giovedì 27 aprile 2017

Inizia il processo per l'occupazione dello stabulario di Farmacologia: COMUNICATO STAMPA



Fonte CFGH FB page


Il 28 aprile avrà inizio il processo contro cinque attivisti del Coordinamento Fermare Greenhill per i reati dell'occupazione dello stabulario di Farmacologia dell'Università Statale di Milano.
Era il 20 aprile 2013.
Per più di dieci ore gli attivisti rimasero dentro allo stabulario per mostrare l'ordinaria brutalità della sperimentazione animale.
Uscirono immagini e informazioni che mai i ricercatori renderebbero pubbliche.
Furono documentate le condizioni di vita degli animali ''sacrificati''per la ricerca.
Centinaia di persone risposero alla nostra richiesta di sostegno in modo da dar vita ad un fondamentale presidio sotto l'edificio.
400 topi e un coniglio videro la libertà quel giorno.
Oggi chiediamo ancora il vostro supporto.
Perchè quei cinque dovranno affrontare il processo.
Rispondere dei reati di invasione di edificio pubblico, violenza privata (perchè erano allucchettati per il collo impedendo l'accesso allo stabulario), danneggiamento (nulla è stato danneggiato ma i ricercatori ritengono che col solo ingresso siano stati vanificati anni di ricerca).
In aula diremo la verità.
Ovvero che rifaremmo mille volte quanto fatto.
Perché vogliamo giustizia per tutti coloro a cui quel giorno è stata negata
la libertà e la vita, e per le migliaia di individui rinchiusi e''sacrificati'' nei laboratori di tutto il mondo.
Il 28 aprile ricorre anche il quinto anniversario di quel bellissimo giorno a Montichiari passato alla storia, quando, in pieno giorno, fu assaltato l'allevamento, sfondate le reti e liberate decine di cani.
Ancora e di nuovo, vogliamo continuare ad abbattere il muro di silenzio che consente alla vivisezione di esistere.
Partecipa, diffondi, sostienici.



Fonte: Animaliena


 Milano
28 aprile 
Dalle ore 9 alle ore 13
Palazzo di giustizia
Presidio di solidarietà agli attivist* di Fermare Green Hill sotto processo per l'occupazione dello stabulario di farmacologia dell'Università Statale.
Info: dentrofarmacologia.org

Sotto, il nostro comunicato:

Il 20 aprile 2013 cinque attivisti entrano nel Dipartimento di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano, mentre in strada si svolge un presidio contro la sperimentazione sugli animali. 

Tanti slogan incitano all'occupazione degli stabulari e alla liberazione delle cavie lì rinchiuse.

Il 28 aprile di quattro anni dopo, chi ha portato a compimento il volere di un movimento di protesta è chiamato a processo
imputato per i reati di invasione di edificio pubblico, violenza privata e danneggiamento.

Facile capire che violare forzatamente un luogo di tortura è un’azione di risposta verso coloro che, incaricati e protetti dalla legge, le torture le infliggono.

Dopo decenni di controinformazione

- perdurano la negazione e l’occultamento dei luoghi di sofferenza dove muoiono gli animali destinati alla ricerca scientifica

- non possiamo confidare in un confronto fra pro e anti-vivisezionisti, né tantomeno fra i mandanti istituzionali e le malcapitate vittime designate

- l’agognato dibattito pubblico sulla questione stenta a manifestarsi ed è capillare la convinzione che, di fronte alla possibile cura degli individui di specie umana, sia lecito sacrificare chi non vi appartiene

- l’intera arena politica, se non è completamente connivente, è muta e sorda, soprattutto se ciò che si manifesta è ben più che un flebile sentimento per gli animali “nostri”, “privati”.

Lo scenario politico propina il sistema di valori specisti che a loro volta lo producono.

L’azione diretta di liberazione testimonia la vitalità di chi, nonostante tutto, non ci sta e decide di compiere un atto di colpevolezza consapevole: colpire i luoghi di tortura per impedire lo sfruttamento.

Da un lato ci sono le lobbies del capitale a braccetto con i loro esecutori sociali, dall’altro, costruite ad hoc, le categorie di inferiori non meritevoli di considerazione.

Oltrelaspecie non ha difficoltà a decidere da che parte stare.

Liberazione!

Solidarietà a chi agisce per la liberazione. 
Solidarietà agli animali umani e non umani oppressi.



domenica 23 aprile 2017

Nella curva del suo grembo, zaffate dolciastre

Lilla. dal blog di Cristiana2022


di PINCOCRI

Quando torno dall'aver accompagnato i piccoli a scuola, trovo mamma che già spignatta in cucina. I profumini che vi aleggiano son da leccarsi i baffi, ma so che prima dell'ora stabilita non mi concede mai niente. Mi consolo con una bevuta d'acqua fresca e poi me ne torno sull'aia, dove papà armeggia intorno al trattore.

Io sono addetto alla sicurezza, ma la scorsa notte, che  è trascorsa tranquilla senza impegnarmi in vasti giri di perlustrazione (ne ho fatto uno, giusto per scrupolo) mi ha lasciato fresco e riposato.

L'aria mite di maggio reca odori allettanti e vaghi fruscii, così decido di andare a bighellonare  un po' in giro.

Aggirata la masseria e raggiunto il boschetto, inizio il mio solito slalom fra i tronchi degli alberi e i cespugli, mettendo in fuga varie bestiole. Soltanto gli uccelli mi osservano con i loro occhietti impassibili,  tanto neanche il gatto li acchiappa lassù.

D'improvviso, quell'odore, forte e sinistro, mi attrae a una piccola ansa del rivo che scorre poco lontano e d'un tratto li vedo: una giovane madre rattrappita e immobile, ormai spenta e nella curva del suo grembo,  fra le vesti zuppe di un liquido scuro che emana zaffate dolciastre, il suo cucciolo appena nato.

Il corpicino nudo vibra e sussulta e quando appoggio il mio naso al suo sento l'alito caldo. L'istinto mi suggerisce subito cosa fare. Mi volto e corro, salto e corro verso chi tutto sa e tutto può fare, verso i miei dei. So che loro mi capiranno e allora abbaio e abbaio, a perdifiato...

C.M.



Questo testo fa parte della proposta QUISCRIVETEVOI

giovedì 20 aprile 2017

Masters of war


Cleon Peterson - dettaglio


Scrive Melanie Joy: "Il fine di tutti i movimenti per la giustizia è mettere in moto la testimonianza collettiva, così che le pratiche sociali riflettano i valori sociali". Nel suo libro "Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche" (Sonda),  Melanie Joy affronta il sistema del carnismo, la ideologia estensiva della nostra epoca, fondata su una quantità di violenza che viene tenuta nascosta e che è perciò difficile da immaginare, pensare, concepire. Dice: il carnismo teme la testimonianza come la più grande minaccia alla sua esistenza, alla persistenza del sistema, che dunque si organizza per prevenire la testimonianza.

Le proporzioni dell'ingiustizia agita contro gli animali non umani - ma anche contro un numero per niente piccolo di animali umani - sono immense, a un livello di scala mai raggiunto prima - e tanto più il sistema le occulta o le mistifica.

In proporzione, l'importanza della testimonianza, cresce al crescere delle dimensioni della violenza commessa e della giustizia che si vuole ottenere, che ci si pone come obiettivo.
La testimonianza degli umani che si impegnano per la giustizia animale (la chiami così solo per brevità discorsiva), cerca in modo instancabile, modi espressivi - il più variegati e numerosi possibili - senza permettersi di escluderne alcuno (almeno, speri e pensi che dovrebbe così essere).
"[La testimononianza] può assumere molte forme, inclusi dimostrazioni, veglie al lume di candela, striscioni, conferenze e creazioni artistiche. Storicamente, testimoniare è stato un atto creativo: pensa alla musica rivoluzionaria degli Anni Sessanta [...]". Sempre Melanie Joy.

Tu ci hai pensato, e tanto. Diresti che sta diventando uno dei temi che ti piacerebbe approfondire. La musica, comunque, trova sempre spazio qui sul blog - pensi che magari ne troverà pure di più, in futuro. Magari col solo motivo e il solo scopo di fare qualcosa di piacevole.

Per tornare al significato e alla importanza della testimonianza, ciò che se ne potrebbe scrivere e riflettere, è tanto, assai più ampio di una suggestione musicale: si può parlare di non violenza, di disobbedienza civile, di performance, di flash mob, di investigazioni, e tanto altro ancora, che abbia a che fare sia con le metodologie, che le tattiche, che le strategie, che gli obiettivi. Ci saranno post per questi argomenti, se ce la farai a scriverli.

Qui, ti piacerebbe rimanere alla suggestione musicale.  Proprio nel 'mito dei favolosi Anni Sessanta' (o Feffanta, alla Gianni Minà), è troppo facile trovare a iosa canzoni di impegno sociale, di denuncia, di lotta civile - alcune sono bellissime, pietre miliari.  
Tu, in questo momento, pensi in particolare a una, perché il suo testo è particolarmente duro, oltre che poetico e retorico. 
Breve premessa, che dovrebbe provare a spiegare i come e i perché, i the pros and cons della faccenda. Spesso gli "animalisti" vengono definiti come misantropi, che usano a sproposito parole violente contro gli esseri umani e non sono capaci di misurare le 'giuste' priorità col buon senso comune, che sa benissimo che ben altri sono i problemi che hanno la precedenza, nella lista delle cose da fare  - compilata da chi non alza in realtà un dito per nessuna di queste cose.
Sei abbastanza convinto che questa etichettatura di 'violenti', gli animalisti se la siano meritata per il semplice fatto che ... si preoccupano degli (altri) animali! Osano questo! E dunque, qualsiasi obiezione mossa a critica delle pratiche terribili worldwide a loro danno - a danno della vita, della libertà, della felicità degli altri animali -  riceve come prima, automatica, irriflessiva risposta, l'ammonizione severa e infastidita, la sanzione sociale, il marchio della violenza. Questa intimidazione viene brandita con disinvoltura da chi invece è autenticamente prepotente -  e che  a dire il vero sa molto bene che per azzittire efficacemente le proteste degli schiavi e dei sottomessi, occorre accusarli di violenza e pericolosità - oltre che di altre cose, come mancanza di senso pratico, o equilibrio, o ingratitudine e via marchiando. Non che simili accuse siano state risparmiate, in passato, a tutti quelli e quelle che, epoca dopo epoca, hanno difeso schiavi, donne, neri, meticci, gay, disabili, poveri, lavoratori, malati.
Queste difese tuttavia hanno ottenuto dignità e pensi che accadrà anche per chi difende gli altri animali - di fatto, in qualche misura, sta già accadendo.
Ma non vuoi dimenticare che le persone che a quei tempi si impegnarono con coraggio e in prima persona per quelle difese, non esitarono a usare parole 'forti', di denuncia e di accusa, contro chi dalla situazione iniqua traeva soltanto vantaggi. Ed è giusto che sia così. Fa il paio con le azioni non violente e disobbedienti. La penna, fa più male della spada. E tu, la penna, vuoi continuare a usarla.

A ogni modo, la canzone è 'Masters of War', di Bob Dylan: è un vero e proprio anatema, una maledizione contro i signori della guerra, un augurarsi che possano scomparire per sempre. La prima volta che l'hai sentita, ti ha sconvolto, coinvolto, e poi entusiasmato e infervorato.  Ti immagini se esistesse qualcosa di simile, da ascoltare, cantare e suonare durante i presidi o le manifestazioni, o le conferenze - per la giustizia doverosa nei confronti degli altri animali.  E infine il senso di questo post è tutto qui: un volo di immaginazione, che vuol provare a creare suggestioni, sull'onda delle molte cose che si possono fare - se si vuole fare qualcosa di giusto per gli animali (ci vuole qualcosa che 'dia la carica').

Dopo il testo, un video youtubbico con una performance di Ed Sheeran, voce e chitarra: Masters of War. (E non è forse, questa, una "guerra sulla pietà"?)
 Enjoy!



Come you masters of war You that build all the guns You that build the death planes You that build the big bombs You that hide behind walls You that hide behind desks I just want you to know I can see through your masks. You that never done nothin' But build to destroy You play with my world Like it's your little toy You put a gun in my hand And you hide from my eyes And you turn and run farther When the fast bullets fly. How much do I know To talk out of turn You might say that I'm young You might say I'm unlearned But there's one thing I know Though I'm younger than you Even Jesus would never Forgive what you do. You fasten the triggers For the others to fire Then you set back and watch When the death count gets higher You hide in your mansion As young people's blood Flows out of their bodies And is buried in the mud. Let me ask you one question Is your money that good Will it buy you forgiveness Do you think that it could I think you will find When your death takes its toll All the money you made Will never buy back your soul. And I hope that you die And your death'll come soon I will follow your casket In the pale afternoon And I'll watch while you're lowered Down to your deathbed And I'll stand o'er your grave 'Til I'm sure that you're dead.

mercoledì 19 aprile 2017

Solidarietà agli imputati e imputate al processo per l'occupazione di farmacologia

Dal sito che abbatte il muro del silenzio


Come un comunicato stampa, di una notizia importante, che grida a gran voce di venire diffusa e divulgata, e richiamata. Perché rimanga viva la attenzione. Riprendi il testo dal blog Il Dolce Domani.



Il 20 aprile 2013 alcuni attivisti e attiviste del Coordinamento Fermare Green Hill occuparono gli stabulari del Dipartimento di Farmacologia dell'Università degli Studi di Milano.
Lo fecero tramite un'azione non violenta, incatenandosi con i loro corpi alle porte per impedire di essere portati via dalle forze di polizia. 
Quel giorno accaddero tante cose importanti: 
- innanzitutto furono liberati 400 topi e un coniglio: individui senzienti che altrimenti sarebbero stati sottoposti ad esperimenti e poi uccisi e che invece sono stati adottati e hanno potuto vivere nella dignità del riconoscimento del loro diritto alla vita;
- vennero accesi i riflettori su quei luoghi di reclusione dove la vita animale è considerata solo merce di carico e scarico;
- vennero letti e fotografati documenti in cui si parlava di corpi usati come oggetti; corpi, migliaia di corpi numerati, ab-usati, torturati, uccisi; 
- venne avviato un dibattito molto proficuo sulla liceità o meno dell'aberrante pratica della sperimentazione animale: dibattito che ha visto scendere in campo da una parte la visione di coloro che sostengono l'inaccettabilità etica di questa pratica, a prescindere dalle motivazioni, e dall'altra quella dei pro-sperimentazione - dogmatica e paradossalmente antiscientifica, di evidente connotazione para-religiosa pur nella dichiarata apparente laicità; tale è infatti la visione di tutti coloro che, in barba a ciò che una vera scienza dovrebbe fare, ossia mettersi in discussione, anche di pari passo con l'evoluzione morale collettiva, continua a riproporre come un mantra ossessivo la necessità di usare corpi animali per fare ricerca medica. Peraltro assumendo vesti autoritarie e per nulla trasparenti: tali si comportano i ricercatori arroccati nella loro torre sporca di sangue dichiarando che non spetterebbe decidere al popolo su questioni siffatte. Una scienza che non dialoga con la collettività, con la filosofia, con la politica, con i vari settori della cultura umana non è più scienza, ma istituzione autoritaria. 
- fu dimostrato che la disobbedienza civile è ancora una pratica capace di far breccia e di aprire nuovi scenari politico-sociali: chi la mette in atto si assume i rischi della denuncia perché sa che le istanze di giustizia per cui agisce sono di gran lunga più importanti delle leggi in vigore e potrebbero, in caso di sentenza favorevole per gli imputati, fare da apripista per una società più equa.

Per questi motivi chiedo a chiunque abbia a cuore una società più giusta e meno violenta di sostenere tutti questi attivisti che il 28 aprile 2017 - che peraltro è una data storica perché ricorre la liberazione dei cani da quell'altro luogo infernale che era Green Hill - dovranno affrontare la prima udienza di un processo nei loro confronti - intentato dall' Università degli Studi di Milano e Consiglio Nazionale delle Ricerche – Dipartimento di Neuroscienze  - per invasione di edificio pubblico, violenza privata e danneggiamento.

Purtroppo abbiamo un sistema giuridico che considera legittimo imprigionare e violentare i corpi di invidui senzienti e giudica criminoso l'atto di volerli liberare. Un sistema giudirico schizofrenico che da una parte condanna i maltrattamenti degli animali - riconoscendone quindi implicitamente la capacità di soffrire, sentire, provare emozioni, quindi la senzienza - e dall'altra ne legittima il dominio, l'abuso, lo sfruttamento, la tortura, l'uccisione.

Sostenendo gli attivisti si sostiene la lotta per un mondo più giusto e libero per tutti, per un sistema giuridico più sano e libertario e più vicino ai valori del rispetto di ogni individuo - a prescindere dalla specie, genere o etnia di appartenenza - e anche, ovviamente, per una scienza che sia davvero tale, ossia capace di dialogare con la collettività e di trovare cure e rimedi efficaci senza dover uccidere individui considerati arbitrariamente inferiori.
 

sabato 15 aprile 2017

Ho incontrato un agnellino






... è una piccola storia finora felice, anche se difficile, anche se nata grazie al coraggio e all'energia di una persona. La storia del tuo incontro, del tuo conoscere questo piccolo agnellino di cinque giorni.

Piccolo tesoro, protetto dal segreto e dalla soliderietà di alcuni umani -  tanti, per essere al mondo da meno di una settimana - che in soli cinque giorni hanno attraversato la sua vita, anche solo per poche ore, fino a che non è stato al sicuro, protetto e curato.

Tu sei una di quelle persone, che per poche ore hanno attraversato la sua vita.
Non dimenticherai mai il primo istante: lui era in una piccola cesta di vimini, proprio come un bambino salvato dalla piena (la piena degli eventi sanguinosi di questi giorni religiosi). Silenzioso e curioso, indebolito e amichevole, ha alzato lo sguardo e i vostri occhi si sono incrociati.
A quel punto - è stato quando hai iniziato a piangere. Non era un pianto di tristezza, o di disperazione;  non era un pianto perché pensavi ai macelli. 

Era piuttosto il pianto che può sgorgare dal profondo, come acqua sorgiva, rinfrescante e rinfrancante, dal profondo dell'anima, del cuore, delle emozioni e dei pensieri, quando si ha la fortuna di una epifania. Una epifania: lo spettacolo che ti appare all'improvviso, senza preavviso, della bellezza pura, limpida, inequivocabile. Gli occhi suoi dell'agnellino sono e sono stati belli, chiari e luminosi, quando ti hanno guardato e tu hai potuto scorgere la luce bambina della sua anima. Per questo motivo hai pianto - e hai riso insieme.  Hai percepito tutto insieme e in un unico grandioso istante, tutta la fortissima fragilità di questo bambino lanoso - tutto lui stesso, che solamente essendoci, semplicemente con la sua presenza, ti ha fatto vedere in un lampo damasceno tutta la poderosa volontà di respirare che la vita incarna in ogni singolo essere, in ogni singolo ente. Tutto in lui, in questo agnellino, hai trovato racchiuso, l'anelito irrefrenabile di un intero universo di vita, una autentica sineddoche di un pianeta ricolmo di vita, esuberante di vita.
Come in un big bang, da lì tutti i pensieri sono esplosi, espandendosi e riallacciandosi con tutto il contesto e tutta la realà che ci circonda e tutta la vita che ci compenetra. 
Sono arrivati i pensieri per gli altri agnelli, sono arrivati i pensieri di incredulità indignata e inorridita - per fare il lavoro di uccidere col coltello questi piccoli bambini, bisogna prima essersi aperti il torace per strapparsi il cuore;  sono arrivati i pensieri di cura e premura pratica e concreta: sospinti dalla realtà del momento contingente, con le sue necessità e i suoi obiettivi focalizzati interamente su questa piccola vita, i suoi piccoli respiri che a ogni costo bisogna(va) far continuare. E il tempo ha ripreso a scorrere, e sono riapparsi gli umani coraggiosi che hai (avuto) la fortuna di incontrare a tua volta, in una giornata che non dimenticherai mai più.

giovedì 13 aprile 2017

"Non vengono quasi mai storditi"

un dettaglio della copertina, fotografata da Francesca Fugazzi


 di Francesca Fugazzi

Anni fa, durante un sit-in in occasione della giornata vegetariana mondiale dove mostravo immagini di animali da reddito negli allevamenti, un ragazzo si fermò a parlarmi: lavorava al mattatoio di Como. Quando me lo disse fu come ricevere un pugno in pancia. Era un immigrato sulla ventina, credo tunisino, e mi disse che non era quello il modo di convincere la gente a smettere di mangiare carne: «Dovete far vedere quello che vediamo noi ogni giorno, io lavoro coperto di sangue, nelle urla e nella puzza». Non seppi che dire o fare. Mi feci forza e gli chiesi: «È vero che gli animali non vengono quasi mai storditi?». Lui confermò: non vengono quasi mai storditi perché bisogna fare in fretta e spesso sono fatti a pezzi quando ancora coscienti. Era visibilmente commosso. Io piansi. I suoi occhi guardavano oltre e io non avrei mai pensato di avere a che fare in quel modo con un carnefice.
Ieri in libreria ho trovato questo libro che ho letto in poche ora stamattina. Racconta la non-vita di animali e uomini che stanno dietro le quinte di uno spettacolo tanto macabro quanto reale che viene messo in scena (o in quinta?) in tutto il mondo. Parlando del protagonista, uno storditore che lavora in un mattatoio brasiliano, l'autrice descrive perfettamente quello che io vidi negli occhi di quel ragazzo: «Edgar Wilson fissa il punto più lontano che i suoi occhi riescono a distinguere davanti a sé, la linea fantasma che divide la strada dal cielo. Soltanto una linea, che non potrà mai essere raggiunta.»


Ana Paula Maia
Di uomini e bestie
La nuova frontiera, Roma


Storie che si chiamano tra di loro, attraverso di noi.
Quello qui poco sotto è il passaggio del post su NOmattatoio Torino 6 che ha attirato attenzione. Ha richiamato ricordi altrui e questi ricordi - che avete letto qui sopra, grazie a Francesca  - potranno forse essere il prologo a storie nuove, ancora da raccontare.


"C'è chi si è fermato per confessare con sollievo che si è sentito confortato dal fatto che fossimo lì - ti hanno raccontato che qualcuno che lavora lì dentro, ha ringraziato che ci fosse qualcuno fuori dai cancelli, perché "nessuno ha idea di quanta e quale violenza avvenga in continuazione lì dentro". E non unicamente contro gli animali non umani."