mercoledì 4 luglio 2018

Elizabeth Costello e il problema del male



Claus Schenk Graf Von Stauffenberg



Olinda Boscolo ha ripreso in mano proprio quel testo  del vecchio scrittore. Un testo che oggi ha già quindici anni. Olinda pensa che se quindici anni prima avesse fatto un figlio, oggi avrebbe un adolescente irrequieto che le gira per casa. Pensa a lui come a un maschio.
Sono molto diversi quindici anni, per un umano o per un libro. Passano a ritmi differenti. Possono essere tantissimi per il libro, che si ritrova vecchio e ingiallito, mentre sono solo  il preludio alla forza piena della vita, per il ragazzo.
Il libro ha dalla sua la capacità di esser memoria - memoria concretizzata nella carta che ingiallisce e ammuffisce, nelle cuciture che si possono rilasciare - di tempi e idee trascorsi. 
Il giovane ragazzo ha dalla sua la curiosità e la impellenza del corpo che grida al mondo 'sono qui!' e che brama il sesso, il rischio, il movimento, il viaggio. 
Il ragazzo non ha memoria, si costruirà la sua, pensa Olinda. 
Il libro non ha movimento, potrà forse diventare memoria tra le memorie per il ragazzo. Così come è capitato a lei, si dice Olinda. 



la copertina



Potrebbe funzionare questo approccio? Fingere di parlare di questo libro a un adolescente? Che cosa può interessargli, nelle vicende grigie, programmaticamente inconcludenti, fisicamente sgradevoli, intellettualmente frustranti, di una vecchia polverosa scrittrice, piena di acciacchi, di idiosincrasie, che nella vita ha scambiato curiosità e sicurezze con dubbi e questioni?

Forse, riflette Olinda, quel libro - e più ancora quell'unico capitolo che le si è appiccicato in fondo all'animo - dovrebbe essere agganciato agli altri libri del vecchio scrittore. Specialmente all'altro libro dove la polverosa, scontrosa scrittrice è protagonista, quel "Vita degli animali" che pure lei ha letto.

Molti temi, molte figure, molte sensazioni: la sessualità, il sesso, il desiderio, il disfacimento dei corpi anziani che ha del disgustoso, ricorrono in quasi tutti i libri del vecchio scrittore. Anche gli animali sono molto presenti. Anche i dilemmi etici, che - quando messi alla prova della realtà - spesso scricchiolano, perdono l'equilibrio.

Olinda fa una ipotesi: forse si potrebbe prendere quel capitolo, 'Il problema del male', come il fulcro dell'universo fittizio del vecchio scrittore. Quel capitolo, fin dal titolo, è come il sasso scagliato nel lago - si rammarica lei per prima per la trivialità banale di questa scontata metafora, ormai scolorita a cliche per studenti svogliati di scrittura creativa - che si riverbera per cerchi concentrici: al resto del libro (che è - come il capitolo - tutto un meta-testo); all'altro libro (con cui condivide sia lo stile che la protagonista); infine, a tutti gli altri, presi uno per uno, dove si indulge fino allo sfinimento sul sesso dei vecchi, sul desiderio e sulle pulsioni, sulla religione e sulle illusioni, sull'etica, sulla libertà, sugli animali. 

In questo modo, spera Olinda, potrebbe riuscire a creare l'interesse che si augura in questo suo giovane immaginario figlio - su temi che lei considera molto importanti. In fondo, illusioni, etica, libertà, sono tre questioni che non smettono mai di essere significative, quale che sia la società in cui se ne discute. Le illusioni, con un altro nome, sono i sogni: e i sogni, non sono ciò cui anelano da sempre i giovani, forti della loro forza, così sicuri di poter portare i sogni nella realtà, per farli diventare avvenimenti concreti?

Sogni - o illusioni; etica; libertà. All'improvviso, le sembrano parole talmente vaste, talmente indeterminate, da essere vuote di ogni senso, prive di qualsiasi forza. Del resto, non lo è anche l'eterno problema del male, vale a dire l'argomento su cui si incentra proprio quel capitolo su cui ha intenzione di ragionare?
Preferisce allora proseguire su questa strada, che le sembra comunque in qualche modo diretta verso la direzione che per lei è in questo momento importante. Decide che vedrà lungo il percorso come si evolveranno le idee e si ripromette di non rifiutare il verso che prenderanno, di non autocensurarsi.

Condivide infatti con Elizabeth Costello l'angoscia per la "schiavizzazione di intere popolazioni animali". In questo sta, secondo lei, Olinda, la similitudine con i lager nazisti, per questo motivo prendeva forma il paragone - sempre frainteso - con l'Olocausto, che secondo le accuse Costello aveva minimizzato (minimizzato in quanto aveva 'osato' paragonare lo sterminio degli ebrei con la uccisione di milioni di animali nei macelli - così aveva supposto).
Lo sterminio animale sembra, al giorno d'oggi, stare molto a cuore alle nuove generazioni: per lo meno, sono giovani per la maggior parte quelli che Olinda vede nei rarissimi cortei, ai presidi, agli 'stand in' come i 'Cubi', o davanti ai macelli coi cartelli, o compiere liberazioni e finire in tribunale per questo.
Ha senso: come scrive Costello, "il massacro degli inermi si ripete dappertutto intorno a noi, ogni giorno, un massacro non diverso per orrore o rilevanza morale da quello che chiamiamo Olocausto con la O maiuscola; e che però decidiamo di non vedere".

Insieme con Costello, Olinda riscopre e rilegge il fittizio libro di Paul West su Hitler e sui partecipanti alla congiura contro Hitler nella Wehrmacht. In quel libro sono scritti alcuni capitoli ustionanti, che affrontano il male da una angolazione che dà disagio in chi li legge. Il punto, quindi, non è più tanto se 'problema' sia una parola abbastanza grande da contenere 'il male'; il punto è differente, il focus si è spostato.

Nei capitoli che sconvolgono Costello, West descrive l'esecuzione dei congiurati su ordine di Hitler -l'attentato è fallito, la congiura è stata scoperta, i congiurati sono stati tutti arrestati e torturati.
Ciò che sconvolge Costello è il dettaglio estremo delle descrizioni delle esecuzioni, fin dentro i sotterranei oscuri dove sono avvenute.
I vecchi che annaspano, spogliati dell'uniforme, rivestiti con indumenti grezzi e sporchi del sudiciume di altri carcerati; senza scarpe, senza occhiali, senza cintura, senza dentiera, esausti, tremanti, con le mani in tasca per tener su i calzoni, strozzati dalle lacrime. Possibile che ci fosse davvero qualcuno che si fosse preso la briga di scrivere tutti questi dettagli prima di dimenticarli?
I vecchi, il boia, quel bruto, quel macellaio col sangue della settimana prima incrostato sotto le unghie, li schernisce, spiega loro cosa sarebbe successo quando la corda si fosse stretta alla gola, descrivendo la merda che sarebbe colata giù per le vecchie gambe rinsecchite e l'ultimo fremito del pene floscio.
Paul West racconta tutto, il patibolo - un garage o un mattatoio - il filmato girato per il godimento di Hitler nel suo bunker, i contorcimenti, i singhiozzi, l'immobilità molle finale della carne morta.

Costello aveva gettato il libro, Olinda insieme a lei aveva ormai ficcata in capo la parola incandescente che è il cardine di tutto: "Osceno!".
"Osceno perché certe cose non dovrebbero succedere, e poi ancora osceno perché, una volta successe, non dovrebbero essere rivelate, ma nascoste, sepolte per sempre nelle viscere della terra, come quello che succede nei mattatoi del mondo, per preservare la sanità mentale di tutti".

Costello, nella sua ennesima conferenza, dovrebbe parlare di "Testimonianza, silenzio e censura".
Questa volta, non ha più le stesse opinioni in merito alla illimitabilità delle possibilità dello sforzo umano lungo la civiltà.
"In particolare, non è più così convinta che la gente venga sempre migliorata da quel che legge Inoltre non è convinta che gli scrittori che si avventurano nei più oscuri territori dell'anima ne escano sempre incolumi". Si chiede, Costello: "è mai possibile che qualcuno si addentri così profondamente come fa Paul West nella foresta degli orrori nazisti e poi ne emerga incolume?". Non potrebbe, invece, uscirne peggiorato?

Olinda scorre le pagine. Arriva a un altro punto.
"Lei - Elizabeth Costello - non crede più che raccontare storie sia di per sé una buona cosa". E ancora: "se lei, come è oggi, dovesse scegliere tra raccontare una storia e fare del bene, sceglierebbe la seconda opzione".
 Raccontare, è come aprire la bottiglia e fare uscire il genio.  Noi non sappiamo nulla della vita del genio quando è rinchiuso nella bottiglia, sappiamo però che è meglio per il mondo se il genio rimane imprigionato. Un genio... o un demone. Per Costello, oggi, il diavolo è dappertutto, sotto la pelle delle cose, e cerca il modo di venire alla luce.
Per esempio, ha trovato una strada per venire alla luce proprio nelle pagine in cui Paul West dà al boia, al macellaio, una voce perché possa umiliare quei vecchi tremanti a cui sono ridotti i congiurati falliti, che lui sta per uccidere - e che uccide due volte, prima nello spirito e nella dignità, poi nel corpo, in maniera definitiva.
Ritorna "Osceno!", la parola-chiave. Costello decide di credere che 'osceno' significhi 'fuori dalla scena'. "Per salvare la nostra umanità, alcune cose che potremmo voler vedere (perché siamo umani!), devono rimanere fuori dalla scena".
Invece, una parola dopo l'altra, un passo dopo l'altro, Paul West è sceso nello scantinato del boia, è sceso all'inferno, al cuore del male (di cosa ha odore il male? Di zolfo? Di Zyklon B? Di inferno? Di interiora eviscerate in putrefazione? Di disinfettante?) e -un battito di cuore dopo l'altro - Costello (e ogni lettore) è sceso con lui. Lo ha seguito dove nessuno è mai stato prima: nessuno più, dopo la esecuzione.

Costello dice la sua conferenza. Alla fine, le domande sono rimaste.
Non è forse il compito del romanziere, da sempre, di dar vita alla materia inerte, di riportare in vita storie finite o mai raccontate?
Ma non è per la loro oscenità che non sono mai state raccontate?
Ma non è perché il lettore non imparerebbe nulla da queste storie, anzi ne uscirebbe avvilito, sminuito, peggiorato? Perché ha letto una storia che è oscena - nel senso che deve rimanere fuori dalla scena?

E che cosa si potrebbe dire, allora - pensa Olinda - delle storie -in parole o in immagini - che fuoriescono dagli allevamenti zootecnici, dai macelli, dai laboratori? Non sono storie oscene?  Allora, non bisogna raccontarle? O non sono, invece, racconti che equivalgono al compiere azioni - in particolare azioni buone, a fare del bene?

Olinda ritorna per un attimo alla storia di Costello, è ora di provare a tirare qualche conclusione.
Si domanda, Costello, partendo dalla sua esperienza: che cosa prova un lettore a leggere fino in fondo una storia oscena, una storia terribile, una storia di simili mostri che incarnano la banalità del male, una storia che secondo lei dovrebbe rimanere nascosta a tutti?
L'osceno della storia, è tutto nei dettagli. Perché la storia -in sè- è comunque nota - che sia la storia della congiura contro Hitler oppure la storia dei vitelli portati al macello tutti i giorni.
I dettagli, che lo scrittore immagina e inventa, deducendoli dalla realtà, ma inventandoli - non c'è garanzia che siano veramente capitati così come li espone, anche se il loro senso di verosimiglianza è del tutto certo - sono ciò che danno energia alla storia. Ma ogni scrittore degno di questo nome, fa questo tipo di azioni, sempre, ogni volta che racconta una storia. Senza i dettagli, una storia non è una storia. Può essere qualunque altra cosa: un saggio, una statistica, una commemorazione - ma non una storia.
Cosa c'è di sbagliato - di osceno - nel riportare dettagli inventati ma verosimili e coerenti con la storia maligna che si vuole raccontare? Cosa c'è di sbagliato nel far aprire gli occhi al lettore sulla depravazione umana dalle mille forme?

"Non voglio leggerlo. Ma che diritto aveva (Costello) di rifiutarlo? Che diritto aveva di non sapere quello che in un certo senso sapeva già fin troppo chiaramente? Che cosa in lei voleva resistere?"
Nello scantinato delle esecuzioni, c'è la storia senza penombra dell'aberrazione umana in una delle sue tante, creative, realizzazioni. In quello scantinato si umiliano i vecchi - è facile umiliare i vecchi, basta denudarli; in quello scantinato si eseguono torture, con corde sottili perché il soffocamento sia più lento. In quello scantinato si sgozzano vitelli appesi  a testa in giù per una zampa che si è slogata e rotta. Quello, Olinda ha una illuminazione, è lo scantinato  del grattacielo di Horkheimer. In quello scantinato c'è la origine, la matrice e la ragione di tutti gli orrori.
"Permettimi di non guardare". Era quella la supplica che Costello aveva sussurrato a Paul West "Non farmi assistere fino alla fine!".
Ma Paul West non aveva intenzione di cedere. La costringeva a leggere, la eccitava a leggere. Per questo non lo perdonerà tanto facilmente.
 
Olinda, insieme a Costello, si chiede, quindi: è questa la verità?  Che lo spettacolo osceno dei dettagli del male, delle sequenze dell'orrore, ci suscitano allo stesso tempo repulsione ed eccitazione? Ma che tipo di eccitazione può mai essere? Allora, in ciascuno di noi, c'è un maniaco voyeurista, un sadico represso?

Frena, Olinda, non allontanarti dalla esperienza, fai come Costello, si dice. Costello e lei non fanno la stessa cosa, quando buttano in faccia alla gente quello che succede nei mattatoi?
"Se Satana non imperversa nei mattatoi, gettando l'ombra delle sue ali sulle bestie che, con le narici già piene dell'odore della morte, vengono spinte giù per la rampa verso l'uomo con il fucile e con il coltello, un uomo spietato e banale - allora dove è?"

E dunque, Satana, non cerca di fasi strada, con questi sistemi, nell'animo di ognuno di noi? Raccontandoci - per interposta persona - i dettagli dell'orrore? 
Forse, Olinda come Costello, è il sudiciume di quello scantinato di Berlino, un sudiciume che somiglia troppo alla realtà moderna, che non riesce a sopportare.

In questo scantinato, che all'improvviso diventa un crocevia tra Horkheimer e Isaac Singer, c'è dunque la quintessenza del male? 
Olinda pensa - ripensa - ai giovani che vede impegnarsi, proprio fuori dai mattatoi, o nelle piazze: si impegnano a diventare narratori del male. Per questo, la gente li scansa, o li deride, o li rifiuta? Perché portano in scena ciò che tutti conoscono, ma che nessuno vuole vedere? Portano in scena il mostro banalmente sadico che alberga in ognuno di noi e che nei macelli o negli stabulari trova libertà di azione e legittimità piena per sfogare le sue torture, per questo vanno azzittiti? Per questo vanno tacciati di estremismo? Per questo loro per primi non sono indenni agli effetti corrosivi della esposizione continua agli effetti del male nei suoi dettagli, e soffrono di indeguatezza, in varie forme?

Si rende conto, Olinda, che questo però è solo uno dei lati della medaglia. L'altro aspetto, ha più a che fare con la tempra di chi è convinto che mostrare l'osceno sia imprescindibile: forse esorcizzano il male satanico che è dentro di loro; forse ritornano nella realtà come reduci, come messaggeri in una landa oscura, perchè sperano che il male, portato alla luce, si cauterizzi. Perché sperano che la loro fatica - niente d'altro che un'eco della sofferenza delle vittime animali - possa un giorno aprire nuove possibilità di vita - rese presenti qui e ora proprio dal loro agire.

Ma questa è una frase che non ha domande, se non domande indirette. Che perciò è foriera di nuovi discorsi di lunghe riflessioni. Mentre la riflessione sul male non si può certo definire terminata, o esaustiva.

Olinda, ha finito. Le premeva che il concetto di Osceno fosse riportato alla luce e tanto ha fatto. 

PS
questo testo lunghissimo è un meta-testo e vuol essere un omaggio allo stile e ai temi di Coetzee. Infatti, lo hai scritto cercando di immaginare come avrebbe potuto scriverlo lui. Non presumi certo di aver scritto qualcosa che sia anche solo lontanamente all'altezza dei suoi libri, ma ti sei divertito molto a provarci. E speri che si divertano anche i lettori - che per lo meno ne siano incuriositi tanto da voler provare a leggere l'originale :)

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