sabato 21 ottobre 2017

NOmattatoio torinese, due cani al presidio numero 10



NOmattatoio è ritornato a Torino.  Questa volta, al mattino presto, si parte col buio. Siamo in autunno avanzato. Ed è ancora quasi buio, davanti al macello, quando arrivano i primi due camion, in un furore produttivo da entrata in fabbrica; dopo di che, una lunga, squallida pausa fino a metà mattina, quando arriva un camion, strapieno di vitelli, ammassati uno addosso all'altro, e coperti dalla loro merda, sopra e sotto.



Provate a immaginare di venire svegliati nel cuore della notte, di essere spinti all'aperto, bastonati e pungolati: vi fanno salire su una pedana scivolosa e rumorosa, dentro uno spazio piccolissimo, chiuso, soffocante solo a vederlo. Se resistete, vi danno altre botte, bastonate, pungoli, strattoni. Salgono molti altri, oltre a voi. Poi, venite chiusi dentro e comincia a mancare l'aria, vi vengono i crampi alle zampe e ai piedi, avete male allo stomaco, avete fame, avete ancora più sete. Ma non finisce qui: sentite un gran fracasso: altri vostri compagni vengono spinti lungo una pedana ancor più ripida e alta della vostra, vi camminano, pesanti, sulla testa, al piano di sopra. Sono tantissimi anche loro.



Dopo un tempo infinito - e voi avete già dovuto per forza liberare l'intestino, la merda vostra e degli altri vi è finita sui piedi, sul corpo, fra poco vi finirà in testa quella dei vostri compagni al piano di sopra - tutto inizia a vibrare, c'è un nuovo rumore, un rombo, c'è puzza nuova di qualcosa che brucia. Poi, tutto si muove. Sarà un viaggio pieno di brividi, di scossoni, di perdite di equilibrio, vi farete male, scivolerete e vi ferirete. Alla fine, la vostra destinazione: il macello. State per scoprire che cosa vi aspetta, che cosa gli umani hanno progettato di farvi.



Ecco noi, pochi, pochissimi attivisti, li abbiamo colti nella parentesi unica di sosta, all'ingresso del camion dai cancelli del mattatoio, quando deve almeno un po' rallentare. L'unica volta in cui uno sguardo umano si posa su di loro con sollecitudine e li guarda negli occhi, per cogliere la loro spasmodica ansia di vivere, un desiderio, una voglia che non potranno mai avere esaudimento, né accoglienza.
Siete convinti che il camion acceleri, nello spiazzo davanti ai cancelli, infliggendo nuovi scossoni ai corpi stremati - che acceleri perché l'autista vi vede e non vi vuole, vorrebbe farvi sparire, vorrebbe investirvi, di sicuro vuole spaventarvi,  minacciarvi, di sicuro vi insulta e vi minaccia con le parole. Sono le parole intrise di violenza di chi percepisce di essere stato scoperto mentre compie un crimine, una ingiustizia, mentre agisce qualcosa di aberrante, mascherato da gesto normale, insignificante (guidare un veicolo, non guidiamo tutti, almeno una automobile?).



Pensi: se in due, in tre, (non numeri ipotetici, ma reali: ci siamo contati, quel mattino), provochiamo rabbia, diamo fastidio, suscitiamo apprensione, facciamo perdere la pazienza e portiamo a galla tutta la violenza che appesta i cervelli degli umani che agiscono dentro al mattatoio; se così pochi già siamo sufficienti a scatenare queste reazioni, se fossimo di più, se tutti quelli che dicono che sarebbero venuti, fossero venuti davvero; se quindi, fossimo stati in cinque, dieci, venti: quale scompiglio avremmo potuto causare? 

Torino, lo hai già scritto, è una piazza difficile: uno dei motivi è che il mattatoio dà su un viale periferico a scorrimento veloce, dove non ci sono semafori, né strisce pedonali. Un luogo di morte (il mattatoio), perfettamente inserito in un contesto di non vita, di inospitalità fatta di cemento, asfalto, rifiuti. Hai visto topi, tra le erbe incolte e dure; hai visto corvi e cornacchie. Sono animali che vivono di corsa, scansando finché riescono gli umani, che a loro hanno lasciato solo rifiuti, scarti, immondizia. Che sono pronti a infliggere la morte anche a loro; che mettono trappole, veleno.

grazie a loro, hai scoperto cose mai viste del mattatoio (che non si dica che non c'era nemmeno un cane!)


Torino, quindi, sembrerebbe necessitare di coraggio e partecipazione in misura maggiore - se non altro, maggiore di quella che si sta verificando. NOmattatoio è una campagna strutturata con criteri fatti per darle longevità e resilienza, per renderla di impatto: le uniche risorse per sopravvivere, nell'ambiente ostile del macello e delle aree che lo attorniano.

Davanti al macello, per dire "NOmattatoio" - anche in silenzio-  si va solo col proprio corpo, così come ci vanno - non per scelta, ma per obbligo di deportati - le vittime altranimali. Si va nudi e crudi - per così dire - a resistere - come provano a fare gli animali morituri, pur schiacciati dalla inimmaginabilmente enorme macchina zootecnica tuttatriturante. A resistere: a mostrare e mostrarsi mentre allo stesso tempo ci si sparisce, ci si trasforma in metafora e messaggero di chi ha un altro corpo ed è già morto mentre aggiungiamo la nostra voce, la nostra protesta, alla sua. 
Questa convinzione - di essere animali che mostrano solidarietà con altre vittime animali, che aggiungono il proprio 'non voglio morire!' al loro, che per ora è senza speranza - deve spingere chi partecipa a NOmattatoio. Non c'è spazio per le idiosincrasie. Non può esserci spazio: questa emergenza di morte, occupa già tutto lo spazio possibile. Ed è giusto che sia così, perché di altri spazi, nella società così come è strutturata, non ne ha. Al contrario: viene negata, distorta, caricaturizzata, deformata, derisa, nascosta, vituperata, strumentalizzata.



Ti ricordi che ne avevi parlato, all'inizio, con Rita Ciatti e Eloise Cotronei: 

"La campagna consiste in presidi mensili nei pressi o di fronte i mattatoi, da cui prende, per negazione, il nome.
Sin dall’inizio abbiamo stabilito modalità e regole di partecipazione ben precise al fine di rendere chiaro il contenuto e messaggio di queste iniziative; poiché Ognuno di noi sarà lì per dare un volto agli animali dimenticati e uccisi nell'invisibilità totale – saremo, in altre parole, corpi animali che lottano per difendere il diritto alla vita di altri animali - preferiamo che a testimoniare ci siano persone non sostenute da sigle di associazioni varie. Questo non vuol dire che non possano venire persone iscritte ad associazioni, ma semplicemente che non portino materiale (striscioni, cartelli, volantini, depliant informativi o altro) che possa far riferimento ad esse e che quindi per quel giorno si presentino come semplici attivisti e persone comuni.
Il messaggio che vorremmo mandare è che la questione animale non riguarda solo le associazioni cosiddette animaliste, ma la collettività tutta.
Allo stesso modo non vogliamo bandiere di partiti politici perché siamo contrari al sistema istituzionale che si tramanda il potere e siamo contro ogni genere di gerarchia, sfruttamento e discriminazione di individui senzienti."


Cosa pensate che sia, la caccia?

Per dire Bastasparare, cercate dove andare a firmare


A Milano, il Comune vieta alla Lav di affiggere i suoi recenti manifesti contro la caccia.
Il motivo? Lo leggiamo in questa notizia: le immagini, sono state giudicate "fortemente evocative del tema della morte" e per questo messi al bando. Leggi: "A garanzia e tutela verso tutti quei cittadini particolarmente sensibili che scelgono di non prendere parte alla caccia".  E ti sembra di essere tornato indietro nel tempo, quando la legge vietava spettacoli crudeli, strazio e sevizie pubbliche, a tutela della sensibilità dei cittadini.

Gli animali non possono 'scegliere' di 'non prendere parte' (che giro di parole, come se si stesse parlando di una gita organizzata a Gardaland o al Museo Egizio, per dire), possono solo cercare di non evocare troppo la morte.

Il Comune di Milano censura i manifesti della Lav contro la ca
Ti chiedi: che cosa avrebbero dovuto evocare, immagini pensate contro la caccia? In base a quale ipocrita sensibilità, doppio standard, sfasamento del pensiero, dissonanza cognitiva, i milanesi di corsa per le strade della città - dove, per altro, non sono attenti ad alcuno stimolo, dei pur troppi stimoli con cui sono quotidianamente bombardati - rimarrebbero turbati da queste immagini, dai volti e dai corpi di questi cadaveri di morti innocenti?

Non sanno, i milanesi, cosa è la caccia?
Glielo elenchiamo qui:

La caccia è sopraffazione della vita libera e sensibile; 
la caccia è profitto, giro di denaro in moltissimi modi, tutti collegati (le armi e i vestiti dei cacciatori, gli allevatori dei cani, le licenze, i ristoranti, i ripopolamenti); 
la caccia è palestra di violenza non solo interspecifica, ma pure intraspecifica; 
la caccia è maschilismo; 
la caccia è il culto pericoloso del più forte (? sic); 
la caccia è invasione della casa altrui, nei boschi, nei prati, nelle macchie non ancora soffocate dalla tecnoagricoltura, nelle aree palustri, nei pressi di spiagge e scogliere, infine anche vicino alle case di altri umani; 
la caccia è la pratica dei 'prelievi' (parola mistificatoria e bugiarda per giustificare lo scorazzare incontrollato di individui armati e pericolosi);
la caccia è paura;
la caccia è dolore;
la caccia è violenza;
la caccia è morte cruenta.





Tu preferisci:




lunedì 16 ottobre 2017

NOmattatoio Torino 10

mercoledì 18  ottobre, inVia Traves,  7. a Torino  - dalle  ore 7




"Continua dunque la sua strada, dietro alle giovenche che si strusciano l'una contro l'altra, e si ripete che sono bestie simpatiche. Tranquille, senza malizia, talvolta infantilmente allegre, sembrano grasse cinquantenni che fingano di avere quattordici anni. Non c'è nulla di più commovente delle mucche che giocano. Tereza le guarda con tenerezza e si ripete (quest'idea le ritorna irresistibilmente in mente già da due anni) che l'umanità sfrutta le mucche come il verme solitario sfrutta l'uomo: si è attaccata alle loro mammelle come una sanguisuga. L'uomo è un parassita della mucca: questa è probabilmente la definizione che un non-uomo darebbe dell'uomo nella sua zoologia."
("L'insostenibile leggerezza dell'essere", Milan Kundera)


lunedì 9 ottobre 2017

Milano Zoofila - Canile 3.0 Ep#02: a passeggio per la città (coi piedi per terra)

si può rifare un patto tra cane e umano?


Niente cincischiamenti, siamo milanesi. Al centro della associazione Milano Zoofila ci sono loro: i cani, per i quali si pensano tutte le soluzioni, i seminari, le attività di cultura cinofila, i giochi, le passeggiate. L'elenco è incompleto, tutto si scopre mentre si guarda questo interessante mini documentario. Pubblicato da Luca a inizio agosto 2017.

Due momenti per te molto emozionanti: la storia di Pluto, canone epilettico; le passeggiate in città e al centro commerciale (quelle sul vetrosospeso! wow!)


Poi, andate a iscrivervi su youtube a Canile3.0
Ah, tutto il progetto - che Luca sta portando avanti da solo e in totale autonomia - nasce dal libro Canile 3.0, che potete acquistare on line


secondo post flashback, per riannodarmi con gli inizi della serie di documentari Canile 3.0, arrivata adesso al terzo episodio. Da qui in avanti, si procede man mano...

domenica 8 ottobre 2017

Blade Runner 2049: chi ci sta davvero ricordando?

...e lei, oppure no?


... alla fine hai nostalgia della neve.
Sei quasi sicuro che non sia un ricordo innestato: l'odore di neve, che è qualcosa di oltre alla mera 'aria di neve', è un profumo di acqua mista ad attesa; il tocco della neve, ogni singolo cristallo, su guance, mani, su scarpe e dentro, sui piedi; la vista di neve dal cielo negli occhi; il tatto di neve, sulle gambe, le braccia, la schiena e il petto. Sdraiati, come il Blade Runner - dove, per ora, lo lasci a riposare, a guardare il cielo - biancogrigio come neve.

...mi è sembrato di vedere una Urania di Karel Thole!


Quando, nel 1982, vedesti Blade Runner di Ridley Scott, fu davvero una grande impressione. Il ragazzino che eri, a mala pena affacciato sulla adolescenza, si chiedeva: esistono sul serio città così? E insieme alla domanda, c'era il sollievo recondito che - usciti dalla sala buiamagica del cinema - avresti trovato città 'altre': con alberi e animali, il cielo azzurro, strade piccole, buio la sera e la notte, così le stelle si possono vedere. E - se è particolarmente buio, e l'aria impossibilmente tersa, vedi anche la galassia, lo spolverio viatico latteo: per sognare le colonie extra-mondo pre-digitali, per immaginare come era in quel momento essere su un pianeta irraggiungibile, sotto il sole di quella stella a guardare questa stella, per immaginare come era essere su questo pianeta - che ci stiamo rendendo irraggiungibile, insieme a tutti gli altri suoi abitanti: diretti a testa bassa verso il futuropresente incubico di Blade Runner.

la la ...


... bang!


Perché - e qui c'è un primo punto saliente - questo secondo Blade Runner mostra e racconta un futuro che è già presente - "ho visto cose che voi umani", virato alla catastrofe ambientale - e che perciò, visto sullo schermo, per come poi viene visto, in modo sublime (che confina strettamente con l'orrorifico, anzi l'orrorifico stesso può essere sublime) non lascia spazio per alcun tipo di sollievo pre-adolescenziale come quello raccontato poco sopra. In qualche modo, infatti - almeno secondo chi presta l'attenzione vitale a queste situazioni - questa volta non c'è uno spazio vivibile fuori dalla sala del cinema. E se il film non diventa cronaca - di uteri artificiali, o dei cantieri infernali di Chittagong, giusto per far due esempi - è solo perché la storia questi aspetti, li mette nella cornice di contesto. Sono visibili ma muti: tuttavia, se il primo passo per prendere coscienza di una situazione è raccontarla, il film questo primo passo lo compie tutto e la Terra sfigurata è il personaggio onnipresente dell'intero film.



La storia, come hai letto altrove, è lineare: un giallo, una quest slalomata tra obitori, genetica, virtualità, burocrazia, low tech mescolata a impalpabili fotoni. Tutto, alla fine, arriva dove sembrava dovesse arrivare - e questo, per te, è assai appagante per chi adora ascoltare, vedere storie raccontate.
Il racconto che - come la presenza del pianeta agonizzante - è sottraccia in ogni scena - e scelta - importante ci porta dritti al cuore delle nostre certezze identitarie, per metterle in dubbio. 
I muri, le barriere, ci sono, ma sono inganni: di fatto, non esistono (ma guai a rivelare che le barriere si possono attraversare!), non esistono nemmeno per chi si trova dal lato del potere, e vive in titaniche camaleontiche costruzioni-templi-laboratori (al cui interno è lecito pensare avvenga qualsiasi cosa - e qualcosa ci viene mostrato, in effetti), e vive mescolando la propria 'purezza' umana-divina, scissa dalla carne e dal sangue. 

...overlooking...

Ma intrisa degli stessi biomeccanismi che condannano arbitrariamente altre esistenze alla morte, al dolore, all'uso abusante, alla mercificazione, alla pena capitale, alla riproduzione seriale vertiginosamente infinita, al controllo costante sotto forma di test e scansioni.
Perciò e però: chi - cosa - è umano? e perché? e fin dove? ... dal momento che la onnipotenza pseudodivina hi-tech ha reso porosa (un termine quasi assurdo in questo contesto!) la 'barriera' interspecie, gli interscambi sono bidirezionali e continui, a qualsiasi livello concepibile - virtuale, spirituale, visivo, sensoriale, fisico, corporale. Chi ha il potere, non ha dubbi su chi sia umano e rinnega i propri enormi privilegi. Chi il potere non ce l'ha, vive su un piano inclinato, dove la salvezza non è un opzione.
Eppure, la mescolanza di identità è ovunque - una cifra molto consona alla poetica di Philip K Dick, da cui tutto ciò deriva (tua opinione).

Horkheimer alla miliardesima: qui dai piani bassi si sale, ma non è mai bello...


Non ci sono animali: come non ce ne erano 20 anni prima -in Blade Runner - ancor meno ce ne sono oggi. E sono sempre desiderate chimere (non vuoi nemmeno immaginare quale esistenza sottovuoto conducano i pochi animali superstiti). Non ci sono piante - appare un unico tronco rinsecchito, bianco, sempre sul punto di screpolarsi, sgretolarsi, sbriciolarsi, tuttavia sempre in piedi. 
C'è solo un cane: un grosso cane che sembra molto socievole, ma che - così come appare, altrettanto subitaneamente scompare - non è detto sapere chi sia. Cane vero? Cane replicante? Chiediglielo... (comunque, non è un cane che rappresenta l'appiglio per la salvezza di una umanità ancor più sull'orlo dell'estinzione, come capitava in 'The Road', non sembra essere un cane salvifico).



Insomma, non c'è nulla che non ci debba essere. Nulla sembra eccedere, tutto sembra obbedire prontamente agli ordini di umani superumani come Neander (!) Wallace.
Invece, non sarà proprio così: i superumani che hanno vertigini divine, non sopportano che le cose davvero prodigiose non si possono controllare, nemmeno se la morsa è ferrea totalmente.
Denis Villeneuve usa anche i suoni per raccontarci questa sua storia: la musica si intreccia e rompe barriere e confini insieme con l'azione, coi rumori, con le voci. Però, sono i silenzi che restano impressi di più: una sospensione su... ? (la sinfonia si tronca in Si).

Così, nella neve: giusta requie, forse tornare a 'veder cose che voi umani'...




sabato 7 ottobre 2017

Cuori con la coda e Gli amici di Ohana - Canile 3.0 Ep#01: mai troppo vecchi per trovare casa!

tutto colorato per i cani vecchietti!

Momenti di commozione, come chiunque nella sua vita abbia deciso di stare passo passo con i cani, presto o tardi prova e scopre.
Grande entusiasmo e grande generosità, tanta gioventù umana di fronte a tanta senetudine canina: unite da tanta consapevolezza di chi è un cane - chi è veramente.
Questo è l'inizio col botto che il 'genio della lampada', aka 'multimilionario della fantasia' Luca Spennacchio ha proposto per avviare la sua serie Canile 3.0. Fine luglio 2017.
Sarà un viaggio lungo lungo, nello spazio di settimane che si srotoleranno in mesi che diventeranno anni. Alla scoperta di un intero universo: i rifugi, dove cani e umani tornano a incontrarsi.

In questo caso particolare, nello stesso rifugio convivono i
Cuori con la coda e i vecchietti Amici di Ohana.  Siamo vicino a Milano, ma non si nota :)

CLICCATE E GUARDATE


Alla fine, iscrivetevi al canale: il progetto vive di clic, perché solo così potrà in futuro avere una ricaduta pratica, concreta, di benessere ulteriore per i cani. 


(la serie Canile 3.0, i video documentari flash di Luca Spennacchio per far conoscere i rifugi per cani in Italia è ricominciata; ecco perché un flashback sui primi due episodi. Si (ri) comincia qui con 'Cuori con la coda' e 'Amici di Ohana') (un altro post, a breve, sarà per l'episodio #02).



venerdì 6 ottobre 2017

Il pesce ben pulito



Rossana Mianulli


Ai tempi in cui mi nutrivo di animali, il pesce arrivava a casa sempre già "pronto" per essere cucinato. 

- Me lo pulisce bene, vero?,  chiedevamo al "pescivendolo". 
 Ero sempre restia a toccarlo "crudo", provavo un senso di ribrezzo. I miei genitori mi avevano raccontato che era per via del suo forte odore di mare. E per una parte della mia vita ho creduto loro; pur provando sempre un grande disagio davanti a quei corpi, non legavo il mio malessere al dolore per quei "morti ammazzati". 

Ho continuato a divorare le loro povere carni, girando lo sguardo quando mi si mostrava la loro "freschezza" in base a quanto sangue grondasse ancora dai loro corpi martoriati. Poi è arrivato il giorno maledetto della presa di coscienza. Era estate, eravamo alla casa al mare. Il "pescivendolo" non poteva "pulire" le nostre spigole ed orate. Mio padre doveva sbrigare delle faccende, mia madre, anche lei in difficoltà con i pesci crudi, mi ha chiesto di farlo. Non mi sono potuta rifiutare. Ho indossato i guanti, ho girato la testa dall'altro lato ed ho infilato la mano in quel corpo privato di vita. 

Ho provato un'angoscia insopportabile. Ho iniziato a piangere. Poi le mie mani hanno eviscerato quella indifesa creatura e quando ho visto i miei guanti macchiati di sangue e pieni dei suoi organi vitali, il mio pianto è diventato disperazione. Solo allora ho compreso che il mio antico malessere era connesso al dolore di essere complice di un massacro. Il mio pianto si è trasformato in un singhiozzo irrefrenabile e in una cantilena verbigerante 
"Cosa ti ho fatto? Cosa vi ho fatto finora? Come ho potuto farvi uccidere?". 

Sono passati tanti anni da allora, eppure il dolore non è cessato:  mentre scrivo le lacrime annegano la mia anima. È la mia storia, la drammatica storia della mia colpevolezza diventata consapevolezza.


Un fotogramma emotivo, scrito da Rossana Mianulli con la sua limpida e aperta sincerità: un ricordo che arriva dritto dall'infanzia. Noi tutti siamo nati e abbiamo vissuto letteralmente immersi nella crudeltà 'normale' contro gli altranimali nonumani. Abbiamo respirato specismo e non ci dava pensiero - o così credevamo. 
L'epifania è dietro l'angolo, per tutti. 

questo testo fa parte della proposta QUISCRIVETEVOI

giovedì 5 ottobre 2017

Nietzsche che dice? Che s'annoia tutto solo - L'uomo che cammina a Torino



Torino entusiasmava Nietzsche, che vi giunse nel 1888.
Dal 27 settembre 1888 al 6 gennaio 1889 scrisse numerose lettere  (Lettere da Torino, ed. Adelphi) che testimoniano la sensazione di benessere che la città spandeva su tutte le cose, anche sull’anima di Nietzsche. (adesso, ti aspetta la lettura di queste lettere...).


L'altra settimana, hai fatto una specie di 'pellegrinaggio' al medaglione in pietra che si trova inserito nei muri della casa dove abitò Nitezsche, in via Carlo Alberto al numero 6, nell’appartamento dei coniugi Fino che avevano una rivendita di giornali nella vicina piazza.

Sei arrivato all'angolo di Nietzsche venendo dal portone di Palazzo Granieri della Roccia, (via Bogino), poche decine di metri di Via Cesare Battisti e si apre nella piazza Carlo Alberto. Svolta a destra, ed eccola lì, la casa.












Come un turista della filosofia, hai sostato a lungo sotto il medaglione, lo hai fotografato. Hai osservato la piazza, hai girato su te stesso, naso all'insù, o sguardo in avanti. Magari, alcune prospettive le condividi col filosofo. Non è proprio l'eterno ritorno, ma insomma... piuttosto una ricorrente sovrapposizione spazio temporale - ma sfasata - e dunque, benché nello stesso luogo, Nietzsche e tu, non pot(r)ete mai incontrarvi. Eppure, anche tu, hai osservato Palazzo Carignano, Piazza Carlo Alberto, hai preso più tardi da bere in Galleria Subalpina.

il cielo della piazza



in galleria, per le vetrate il tempo ritorna?


libri antichi sbirciano chi passa


a proposito di libri: Kundera impernia il suo libro sui pensieri di Nietzsche (piccola nota a mo' di promemoria, per te):

 


Ritornerà, dunque, anche il cavallo che Nietzsche abbracciò, proprio in piazza, sotto alla finestra della sua camera. Lo abbracciò per proteggerlo dalla violenza del cocchiere, che lo stava frustando e prendendo a calci. Questa è forse una leggenda, nata dagli svenimenti che Nietzsche ricominciò ad avere, mentre passeggiava; e che alla fine lo destinarono al ricovero. Venne dichiarato e considerato pazzo.

Se invece la sua pazzia non fosse quello che tutti all'epoca avevano detto che fosse? O meglio: che lo fosse - follia - ma che in essa ci fosse almeno un elemento che nessuno fu capace di notare?
Fingiamo che l'abbraccio tra il filosofo e il cavallo avvenne sul serio, nella realtà della piazza, sotto il cielo ampio e percorso dalle nuvole. 
Perché capitò, questo gesto - così irrididucibile? Perché Nietzsche vide il cavallo percosso, che era inerme, che non poteva sottrarsi e che non aveva alcuna colpa da espiare. Mentre il cocchiere, come ogni padrone, come ogni schiavista, si sentiva in diritto di punire con sproporzione e con violenza insistita, qualsiasi gesto di individualità, di richiesta, che ai suoi occhi era invece una ribellione, una offesa, una provocazione, un affronto.
Forse, Nietzsche vide se stesso come il cavallo, oppresso non da uno, ma da molti cocchieri, o da un cocchiere sovrumano, che era una intera società. Non sovraintepretiamo: limitati a dire che, di certo, Nietzsche era uno spirito libero e assai sensibile. 
Non c'è come la violenza, agita sensa freni, senza sosta, senza scampo, a scuotere, a commuovere un animo sensibile.  Non c'è come vedere un cavallo aggiogato a un calesse, schiavo del capriccio umano.
La reazione, quasi sempre, è rapida, è irriflessiva, è coraggiosa: si risolve in un atto mirato per bloccare la violenza; per interromperla; per fare da schermo tra la vittima e il carnefice. Questo è, per te, l'abbraccio in lacrime di Nietzsche al cavallo, che sicuramente guardò coi suoi grandi occhi neri questo umano che si era messo in mezzo tra il suo viso e la frusta feroce e implacabile del padrone.

L'abbraccio di Nietzsche, sta già ritornando: e purtroppo - o per fortuna - eternamente ritorna, fluisce e rifluisce, come onde di un mare. Sotto forma di umani che non vogliono più vedere cavalli aggiogati. Umani che alzano le mani a proteggere corpi stremati e fanno scudo col proprio corpo.

A questo punto, la tua camminata, ha fatto una deviazione - verso gli altranimali. 

mercoledì 4 ottobre 2017

Amici per un pelo - Canile 3.0 Ep#03: Comasco a metà strada tra Abruzzo e Svizzera

passeggiata dei cani di Amici per un Pelo

Riprende Luca Spennacchio la sua missione - viaggio - inchiesta - tra rifugi e canili d'Italia. Per fare il punto sullo stato dell'arte. Sui problemi. Sulle forze e sulle debolezze. Sul volontariato e sulla cultura cinofila. Un viaggio che durerà due anni. Luca è convinto che i cani siano preziosi, che i cani siano da ascoltare, da vedere, da imparare; perché dai cani potrem(mo) trovare una nuova via per il futuro. Perciò ha pensato a questo progetto, e queste convinzioni gli danno la motivazione per affrontarne l'impegno lungo diversi anni.

Questa è la terza tappa, e tra le altre cose si sfiora lo scabroso argomento dei cani del sud.

Amici per un pelo è una struttura del comasco, e collabora con la svizzera Via di fuga,  oltre che con volontari del meridione italiano. In questo modo, è diventata un crocevia tra due realtà molto diverse, oltre alla realtà italiana settentrionale. 

CLICCATE E GUARDATE.

Poi, iscrivetevi al canale: il progetto vive di clic, perché solo così potrà in futuro avere una ricaduta pratica, concreta, di benessere ulteriore per i cani.


giovedì 28 settembre 2017

Torino e il suo spirito - L'uomo che cammina




Che bello rivedere Torino - e Torino di sera precoce, il momento a cui si agganciano i ricordi e le sensazioni. Il gusto di riscoprirla, miscela novità e passatità. L'occasione di "Torino Spiritualità", questa volta, è stato poco più che un alibi... è stato piuttosto un 'uomo che cammina'.