domenica 4 dicembre 2016

Il Giardino-Casa di Quark (e adesso di Joe) - 1


Per il Giardino, di qua...
Dopo più di un anno, hai ritrovato Alessandra Boccalate, la 'mamma' di Quark e del suo Giardino, alla sera della presentazione del libro di Luca Spennacchio. E hai cominciato a dirle dell'eventualità di un bel post sul Giardino - dove tu hai iniziato a conoscere il mondo del volontariato e degli operatori dei canili, un po' di anni fa. Quindi, dal momento che questo tipo di conoscenza ed esperienza era stato - col senno di poi - forse il migliore che avresti potuto sperare di trovare, considerando che partivi da quasi zero, quando hai rivisto Alessandra alla fine della sera poetica con Valentina Veratrini, le hai proposto di trovarsi in rifugio, un pomeriggio, per fare foto e per raccontare il Rifugio. Quel che segue, è il risultato di quella chiacchierata - e di alcuni messaggi internettiani. Il post, per la quantità e la bellezza delle foto, si divide in due. Non volevi rinunciare a questo viaggio virtuale spaziotemporale tra i fiori, i cani e i gatti del Giardino. 
Questa è la prima parte.

A:
"Sentendo parlare Luca mi son resa conto di quanto sia diverso il Giardino di Quark da ogni altro canile. Nella mente di tutti restano sempre un canile, un box. Quando sono andata al rifugio l'altra sera dopo la conferenza ero ancora più contenta... i nostri piccoli non erano in un box ma nella loro cameretta, nella loro casa. Non isolati ma anzi più sereni che in moltissime famiglie."


Nera per caso...



G
"Mi ricordo: ognuno ha la casetta arredata secondo le sue esigenze. E per quel che dici, a proposito del fatto che stanno meglio al rifugio che in molte famiglie, sono d'accordo. Le famiglie dove un cane sta male sono molte, e sono quelle dove il cane è visto e vissuto come qualcosa e non qualcuno e dunque non ha spazi suoi propri, soprattutto non ha spazi di libertà espressiva.".



Una casa nel bosco fiorito?





A
"Sì, certo, proprio vero: qualcuno e non qualcosa. E anche: 'quel' cane e non 'un' cane.
"Luca diceva che nei canili ben che vada si dedicano pochi minuti veri e di qualità a ciascun cane. Da noi non è cosi. Sono in compagnia almeno 12 ore ogni santo giorno e a ognuno è dedicato tempo e loro sono insieme a noi, si muovono in mezzo a noi mentre si fanno le cose. Queste è importante. Cani di famiglia più felici di quand'erano in famiglia!"

Metti insieme il racconto di Luca e quel che ricordi del Rifugio e ti accorgi che ce ne sarebbero di cose da dire del Giardino di Quark! Intanto, per sgombrare il tavolo dalle cianfrusaglie, pensi che sia importante sottolineare che una struttura-canile - se è 'solamente' ineccepibile sotto il profilo costruttivo-spaziale (ma su questo punto si apre una ulteriore questione: gli spazi a settori e corsie invece che con soluzioni meno confinatrici, per dire), e poi dal punto di vista organizzativo: allora quello è solo il punto di partenza. O così dovrebbe essere. Sei d'accordo con Alessandra: quel che conta sono le persone, e le ore effettive di presenza coi cani. Perché i cani - ce lo ricordiamo? - sono animali sociali. Toh: proprio come noi. Quindi, fuori dall ufficio! di corsa in mezzo ai cani, tra l'erba, la terra, gli alberi, le cucce, le piastrelle, le coperte e tutto il resto che compone il mondo esperienziale del rifugio per loro e che deve essere a loro beneficio esclusivo.





Qui si prende il sole


La realtà del Giardino è quella di un luogo che è famiglia, un grande branco interspecifico, cani e umani insieme, a fare cose insieme e a vivere insieme. Siamo già oltre al concetto di 'buone pratiche', che rientra - ma non la completa - nella nozione di canile 3.0.


Fiori di benvenuto


Estate...


Qui si corre


Fiori ovunque



Cani, è ovvio



... e gatti



...e cani



La cucina


Parco Gatti  - sembra di stare ad Aoshima
La 'dieta acquatica' di Joe



Tempo Profondo - Tyrannosauri che dormono. Tardo Cretaceo. 67 - 66 Ma anni fa

Theropode; Scoperto da Barnum Brown, 1900-1902; Descritto da  Osborn, 1905

venerdì 2 dicembre 2016

Il goblin di Dylan Dog


Angelo Stano: copertina di GOBLIN! (DYLAN DOG n°45, 14/06/1990) - particolare

















L'espressione di Dylan Dog, in questa copertina, è particolare, vagamente strana. Dall'edicola milanese dove prendesti il fumetto in quella estate universitaria, già ti sembrava una faccia insolita, per un eroe di fumetti, seppur particolare, antimuscolare come Dylan. Un viso dolente. 
Dylan, poi, è di spalle alla creatura, anche se si è accorto del suo ingresso nella stanza. Del resto, la creatura non tenta di nascondersi, ha chiaramente intenzioni aggressive. Chiaramente? Allora, perché procede passo passo? Invece di correre o saltare, per assalire? Perché sembra piccola e gobba? Solo perché è un goblin? Che cosa è, poi, un goblin?
E ancora: Dylan offre le spalle, ma non solo. Non si muove, è come in attesa. Non si gira, non muove il capo. Gira solo gli occhi, il suo sguardo si protende alla periferia della sua capacità visiva. Forse non vede il goblin, forse lo immagina soltanto. E l'immaginazione aiuta la sua vista, così è come se Dylan, girando gli occhi, arrivasse ad avere lo sguardo dietro la nuca. E il suo sguardo: non è accigliato? Sì. Ma è minaccioso? Non ti sembra. Piuttosto, sembra triste, rattristato. Mortificato. Lo sguardo di qualcuno che sa qualcosa, sul conto della creatura che gli si sta avvicinando - un particolare cruciale, indicibile, inconfessabile, che però è fondamentale perché Dylan decida che quel goblin non è un mostro, non è un pericolo. Che forse, quel goblin è invece la vittima da compatire, salvare, proteggere. E che forse non è nemmeno un vero goblin.
Tanti dettagli, e tanti punti interrogativi che ti invogliarono alla lettura. Merito di Angelo Stano, autore della copertina e primo disegnatore di Dylan. Stano, che  ha colto al meglio la sintesi di una delle storie più dolenti e all'epoca - credi - maggiormente sconvolgenti della serie. Per lo meno, di quelle fino a quel momento uscite - tra le quali c'erano già non poche pietre miliari della saga del Dyd.
La storia - soggetto e sceneggiatura - era di Claudio Chiaverotti. 
Secondo te, fu un punto di non ritorno assoluto, efficacissimo nel suo colpo di scena - un climax agghiacciante - ancor di più perché inserito in una atmosfera che era tipica delle storie dell'indagatore dell'incubo: per raccontare a chi legge, che l'incubo più vero è quello che  non vola dalla fantasia nei sogni notturni, ma calpesta rasoterra, o ad alzo zero, il terreno brullo della quotidianità delle fatiche diurne. I disegni fatati, le filastrocche, i salti temporali e i cambi di punti di vista ci raccontano un po' alla volta di un dolore straziante, penetrato con violenza nelle ossa, nella carne; un dolore così atroce che urla vendetta, chiede vita per vita. 
Gli animali - il rapporto che gli umani hanno con loro - entrarono con decisione nella realtà dylaniata: tutti i veli spariscono al voltar di una pagina, i nostri occhi sono colti di sorpresa nudi, non possono evitare di vedere un orrore nascosto, determinato, freddo, crudele, incessante, quotidiano: di vederlo nella sua nitidezza raggelante di fermo immagine sulla tortura, eseguita con freddezza, e allo stesso tempo con disprezzo e prepotenza di chi ha un potere su altre vite e lo esercita senza esitare, senza vergognarsene.
In questa storia, in particolare, gli animali sono protagonisti/antagonisti e prima ancora vittime. 
Ci saranno altre storie come questa, col proseguire della serie, e ne riparlerai. Storie, tutte, che tu attendevi con grande aspettativa, sempre. Un segno chiaro, secondo te, che Goblin centrò il bersaglio.
Nel bene e nel male. La storia ha i suoi fan, ha anche i suoi detrattori. Tu, sei, senza ombra di dubbio, tra i suoi fan.
Ti poni le domande che - secondo te - chiunque ami una storia, un personaggio, non può fare a meno di porsi - anche mentre sta leggendo quella storia per la prima volta.
Poteva essere scritta diversamente? Certo che sì. Il che, di per sé, non vuol dire granché. Sarebbe stato possibile scrivere diversamente alcune battute, per evitare la sottile sensazione di imbarazzo in un lettore che conosce l'argomento di cui i personaggi stanno parlando, e che gli sta a cuore per via del suo essere reale orrore e tortura - la vivisezione - ? Forse sì: ma c'era modo più diretto e chiaro, per far arrivare nel breve spazio disponibile, a una platea vastissima e quindi in maggioranza non appassionata, né esperta, in simili tematiche - nelle tematiche riguardanti, appunto, gli animali non umani e i nostri reciproci rapporti? Se c'era, ti piacerebbe leggerlo. Anche perché, nella storia che abbiamo a disposizione, il minimo imbarazzo per l'enfasi di Dylan - che suona un po' così solo perché è cartacea, ma che esemplifica ad arte il treno di emozioni batticuore tachicardiche che la vivisezione SEMPRE scatena - lascia subito il posto alla dolente realtà, all'empatia verso una creatura che sembrava crudele - ed era solo vittima. Tanto più, che al finale beffardo e veramente horror dissacrante,  l'autore non rinuncia - e fa bene -  e riesce a suscitare nel lettore il cocktail giusto emotivo per terminare e chiudere l'albo.
Dylan Dog si occuperà ancora di animali, lungo gli anni. I suoi lettori potranno vedere che gli animali non umani sono i mostri dei mostri, sono le vittime ultime e finali quando accadono violenze o crudeltà. Quando ogni possibilità di azione etica - e in quanto tale con-passionevole, compassionevole-empatica - diretta e aperta verso l'altro, viene invece violentemente azzerata, negata, cancellata, estromessa. Dylan, quindi, è e rimane un umano etico. Che ha la forza e il coraggio di abbracciare il punto di vista del mostro - che spesso è solo un qualcuno relegato nelle zone meno confortevoli del nostro vivere, ai piani bassi bassissimi del grattacielo. Dylan, questa forza, ce la mostra e la dimostra col suo stesso comportamento, che spesso lo porta a correre non pochi gravi rischi, fisici e psichici. Che poi le storie che ci raccontano questa irruzione della violenza contro gli animali, siano più o meno 'riuscite'  (qualunque sia il significato di questa parola, volutamente generica) dipende, soprattutto - è la tua opinione - dal fatto che spesso anche i più attenti raccontatori, della questione animale sanno poco, e poca dimestichezza hanno - oltre tutto  - degli animali stessi. Non riescono sempre, insomma, a svincolarsi da una idea un po' stereotipa degli animali. Ma questo, secondo te, né rovina il carattere del 'eroe' Dylan Dog, né rende queste storie da buttare. Anzi, secondo te, la empatia dylaniata, è un valore aggiunto a cui non vuoi rinunciare, né vuoi che ci rinuncino quelli che ci raccontano le sue storie.
Tu, non rinunceresti mai alla empatia gentile di Dylan verso gli animali  - e anche di Groucho, anche se lui la nasconde bene.

Perciò, quasi sei tu che 'detesti' le parole di Roberto Recchioni, che in questa intervista,  (per altri aspetti avvincente; oltre tutto, fa parte di un corposo dossier sui trent'anni di Dylan Dog), afferma:
"C’è qualcosa che cambieresti in Dylan Dog e qualcosa a cui non rinunceresti mai?
Non amo molto le sue esternazioni animaliste troppo estreme, mi sembra che si sposino poco con l’intelligenza del personaggio. E lo detesto quando fa la morale agli altri. Non rinuncerei mai alle sue debolezze e a Groucho."


Roberto Recchioni scrive storie avvincenti, molto complesse e spesso dure e crude. Ma secondo te, dalle parole che qui dice, traspare che nulla sappia della piena e multiforme sovrabbondante ricchezza emotiva, vitale, fisica, delle vite animali e dei loro mondi. o che comunque, non lo interessi. Perciò gli viene facile, automatico, cadere nella trappola dello stereotipo, bollare subito l'empatia e il rispetto come 'estreme', e decidere che rendono meno intelligente il personaggio. Dylan invece, secondo te, dimostra una grande prova di notevole e speciale intelligenza, quella emotiva. Non meno intelligente, quindi. Ma di più, al contrario. Né meno debole o dubbioso. Anzi: di più, perché condivide più di una volta con le vittime, la fragilità fisica e il pericolo della vulnerabilità, delle ferite.
Ma forse, la grande fantasia affabulatoria di Roberto Recchioni, si inaridisce quando viene in contatto degli animali: che quando appaiono gli animali in alcune sue storie sono nient'altro che comparse senza valore per se stesse, con la sola funzione di essere metafora di maggiori violenze dell'uomo sull'uomo - la solita, abusata metafora che rende l'animale solo un esempio anticipatorio, e lo annulla come individuo importante, interessante e prezioso in sé e per sé. Si ferma, la sua fantasia, non sa cosa dire, e dice solo cose avvilenti e tristi: non perché non vere, ma perché non messe in discussione. come se gli animali suscitassero o possano suscitare solo sentimenti di disinteresse o sottovalutazione. Gli animali non sembrano meritare lo spazio e la dignità di un racconto, l'attenzione per una storia ben raccontata. E per te, le storie che li raccontano 'male', perdono di ogni interesse, istantaneamente, interrompi la lettura: non ti attraggono più, più nulla hanno da dirti, da raccontarti che possa lasciare un'ombra emotiva di ricordo.
 
Dylan Dog
45
Periodicità: mensileGoblin
uscita 14/06/1990
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Pietro Dall'Agnol
Copertina: Angelo Stano







mercoledì 30 novembre 2016

Lezioni di fisica - restaurate perché imperdibili

Primo segnale delle onde gravitazionali create dalla collisione fra 2 buchi neri 1 miliardo anni fa


Ecco un mini libro ad altissima densità di contenuti. Scienza estremamente stimolante, fisica e astronomia, quelle scienze che da sempre ti hanno affascinato; dai tempi del liceo, almeno.
C'entra un libro così in un blog dove si parla soprattutto di (altri) animali?
Si, c'entra, secondo te. Provi a spiegare perché.
L'approccio scientifico che caratterizza questo libro e le scienze di cui parla, ci può aiutare a inquadrare homo in un contesto più ampio di quello a cui lui stesso è abituato. Ci toglie dai comodi e rassicuranti pensieri antropocentrici - ma illusori e pericolosi. Ci inserisce in una visione cosmica di ampiezza mozzafiato. Smettiamo di essere i tiranni dittatori del nostro insignificante cortile sul retro di casa, e diventiamo viaggiatori del cosmo, ciascuno di noi infinitesimale ed effimero quanto mai, ma con la possibilità di riscoprire le infinite relazioni con tutti gli altri infinitesimali individui viventi -sul pianeta che abitiamo, l'unico su cui per ora possiamo stare e di cui abbiamo esperienza diretta.
Un domani, si vedrà.
Riporti qualche passo, senza nemmeno il tentativo di fare una sinossi o un riassunto come fossero appunti da studiare, ma in maniera, per così dire, impressionìstica e casuale Il libro va letto, e apprezzato nella sua compatta discorsività.




1. Albert Einstein e Teoria della Relatività -  "Il puro genio: il campo gravitazionale non è diffuso nello spazio: il campo gravitazionale è lo spazio. Questa è l'idea della teoria della relatività generale". "[...] lo spazio [...] è una delle componenti 'materiali' del mondo. Un'entità che ondula, si flette, si curva, si storce. [...] siamo immersi in un gigantesco mollusco flessibile".

"[...] è la natura curva delle pareti [dello spazio] a far ruotare [i pianeti]. I pianeti girano intorno al Sole e le cose cadono perché lo spazio si incurva".

"E qui si apre la ricchezza magica della teoria. Una successione fantasmagorica di predizioni". "non è solo lo spazio a incurvarsi, e anche il tempo".
"Lo spazio può distendersi e dilatarsi [...] lo spazio si [increspa] come la superficie del mare [...] le onde gravitazionali [...].




2. I quanti - "[...] gli elettroni non esistono sempre. Si materializzano in un luogo, con una probabilità calcolabile, quando sbattono contro qualcos'altro. I ' salti quantici' da un'orbita all'altra sono il loro modo di essere reali: un elettrone è un insieme di salti da un'interazione all'altra". "[..] questi salti [...] avvengono [...] largamente a caso".

"Le equazioni della meccanica quantistica e le loro coneguenze [...] restano misteriose: non descrivono cosa succede a un sistema fisico, ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico". "Significa [...] che dobbiamo accettare l'idea che la realtà sia solo interazione".




3. L'architettura del cosmo - "La trama stessa dell'universo, spruzzata di galassie, dobbiamo immaginarla mossa da onde simili alle onde del mare, talvolta così agitate da creare i varchi che sono i buchi neri". "[...] questo universo solcato da grandi onde [...] questo cosmo immenso, elastico e costellato di galassie, è cresciuto per una quindicina di miliardi di anni...".




4. Particelle - "Non esiste vero vuoto, che sia completamente vuoto. Come anche il mare più calmo visto da vicino ondeggia leggermente e freme, così i campi che formano il mondo fluttuano a piccola scala e possiamo immaginare le particelle di base del mondo, continuamente create e distrutte da questo fremere, vivere brevi effimere vite". "[...] il mondo è un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce è uno sparire continuo di effimere entità. Un insieme di vibrazioni [...]. Un mondo di avvenimenti, non di cose".
"Una manciata di tipi di particelle elementari che vibrano e fluttuano in continuazione, fra l'esistere e il non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra non ci sia nulla [...]".




5. Grani di spazio - "La gravità quantistica a loop è un tentativo di combinare relatività generale e meccanica quantistica [...]. "Lo spazio [...] è [...] qualcosa di dinamico: una specie di immenso mollusco mobile in cui siamo immersi, che si può comprimere e storcere". "[...] lo spazio [è] formato da grani, cioè da 'atomi di spazio' [...] minuscolissimi [...] inanellat[i] con altri simili, formando una rete di relazioni che tesse la trama dello spazio".
"[...] sparische anche l'idea di un 'tempo' elementare e primitivo, che scorre indipendentemente dalle cose". 
"Questo [...] significa che [...] il cambiamento è ubiquo, ma i processi elementari non possono essere ordinati in una comune successione di istanti".

"Il momento del rimbalzo [il buco nero], quando l'intero universo è compresso in un guscetto di noce, è il vero reame della gravità quantistica: spazio e tempo sono del tutto scomparsi, il mondo è dissolto in una pullulante nuvola di probabilità". 

"Il nostro universo può essere nato dal rimbalzo di una fase precedente, passando attraverso una fase intermedia senza spazio e senza tempo".



6. La probabilità, il tempo, e il calore dei buchi neri
"Non appena c'è calore [...] il futuro è diverso dal passato.  [...] L'attrito produce calore. E subito siamo in grado di distinguere il futuro dal passato [...]. [...]La differenza fra passato e futuro esiste solo quando c'è calore. Il fenomeno fondamentale che distingue il futuro dal passato e il fatto che il calore va dalle cose più calde alle cose più fredde". 
"Il motivo [...] è il caso. [...] la nozione di probabilità. [...] è statisticamente più probabile che un atomo della sostanza calda, che si muove veloce, sbatta contro un atomo freddo e gli lasci un po' della sua energia, che non viceversa". 
"La probabilità in gioco nella scienza del calore è legata in un certo senso alla nostra ignoranza". 

"Cosa c'entra quello che sappiamo o non sappiamo con le leggi che governano il mondo? [...] La prevedibilità o imprevedibilità del loro comportamento [...] riguardano la limitata classe delle loro proprietà con cui noi interagiamo. Questa classe dipende dal nostro specifico modo di interagire [...]".
"Ma noi esseri coscienti abitiamo il tempo perché vediamo solo un'immagine sbiadita del mondo. Da questo sfocamento del mondo, nasce la nostra percezione dello scorrere del tempo".
"Il calore dei buchi neri e una Stele di Rosetta scritta a cavallo di tre lingue - Quanto, Gravità, Termodinamica - che attende di essere decifrata per dirci cosa sia davvero lo scorrere del tempo".



In chiusura: noi - "Noi esseri umani [...] del mondo che vediamo siamo anche parte integrante, non siamo osservatori esterni. Siamo situati in esso. La nostra prospettiva su di esso è dall'interno. Siamo fatti degli stessi atomi e degli stessi segnali di luce che si scambiano i pini sulle montagne e le stelle nelle galassie". 

"[...] questo nostro essere parte, e piccola parte, dell'universo [...] Pensavamo di essere una razza a parte, nella famiglia degli animali e delle piante, e abbiamo scoperto che siamo discendenti dagli stessi genitori di ogni altro essere vivente intorno a noi. Abbiamo bisnonni in comune con le farfalle e con i larici. Siamo [...] [dobbiamo] accettare di essere uno fra gli altri. Specchiandoci negli altri e nelle altre cose, impariamo chi siamo".

"Se siamo speciali, siamo speciali come è speciale ognuno per se stesso, ogni mamma per il suo bimbo. Non certo per il resto della natura. Nel mare immenso di galassie e di stelle, siamo un infinitesimo angolo sperduto; fra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, noi non siamo che un ghirigoro fra tanti".

"Le immagini che ci costruiamo dell'universo, vivono dentro di noi, nello spazio dei nostri pensieri. Fra queste immagini - fra quelloche riusciamo a ricostruire e comprendere con i nostri mezzi limitati con i nostri mezzi limitati - e la realtà della quale siamo parte, esistono filtri innumerevoli: la nostra ignoranza, la limitatezza dei nostri sensi e della nostra intelligenza, le condizioni stesse che la natura di soggetti, e soggetti particolari, mette all'esperienza".
"Queste condizioni [...] [sono] a posteriori dell'evoluzione mentale della nostra specie, e sono in evoluzione continua. Non solo impariamo, ma impariamo anche a cambiare cambiare gradualmente la nostra struttura concettuale e ad adattarla a ciò che impariamo [...] il mondo reale di cui siamo parte. [...] Seguiamo tracce per descrivere meglio questo mondo. [...] 

"Questa è la scienza. La confusione fra queste due diverse attività umane, inventare racconti e seguire tracce per trovare qualcosa, è l'origine dell'incomprensione e della diffidenza per la scienza di una parte della cultura contemporanea. [...]. Il confine è labile. I miti si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti. Ma il valore conoscitivo del sapere resta. [...] Il nostro sapere riflette quindi il mondo [...] rispecchia il mondo che abitiamo".

"Questa comunicazione fra noi e il mondo non è qualcosa che ci distingue dal resto della natura. Le cose del mondo interagiscono in continuazione l'una con l'altra, lo stato di ciascuna porta traccia dello stato delle altre, si scambiano di continuo informazioni le une sulle altre".

"Come può lo scambio continuo di informazioni nella natura produrre noi stessi e i nostri pensieri?". 

"[...] che significa che siamo liberi di prendere delle decisioni, se il nostro comportamento non fa che seguire le leggi della natura?". "Non c'è nulla in noi che sfugge le regolarità della natura. Non c'è nulla in noi che violi il comportamento naturale delle cose".

"La soluzione [...] quando diciamo che siamo liberi, ed è vero che possiamo esserlo, ciò significa che i nostri comportamenti sono determinati da quello che succede dentro noi stessi, nel cervello, e non son costretti dall'esterno. Essere liberi [...[ significa che i nostri comportamenti [...] sono determinati dalle leggi della natura che agiscono nel nostro cervello".
"Io, come voleva Spinoza, sono il mio corpo". 

"I nostri valori morali, le nostre emozioni, i nostri amori, non sono meno veri per il fatto di essere parte della natura, di essere condivisi con il mondo animale, o per essere cresciuti ed essere determinati dai milioni di anni dell'evoluzione della nostra specie. Anzi, sono più veri per questo: sono reali". 

"Della natura siamo parte integrante, siamo natura, in una delle sue innumerevoli e svariatissime espressioni".

"Quanto è specificamente umano non rappresenta la nostra separazione dalla natura, è la nostra natura.

"La vita sulla Terra non è che un assaggio di cosa può succedere nell'universo. La nostra anima non ne è che un altro".

"Noi siamo una specie curiosa, l'unica rimasta di un gruppo di specie (il genere 'Homo') formate da almeno una dozzina di specie curiose. Le altre specie del gruppo si sono già estinte [...] ". 

[100.000 anni fa, la partenza dall'Africa]
[30.000 anni orsono, la scomparsa dei Neanderthal]

"Penso che la nostra specie non durerà a lungo. Non pare avere la stoffa delle tartarughe, che hanno continuato ad esiste simili a se stesse per centinaia di milioni di anni, centinaia di volte di più di quanto siano esistiti noi. Apparteniamo a un genere di specie a vita breve".

"Ma immersi in questa natura che ci ha fatto e che ci porta, non siamo esseri senza casa, sospesi fra due mondi [...]. No: siamo a casa. La natura è la nostra casa e nella natura siamo a casa. Questo mondo strano variopinto e stupefacente [...] non è qualcosa che ci allontana da noi, è solo ciò che la nostra naturale curiosità ci mostra della nostra casa. Della trama di cui siamo fatti noi stessi. Noi siamo fatti della stessa polvere di stelle. Non facciamo che essere quello che non possiamo che essere: una parte del nostro mondo".


Sertte brevi lezioni di fisica
Carlo Rovelli
2014, Adelphi

Questi contenuti erano scritti in forma diversa in questo precedente post. Hai voluto rimetterle qui, perché quella presentazione sacrificata e anche con molti refusi, non ti soddisfaceva. Questo libro, merita(va) un omaggio migliore. Ed eccolo.

lunedì 28 novembre 2016

Ragnatele, variazioni sul tema. Haiku





 
brillano al sole
le stoppie dei ragni
di umida seta


Setose onde
I ragni luccicano
Quando tramonta


Vento poggiato
Le lenzuola setose
Terra gibbosa


Neve di seta
Le ragnatele nuove
Novembre piove








sabato 26 novembre 2016

Adotta un cane anziano - TANTI LINK

Adotta senza esitare


Sera tardissima, e tu sei qui a scrivere un sia pur piccolo post, sull'onda della serendipità - ché a surfarla, quest'onda vengono quasi sempre gli scritti più belli; altro che scervellarsi (con tutto che ci stai seriamente provando - almeno a pensarci di impostarti un qualche abbozzo di scaletta-calendario per i post del blog, da qui in avanti, ma magari ci torneremo). Comunque.

Dalla lettura di un post - questo - al commentarlo, al leggere gli altri commenti, allo scoprire altri blogger, e dai loro blog, trovarne altri: lungo questo percorso, sei arrivato qui. Al blog che si chiama come il titolo di questo post. 

Diciamo che questo è un post di presentazione di questo blog, quindi. Perché sei convinto in maniera cristallina della validità di portare a casa propria un cane anziano - limiti di proposito il discorso a questo tipo di scelta, di azione, di gesto, perché ne hai ripetuta esperienza diretta; questo,  è ovvio, non esclude gesti simili nell'idea di empatia, ma diversi nella concretezza, perché coinvolgono individui in difficoltà di altre specie diverse da quella canina. Al contrario: il valore, la bellezza di qualsiasi gesto di questo genere è, a tuo parere, chiarissimo e indiscutibile.

I cani anziani sono un mondo a parte, un universo con regole proprie. All'anzianità, spesso si associa la disabilità, e il che richiede un di più di convinzione. 

E, sapendo questo, per il momento, con tutti i link che aspettano solo di essere aperti, smetti di scrivere qui.  Vuoi lasciare spazio ai tanti pensieri che hai già provato a raccontare - per tornare a raccontarli in futuro - vuoi lasciare spazio alle storie degli altri, vuoi lasciare spazio ai visi canini e umani che sono protagonisti di queste storie o lo saranno di storie future.

Buona lettura, se vi va. Ma, soprattutto, BUONA ADOZIONE.