giovedì 18 maggio 2017

Presidiando si impara (NOmattatoio torinese numero 7)

Torino, 17 maggio 2017 - Via Treves, davanti ai cencelli del macello



Questa volta, hai rimediato alla distanza con una levata assai mattutina e una bella guida in autostrada, con un sole ancora mite. 
Arrivi e non vedi molta gente, tuttavia sono tutte conferme e ritorni. Che si stia aggregando un piccolo nucleo di persone che intendono presidiare con grande costanza, mese dopo mese? Un bel pensiero da avere, mentre le raggiungi.  Tanti cartelli si sostengono da soli, appoggiati ai pali o agli alberi e basta un'auto che passa veloce  - quasi tutte, lungo il rettilineo privo di semafori - che questi cartelli leggeri cadono di piatto sul marciapiedi.
Scopri che davanti alle porte di un luogo così immenso e così carico di morte non si può fare a meno di sostenersi a vicenda, di parlare, di scambiare pensieri, idee, opinioni, visioni anche, per un futuro della campagna. Forse è un modo in più per sentirsi vivi, per attutire i brividi di orrore. C'è poco da fare: quei cancelli fanno paura, la suggestione di morte e violenza rischia di inghiottirci, di inghiottirti, l'immaginazione ha briglia sciolta, a proposito di quel che accade lì dentro, spazio vastissimo, spazio nero ad altezza uomo, oppure spazio bianco se visto dall'alto, spazio cancellato alla vista e alla vita. In quello spazio, tutti gli individui che entrano perdono se stessi, perdono i loro corpi, infine perdono la vita.
Perciò, tanti più individui saranno tante più voci, idee, visioni, sostegni reciproci, presenze segnalanti - e un boccone troppo grande perché i cancelli del macello riescano a ingoiarlo.
Presidio dopo presidio, si impara: a cominciare dai dettagli pratici, logistici, tattici, per condurre nel miglior modo possibile ciascun singolo presidio. Stai imparando come e dove metterti a fare le foto quando arrivano i camion pieni dei loro prigionieri condannati a morte - quasi sempre vitelli. Per esempio.
Ieri è capitato, poi, che alcuni di quegli individui umani che trafficano lì dentro, si rivolgessero a noi con urla - rimprovero o minaccia - con gesti di offesa e di presa in giro.  In realtà, a te, quelle voci rimbalzano su un orecchio che è sordo alla prepotenza umana, per meglio sentire i pianti di smarrimento dei vitelli; non rispondi e non dai la ricompensa di una tua agitazione a chi agisce con l'intento di insultare. Abbiamo deciso che i gesti del medio alzato, sono i nostri 'like'. Sono una reazione alla nostra presenza, che probabilmente risulta come un affronto, una sfida, un ostacolo allo svolgersi di una attività intrinsecamente crudele - e non può non esserci il sospetto, una vocina che grida contro questa efferata crudeltà, persino in fondo all'animo del più feroce dei macellai, anche se questa voce viene negata, misconosciuta, maltrattata e oltraggiata dalla stessa persona che altrimenti la sentirebbe e ne rimarrebbe sconvolto, forse paralizzato.
La nostra presenza, che forse, quindi è anche uno specchio, raddrizzante: restituisce ai macellanti, una immagine reale di quello che in quel momento sono e fanno - e perciò devono girare la testa, chiudere gli occhi, per non rischiare di venire sommersi dalla quantità di male che si sta eseguendo in quel lungo momento attraverso una giornata di lavoro entro i confini del mattatoio, o al volante di un autosnodato. Si sta torturando e togliendo libertà, gioia e vita a individui desiderosi e consapevoli, solo perché non hanno un corpo fatto a forma di umano.
La nostra presenza che, persino, può anche essere voce di Sirena, appiglio, salvagente, per qualcuno che magari cerca di tirarsene fuori - sarebbe possibile che persino lì dentro, ci sia qualcuno che non vorrebbe esserci, tra gli umani.
La nostra presenza, che qualche volta è stata barlume occasionale per tirar fuori un pensiero di incoraggiamento, un pensiero pensato agli animali in quel momento ammazzati - è capitato con qualche automobilista, che ha suonato il clacson, o ci ha detto 'bravi!' dal finestrino abbassato.
La nostra presenza, per ultimo, che è faro, che è messaggero, che è segnale, fatto coi nostri corpi lì fisicamente presenti: a portare finalmente in primo piano un luogo come un macello, che invece brama rimanere sullo sfondo, nell'ombra, non visto, non notato, anonimo, ignorato persino da chi ci passa di fronte tutti i giorni o abita nelle vicinanze e magari si lamenta degli strani odori di brodaglia, o di marcio, o di gabinetto.




Perciò sei convintissimo che sia essenziale, letteralmente vitale che, a ogni prossimo nuovo presidio, le persone aumentino di numero, che ci si possa contare sempre di più, che si possa riempire tutto lo spiazzo di manovra davanti ai cancelli. Non è inutile, come qualcuno scrive nei commenti, non è una perdita di tempo. La prova, sono le reazioni che poche persone sono capaci di suscitare.
Inutilità è un pensiero paralizzante. Invece, voglia e sogno sono la spinta a venire la prossima volta. Ognuno presente fa fare il salto a tutti i presidianti, mentre ciascuno assente causa un enorme vuoto che è ben più grande dello spazio fisico occupato da un singolo corpo umano. Tutti quei cartelli appoggiati ai pali, la prossima volta che staranno per cadere, dovranno essere presi e tenuti sollevati da nuove mani. Il motivo per farlo, sta tutto nelle foto...

 
foto di Rossella B



foto di Rossella B



foto di Rossella B



foto di Rossella B



foto di Rossella B















2 commenti:

  1. Grazie Giovanni per queste sentite riflessioni e resoconto insieme del presidio. Lo condivido sulla pagina NOmattatoio.
    E soprattutto grazie per la partecipazione.

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    Risposte
    1. Grazie, Rita, non solo per la condivisione. La partecipazione a NOmattatoio sta forse producendo dei cambniamenti nei miei modi di agire e pensare pro animali, mi si stanno chiarendo alcune strade e priorità. Spero non sia solo una illusoria speranza desiderosa - da parte mia. di sicuro, NOmattatoio è una grande scuola di attivismo costruttivo e consapevole, dove il protagonismo personale finalmente non trova ribalta. E fa intravvedere le possibilità di unioni concrete tra attivisti, con scopi progettuali, con condivisione di strategie, in vista dell'obbiettivo condiviso della liberazione totale.
      A proposito, mi piacerebbe davvero se tu potessi inserire qui in un commento i titoli dei libri che ti hanno ispirato, insieme a Eloise, per la ideazione della campagna.
      Grazie

      Elimina

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