domenica 21 aprile 2019

Resistenza Animale, incontro a Vercelli



Ma la gente lo sa che gli animali resistono? Conosce da che condizioni scappano e perché? Lo sa che in Italia esistono dei luoghi speciali e nuovi, dove gli animali sca(m)pati trovano duraturo asilo - che si chiamano santuarli e dei quali esiste una rete - ?
Ieri a Vercelli c'era il banchetto antispecista di Parte in Causa, per scoprirlo.

 
Piazza Cavour, Vercelli

Ci guardava, la statua in mezzo alla piazza - che ieri era riempita da gazebo e tende di venditori - c'erano anche altre associazioni e gruppi dei motivi più variegati.

Il banchetto antispecista ha portato in piazza la resistenza animale e molti che passavano in piazza sono stati incuriositi, si sono fermati, colpiti da questo concetto controverso ma in ogni caso suggestivo e potente.



In breve: le fughe di animali - mucche, tori, cavalli, maiali, giraffe, ippopotami, leoni, tigri, alci, scimmie - da zoo, circhi, allevamenti, stabulari, laboratori, mattatoi, non sono episodi sporadici e casuali, ma eventi costanti; gli animali cercano e trovano la via di fuga, vengono ripresi e puniti o eliminti, quindi si cercano ed escogitano gabbie, serrature, contenzioni, barriere, più efficaci - più difficili da oltrepassare per cercare la libertà.


Già, la libertà. Proprio questa 'cosa' che tutti gli allevatori e sfruttatori di animali spacciano per inesistente in individui nati 'in cattività', rimane sempre in realtà, una pulsione (un sentimento, una consapevolezza, un anelito, un sogno, un progetto, chiamatela come preferite, potere pure aggiungere altre definzioni) irriducibile, in-eradicabile, intrinseca al corpo e alla mente stessi dell'individuo animale prigioniero. Tutti gli animali, ciascuno di loro - desidera, cerca, prova a ottenere e conservare - la propria libertà. Prima constatazione, questa, se volete anche 'scontata' , che portaa un'altra constatazione: che gli animali sono autodeterminati nei loro pensieri e comportamenti ed emozioni e determinati a ottenerla, questa libertà, perciò tentano costantemente di evadere, passano il loro tempo prigioniero a cercare spiragli nella prigione, per cogliere le occasioni improvvise e brevi come lampi.
Non tutti, certo, riescono a impegnarsi in  questa attività. Molti sono troppo deboli, fisicamente e mentalmente, troppo schiacciati nello spirito e nella carne, per riuscire a mettere in atto tentativi così forti e dirompenti. Non dimentichiamo, però, che esisono altre forme di resistenza, non viste, non riconosciute, equivocate e decisamente drammatiche, auto-lesive: mutilazioni autoinflitte, cannibalismo, follia, malattia, morte. Quando il proprio corpo è talmente costretto da non poter far altro che rimanere immobile, può scegliere l'autodistruzione - se non rimane niente d'altro.



Quanto appena detto è solamente il punto di partenza, per capire perché da 10.000 anni gli umani si ingegnano a creare meccanismi di cattura e contenzione sempre più invasivi e oppressivi contro gli animali - tutti: dal cane alla mucca, dal maiale al cavallo, dalla pecora al lupo, dal leone alle api, dall'aquila al pipistrello, dalla rana alla nutria, dal gorilla al topo, dal delfino al merluzzo, dalla balena al polpo.
Perché gli animali non sono 'poverini' da salvare, ma individui liberi, autoconsapevoli, adulti e autodeterminati nelle loro scelte, decisioni, progetti. Se lo fossero - se fossero quei poverini -  sarebbero corpi imbelli e dunque non occorrerebbero tutti le trappole e le gabbie con cui li circondiamo e invadiamo.

Da qui, forse, si può iniziare a capire il significato di 'resistenza animale'. E da qui, inviti ad approfondire -così come hai invitato ieri alcune delle persone che si sono fermate, curiose e sorprese.



A queste persone, hai - avete - anche raccontato che esistono poi dei luoghi, noti come santuari, dove gli animali liber(at)i, superstiti, scampati, trovano spazio e tempo per vivere le loro vite - che sono soltanto loro.
Credi che i rifugi siano indispensabili (intendi: indispensabili elementi a fronte delle azioni di liberazione, che senza i rifugi avrebbero il vuoto alle loro spalle) - sia per gli individui liberati che ci vivono, sia per gli umani che non ne sanno nemmeno l'esistenza, almeno finché non viene loro raccontata. 
Solo nei santuari, infatti, è possibile vedere che con gli animali si può convivere, coabitare, senza violenza, senza aggressione, senza oppressione, senza abuso, senza sfruttamento. Che con gli animali ci si può relazionare, ci si può cercare e fare amicizia - e ci si può anche reciprocamente ignorare, finalmente liberi da obblighi, da tabelle, da orari, da trappole - fisiche, mentali, cognitive. 





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