venerdì 24 marzo 2017

Agnellini pasquali. Tanti davanti agli occhi (il gioco dell'oculista)

Arriva la Pasqua. Più festosa e compassionevole così...



... o così?

Meno di un mese ci separa dalla Pasqua dei cristiani. Nell'uovo di cioccolato fondente, ti piacerebbe trovare una versione in tema del gioco dell'oculista.

Ricordi in breve che il gioco dell'oculista è fatto per gli occhi etici che eventualmente ciascuno di noi dovrebbe avere, e accertarsi se hanno bisogno di occhiali, o di fare esercizio per riaprirsi e focalizzarsi meglio sulle realtà da vedere. Per scoprire, con pochi semplici esercizi, quale immagine ci piace di più - e cercare di capirne il perché.

Qui possiamo vedere tanti agnellini. Sono sempre bianchi e riccioluti. Nella prima immagine, i loro riccioli minuscoli si intrecciano coi fili dell'erba verde. Nella seconda immagine, il vento che soffia per aria, non piega le dure sbarre, che sono grigio-bianche e contro le quali i ricciolini lanosi possono solo rimanere impigliati. Mentre gli agnellini, che sono stati separati dalla mamma quasi subito dopo la nascita, vengono ora fatti salire sull'enorme tir diretto al mattatoio. Hanno poche settimane di vita.







giovedì 23 marzo 2017

Il lupo delle Valli Ticinesi

@ keystone

Da millenni, ormai, homo si è considerato separato dall'interezza degli altri viventi, si è ritagliato uno spazio solipsistico, sterilizzato e chiuso ermeticamente - soprattutto a livello di rappresentazione di se stessi e della realtà circostante. Una delle conseguenze - forse LA conseguenza, di sicuro tra le più gravi e foriere di catastrofi - è la reificazione degli esseri viventi, la cancellazione delle individualità, l'omologazione, livellamento, delle diversità. E, quindi, la loro (s)oppressione, l'aggressione che viene mossa nei loro confronti, quando sono inconsapevoli colpevoli della violazione di regole decise unilateralmente dagli umani, con pesante squilibrio della distribuzione dei vantaggi e delle (non)reciprocità. Tutto questo linguaggio difficile - che hai scoperto leggendo i testi di molti autori che se ne occupano - per dire che troppo spesso gli animali sono marchiati come 'invasori', 'minaccia', da 'eliminare', 'eradicare'. La pena - già di per sé decisione iniqua di inarrivabile prepotenza - è solo una: la morte.

Per esempio...

Questo bel lupo non ha un nome, ma solo una sigla. Non è più un individuo, ma un pezzo intercambiabile del modello astratto lupino. Il suo 'abbattimento' (una esecuzione col nome che le viene dato quando si parla di animali non umani) è stato deciso dalle massime autorità. Il DNA lo ha inchiodato: il lupo M è un 'predatore', che ha ucciso 32 volte. Trentadue vittime, non di un serial killer, ma di un cacciatore naturale che si è procurato cibo nel modo principale che conosce, in un ambiente che gli è ostile e che gli sta sempre più stretto, dove le risorse per lui sono sempre meno accessibili e abbondanti. Chi sono le sue vittime? Per le autorità, sono, in realtà, altre 'cose', a uso e consumo degli umani: sono 'capi di bestiame', sono 'animali da reddito': la loro vita non vale per se stessa o per loro, né è di loro proprietà. La loro vita è stata spossessata dagli umani, che mentre sembrano preoccuparsi della loro incolumità e sicurezza, si stanno in realtà preoccupando dei loro calcoli e profitti economici e commerciali.

In un susseguirsi dettagliatissimo di cifre, statistiche, elenchi e numerazioni (in questo senso, forse, nella burocratizzazione anodina del flusso della vita, del suoi mescolare insieme morte e sopravvivenza, cura e fuga, sta l'intrinseco 'nazismo' bashevis-singeriano delle società umane nei confronti degli alteranimali non umani), scopriamo che il lupo M ha superato la soglia massima consentita a un predatore in un mese, ed è perciò diventato un fuorilegge, un ladro, un rapinatore. Perché abbia compiuto così tante uccisioni, a nessuno interessa, così come interessa a nessuno della vita degli animali che ha ucciso. Quelle vite 'contano', - sono contabilizzate - solo in un bilancio di impresa. Sono dei segni meno, delle perdite, che vanno arginate per non intaccare il profitto.

La sua condanna a morte ha un nome: articolo 9bis dell'Ordinanza federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e uccelli selvatici (OCP) (vedere le parole 'caccia' e 'protezione' nella stessa frase, ti procura sempre una strana sgradevole vertigine, una sorta di labirintite).

Ci sarà la supervisione dei guardiacaccia.
Il lupo M deve riuscire a nascondersi per 60 giorni: dopo i quali, l'autorizzazione allo 'sparate a vista per uccidere' contro di lui, a quanto apre, perderà di validità...

martedì 21 marzo 2017

100.000 '陽, 春, 晴'

100.000 Haru: 100.000 fiori di primavera


... e proprio come la fioritura primaverile, il contatore del blog ha raggiunto e superato la fatidica - psicologica - cifra dei 100.000 visitatori.

Proprio oggi, che è anche la giornata mondiale della poesia.

Sei gratificato da questo evento, per te è significativo: tanto più che questa rincorsa al centomila è scattata come uno sprint praticamente negli ultimi giorni, nelle ultime settimane, nell'ultimo mese.
Ci sono post che hanno attirato l'attenzione dopo esser rimasti più o meno fermi per anni; ce ne sono stati altri che hanno guadagnato l'interesse della lettura in maniera quasi immediata e con crescita fulminea. E che hanno portato alla quota 100M. Son tutti lì da vedere: sono comunque sempre, tutti, post che parlano - o provano a parlare - di comunicazione, di condivisione, di ascolto, di apertura, di scoperta di nuove visioni della realtà che noi siamo. Naturalmente, ce ne sono molti altri, che navigano carsici; o che suonano in sottofondo, come basso continuo. Tu stai provando a creare dei legami tra questi post, in modo che tutti quanti siano piccole frasi di un discorso più grande, che rappresenta il tuo tentativo personale e limitato di mettere insieme cose, idee, fatti, realtà, persone magari lontane, seguendo suggestioni - ma non solo: anche pensando, studiando; ma anche riflettendo sulle esperienze concrete: dai presidi al turno in canile. 

Se questi legami che vuoi creare, se questi percorsi che vuoi incrociare, se queste rotte che speri di intersecare mentre le stai tracciando, avranno fortuna e radicheranno crescendo, sarà proprio grazie ai visitatori: a tutti quelli che faranno un salto qui; a quelli che leggeranno; a quelli che commenteranno; a quelli che si iscriveranno.

L'occasione dei 100M vuoi coglierla per provare a fare due cose, prossime venture, legate alla visitabilità del blog - dopo e oltre la pagina FB; al di là dei link preziosi e dei blog e delle pagine condivise (ce ne saranno ancora, ogni volta che si potrà).
Hai detto due cose? Venti cose, modi di scrivere post e di parlare di argomenti che ancora aspettano di apparire o di ritornare.
Ma le due cose a cui ti riferisci, speri, saranno viste come un regalo e un piacere per naviganti e visitatori.

Intanto, primo regalo, alcuni haiku, che tu scrivesti nel corso degli anni



CUCE AGO E SPAGO

CANAPA INDIANA ABBRACCIA
SCREPOLATURE


IN MEZZO AL SENTOR

DEL SOLE GERMOGLIATO

CHIUDERE GLI OCCHI


DI DOMENICA

MATTINO SOLEGGIATO

DA UN BEL SORRISO


SPICCHIO A COLORI

SBATTE LE ALI IN SILENZIO

TRA STELI FRESCHI



 
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ORA IL SOLE ENTRA

S’APPOGGIA ALLA TAVOLA

DI FOGLI INGOMBRA




 

domenica 19 marzo 2017

NOmattatoio Torino 5- sabato 18 marzo 2017











Il mattatoio torinese è in via Traves, zona nord della città, abbastanza vicino allo stadio della Juventus e al parco della Venaria Reale (che in passato era la riserva di caccia dei Savoia sulle colline torinesi).

Non è 'fuori mano': è decentrato, come la maggior parte di queste strutture. Siamo in una zona a veloce scorrimento, al bordo esterno della vita sociale: qui non vedi alcun segno di accoglienza per la vita. Eppure, proprio di fronte allo spiazzo enorme del mattatoio, stanno costruendo dei condomini...

Sei andato al presidio con emozione: dopo tante partecipazioni solamente virtuali, ieri ti ci sei messo finalmente anima e corpo, dopo quasi due anni dal tuo primo presidio NOmattatoio di persona

Al sabato, il mattatoio torinese, è chiuso. Non arrivano i tir della morte, ma c'è un modesto viavai di camion, fugoni, auto e un paio di mezzi della nettezza urbana.
Siamo di fronte a una strada dove le auto corrno veloci, sempre in accelerazione, ché, dopo la curva che le immette sul rettilineo, non ci sono semafori, è insomma un invito a premere sull'acceleratore.
Però, qualche automobilista ha rallentato...

Ti è sembrato un ambiente ostile, a conti fatti. Non solo perché siete di fronte a un luogo progettato e costruito per produrre dolore e morte, ma perché intorno a voi non c'è altro che cemento, asfalto, alberi magri e erba che avrebbe bisogno di una bella pioggia.

Pioggia - anche metaforica - di cui noi presidianti non eravamo che una gocciolina. Ma la goccia buca la roccia, e i piemontesi sono specializzati nel fare le cose in modo piano ma costante.
Per cui, speri e ne sei convinto, il presidio torinese crescerà, e si vedranno tante più persone a ciglio strada, ciascuna con in mano i cartelli, da far vedere agli automobilisti che passano veloci e smemorati di quello che stanno attraversando.

Un mese dopo l'altro...

venerdì 17 marzo 2017

Gli abitatori di un giardino









In questo botto di primavera frettolosa, che ti sta sorprendendo con fioriture fulminee, hai ricominciato a fare prove di giardinaggio, una cura nella terra e della terra, tra l'erba e le fioriture, ramoscelli teneri e tronchi in crescita.
Adesso stai scrivendo con la terra sotto le unghie e il profumo di erba e terriccio che indugia nel naso e sulla pelle delle mani.

Non sai se fare queste attività, tutto sommato modeste - sulla piccola scala di un piccolo giardino - sia una apertura all'alterità vivente; sei sia un riavvivare sensazioni fisiche terrigne epidermiche odorose che ci fanno bagnare molto di più nel flusso dei viventi, nell'"oceano di alterità" dove ogni singolarità si impegna a planare in una condizione di precarietà costante; se sia un decentrarsi dall'ingannevole antropocentrismo.

Sai però che, movimentando terra e spostando ramoscelli e tagliando erbe, si colgono di sorpresa le vite degli altri abitatori del prato - altrimenti invisibili: formiche, insetti volatori, vermi che si contorcono quando sposti la pietra umida che li proteggeva.
Allora, sei obbligato a fare una cosa unica: devi sospendere il lavoro in quel punto - ché è un lavoro con finalità umane; devi riportarlo ai tempi di vita di quel verme, di quella formica - per dar loro lo spazio oltre al tempo di ritrovare il corso della propria vita e quindi sopravvivere a quella che per loro è una catastrofe, o ne ha le potenzialità terribili.
Fai questi gesti - semplici ma per nulla scontati. Bisogna accorgersi dello sconvolgimento procurato, bisogna che ci importi il disorientamento di chi lo ha subito, bisogna - infine - che ci sia la volontà di porvi rimedio. In questo modo però, forse, si può entrare - tu credi - in un dialogo, in un ascolto di questa singolarità-alterità che ci ha sorpreso mentre la sorprendevamo, andando a penetrare nel suo ambiente. 
Stai sempre seguendo suggestioni di letture di Roberto Marchesini: con questi gesti, minuscoli come chi ne trarrà beneficio e prosecuzione della propria vita, ci immedesimiamo attivamente, apriamo una soglia, proviamo a creare un dialogo - dove le parole non sono importanti, ma lo sono invece le azioni o le astensioni. Marchesini scrive di "dispersione nell'altro" di "singolarità ibrida" e ti sembra molto bello che questa sublime filosofia vertiginosamente speculativa possa trovare esempio in momenti piccolissimi e pressoché quotidiani - sempre che tu abbia compreso il ragionamento di Marchesini, complesso quanto - per te - da molti sempre emozionante e generatore di pensieri a tua volta. Insomma: lasciare il sasso al suo posto, dove trovava ombra il verme, o aspettare a tagliare o pulire fino a che la formica, la lumaca, il ragno trovano altro luogo dove dimorare, sembrerebbe un "modo per migliorare se stessi, una antropotecnica che ci consente" di criticare e mettere in discussione l'angustia asfittica dell'Io (l'Io cogitante cartesiano, si intende) e le sue ragioni.
Quando eviti di sconvolgere fino all'estrema conseguenza una singola vita che era lì prima di te, in un prato che abitava da sempre, manifesti la volontà di sospendere il tuo individualismo, manifesti la volontà di partecipare alla vita - dice Marchesini -  in modo conviviale. 
Ammetti, infine - e, secondo te, anche accetti - la tua vulnerabilità, la tua pochezza; ammetti che occorrono la tolleranza e la cura. Ammetti che sei un mammifero -  e che la natura dei mammiferi, come dice il nome stesso, è intrinsecamente femminile.
Quando avrai finito il lavoro in giardino, scriverai anche qualcosa su questo libro che parla di Alterità, secondo Roberto Marchesini.
Intanto, sei contento che in un piccolo giardino, oltre a primule, pesche, roselline, moltissimni insetti, ci sia anche tanta filosofia pratica - ben inteso, quella filosofia speciale che si impegna a ri-trovare il posto giusto in mezzo agli altri viventi.

domenica 12 marzo 2017

Love - la volpe


edizioni BD


Ti sei arrampicat* fino alla cima dell'altura, in mezzo al bosco, che è caldo e olezzante, anche se immerso nell'ombra. Sei nel punto più alto nel raggio di molto chilometri e ci sei arrivata con determinazione e pazienza, un passo dopo l'altro. Non eri mai stata sulla cima e oggi ti è venuta la curiosità di vederla, annusarla, per scoprirla e conoscerla. 
Se alzi lo sguardo, oltre i tronchi e le molte foglie, vedi il bosco rosso, giallo e rame dei cespugli bassi e forti, sul pendio di fronte; e, come incastrato tra le due pendici boscose, il luccicare azzurro e ammiccante di abbagli del mare, azzurro profondo.
Torni a immergerti nelle radure e tra gli alberi.
La tua vita si svolge in questi spazi, insieme a molti altri individui di altri animali, con abitudini diverse e i loro comportamenti, che spesso ti sorprendono.
La vostra casa, l'isola grande che emerge dal mare profondo color del vino, sta per cambiare completamente, improvvisamente, e violentemente.

Questa storia ha la magia della assenza delle parole. I veri incantesimi sono quelli agiti con tutti i sensi e i movimenti del corpo - dei corpi, nel fluire inarrestabile della vita, qualsiasi sia la forma che ha preso, una contingenza individuale sempre e comunque destinata a ritornare a indistinguersi nel flusso vitale. Eppure, è molto simile al bel libro "L'estate della collina", in qualche modo ne condivide l'approccio. In quel libro le tante parole pennellano immagini quasi statiche; qui le immagini raccontano storie mozzafiato. Ma tutte e due gli sguardi provano decentrarsi dall'antropocentrismo (secondo te, grazie anche ai mezzi impiegati, la storia grafica ottiene con maggior efficacia questo intento).

Scrivono in esergo i due autori, Frédéric Brrémaud e Federico Bertolucci:
"NEL REGNO ANIMALE LE BESTIE NON SI AMANO.
MA NON SI ODIANO NEMMENO.
L'AMORE E L'ODIO FORMANO UN TUTT'UNO.
UN TUTTO UNIVERSALE, UN INSIEME SUPREMO
CHE SI POTREBBE DEFINIRE DIVINO, O ANCORA, AMORE.
UN AMORE CHE L'UOMO NON RAGGIUNGERà MAI."

Una frase intrecciata di strani opposti, detti in un modo che ti crea delle zone grigie, proprio ai bordi della vista, quegli oggetti sull'orlo della percezione, che si riesce a guardare solo girando gli occhi di lato, ché se provi a guardarli direttamente, spariscono.
Ti sembrano strane, per esempio, parole come 'odio' e 'bestie', due spie di una visione per forza di cose (?) plasmata su misura umana. Eppure, si intravede un che di vero, e di avvertibile che è autentico, nel tutto universale, e che rimane irragiungibile per l'uomo proprio perché è propenso a usare parole che esprimono concetti come 'odio' e 'bestie': parole che tagliano e che creano separazioni, confini, barriere, laddove invece non ne possono esistere - pena il disseccamento e la morte per aridità.

Amore è in effetti una parola più giusta: non per sentimentalismo, né per effettuare una distorsione prospettica diversa ma simile a quella che si impunta a rendere separato l'uomo dagli altri animali e da tutto il vivente. Bensì perché se amore significa creazione di relazione, allora è proprio la relazione, l'interscambio - esplicato in tutti i modi possibili, compresi quelli rapidi, unilaterali e aggressivi - che anima l'intero flusso vivente.

La storia, affascinante in quanto priva di parole, ne è un tassello perfetto come esempio. Tutti gli animali coinvolti nel cambiamento dell'isola, si trovano in certi momenti a incontrarsi e scontrarsi, assecondarsi o intralciarsi e ciascuno di loro non perde la propria individualità, né il proprio punto di vista - anche se il punto di vista principale è quello della piccola volpe, in gara con se stessa - così sembra, così ti sembra, fino alla fine rivelatrice - e in competizione con l'isola, per la quale corre e salta a perdifiato in tutto il racconto. La volpe ha un pensiero, ha una meta, ha una speranza, ha una preoccupazione, ha un piano, fa tutto quello che fa perché vede se stessa non da sola e viva oltre il pericolo. Arrivi a capirlo nello stesso momento in cui la vedi arrivare fino alla fine, e scopri con lei - che ritrova e riscopre - l'ago della sua bussola.

Alla fine, la luna scintillerà sulla cenere. A giorno fatto, le volpi torneranno a correre nel ripido scosceso prato, a picco sul mare, lo stesso punto dove prima c'era un altro pezzo di bosco  e adesso ondeggia il mare.

giovedì 9 marzo 2017

Vuoi immaginare il mio futuro da grande? - NOmattatoio in metropolitana

"Ti piacerebbe darmi un futuro? Scegli vegan"


"Ti sei mai chiesto cosa farà io da grande? Scegli vegan"


"Immagina se io potessi rimanere in vita. Scegli vegan"




Lo sapete, no, come ci si sente quando si entra in metropolitana?
Il fatto di prendere le scale per andare sottoterra, dove prendere un treno che in gallerie sotterranee ci trasporterà tra punti distanti della città - una specie di 'salto in iperspazio', però dal retrogusto ctonio delle piste per le biglie al mare - ci pone subito in uno stato di attenzione che non è quello normale - che in città è già ipercinetico di suo.
Infatti, ecco che tutto quello che ci sta intorno - paesaggio totalmente artificiale - ci sollecita con evidenze raddoppiate, enfatizzate, che hanno l'effetto paradosso di avviluppare i sensi in un domopak di distacco.
E però non siamo ciechi o distratti: filtrano invece fino a noi quei messaggi che con il loro aspetto familiare, noto, consuetudinario, riescono a portare fino alla nostra attenzione multi-scopo, contenuti in qualche modo sorprendenti. Che cioè hanno il colpo di scena, che ribalta e capovolge tutte le ovvietà.

I contenuti di NOmattatoio, che vedete qui sopra, in foto recuperate dai profili fesibucchiani, hanno - dal tuo punto di vista - questa caratteristica. Cioè?
Cioè: ormai l''uomo della strada' - sì, anche della strada sotterranea - ha più o meno avuto sentore dell'esistenza di 'cose' come 'gli animalisti', 'gli allevamenti intensivi', 'la libertà degli animali' e sa, per sentito dire, delle lotte, delle campagne, dell'impegno che portano avanti con costanza e nel tempo i più accorati, consapevoli e organizzati tra gli attivisti per la liberazione degli altri animali.
Quelle di lungo corso, sono infatti, probabilmente, le uniche campagne con chance serie di ottenere risultati. 
Così, quando questo 'umano della metropolitana' incappa in manifesti che gli raccontano gli aspetti della liberazione animale, cogliendolo di sorpresa  - ma non a tradimento, secondo te - i suoi pensieri sono più disponibili, quanto meno a lasciarsi incuriosire e a trattenere quelle informazioni essenziali, quelle emozioni, per un tempo meno effimero di quello concesso di solito ad altri manifesti.

Giusto che sia così. Lo sanno anche e soprattutto gli advertiser: te la giochi sulle emozioni. E infatti, non può non essere emozionante, mentre si cammina verso la banchina del treno, venire colti dallo sguardo grande e profondo, diretto e limpido, interrogativo ed esclamativo di questi tre testimonial.
Non si tratta di tre animali presi a caso, ma tre individui - ciascuno con una sua storia - salvati a loro tempo, che oggi possono mostrarsi e raccontarci la loro, di storia, il loro destino, e le loro speranze per il futuro. Noi umani - nel caso specifico, le ideatrici della campagna - gli facciamo da portavoce, da interfaccia per gli altri umani che ancora queste cose non le sanno: non le conoscono, perché nessuno gli ha dato il tempo di soffermarcisi nel modo giusto, col suo tempo e spazio, per poter cogliere ciò che il racconto di questi tre testimonial significa. 
Cosa significa? Che: La vita che continua e che è unica e preziosa per ciascuno di loro; la vita, nella quale e per la quale fanno progetti, hanno aspettative e sogni; una vita che, di riflesso, loro tre, ci chiedono pensare anche per gli altri: che in questo momento non possono raccontarcela, perché sono rinchiusi in uno stabulario, o su un camion, o tra le pareti di un macello. Che sono come loro - nel senso che sono della medesima specie - ma che contemporaneamente non lo sono (mai; più; ancora), in quanto e perché sono stati espropriati della loro individualità, della loro libertà, di tutto loro stessi, poiché sono stati pensati, concepiti e trattati come prodotti da profitto, per qualcun altro che è il loro carnefice - letteralmente.
Questa è la forza della campagna NOmattatoio.


 
Campagna NOmattatoio in Metropolitana di Roma (linee A e B) da oggi fino al 22 marzo!