lunedì 24 marzo 2014

L'Animale che non ti dico

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Foto: blogger


Il concetto di 'referente assente' è stata una scoperta entusiasmante: non perché ci sia da essere contenti che certi individui vengano sistematicamente cancellati, annullati e trasformati persino nelle parole - che sono il veicolo delle idee e dei pensieri - tutt'altro! L'entusiasmo aveva a che fare con la sensazione di aver finalmente scoperto un (primo) nuovo attrezzo teorico utile a comprendere tanti 'perché' e 'come' che mi facevano e fanno tuttora soffrire, sui modi in cui troppe persone - così tante da costituire una civiltà intera! con la sua cultura specista - si comportano in modo automatico e irriflessivo, ma prepotente e indifferente, rispetto agli altri animali. Mentre leggevo, mi dicevo che ecco finalmente potevo apprezzare una spiegazione, che è sia psicologica, che sociale, di un perché e di un come  si fa a maltrattare gli altri animali.
Scrive Carol J Adams (sul primo numero di 'Liberazioni', estate 2010): "Ci sono tre modi per mezzo dei quali gli animali diventano referenti assenti. Uno è letterale: come ho già detto, nell’alimentazione carnea, essi sono letteralmente assenti in quanto morti. Un altro attiene alla sfera della definizione: quando mangiamo animali, cambiamo il modo di parlarne; ad esempio, non
parliamo di cuccioli, ma di vitello e di agnello. Il terzo modo è metaforico: gli animali diventano metafore per descrivere esperienze umane. In questo senso metaforico, il significato del referente assente deriva dalla sua applicazione o dal suo far riferimento a qualcos’altro
".



Mi pare senz'altro che nella sfilza (un altro referente assente?) di parole all'inizio, ci siano tutti e tre i modi. Una lista comunque incompleta, compilata quasi per gioco, per così dire "all'impronta" (un altro referente assente?).
Il referente assente è come una costruzione di mattoncini. Le singole parole (per esempio: 'tappeto', o 'inserto', oppure 'filetto') sono i mattoncini-base, che poi si possono attaccare l'uno all'altro, per formare delle vere e proprie locuzioni: 'trasporto bestiame vivo' (qui ci vedo addirittura un referente a 'matrioska', ben due al prezzo di uno, cioè nemmeno animali, un sostantivo collettivo, ma bestiame, un sostantivo reificante); oppure ancora: 'test in vivo'. Queste frasi sono come i piccoli elementi compositi che nelle costruzioni possono comporre le pareti o i comignoli, gli archi dei ponti  e i merli del castello. Fuori di metafora, la costruzione vera e propria, il castello, è data da interi discorsi, ragionamenti, nascondimenti e negazioni, dove gli animali spariscono, per diventare qualcosa d'altro, oppure appaiono, ma ne viene negata la vitalità; per esempio quando si racconta di qualcuno "ammazzato come un cane" o dei pendolari stipati sui treni "come bestie": dando per normale e accettato che i cani si possano 'ammazzare' con la violenza di un bastone, di un'auto che ti investe;  o che le 'bestie' subiscano viaggi estenuanti su camion riempiti di corpi da macellare. Il referente assente, poi,  capovolge addirittura le prospettive e i rapporti di causa-effetto: non sono gli umani, per esempio, che invadon boschi e montagne, perseguitando da vicino cervi, marmotte, volpi, aquile e ogni altro abitante di quei luoghi, ma sono gli animali che 'invadono' le città, quando vengono a cercare il cibo che nei loro luoghi depredati dagli umani non trovano più, o quando, perduti i riferimenti familiari, si ritrovano a vagare negli incomprensibili luoghi umani. Come una solitaria capretta nella Metropolitana di Roma .
Nulla di nuovo, purtroppo, sotto questo sole che illumina tutti noi animali terrestri. Il referente assente è il dispositivo efficace che prende a braccetto e aiuta quell'altra strategia umana di "nascondere la testa sotto la sabbia" (un altro referente assente?!), cioè minimizzare, evitare e rifiutare, eventi e fenomeni troppo insopportabili da conoscere e scoprire, perché troppo alto sarebbe il prezzo della consapevolezza (ri)trovata, la richiesta e la necessità di un cambiamento di comportamento. Questo dispositivo azzera ogni dignità, cancella ogni bellezza, svilisce tutti i concetti e degrada le realtà che vuole definire e ingabbiare.  I figli di una mucca non sono 'bambini', ma 'cuccioli'; gli animali non 'fanno l'amore', ma subiscono una 'monta', vanno in 'calore', si 'coprono'; infine, non 'partoriscono', ma 'sgravano'. E si potrebbe continuare, ce ne sono per ogni aspetto della vita di tutti gli individui altranimali (vi dicono qualcosa le parole 'salma' e 'carcassa'?).
Allora, una cosa che si può fare - che già molti praticano e hanno studiato, e io vi arrivo buon ultimo - è quella di scovare e annotare tutte le parole, tutti i concetti, tutti i proverbi, tutti i modi di dire, tutte le situazioni narrative, che sono referenti assenti, efficaci nel raccontarci un'altra storia edificante e rassicurante, ma falsa. I referenti assenti sono oggetti privi di fantasia, automatici e comodi da usare, sono clichés stanchi su cui ci si appoggia pigramente e ottusamente, senza pensare che così facendo rendiamo noi stessi oscuri mezzi di perpetuazione di questi atti violenti ("getta la pistola, figlio d'un cane"!); li si trova in canzoni, blog, fumetti e film, sotto forma di esemplificazioni o aneddoti goliardici (La bontà di Bambi). Non è difficile scoprire le loro carte e vedere il loro bluff, e provare a tornare a far lavorare il pensiero e l'immaginazione, per ripensare una nuova (anche nostra) vita, un nuovo modo di stare vicino agli altri animali, a cominciare dal modo in cui (ce) li vogliamo raccontare.


2 commenti:

  1. Bellissimo post Giovanni.
    Complimenti!

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  2. grazie Rita! ho fatto un altro piccolo passo per mettere in ordine i concetti nella mia testa!

    RispondiElimina

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