lunedì 31 ottobre 2016

Alcuni haiku nebbiosi

foto di Patrizia Mezzogori


OMBRA S’ALLUNGA

LA NEBBIA NEI VICOLI

STILLA UMIDO




COLOR DI NEBBIE

SUI PORTI DELL’ANIMA

OCCHI MARRONI




SORPRENDE I PASSI

BEN PRIMA DELLA NOTTE

NEBBIA SOFFIATA



BIANCA POI GRIGIA

LA NEBBIA REPENTINA

NOTTE PRECOCE

 

NEBBIA TRASPORTA

VIE RAGGOMITOLATE
FUORI DAL REALE

 

LUCE FINESTRA

SMORZATA DLLA NEBBIA

MI RIPORTA TE



FANTASMI D’ARIA

DIFFUSE DITA NEBBIA

CITTA’ MAGICA

 

SOFFIA REFOLO

LA NEBBIA S’ARRAMPICA

ALLA FINESTRA




PROFUMO DENSO
DELLE GOCCE DI NEBBIA
RICORDI LUNGHI




mercoledì 26 ottobre 2016

Cani Shabby Chic, Cani Kintsugi

Stella e Lisa, 3 agosto 2011


Questa foto ha tutta una storia dietro. Che Facebook, con questa faccenda che ti ripropone i ricordi degli anni precedenti, ha tirato fuori dal cassetto. Appunto. 
Lasciamo perdere che magari non tutti i ricordi sono piacevoli da rivangare, e che la cortesia feisbucchiana non ci è poi sempre gradita il giusto. Lasciamo stare, ché questo ricordo non è per niente spiacevole - malinconico, sì, come del resto la maggior parte dei ricordi - e anche perché il discorso ci porterebbe lontano su un sentiero di comunicazione mediatica che non è tanto battuto da te in questo blog, un po' per scelta, diciamo.
Torniamo alla foto e alla storia. Quel giorno le amiche Stella e Lisa si rilassavano, vicine, al parco; il mese precedente, Lisa aveva rischiato di morire. Adesso, invece, erano di nuovo a raccontarsela, attraverso i respiri, il calore e la morbidezza del pelo.
Quando ti si è ripresentata, quindi, l'hai ricondivisa volentieri, con un pizzico di agrodolce tra la tastiera e gli occhi (e ti sei rivisto pure il resto delle foto dell'album da cui questa immagine è stata estratta).
Quanto al metterla in apertura di post, hai esitato. Quasi mai, infatti, desideri pubblicare foto private, di te o di chi vive con te. Questa immagine, poi, racconta un momento di grande intimità, che temevi di violare, anche perché, da quando Stella non c'è più, è ormai irripetibile. Cosa ti ha fatto cambiare idea? Oltre al fatto che così è come se fossero di nuovo insieme? Oltre ai commenti affettuosi - sia vecchi che nuovi - che la foto ha suscitato? Provi a spiegare, facendo un piccolo flashback...
Stella e Lisa sono state definite 'cagnoline speciali': sono epilettiche, hanno bisogno di cure e di medicine per tutta la loro vita. Accudire un cane epilettico è uno sport estremo, tanto è che su Facebook è nato un gruppo di sostegno, per persone che convivono con cani epilettici (e successivamente, hanno fatto il loro ingresso anche i gatti). Vietato, però vivere il tutto come una costante tragedia, ché l'atmosfera in famiglia è già parte della cura (intesa in senso ampio: non solo i farmaci, ma anche le attenzioni e il tempo passato insieme). Occorrono calma e serenità, di più, occorre quanta più gioia di vivere, e sorrisi, che si riesca a fare. Non sempre ci riesci, non sempre ti viene facile, ma è così che devi fare. Lo avevi già visto fare e avevi imparato a farlo in posti come quello di cui si parla qui (e di cui tornerai, speri, a scrivere molto presto). Il percorso che proprio lì, in quel rifugio, hai iniziato con molta fortuna, di sicuro portata dal caso (perché non sapevi, né potevi saperlo in anticipo, che quel luogo fosse così baciato dalla bellezza del saper curare, prima di esserci entrato), lo hai proseguito fino a conoscere altre realtà con la stessa filosofia, come questo.
Bello è stato perciò leggere un nuovo commento alla fotina di Lisa e Stella  - di Fabiana Rosa, la presidentah di Progetto Quasi: Stella e Lisa sono state paragonate a un 'doppio comodino Shabby Chic'. Stilose e di gusto, nella loro morbidezza riccioluta. Ti è piaciuto così tanto questo commento da fashion blogger (esisterà la forniture blogger?) che sei andato a fare una ricerca internettiana sul termine. E hai avuto delle belle sorprese.


Mobile marittimo. Vintage nordico. 



Coppia di comodini bianchi. In stile



"Trattasi di uno stile di interior design, in cui mobili, accessori e arredi si presentano invecchiati, anzi, maggiori sono i dettagli usurati meglio è rappresentata l’anima di questo stile."

" I mobili più adatti al fai-da-te. Trattasi di mobili ricchi di intarsi, perché rappresentano un’età passata e, quindi, l’effetto “polveroso” delle vernici pastello ben attecchisce sulla loro superficie. Lo shabby dà al “vecchio” una seconda possibilità, riportando a nuova vita mobili che altrimenti non guarderemmo neppure".        
Capito?  In pratica Shabby Chic ricerca il bello, il grazioso anche dove sembrerebbe non esserci, e valorizza i dettagli 'strani', considerati sorpassati, fino a rendere desiderabile e apprezzabile, attraente, qualcosa che fino a quel momento prima veniva disprezzato. Un discorso che ti suona familiare: perché lo stai leggendo/ripassando grazie alla lettura di questo libro; e perché ha anche molto dello spirito 'quasista' di recuperare e valorizzare cani anziani, decrepiti, in fin di vita o peggio, catorci, sfascioni, salme, ecc.

Ma non finisce qui... 


Oggetti Disabili


Non ce n'è uno uguale


Ti viene spontaneo immaginare collegamenti tra cose distanti tra loro. Mentre leggevi che cosa significa la pratica Shabby Chic, ti è venuto da pensare che l'attenzione alla valorizzazione di ciò che è usurato, o - perché no? estremizziamo! - rotto, spezzato, frantumato, potesse trovare un ottimo aggancio anche in Oriente, con la filosofia/la pratica denominata 'Kintsugi' (kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente "riparare con l'oro").  La tecnica permette di rimettere assieme cocci e frammenti di oggetti frantumati dopo una caduta o un incidente, saldando i pezzi tra loro con "oro o argento liquido o lacca con polvere d'oro per la riparazione di oggetti in ceramica (in genere vasellame), usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti". Il valore di questa pratica, secondo te, consiste nel fatto che - per prima cosa - un oggetto rotto non viene gettato via, ma viene considerato prezioso da meritare attenzione e tempo per essere riparato: perché è un oggetto unico; perché magari c'è anche un valore simbolico, affettivo, che lo permea. Ogni oggetto riparato, torna intero, ma non è più quello di prima, è qualcosa d'altro, l'unione di due materiali differenti: un nuovo oggetto che è maggiore della somma dei due materiali, ed è doppiamente unico ed irripetibile.
Per una volta, con soddisfazione, e contrariamente alla pratica comune e triste della oggettificazione degli esseri vivi, puoi fare questo confronto: i vasi kintsugi sono come gli animali disabili, dei quali certi umani si prendono cura: gli animali disabili sono unici,  hanno per prima cosa una unica e preziosissima vita, insostituibile e alla quale tengono tantissimo; possiedono una loro individualità speciale, che nasce dal loro essere - in qualche modo - rotti (si sono rotti a un certo punto della loro esistenza, o magari - capita - sono nati già 'rotti'). C'è di più. Non rinunciano alla pienezza della vita e delle sensazioni che regala, si riorientano tutti se stessi sulla loro condizione mutata e riprendono il percorso unico della vita, senza perderne nemmeno un minuto.  La casualità della vita li ha frantumati, ma la cura che li ha recuperati dalla morte, li ha resi doppiamenti unici e irripetibili: da una ferita rinasce una nuova bellezza, un diverso equilibrio, sia esteriore che interiore. Che si tratti di un carrellino, di una terapia, di una nuova capacità di prestare attenzione e anticipare, da parte degli umani. Saresti tentato di aggiungere che questo equilibrio si trasmette anche al fortunato (!) (sì, avete letto bene: fortunato) compagno umano di un altranimale disabile, come Lisa e Stella. (Ma questo punto, ti dici, perché dimenticare Oscar? Così facciamo pure un bel en plein di link nel post, e chi legge avrà la possibilitò di farsi i suoi propri collegamenti. E vai).

domenica 23 ottobre 2016

Il Giardino di Quark





Il Giardino di Quark: ecco un Canile 3.0, come quello non solo sognato, ma anche teorizzato, divulgato, pubblicizzato e messo in pratica, realizzato, da Luca Spennacchio, e da tante persone che condividono questo progetto sociale - cinofilo.

Qualche anno fa, sei stato dentro questo bel progetto, e hai imparato molto, così tanto che ancora te lo ricordi - e sono ricordi tosti, significativi, anche difficili, a volte. Al Giardino di Quark, i cani ospiti sono protetti, perché il Giardino è un rifugio e così si presenta alla gente. Cani al sicuro, ancor più bisognosi, poiché anziani, o malati o disabili.  Vedresti bene la storia del Giardino raccontata in un volume 2 di un libro come "Salvi!" (e ti sembra strano ma non casuale che di recente hai conosciuto altri protagonisti di alcune delle storie lì raccontate, oltre a quelli che conoscevi già, e ti sembra molto bello constatare come ce ne siano, di posti come questi, se non tanti quanti dovrebbero o potrebbero, almeno non proprio così pochi; e infatti altri te ne vengono in mente, che meriterebbero di venire segnati e conosciuti)

Quindi, l'altra sera, stavi dicendo: è stato un piccolo tuffo nel passato - considerando che non sai nuotare!.
Da questo tuffo sei riemerso con ricordi rinfrescati di volti e sorrisi e parole; e - soprattutto -  col tesoro rinnovato ogni anno del 
Calendario del Rifugio.
In queso caso, ne faccio smaccata pubblicità: non solo perché è un ottimo modo di sostenere persone capaci che aiutano cani felici, ma perché è un calendario BELLO, gioioso e solare, come i cani, i gatti e gli umani che incontrate nelle fotografie mese per mese.
Altro tesoro, che ritrovate fotografato in cima al post: 
la cartolina che lancia il progetto "Una nuova cuccia per Joe". Joe è il bretonino disabile e carrellato, ospite scatenato al Rifugio. La cuccia di Joe, ha bisogno di un nuovo pavimento, per proteggere le sue zampe (gambe?) posteriori, paralizzate, che si trascinano quando non sono 'montate' sul carrellino: che è il momento quando Joe fa ammattire tutti, e corre come un razzo per i prati del Rifugio.
Se cliccate sulla foto del retro della cartolina e la ingrandite, trovate tutti i riferimenti per aiutare il progetto del rifugio ;)

Vita canina. Vita felice, vita piena. I cani del Giardino non si sentono reclusi in canile, ma individui inseriti in una comunità, dove umani generosi e capaci, gentili e determinati,; ma soprattutto umani che hanno investito del loro tempo per imparare a conoscere il mondo dei cani; umani che sono sempre vicini e presenti, aiutando i cani ospiti in tutti i modi in cui sono capaci, a vivere la vita al meglio che si può. Non c'è cane che non sappia e non voglia cogliere al volo questa occasione, questa situazione da vivere e trascorrere nella pienezza di giorni magari anche difficili, o dolorosi (per la malattia, o per il clima rigido dell'inverno, ad esempio). Non c'è cane che non senta un poco 'casa sua' , gli spazi racchiusi - come un autentico giardino - del Giardino.
PS: hai corretto e aggiornato il link al Giardino di Quark (andate a controllare e soprattutto a cliccare) una cosa che dovevi fare dal novembre 2015: ci hai messo meno di un anno, dai


sabato 22 ottobre 2016

Canile 3.0: finestra su un futuro canino




Cominci a pensare che trascorrere serate come questa:  a vedere Luca Spennacchio che racconta il suo ultimo libro - ma poi inizia a dire anche tante altre cose che sembrano del tutto scollegate e invece non lo sono - in quel di Gattinara; ecco, che siano cose che dovresti fare molto più spesso. Perché? Perché sono la benzina del tuo pensiero e della tua empatia (insomma, per la tua anima e per il tuo cuore). Tu di te hai capito l'esser facile alle stanchezze emotive, specialmente quando le situazioni hanno a che fare con gli animali: vedere quanto siano evidenti le 'scorrettezze' (per non parlare delle crudeltà, incurie e abbandoni) che ogni giorno gli umani perpetrano contro gli altri animali, può scoraggiare. 
La forza e l'energia di Luca (e con lui, e come lui, tante altre  persone, in primis la presidente del Rifugio Il Giardino di Quark, ma tornerai a parlarne con un post apposta) si trasmettono come ondate di vibrazioni positive. La CERTEZZA di potercela fare, riacquista vigore. 

Tutto questo grazie anche a quello che persone così, come Luca, ci dicono.
Luca Spennacchio, per esempio, alla gente che era venuta ad ascoltarlo, e che poi poteva comprare il suo libro, ha parlato del VALORE DEL CANE.  Che NON è il valore misurabile in denaro (anzi, tu sei d'accordo che sia da bandire l'uso di comprare e vendere esseri viventi: la vedi un po' come una edizione inter-specifica della schiavitù). Il denaro, i soldi, non c'entrano niente. 
Il valore del cane, di ogni singolo cane, di ciascun cane che vive, ha vissuto, vivrà insieme a noi: si misura con la sua sincerità, con la sua limpidezza, con la sua generosità, con il suo essere veritiero, sempre.  Il cane e l'uomo sono comparsi sulla terra insieme, si potrebbe dire: qualcosa come circa 130.000 anni fa. Uomo è Uomo e Cane è Cane, da sempre, da quando esiste l'uno e da quando esiste l'altro. Non esisteremmo così come siamo, né loro esisterebbero così come sono, se non ci fossimo reciprocamente reciprocati. Questo, in sintesi super semplificata, è anche uno dei concetti portanti e importanti della zooantropologia, quella affascinante sfida cognitiva che unisce filosofia, etologia, scienze applicate, per darci occhi nuovi e prospettive diverse con cui guardarci e guardare il nostro (cioè di tutti gli animali, con noi dentro di loro) mondo.
Quindi, dice Luca: la domanda non dovrebbe essere 'Perché hai un cane?', ma piuttosto: 'Perché NON hai un cane?!'.
Cane ci fa capire come sia diventata artificialmente invivibile la nostra vita, inscatolata in città. Cane ci fa desiderare di ritornare e ritrovare la Natura. Cane ci fa capire che per vivere, cioè vivere davvero, è importantissimo, anche, buttarsi, a fare con la massima convinzione di cui siamo capaci, proprio quella cosa che in quel momento è importante, perché ci piace, perché ci attira, perché ci interessa, perché ci emoziona - e non ne esistono altre, tutto l'orizzonte è occupato da quella cosa, finché quella cosa dovrà occuparlo. Si capisce molto bene che qui, anche se abbiamo iniziato a parlare di una cosa considerata scadente - il canile, quasi un 'canificio', e quindi i cani - ci siamo ritrovati a parlare del significato, dei significati (o dei non significati) della vita stessa, di cosa sono Natura e Artificialità.
Cane è la cartina di tornasole per indovinare il rapporto che abbiamo con gli altri animali: ne è la apoteosi, perché Cane vive con noi da sempre, e ci accompagna ovunque. Se dunque il nostro rapporto con lui è guastato da violenza, da sentimenti di repulsione, ribrezzo, da tradimenti (nostri verso di loro, sempre), da leggende sociali legate a parole come 'dominanza', da volontà di allontanamento, da riduzione a cosa svalutata, inutile, banale, elementare; vuol dire che c'è qualcosa che si è guastato nelle nostre società tra umani. Attenzione: il Cane non è 'un esempio di...',  per ritornare per l'ennesima volta a parlare solo di noi stessi, dopo aver fatto finta di esserci ricordati degli animali. Al contrario: Cane è un compagno che vuole guidarci di nuovo sulla strada dell'empatia, che ce la insegna, perché noi, invece, ce la siamo dimenticata. Cane non si è dimenticato mai che cosa sia Uomo, e vuole farcelo ritornare in mente anche a noi. Perché noi umani, avvolti dalle macchine virtuali che abbiamo escogitato e costruito, già ora potremmo avere difficoltà a riconoscere noi stessi come umani vivi - invece che,  per dire, replicanti a termine.  Luca ha parlato - nella parte finale della serata, davvero emozionante, ci vuole un post solo per queste ultime cose che ha detto; vero che ti riprometti di scriverlo? - di fantascienza, di VR, di Alan Turing e di Philip Dick. Loro hanno immaginato e costruito le nuove macchine elettroniche, hanno immaginato e raccontato come potrà essere la nostra vita con loro. Siamo solo all'inizio. Rischieremo di perderci, ma se ci fideremo di Cane, rimarremo noi stessi. Di più: diventeremo - finalmente! - noi stessi. E la zooantropologia, su queste prospettive, ha tantissimo da svelarci, tu credi.
È  perché non siamo (ancora?) noi stessi, autenticamente Uomini, che ci sono i canili: la perversione di un rapporto di alleanza, fiducia e lealtà, unilateralmente tradito.
Luca Spennacchio scrive, all'inizio (e qui, vuoi riportare il testo ricopiato parola per parola): "Il canile che sogno è il canile che non ha necessità di esistere. Ma questo canile esiste in un mondo che oggi non c'è. Il nostro compito è di costruire quel mondo, partendo proprio dal canile che oggi c'è". Il libro spiega passo passo il canile 3.0, quello che è e sarà il luogo che accoglie le persone e le riconcilia con i cani, che produce e promuove cultura per la rivalutazione del rapporto tra Uomo e Cane - e quindi tra Uomo e Alterità Animali.

Perché, va detto e ricordato, visto che non ce ne rendiamo più conto: le cose che rendono felici il cane, sono le stesse che rendono felici noi. Quali? Stare insieme a chi si ama. Fare cose insieme. Esplorare. Viaggiare. Sognare. Mangiare insieme. Dormire abbracciati. Respirare l'aria pura, il vento, l'acqua, la terra e il sole. 
(grazie, Luca). 
I cani, hanno molte cose da dirci sul mondo, perché, del mondo, hanno una loro personale opinione, che si sono formati vivendo esperienze, interiorizzate e ripensate (proprio come facciamo noi).

E allora, in conclusione, almeno una delle mille domande che aspettano di essere domandate nel post più cinofilosofico di cui si diceva più sopra: Quando io, Uomo, riesco a essere felice - FELICE - un decimo di quanto è felice il Cane che vive insieme a me?

giovedì 13 ottobre 2016

La Via Lattea è un soffio di stelle...

Perseidi e Via Lattea


...la possiamo vedere a occhio nudo. Se la notte è limpida e senza luna. Abbandonando l'angosciante posizione eretta. Sdraiati, ci facciamo fissare dai miliardi stellari che non possiamo non vedere. E nel frattempo, odoriamo la terra che ci si è riavvicinata.
E poi? ...

venerdì 7 ottobre 2016

Guida QUASI galattica per i volontari animalisti

Ma è una copertina, questa?


Nella Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams, ci sono topolini ultradimensionali e superintelligenti, alla ricerca della Domanda e della Risposta Definitiva (42); ci sono mucche che si automutilano e suicidano per il piacere dei buongustai al Ristorante al Termine dell'Universo; ci sono delfini che scappano dalla Terra prima che venga disintegrata e dopo aver cercato - inutilmente -  di avvisare i membri della cosiddetta specie dominante, ovvero gli umani.

Ci sta, quindi, che questa Guida si chiami QUASI Galattica. E perché, "Quasi"?
...

A me gli occhi

e
...



Le manca solo l'asciugamano degli Autostoppisti. Visto che forse, LEI, NON è di questo pianeta - finché questo pianeta non va in mille pezzi, almeno.

Ci tengo a fare un piccolo passo indietro, ma solo per ritornare rapidamente  all'adesso.
Ho conosciuto Progetto Quasi grazie alla vicenda di Cessicah, cagnolina accecata e spellata dall'acido e con altri vistosi segni di incuria e maltrattamenti, nel corpo e nell'anima. Ricordo che la seguivo con passione su Facebook.

Evviva, è viva!
Ecco, in tutta la storia, quel che mi colpì, fu l'insieme efficace di ironia, coraggio, amore incrollabile, e una non troppo sotterranea indignata rabbia per chi aveva ridotto un essere vivente  in quel modo. L'ironia, soprattutto, tuttavia. Senza ironia, si può essere preparati ed esperti sotto il profilo medico, psicologico, veterinario assistenziale, curativo (e le volontarie di PQ lo sono), ma alla fine si rischia di rimanerci sotto, alla valanga di orrori di cui è capace l'essere umano. Con l'ironia ci si difende, ci si crea uno scudo:  ci si salva, ci si ama, e, ancor più importante, si rimane nelle condizioni di poter salvare e amare chi deve essere salvato e merita di essere amato. 

E la recensione potrebbe anche finire qui, invece promette/minaccia di essere assai più lunga. Per più di un motivo, come spero di farvi apprezzare.

L'ebook di Fabiana Rosa parte da qui - l'ironia -  e allo stesso tempo, qui arriva. Filtra la realtà del volontariato animalista in Italia, vero e proprio puzzle di diecimila pezzi, fatto di tessere notevoli per la loro efficacia, ma anche di pezzi approssimativi, che forse sarebbe meglio non ci fossero. 
Il volontariato animalista (denigrato dal pensiero comune, come qualsiasi cosa  abbia a che fare con gli animali), dovrebbe ancor di più essere fatto da persone motivate e preparate, che oltre tutto già così meriterebbero maggior considerazione. Si tocca con mano la realtà problematica dei costi delle amministrazioni locali, oltre che dei costi sociali e dei cosiddetti costi indiretti, risparmiati ogni volta che si sottrae un cane dalla strada, o che si porta fuori un cane da un canile. Ad esempio. Fabiana  parla della mancanza di progettualità, che a volte non è innocente, ma paravento per "collusioni e mostruosi giri di denaro tra istituzioni, canili e mafie varie". I canili lager di cui tutti sanno e nessuno però interviene, prosperano sulla superficialità e il pressapochismo dei "raccattacani". 
Bisogna, scrive Fabiana, "promuovere una mentalità diversa, promuovere il rispetto per tutte le forme di vita". Sottoscrivo in pieno, sottoscrivo tutto, memore delle realtà di eccellenza che ho avuto la fortuna di incontrare da quando i miei cani mi ci hanno portato (alcune le trovate nei link di questo blog, altre ne devo aggiungere, ma questa è altra faccenda per altro post venturo).
Ora si entra nel vivo, e lo si fa con le Liste (una passione della Presidentah). 

Progetto Quasi si racconta nel secondo capitolo, possiamo intravvedere i motivi del suo successo e della sua efficacia: continuità, pianificazione. Si leggono parole molto belle, a proposito del costruire qualcosa che dura nel tempo. Parole chiave: risorse, rete, obiettivi. SORRIDERE.
Via via, impariamo come scrivere un appello (in qualsiasi caso, dovrebbe essere preciso e rispettoso di quel cane di cui parla) e soprattutto come NON si scrive (!); facciamo la conoscenza del vero Volontario di Merda (non sono qui nemmeno considerati i truffatori e i delinquenti che lucrano sui cani, rubano e truffano), e del Vero Adottante di Merda (da non confondersi col rarissimo ACC: per scoprire cos'è, comprate il libro e leggete, qui no spoiler) (e comunque pure qui non si considerano i delinquenti che adottano un cane per maltrattarlo o riabbandonarlo).
E qui si ride, si ghigna, e molto. Ma tra le risate trova varco la stoccata di intelligenza, la frecciata della sensibilità concreta, derivata dall'esperienza di ogni giorno. Perciò la Guida si legge (e si rilegge: io per esempio me la sto già rileggendo) con sommo godimento e piacere. Se si ha autoironia (ma tanta eh!), si può perfino ridere di se stessi, se ci si riconosce in qualcuno dei profili (almeno in parte, chissà) si può pure sobbalzare sulla sedia, o ridere ad alta voce, come idioti.  E ci si commuove, pure (alla fine della rassegna degli ADM). 
E ancora: volete sapere quanto vi costerà, in soldoni, mettervi a fare volontariato per i cani? Oppure come potere aiutare (sempre in soldoni) chi aiuta i cani? Conoscete il traffico di cuccioli dall'est, ancora troppo diffuso, sconosciuto, sottovalutato, imperniato sulla possessività e l'avidità, su cui hanno buon gioco e facile presa gli smerciatori di cuccioli a buon mercato? Sapete che stiamo parlando di un vero orrore?
Conoscete la vera situazione in sud Italia? Sapete perché molte adozioni hanno la dicitura 'adottabile in tutto il Nord e Centro Italia? Ci viene chiesto -  nello stile della Presidentah, maechio di fabbrica di PQ - di essere capaci di alzare lo sguardo, allargare la prospettiva, uscire dal proprio ego ristretto. Anche per adottare, sembra paradossale, ci vuole progettualità (considerazione mia). E così, slalomando tra gli Analfabeti Funzionali feisbucchiani, Umberto Eco e il Papa, si ride (l'ho già detto?), ma si ponza anche, sorpresi sulla via di Damasco dalla vista subitanea e non annunciata, di realtà e situazioni che mai si immaginerebbero.
Cucinati a dovere, ci si apre la seconda parte del libro, una vera sorpresa. Qui, la commozione, direi, prevale sull'ironia. I toni sono più umbratili, più accorati. Gli Incontri con i cani - specialmente con cani come gli sfascioni quasisti o con i cani altrimenti 'speciali' - fanno questo effetto: possono spalancare la vita , dare aria a tutte le stanze, portarci su strade che avremmo pensato lontanissime. Invece, sono vicine, il tempo di trotterellare dal cortile fino a voi, e scodinzolare.


Foto ricordo ToS 2016


Felice Cimatti racconta la sua filosofia dell'Animalità: secondo lui, gli animali non ci guardano

Roberto Marchesini e Felice Cimatti, moderati da Leonardo Caffo

Felice Cimatti, gli animali li pensa

Roberto Marchesini, gli animali li vive

Mister Nobody: James Myers

Foto di gruppo: Marco Vedone, Francesco Cortonesi, Fabiana Rosa, Francesca Sicali, Valentina Sonzogni

Fabiana Rosa e Francesca Sicali: c'è del metodo, nella loro follia

Quasi: MANGIARE BISCOTTO!

Francesco Cortonesi: c'era una volta uno zoo dimenticato...

Marco Verdone: dei delitti e delle pene?

Frans de Waal: saremo abbastanza intelligenti da accettare di non capire l'intelligenza degli altri animali?

la differenza è di grado, non di qualità, diceva Charles Darwin

Leonardo Caffo e Fabrizio Benedetti (modera Mauretta Capuano)

Sciacquare i panni antropocentrici a Torino



Faccio il bucato alla lavanderia a gettoni, come un peterparker qualsiasi e penso che quella del lavare i panni possa anche essere una buona immagine della situazione umana e del pensiero che di essa è stato raccontato nelle decine di conferenze di Torino Spiritualità 2016  - una edizione che definirei storica, per quanto potrebbe potenzialmente significare per gli animali tutti (noi compresi).

In valigia, oltre ai panni puliti, ci andranno gli appunti e i libri che ho potuto raccogliere - una parte infinitesimale.
Li riguardo e mi convinco che quest'anno è stato rotto il fatidico soffitto di cristallo. Gli Animali sono risaliti dalle cantine, sono sbucati dai prati e dalle foreste, sono emersi dalle acque e hanno iniziato ad attraversare, sotto gli occhi di tutti, le stanze del salotto, le aule e le chiese e i templi.
Mi voglio rovinare, aggiungo un'altra immagine (tanta è la misura della mia gratificazione per aver assistito alle conferenze che ho scelto): questa Torino Spiritualità è stata un colpaccio per la "Animalità", un furto con destrezza del rispetto, uno scippo della considerazione. Per come la vedo io, ho qualche idea su chi sia il Daniel 'Danny' Ocean di questa impresa: l'evento ToS nel quale, finalmente e per la prima volta, si parla di Animali in quanto Animali, e non in quanto specchi o rimandi a qualcosa d'altro di solo umano troppo umano. 

Certo, non così è stato in tutti gli appuntamenti. Persino nelle conferenze che hanno attirato la mia attenzione, curiosità, entusiasmo, ce ne è stata almeno una dove si è potuto assistere per la millesima volta allo sconfortante spettacolo di magia che fa sparire gli animali nel momento stesso in cui sembra invece parlare di loro: sono stato testimone della loro sparizione, di nuovo nascosti, celati, confusi tra le "cose" utili o futili -  nonostante ci fosse chi ha portato le argomentazioni per il cambiamento del paradigma, il reset totale della visione del mondo, della sua ontologia. Ci sono purtroppo quelli che cadono nella trappola (fallacia) della spiegazione/giustificazione dello status quo, come se la realtà presente fosse, altro che la migliore di quelle possibili, ma l'unica possibile (e immutabile) e di questa convinzione fanno il fondamento di una visione che pretende di essere oggettiva e neutrale, e invece esprime una inabilità empatica al massimo livello - assai preoccupante.

Comunque. Semi, ne sono stati gettati non pochi. Sono sicuro che attecchiranno, germoglieranno e fioriranno. Chi non ha mai rivolto nemmeno un pensiero agli Animali, si è accorto ora che esistono e che hanno proprie vite e pensieri e perciò dignità, valore, importanza, in quanto vite: esattamente come ciascuno di noi.
Questo era il risultato essenziale da portare a casa, dal mio punto di vista. Un obiettivo troppo semplice? Forse, è possibile. Ma se comincio a guardare verso gli animali, comincerò magari a capire che non esiste l'ANIMALE, questa chimera mostruosa collettiva; esistono invece quel cane, quel maiale, quella balena, quella zecca. Ma anche quella quercia, quel cespuglio di ortiche, quella felce. Quel sasso. Quella risorgiva. Quella nuvola.
Inizierò a sospettare, forse, che "gli animali non esistono finché non demolisci l'antropocentrismo. Gli animali, per i più, sono inesistenti. E la loro cecità si riflette su tutta la vita, ogni forma è livellata al nulla" (Leonardo Caffo)Solo se diamo valore alla vita degli animali, allora possiamo iniziare ad accettare la diversità animale e cominciamo a porci il problema di come cambiare uno status quo fondato su una violenza diffusa prarticamente ovunque.

ToS 2016 (che spero non rimanga un exploit isolato) non ha sgretolato Antropocentrismo, ma ha potuto inoculare il dubbio nelle sue fibre, ed è grazie  e a causa del dubbio che qualcuno potrà cominciare a sentire la necessità personale di scoprire, sapere di più, conoscere, vedere, discutere; per poi dubitare ancora sempre di più, fino a decidere di provare a mettere alla prova la capacità di cambiare che ha la realtà in cui vive tutti i giorni. Tra le migliaia (?) di spettatori che sono accorsi, sono pronto a scommettere che ce ne saranno non pochi disposti a correre questi rischi: di smettere cioè di allontanare dalla propria visuale gli animali, schiacciandoli ai confini dell'indicibile, dell'osceno, dell'inguardabile; per cominciare invece a vederli - lo ripeto - a trovare sguardi ricambiati e contraccambiati e infine guardarci noi stessi gli animali che siamo sempre stati, in mezzo a tutti gli altri, senza A maiuscole né U maiuscole.