venerdì 20 gennaio 2017

Amy Adams, Friedrich Nietzsche e gli eptapodi - Arrival

foto di Andrew H. Walker


Qual'è la 'vera Amy Adams? Quella dell'immagine ufficiale, di scintillante attrice? Oppure quella di donna intelligente, ritratta coi suoi pensieri personali?  Forse tutte due - non è un caso che indossino il medesimo abito e occupino il medesimo spazio - potrebbero anche essere due gemelle spaziotemporali - come potrebbe anche suggerirci Andrew H.Walker, il fotografo che ha ideato il progetto sugli attori-come-persone.





Da un certo punto di vista, sono due anche le donne - la linguista Louise Banks -  che Adams interpreta nel film che hai visto stasera: Arrival. Per quanto ti riguarda, lo attendevi da mesi, i trailer ti avevano intrigato, sospettavi-speravi in un film di fantascienza delle idee - finalmente. E la speranza non è andata delusa. Forse perché il soggetto è tratto da un racconto di Ted Chiang? (che a questo punto non ti resta che leggere). Ad ogni modo, secondo te, l'origine, per così dire, letteraria, della trama, si percepisce molto bene in molti momenti del film. E anche nella sua costruzione, molto legata alla parola raccontata - piuttosto che al racconto per immagini: parola che può essere ricordo, intuizione, disegno, ma anche didascalia, commento, equivoco, tranello, prospettiva. Occasione, bivio, inciampo, dialogo. 

Hai avuto la sensazione di vedere degli alieni davvero exstraterrestri in ogni loro aspetto. 
Hai goduto della soddisfazione di vedere la storia arrivare fino all'orlo dell'abisso di distruzione, ma senza precipitarvici dentro.




L'abisso di distruzione, va detto, viene - nel film ma anche, purtroppo, nella vita reale - declamato e desiderato da qualsiasi umano abbia un potere politico di distruzione e di prepotenza - un capo di stato che ci trascina in una terrificante e annichilente profezia auto-avverantesi (perché, poi, sono sempre quelle catastrofiche ad avere in misura maggiore questo terribile potere di essere nemesi?).
L'abisso di distruzione, invece, viene sfiorato ma infine evitato, grazie alla forza ritrovata e rinnovata di quegli aspetti che dovrebbero essere più salienti e che dovrebbero farci davvero umani - per come possiamo essere umani a questo punto del nostro cammino terrestre come specie animale. Noi oggi, infatti, possiamo e - di fatto - dobbiamo cambiare l'intero nostro approccio alla realtà del pianeta dove viviamo. Senza negare la nostra continuità con i nostri paleo-antenati - ma accettando il dato di fatto e la consapevolezza che continuare a misurare la nostra etica sul loro metro non ha senso e nemmeno prudenza  - come non ne avrebbe (e infatti non ne ha), pretendere che il leone si astenga dal cacciare la gazzella. La nostra etica - qui-e-ora - dovrebbe diventare quella ispirata da concetti come condivisione, dono, liberazione, affrancamento.




Non è un caso, comunque, secondo te, che l'abisso venga evitato grazie al coraggio di una donna, capace di usare nuovi strumenti, che non sono materiali e tangibili, ma sono fatti di empatia, comunicazione e nuove temporalità.
Ti piace pensare che la nuova umanità che si affaccerà al futuro degli eptapodi, sarà una umanità finalmente capace di ri-conoscere gli altri abitanti del pianeta come compagni degni e paritari, con le loro capacità comunicative, le loro visioni del mondo, le loro conoscenze da condividere. Gli altranimali - in una parola - che fino ad ora stiamo trattando come alieni ostili incomprensibili - rispecchiando su di loro quella che è in fondo una nostra esclusiva ostilità verso la loro alterità. Ti domandi: se non saremo capaci di accogliere queste alterità nate come noi su questo pianeta, come e quando mai saremo capaci di accettare quelle alterità davvero e totalemente aliene, extraterrestri? L'orlo dell'abisso è tutto in questo punto cruciale.



Il primo passo sarà guardare all'uccellino in gabbia che obblighiamo a seguirci, e intuire di fare il passo oltre - l'uinico passo sensato -  spogliandoci letteralmente, per metterci nella sua stessa condizione di irrevocabile vulnerabilità - da qui, la comunicazione, la reciprocità.
Questo passo, forse, lo sanno fare solo gli autentici esploratori, che sono coraggiosi e assolutamente intuitivi come i bambini.
Una bambina, infatti, disegna "mamma e papà che parlano con gli animali". Una bambina è il fulcro spaziotemporale di tutto. Qui c'è la frase  che - insieme ai due momenti qui sopra accennati - ti ha reso convincente il film. La riporti a memoria: "Se tu conoscessi dall'inizio alla fine l'intero percorso della tua esistenza, vorresti viverla lo stesso?". Ci vuole il coraggio di una superdonna, o di un filosofo, perché qui siamo alle prese con l' "eterno ritorno" di Friedrich Nietzsche: l'universo ciclico che ritorna su se stesso. Non sai perché, ma questa teoria ti fa sentire ottimista, in modo, forse, controintuitivo: ma forse è perché a ben pensarci, l'eterno ritorno si può immaginare non così immutabile, ma suscettibile di impercettibili mutamenti - chiamale, se vuoi, correzioni.





3 commenti:

  1. Interessante, e vale la pena riportarlo, il link wikipedia a 'Enso': il cerchio pennellato a mano con soli due colpi del pennello, esprime un momento in cui la mente è libera di permettere al corpo di creare da solo:

    https://en.wikipedia.org/wiki/Ens%C5%8D

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  2. Bellissima la tua riflessione.
    Mi ha riportato al ragionamento che facevo durante la visione e che mi sono dimenticata di riprotare nle post, anche per paura di fare qualche spoiler, ovvero quello che nella realtà attuale il mondo sia diviso e indifeso, non da altri ma da noi stessi. Le grandi potenze sono diventate cmoe dei bambini che si contendono un dolcetto, o anche peggio, e basta un niente per far si che si annientino tra loro. Siamo fragili, e in futuro solamente la conoscenza e l'umiltà potranno salvarci.

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    1. ciao Giulietta, benvenuta e grazie per la visita. Sono d'accordo: siamo fragili, anche se è un tipo di fragilità che appare come se fosse invincibilità e che ci siamo costruiti addosso. Abbiamo paura di tutto ciò che non è 'noi', che non è umano - distruggiamo ciò di cui abbiamo paura. Perciò il film mi è piaciuto: perché per una volta è stata la conoscenza e - dici bene - l'umiltà - a orientare il comportamento di tutti.

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