martedì 1 aprile 2014

FRUIT NINJA e Babel Fish: il futuro sfida i vegani (e i carnisti)



L'arcade per cellulari Fruit Ninja - conosciuto come Fruit Ninja HD nella versione per iPad e Fruit Ninja THD nella versione per Android - è un videogioco sviluppato dalla Halfbrick Studios. Quando lo lanciarono, nel 2010, non si aspettavano il clamore che avrebbe suscitato nell'universo Veg, dove è stato messo al centro di una accesissima diatriba, che ha spaccato in due i vegani di mezza Europa.
In Fruit Ninja, il giocatore deve affettare della frutta che viene lanciata in aria, colpendo il touchscreen del dispositivo con un dito. Ci sono varie modalità di gioco: Classica: la prima modalità di gioco, l'originale; Arcade: durata 60 secondi, l'obiettivo è battere il record.; Zen: durata 90 secondi, nessuna bomba e nessuna vita; Multigiocatore: permette a due giocatori di giocare sullo stesso dispositivo (aggiunta con l'aggiornamento pubblicato nel giugno 2013) .

Quali i motivi del vero e proprio shock culturale che ha sconvolto la cultura Veg? Facile a intuirsi: l'azione di affettare con rapidità irriflessiva, quanta più frutta possibile. Un'azione che per alcuni è una vera e propria istigazione alla violenza, nei confronti sia di verdura e frutta (i fruttariani e i crudisti sono i più preoccupati) sia, successivamente e con un salto logico-pratico preoccupante, gli stessi vegani, che si nutrono con queste frutte; per altri invece – i gruppi più convinti nel valore di azioni di protesta e dimostrazione delle realtà oscurate di violenza verso gli animali – potrebbe rappresentare una catarsi che porterebbe, attraverso un cortocircuito cognitivo-semantico, alla conversione moltissimi carnisti, convincendoli finalmente a rigettare le logiche di violenza nelle quali hanno inconsapevolmente vissuto finora.
Il dibattito è ancora aperto, ma non pare prossimo alla conclusione.





E un'altra sfida – per altro probabilmente positiva – proviene dalla stessa zoologia, con la notizia della scoperta dell'esistenza reale del 'pesceBabele', conosciuto anche come 'pesce babilonese' o 'pesce turrito'. Ha la morfologia di un piccolo pesce giallo, dotato sia di polmoni che di branchie, in grado quindi di respirare sia sott'acqua che in atmosfera di ossigeno, per periodi della durata indefinita. Gli studiosi hanno scoperto che, quando un pesce Babele viene inserito nel condotto uditivo, permette di comprendere istantaneamente quanto viene detto in qualsiasi lingua dell'universo. L'ipotesi è che si nutra dell'energia mentale utilizzata per comporre una frase, espellendo sotto forma di escrementi matrici linguistiche in una forma che permette di comprendere quanto viene detto. Le metodologie di ricerca per verificare questa ipotesi sono orientate verso sistemi del tutto non invasivi, ricorrendo cioè all'aiuto dei pesci stessi, facendo in modo che si possa dialogare con loro, dopo che il ricercatore si è  inserito nell'orecchio un individuo rappresentante di questa nuova fantastica specie. Gli scienziati sono concordi nel ritenere che il dialogo con la mediazione dell'interprete, sia più efficace se i due pesci coinvolti appartengono alla stessa covata, quindi se sono – di fatto – parenti. Il nome di questo pesce, che vive in alcune aree acquatiche di sperdute barriere coralline, deriva dalla biblica Torre di Babele, durante la cui costruzione, secondo il racconto biblico, gli uomini parlavano tutti la medesima lingua.
Per gli animalisti e gli antispecisti si aprono nuove speranze, quindi: sia per l'innegabile intelligenza del pesce, facoltà che dunque non è più monopolio dell'homo sapens, che per la possibilità di farsi aiutare da lui per riuscire finalmente a dialogare con la maggioranza degli umani, notoriamente specisti e perciò su un piano epistemologico assolutamente 'altro' : in termini semplici, non ci si intende nemmeno sul significato delle parole. La traduzione fisiologica ad opera del pescebabele, potrebbe quindi aprire molte porte aperte.

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