domenica 31 maggio 2015

Nuovi NO ai mattatoi

Fonte: Il Dolce Domani
Nuovi NO pronunciati contro i macelli, non luoghi nascosti alla vista, pur essendo sotto gli occhji di tutti. Gli eventi di NOmattatoio sono come le onde del mare: nessuna onda si èmai ritirata del tutto, finché non arriva la successiva. 
Mentre a Roma c'era il sesto presidio, il 23 maggio; a Milano, un gruppo di attivisti ha organizzato un flash mob: ha proiettato alcune immagini della campagna sui palazzi e luoghi simboli del potere istituzionale. Nella foto, si vede l'immagine di un maiale sgozzato su sfondo nero con la scritta "Ultima fermata mattatoio" proiettata in prossimità dell'Expo per contestare le menzogne della "carne felice" e dell'alimentazione sostenibile realizzata sfruttando, mercificando e annientando milioni di individui senzienti.

Non è finita qui: il 6 giugno, fra pochi giorni ormai, saranno ben due i presidi.Ci sarà il settimo presidio a Roma, e il primo presidio a Brescia

Si sta realizzando quello che speravano Rita Ciatti e Eloise Cotronei - una sorta di rete di attivisti capaci di organizzare presidi in più città. Nello stesso giorno.
Brescia e Roma sono sintonizzate. Milano si è schiarita la voce. Torino è già entrata in scena. Speriamo che queste due città si facciano sentire presto; e che altre si uniscano... 

Il bosco, nonostante...



Leonardo Caffo presenta il libro al Saloner di Torino




Questo più recente libro del filosofo Leonardo Caffo, l'ho atteso a 
lungo e sono andato a prenderlo a Torino, al Salone.


Thoreau - per pura quanto felice coincidenza - ha emozionato molto pure me, tanti anni fa, così come il libro "Nelle terre selvagge" di Jon Kracauer; insieme con Yeats e Tolkien (anche quello dei "Racconti Perduti e Ritrovati"), ha dato direzioni precoci alla mia vita giovane e un poco al contrario - nel senso che da adolescente prefiguravo le nostalgie della età adulta. Età durante la quale, molti anni dopo, mi ha portato ad andare a vivere per cinque anni in montagna: qui il mio corpo ha imparato il respiro roccioso e nevoso della natura montana e i loro peculiari tempi di attraversamento.

Oggi, Thoreau - ritrovato grazie al filosofo - mi sta sorprendendo e cogliendo in mezzo al guado. Ci sono incappato mentre sogno, mentre Caffo ci ha sognato e creato un pensiero, che mi ha prontamente suggestionato, di nuovo, ma diverso dal ragazzino che ero, anche se uguale - oggi sono uguale a quello che paventavo sarei stato quando mi pensavo a quindici anni.


In questi mesi, in cui ho abbandonato molti aspetti vecchi della mia esperienza, per scambiarli con un nuovo che mi appare e che spero più tagliato su quel che mi immagino sarò quanto prima, di nuovo da grande, si sono depositate a valle, alla foce del fiume, insieme a Thoreau, tante nuove letture, poesie, parole e incontri e esperienze con persone alle quali mi piacerebbe assomigliare.
Quindi, le parole del libro, scritto da un Caffo coraggioso e scoperto, molto personale e biografico, hanno la forza di risuonare con echi profondi, prolungati, ricorrenti, con squilli di urgenza per la mia vita.

Devo fare delle scelte, prendere con coraggio il sentiero che - tra i vari che sembrano essersi riaperti - posso intravedere come il più adatto a me. Per ripartire dalla crisi, per continuare a proseguire lungo una idea mentre la cambio, la trasformo, la porto in mezzo agli oggetti reali. Perché - soprattutto - la (mia) vita deve tornare a essere azione, alleggerita dai cavilli e dai rimorsi - è solo così, azione efficace, senza il pensiero pensato dagli altri al posto mio, in modo da non essere più riflesso di pensieri altrui, ma risultato dei pensieri-azioni miei. Perché  - infine - la morte rientra negli orizzonti visibili della esistenza e perché si vive con (convivendoci) la malattia e la sua latenza e costante possibilità di emersione. Senza che diventino alibi per la inazione, che ci rigetta ancora nelle mani dei pensieri altrui.

Se tutto quanto detto non rimarrà soltanto dichiarazione di intenti di principio o esercizio retorico, dipenderà dal coraggio della scelta che dovrò compiere. Quale potrà essere questa scelta, lo suggeriscono le scelte passate, che hanno coinvolto altri animali, a cominciare da quelli che vivono con me.

Rileggo e mi accorgo che altro non ho fatto che una parafrasi è una sinossi degli inizi del libro di Leonardo Caffo. 
Il filosofo ha posto Thoreau come perno di una riflessione che sono tentato di chiamare quasi proposta di progetto antropologico. Il desiderio, l'attesa di un uomo nuovo,  individuo animale, che abbia come suoi riferimenti idee e concetti di anarchia, di disobbedienza civile e di varie e nuove rivoluzioni; di poesia e di silenzio, gli occhi degli alberi, la libertà di dire NO, di sottrarsi e di rifiutarsi, e la libertà non giudicante di lasciare la stessa libertà gli altri individui; arte, armonia, bellezza, sensi e sensibilità.

Alcuni nomi ci sono nel libro, altri ce li metto io : Olmi, Tolkien, Simak, Conrad, Huxley, Keith Richards, Kant, Zamenhof, Thomas Mann, Christopher McCandless. Sono pagine dense di intrecci e dialoghi tra le idee, con intrecci sorprendenti, entusiasmanti.
Anche se non sempre colgo tutti i passaggi o seguo tutti i fili (alcuni sono più spessi e intessuti di altri ), ormai so che la prosa di Caffo pulsa di grande energia, di sotterranea indignazione, per quello che facciamo agli altri animali e per come abbiamo ridotto noi stessi - ostinati a predare e a spogliare, anche quando ormai appare evidente che abbiamo imboccato un vicolo cieco, lontanissimo da qualsiasi  sentiero nel bosco.

Invece, quello che dovremmo e che potremmo fare, consiste nel dare luce al nostro etogramma di raccoglitori: di frutti, di rami, di sogni di futuri. Dovremmo lasciarci riprendere dalla perfezione della-nella natura, la condizione di tutte le percezioni future, per ogni possibile costruzione nuova di senso. La natura di per se stessa ha ricchezza di senso, di contenuto, di arte; ci esorta a essere artisti veri, quelli che fanno per la passione e l'amore del fare per se stesso, che ritrova nel suo compiersi il suo senso pieno, a cui non occorre etichetta di prezzo per sapere di valere, di importare. Ci esorta, ancora a fare, a fare da soli - partenza primaria per  la dimensione significativa della vita, oggi negata, censurata, resa impossibile. Perché questa solitudine individualizza, diventa scintilla di pensiero e di auto consapevolezza, contraria alla massificazione.
Da soli - oppure, al massimo - con il (nostro ) cane, come seppe fare Thomas Mann - e come non seppe, non volle fare il solipsistico passeggiatore Hegel.
Infine, come se fossimo già nell'universo quantistico dei wormholes che rimescolano il tempo, quandove "Qualcuno cammina sul sentiero di domani, proprio mentre voi oggi calpestate il vostro e siamo davvero liberi, uniti dallo spazio tempo, nonostante"




giovedì 28 maggio 2015

Lettera a un futuro animalista

La copertina della LETTERA. Fonte: Macrolibrarsi


Dario Martinelli. Fonte: ehabitat


Siamo tutti ancora un po' bambini, in fondo. Specialmente noi animalisti. Lo siamo perché viviamo immersi in un mondo popolato da tanta più vita e immaginazione di quello degli adulti. Con tutto ciò che questa condizione comporta e porta.
Anche per questo, il libro di Dario Martinelli, ci meritiamo di leggerlo. Dario, infatti, scrive a suo figlio Elmis, appena nato, seguendo un ben preciso calendario emotivo e pedagogico, per spiegargli le ragioni delle scelte che lui, insieme a sua madre, hanno deciso insieme, con la responsabilità di genitori, per crescerlo ed educarlo - allo stesso tempo spiegando e raccontando anche a noi le stesse motivazioni, che così possiamo rivedere davanti a noi,  e rinfrescarle alla nostra memoria.
Martinelli parla di responsabilità. La responsabilità dei genitori verso il figlio e che si realizza con l'affetto e la presenza, per raccontare con la propria stessa vita di ogni giorno, valori e convinzioni che si credono importanti e che un genitore sogna di vedere un giorno vissute con consapevolezza anche dal proprio figlio, sia pure nella totale libertà di scelte. Perché la libertà ha maggior pienezza se si fonda sul rispetto dell'altro: altro animale, al quale serve la nostra capacità di non interferire e, quandoi occorre,  la nostra capacità di proteggere attivamente.
I temi importanti raccontati nelle lettere, sono: eroismo, martirio, coerenza, coscienza, moderazione, animali, parole, istinto, identità, ossessioni, immagini, semplificazione, discriminazione, relazioni, politica, apprendimento, dignità, attenzione, coraggio, sobrietà, redenzione, formalità, gioco, sopravvivenza, intelligenza, empatia, libertà, laicità, maturità, normalità, convivialità, natura, scienza, tecnologie, anti-eroismo.
Verrebbe la tentazione di parlare di un progetto antropologico, se non fosse che,  per fortuna, il libro è molto meno astratto e assai più empatico, avvolgente e coinvolgente - lo definirei abbracciante. E per fortuna. Perché le ideologie e i massimi sistemi, quando si dimenticano da dove è per chi sono stati pensati, si svuotano delle capacità trasformatrici e rigeneranti delle vite degli individui che dovevano aiutare, e generano mostruosi costrutti totalizzanti. Però, il fascino della forza di immaginar per amore un uomo nuovo, rimane intatto, evocativo. Credo, infatti, che non siano pochi gli animalisti che sempre più si interrogano su "cosa sia" l'uomo, e provano a fargli domande e a ripensarlo-risognarlo. Tanto che,  oggi come oggi,  non troverei nessuno che sia maggiormente attento  all'uomo, degli animalisti. E non ci vedo contraddizioni. Piuttosto, ci scorgo Costruzioni.

Concludo con qualche frase conclusiva del libro, che parla proprio di questo.
"Come genitori, si cerca di costruire il più possibile nei propri figli, ma alla fine si sa che il tempo non è mai tale da terminare questa costruzione, così la summa di tutti i consigli rimane sempre il metterli in guardia. STAi attento! Stai attento perché non ti ho detto tutto, perché non so tutto, perché io a mia volta dovevo essere più attento, e perché tu sei tu, e non me". Perché tu sei tu, e non me: forse è proprio questa la regola aurea di ogni immaginabile e sano animalismo.


martedì 26 maggio 2015

I grandi numeri


 Scrivo questo mio primo post nel blog scritto su iPad mentre sono sdraiato su un bel prato verde, E provo a farlo usando un programma di dettatura vocale, in modo da lasciar fluire liberamente pensieri e parole. Capite bene come tutto questo sia per me inimmaginabile balzo tecnologico! 😆
Non so dove queste nuove modalità di scrittura porteranno questo blog. So solo che al momento, mi  sento più come re Giorgio VI d'Inghilterra, il famoso re balbuziente.

 Per cercare di mettere d'accordo sia lo spirito e le idee e la confidenza lenta, che tutti questi nuovi e confusi pensieri , il modo migliore mi È sembrato proprio quello di mettere un video dalle caratteristiche così particolari.
Si tratta, infatti, di una animazione che affronta la difficoltà cognitiva della mente umana a percepire immaginare i numeri grandezze troppo grandi,  toccando allo stesso tempo temi e problemi molto sensibili.
Se, infatti,, misura di tutte le cose mettiamo l'uomo, per lo meno per ciascuno di noi e nella vita di tutti giorni, e sotto un punto di vista meramente fisico e individuale - troppe sarebbero le filosofie in scontro tra loro, altrimenti- allora quale miglior modo per comprendere la enormita di certi eventi che ci vengono invecenascosti, negati, sottratti alla vista e alla consapevolezza, che vederli messi in scena, con arte cubista, che ci fa cogliere tutto il loro peso.
Il gigantesco cubo nero che vediamo alla fine, sconcertante come una astronave vogon, contiene tutti i 10 miliardi e passa di individui animali non umani, uccisi ogni anno per finire sulle nostre - anzi, le altrui- tavole e pance!
 Il numero oltrepassa persino il totale della popolazione umana mondiale, perlomeno fino all'anno 2050. La circostanza più stupefacente e tremenda, però, è che questi 10 miliardi di animali,, non sono individui liberi, o selvatici, che in qualche maniera attraversano una esistenza in mezzo a paesaggi quasi del tutto antropizzato, nei quali ricavano interstizi o isole, oasi, di sopravvivenza, di esistenza, difficile ma autodeterminata, fino al momento di venire cacciati e uccisi. Sarebbe già abbastanza insopportabile così.
No, sono tutti, nessuno escluso, individui che vengono fatti nascere, fatti venire al mondo, con il solo e unico scopo di macellarli. Si aggiunga poi, la realtà che il mondo nel quale vengono trascinati con violenza, e un mondo di esclusiva costrizione, controllo, manipolazione. La logica che governa questo loro, ma anche nostro, mondo, e quella della totale sostituzione di corpi indistinti, tutti uguali e tutti allo stesso modo sostituibili e rimpiazzabili all'infinito. Questa logica, infatti, coinvolge (e.a volte travolge) anche i nostri corpi, in vari modi.
Non saprei dire se sia la logica delle macchine, come in un film di fantascienza catastrofista. Forse, anzi, le macchine, o meglio le intelligenze artificiali, saprebbero essere più rispettose, scrupolose, attente, di noi - qualcosa di simile alle intelligenze artificiali che popolano il film "She", Lei.
 Quasi sicuramente però, è la logica di quel costrutto sociale che chiamiamo economia.

domenica 24 maggio 2015

Easy like sunday morning ...



... cantava Lionel Ritchie. Si tratta di quel sentire che a volte, se siamo fortunati, ci sorprende alla domenica mattina, più silenziosa delle altre, meno frenetica delle altre.

Mi è venuta in mente, questa canzone - perché è domenica mattina mentre sto scrivendo, prima di andare a godermi il pic nic al parco coi miei cani. In questo periodo non scriveìo molto, e non rimango tanto nemmeno a casa (tanto che sto ponderando di tecnologizzarmi vieppiù, con un iPad per scrivere anche in mezzo agli alberi) -col che il blog ne patisce, e diviene sporadico piuttosto anziché no, mentre di pensieri, e cose da scrivere ce ne sarebbero, e pure tante!

Leggo, però, molto. I libri presi al Salone di Torino, sono letture stimolantissime. "Il bosco interiore" di Leonardo Caffo, mi ha sorpreso, toccando corde profondissime, e risvegliando i ricordi del 'mio' Thoreau. Vorrò parlarne più diffusamente.

Oggi, due parole sul meraviglioso ottimismo finale di Melanie Joy, alla fine dell'intervista che sempre Caffo le fa - in appendice al libro "Finalmente la liberazio e animale!",  della Joy.
La Joy è psicologa, e lo si capisce molto bene da quel che dice - lieve, solare e verso il futuro, come ogni domenica mattina degna di questo nome sa e può e deve essere.

Leonardo Caffo: "Credi che esisterà mai, per gli animali, un mondo liberato?"

Melanie Joy: "Certo! Credo sia vitale per gli attivisti non cascare nella trappola carnistica della disperazione, prendendo per buone le menzogne della cultura dominante mangia-animali, che ci vuole far credere che il nostro movimento non stia beneficiando di una crescita esponenziale, nei numeri e nella forza, in tutto il mondo. E se il veganismo fiorisce, lo stesso vale per la liberazione animale, visto che per molti versi esso rappresenta il nucleo del movimento. Ho avuto la fortuna di viaggiare in lungo e in largo [...] Dappertutto ho visto persone che amano gli animali e credono nella giustizia e nella verità, i valori universali sono per natura allineati a quelli del movimenti di liberazione animale, quindi noi attivisti, non dobbiamo far altro che aiutare il prossimo a capire di essere stato condizionato tanto da agire contro se stesso e i propri interessi".

Quest'ultima affermazione, di grande slancio verso gli altri e di netta denuncia contro la disfunzionalità patologica di questa civilà, mi impressiona molto.
Le persone 'di tutti i giorni', non sono avversari, ma vittime, al pari degli animali che loro stessi contribuiscono a far uccidere.

Ci sono, però, tantissimi che hanno sollevato il velo ...

in Cina - fonte Humane Society International - qui il sito ufficiale


a Milano - fonte Uguali Impronte, collettivo antispecista

a Roma - fonte Nomattatoio
... ci sono perciò - come chiude Melanie Joy, e come scriveva Charles Dickens - moltissime ragioni per nutrire grandissime speranze per il futuro - di tutti gli animali, compresi gli umani.



mercoledì 20 maggio 2015

NOmattatoio continua, siamo al sesto presidio

in viale Palmiro Togliatti angolo Piazzale Pino Pascali, Roma





Per quanta giustizia possa esserci in una città, basta la presenza del mattatoio a farne una figlia della maledizione. (Guido Ceronetti)

Non servono riforme, serve la cessazione dello sfruttamento
Non serve una riforma sul funzionamento dei macelli o degli altri centri di sfruttamento degli animali. Non esiste un modo "giusto" o accettabile di uccidere e sfruttare gli animali.

 "Torniamo davanti al mattatoio di Roma per dare visibilità all'indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l'inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali."

Poiché il giorno si avvicina, poiché ho messo che parteciperò, ho promesso che la mia partecipazione sarebbe stata attraverso il video del blog, dato che  - per ora - Roma per me rimane lontana...

Intanto, sul sito ufficiale potete (ri)scoprire e conoscere la campagna  coraggiosa contro i macelli, luogo della destinazione finale al colmo di una vita di sofferenze, paura, privazioni, negazioni totali.

Per scoprire che la campagna non ha bandiera ideologica, non ha luogo geografico specifico; e  infatti ha già avuto luogo almeno una volta a Torino, lo scorso mese.
Potete anche scoprire che, se volete, potete fare la stessa cosa nella vostra città, davantio al 'vostro' macello... e diffondere a macchia d'olio le voci di quegli umani che si uniscono alle voci disperate degli altranimali incarcerati nel braccio della morte.
A me, questa possibilità, di agire concretamente e in prima persona, facnedo del gruppo Nomattatoio un insieme di individui sempre più granmde, piace molto. E a voi?

lunedì 18 maggio 2015

Non per caso i libri sono come le ciliegie



Oggi sono andato a Torino, alla Fiera del Libro.
Direte: e allora, dove sta - per così dire - la notizia (se così vogliamo proprio chiamarla)?

La notizia  -anzi, il racconto - sta nel che erano alcuni anni che non riuscivo più a tornare a Torino a perdermi tra gli stand lingottiani dei libri.

Perciò è stato con grande piacere che oggi ho rimesso piede - da blogger - tra i corridoi del Salone, con le loro coordinate di letterone appese,  a metà tra battaglia navale e shopping mall.

L'occasione, che fa l'uomo ladro di libri, era la presentazione di Leonardo Caffo del suo ultimo libro ispirato/incentrato da e su Thoreau  (non riesco né intendo essere più dettagliato, ora come ora, dal momento che il libro non l'ho ancora iniziato).

Conto di aver quanto prima occasione di parlare del libro. Per ora, posso dire che questa sera, queste più nuove pagine firmate Caffo, han presto trovato 'compagni di borsa', quasi tutti per lo meno affini a certe tematiche e sensibilità. I libri, in fondo, sono ciò che noi cerchiamo per farci da cartina geografica, da mappa del tesoro di noi stessi, dei nostri pensieri, per le nostre convinzioni, per trovare sia rispondenze che (ci) fanno eco, sia sfide che ci aprono a nuovi suoni o voci. Nessun lettore (in)sano di mente e di cuore, può davvero e in tutta coscienza, limitarsi a 'prenderne soltanto uno'. Questo non sarà mai possibile, c'è il concreto serio rischio - consapevolemente e autolesionisticamente cercato - che noi si sia tutti dei marcovaldi dei fogli rilegati e allo stesso tempo fruscianti, sempre odorosi e profumati.
I lettori sono animali golosi, sono fruttivori come gli uccelli, e cercano con grande assiduità, le loro ciliegie preferite.
Ho fatto anche io così, in buona compagnia. E ho dato prestissimo compagnia in borsa anche a "IL BOSCO INTERIORE" scritto da Leonardo Caffo (in compagnia di Thoreau).
Ecco, la compagnia che mi si è creata oggi, a Torino:
FINALMENTE LA LIBERAZIONE ANIMALE, di Melanie Joy
LE BESTIE SIAMO NOI, di Jeffrey M.Massoon
IL LAMENTO INASCOLTATO, di Bernard E.Rollin

BISOGNO DI LIBERTA', di Bjorn Larsson
L'ARTE DI COLLEZIONARE MOSCHE, di Fredrik Sjoberg
STORIA CON CANE, di Lars Gustafsson

(non si può non notare una certa ricorrenza di animali, presenti a varie motivazioni e in diversi modi e momenti; per conto mio, ho a mia volta notato, una certa ricorrenza di presenze animali (orme, volti, silhuette) su molte copertine di libri, delle più diverse case editrici, nei punti più disparati e lontani del Salone).

Magari tornerò a chiacchierare di ciascuno di questi libri - intanto, nominarli è già un qualcosa. Se compaiono, infatti, è perché mi hanno coinvolto, interessato. Mi sono piaciuti, me ne sono fidato.
E mi piace pensare di riuscire a fare come si erano proposti Carlo Fruttero & Franco Lucentini: di parlare /scrivere solo delle opere che gli erano sembrate belle, e piaciute. Ci vuol già sufficiente tempo e impegno per queste.

 

domenica 10 maggio 2015

Festa delle mamme

















(senza parole)

Punti di vista



TRA FILI D’ERBA
C’E’ BOSCO IN MINIATURA
PER LE FORMICHE




UN MINUSCOLO
BIANCO APPRODO D’INSETTO
LA PAGINA APERTA



Ritornano un paio di haiku: ci sono prati, insrtti e libri. Tre elementi che in questi giorni sono spesso insieme, quando regalo a me e ai miei cani pomeriggi al parco, in queste prove generali d'estate, quando il sole è già caldo, ma l'afa non è ancora arrivata.
Provge generali, anche di pensieri e letture - e cambi/scambi di punri di vista. Stare sdraiati su un prato, con la testa tra i fili d'erba e le margheritine, occhi negli occhi dei cani compagni, può riservare sorprese. La terra comunica, mi arrivano calori e vibrazioni e vibratilismi e sensorità. Le barriere umane si abbassano fino a - letteralmente - sotterrarsi: e sentire zampine di insetto che camminano sulla pelle delle braccia o sul viso; vederli che atterrano sui miei gogetti, come astronauti su una nave aliena (o come coraggiosi supereroi nel vascello immenso e incomprensibile di Galactus) . Li aiuto a ritrovare la strada del prato, tra la selva di fili verdi e ramoscelli e bitorzoli terrosi, in salvo e al sicuro dai miei manufatti. E mi sento rimescolato.

domenica 3 maggio 2015

Semplicemente a casa?





"Home is where your heart is" - La casa è, dove il tuo cuore è".

Questo pensiero mi ha fatto da sottofondo nella giornata di festa a Oleggio, alla Fattoria dei Semplici, immaginata, voluta e creata da Luca Scanavacca, che lì vive - con la sua famiglia umana, e  con la sua famiglia di altri animali non umani - ho visto un dolce cavallo cieco, un cane sordo-cieco, un asino, alcune oche, galline, e delle caprette.

Sotto l'aquerugiola, c'erano non poche persone - professionisti, amici, visitatori - arrivate per festeggiare questo nuovo luogo che potrebbe definirsi una ztl, una 'zona temporaneamente liberata' - così le definisce Adriano Fragano di Veganzetta - ne avevamo parlato, parlando dell'ultimo più recente VEGANCHIO.

Una 'temporaneità' che ci auguriamo tale solamente su scala cosmica: luoghi simili, ne esistono anche in Italia, possono essere i santuari come certi rifugi o alcune case-famiglia, o progetti di accoglienza di animali anziani e/o disabili, o luoghi che possono assomigliare agli hospice per umani (i luoghi dell'ultima attesa verso la fine vita).

Sono luoghi dove gli animali - tutti, compresi quelli umani - si possono sentire a casa. Perché liberi: liberi dal pericolo, liberi di esprimersi. Libertà attiva (la 'libertà di') e libertà passiva (libertà da'). Tipi di libertà che non sono scontati, nemmeno per gli umani, nemmeno dalle nostre parti (cioè: l'Europa, o magari anche solo l'Italia), specialmente se si è umani che hanno deciso che si sta meglio in compagnia con individui altranimali, alla pari, come compagni di percorso. 
Ci si sceglie, in questi casi? Si può arrivare a parlare di amicizia? Accade lo stesso tra umani - che ci si incontra per caso, o che non ci si sceglie, ma si sceglie di provare a conoscersi, per superare le microbarriere individuali, ma a volte così grandi da apparire insormontabili, invalicabili? - ?

In questo periodo, sto cercando una casa per me e per i miei amici altranimali - i cani Lisa, Chicco e Maika. So che 'casa' sarà esattamente dove potremo (tornare a) essere liberi di e liberi da, sereni. Alla Fattoria, mi è sembrato di intravedere come potrebbe essere una casa siffatta (ho visto possibilità simili anche in altre realtà); case dove chi ci vive è alla pari con tutti gli altri individui, affiliati di comuni speranze e desideri, al di là del DNA, oltre l'equipaggiamento genetico rispettivo, che ci fa apparire - me con due braccia e su due gambe; loro con quattro gambe e una coda, per esempio. Una casa che - necessariamente, secondo me - non dovrebbe mai avere barriere né troppe regole unilaterali al suo interno. Uno spazio finalmente che dia campo libero alla libera espressione di ciascun membro della casa - della famiglia.

E allora, per concludere con un breve ritorno a considerazioni autobiografiche: non è importante il dove si decide di vivere - ché, ogni luogo può rivelarsi uggioso o molesto o inospitale - ma il come si decide di vivere quel dove - ché ogni luogo sarà 'casa' e rifugio, solo che si trovi il coraggio e l'equilibrio per viverlo fino in fondo e secondo i propri prepotenti sogni.


Serata al pub col veggie burger



Location: pub in riva al fiume. La situazione: serata di primavera, si ritorna giovani, con macchinate di amici e gente che al pub si ritrova per divertirsi, per bere, per ascoltare musica ben suonata.

Il fiume è il Ticino, che potrebbe essere anche un bel posto dove decidere di stare per un certo periodo. Il pub è il Wanted (no product placement, ma un nome per  sapere 'dove andiamo stasera a mangiare un burger veg, ma se c'è posto all'aperto?'). La musica è quella tribute ai Doors, benissimo suonata, che bastava chiudere gli occhi per sentirsi appena scesi dalla macchina del tempo.

I burger son quelli dello Stregalbero di Novara.
(Per i link, vi rimando a questo post).  
Per inciso, ho scoperto che veggie si pronuncia con la 'g' morbida -perché, appunto, è abbreviazione di veGetables. 

Mentre Expo aveva appena inaugurato, con tutte le conseguenze della giornata, quella sera si faceva 'cultura' davvero, in concreto, seppur in piccola scala.
Cibo è cultura, come dimostrano i soldi di Expo e come ci raccontano filosofi, antropologi e forse anche scrittori (Barthes, Derrida, levi-Strauss e forse anche Defoe). Cultura in senso sociologico è più o meno tutto quel che siamo, che pensiamo, che agiamo, che crediamo. Cultura è anche - dunque - una azione concreta, sia pure su scala localissima, di cucina veg di cibo-gioco al pub, inaffiandolo di birra e assordandosi di note anni settanta. Per scoprire che veg NON è difficile, NON è rinuncia, NON è salutismo. Veg, invece, è gioia di vivere, voglia di stare insieme con gli amici e grande empatia e consapevolezza che gli amici sono anche con una faccia differente da quella dei soliti sodali umani; quindi, ci si può - e si deve - svagare, senza dover per forza pesare su altrui vite - altrimenti schiavizzate.

buon appetito - appetito BUONO