giovedì 13 aprile 2017

"Non vengono quasi mai storditi"

un dettaglio della copertina, fotografata da Francesca Fugazzi


 di Francesca Fugazzi

Anni fa, durante un sit-in in occasione della giornata vegetariana mondiale dove mostravo immagini di animali da reddito negli allevamenti, un ragazzo si fermò a parlarmi: lavorava al mattatoio di Como. Quando me lo disse fu come ricevere un pugno in pancia. Era un immigrato sulla ventina, credo tunisino, e mi disse che non era quello il modo di convincere la gente a smettere di mangiare carne: «Dovete far vedere quello che vediamo noi ogni giorno, io lavoro coperto di sangue, nelle urla e nella puzza». Non seppi che dire o fare. Mi feci forza e gli chiesi: «È vero che gli animali non vengono quasi mai storditi?». Lui confermò: non vengono quasi mai storditi perché bisogna fare in fretta e spesso sono fatti a pezzi quando ancora coscienti. Era visibilmente commosso. Io piansi. I suoi occhi guardavano oltre e io non avrei mai pensato di avere a che fare in quel modo con un carnefice.
Ieri in libreria ho trovato questo libro che ho letto in poche ora stamattina. Racconta la non-vita di animali e uomini che stanno dietro le quinte di uno spettacolo tanto macabro quanto reale che viene messo in scena (o in quinta?) in tutto il mondo. Parlando del protagonista, uno storditore che lavora in un mattatoio brasiliano, l'autrice descrive perfettamente quello che io vidi negli occhi di quel ragazzo: «Edgar Wilson fissa il punto più lontano che i suoi occhi riescono a distinguere davanti a sé, la linea fantasma che divide la strada dal cielo. Soltanto una linea, che non potrà mai essere raggiunta.»


Ana Paula Maia
Di uomini e bestie
La nuova frontiera, Roma


Storie che si chiamano tra di loro, attraverso di noi.
Quello qui poco sotto è il passaggio del post su NOmattatoio Torino 6 che ha attirato attenzione. Ha richiamato ricordi altrui e questi ricordi - che avete letto qui sopra, grazie a Francesca  - potranno forse essere il prologo a storie nuove, ancora da raccontare.


"C'è chi si è fermato per confessare con sollievo che si è sentito confortato dal fatto che fossimo lì - ti hanno raccontato che qualcuno che lavora lì dentro, ha ringraziato che ci fosse qualcuno fuori dai cancelli, perché "nessuno ha idea di quanta e quale violenza avvenga in continuazione lì dentro". E non unicamente contro gli animali non umani."

1 commento:

  1. Francesca, tu scrivi sempre limpida e diretta, e hai sempre la capacità di arrivare al nocciolo davvero importante di queste storie.

    RispondiElimina

TUTTI POSSONO COMMENTARE, ANCHE IN FORMA ANONIMA!

SE sei interessat* a seguire La Confidenza Lenta, prova a cercare l'elenco dei lettori fissi e a cliccare sul tasto azzurro 'segui' Dovrebbe permetterti di iscriverti, se ti fa piacere.

In alternativa, puoi lasciare un commento allo stesso post, quando viene condiviso sulla pagina Facebook della Confidenza, e segnalare se vuoi rivederlo ri-postato qui