sabato 13 gennaio 2018

Turing, sempre tu, mi turbi sempre più



 Prendete questo scambio di battute dal film "The Imitation Game":








"
Detective Robert Nock (RN)- può una macchina riuscire a pensare come un essere umano?
Alan Turing (AT)- molti dicono di no.
RN - lei non è molti
AT- il problema è che la sua è una domanda stupida
RN - lei dice?
AT - è ovvio che le macchine non possono pensare come le persone. Una macchina è diversa da una persona... e pensa in modo diverso.
La domanda interessante è: poiché qualcosa pensa diversamente da noi, vuol forse dire che non sta pensando?
Noi ammettiamo che gli esseri umani siano diversi gli uni dagli altri. Lei ama le fragole, io odio pattinare.  Lei piange ai film tristi, io invece sono allergico al polline. Qual è il punto di avere gusti diversi, diverse preferenze, se non mostrare che i cervelli lavorano diversamente, che pensano diversamente? E se diciamo questo delle persone, non possiamo dire lo stesso di cervelli fatti di rame, acciaio e cavi?"

Il dialogo si svolge in una stazione di Polizia inglese, dove Alan Turing viene interrogato dal detective Robert Nock, per aver "pregato un ragazzo di toccargli il pene". Tuttavia, il detective sembra più interessato agli studi del professore, piuttosto che alla sua sessualità (all'epoca, l'omosessualità era considerata un reato in Gran Bretagna).
Siamo a metà film, più o meno. Finora abbiamo visto Turing che sembra sopraffatto da problemi di ogni genere. Siamo in prossimità di una svolta. 
Il detective si fa spiegare "the imitation game", da cui ha origine il test di Turing:

"AT- le va di giocare?
RN - Prego?
AT - Facciamo un gioco. Una sorta di test. Per stabilire se si ha davanti una macchina o un essere umano.
RN- E come si gioca?
AT - C'è un giudice e un soggetto. Il giudice fa domande e in base alle risposte stabilisce con chi sta parlando, con cosa sta parlando. Lei deve soltanto farmi una domanda.
RN - Cosa faceva durante la guerra?
AT- Lavoravo in una stazione radio
RN - Cosa faceva durante la guerra?
AT- Sta prestando attenzione?"

E da qui, il film procede verso le soluzioni. Che però solleveranno altri problemi, forse anche maggiori di quelli risolti: problemi legati all'etica, che cerca di orientare teorie dei giochi, strategie belliche, trame politiche, mosse spionistiche. Un gioco di incastri, di specchi, di intrecci, dove chi ha la peggio, è sempre la singola persona, che da sola non può far nulla per opporsi, né forse si rende conto di essere una pedina.
Luca Spennacchio, da queste considerazioni, ha tratto una sorprendente lezione sulle capacità empatiche e sociali di cani e di umani.




D'accordo, è solo un film, e un film non è un testo scientifico. Nemmeno un testo divulgativo. Un film è un film, è una forma di intrattenimento. Questo però, secondo te, significa solamente che non può approfondire o salire in cattedra; non che non debba o non possa suscitare interesse, sorpresa, suggerire, suggestionare.
C'è anche un fumetto di Jim Ottaviani su Alan Turing, e si intitola sempre "The Imitation Game". Altro medium, altro modo di creare intrattenimento, altre possibilità di suggerire, raccontare, a metà strada - pensi - tra film e testo divulgativo. Sul fumetto, ci torneremo.

Qui, per questo post, il punto è un altro. Ha a che fare con la suggestione dello scenario che quel semplice dialogo è in grado di aprire.
Il punto, secondo te - che è la prima impressione, una intuizione molto evocativa, molto potente - è la diversità.
Tante cose ci vengono suggerite: gli umani sono individui diversi tra loro, ciascuno vive immerso nella realtà in modo unico e diverso da quello di tutti gli altri, a volte quasi incomunicabile o incomprensibile. Sembra quasi che non ci sia possibilità di condivisione. E se gli umani sono così irriducibilmente individualizzati, con un proprio modo di pensare; ancor più questo accade se si dà il caso in cui l'altro individuo pensante sia una macchina. 
La diversità a cui accenna Turing, sembra dire, è ciò che conferisce individualità alle differenze. Sono singolari queste differenze e questo elenco - sì, certo, è solo una linea di dialogo di una sceneggiatura - ha qualcosa di notevole: che i tipi di intelligenza di cui prova a dare esempi, non sono quello che ciascuno di noi si aspetterebbe. Non sono quello che - preso alla sprovvista - diresti che sia la "intelligenza". Nessuno dei quattro esempi ha a che fare con l'intelligenza come velocità di calcolo - ce lo si potrebbe aspettare da Turing, no? Sono tutte e quattro intelligenze "estesiche", che hanno cioè a che fare con le sensazioni, coi corpi, con il movimento, con le reazioni emotive. L'intelligenza è quella capacità che processa dati, cose, forme, numeri, parole, colori, sapori, odori, suoni e li amalgama in quel tutt'uno che possiamo approssimativamente chiamare individuo, singolo-essere-vivente. 





L'intelligenza di un individuo fatto di muscoli, ossa e altro materiale organico (e ritorna a pochi giorni di distanza la parola wetware) si manifesta in modo diverso da quella di un individuo fatto di rame, acciaio e cavi (ma anche silicio, plastiche, vetro).
La imitazione, detta così, sembra essere fuori luogo: perché mai una macchina dovrebbe imitare un essere umano? Deve mimetizzarsi? Deve ingannarlo? Deve imparare dall'umano?
Non potrebbe, invece manifestare la sua intelligenza 'da macchina-in quanto macchina'? Quindi diversa da quella umana? Come diversa? Chi lo sa? Si spera: non distruttiva nei confronti degli individui appartenenti alla biosfera (e questa frase, mette nel calderone, così, come se fossero assodate, un bel numero di problematiche tutt'altro che semplici). Allora, la 'imitazione' sarebbe la sua strategia per comprendere gli umani - o gli altri viventi. La macchina imita i comportamenti degli individui con cui vuole relazionarsi. La macchina, si allena alla empatia. Fino al punto che potrebbe affiancare gli umani mentre cercano loro stessi di allenarsi a questa forma di intelligenza capace di connettere, di comprendere.




Chiudi quello che ti sei immaginato come un cerchio - per un post che ti eri immaginato breve e invece guarda che lenzuolo: ecco come passi i tuoi sabati sera.

Se le macchine - a questo punto puoi anche parlare di Intelligenze Artificiali, ma anche su questi ci tornerai, ché ultimamente stai continuando a trovare articoli che ne parlano nei più svariati modi - fossero per noi compagne amichevoli, se ci aiutassero a superare quel solipsismo religioso-ideologico-filosofico a cui ci siamo condannati - pensando di esaltarci - e ci accompagnassero all'incontro con le altre intelligenze che insieme a noi esperiscono questo pianeta? La moltitudine pressoché infinita di viventi sta nel mondo con consapevolezze peculiari - si dice anche specie specifiche, ma il linguaggio scientifico è in bilico sul ciglio della eliminazione della empatia - che sono la loro manifestazione di intelligenza, una intelligenza estesica, che, sembra dirci il Turing cumberbatchiano, ha il primato di importanza rispetto alla intelligenza logica (calcolatrice? disincarnata? immateriale? cartesiana?).
L'intelligenza artificiale sembra per noi importante perché - in quanto 'nostra' creazione - ci affascina, ci lusinga anche. Ne abbiamo la massima cura, la ammiriamo e la temiamo. La esorcizziamo, anche. Ma se.
Ma se la teniamo in così tanta considerazione: Magari sarà proprio la intelligenza artificiale (a dispetto di come la programmeremo) a farci fare la pace con noi stessi e con le intelligenze altranimali (e le intelligenze vegetali, si parla anche di queste, ultimamente) che da sempre ci stanno intorno, che ci guardano o che ci ignorano, che cercano di relazionarsi con noi o di sopravvivere alla nostra invadenza. 

Tutto. Qui. Idee in libertà. Sogni a occhi aperti. Mentre nel frattempo tanti altri pensieri sfiorano la coscienza, come nuvole nel cielo,

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