mercoledì 21 febbraio 2018

La forma dell'acqua



... la forma dell'acqua siamo noi, individui vivi e viventi, che prendiamo la forma del luogo dove ci troviamo -  e intanto lo trasformiamo mentre lo occupiamo.
... la forma dell'acqua è muta: perché la supplica più accorata, la sfida più sfrontata, la dichiarazione più coraggiosa, l'innamoramento più totale si possono pronunciare senza emettere nemmeno un suono.









Una volta di più, siamo in una favola. Sono molte le favole, di recente, che circolano per provare a raccontare qualcosa. E non è che le favole non possano essere appassionate, allo stesso tempo romantiche e feroci. Questa favola, in particolare, lo è.

Non basta stare su due gambe, per vivere nel lato 'protetto' , quello 'umano' - dove Dio è simile "a te, ma più che altro a me", che sono maschio, bianco, eterosessuale, benestante, dominatore, uccisore, cacciatore, guerriero. E all'opposto, è sufficiente essere muta o negra - o donna - per rischiare di scivolare al di là del confine, nel lato 'sacrificabile': dove stanno i gay, i russi, i gialli, i comunisti, le bestie, i mostri, gli uomini-pesce.

epilogo di una scena che vi esalterà


Spettacolo visivamente delizioso, una fiaba - con tutti gli indispensabili risvolti oscuri e crudeli che una fiaba deve avere - che può dire moltissimo su co-a è il mondo che ci siamo costruiti, un luogo invivibile.

Il bambino cresciuto Guillermo Del Toro ha regalato dopo decenni la rivincita e la vittoria al gill-man della Laguna Nera: pare abbia proprio detto "ho dato al gill-man il finale che ho sempre voluto per lui".
E per farlo, ha ambientato la sua storia nell'unica epoca possibile: gli Anni '50, mitica epoca d'oro, dalla patina felice - ma dai meandri pericolosi, spietati, sempre sull'orlo della distruzione atomica, a causa di due ideologie uguali e contrarie: capitalismo e comunismo sovietico.

Quasi come se fossimo in medias res: un istante dopo i titoli di coda di "Creature from the Black Lagoon", eccoci nel laboratorio dove la creatura è stata trascinata, strappata dal suo fango, per scoprirne le capacità e le caratteristiche, fino alla vivisezione. Lo spettro è quello di Laika, la cagnetta vittima dei sovietici (i 'russi') nella gara ideologica di arrembaggio allo spazio siderale - che, in parallelo con il 'pericolo atomico', ossessionò l'intero decennio.
Qui, gill-man viene tenuto prigioniero, sottoposto a prove ed esperimenti, basati sulla coercizione, sull'infliggere dolore: per punire, per spezzare la volontà, per addomesticare, per domare. Come c'è da aspettarsi, la creatura si chiude in se stessa, si ribella, resiste e in un impeto che le costerà caro, aggredisce e mutila il suo principale aggressore.




Proprio per ripulire il laboratorio dai resti dello scempio cruento provocato dal gill man nella sua reazione, vengono chiamate le due donne delle pulizie che normalmente svolgono i compiti considerati più umili e bassi: sono una donna nera e una donna bianca, orfana e muta. Sono due marginali, due escluse: soprattutto Elisa, la ragazza muta, che ci metterà poco a rimanere colpita dalla creatura, da ciò che subisce e quindi a cercare - e trovare! - comunicazione con lei.
La sua dolcezza, la sua calma, il suo ascolto, apriranno il gill-man come un fior che torna a sbocciare: niente più paura, né dolore, ma dialogo, ascolto, curiosità. E - infine - amore.




inizia il discorso più accorato mai pronunciato senza un suono

L'attrazione è irresistibile: Elisa ce la racconta in uno dei momenti più straziantemente eloquenti, quando spiega tutto al suo amico e vicino di casa omosessuale: lui - il gill-man - la ama per come è, non la vede menomata, o incompleta, non la disprezza quando vede i segni sul collo di lei, cicatrici delle ferite che la resero muta.
Lei non è mancante, non è incompleta, per lui. Eccolo, il nocciolo di tutto: la paura umana per la incompletezza, che è fatta da tante cose, perché tanti possono essere i motivi per cui si può venire additati dagli altri come incompleti (e troppe e tutte meschine e manipolatrici, le ragioni perché questo venga fatto, perché i più esposti debbano subire queste sofferenze emotive e sociali oltre che fisiche). Tanti i motivi di stigma di incompletezza: così tanti, perché, in ultima istanza, sono tutti motivi falsi. Non esiste incompletezza - da Darwin non abbiamo ancora imparato davvero nulla, il nocciolo sottinteso etico, magari non esplicitato dallo studioso, ma in ogni caso ben presente e ricostruibile senza piegare in nulla né forzare il suo pensiero. Esistono solamente tante soluzioni, o scelte, o strategie, o condizioni, così tante quante sono gli individui viventi che popolano il pianeta. E nessuna è "migliore di".



Chi stabilisce a un certo punto una scala di valori e di meriti, chi escogita una gerarchia, chi traccia dei confini?
Di solito è quello che si trova in cima alla scala (adattata a lui come un vestito cucito da un sarto) e solo lui non ne patisce le conseguenze dolorose, man mano che si scende. La scala è uno strumento di dominio, è una petizione di principio ideologica e implicitamente violenta, invasiva. La scala lavora solo per se stessa, può diventare pericolosa anche per chi l'ha pensata: basta poco per scivolare giù, giù, perdere posizioni, ritrovarsi in fondo; fino ad arrivare a varcare la soglia impercettibile e mobile che separa i 'degni di patente di umanità' dagli 'animali, bestiali e indegni di ogni rispetto'.
Elisa, la sua amica negra, Zelda, il suo amico anziano e gay, Gilles, sono su gradini molto bassi, possono già toccare la soglia, sono a rischio.



Quando decideranno di liberare il gill-man - ci riusciranno con un aiuto insperato e inatteso - si chiameranno fuori dalle logiche del dominio che dirigono la società in cui vivono.
Al loro crocevia, tanti desideri di libertà si intrecceranno, dandosi man forte - sia pure magari in modo non consapevole a loro stessi.
L'essere donna, l'essere handicappata, l'essere povera, l'essere anziano, l'essere gay, l'essere con un lavoro umile o instabile o disprezzato, troveranno il modo di aiutare qualcuno che è persino ancora più in pericolo: un essere animale, un senza umanità.



Non cercate, però, un appello alla lotta, o un messaggio per la liberazione. Non c'è - non declamato. Ed è meglio così.
La favola ce lo racconta senza bisogno di indicarcelo.
Invece, gioca con noi, toccando tutti i registri della immaginazione: dalla commozione romantica, al sogno ad occhi aperti, dal sogno a occhi chiusi, all'orrore per la violenza.



Questo film è un cerchio: fatto di immagini che riempiono gli occhi e li incantano, e di idee che vibrano nelle emozioni e accendono il pensare. Il cerchio inizia con la grotta sottomarina dei sogni di Elisa e finisce con i fondali raggiunti per davvero - in una nuova vita, inaspettata e deliziosamente sorprendente - anche per come inizia.

Elisa, la soglia la supererà, per lei ha importanza solamente quel che può dare senso di gioia, di piacere, di completezza: ha trovato il coraggio che paradossalmente tutti noi cerchiamo ma non osiamo - di abbandonarsi ai propri desideri e di viverli col proprio corpo.


11 commenti:

  1. bellissima presentazione/interpretazione del film Giovanni. Chi lo sa? magari più profonda delle intenzioni del regista!

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    1. magari sì. a volte, mi lascio trasportare. è il desiderio, la sete grande quasi mai appagata di vedere finalmente qualcosa di espressivo che chiaramente sia - per dirla in modo semplice e breve - dalla parte degli animali, cioè: ... in direzione contraria!

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  2. Bellissima recensione per un film che tocca tutte le corde del cuore e anche di più! :)

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    1. è vero, è proprio un film che parla a tutte le emozioni e sosprende gli occhi con tutti i modi. Mipiace la sua fantasia, che non teme di realizzare visioni che alcuni, troppo inariditi dalla logica, hanno giudicato assurde

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  3. Molto interessante il tuo commento al film , che mi ha stimolato una forte curiosità.
    Ti ho nominato per un meme , che io trovo interessante perché permette di conoscere e far conoscere nuovi blog.
    Se t'interessa...
    Cristiana

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    Risposte
    1. ciao Cristiana, son contento davvero che ti sia piaciuto il commento: quando qualcosa suscita curiosità, secondo me, allora non è del tutto inutile.

      Per quanto riguarda il meme, mi interessa, ma dovresti spiegarmi meglio, anche perché in queste cose 'tecnologiche' non sono molto esperto :)
      G

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    2. Devi solo fare il copia/incolla del mio poste cambiare il nome di chi ti ha nominato e mettere l'URL dei blog che nomini.
      Ciao

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    3. e il tuo post dove è? non se sono io che non lo trovo / non lo vedo o se invece non mi appare.
      ciao :)

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    4. Devi cliccare sul mio nome 'Cristiana Marzocchi' che vedi poco più sopra e ti apparirà la mia immagine su Google+.
      Clicca dove c'è il titolo del post "Il profeta che venne dal Po" e andrai sul mio blog.
      ricorda di metterlo sul tuo blogroll.
      Spero di esser stata chiara.
      Cristiana

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    5. Sì, effettivamente ADESSO è tutto più chiaro! :) mi piace l'idea, questa staffetta di passaparola, i ricorda un po' il Premio Annuale 'Empty Cages' di Sonda Edizioni. Partecipo senz'altro. A breve, il mio post.Grazie.
      G

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    6. Intanto, subito, metto il tuo blog nella mia lista blogroll . Ne approfitto per chiederti se sei poi andata a vederlo, il film. Se puoi, recupera anche Il Mostro della Laguna Nera!
      buona giornata

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