lunedì 10 febbraio 2014

Il lungo collo della giraffa

Fonte: LAV su Facebook. Si legge che " L'autore di questo bellissimo scatto è
Dibyangshu Sarkar."

Marius, il giraffino ucciso allo zoo, è ovunque su Internet.
Condannato a morte perché la sua venuta al mondo - in cattività, da genitori già prigionieri e geneticamente non interessanti (!) - non è necessaria (!),  riappare in post virali, che ne infinitizzano l'aspetto, il volto, mentre allo stesso tempo mandano in replica ad libitum la sequenza fotografica della sua dissezione, dello scempio del suo cadavere.

Emozioni contrastanti hanno generato in un lampo diffusione virale del suo viso, accompagnato da appelli, petizioni, condanne, riflessioni, commenti.

Fonte: http://www.lastampa.it/2014/02/09/societa/lazampa/danimarca-ucciso-marius-cucciolo-di-giraffa-condannato-a-morte-in-uno-zoo-owawvJkvSdpY4gFi0535TI/pagina.html


 La cosa più grave, la cosa irrimediabile e che getta la sua ombra sull'intera vicenda, ne inficia alla radice ogni possibile ricaduta, è il fatto che il corpo di Marius - non è mai stato di Marius, nemmeno nella sua breve vita, nemmeno quando cioè era vivo e camminava e credeva che quel corpo, che gli dava la presenza nel mondo, per cui quel corpo era lui, fosse il corpo-lui con cui fare esperienze del mondo intorno a lui e con lui; e che insomma gli appartenesse. Il suo corpo, e quindi in ultima analisi lui, la sua individualità, era degli umani che dirigono lo zoo, apparteneva agli umani che hanno inventato gli zoo, era una proprietà degli umani che parlano di 'protezione delle specie in via di estinzione'. Il suo corpo-lui, non era di Marius: sopra la sua testa si è deciso che anche se sano e giovane, non doveva più vivere, scartando alternative più 'gentili' (?)  come la castrazione  (perché Marius non ripetesse il 'peccato' dei suoi genitori?), né tanto meno il trasferimento ad altri luoghi dove avrebbe potuto continuare a vivere.

Ora: protezione che gli umani che dirigono lo zoo, danno ad animali imprigionati, sottratti dai loro ambienti di vita naturale, luoghi che vengono invasi e minacciati da altri umani (!); protezione che gli animali 'ripagano' con gli introiti del pubblico pagante che viene a vederli, per 'conoscere gli animali'. 

Schiavizzato e prostituito, Marius, insieme ai suoi genitori e a tutti gli altri individui della altre specie  imprigionati negli zoo, per tutti i 18 mesi della durata della sua esistenza, non ha mai potuto decidere niente per la sua vita, né mai sottrarsi agli sguardi degli umani - che pagavano per venire a guardarlo, e intenerirsi per i suoi liquidi occhioni scuri sgranati con curiosità bambina sul mondo. Nessun sospetto che - lungi dal considerarsi 'trattato bene - Marius non anelasse a scoprire cosa c'era oltre le sue sbarre, non desiderasse correre o camminare sulle sue lunghissime zampe, o scoprire le chiome degli alberi alla portata del suo lungo collo. Eppure, sono molti i casi di animali prigionieri e schiavi, che nella ribellione hanno cercato, con la fuga, la strada per la libertà.
A Marius, è stato tolto il tempo della vita, e gli è stata tolta la dignità della morte. La sua è stata una esecuzione, con una rivoltellata in testa.
Unica attenzione è stata data alle convenienze genetiche, o ai regolamenti internazionali. Nemmeno un secondo perso a considerare lui-come-Marius che desidera vivere.

Solo spiegazioni-alibi: che Marius è stato trattato bene finché ha vissuto (prigioniero), che la sua carne è servita a sfamare i leoni prigionieri nello stesso zoo - uguale uguale, proprio come succede nella savana africana! - e che parti del suo corpo saranno utili per altri scopi scientifici. Marius era un surplus, scarto di una politica genetica regolata dalla direzione dello zoo, che non si ferma per considerare l'irreparabilità dell'uccisione del giraffino, considerato anzi - forse - 'pericoloso' (se avesse in futuro avuto figli anche lui?), comunque di sicuro ridondante, perché i suoi geni sono già ben rappresentati in quello zoo, e dunque eliminarlo era necessario (!). Così si è espresso Bengt Holst, direttore scientifico dello zoo. Abile nell'usare la retorica del 'benaltrismo' e della minimizzazione ("ad esempio, in un parco a nord di Copenhagen, vengono abbattuti ogni anno 700-800 cervi per controllare il loro numero"), entro un orizzonte che non vuole uscire da un totalizzante antropocentrismo, per cui 'tutto' serve all'uomo, ed è la sua maggiore o minore utilità a deciderne tempi e modi delle esecuzioni, nonché della liceità o correttezza dei comportamenti in vita.

Alla sua dissezione, erano presenti numerosissimi bambini. Le immagini sono crude: le ho trovate per intero su questo blog, che si chiama 'Il Mondo degli Animali'. Non si notano - in questi bambini - espressioni di dolore, né di repulsione. Non so cosa pensare, di questo. Però mi inquieta.

E allora, voglio dare conto di un altro caso - che ho letto con interesse mentre stavo preparando questo post-  delle politiche di gestione degli animali negli zoo. Lo racconta senza fronzoli Leonora Pigliucci. Ne riporto un passaggio quasi integrale.

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152205851714304&set=a.10150121855144304.289325.527314303&type=1&theater


"Al Bioparco di Roma [...] tengono rinchiuse, ad esempio, tre oranghe di oltre trent'anni di età, madre e due figlie (il padre si è suicidato per la rabbia, scagliandosi contro il vetro) che non hanno mai respirato all'aria aperta poiché lo spazio a loro attribuito è costituito da due stanzoni con le pareti trasparenti, così che non possano sfuggire neppure per un attimo agli sguardi dei visitatori. Petronilla, Martina e Zoe di visitatori ne attirano un sacco, e del resto le loro espressioni somigliano in maniera impressionante a quelle dei cugini umani, ma sono escluse dai vari programmi di protezione delle specie in via di estinzione che ogni tanto permettono a qualche animale di essere trasferito nei safari e nei parchi, perché non sono di razza pura. Il loro destino è segnato e sull'esibizione della loro schavitù si può lucrare fino all'ultimo giorno, perché tanto contano meno di zero."
La chiosa è: "L'umiliazione, la noia e l'esasperazione a vita per sé e i propri figli saranno poi così meglio dell'essere uccisi da piccoli?" . Esecuzione sommaria e spettacolarizzazione della morte, da un lato; dall'altro, ergastolo e supplizio di tantalo vita ('natural') durante. In comune: la ubris umana, che fa e disfa a suo uso e consumo.



1 commento:

  1. Posto un link a Veganzetta, con un interessante punto di vista.
    http://www.veganzetta.org/?p=4587

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