giovedì 8 febbraio 2018

"Salvate i maschi" - Emeroteca

pulcini - maschi


bufalini - maschi


capretti - maschi
Eccoli i protagonisti involontari di un articolo abbastanza singolare - per il suo essere quasi uno sgambetto freudiano, l'affiorare sospetto quanto timido e subito avvizzito di una parvenza di autentico scrupolo etico. 
L'articolo si intitola: Dai pulcini ai capretti, l'appello dei veterinari "Salvate i maschi" su L'altra pagina de La Repubblica di domenica 28 gennaio 2018. 
Che poi uno pensa che l'anno migliorerà...






"Certo si sapeva", esordisce così Jenner Meletti, quando inizia a scrivere questo articolo.
"Si sapeva che un pulcino, un capretto 'da' latte, un bufalo neonato e anche, in misura diversa, un vitellino e un maialino - se nati maschi - non possono certo dirsi fortunati".  Viceversa, verrebbe da dire, tutte le nate femmine, sono fortunatissime. Dà una strana sensazione, tuttavia, per qualche istante, leggere nero su bianco, per di più su un giornale mainstream, l'elenco pressoché completo degli animali 'da' reddito, tutti quelli mangiati sulle tavole degli occidentali. Pensi: "dove è il trucco?". Intanto noti che Mancano all'appello tutti gli altri pennuti e l'intero universo a parte degli animali acquatici. Comunque, aspettiamo a commentare. 
Dici solo che, all'interno degli stralci dell'articolo che riporti, tutte le eventuali variazioni grafiche, come sottolineature o neretti, sono tua iniziativa, con l'obiettivo di evidenziare meglio certi passaggi cruciali. Solo il termine che troviamo subito - controsessi - è virgolettato in origine dal giornalista. E, in generale, tutte le virgolette interne al testo in italico (l'articolo), sono presenti in origine, a indicare a loro volta, altri parlati di persone diverse dal giornalista, che lui  riporta.
""Controsessi", li chiamano.  In un  allevamento di galline ovaiole, di capre 'da latte' o in una stalla, la femmina è quella che produce reddito, il maschio no e per questo suo "controsesso" viene eliminato".  Come?
"Ci sono state denunce pesantissime, da parte delle associazioni animaliste. Pulcini schiacciati, 'annutoli' (i piccoli dei bufali) lasciati morire di fame o buttati nel letame, capretti che non si sa come spariscono dagli allevamenti." Il risultato delle investigazioni animaliste.
"Ma adesso, a denunciare questa strage nascosta, è per la prima volta la Fve (Federation of Veterinarians of Europe), che in un lungo documento (Fve position on killing unwanted offspring in farm animal production) accende i riflettori su ""questa uccisione della progenie indesiderata nell'allevamento animale"".

Giacomo (Mino) Tolasi è il medico veterinario che per conto dell'Italia ha partecipato alla stesura del documento Fve. Dice, riportato nell'articolo: "Per la prima volta cerchiamo di uscire da una zona grigia. I maschi eliminati? Si sapeva, non si sapeva e comunque non se ne parlava ufficialmente. Ora la Fve dice: il problema c'è, dobbiamo risolverlo con soluzioni etiche e scientifiche".

L'articolo poi riporta in 300 milioni i pulcini maschi di galline ovaiole eliminati ogni anno in Europa. Delle altre "specie" non riporta numeri, dice solamente che sono "meno conosciuti".
Il documento viene paragonato a una "legge quadro" e che "ora bisogna aspettare i decreti delegati, per sapere come applicarla".
La "legge" (che tale non è, tuttavia) - scrive- "è comunque una svolta". 
In che senso? L'articolo prova a spiegare: la Fve dice che "I veterinari debbono contribuire a evitare la produzione di animali in surplus o indesiderati. Negli allevamenti non possono valere soltanto le ragioni economiche, ma anche l'etica", afferma sempre Tolasi, così come viene riportato nell'articolo. E prosegue: "I cittadini consumatori debbono essere informati del costo etico dell'abbattimento degli animali sani, perché solo così si può generare un interesse pubblico alla ricerca di soluzioni". 
Sono frasi soprendenti. Ma non necessariamente in senso positivo. Ti sembrano frasi innanzi tutto molto generiche, quasi delle petizioni di principio, a cui però rimane molto difficile dare un seguito concreto, pratico, operativo e efficiente in qualche misura. Da un lato, sembrerebbero potenzialmente frasi in antitesi alla narrazione della cosiddetta 'carne felice', che la industria zootecnica promuove in ogni modo possibile; dall'altro sembrano frasi la cui spinta eversiva viene soffocata sul nascere: non si chiarisce cosa sia il 'costo etico', né come o perché mostrarlo ai cittadini-consumatori. Non si esce, evidentemente, dalla logica produttiva e di consumo, le eventuali soluzioni possono solamente girare in tondo, sono in partenza imbottigliate in un vicolo cieco che a priori scarta o non considera un enorme numero - quello a tuo parere più significativo e ponderoso proprio sul versante etico - di 'soluzioni': che sono-sarebbero-potrebbero essere tutte soluzioni di abolizione delle produzioni zootecniche, di riconversione in altre produzioni -magari vegetali - e - importantissimo - di stop alla detenzione e uccisione di individui animali finora ritenuti oggetti in pieno possesso di un padrone-produttore

E infatti, ecco alcune delle soluzioni illustrate nell'articolo:
"C'è poi la proposta ""di stimolare la domanda dei consumatori nei confronti di carni di animali maschi ... che siano stati allevati humanely, umanamente"". Quali maschi? I bufalini, o i caprini 'da' latte.
"Gli abbattimenti, anche se "intrapresi solo riducendo al massimo la sofferenza, hanno comunque un "costo etico", che i veterinari devono ricordare sia ai consumatori che agli allevatori".
Prosegue l'articolo col racconto di Tolasi, che è vice-presidente Sivar (Società Veterinari per Animali da Reddito, che fa parte dell'ANMVI, Associazione Medici Veterinari Italiani.
"Il settore più colpito è quello delle ovaiole. I loro pulcini maschi non possono essere trasferiti fra i polli da carne, perché di razza diversa e non produttiva. Per questo vengono eliminati. Per fortuna ora c'è una tecnica che permette di conoscere il sesso già nell'uovo, che viene eliminato prima della nascita del pulcino". La vita viene ostinatamente considerata un sottoprodotto della produzione della merce vera e propria, insomma.
"Pesante è anche la situazione dei bufalini, perché la carne di bufalo ha un mercato ancora scarso". (sic)
Tolasi è buiatra, cioè proprio veterinario dei bovini. Racconta nell'articolo che "Per i vitelli... oltre al vitello da latte di carne bianca - viene portatoa 150 chili in sei mesi - abbiamo i vitelloni di 18 mesi e del peso di 6,5 quintali. E sta andando bene anche il "seme sessato" che permette di sapere prima se nascerà un vitello o una vitella". Funziona nel 95% dei casi.
Si passa poi a parlare dei capretti e del loro "più duro destino".
Dice: "Per fornire l'industria del latte di capra, in ascesa, si attua la "destagionalizzazione"". Di che si tratta? Ecco la spiegazione:
"Una capra, in natura, partorisce una volta all'anno, ma negli ultimi due mesi di gravidanza va "in secca". Per non togliere il riforniment all'industria, si allunga la giornata delle capre con le luci accese nella stalla e così l'animale va in calore in tempi diversi".
Tolasi nell'articolo fa un esempio: "chi ha 400 capre mette in lattazione 200 animali in estate e 200 in inverno, o tutti e 400 in qualche mese. I capretti che nascono non nei giorni di Pasqua o di Ramadan non hanno mercato e semplicemente scompaiono".
C'è poi il calcolo del peso: "Per arrivare a 15 chili di peso in 2 mesi, il capretto costa 45 euro fra latte in polvere, manodopera e macellazione. Non si riesce a venderlo".
Qui entra in gioco il "documento Fve, che ci dice che il problema esiste e che non possiamo far finta di nulla. Ci dice anche che l'allevatore ha la facoltà di sopprimerli, seguendo però regole che ancora non sono state scritte. Per l''anestesia prima della castrazione, ad esempio, ci sono moderne camere con azoto, ma ci sono ancora in giro i 'castrini', che operano come un tempo. Per l'eutanasia ci sono farmaci che per una vacca costano 30-50 euro pila prestazione del veterinario, ma sono in giro anche i "raccatta carogne", che si offrono di fare tutto loro". La inconsiderazione, accompagnata alla porta con tutte le cortesie, rientra subito dalla finestra, pestando i piedi e rifilando calci.
I singoli animali deboli, debilitati, troppo vecchi o troppo giovani o troppo poco produttivi o troppo costosi, sono circondati da una serie di altre 'priorità' tutte - dalla prima all'ultima, nessuna esclusa - legate a filo doppio al denaro, al prezzo, al profitto, tutte zavorrate dalla burocrazia, tutte separate da qualsiasi pur minuscolo senso di pietà, misericordia - non ti sembra il caso di chiamare in causa la empatia. Da qualsiasi prospettiva la si guardi, la sorte degli individui intrappolati, non migliora in nulla.
Chiude l'articolo: "Temi duri. Ma è la realtà dell'allevamento da reddito. Problemi che ancora una volta provocheranno le reazioni degli animalisti. Noi pensiamo comunque di aver fatto un passo avanti. E ne faremo altri. Con scienza ed etica".
In una parola: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Variazioni sul tema della praticità del buon senso e del fatto che le cose vanno così e al massimo si possono edulcorare.
Quasi che ci si scusasse di far leggere temi così duri ai sensibili lettori del giornale. Che quindi vanno tranquillizzati: adesso c'è Fve, che è solamente un proclama, non dà seguito a nessun tipo di norma vincolante, né  prescrive sanzioni credibili per situazioni irregolari e crudeli - ma è comunque un passo avanti. Uno. E stop. Per azzittire le provocatorie reazioni dei soliti animalisti incapaci di avere a che fare con la realtà economica del mondo che si muove così da sempre. 
Gli animali sono al sicuro: ci penserà la scienza, per individuare i surplus di maschi prima che siano nati e quindi ucciderli ancor prima che vedano la luce; ci penserà il marketing, ispirato dall'etica, per stimolare la domanda di carne di animali maschi finora allevati - tutti uccisi 'umanamente', come 'umanamente' sono stati allevati; ci penserà sempre l'etica, a sopprimere gli animali in eccesso con metodi eticamente accettabili - e le prescrizioni religiose, che uccidono senza nessuna ipocrisia etica?

Non è che per caso facciamo di tutto per continuare a fingere di non essere tremendamente spietati verso gli animali che vogliamo sfruttare a qualsiasi costo?


















1 commento:

  1. aggiungo in commento - una specie di nota, in questo caso, per non appesantire.
    Nella colonna a sinistra dell'articolo (lo spazio del 'fondo') ci sono brevi infografiche, che riporto.

    I pulcini delle galline ovaiole, non possono diventare polli da carne. ne vengono uccisi 300 miioni all'anno un Europa.

    I maschi delle specie da latte (capre, vacche, bufale).
    La femmina per produrre latte deve partorire una volta all'anno. I cuccioli sono 'scarti' dell'industria casearia. L'emergenza (sic) riguarda: vitelli, capretti, bufalini.
    Per i bufali, il 70% dei nati è maschio.

    55 euro: il costo a capo per la macellazione legale

    7.700 euro: la spesa media annua per un allevamento di 200 bufale.

    Solo un maschio su 10 viene usato per la 'rimonta'

    60.000: secondo alcune stime, i bufali maschi uccisi ogni anno in Italia. Molti vengono eliminati con crudeltà.

    Le soluzioni proposte dai vererinari.
    Evitare la produzione (sic) di animali in surplus, con tecniche di selezione e di inseminazione artificiale, come il 'seme sessato'.

    Stimolare la domanda di carne di animali maschi allevati 'umanamente'.

    Sopprimere i capi in eccesso con metodi eticamente accettabili,

    RispondiElimina

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