martedì 4 aprile 2017

Orphan Black, io sono un clone irripetibile










Metti che vai a prendere il treno, tu e i tuoi pensieri, e sei sul marciapiede vuoto del binario. Quando, a un certo punto, noti una tipa,  perché sembra agitata e confusa: si toglie le scarpe e appoggia la borsetta.  Incuriosita, ti avvicini, e quano lei si gira, hai un sussulto: lei è identica a te, è come se ti stessi guardando allo specchio. Poi, questa donna agitata, che ti fissa ma non ti vede, si getta tra le ruote del treno non appena questo entra in stazione.
L'inizio di Orphan Black, ti afferra subito e sotto il treno di una storia  metamorfica e cangiante e complessa, ci finisci tu, inizi a cenare in compagnia di Sarah, Cosima e le altre ogni sera, fino a che - ieri sera - arrivi all'ultima puntata della quarta stagione. Quaranta episodi di storie che intrecciano temi ed elementi come la clonazione, la sperimentazione medica, l'intreccio tra sesso, genere e sessualità.

Non puoi rinunciare a un pensiero fisso, come un basso continuo sotto traccia: questi cloni, che sono coscienti di esserlo, vogliono non solo sopravvivere, ma vogliono scampare alla malattia, e vogliono vivere una vita degna e felice. Questi cloni - che per la scienza sarebbero soggetti totalmente identici, virtualmente sovrapponibili - sono invece individui, dalle personalità che più differenti non potrebbero essere.  C'è forse un tratto comune, che è la eccezionale tempra emotiva, e poi ancora non si sa perché queste ragazze clone siano libere in giro per il mondo - qualcuno le ha messe dove le troviamo, in contesti diversi, a svolgere vite diverse? Chi è stato? Oppure, è un qualcosa di non voluto dai ricercatori? O forse invece si sa perché? Niente spoiler, né rivelazioni, ché manca ancora una stagione
Ma, al di là del consiglio di recuperare la serie on line, continui a pensare che è evidente come queste ragazze siano individualità uniche e irripetibili, in realtà. Si sentono - e sono - sorelle, con un legame fortissimo. Ciascuna di loro - partendo da una identico equipaggiamento di risorse genetiche - ha poi esplicato e sviluppato in maniera unica e personale le potenzialità operative, declinando le proprie doti in campi e modi diversi, personali, unici, e soprattutto diversi da quelli scelti dalle altre sorelle. 
Scomodi volentieri - ancora una volta - Roberto Marchesini. Ogni ragazza clone è un individuo soggettivo, le sue 'dotazioni' genetiche, sono strumenti, che ciascuna di loro usa in modo unico e personale. Non sono automatismi, altrimenti avremmo sei o anche più ragazze-clone tutte uguali.  In quanto umane, invece, sono anche animali, e come tutti gli animali su questo pianeta, interpretano le risorse o gli ostacoli dell'ambiente e dei loro corpi in modo del tutto singolare, in modo che emergono comportamenti differenti caso per caso - sempre complessi e mai prevedibili.
(Sia nel bene che nel male.) (E su Marchesini ci ritorni? Sì? Sì).

Nella serie si fronteggiano due visioni dell'umano: c'è la neoluzione - dall'inequivocabile retrogusto trans-human, con la visione di miglioramento grazie agli innesti cyborg; e c'è l'eugenetica - la clonazione, per avere la possibilità di manipolare il genoma umano e riorientare la evoluzione, curare ed eliminare patologie e 'difetti' genetici. La tecnologia, in entrambi i casi, è vista come uno strumento, che agisce e modifica il corpo - come se il corpo non fosse immerso in un contesto, in un ambiente, con cui intreccia continuamente e a ogni livello possibile, delle relazioni, in un costante e reciproco processo di mutamento.

Nella serie c'è anche un altro aspetto molto importante, che - in modo differente - ha a che fare coi corpi, con le individualità: ed è il come i vari personaggi vivono la loro sessualità, che è una cosa differente dal sesso biologico della nascita, dall'essere maschio o femmina. Omosessualità e transessualità fanno parte della quotidianità - in questo futuro che è più che altro un presente aumentato - e sono un altra risorsa, sociale, biologica ed espressiva.
Vengono mostrate molte facce della sessualità, con una varietà narrativa che racconta quanti modi ci siano di godere reciprocamente insiema a una compagna o un compagno.

Infine - ma questa forse la può cogliere, perché desidera coglierla, qualcuno che ha un grande interesse nella questione del rapporto che gli umani intrattengono con gli altri animali - c'è una visione assai critica in merito al tipo di etica che a tutt'oggi muove la ricerca scientifica. Motivo per cui c'è la necessità, l'urgenza, diresti, di nuove etiche che possano influenzare le pratiche scientifiche.
L'umanesimo che muove tutte le decisioni che i personaggi prendono, infatti, non esce dalla visione antropocentrica, e continua a ragionare in termini di confini: solo chi è dentro il confine, ed è considerato umano, ha garanzia di tutela alla integrità fisica e alla pienezza espressiva della vita.  Chi è fuori, è immediatamente livellato allo status di cavia da esperimento. Che sia un clone, o una donna priva di mezzi di sostentamento; che sia plagiata da visioni religiose o che debba lottare contro una malattia, è sottoposta alle pratiche apparentemente soft del bio-potere, del controllo dei corpi. L'accostamento tra donne e vacche da riproduzione è reso esplicito nell'interno dello sviluppo della narrazione, in modo esplicito e concreto.

Non a caso, infatti, tutto quel che concerne riproduzione o maternità, è cruciale nei moventi e per gli obiettivi di tutte le parti in gioco. Solo una etica differente, che non sia disposta a reificare come mezzo e strumento un numero elevato di individui per effettuare ricerche e fronteggiare i problemi che campeggiano negli episodi della serie, potrebbe forse, fare uscire tutti dal vicolo cieco labirintico che trasforma, prima o poi, ciascuno in cavia inconsapevole o intrappolata. Un'etica simile potrebbe forse prendere le mosse a partire dalla consapevolezza della complessità di intrecci tra individui viventi.











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