i fuochi precristiani i chi-più-ne-ha-più-ne-metta, e tutto quanto vi venga in mente di festoso, festivo, ricorrente, sacro, sciamanico, astronomico, Yule, o il Solstizio.
Che poi, è vero che il 31 dicembre (conosciuto anche come San Silvestro) è una convenzione 'inventata', per vendere viaggi e cenoni e concerti. Vero è! Non è solo una frase al sapor di disincanto: con la smania forsennata dell'esserci, dell'evento, del vivere al centro dello show, gli stadi, i palchi in piazza, le piste da sci, hanno travolto ogni sensazione di passaggio, di bilancio, di giro di boa, di attesa, di veglia da fare insieme a qualcuno che è importante o che ci è vicino.

martedì 28 novembre 2017

Canile e Gattile Lilli e il Vagabondo - Canile 3.0 Ep.#04.2: "ma magari quello li, è il miocane..."

Lui è Eugenio, 1 anno, cerca casa dalla pagina FB Canile e Gattile Municipale Lilli e il Vagabondo di Parma


dalla pagina Facebook del Canile e Gattile Lilli e il Vagabondo di Parma


Ecco: subito un bel cane e un bel gatto neri, per introdurre la seconda parte del video che Luca Spennacchio ha girato al Canile e Gattile Municipale Lilli e il Vagabondo di Parma.
Il colore nero è uno dei tanti sciocchi miti da smontare, tra quelli che affliggono cani e gatti e che è nell'elenco dei motivi per cui canili e gattili esistono. Che fanno tutti capo - chi più, chi meno - alla profonda non conoscenza sia di chi sia un cane, sia di chi sia un gatto.

sabato 25 novembre 2017

Dalle ginocchia di nonno al coltello del fidanzato in 58 frasi


Le parole formano i pensieri. Ai pensieri seguono le azioni. Le azioni diventano comportamenti. I comportamenti si fanno abitudini. Le abitudini creano il destino. O no?

Non si può vivere sempre col cuore in gola.

"Com'eri vestita?"


venerdì 24 novembre 2017

Viaggio al termine della notte, a Torino NOmattatoio per l'undicesima volta

« Ve lo dico io, gentucola, coglioni della vita, bastonati, derubati, sudati da sempre, vi avverto, quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia... È il segnale... È infallibile. È con l'amore che comincia. »

Non hai mai letto il libro di Louis-Ferdinand Céline, che dà il titolo a questo post e la didascalia alla prima foto. Ti ha sempre suggestionato il titolo: ha qualcosa di arcano, di drammatico, di inevitabile, che sembra speranza ma forse non lo è: il termine della notte dovrebbe essere la luce. Ma se fosse un termine definitivo, invece?
Ma se la luce del giorno fosse quella dell'ultimo giorno della nostra vita? E se fosse invece una luce artificiale? Di un lager? di una prigione? di un laboratorio? 
Di un mattatoio?


giovedì 23 novembre 2017

Il cuore in una zampa




"Tesoro, ti amo". Sei quasi sicuro che questa sia una delle cinque frasi più belle che si possano ascoltare, o persino pronunciare - in assoluto.

lunedì 20 novembre 2017

NOmattatoio Torino 11

mercoledì 22 novembre 2017 - ore 6-9 - Via Traves 7, a Torino


"Se è lecita la violenza sugli animali solo perché altro da noi, se la diversità è sufficiente ad autorizzarci a ogni infamia, aspettiamoci, allora, di sentirci autorizzati a commetterne su ogni diversità" [pag.47 evidenziatura mia]

Annamaria Manzoni, "Noi abbiamo un sogno"
2006 Bompiani 

sabato 18 novembre 2017

Boschi Vivi senza confini




dal sito Boschi Vivi




Stai iniziando a capire che cosa sia un 'bosco interiore' - prendendo a prestito l'espressione pensata da Leonardo Caffo; e magari, andando a memoria, ti avvicini pure al senso; ma su quel libro eventualmente vedremo, per giocare prossimamente a 'acqua-fuochino-fuoco'.
Il bosco è il punto focale. Che va interiorizzato, trovato dentro se stessi. Infatti, è  qualcosa che ha a che fare - in qualche modo - con il costruirsi una specie di individuale, personale, unica, irripetibile gioia dello 'stare al mondo': è una gioia che non è insensato cercare e curare anche nei dove e nei quando che meno ci piacciono. Si spreca tempo a desiderare di essere altrove quando invece si deve essere qui e ora. Ma non è motivo questo per rinunciare a vivere la propria gioia piena, invece che rimandarla colpevolmente a un altrodomani a cui vorresti tendere. Rischi una tensione all'infinito, una asintote senza pace. Invece, se sei capace di volerti costruire la tua gioia anche dove e quando non ti piace, allora fai la cosa giusta: la tua gioia diventa già lì per te, e non smetterà di esserci quando ti sposterai; anzi: la tua gioia ti seguirà ovunque andrai, perché la tua gioia - così come la tua tristezza - sei tu. Sei tu: è non il luogo dove e quando in questo momento stai vivendo. (che poi tu, tendenzialmente preferisca portati dietro il trolley della malinconia-tristezza, invece dello zaino della felicitù-gioia, è un qualcosa di te su cui non devi smettere di lavorarci, magari mentre stai sdraiato tra le foglie a prendere  il sole novembrino insieme alla tua bretonina 17enne).

martedì 14 novembre 2017

Dylan Dog e la corsa delle mucche macellate




Dylan entra nel vecchio mattatoio abbandonato, e...




Dylan Dog in 30 anni di vita editoriale, ne ha passate tante. Anche le sue storie sono cambiate - il modo in cui vengono raccontate.  Alcune caratteristiche sue sono rimaste costanti, specie di piccole bussole per i comportamenti. Dylan, per esempio, ha sempre avuto una speciale attenzione per gli animali - ne scrivevi qui. E questa attenzione può apparire sia in una storia ben focalizzata, che in una storia fuori fuoco - come questa, intitolata "I segni della fine".
Visto che è una storia che, dal punto di vista della questione animale nel fumetto, può considerarsi secondaria, fai punto e a capo, per raccontare in breve come e quando hai scoperto questa e altre storie - dopo che avevi smesso di comprare e leggere Dylan Dog da molti anni.

domenica 12 novembre 2017

Annebbiare...

 


la nebbia dietro
reticolati chiusi
dilatata

 
intorno ai prati
la nebbia intirizzita
fa ricomparsa


titille gocce
tra pieghe di vestiti
crepuscolari
( 12 novembre 2017


coda acquattata
due gatti diversi
davanti casa
 ( 12 novembre 2017




martedì 7 novembre 2017

Pedala!



Paolo Barbon non si risparmia, procede a testa bassa verso il suo obiettivo, con tenacia. Sembra un tipo tosto, il suo fisico è lungo lungo e Paolo ti appare a quasi a disagio quando sta dritto sulle gambe: due leve asciutte, che sembrano progettate e costruite per pedalare, invece che per star ferme così, su due piedi.





La bicicletta è la sua passione - anzi, forse qualcosa di più profondo e di diverso - e la bicicletta è diventata la sua finestra sugli animali non umani. Da ciclista 'in riposo' era vestito la prima volta che lo hai incontrato, a un presidio torinese di Nomattatoio - e forse proprio di ciclismo avete parlato, anche se avete scambiato poche parole.




Stai scoprendo un mondo di cui non sapevi proprio nulla! 
Gare, loghi e chilometri uniti per dire una cosa sola: basta con lo sfruttamento degli animali. Paolo infatti, con la mente e col cuore, è già tutto quanto in un altro posto: al termine della prossima gara ciclistica (di cui parlerai più a lungo fra qualche tempo: però c'è subito un link per scoprirla e proiettarsi con Paolo nel 2018).

Intanto, conosciamolo, Paolo: lui si racconta un po', a ruota libera (non vedevi l'ora di fare questo gioco di parole che non è mai venuto in mente a nessuno, in tutta la storia del ciclismo, pedalato e raccontato ;-) ).




"Come tutti i bambini ho imparato ad andare in bici da molto piccolo, e questo "gioco" non mi ha mai abbandonato.

In effetti ho sempre preso un po tutte le cose che ho fatto come un gioco, e vedevo che così facendo mi riuscivano meglio. Questo non vuole dire senza impegno e senza allenamento, ma in maniera non troppo ossessiva.
E così sono cresciuto e ho continuato ad andare in bici, alternando anche altri sport, primo fra tutti il calcio, nel ruolo di portiere.
La bici mi ha sempre dato però una sensazione di libertà. Non parlo delle gare, dove ci può essere, anzi c'è di sicuro in base al risultato, della soddisfazione, ma dove a mio parere non c'è di sicuro divertimento.
Io penso che chi dice che si è divertito a fare quella tal gara non dica la verità. In gara c'è fatica e concentrazione. Niente altro. Chi dice che la tal gara è passata in un bel posto e gli sono piaciuti i suoi paesaggi probabilmente non è andato li per correre ma per fare una scampagnata.


Ho partecipato a molte gare in mtb da ciclista agonista anche se non professionista, ma in nessuna - dico nessuna -  posso affermare, se voglio essere sincero, di essermi divertito. In tutte posso dire invece di avere faticato duramente, sia fisicamente sia soprattutto mentalmente, al massimo delle mie possibilità, conseguendo pochi risultati di rilievo atletico assoluto, ma molti a livello personale.






Sulla strada da Barcelona ad Amposta

Vedo la bici come un mezzo per appropriarmi della mia libertà: per affrancarmi dalla routine quotidiana e dalla prostituzione legale che considero il mondo del lavoro.
Arrivare alla tal destinazione, lontano da casa, dove solitamente ci si arriva solo in auto, in treno o con altri mezzi di traporto che non prevedono l'impegno fisico dell'uomo, rende quel giro una autentica avventura.  Si ritorna bambini, come quando le strade e le vie del quartiere vicino  (ma non troppo) al tuo, erano terre di confine, sconosciute, percorrerle ti faceva vivere un sogno, una avventura.
Arrivare in quel posto con la bici ti permette di vedere luoghi cose e persone che con la velocità e la distanza del mezzo "inumano" non vedresti mai.


 
Con gli anni la mia sensibilità nei confronti degli animali è sempre cresciuta, fino a che il tutto è sfociato nella mia "conversione" a un modo di vita vegano.
Ho sempre avuto (come penso chiunque) dentro di me l'empatia per gli animali non umani, e in linea di massima il senso di protezione nei confronti di chi è più debole.
Non mi piacciono molto le "etichette" e anche quella del vegano la trovo tutto sommato fuori luogo, in quanto non penso che sia necessario sottolineare di "non uccidere animali": dovrebbe essere la normalità, così come la normalità è il non uccidere gli esseri umani, il non violentare donne, bambini, il non rubare.



Ho pensato di coniugare le due sensazioni e di cercare di fare qualcosa per mezzo della mia bicicletta, in favore di quelle persone non umane, che amo definire i miei Fratelli Animali.
Già nel 2011 avevo ideato e preso parte in prima persona ad una pedalata da Torino a Roma contro il randagismo estivo.
Ho fatto poi tre tour ciclistici:



Il primo (e forse anche per questo indimenticabile) Bike for Pets 2012 è stato seguito dal  Basta Corrida Tour 2014, al quale ha fatto seguito il Basta Corrida Veg Tour 2016, con tantissimo seguito mediatico, manifestazioni di campo in ogni città raggiunta, e che è riuscito a donare, grazie ad una raccolta comune, più di 600 Kg di cibo per due protectora spagnole, e che è stato padre di una neonata associazione pro animali nella città di Amposta in Catalunya.
Nel 2013, 2014 e 2017 ho pedalato in solitaria da Torino ad Alès (Francia) per prendere parte alla grande manifestazione contro la corrida organizzata dal Crac Europe, che nella sua prima edizione ha avuto per due giorni consecutivi più di 5000 persone presenti a sfilare per le vie della città.




"da domani, cambio bici"

Tutte queste azioni hanno attirato l'attenzione sia delle persone che dei vari media, che hanno scritto articoli e scattato foto.
Tutto questo è stato reso possibile da due cose, che si fondono e si intrecciano in continuazione durante i miei viaggi:
Dai sentimenti che provo nei confronti degli animali, che mi hanno permesso di sopportare la fatica e le "privazioni" che viaggi del genere sottintendono. Se non avessi avuto una motivazione così forte, non avrei mai potuto percorrere tanti Km in totale autonomia
e sopportare una simile fatica;
Dal senso di avventura, che si alimenta a sua volta dei sentimenti nei confronti degli animali non umani.
"


sempre in giro! (qui, con Bruno Stivicevic)


domenica 5 novembre 2017

Vegan Meme - I'm Popeye the sailor man!



I'm Popeye the Sailor Man. 
I'm Popeye the Sailor Man. 
I'm strong to the finich, cause I eats me spinach. 
I'm Popeye the Sailor Man. [x2 Opening] 

I'm one tough Gazookus, which hates all Palookas. 
Wot ain't on the up and square. 
I biffs 'em and buffs 'em and always out roughs 'em and none of 'em gets nowhere. 

If anyone dares to risk my "Fisk", It's "Boff" an' it's "Wham" un'erstan'? 
So keep "Good Be-hav-or", That's your one life saver With Popeye the Sailor Man. 

He's Popeye the Sailor Man, 
He's Popeye the Sailor Man. 
He's strong to the finich, cause he eats his spinach. 
He's Popeye the Sailor Man






venerdì 3 novembre 2017

Laika, 60 anni fa

l'oblò è chiuso per sempre

Ancora a scrivere di Laika, dopo aver pensato a lei già una prima e poi una seconda volta.  Forse perché questo anno ricorre il sessantesimo anniversario della sua sventura. 
Non sono pochi, sessanta anni, per continuare a venire dimenticata. Nel ristretto orizzonte antropocentrato di un certo modo di raccontare i fatti storici, Laika continua a rimanere solo un mezzo, un oggetto o, al più: una cavia.  Invece, è stata il primo individuo terrestre a lasciare la superficie del pianeta natale anche se, forse, avrebbe preferito non farlo mai. 

Hai trovato riassunti tanti dettagli della sua dolorosa missione, questa volta ti sembra l'occasione giusta per ricordarli, mentre rimandi al link dove li hai letti. Particolari forse risaputi, ma che non è male ricordare alla memoria. 

Laika era docile e intelligente, superò tutti i test e perciò venne scelta per il lancio. Non era l'unica cagnetta coinvolta nell'esperimento, tuttavia.
Le piccole cagnoline sono state costrette a passare molte ore in una centrifuga. Inoltre, vennero 'abituate' a stare immobili a lungo in una capsula di soli 80 centimetri, che vennero via via ridotti. Un dettaglio che ti ha fatto girare la testa: si preferirono le femmine, poiché potevano fare pipì senza alzare la gamba...
E quasi certo, poi, che furono sottoposte ad alcuni interventi chirurgici invasivi, per essere preparate al lancio. 
 
Era previsto che Laika facesse un certo numero di orbite.  All'epoca, i sovietici non erano ancora in grado di far tornare in modo sicuro sulla Terra un mezzo spaziale: si sapeva già che Laika non sarebbe tornata. lei doveva solo dimostrare che è possibile vivere in assenza di gravità, oltre che diventare immagine di propaganda sovietica.  Laika doveva fare circa 8-10 giorni in orbita: morì dopo poche ore, poiché il veicolo non era sufficientemente schermato contro il calore dei raggi solari e si trasformò molto presto in un forno. Dopo 9 orbite e una manciata di ore, il cuore di Laika cedette, per il colpo di calore e la disidratazione estrema.

La versione ufficiale, mai smentita per decenni, fu che Laika venne eutanasizzata attraverso il cibo somministratole durante il volo, per impedire che soffrisse (una ipocrisia rivelatrice).
Invece, il suo corpo carbonizzato è stato recuperato il 14 aprile 1958, all'interno del satellite - sua bara - precipitato sulle Antille.

Laika è diventata - da allora - un'extraterrestre.

la biologa russa Adilya Kotovskaya, l'ultima persona che accarezzò Laika


Adilya Kotovskaya: "Le ho chiesto di perdonarci e ho pianto quando l'ho accarezzata per l'ultima volta"

martedì 31 ottobre 2017

bydło su zampe di gallina - post Baba Jaga (?)


"Carro con Bue", olio su tela - di Vincent Van Gogh


Halloween è la 'festa' che segna e segnala l'irruzione del 'magico' nel mondo reale.
Prendete questa affermazione così come è, in senso lato e nel significato più ampio possibile: perché ogni parola che la compone, potrebbe essere origine di discussioni - e di fatto, spesso lo è stato.

La festa
L'irruzione
Il magico
La realtà

Tuttavia, non è questo che ti preme, mentre scrivi questo post in attesa degli scherzetti degli oltrepassati.

Da tutt'altre ricerche e mentre ascoltavi Musorgskij - i suoi 'Quadri da un'esposizione' - hai fatto letteralmente un frontale con il quadro che potete ammirare qui sopra.
La tela è di Vincent Van Gogh, venne dipinta a Nuenen, piccola cittadina olandese, da un Van Gogh abbastanza diverso da quello che siamo abituati a conoscere - e infatti ci sembra irriconoscibile.
La tela stessa di per se stessa, ha una storia da raccontare, nella lunga vita degli oggetti, che spesso sopravanzano la durata biologica dei loro artefici.





Ritrae un bydło,  un enorme e pesantissimo carro di fattura polacca (bydło in polacco, in effetti, significa 'bestiame', parola-specchio di una realtà di sfruttamento tanto materiale quanto culturale di  ogni animale non umano e di moltissimi animali umani) - il carro stesso, per trasposizione di significato  - tu immagini - è uno strumento di sfruttamento, di oppressione fisica, di costrizione concreta, verso i buoi che lo trainano. O i bufali (il bufalo europeo ha dimorato a lungo nelle pianure centro-europee, per esempio dove oggi c'è la Polonia).

Pensare alla lettera di Rosa Luxemburg è stato tutt'uno: "Qualche tempo fa è arrivato un carro trainato da bufali anziché da cavalli. (...). Vengono dalla Romania, sono trofei di guerra... I soldati che conducono il carro raccontano quanto sia stato difficile farne bestie da soma, abituati com'erano alla libertà. Furono presi a bastonate in modo spaventoso (...) . Vengono sfruttati senza pietà, per trainare tutti i carichi possibili e assai presto si sfiancano. Qualche giorno fa arrivò dunque un carro pieno di sacchi, accatastati a una tale altezza che i bufali non riuscivano a varcare la soglia della porta carraia. Il soldato che li accompagnava, un tipo brutale, prese allora a batterli con il grosso manico della frusta (...). Gli animali infine si mossero, e superarono l'ostacolo, ma uno di loro sanguinava, guardava davanti a sé e aveva nel viso nero, negli occhi scuri e mansueti, un'espressione simile a quella di un bambino che abbia pianto a lungo (...) un bambino che è stato punito duramente e non sa per cosa né perché, non sa come sottrarsi al tormento e alla violenza bruta (...) Quanto erano lontani, quanto irraggiungibili e perduti i verdi pascoli, liberi e rigogliosi, della Romania! Quanto erano diversi, laggiù, lo splendore del sole, il soffio del vento, quanto era diverso il canto armonioso degli uccelli o il melodico richiamo dei pastori! E qui... questa città ignota e abominevole (...)".  (Bratislava).



Questo bufalo, questo bue, l'enorme carro che li tortura, come un marchingegno dall'altromondo, il mondo cupo degli umani, fanno parte dell'impasto sinfonico che rende i 'quadri da una esposizione' così streganti, cupi ma anche luminosi, terribili ma pure esaltanti.

La Soffitta delle Streghe












Se impasto è, se oltremondo oppure oltretomba è; se magia è; se stregheria è; allora, che il bydło si faccia crescere le zampe: le zampe di gallina, come la casa di Baba Jaga - due macchine ibride partorite dalla fantasia contadina - e smetta di tormentare bufali, buoi.



lunedì 30 ottobre 2017

NOmattatoio Puglia 1 - Ruvo di Puglia (BA)

Martedì 31 ottobre dalle ore 7:00 alle ore 9:00 - Via Alessandro Volta
Ruvo di Puglia



scrive Rossana Mianulli:
"Saremo davanti al mattatoio di Ruvo di Puglia.
La scelta di questo presidio, in provincia, è legata alla posizione del mattatoio, meno isolato dei soliti, vicino al quartiere dell'edilizia popolare e soprattutto nei pressi di un liceo scientifico.
Uno studente ci ha raccontato di aver più volte sentito le urla degli animali che si oppongono alla morte, i loro lamenti di dolore.
Lottiamo per una società che sia giusta per tutti gli esseri senzienti ed una società che istituzionalizza la morte non si può considerare tale. Finchè un solo animale sarà schiavizzato ed ucciso, non vi sarà giustizia vera.
Vi aspettiamo.
"




Martedì 31 ottobre dalle ore 7:00 alle ore 9:00 - 
Via Alessandro Volta
Ruvo di Puglia

domenica 29 ottobre 2017

La ballata del cacciatore mentre la Valsusa brucia

attaccato ai lampioni di Pinerolo


La Valsusa è in fiamme.  Una estate siccitosa  e ora gli incendi, stanno sfigurando interi versanti montani, stanno cancellando boschi, stanno sterminando migliaia di animali.
I soccorsi sono difficili. I volontari sono pochi. I mezzi sono insufficienti.
A quanto pare, solo una categoria di persone è presente, preparata, efficiente e dotata di mezzi: i cacciatori. Che si appostano a tendere imboscate agli animali terrorizzati e in fuga dalle fiamme.
Difficile immaginare un gesto che assomigli di più di questo a un tradimento, a un atto di guerra amorale e immorale, a una perversione. Su alcune pagine, cacciatori  - che per altro affermano di 'amare i loro cani' - dicono che questa notizia è falsa.
Però, le puoi mettere vicino la notizia che d'ora in avanti, quelli che vanno per boschi, dovrebbero andare per boschi vestiti con giubbotti catarinfrangenti, per evitare di farsi sparare. I cacciatori sparano alla prima foglia che si muove, sparano senza riflettere, e spesso gli esiti sono tragici per altri umani, come ciclisti, podisti, cercatori di funghi o semplici escursionisti e passeggiatori, ai quali il bosco e la campagna sono preclusi per più giorni alla settimana, cioè quando individui armati scorazzano senza freni e senza criterio un po' ovunque, liberi di sparare - anche pericolosi per se stessi.

Perciò, molto volentieri, per tirarla in secco e sottrarla al flusso che la nasconderebbe molto presto, peschi dal mare magnum del social facebukkiano questa immagine, che oscilla tra la bolla luterana e il tazebao rivoluzionario, incrocio tra i cartoni disegnati dei cantastorie e i compiti di bella scrittura fatti sui banchi di scuola: una ballata del cacciatore, che si ispira a questa notizia, circolata ovunque come un meme, la notizia sui cacciatori che sparano agli animali tra le fiamme.

Chissà, forse potresti decidere di proporre anche prossimi 'meme venatori'- in fondo, già questo lo è: e, per inciso, son già due mesi che il terrore balistico imperversa per boschi e campagne. 
Sulla caccia, hai già scritto. Quindi, non c'è ragione per smettere - a meno che non smetta anche la caccia... 

intanto, in Valsusa...

mercoledì 25 ottobre 2017

Foliage ottobrino




Quanti aspetti cromatici può avere un albero vivo - lo stesso albero - mentre vive il suo autunno! Lo si guarda con la luce, le sue differenti lunghezze...
In quanti modi può essere visto, e visitato, e vissuto, questo albero! 
Da passanti, visitatori, osservatori, abitatori - gli umani sono la minima parte. 

Questo lungo autunno, un mare di foglie nel quale ancora si stanno immergendo atmosfere e calori e colori dell'estate, come le acque di un delta che si impaluda nel mare e l'acqua è sia dolce che salata - questo lungo autunno ha questi mai visti foliaggi - non così avanti nelle settimane, non così addentro nella pianura pedemontana - che perdurano a lungo, entusiasmano giornate corte di luce sempre di più.




sabato 21 ottobre 2017

NOmattatoio torinese, due cani al presidio numero 10



NOmattatoio è ritornato a Torino.  Questa volta, al mattino presto, si parte col buio. Siamo in autunno avanzato. Ed è ancora quasi buio, davanti al macello, quando arrivano i primi due camion, in un furore produttivo da entrata in fabbrica; dopo di che, una lunga, squallida pausa fino a metà mattina, quando arriva un camion, strapieno di vitelli, ammassati uno addosso all'altro, e coperti dalla loro merda, sopra e sotto.



Provate a immaginare di venire svegliati nel cuore della notte, di essere spinti all'aperto, bastonati e pungolati: vi fanno salire su una pedana scivolosa e rumorosa, dentro uno spazio piccolissimo, chiuso, soffocante solo a vederlo. Se resistete, vi danno altre botte, bastonate, pungoli, strattoni. Salgono molti altri, oltre a voi. Poi, venite chiusi dentro e comincia a mancare l'aria, vi vengono i crampi alle zampe e ai piedi, avete male allo stomaco, avete fame, avete ancora più sete. Ma non finisce qui: sentite un gran fracasso: altri vostri compagni vengono spinti lungo una pedana ancor più ripida e alta della vostra, vi camminano, pesanti, sulla testa, al piano di sopra. Sono tantissimi anche loro.



Dopo un tempo infinito - e voi avete già dovuto per forza liberare l'intestino, la merda vostra e degli altri vi è finita sui piedi, sul corpo, fra poco vi finirà in testa quella dei vostri compagni al piano di sopra - tutto inizia a vibrare, c'è un nuovo rumore, un rombo, c'è puzza nuova di qualcosa che brucia. Poi, tutto si muove. Sarà un viaggio pieno di brividi, di scossoni, di perdite di equilibrio, vi farete male, scivolerete e vi ferirete. Alla fine, la vostra destinazione: il macello. State per scoprire che cosa vi aspetta, che cosa gli umani hanno progettato di farvi.



Ecco noi, pochi, pochissimi attivisti, li abbiamo colti nella parentesi unica di sosta, all'ingresso del camion dai cancelli del mattatoio, quando deve almeno un po' rallentare. L'unica volta in cui uno sguardo umano si posa su di loro con sollecitudine e li guarda negli occhi, per cogliere la loro spasmodica ansia di vivere, un desiderio, una voglia che non potranno mai avere esaudimento, né accoglienza.
Siete convinti che il camion acceleri, nello spiazzo davanti ai cancelli, infliggendo nuovi scossoni ai corpi stremati - che acceleri perché l'autista vi vede e non vi vuole, vorrebbe farvi sparire, vorrebbe investirvi, di sicuro vuole spaventarvi,  minacciarvi, di sicuro vi insulta e vi minaccia con le parole. Sono le parole intrise di violenza di chi percepisce di essere stato scoperto mentre compie un crimine, una ingiustizia, mentre agisce qualcosa di aberrante, mascherato da gesto normale, insignificante (guidare un veicolo, non guidiamo tutti, almeno una automobile?).



Pensi: se in due, in tre, (non numeri ipotetici, ma reali: ci siamo contati, quel mattino), provochiamo rabbia, diamo fastidio, suscitiamo apprensione, facciamo perdere la pazienza e portiamo a galla tutta la violenza che appesta i cervelli degli umani che agiscono dentro al mattatoio; se così pochi già siamo sufficienti a scatenare queste reazioni, se fossimo di più, se tutti quelli che dicono che sarebbero venuti, fossero venuti davvero; se quindi, fossimo stati in cinque, dieci, venti: quale scompiglio avremmo potuto causare? 

Torino, lo hai già scritto, è una piazza difficile: uno dei motivi è che il mattatoio dà su un viale periferico a scorrimento veloce, dove non ci sono semafori, né strisce pedonali. Un luogo di morte (il mattatoio), perfettamente inserito in un contesto di non vita, di inospitalità fatta di cemento, asfalto, rifiuti. Hai visto topi, tra le erbe incolte e dure; hai visto corvi e cornacchie. Sono animali che vivono di corsa, scansando finché riescono gli umani, che a loro hanno lasciato solo rifiuti, scarti, immondizia. Che sono pronti a infliggere la morte anche a loro; che mettono trappole, veleno.

grazie a loro, hai scoperto cose mai viste del mattatoio (che non si dica che non c'era nemmeno un cane!)


Torino, quindi, sembrerebbe necessitare di coraggio e partecipazione in misura maggiore - se non altro, maggiore di quella che si sta verificando. NOmattatoio è una campagna strutturata con criteri fatti per darle longevità e resilienza, per renderla di impatto: le uniche risorse per sopravvivere, nell'ambiente ostile del macello e delle aree che lo attorniano.

Davanti al macello, per dire "NOmattatoio" - anche in silenzio-  si va solo col proprio corpo, così come ci vanno - non per scelta, ma per obbligo di deportati - le vittime altranimali. Si va nudi e crudi - per così dire - a resistere - come provano a fare gli animali morituri, pur schiacciati dalla inimmaginabilmente enorme macchina zootecnica tuttatriturante. A resistere: a mostrare e mostrarsi mentre allo stesso tempo ci si sparisce, ci si trasforma in metafora e messaggero di chi ha un altro corpo ed è già morto mentre aggiungiamo la nostra voce, la nostra protesta, alla sua. 
Questa convinzione - di essere animali che mostrano solidarietà con altre vittime animali, che aggiungono il proprio 'non voglio morire!' al loro, che per ora è senza speranza - deve spingere chi partecipa a NOmattatoio. Non c'è spazio per le idiosincrasie. Non può esserci spazio: questa emergenza di morte, occupa già tutto lo spazio possibile. Ed è giusto che sia così, perché di altri spazi, nella società così come è strutturata, non ne ha. Al contrario: viene negata, distorta, caricaturizzata, deformata, derisa, nascosta, vituperata, strumentalizzata.



Ti ricordi che ne avevi parlato, all'inizio, con Rita Ciatti e Eloise Cotronei: 

"La campagna consiste in presidi mensili nei pressi o di fronte i mattatoi, da cui prende, per negazione, il nome.
Sin dall’inizio abbiamo stabilito modalità e regole di partecipazione ben precise al fine di rendere chiaro il contenuto e messaggio di queste iniziative; poiché Ognuno di noi sarà lì per dare un volto agli animali dimenticati e uccisi nell'invisibilità totale – saremo, in altre parole, corpi animali che lottano per difendere il diritto alla vita di altri animali - preferiamo che a testimoniare ci siano persone non sostenute da sigle di associazioni varie. Questo non vuol dire che non possano venire persone iscritte ad associazioni, ma semplicemente che non portino materiale (striscioni, cartelli, volantini, depliant informativi o altro) che possa far riferimento ad esse e che quindi per quel giorno si presentino come semplici attivisti e persone comuni.
Il messaggio che vorremmo mandare è che la questione animale non riguarda solo le associazioni cosiddette animaliste, ma la collettività tutta.
Allo stesso modo non vogliamo bandiere di partiti politici perché siamo contrari al sistema istituzionale che si tramanda il potere e siamo contro ogni genere di gerarchia, sfruttamento e discriminazione di individui senzienti."