giovedì 22 giugno 2017

Una chiacchierata per Zoout



Intanto che, a quanto sembra, si riapre la discussione sugli zoo a Torino, in seguito a molte petizioni e alla manifestazione del mese scorso, scrivi a Francesco Cortonesi.

Francesco, lo hai incontrato e conosciuto l'anno scorso a Torino Spiritualità: lui è proprio quel tipo di attivista attivo che decide le situazioni, le vede e cerca le soluzioni, tirandosi mai indietro.

Tra le tante cose che ha fatto, che sta facendo - attualmente è coordinatore regionale di Essere Animali e che farà, avete questa volta chiacchierato del progetto Zoout...



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non ho ben chiaro tutti i dettagli, e infatti comincerei chiedendoti che cosa è questo progetto e che prospettive ha e come si aggancia a quello che hai già fatto (se si aggancia)
allora... chi ha avuto l'idea per zoout?

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L'idea di base è nata durante lo svuotamento dello zoo di Cavriglia. Chiara e Leonora mi hanno contattato perché volevano raccontare la storia della chiusura dello zoo e così le ho invitate a salire su da noi e a fare un po' di riprese. Poi dopo aver montato un trailer che doveva servire da lancio per un cortometraggio che avrebbe raccontato tutto quello che era accaduto, ci siamo consultati e abbiamo capito che potevamo fare molto di più, che potevamo usare la storia di Cavriglia per raccontare la realtà degli zoo italiani. Io d'altra parte avevo da poco pubblicato il mio reportage/mostra fotografica Reclusi, Storie di Persone Innocenti Arrestate che raccontava la storia di alcuni animali che vivono nelle gabbie degli zoo della Toscana, così ho pensato che un documentario sugli zoo potesse essere perfetto per me. E da lì è partita l'idea di Zoout.


g
quanto avete girato, e come avete scelto o trovato gli zoo da filmare? avete trovato difficoltà? ostacoli? aggressività?

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Abbiamo già molte ore di girato, ma naturalmente gli zoo da visitare sono molti e quindi ancora abbiamo molta roba da fare. Abbiamo scelto gli zoo utilizzando vari parametri: tipo di zoo, storie di animali che ci vivono e disponibilità del direttore a rilasciarci un'intervista perché naturalmente la nostra intenzione è quella di dare allo spettatore una visione d'insieme. Ovviamente noi abbiamo la nostra posizione, ma siamo convinti che sia importante ascoltare tutti i pareri. Jane Goodall ad esempio, non è contraria a tutti gli zoo e questo può essere un punto di vista interessante da ascoltare anche se non è poi detto che sia condivisibile. Naturalmente abbiamo trovato difficoltà, non è facile far capire che nonostante la nostra posizione sia chiara, abbiamo intenzione di non essere faziosi, di raccontare storie, poi lo spettatore si farà la sua idea.


g
interessante questo approccio. soprattutto oggi come oggi, in un contesto dove sembra che sei fai parlare o ascolti idee diverse o che non condividi, diventi automaticamente da disprezzare tu stesso. quindi, è in qualche modo un richiamo a pratiche di ascolto, tolleranza, dialogo, - esagero: democrazia - ?

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Diciamo piuttosto che siamo molto convinti delle nostre idee e siamo anche convinti che la faziosità sia negativa. La gente non è stupida e quando la percepisce si sente ingannata, presa in giro. Se hai visto il documentario       Black Fish ad esempio ti sarai accorto come alla fine a essere raccontati sono semplicemente i fatti, le cose come sono andate e come stanno. Eppure il pubblico ha compreso immediatamente da che parte stare, perché la questione era semplicemente oggettiva. E non è certo un caso che due anni dopo Sea World abbia deciso di eliminare gli spettacoli delle orche dal proprio palinsesto.


g
a che punto è il documentario? finora, quante strutture avete visitato? ci sono dei link utili per conoscere il progetto e magari vedere dei trailer?

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Attualmente stiamo terminando le interviste, ma ci sono ancora strutture da vedere. Ne abbiamo visitate diverse, ma ovviamente non tutte saranno nel documentario, perché ciò che ci interessa principalmente è dare uno sguardo d'insieme e raccontare alcune storie tipo. A breve faremo uscire un trailer e vedremo se mettere on line una pagina web. Per adesso il punto di riferimento principale è la pagina Facebookdi Zoout.


g
quasi quasi ti chiedo ancora una cosa -per ora -così poi comincio a mettere insieme un po' di pensieri...

in generale, che cosa ti ha fatto riflettere di più, in merito alla condizione degli animali trattenuti negli zoo. esiste un tratto che accomuna queste strutture diverse tra loro? e che differenze? infine, gli animali lì dentro, come appaiono agli occhi di chi li vuole liberare? Ti sembra che siano desiderosi di libertà, oppure che 'a loro vada bene così'?

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Naturalmente l'impossibilità di poter vivere liberamente la propria vita è qualcosa che non può non farti riflettere, anche quando al pubblico questa vita appare agiata e priva di pericoli. Tutti gli zoo hanno in comune il contenimento che può sfociare in vera e propria prigionia e ovviamente il business. Partendo da questo presupposto di base ci rendiamo conto come ci sia di fondo un messaggio che ha molto a che vedere con il nostro modo di intendere la vita. Chi come noi si occupa di liberazione animale a vario titolo non può che provare tristezza per questi animali. Del resto un orso ad esempio può percorrere fino a 30 km al giorno in natura e non ci sarà mai uno zoo, per quanto possa essere organizzato, che potrà permettergli di fare questo. Il punto non è quanto loro (nel migliore dei casi) siano realmente desiderosi della libertà, ma perché noi ci arroghiamo il diritto di fare questo. E comunque le barriere ci sono in ogni zoo. E se ci sono barriere qualcosa vorrà pur dire.


g
solo una cosa, una piccola puntualizzazione: per te, secondo te, gli animali sono desiderosi di libertà? e, in generale, cercano o ignorano l'uomo, se possono essere liberi di scegliere? io credo che la pulsione alla libertà, che è sentirsi dentro un corpo che può andare o stare dove preferisce e quando vuole, è forte in qualsiasi essere vivente - mi verrebbe da aggiungerci anche le piante.

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si senza dubbio gli animali sono desiderosi di libertà anche se naturalmente questa pulsione tende a diminuire in animali nati in cattività. Ma se anche questa pulsione fosse inesistente, è giusto essere noi a stabilirlo per altro imponendo delle barriere?


g
ovviamente no. non è giusto. non volevo prendere il desiderio di libertà come ennesimo metro di giudizio antropocentrico per concedere diritti e meriti. è solo che vedo il desiderio di poter disporre del proprio tempo e corpo e spazio così ben presente in tutti gli animali che conosco, che non posso pensare che non sia un richiamo innato. perciò è tanto più angosciosa la condizione di cattività. 

f
 
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Si, nessun dubbio su questo.


Grazie, Francesco

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