venerdì 16 marzo 2018

La memoria (del mattatoio) è conoscenza



... per esempio, il mattatoio di Via Treves, a Torino è 'specializzato' in bovini. Per questo tu, attivista, vedrai sempre arrivare camion, tir, trasporti piccoli e trasporti grandi, carichi sempre e soltanto di bovini: dalle sbarre vedrai grandi occhi - smarriti, stanchi, affamati e assetati - riccioli biondi, zoccoli a mollo nella merda, grosse teste immobili e facce dalla espressione stravolta... non dimenticarteli...






Davanti ai suoi cancelli, finalmente, un indimenticabile colpo d'occhio: persone, giovani, fianco a fianco, coi cartelli che gridano le domande cruciali di NOmattatoio. Nella foto ne vedete una parte. Hai la sensazione che finalmente - a ogni nuovo presidio - inizieranno a crescere. 

Ha a che fare, questo, con la memoria?
Si parla tanto di memoria. Secondo il partigiano Carlo Smuraglia, che ne ha scritto su Left di gen-feb 2018, la memoria "è soprattutto conoscenza e riflessione"."La memoria è fondamentale per la collettività". "La memoria si condensa nei monumenti, nei simboli...".
La memoria: mai stancarsi di ripeterla, di rimettersi a narrarla. 
Solo in questo modo, la memoria potrà diventare condivisa, ricordata, potrà diventare fiume principale i cui affluenti siano i ricordi individuali, personali. 
Ricordi: cioè, la sfumatura personale, individuale che ti rende viva, presente, palpitante, significativa, 'vera', una memoria. Il ricordo della prima volta che hai visto animali trucidati al macello o sofferenti sulla strada che li portava verso questo luogo-non-luogo - per esempio. Per trasformare il non-luogo in un 'luogo-della-memoria'.




Paradosso: del mattatoio, cioè di un luogo dove la voce diventa grido azzittito, si scrive, si parla, migliaia di parole. 
Proprio su questo luogo dove la voce diventa grido di angoscia, dolore, rabbia, paura; e dove quello stesso grido viene azzittito - con la lama del coltello che affonda nelle giugulari appese all'ingiù delle vittime; oppure con gli insulti e le minacce, coi pugni sventolati verso donne e uomini silenziosi, auto-esposti come corpi, per riprendere la voce delle vittime azzittite e rifarne eco e sponda all'esterno. Amplificandola e rendendola perennemente sonora.
Rendendola memoria: che è per questo che diventa echeggiante e così potente e suggestiva da cominciare - finalmente, ripetizione dopo ripetizione - a portare 'qui' persone, individui, diverse sensibilità, ricordi unici. Che non possono più venire ignorati.





Il mattatoio è un luogo smemorato - vive alla giornata, cigola e sferraglia sulle sue regole di smontaggio e violenza, sempre uguali, fino a sera; quando tutto si spegne e viene dimenticato. Solo per venire ripetuto, identico nei gesti, l'indomani. Solo le vittime sono diverse, ogni giorno sono individui diversi, oggi da quelli di ieri - già affettati nei supermercati - e da quelli di domani - ancora rinchiusi negli stabilimenti zootecnici. Le vittime non possono avere memoria di ciò che stanno per affrontare, nessuno è tornato mai da lì a raccontarlo. La loro stessa esistenza è nata per venire dimenticata: carte, registri, tabelle, elenchi, liste, le incasellano quotidianamente, ossessivamente - la lista: il feticcio dei nazisti, di ogni regime totalitario; che è ciò che gli umani hanno realizzato per gli animali - ne dichiarano la esistenza in vita e la direzione alla morte per smembramento, in quanto prodotto. Una non vita: un sottoprodotto pressoché inevitabile della bistecca. Una volta 'bistecchizzati', le loro liste coi numeri di serie vengono archiviate, bollate, protocollate, cibo per la burocrazia. Sostituite da altre liste, il memento di altri corpi-non-corpi-sottoprodotti della carne-da-mangiare.




Sono i corpi degli attivisti che si sobbarcano il peso di questo allucinante paradosso: i loro corpi hanno la facoltà di tornare, i loro corpi porteranno impressa nel loro DNA l'esperienza del presidio: cioè a dire, ne avranno costruito una memoria.
Proprio questa memoria è ciò che può fare tante cose: disturbare la indifferenza abitudinaria della gente; rispondere alle domande di chi comincia a sospettare e che quindi vuole sapere; oppure anche diventare pietra di inciampo per il meccanismo zootecnico, che nel momento in cui comincia a venire ricordato non può più nascondersi, auto-mistificarsi e raccontarsi in maniera mendace e bugiarda a tutti quelli che vuole siano suoi clienti e consumatori - essi stessi da consumare, tutti i giorni della loro vita. 
Almeno finché restano indifferenti e inconsapevoli. 




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