sabato 18 novembre 2017

Boschi Vivi senza confini




dal sito Boschi Vivi




Stai iniziando a capire che cosa sia un 'bosco interiore' - prendendo a prestito l'espressione pensata da Leonardo Caffo; e magari, andando a memoria, ti avvicini pure al senso; ma su quel libro eventualmente vedremo, per giocare prossimamente a 'acqua-fuochino-fuoco'.
Il bosco è il punto focale. Che va interiorizzato, trovato dentro se stessi. Infatti, è  qualcosa che ha a che fare - in qualche modo - con il costruirsi una specie di individuale, personale, unica, irripetibile gioia dello 'stare al mondo': è una gioia che non è insensato cercare e curare anche nei dove e nei quando che meno ci piacciono. Si spreca tempo a desiderare di essere altrove quando invece si deve essere qui e ora. Ma non è motivo questo per rinunciare a vivere la propria gioia piena, invece che rimandarla colpevolmente a un altrodomani a cui vorresti tendere. Rischi una tensione all'infinito, una asintote senza pace. Invece, se sei capace di volerti costruire la tua gioia anche dove e quando non ti piace, allora fai la cosa giusta: la tua gioia diventa già lì per te, e non smetterà di esserci quando ti sposterai; anzi: la tua gioia ti seguirà ovunque andrai, perché la tua gioia - così come la tua tristezza - sei tu. Sei tu: è non il luogo dove e quando in questo momento stai vivendo. (che poi tu, tendenzialmente preferisca portati dietro il trolley della malinconia-tristezza, invece dello zaino della felicitù-gioia, è un qualcosa di te su cui non devi smettere di lavorarci, magari mentre stai sdraiato tra le foglie a prendere  il sole novembrino insieme alla tua bretonina 17enne).


La tua gioia è fatta, quindi di foglie e gemme, di germogli e frutti, di erba e corteccia; oltre che di acqua, vento, neve, sole.
Questo bosco - hai scoperto - potrà anche diventare vivo e davvero reale: proprio di fronte a te. Potrai passeggiarci e visitarlo ogni volta che vorrai: alla fine, potrai adagiartici, a riposare tra le radici di un albero, sempre fermo eppure sempre in movimento, di giorno e di notte, per tutto l'anno; ogni anno che verrà. Non solo adesso, oggi, giorno del compleanno del blog, ma anche un domani venturo, quando con queste spoglie su questa terra non sarai più né presente né visibile - ma, al limite, visitabile.


dal sito Boschi Vivi

L'altro giorno hai incontrato al telefono Anselma Lovens, che è tra le persone che stanno dando vita al progetto 'Boschivivi' - scoperto in questo articolo. Non è una stranezza che questa notizia ti abbia fin da subito regalato curiosità e serenità.

Per te, che da bambino dei cimiteri ti piacevano le piante lungo i viali, questo tema è suggestivo e - invece che chiudere - capace di aprire sensi e orizzonti dell'esistenza e della coesistenza in moltissimi modi, quasi tutti ancora da (ri)scoprire: per esempio, qui / o qui.  Ma non corriamo avanti: basta dire che hai preso subito contatto con Boschi Vivi - e loro ti hanno subito risposto. Il risultato, è una lunga e particolarissima chiacchierata con Anselma Lovens - lei, fortunata, a Parigi; tu, fortunello, in un parco novarese.
Di cosa avete parlato, delle scosse prospettiche che ne hai ricavato, è quanto proverai a raccontare adesso. Facendo come se fosse Anselma a parlare, a raccontare.

"Il nostro bosco, il nostro primo bosco, lo abbiamo trovato mentre cercavamo qualcosa d'altro, qualcosa di simile. Abbiamo riconosciuto quel che poteva essere per noi - per la cooperativa Boschi Vivi,  - e lo abbiamo acquisito. Si trova nella provincia di Savona  presso il Comune di Martina-Urbe (SV), in Liguria.
  e sarà il bosco per il progetto pilota che abbiamo in mente. 

Intanto, stiamo eseguendo lavori di spaziatura nel sottobosco, di regimazione delle acque per la sicurezza del suolo, di disboscamento selettivo - tutto questo, grazie all'intervento di un esperto forestale.
"Questo bosco, capitatoci quindi per caso, è significativo: è confinante con un paese e ha la presenza di una grande roccia, in una radura". 

dal sito Boschi Vivi


E qui, ti si sono illuminati gli occhi per la prima di numerose volte: roccia e terra, pietra e legno; una base solida per la vita in continuo movimento - strettamente collegate.
Dici subito allora che per portare avanti questo progetto, Boschi Vivi ha aperto un crowfunding; sta per concludersi, ma c'è tempo per le ultime offerte.
Con Anselma ragioniamo sul fatto che il bosco sacro va ad aprire e scoprire - per la prima volta in Italia - una modalità del tutto peculiare, inedita, di pensare e 'sistemare' il proprio dopo e il dopo dei propri legami affettivi - che siano animali umani o non umani.
Dal 2001 esiste una normativa nazionale che regola la dispersione in natura delle ceneri risultate dalla cremazione. Per dispersione, si intende non solo la liberazione delle ceneri al vento, ma anche l'interramento delle ceneri, in un suolo diverso da quello confessionale dei cimiteri - interramento che può avvenire o con le ceneri libere, o in un involucro biodegradabile. In capo a un anno, tutto sarà di nuovo rimescolato nel terreno. (!) :)
Questa possibilità è in generale poco conosciuta in Italia, a livello culturale, di sensibilità diffusa è ancora una pratica che risulta 'difficile'. La legge offre per lo meno una sistematizzazione di una situazione nella quale prima il singolo era lasciato a se stesso, oltre tutto alle prese con non poca burocrazia - per non parlare, immagini, delle resistenze confessionali delle varie religioni, specialmente la cattolica. "I cattolici si sono espressi contro la dispersione, fino a non molto tempo fa, osteggiavano anche la cremazione. In ogni caso, per loro le spoglie non possono non essere che deposte in un luogo consacrato. Anche la burocrazia è sempre stata di grande ostacolo, per via delle molte trafile da superare - ad esempio - per poter conservare l'urna in casa". E così, benché le cremazioni siano aumentate negli anni, anche in Italia, il che cosa fare dopo delle ceneri era uno spazio vuoto - come concetto, come procedura, come pratica 'spirituale'.


"Il cimitero a cui tutti siamo abituati è fatto di marmo e cemento e vetro. Occupa uno spazio di fatto reso inerte, immobilizzato, inospitale alla vita. Per non parlare delle risorse di spazio ed economiche che impegna costantemente. Che sia per la sensibilità ambientale che è cresciuta, che sia per un maggior senso di altruismo anche nei confronti dei propri figli e discendenti futuri, non sono pochi quelli che pensano di cercare una soluzione diversa da quella classica.

dal sito Boschi Vivi


Il bosco - un bosco - sotto molti punti di vista, sembra essere quella soluzione. Si legge, nella pagina del crowfunding, che chi verserà delle quote o aderirà in futuro al progetto, potrà "instaurare, per sé e per i propri cari, un rapporto molto più intimo con il territorio e sereno con l’evento luttuoso. Oltre ad essere parte di un meccanismo virtuoso che tutela i boschi. " Si prevedono infatti anche vantaggi concreti sia per i proprietari dei boschi che per i paesi o le comunità che abitano vicino.  Poi: "Per la società nel complesso il grande vantaggio è dato dalla presenza di persone qualificate che lavorano costantemente alla prevenzione del rischio ambientale. Per tutti consegue un miglioramento della qualità di vita, in ottica di multifunzionalità: il bosco tornerà ad essere utilizzato, oltre che per il ricordo,  anche per attività culturali, sportive e naturalistiche".

Se questa prospettiva vi piace, ricordatevi: la volontà di dispersione delle proprie ceneri, deve essere espressa in vita, attraverso un testamento olografo. "Noi siamo convinti che, anziché rattristare o incupire, questa attenzione per se stessi, potrà aiutare alla elaborazione della eventualità della propria morte, ma anche l'elaborazione del lutto per chi rimarrà dopo di noi e  diventerà chi esaudirà le nostre disposizioni."
Si potrà fare un contratto con Boschi Vivi (sul sito è spiegato tutto, bisogna solo prendersi il tempo per navigarlo, ché è molto articolato).

dal sito Boschi Vivi


"Nel bosco, si potranno portare anche le ceneri degli animali che hanno vissuto con noi e che abbiamo amato. Riceveranno lo stesso trattamento delle ceneri umane." E qui, per la seconda volta ti si sono illuminati gli occhi, hai cominciato a vedere scene immaginose assai, di persone che passeggiano liberamente per il bosco, tra i suoi alberi, per poter incontrare chi hanno amato e che adesso è diventato albero. Il bosco, dice Anselma, non verrà recintato e non ci saranno separazioni di sorta nemmeno al suo interno.  Da questo momento, la tua immaginazione e i tuoi occhi son rimaste sempre accese, per tutto il resto della chiacchierata.

"Le persone che sono venute a trovarci o che ci hanno contattato, ci raccontano le loro reazioni. Molti provano stupore e  sono tutte le persone che possono avere una età tra i cinquanta e i sessanta anni: per loro l'eventualità della morte non è più cosa astratta, sicuramente ne hanno già avuto esperienza a quel punto della loro vita e dunque ci vogliono ben pensare. C'è invece chi prova una specie di timore: sono le persone che si trovano più vicine alla ottava decade della loro vita. La morte  è in qualche modo in vista al loro orizzonte. Tutti quanti, però, sono rimasti rasserenati dalla prospettiva del contatto con la natura. A molti non piace l'idea, il concetto di cimitero. Non piace più, per come è venuto a concretizzarsi nella nostra società. Le tombe marmoree, le lapidi, le cappelle, sono oggetti inerti, morti, freddi, servono solo per uno scopo, immutabile per un tempo lunghissimo.

"Un albero è vivo, avvolge e accoglie e non esclude: non c'è separazione. A differenza della tomba cimiteriale, ha più scopi, cambia e scambia." In fondo - pensi: l'albero è vivo e - almeno per te - venire riposti tra le radici di un albero, è un po' come ritornare nel flusso della vita.

dal sito Boschi Vivi


"Per il futuro, prevediamo anche la possibilità che per il nostro bosco si possa sostare, passeggiare, meditare, leggere. Forse, penseremo a delle attività, adatte al luogo, che possano renderne tangibile la sacralità vitale e siano facilitatrici di sollievo e di elaborazione del lutto, oltre che di ripresa del contatto con la vita."

dal sito Boschi Vivi


Allora, che cosa abbiamo qui? Un qualcosa di talmente nuovo - secondo te - da dare (darti) quasi le vertigini. Se esistono le ZTL - le Zone Temporaneamente Liberate, come i rifugi per animali salvati o recuperati, come i santuari per animali sottratti alla  morsa zootecnica - che sono luoghi di futuro  - un bellissimo futuro utopico, secondo te, per il quale vale di sicuro la pena immaginare e agire - per tutti gli individui vivi; allora, i boschi sacri, i boschi vivi, saranno qualcosa di simile per chi non c'è più e allo stesso tempo sarà immerso in un ambiente vivo e in continuo cambiamento. Lutto e morte assumeranno nuovi e meno cupi colori e significati: le ricadute etiche, sociali, politiche, potrebbero essere assai ampie. Ma questo, forse è argomento per una prossima riflessione. Adesso, con Anselma, cominciamo a vedere come "gli animali del bosco non verranno ostacolati, o scacciati, o eliminati, o disturbati. Saranno liberi di attraversare e percorrere il bosco, esattamente come i visitatori umani. Tra le cose che stiamo facendo per sistemare il bosco, c'è l'individuazione di tracce che segnalino la presenza di percorsi e convivenze e compresenze animali, in modo da ritagliare i percorsi e gli spazi per gli umani intorno a questi luoghi animali, che rimarranno indisturbati.

Il bosco, come già detto, è vicino a un paese: è già conosciuto e frequentato; per cui, ci sarà continuità e le diverse vite non verranno sconvolte da cambiamenti imposti. 

dal sito Boschi Vivi


"Nei nostri viaggi, abbiamo scoperto che in altri Paesi, come Gran Bretagna, Svizzera, Austria, Germania, ci sono molti 'boschi vivi'. Per noi sono e sono stati degli esempi, dei riferimenti, rappresentano una diversa occasione, una possibilità di scelta. Ci tengo a dire che noi immaginiamo una rete di boschi vivi, su e giù per l'Italia: da noi, i boschi sono da sempre fortemente antropizzati,  fino a un passato recente erano conosciuti, frequentati e abitati dagli umani. Oggi sono stati abbandonati, a meno di ricevere nuove, indesiderate e nefaste 'attenzioni' umane, come gli incendi, in grado di devastare aree boschive prive di possibilità di difesa."

Nel bosco, vasto 11 ettari, ci sarà un'area per gli umani, una per gli animali e una per umani e per animali insieme; non ci saranno divisioni, separazioni, le tre zone si intrecceranno l'una con l'altra.
Tutti uguali, i viventi, nel loro dopo la vita, pensi: a nulla serviranno divisioni, separazioni - né si sentirà la necessità di costruirne. Ti pare di respirare una boccata di ossigeno, o meglio, di assorbire una raggiata di sole. Pensi che questo bosco sacro, dove animali umani e animali non umani trovano spazi condivisi per rimescolarsi insieme, abbia una potenza incredibile, e ancora tutta da scoprire, ancora tutta da esprimere.
Quando finalmente si toccherà con mano la propria e altrui sostanziale uguaglianza - in termini di accesso rinnovato al rimescolamento vitale - in uno spazio libero e aperto per tutti, dove la vita si riaccresce - invece che essere ostacolata nell'isolamento inerte di un cimitero solo umano - diventerà più normale provare emozioni di lutto anche per animali non umani, finalmente senza doversene scusare; e forse si cambierà prospettiva, sentimento, atteggiamento, verso di loro; forse l'aver provato affetto e dolore luttuoso per qualcuno di loro, in modo finalmente libero di esprimersi senza stigma sociale, ci spingerà a voler provare gioia e affetto verso molti più di loro, finché la distinzione, abbastanza macchinosa, speciosa, oppositiva 'noi/loro', cadrà - come foglia secca. 
Tutto questo per ora forse è solo un sogno, per un futuro ancora un po' lontano. Tuttavia, i germogli già ci sono...

 (con Anselma, avete terminato la lunga telefonata, con la promessa di risentirsi, per gli aggiornamenti, ma anche per ragionare insieme sulle potenzialità di quel che significa un 'bosco vivo' - anzi, tanti 'boschi vivi').

Intanto, oltre al sito ufficiale, potete visitare anche la pagina Facebook di Boschi Vivi.

dal sito Boschi Vivi


Post Scriptum
Con amarezza, accenni ai cacciatori, che possono scorazzare senza freni e impuniti ovunque, a meno che non ci sia una recinzione fisica. Sono loro, oggi, i tristi e sinistri 'abitanti' e frequentatori dei boschi. Una tendenza che secondo te va fermata e ostacolata, invertita, in ogni modo possibile.
"Coi cacciatori il dialogo è difficile", ammette Anselma. 

Ne approfitti per segnalare quattro link, altrettante risorse, utili almeno per sapere che delle possibilità per impedire l'accesso ai cacciatori - sia pure macchinose, e rese difficili per chi vuole avvalersene, di fatto ci sono: leggete 

la LIPU,  

la LAC

il GIG

l'ADUC.

 
dal sito Boschi Vivi









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