giovedì 23 luglio 2020

Marco Colombo, naturalista fotografo: come trattare orsi e animali marini delle pozze di marea



Ursus arctos marsicanus
nuova generazione
Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, Abruzzo



Gli orsi sono sempre al centro dell'attenzione. In generale, gli animali tutti sono sempre sotto l'attenzione - spesso indesiderata e molesta - degli umani. Ne ha parlato anche il naturalista fotografo Marco Colombo, in alcuni suoi post feisbucchiani. Tu e Marco avete già scambiato un dialogo qualche anno fa: l'ultima vostra chiacchierata risale al dicembre 2016.
Nella foto, Marco ha ripreso due giovani orsi marsicani, che esplorano in Abruzzo le lande del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio Molise.






 
la homepage del sito di Marco Colombo


Intanto, facciamo un ‘riassunto delle puntate precedenti’. L’ultima volta che abbiam chiacchierato risale addirittura al 2016! Come hai passato questi anni? Puoi dirci in breve le cose che ti son capitate e che hai fatto per te più interessanti, gratificanti, importanti, a tuo giudizio personale?

MARCO - Ciao Giovanni e grazie! È difficile riassumere quattro anni lavorativi in poche righe: tra le prime cose che mi vengono in mente, direi le spedizioni a Pantelleria per osservare il colubro ferro di cavallo, un serpente importato anticamente dai Cartaginesi; le immersioni notturne in Sardegna con le torpedini, pesci cartilaginei affini alle razze, in grado di dare scariche elettriche alle prede; le serate estive attorno a casa, ad osservare i cervi volanti; le escursioni nella neve all’alba, per ritrarre il volo silenzioso del gipeto sulle montagne valdostane; lo snorkeling nei torrenti per fotografare la rara mutazione blu del gambero di fiume nostrano, minacciato di estinzione… potrei continuare per ore! Tra le cose di divulgazione, direi la pubblicazione del mio ultimo libro “Paesaggi bestiali” (Pubblinova Negri Editore) e la scoperta della fluorescenza verde in un ragno saltatore.

Gipeto
Gypaetus barbatus
le geometrie dell'aliante
Parco Nazionale del Gran Paradiso, Valle d'Aosta

In questo periodo si è parlato moltissimo di orsi e di come dovrebbe essere il modo più giusto, equo, di convivere con questi animali.
Per prima cosa, puoi descrivere un poco ‘chi’ sono gli orsi, come si comportano, quali sono  i loro caratteri?
E poi, come possiamo noi umani condividere un medesimo ambiente, come potrebbe essere un bosco intorno a un paese di montagna?
A parer mio, il modo che abbiamo (avuto) di (mal) trattare gli orsi, può essere portato come esempio della nostra etica nei confronti degli altri animali, ma allo stesso tempo uno spunto per cambiare punto di vista e ‘buona pratica’ di convivenza. Che cosa ne pensi?

MARCO - È un discorso complesso, non semplice. Gli orsi sono animali caratteriali, ciò significa che non sono tutti uguali. Ho avuto la fortuna di incontrarne diversi, le ultime volte il settembre 2019 quando in pochi giorni ho osservato diversi orsi incluse ben tre femmine con cuccioli (una con uno, una con due e una con tre). Lasciando perdere le differenze tra orso bruno marsicano (quello appenninico, minacciato di estinzione) e orso bruno alpino, si può dire che alcuni individui sono estremamente schivi, non si fanno mai vedere, non passano neanche vicino ai paesi, mentre altri fanno bella mostra di sé, hanno comportamenti più vistosi, temono meno le persone. L’orso è un grande carnivoro (seppur, soprattutto il marsicano, principalmente erbivoro) e come tale va rispettato: ha un potenziale enorme, che rimane inespresso grazie alla sua elusività, ma se messo alle strette o minacciato ovviamente può reagire. Ecco perché non bisogna inseguire gli orsi, avvicinarli di proposito, etc., ma osservarli a distanza. È un’esperienza bellissima nella luce della sera vederli ciondolare mentre girano pietre alla ricerca di formiche o mangiano bacche. D’altro canto, l’Italia è uno dei Paesi più antropizzati in Europa e la convivenza (o meglio coesistenza) può non essere semplice: gli orsi, come i lupi, possono fare danni alla zootecnia, non bisogna negarlo e anzi bisogna mettersi anche dal punto di vista di chi vive di pastorizia; è bene che siano le istituzioni a mediare, cosa che funziona in certe regioni meglio che in altre, in modo da limitare gli attriti. L’importante è non farsi influenzare né dalla propaganda dei politici, né dal grossolano modo di riportare le notizie dei media: i tecnici e gli esperti sono altro.  


 Questa che segue è l’ultima domanda, che è cresciuta a dismisura e ha incorporato una serie di considerazioni davvero complesse. Ci sono dentro anche degli estratti dai post di Marco Colombo. La risposta è interessante, e su alcune cose che Marco ha scritto, probabilmente ritornerai, perché pensi che valgano il tempo di quache considerazione in più


Octopus vulgaris
ventose
Area Marina Protetta Capo Caccia-Isola Piana, Sardegna


In un tuo post recente parli dei bambini al mare, armati di secchiello e paletta alla scoperta degli animali che vivono dove il mare lambisce la terra. Ci dici che sono le ‘pozze di marea’ (un nome che trovo estremamente suggestivo) e che sono un ambiente durissimo. Riporto: “Gli animali delle pozze di marea, come granchi, gamberi, molluschi e piccoli pesci, sono dei veri eroi: vivono in uno degli ambienti più difficili del mondo.

Bombardati dalle mareggiate, schiacciati da onde d’urto immani, sempre a contatto con rocce taglienti, cotti dal sole estivo o esasperati dalla salinità delle pozze, questi animali (e pure le alghe) sono stati selezionati dall’evoluzione per resistere a tutto.

In particolare:

- Alcune specie, come i granchi Pachygrapsus marmoratus ed Eriphia verrucosa, riescono a resistere tranquillamente a condizioni di salinità e temperatura molto elevate, legate all’evaporazione nel periodo estivo
- Molte specie, a causa dell’escursione delle maree, sono in grado di sopravvivere a lunghi periodi di emersione, trattenendo l’acqua al loro interno (es. il pomodoro di mare Actinia aequina) o comunque nella conchiglia (vari molluschi); certe alghe hanno apposite strutture di raccolta dell’acqua per mantenersi idratate e vive e sopravvivono anche per giorni all’asciutto
- La forma di conchiglie come quelle delle patelle permette loro di diminuire le turbolenze e resistere all’impatto delle onde senza farsi trascinare via; alcune alghe sono molto elastiche, per smorzare l’attrito e assecondare l’acqua, mentre certe spugne sono piatte, aderenti alla roccia, per non farsi strappare via
- I pesci delle pozze non hanno di solito vescica natatoria, dovendo rimanere vicino al fondo, inoltre il loro corpo è ricoperto di muco per diminuire le abrasioni contro le rocce; addirittura la bavosa Coryphoblennius galerita può uscire volutamente dall’acqua, di notte, per ripararsi dai predatori subacquei, e riposare appena sopra la superficie, su sporgenze di moli e rocce

È davvero quindi un maltrattamento mettere un granchio in un secchiello per guardarlo? Dipende solo dai genitori.
Se questi ultimi infatti sono assenti, non guidano i figli e non li educano, i bambini fanno un po’ a caso e possono, più o meno volontariamente, uccidere o maltrattare gli animaletti.
Genitori sensibili e presenti invece possono trasformare l’esperienza della spiaggia col secchiello in qualcosa di estremamente educativo e bello: quando ero piccolo passavo tutto il giorno sugli scogli alla ricerca di paguri, granchi, succiascogli e trivie.”.

In gran parte condivido il tuo discorso: la curiosità esplorativa in fondo fa parte dei comportamenti della nostra specie. Spetterebbe giustamente ai genitori la responsabilità di guidare i figli, stando vicino a loro e insegnandogli l’empatia. Ma che cosa è l’empatia? Come possono in concreto i genitori insegnare ai loro figli come non maltrattare gli animali? In fondo, se sono resistenti al loro ambiente in cui si sono evoluti da milioni di anni, non lo sono all’invasività umana, che arriva letteralmente a sconvolgere la loro vita e la loro dimora – e contro cui non hanno letteralmente alcuna difesa.
Ritengo che il buon esempio potrebbe essere uno degli inizi più efficaci. Come si può dare il buon esempio, se si è privi di qualsiasi atteggiamento di considerazione positiva verso gli animali? Da dove far nascere l’empatia e dei modi di comportamento meno o del tutto non invasivi? A scuola – penso di sicuro che sarebbe un altro ottimo caposaldo per una diversa visione del  mondo naturale – si potrebbe fare molto.  Come si può osservare senza distruggere? Non si potrebbe assumere come basilare l’idea che gli altri animali non sono a nostra disposizione per qualsiasi motivo e in qualsiasi momento, per cui un eventuale incontro con loro dovrebbe lasciare anche a loro spazi e tempi sia per incontrarci sia per rifiutare l’incontro? Si eviterebbe così la china scivolosa dei comportamenti deleteri, che iniziano con l’osservare, proseguono col mettere nel retino e finiscono col lasciare nel secchiello sotto l’ombrellone, dimenticati.

Anche questa è una china complicata. L’apprendimento passa sempre da uno step esperienziale, parlando di animali e mostrando foto o documentari, non si otterrà con i bambini mai lo stesso risultato che si ha mostrando gli animali vivi e, se questo non è un danno, facendoli anche toccare. I granchi non sono giocattoli, così come molluschi vari e piccoli pesci: il messaggio deve essere chiaro da subito. Ma se i genitori sono la guida, e fanno capire poche regole base per rispettare questi animaletti di scogliera, non ci sono problemi. Queste specie sono forgiate come scrivevo nel post sulla mia pagina dalle onde, l’insolazione, la salinità, e nessuna permanenza di pochi minuti in un secchiello, senza maltrattamenti, potrà far loro del male (sarebbe presuntuoso pensarlo). A questo punto, la via è educare i genitori all’educazione dei figli: se questi vengono lasciati soli, non hanno un riferimento né istruttivo né positivo, e quindi possono degenerare. In ogni caso, l’osservazione senza interazione è sempre da mettere al primo posto, comunque.


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