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mercoledì 19 febbraio 2020

Bruno Stivicevic, fotografo e giornalista



Lo trovi e lo incontri sempre, quest'uomo alto e asciutto, a ogni manifestazione, corteo o evento animalista a cui partecipi - tu vai tutto sommato davvero a molto pochi, lui invece, c'è a tutti.


lunedì 10 febbraio 2020

... and the Oscar goes to..."

da grande voglio fare il... (da The Heartbreaking Life of Joaquin Phoenix)

Nietzsche scriveva che “Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”. Ecco, Joaquin Phoenix nella sua vita ha avuto di sicuro il caos dentro - a cominciare dalla tragica e precoce morte del fratello River - ma ... che stella che ha partorito!

lunedì 10 dicembre 2018

Come animali al macello



Hai recuperato  dalle bozze del blog, un 'pezzo', che era stato scritto per il commento del libro "Un'eterna Treblinka" di Charles Patterson - che poi hai risolto in altro modo, ché di questo pezzo ti eri apparentemente scordato. Il pezzo ti sembra possa contenere spunti di per sé non necessariamente vincolati alla occasione libro, perciò non ti sembra una cattiva idea proporlo di per se stesso.


martedì 7 agosto 2018

Un'eterna Treblinka, parte seconda (Il miglioramento della razza: dall'allevamento al genocidio) - Riletture dell'antispecismo


"Tutta la nostra società è fatta per dare spago alla violenza", così Tiziano Terzani. Ma non basta: "Come si può allevare la vita per ucciderla e mangiarsela?".
In queste due frasi, così accorate, come solo la voce di un poeta ha il coraggio di essere, mentre va a ficcarsi al cuore dell'orrore di umana produzione, si racchiude, secondo te, l'essenza del nazismo eterno, imperituro. Il meme-nazismo che - inoculatosi ormai nel tessuto sociale e mentale umano - non è mai davvero scomparso. Il meme è un concetto articolato, infatti, non si riduce alle figurine umoristiche sui social.
Quel nazismo-high tech che riduce tutto il vivente a oggetto manipolabile, valutabile, misurabile, mercificabile, modificabile, riproducibile all'infinito, sacrificabile per sempre e per ogni e qualsiasi motivo - dal circo alla vivisezione, passando per la caccia e lo zoo.
Charles Patterson, lo ha fotografato nel suo libro: "Un'eterna Treblinka".

La rilettura della introduzione la trovate qui.
La rilettura della prima parte la trovate qui.
La rilettura dell'inizio della seconda parte la trovate qui.

sabato 9 giugno 2018

Un'eterna Treblinka, parte seconda (mattatoio e catena di montaggio) - Riletture dell'antispecismo

Prosegui la rilettura (ragionata?) di questo libro- pietra miliare per la formazione dell'animalismo  e di molti che iniziarono a chiamarsi animalisti, nelle prime 'battaglie' per la liberazione degli animali - o contro lo sfruttamento, a seconda da che prospettiva si guardi.  La rilettura della introduzione la trovate qui. La prima parte la trovate qui

giovedì 12 aprile 2018

Un'eterna Treblinka, parte prima (riletture dell'antispecismo)



Questo è un libro da battaglia. Lo è tuttora, A distanza di tredici anni, quando lo leggesti per la prima volta e ti sentisti sollevato in volo dall'energia pazzesca, liberatoria che usciva da queste pagine, scritte dritte come un missile e piene di nomi, dati, date, numeri, a sostegno di tesi e concetti che sono una delle fondamenta del pensiero animalista. Tuttavia, secondo te non mancano i salti di fede, le petizioni di principio.

domenica 4 marzo 2018

Un'eterna Treblinka, intro - Riletture dell'antispecismo



Con quest post vuoi provare a iniziare a fare un lavoro di recupero: una rilettura indietro nel tempo, alla riscoperta dei libri 'antispecisti' che in questi anni hai letto.

Vuoi vedere se questi testi affrontano la prova degli anni che passano rimanendo tuttora validi, ancora con la possibilità e potenzialità di dire qualcosa di significativo e di importante -  per tutte le persone che in qualche modo hanno sempre viva nel loro sentire la indignazione per come vengono perseguitati gli altranimali e hanno la voglia incontenibile di rimediare a questo stato di cose insostenibile.

martedì 24 gennaio 2017

Il colpo di fulmine?

"dammi la due..."

I bambini umani sono più crudeli o più empatici degli umani adulti? Quale che sia il loro principale atteggiamento - che si esprime di solito nei confronti degli altrianimali, con cui vengono in contatto con la mediazione degli adulti - le loro risposte alle sollecitazioni sono sempre più nette, drastiche e - in determinate situazioni o contesti - più coerenti e logiche nelle conclusioni che estrapolano. Eppure, troppo spesso, il loro primo (e unico, a volte) modo di entrare in contatto con altri animali non umani, avviene attraverso modalità nella maggioranza dei casi per lo meno fortemente e forzatamente fallaci, con prospettive, punti di vista parziali e partigiani: antropocentrati al massimo grado. Queste forme di contatto, 'pilotate' o ri-significate dagli adulti, rientrano nello schema della socializzazione e interiorizzazione delle regole sociali diffuse a maggioranza: le regole del dominio, della reificazione, della separazione  - e di una anestesia della empatia. (Alessitemia: un deficit della consapevolezza emotiva: qualcosa di molto diverso, in un certo senso agli antipodi rispetto ad 'Atarassia').

Peppa Pig, gli animali del circo, il puppy pet cucciolo per il compleanno: sono tutti esempi di questo tipo di processo, volto ad alterare in direzioni deleterie e pericolose, l'orientamento-agli-animali che probabilmente è vivo, presente e forte in quasi tutti i bambini - forse una manifestazione di caratteristiche esplorative o di propensione al prendersi cura, tipiche degli homo.
Per quel che riguarda te, da bambino ricordi situazioni assai simili: le trote pescate 'per gioco' nelle vasche del vivaio (ricordi che l'agonia di questi animali la percepivi come irreale); la 'foto col leoncino', durante le vacanze al mare (adesso hai la consapevolezza che quel piccolo, caldissimo e odoroso leoncino bambino che prendesti in braccio con timore e con sollecitudine, era vittima di traffici e deportazioni, identiche a quelle impiegate con gli schiavi umani; e che il suo 'custode' era in realtà il suo carceriere, probabilmente un individuo lui stesso oggetto di sfruttamenti).
Le due tartarughine nella vaschetta di plastica, con la palmina di plastica, che odoravano di prigionia in salamoia e che vissero davvero molto poco.

Che cosa ti fece smettere di proseguire lungo questo esiziale percorso, di sfruttatore felice e irresponsabile? 
Capitò - un giorno - che, rimanesti a casa da scuola per via dell'influenza; e che  Gianfranco Funari si presentò nella tua cameretta - via tubo catodico, è ovvio - per parlare di animali e del nostro modo di (mal) trattarli / sfruttarli. Non ricordi il titolo della trasmissione - uno dei primi talk show con i pareri della ggente - né perché a un certo momento della trasmissione mattutina, Funari si mise a parlare di questo sempre irto argomento. Questi sono dettagli che ormai hanno scarsa o nulla importanza.

Quel che importa, furono le immagini che Funari trasmise, perfettamente in chiaro e senza censura, in un orario di grandi ascolti. Immagini che tu vedesti, senza preavviso, e senza filtri.
Immagini che si scavarono una nicchia profonda dentro di te.
Immagini di agnellini asfissiati alla fine di un trasporto su camion, e scaricati con le ruspe e gettati in enormi cassoni e fosse.
Immagini di scimmie, cani, topi, vivisezionati: esercitazioni chirurgiche, test odontoiatrici, innesti di teste. 
Le prime immagini di questo genere che hai mai visto. Dopo le quali -  e sulle quali - negli anni, se ne sono aggiunte e sovrapposte moltissime altre.
E qui arriviamo alle decisioni drastiche dei bambini, dei ragazzini. Il loro effetto fu di farti decidere, in modo molto netto, di cambiare alcune cose del tuo comportamento; una decisione che hai voluto fin da subito definitiva. E che infatti prosegue tuttora. Non mangiare più gli animali. Non maltrattarli più. Proteggerli.  Gli impegni di un ragazzino.
Non stai raccontando questo per disegnarti migliore di quello che sei, o per vantarti. Ma perché, ancora oggi, stai cercando di capire che cosa ci fosse in te pronto a fare clic nella tua consapevolezza e ad accendere l'empatia - che non sia presente anche in quasi tutti gli umani. Stai dicendo, per farla breve, che non c'è nulla di particolare o speciale in te. Ma che è bastato un Gianfranco Funari per fulminarti sulla via della tua vita. Un qualcuno - altrimenti in tutto e per tutto lontanissimo dagli animali - che ha usato la sua popolarità di allora per far arrivare a quanta più gente possibile, la prova di una realtà che altrimenti rimane nascosta, insaputa, sconosciuta, taciuta. Quelle immagini sono arrivate a te e ti hanno fatto prendere alcune decisioni che tuttora si riverberano in ogni giorno. Sei, dunque, stato, in questo senso, perfettamente bambino.
Non sarebbero bastate, da sole, quelle immagini - pur atroci e insostenibili e orribili - certo: c'era un humus già presente, fatto di piccoli eventi biografici e familiari. Il sottobosco è indispensabile alla crescita di alberi più robusti e grandi. Eppure...
Forse è interessante ripensare a 'come' Funari divulgò queste immagini: ti ricordi che non ci fu enfasi - forse un tono indignato, ma Funari era soprattutto un grande istrione - ma la mera introduzione ai filmati. Sei abbastanza sicuro, col senno di poi, che non ti sbagli se affermi che Funari sapeva che non occorreva retorica, che le immagini sarebbero state più che eloquenti da sole.
Allora, tutto questo discorso, dove ci porta? Magari da nessuna parte, se non nell'agrodolce paesaggio dei ricordi. O magari ad affacciarci su minime considerazioni. 
Per esempio, che. 
Le immagini, contano. Come scrive di recente Rita Ciatti, le immagini sono documenti. Da quel Funari degli anni ottanta, per fortuna, molte più immagini, e assai più mirate e consapevoli, si sono aggiunte, a far tesoro di una imponente archivio documentale e di testimonianza. Grazie a inchieste, coraggiose e spesso clandestine, nei laboratori, negli allevamenti, nei circhi. Non è dal nulla né per caso che comunque l'atteggiamento della gente della strada nei confronti degli altri animali e di come vengono abusati dagli umani, si è sfaccettato, è diventato complesso, l'empatia è aumentata - sia pure in modo ancora troppo confuso, e con tutti i rischi di ricorsi, ché le conquiste etiche non sono mai una volta per tutte, né sempre e per sempre consolidate.
Forse, conta anche il 'come' una immagine, un filmato, una sequenza, venga proposta e contestualizzata: un giornalista competente offre il documento nudo e crudo, senza enfasi speciale, in un senso o nell'altro. Questa è una possibilità: del resto, i corpi esanimi degli agnellini e i corpi torturati e fatti a pezzi - tutti questi corpi trattati come oggetti privi di ogni valore se non quello che è utile all'umano - sono eloquenti di per sé. O dovrebbero esserlo: e non è detto che sia così. Sai che è possibilissimo che ci siano persone capaci di vedere simili scene senza batter ciglio e senza spostare di un millimetro i loro dubbi e i loro pensieri egocentrici prima ancora che antropocentrici. Ma sai anche che di più sono le persone che si rifiutano di vedere simili scene, e che reagiscono col rifiuto, con la negazione, con la rabbia -  dopo che le hanno viste.
Le immagini crude di quel che gli umani infliggono agli altri animali possono allontanare e saturare - pardossalmente - ma è anche vero che le immagini solamente belle di animali liberi, possono cadere in una estetica di maniera, che ci nasconde - di nuovo - in modo insospettabile, le realtà che non vogliamo sapere.

Siamo qui sul crinale e crocevia di dinamiche molto articolate e complesse, e il rischio maggiore - tu credi - è quello di perdere di vista proprio gli individui per i quali si imbastiscono questi discorsi, le riflessioni antispeciste, in tutte le loro declinazioni. Alto è infatti il rischio che gli animali ritornino a stare sullo sfondo di attacchi e controattacchi per l'ennesima volta agiti tra umani - da una parte o dall'altra - per scopi solo umani.

Tu però, in questo post, volevi semplicemente raccontare questo tuo 'colpo di fulmine': un colpo di fulmine empatico, scatenato dal più improbabile e inatteso dei fulminatori. Senza il quale, chissà? Non è sempre possibile, insomma, stabilire una volta per tutte, una unica strategia e una singola tattica efficace per avviare l'affrancamento degli altri animali dal dominio umano: non ci sarebbero migliaia di pagine che esplorano questa epocale pietra dello scandalo, in caso contrario. 
Derrida ha scritto di "guerra sulla pietà", e anche la sua decostruttiva riflessione si originava dalle immagini (e che tipo di immagini?): e che si sia in una fase critica di questa guerra, ne sei convinto anche tu. I segnali sono tanti, compresi i tentativi di embedding, di contro-informazione, oltre a censure di vario tipo.
Perciò è un dovere della "intelligence" pensare ai modi di condurla, questa guerra, cercando di captare - e cooptare - le risorse utili dove si trovino. 
Perché se un funari preso a caso è in grado di impressionare così tanto una vita intera, con pochi minuti in bianco e nero di testimonianza, allora, è probabile che le risorse a disposizione di chi si fa carico di un modo diverso di concepire l'andamento della realtà, siano davvero molte e magari impensabili o impensate.

martedì 25 novembre 2014

Stowarzyszenie Empatia per gli Animali

Fonte: Psicologo Mantova

 Il concetto di empatia è suggestivo: è il 'sentire con l'altro', l'essere presente, per assorbire condividendoli gli stati d'animo e quindi portare un (primo) sollievo, o aiuto, con la semplcie e mera presenza - anche muta.
Non c'è dubbio che il 'motore empatico' debba lavorare a pieni giri nei pensieri e nei sentimenti delle persone che si (pre)occupano degli altranimali. 
L'empatia - il suo agirsi all'intenro della sfera emotiva - non dovrebbe però limitarsi a 'mettersi nei panni dell'altro', ma anche a 'portare l'Altro nel proprio mondo'. Con tutto quel che ciò potrebbe comportare: dare visibilità e dignità ai suoi sentimenti o emozioni; ma anche col rischio di trasformarli in una copia dei nostri. 
L'empatia quindi può diventare azione cocnreta, di soccorso, o protezione, o cura, o rispetto, o ascolto, o tutte queste cose insieme e molte altre; ma nasconde il rischio di diventare negazione dell'Alterità che inizialmente voleva proteggere - e questo è paradossale, ma molto evidente nei percorsi di antropomorfizzazione degli altranimali.

Però è anche vero che i sentimenti, le emozioni degli altri animali sono evidenti e visibilissimi a chiunque abbia l'onestà e la maturità e la sincerità emotivi di riconoscerli. E il riconoscerli è diverso dal trasformarli in qualcosa di antropomorfizzato -quindi allo stesso tempo irriconoscibile.

Proseguirò volentieri questo discorso sull'empatia, magari con l'aiuto di persone più capaci di me nel raccontare questa complessità emotiva. 

Nel frattempo, riporto volentieri questa pagina polacca:
Stowarzyszenie Empatia. dla zwierząt
Ovvero: Associazione Empatia per gli Animali. La riporto in questo post perché ne avevo fatto conoscenza grazie ai suoi post sul social forum, e poi perché ho scoperto che questo blog ha ricevuto alcune visite dalla Polonia, un Paese di cui tornerò a scrivere.
L'associazione polacca, nei suoi modi di operare, mi ha ricordato la italiana essereAnimali , per lo meno in alcune metodologie e azioni; il che me l'ha fatta apprezzare ancora di più.
Quindi, se volete, una specie di GRAZIE! anzi, dziękuję !

mercoledì 3 settembre 2014

Veganche ...noi - gita a Vimercate con cani


Il Veganch'io è bello anche per striscioni come questi


Sono andato al Veganch'io. Anche io, insieme ai miei cani Lisa, Maika e Chicco, ho fatto una visita a Vimercate. Conoscevo già questo veg-fest, c'ero già stato  in un paio di occasioni.
Mi piace il contesto: il tendone-mensa dove si tengono anche le conferenze e c'è pure il bancone dei libri - una vera tentazione per me, anche quest'anno ho speso più di quello che avrei potuto, mi sono detto però che son sempre soldi ben spesi quelli spesi in libri; e poi magari potrò parlarne qui dopo averli letti. 
E poi: lo spiazzo degli stand all'aperto, nel parco, che quando c'è il sole, come sabato, il giorno della nostra gita, puoi trasformare il tutto in un rilassante riposo in mezzo al prato - come ha fatto la piccola Lisa, mentre i più giovani Chicco e Maika correvano in  lungo e in largo, a farsi dare carezze e complimenti da tutti, ma proprio da tutti.

lo spiazzo degli stand


Dalla tarda mattina alle prime ombre della sera, ho potuto fare tutto quello che c'è da fare in un contesto simile: ho comprato i libri, ho gustato le pietanze vegane, ho chiacchierato con persone, ho visitato gli stand, ho sorriso a tanti.
Ecco, soprattutto, ho sorriso, perché il Veganch'io ha su di me l'effetto di rigenerare forze e fiducia, in un ambiente che è come-dovrebbe-essere: vegan, sinceramente antispecista e animalista, quindi davvero amico degli animali non umani, che qui finalmente sono liberi di esprimersi in libertà, essere se stessi, lontano dalle persone del - posso dirlo? - spesso brutto e ostile cosiddetto 'mondo normale', dove è pieno di gente che "io amo i cani, guardi, ne ho avuti tanti, però..." .
Una Zona Temporaneamente Liberata - ne ha parlato Adriano Fragano di Veganzetta, nel workshop intitolato alle "Strategie e tattiche del movimento antispecista" - dove si vive in concreto, nella prassi, come direbbe qualcuno, ma soprattutto - come direi io - in modo reale, consapevole ma spontaneo, quello che viene teorizzato e auspicato dal pensiero antispecista: una comunità di persone di varie specie (umani, canini, per limitarsi ai due più evidenti), di ogni età e sesso, che hanno trovato i modi per stare vicine e convivere in modo che il rispetto reciproco non limiti la libertà espressiva individuale - o viceversa. Un luogo dove non sono solo parole vuote, i concetti di 'amore', ' relazione', 'ascolto', 'rispetto', 'convivenza', e dove si scopre con sollievo e sorpresa che per dare corpo e sostanza reale e quotidiana a questi concetti non occorre elaborare sforzi utopici, ma è sufficiente prestarsi attenzione reciproca, con i conseguenti atti concreti che ne possono derivare, magari semplicemente assecondando un contesto che noi stessi abbiamo contribuito a generare - il contesto di uno spazio libero, almeno per pochi giorni.




Meglio: l'ambiente amichevole del fest - di questo fest - è il viatico ideale per lasciar scorrere libere dentro di sé le emozioni interiorizzate dopo magari anni di vita e pratica e pensiero e studio e attività vegan, antispecista, di volontariato. Il modo per essere del tutto, completamente se-stessi-per-un-giorno - un giorno che si vorrebbe lungo un anno.




Ho potuto fermarmi a conoscere meglio le attività di due stand, di cui appaiono le foto qui sotto. Spero di poterci tornare con dei post dedicati a ciascuno di loro:

ANTISPECISMO E LIBERAZIONE



LA COLLINA DEI CONIGLI

mercoledì 27 agosto 2014

VEGANCH'IO 2014




Comunicato Stampa, ricevuto e pubblicato, ché alla fine magari un salto ce lo faccio pure io.

La nona edizione del VEGANch’io (www.veganchio.org) sta per cominciare! Come da qualche anno a questa parte, la festa si terrà a Vimercate (vicino a Milano e Monza) nell'area feste comunale di via degli Atleti e sarà organizzata dall'associazione Oltre la specie (www.oltrelaspecie.org) in collaborazione con il Vascello Vegano.

In ambito animalista VEGANch'io è un festival ormai molto conosciuto.

La festa è un momento di incontro tra attivisti, con cibo squisito, biologico e a prezzi ultrapopolari (piatto completo 10 euro) e anche un luogo in cui chi è incuriosito dalla questione animale può documentarsi, recuperare materiale e seguire incontri, dibattiti, workshop.

Le associazioni animaliste e antispeciste presenti con i loro stand, con il loro materiale di documentazione e i loro progetti, forniscono informazioni e possibilità di attivismo per chi vorrebbe occuparsi di animali, dare una mano, collaborare, e non sa dove e con chi cominciare.

Le conferenze e i workshop sono momenti importanti ed entusiasmanti di approfondimento. I dibattiti sono strutturati per fare emergere punti rilevanti di riflessione sui temi più "scottanti" del dibattito antispecista.

Oltre la specie, ponendosi in quel filone dell'animalismo cosiddetto "politico", da sempre è attenta alle relazioni esistenti tra sfruttamento animale e società del dominio. Ci preme approfondire la riflessione sulle connessioni che legano l'olocausto animale alle discriminazioni intraumane e alla violenza del sistema capitalistico che usa umani e non umani come strumenti e fonte di profitto.

Ci interessa sviluppare collaborazioni con altri movimenti e cercare di unire le lotte perché non si innalzi un muro insormontabile (spesso di vera e propria incomunicabilità) tra le lotte per la liberazione umana e le lotte per la liberazione animale. Sottolineare questo trait d'union è uno degli scopi dell’antispecismo contemporaneo se non vuole appiattirsi su istanze conservatrici, isolazioniste, destrorse e misantropiche.

La festa inizia con la conferenza del venerdì sera dedicata ad antispecismo e movimento queer. In occasione dell'uscita del libro MANIFESTO QUEER VEGAN di Simonsen, si tratteranno temi legati alle differenze di genere e al veganismo come protesta politica contro una società che tende a catalogare e normalizzare le differenze.

Il sabato mattina, dopo l'ottima colazione a base di cappuccini e dolci prelibati, e parallelamente alla lezione di yoga, un incontro con due nutrizionisti tenterà di sfatare le paure di chi vorrebbe evitare di mangiare prodotti di origine animale ma che teme di andare incontro a danni e carenze. Nel primo pomeriggio, in concomitanza con un corso di cucina per principianti e ad attività per bambini, si terrà un seminario sulle strategie che il movimento animalista dovrebbe iniziare a mettere in atto per risultare più incisivo. La conferenza del tardo pomeriggio riguarderà, invece, le relazioni tra cinema, letteratura e animali in occasione della presentazione, tenuta dai due autori, del libro PENNE E PELLICOLE.

La domenica mattina si inizierà ancora con lo yoga e con un workshop, tenuto da tre esperti, sul disagio animale e su come cercare di individuarlo e alleviarlo
Dopo pranzo magie per bambini, corso di cucina avanzato e workshop sulla convivenza tra le specie in un'ottica di attenzione alle relazioni di genere. La conferenza che chiuderà il festival verterà sull'analisi  di 5 situazioni con cui l'antispecismo più consapevole è in conflitto: pro-test, Federfauna, Compassion In World Farming, allevatori di visoni ed EXPO.

Se gli incontri e le conferenze sono il cuore della festa, il cibo ne costituisce il corpo. Cibo superbamente cucinato dal “Vascello Vegano” (gruppo di attivisti antispecisti romagnoli) e da molti altri volontari). Ogni giorno, ogni pasto, il menù cambia e chi volesse restare tutti e tre i giorni alla festa non mangerebbe mai le stesse cose. Al bar, sempre disponibili, gli ormai mitici panini e le crepes dolci e salate preparate dalla Pentola Vegana di Monza. Ovviamente ci saranno anche ottimi vini e ottima birra per accompagnare le pietanze.

Se volete fare qualcosa per gli animali, se siete curiosi di conoscere meglio il variegato mondo animalista, se volete approfondire alcuni nodi teorici riguardo alla questione animale, se siete ansiosi di capire come sia possibile vivere (e bene) danneggiando il meno possibile gli altri animali, allora vi aspettiamo al VEGANch’io dove chiunque sarà il benvenuto.


Trovate il programma completo sul sito www.veganchio.org.
Sempre sul sito è possibile vedere immagini delle precedenti edizioni e scaricare le riprese degli incontri dell’anno scorso.

giovedì 10 aprile 2014

Agnelli? No: "capi commercializzati"

l'agnello è un bambino indifeso che ha bisogno delle cure della sua mamma

Certe volte càpita - magari mentre sei circondato dalle valige alla vigilia della partenza per Lucca (e la destinazione ha qualcosa a che fare di sicuro), per esempio - che i post si scrivano da sé. Tutto (de)merito dei social forum, o per dirla senza veli, Facebook. Perché quando ti capitano certi link condivisi e ricondivisi nel circuito dei tuoi contatti animalsti, che sotto il periodo pasquale diventano molto attenti, non puoi non trasformarli in un post, a eterna e imperitura memoria della vergogna e insensibilità umana.
Ti vengono in mente tutte le letture sulla decostruzione del meccanismo sociale diffuso della rimozione della crudeltà agita contro gli altri animali -  dal referente assente alla 'guerra della pietà' - e allora, una volta di più, pensi che si tratti proprio di una questione di capovolgimento della prospettiva del sentire etico. In parole povere: finche ci sarà spazio per articoli come quello che hai letto, dove stanno insieme senza fatica nella stessa frase, responsabilizzazioni inaudite verso gli animalisti che causano la crisi delle vendite; e percentuali sul calo del venduto dei capi immessi sul mercato, sarà chiaro segnale che per la sorte degli agnelli ci sarà ancora molto da fare, da lavorare e da rielaborare.

Ma leggiamo alcuni brani:
"Per le festa venduto circa il 25% della produzione annuale. Ma i prezzi pagati agli allevatori sono in calo
Pasqua: la crisi colpisce anche il mercato toscano degli agnelli (-15%). La Cia Toscana contro le associazioni animaliste: «Speculano sulla pelle degli allevatori  (
sic! NdB) per falsi scopi ideologici. E’ l’ora di finirla». La crisi dei consumi colpisce anche il mercato degli agnelli in Toscana. Nel periodo prepasquale 2013 – sottolinea la Cia Toscana – si è registrato un calo dei capi commercializzati del 15% rispetto allo stesso periodo dello scorso. Secondo i dati forniti da Atpz (Associazione toscana produttori zootecnici) infatti, l’associazione ha immesso nel mercato circa 2.600 agnelli, contro i circa 3.000 capi del 2012. «Fra le cause principali – commenta il presidente di Cia Toscana Giordano Pascucci – sicuramente la crisi dei consumi (che per questa Pasqua si attesterà al -7%) e anche il calendario, visto che è una Pasqua che cade a marzo, ed accorcia il periodo di vendite di una decina di giorni». Ed anche i prezzi pagati agli allevatori sono in ribasso del 10-15% rispetto allo scorso anno: 1 kg di agnello viene venduto dai 3,80 euro/kg a 4,40 €/kg. Un mercato che vive nel periodo pasquale il momento migliore, e fa respirare un po’ gli allevatori toscani, che, però, oltre che con la crisi, devono fare i conti con assurde campagne mediatiche di associazioni animaliste che invitano a non acquistare gli agnelli: «E’ l’ora di finirla con queste invenzioni da parte delle associazioni animaliste, che ogni anno – commenta il presidente di Cia Grosseto Enrico Rabazzi – invitano i consumatori a non mangiare carne di agnello, per chissà quale scopo che solo in apparenza è ideologico. Si gioca sulla pelle e sull’economia di migliaia di aziende zootecniche italiane e toscane che sono già alle prese con una crisi di mercato e di consumi – oltre che con i crescenti costi di produzione - che dura da ormai troppi anni. Nel periodo della Pasqua i nostri allevatori vendono circa il 20-25% dei capi dell’intera produzione annuale, riuscendo a strappare prezzi migliori di 1 euro al kg rispetto al resto dell’anno. E c’è chi tutto questo fa finta di non ricordarlo e specula sul futuro degli agricoltori». "

Ho riportato il lungo brano - che risale tuttavia al periodo pre-pasquale 2013, c'è quindi da augurarsi che il trend in calo sia proseguito anche quest'anno - senza toccare una virgola, solo le sottlineature sono mie. Sono frasi che si commentano da sole?
Sì e no. A parte un certo effetto disorientante di una frase che adombra animalisti che speculano 'sulla pelle' degli allevatori - in un totale e vertiginoso scambio tra vittime e carnefici. Perciò, vale la pena osservare come 'gli agnelli' siano un gigantesco corpo indefferenziato di carne da vendere, nel quale ciascuno singolo agnellino NON è un bambino strappato a una mamma, ma solo un 'pezzo'. Non serve ricordare gli esempi storici dell'uso di parole come 'pezzo' o 'carico', quando si ha a che fare con situazioni di sfruttamento e uccisione su larga scala di umani verso umani, con i più svariati 'motivi ideologici' razziali, religiosi, etnici (per non parlare delle oppressioni doppie e incrociate, quando ad appartenere alla religione-razza-etnia 'sbagliata' sono le donne o gli omosessuali, per esempio). Degli agnelli si parla in termini di migliaia o di prezzi al peso, di 'costi di produzione (!)'. Gli agnelli vengono immessi (come se venissero iniettati, talmente sono percepiti come massa indifferenziata) sul mercato (questa entità collettiva-acefala e onnivora) per sfamare gli allevatori...
Ma, per colpa degli animalisti, il circuito di produzione-immissione-vendita-profitto viene disturbato: coi loro inspiegabili capricci che ogni anno si ostinano a ripetere, gli animalisti cercano di convincere i buoni cittadini a non acquistare più 'carne' di agnello per la 'festa'. Quali mai saranno i loro sotterranei scopi autentici, mascherati da ideologia? (quale ideologia? gli animalisti fanno appello alla compassione e alla empatia...). Ai poster(i), la sentenza. Intanto, che i buoni cittadini si mettano una mano sulla coscienza, e non mandino sul lastrico migliaia di onesti lavoratori, allevatori e macellatori, che ogni anno contano sull'ecatombe degli agnelli per tirare a campare. Alla faccia dell'antispecismo debole.

(Per fortuna, gli animalisti che come me non vogliono trovare brutte sorprese nell'uovo (di cioccolato fondente), si sanno organizzare, e le iniziative pro agnelli sono molte ogni anno. Una è questa.  Ci ritorno su...).

lunedì 24 febbraio 2014

Tra Cuccioli ci si intende. Chiacchierando con Annamaria Manzoni

Annamaria Manzoni e Pablo

Esce il 26 febbraio prossimo “Tra Cuccioli ci si intende”, di Annamaria Manzoni, edito da Graphe.it Edizioni. Il libro si interroga sul rapporto tra animali e bambini, mettendo in risalto l'antispecismo innato dei più piccoli e l’educazione fortemente antropocentrica che interrompe questa predisposizione all’empatia e al rispetto verso le altre specie.


La copertina


Ho raggiunto via mail Annamaria Manzoni, per quattro chiacchiere: siamo partiti dal libro, e abbiamo toccato tantissimi argomenti.



GIOVANNI

Ciao Annamaria, ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi dedichi. Le riflessioni che scrivi sono sempre sensibili e profonde, e allo stesso tempo, solide e documentate. Ti chiedo: cosa viene prima, in te? la psicologia o l'amore e l'attenzione per gli animali (e tutti i cuccioli in generale)?



ANNAMARIA

L'attenzione per gli animali mi accompagna da molto prima che riuscissi persino ad averne la consapevolezza. I miei ricordi, fino a dove riesco a risalire nel tempo, sono puntellati da gatti randagi a cui portavo da mangiare, da immagini lancinanti quali quelle di animali che vedevo condotti al macello, dal ricordo dello sconvolgimento dei tir che mi capitava di vedere carichi di maiali o di vitelli sull'autostrada e nelle stazioni di servizio. Empatia, condivisione, senso dell'ingiustizia molto prima che ogni riflessione, psicologica o meno, cominciasse ad accompagnarle. Tutto questo mi aiuta anche a capire profondamente come nei bambini alcune dinamiche possano entrare in gioco in automatico: come quando è possibile alla scuola materna, ma addirittura all'asilo nido, osservare un bambinetto che guarda attonito e dispiaciuto un suo piccolo compagno che piange o che viene sgridato. Non saprà razionalizzare, o almeno verbalizzare, la situazione, ma è perfettamente in grado di cogliere la sofferenza di un altro.



GIOVANNI

In pratica, sarebbe connaturata alla nostra specie, l'empatia nei confronti degli altri esseri viventi. Ho letto che sarebbe una caratteristica ereditata dagli animali, e che nel mondo animale, empatia e collaborazione sono molto più presenti di quel che si creda, addirittura di più dell'aggressività (mi pare Konrad Lorenz abbia teorizzato qualcosa di simile).

In effetti, i bambini, posti di fronte ai cosiddetti quesiti etici che paralizzano gli adulti, non esitano a dare la risposta logica e conseguente, e riescono a smettere comportamenti che nuocciono agli animali in modo netto e istantaneo!

Lo fanno anche tra loro cuccioli umani? E come mai, invece, gli adulti perdono questa preziosa caratteristica?



ANNAMARIA

L'esperienza e l'osservazione spesso precedono gli studi, studi che si susseguono e tra i quali è interessante ricordare, tra le tante, una recentissima ricerca giapponese che dimostra che i bambini sono in grado di provare empatia già all'età di 10 mesi. Ciò significa che la capacità di "mettersi nei panni degli altri", di sentire quello che l'altro prova e sente è una disposizione di certo precocissima, presumibilmente innata. Come tale, ci parla di possibilità in fieri, che poi compiono un percorso diversificato a seconda delle esperienze. Se vogliamo esemplificare in modo che il discorso risulti perfettamente comprensibile, basta riferirsi per esempio alla predisposizione allo sviluppo del linguaggio che possediamo alla nascita: siamo programmati a poter parlare, ma quale lingua poi impareremo è in funzione delle nostre esperienze, che possono portarci a parlare il cinese o il dialetto napoletano, a seconda di dove vivremo, ma anche a non sviluppare lingua alcuna, se ci succede di vivere, come capitò al "ragazzo selvaggio", lontano da un contesto umano.
Sapere che l'empatia è una predisposizione innata è un'informazione che consente di recuperare un minimo di ottimismo sulla nostra specie, che tanto spesso è autrice di performances davvero inaccettabili in tante diverse situazioni. Forse per convinzione profonda, forse per un bisogno fondamentale di imprimere cambiamenti allo stato delle cose, gli studi sull'empatia si vanno moltiplicando, sostenuti non solo da psicologi e filosofi, ma persino da economisti. Un nome per tutti è quello di Jeremy Rifkin, grande autore di “Ecocidio”, che ci parla in un suo fondamentale saggio di Civiltà dell'Empatia.
Come giustamente ricordi, si tratta di una disposizione che appartiene anche al mondo degli altri animali, e non solo di quelli più evoluti che sentiamo a noi vicini, come è il caso delle grandi scimmie, ma anche di animali, quali i topi, che siamo soliti denigrare e lasciare nelle fogne metaforiche della nostra ideale struttura abitativa. E le conoscenze al proposito sono frutto di ricerche di laboratorio ad opera di umani che tutto possono essere tranne che empatici, a differenza dei topi che tormentano per scoprire per l’appunto che, loro sì, sono empatici.
Il percorso di crescita è quanto di più complesso si possa immaginare: i modelli che ci circondano sono quelli che vanno a plasmare i tratti costitutivi della nostra personalità, sempre in movimento e in evoluzione: ad influenzarci è il nostro piccolo mondo, con la famiglia nella quale cresciamo, ma anche il contesto culturale allargato intorno e, negli ultimi decenni, la possibilità di contatto facile e immediato con il mondo intero grazie alla rete: tutti questi input vanno a connettersi e ad interagire con le nostre individuali predisposizioni. I risultati sono quelli incredibilmente complicati che vediamo, dove esistono modelli imperanti a cui tendiamo inevitabilmente ad adattarci, ma fortunatamente anche modelli che vanno in direzione opposta.



GIOVANNI

In direzione contraria era non a caso il titolo di un tuo libro molto interessante. Se non ricordo male, parlavi proprio della possibilità di tener presente e di sviluppare l'empatia. Sono d'accordo con te, quando dici che quel che saranno le nostre potenzialità, dipende tantissimo dalle chance messe a disposizione dal contesto; da un contesto empatico, armonioso, comprensivo (quella che in letteratura zooantropologica si definisce 'base sicura'), si svilupperanno grandi doti di intelligenza emotiva, prosociale, empatica; da contesti violenti, oppressivi e aggressivi, fatti di paura e divieto, avranno forza le reazioni di aggressione, violenza e insensibilità. In un certo senso è anche contro corrente la tua fiducia nelle potenzialità umana, stando a quel che vediamo intorno a noi, il contesto dominante e prevalente, sembrerebbe quello della sopraffazione violenta. Come se avessimo autorealizzato le nostre peggiori profezie e teorie sul mondo, che così si autodimostrano.

Tuttavia, trovo molto giusto non smettere di avere fiducia negli umani; credo anzi che questa fiducia dovrebbe essere - insieme all'empatia verso gli animali torturati - l'altra grande colonna portante delle motivazioni degli animalisti Altrimenti, ho l'impressione che le prospettive sarebbero troppo limitate e il respiro troppo corto.

A volte è compito arduo, specialmente di fronte all'arida arroganza di quegli umani che compiono esperimenti sui topi e che oltretutto compiono un errore grandissimo, di estrapolare comportamenti dati per 'normali' da animali costretti a stress inimmaginabili di un ambiente artificiale e ostile, senza scampo.



Mi ricordo un tuo concetto: che le immagini di animali felici e i racconti che mettono in luce le loro caratteristiche positive (intelligenza, empatia ecc.) toccano di più il cuore.



Annamaria tu scrivi 'performance' e a me viene in mente Roberto Marchesini (su fallacie logiche ho trovato un suo contributo, che ti propongo)



Per finire questa domanda a ruota libera: parli di 'fogne metaforiche' e a me viene in mente il grattacielo di Horkheimer. Ecco, in questo grattacielo (dato per scontato che sarebbe da smantellare), a che piano si trovano i cuccioli?



ANNAMARIA

Giovanni, sottolinei la mia fiducia nelle potenzialità umane: in realtà io mi sento estremamente pessimista, perché la realtà intorno non concede altro. Ma è comunque doveroso prendere atto anche dell'esistenza di parti buone che esistono in noi. È indubbia, per esempio, la grandissima diffusione che, negli ultimi anni, è andata acquisendo una diversa sensibilità nei confronti del mondo degli altri animali. È altresì vero che contestualmente al diffondersi di un'etica del rispetto interspecifico,le cifre del mattatoio quotidiano sono cresciute esponenzialmente. Sappiamo bene che il discorso è complessissimo: volendo farne un'estrema sintesi, credo che l'antropocentrismo (che è alla base di tutto il male che facciamo agli animali) è imperante perché collude con l'egocentrismo imperante; è facile ritenersi la specie depositaria di ogni diritto perché è facile che ognuno consideri se stesso meritevole del meglio. I propri diritti, i propri bisogni, i propri desideri sempre sopra a quelli degli altri. Nonostante tutto questo, per molti di noi l'impegno in favore degli altri animali è ragione di vita: se riuscissimo davvero a renderci conto della portata grandiosa di un movimento di liberazione, e lavorassimo per la costruzione di un fronte comune, che trovasse anche nel senso dell'appartenenza una forza propulsiva, molti risultati potrebbero essere raggiunti. La realtà è comunque sempre in movimento: l'unica chance che mi pare di intravedere è che ognuno di noi sia consapevole del ruolo che, se vuole, può rivestire, determinando un peso diverso in favore degli animali. Personalmente penso che sia importante sostenere gli sforzi di chiunque: di chi va a manifestare, di chi raccoglie cani randagi, di chi libera un singolo animale, di chi fa denunce, di chi cerca di fare educazione nelle scuole, di chi scrive, di chi parla. Sono frammenti di un grande lavoro che ha bisogno delle competenze di ognuno di noi. E sarebbe fondamentale che ognuno di noi sentisse intorno il sostegno degli altri. Per altro se l'egocentrismo non ci abbandona, anche questo può essere trasformato in spinta: ognuno di noi deve almeno cercare di dare un senso alla propria vita. Fosse solo per questo, c'è così tanto da fare intorno che il modo per darlo, questo senso, ce l'abbiamo a portata di mano.
Ritornando al discorso da cui siamo partiti, vale a dire che ...tra cuccioli ci si intende, osservare il rapporto tra i bambini e gli animali è esperienza davvero arricchente: sì, le immagini felici sono l'altra parte della realtà, quella a cui diamo poco peso, che sembra sempre scontata, ma che va recuperata. Vedere la gioia reciproca di cuccioli umani e non umani nel giocare tra di loro ci porta alle origini, della nostra specie e della nostra vita individuale, che non è persa, ma è dentro di noi. In rete è facile trovare filmati di questo genere, che non a caso sono supercliccati: la reazione speculare alla visione è quella del sorriso: si movimentano alcune parti nostre, quelle sensibili, vengono toccati i tasti della tenerezza e della semplicità. Sta a noi poi decidere che si tratta solo di momenti privi di importanza o invece di possibilità da espandere. Sta a noi decidere quale è il mondo che vogliamo. Citi il grattacielo di Horkeimer; che la sua fine dovrebbe essere l’abbattimento, lo dici tu stesso. Per successive associazioni, mi compare alla mente l'immagine finale di “Lebanon”, film claustrofobico girato all'interno di un carro armato in cui succede il peggio e da cui la visuale è tutta sull'orrore della violenza bellica. Alla fine, quando i sopravvissuti escono da quello che è al tempo stesso rifugio e luogo di distruzione, quello che vedono fuori è un campo di girasoli, sotto un sole estivo. La bellezza e l'esplosione della natura sopravvivono e a volte se ne fregano del disastro che fanno gli uomini. Se gli uomini dovessero per caso capire che con quella natura e per quella natura è possibile vivere in pace...



GIOVANNI

Metti sul tavolo moltissimi argomenti e riflessioni importanti, e non si poteva non sfiorare il nodo cruciale di 'che cosa è' l'animalismo, dal momento che la costellazione animalista è quanto di più variegato e anche internamente diversificato. Se queste diversità diventeranno risorsa oppure ostacolo, dipenderà da chi agisce - e da quali spinte lo muovono. Ma qui mi fermo, altrimenti andiamo davvero troppo lontano dall'obiettivo di questa nostra chiacchierata. Ho però una sensazione: che quel che dovrebbe sostenerci, sia un certo qual senso di 'leggerezza' (l'insostenibile leggerezza dell'essere?), cioè la capacità, non di tutti, di saper fare le cose-per-loro in modo comunque pur sempre sereno, equilibrato, accogliente, anche nei confronti di chi è estraneo a questi pensieri (perché, non si sa mai, potrebbe cambiare idea...).



Molto intenso“Lebanon”, ricordo la scena in cui uno dei capi descrive al prigioniero il destino di torture e umiliazioni che lo aspetterà di lì a breve, ed è una scena agghiacciante, che espone la forza delle parole - anche se qui usate per far del male.



Vengo dunque alle parole del tuo libro, che sta per uscire. Mi farebbe piacere se tu volessi anticipare qualcosa in proposito. Perché è nato questo libro? E come si pone in relazione ai tuoi precedenti libri?



ANNAMARIA

È un piccolo libro che vorrebbe essere l'inizio di qualche riflessione più profonda e che mi piacerebbe tanto potesse arrivare al di fuori del mondo di chi di animali si occupa tanto. Sono pensieri che sottolineano come la naturale predisposizione dei bambini nei confronti degli animali sia una condizione da tenere presente nel suo significato più profondo: gli adulti lo fanno in qualche modo inconsapevolmente perché circondano il mondo dell'infanzia di immagini del mondo animale: sanno per certo che i bambini lo apprezzeranno e incentivano questa loro disposizione. 
È però come se le riflessioni del mondo adulto si fermassero lì, non scalfissero la superficie di ciò che è carino notare e bello assecondare, ma solo e soltanto fino al punto in cui nessuna modificazione di abitudini, alimentari e non, venisse richiesta. Non posso scordare una festa organizzata dal WWF in campagna, con una mucca e il suo vitellino nel prato, oggetto del desiderio dei tanti bambini intorno e dei gridolini entusiastici dei genitori: guarda, guarda come sono belli! Di fianco... il posto di ristoro con ragù di carne. Per non parlare di tutti gli accessori da cameretta con immagini di variegatissimi tipi di animali, tra cui l'elefantino da circo seduto sullo sgabello. Che ci si ponga una domanda del tipo: "ma che ci fa lì?" è davvero troppo pretenzioso aspettarselo?
Non solo: sono ancora gli adulti a usare i bambini nelle pubblicità di prodotti animali: operazione davvero inaccettabile perché i bambini, se sapessero come quei prodotti vengono ottenuti, sarebbero presumibilmente preda di disperazione.
Si tratta di tanti meccanismi che nel loro insieme, passo dopo passo, strutturano nei bambini un'idea del nostro rapporto con gli animali che è quella vigente ed imperante: mi piaci da morire, non ti farei mai del male, ma è "normale" che io ti mangi. È insomma l'ingresso guidato dagli adulti nella cultura "carnista" tipica di questo mondo. Sono per altro convinta che molti degli adulti non siano neppure consapevoli delle dinamiche che sostengono con i loro comportamenti, tanto spesso automatici, privi di un pensiero strutturato. Ecco: mi piacerebbe che queste riflessioni servissero almeno a rendere più agevole la decodificazione di tanti comportamenti e delle loro implicazioni. È vero che gran parte della violenza di questo mondo non è frutto di cattiveria, ma solo di abitudini, di superficialità, di conformismo: magari, chissà, pensarci un po' sopra può aiutare a decidere che l'unico dei mondi possibili non è quello in corso d'opera, non è quello che viviamo, ma è quello che possiamo aiutare a nascere. Evitando la grande colpa di trasformare l'atteggiamento amicale dei bambini nei confronti degli animali in indifferenza prima e complicità nel male poi.

domenica 12 gennaio 2014

I veterani della guerra psichica delle ostriche blu - e oltre...

fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

foto di

Vyacheslav Mishchenko


fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

Nei giorni scorsi, impossibilitato a scrivere, parlavo - scrivendo - tantissimo con altre blogger, e con persone sensibili al destino degli altri animali oltre che degli animali umani - o leggevo le note che scrivevano, trovandone tantissimi pensieri sui quali a mia volta riflettere.
Che la bomba esplosa tra le mani degli animalisti sia frutto di logiche strumentali e coercitive; e che non sia casuale: sembra ormai acclarato - per chiunque sia almeno un poco addentro i meccanismi della comunicazione di massa, della creazione del consenso, della contrapposizione di alterità artificiosamente costruite e contrapposte.
Queste sono le logiche di un autentico duello, e ci torneremo, per provare a disinnescarle - o almeno per togliere un'altra vitina al meccanismo.
Mi preme per prima cosa, invece, porre l'attenzione proprio sull'idea di alterità, intesa come separazione, come taglio, come scollamento (quindi qualcosa di opposto, per così dire, a quel che è invece la differenza, la diversità, la irriducibilità individuale, per quanto labile o effimera la si possa ritenere) e lo faccio con l'aiuto di una persona che scrive cose gentili e luminose, si chiama Francesca Fugazzi: "Se avessimo fin da subito evitato di produrre questa idea di scollamento tra noi uomini e tutto il resto, con tutte le sue implicazioni etiche, intellettuali e pratiche, oggi non ci troveremmo in questa catastrofica situazione dove l’uomo ha il predominio su tutto e il controllo su niente". Noi ammazziamo animali che neppure conosciamo, siamo i mandanti della loro uccisione, compiuta da umani altrettanto sconosciuti: "Una catena di anonimato che garantisce pance piene e coscienze silenti". Una catena che non si può spezzare usando solamente i discorsi che dovrebbero indurre all'empatia, all'amorevolezza, perché non tutti ne vengono toccati. Eppure sono discorsi fondamentali e irrinunciabili, e non bisogna smettere di farli, di ripeterli. Soprattutto alle nuove generazioni - e ci sono tanti modi per fare questi discorsi così indispensabili! "siamo disperatamente bisognosi di una generazione illuminata". Ma, ugualmente, "Non possiamo basare la nostra comunicazione su amore e pietà. E’ pericoloso, cammineremmo su un terreno sdrucciolevole.[...] dobbiamo renderci conto che l’amore e la pietà sono un plus, un bonus, soprattutto in un contesto dove l’amore è anche associato con la furia passionale che uccide (abbiamo le idee parecchio confuse su cosa siano l’amore e il rispetto)". Gli Altranimali, quindi  - e con loro la maggioranza degli umani - hanno bisogno di qualcosa di più solido di un amore che spesso si confonde con sentimenti e pulsioni per nulla altruistiche o empatiche: hanno bisogno del rispetto, rispetto del valore della loro individualità irriducibile. Perciò Francesca non si definisce animalista, che le sembra un termine troppo compromesso con un concetto disordinato di amore. Mentre invece, si sta parlando di etica e di rispetto, che prescrive di fare - o di non fare- delle cose, perché "l'alternativa non è percorribile". "Che l'animalismo sia un mezzo e non un fine. E che alla fine l'animalismo sparisca perché tutti sentiremo allo stesso modo". Mi piace il pensiero fresco di Francesca, che vedo consonare insieme a molte delle idee etiche in cui intravedo, dalla brevità della mia esperienza di esplorazione per conoscere, la vera chance per trovare le strade della trasformazione. "Ripuliamoci dalle etichette per creare menti ferme e chiare". 

fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

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Il duello della comunicazione, si diceva. Con Rita Ciatti, si ragionava di come si tratti di un duello affilato, senza esclusione di alcuna strategia. Eppure, man mano che riesco a riprendere a scrivere, mi pare che per fortuna, siano molti i filoni tematici a nostra disposizione, per controbattere a quello che, a ben vedere, è un discorso unico, monotematico - ancorché, reso forte dall'ampiezza di risorse, che permettono l'accesso a mezzi di comunicazione massmediatici popolari come la tivvù e i giornali quotidiani. Di conseguenza, possiamo avere a disposizione molti sentieri da percorrere, per raggiungere quante più persone possibili - cercando di contrapporre creatività e comunicazione interattiva e capillare al messaggio-unico-totale-livellante di chi segue esclusivamente la logica del 'possesso', dell'utile, del 'prezzo'. Alcuni di questi sentieri - il valore fondante dell'etica, la cogenza dell'epistemologia riorientata rispetto e oltre all'umano, ad esempio -  forse, si intravedono appresso a questo post, già nelle parafrasi e nei commenti personali ai pensieri di molti impegnati a dar seguito alle istanze animali; sono parafrasi che ho fatto perché in primo luogo sento l'esigenza di chiarire e confermare queste linee concettuali a me medesimo, per cominciare (prima di volare, occorre imparare a star saldi sulle proprie gambe). Sempre che io sia riuscito a svolgere un buon lavoro. Siamo noi, i "veterani delle guerre psichiche", cantati dai Blue Oyster Cult.  Cosa possiamo cantare a nostra volta?
fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

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"Io non ci sto a ballare al ritmo della loro musica (per loro intendo i pro-test e i media che gli vanno dietro), non ci sto a far passare in secondo piano le nostre valide argomentazioni per dare in pasto alla collettività un tifo da stadio di due fazioni contrapposte. Cerchiamo di non fare questo gioco. Se i pro-test sono arrivati a tanto, a usare le notizie sensazionalistiche, è perché evidentemente non hanno argomentazioni valide quanto le nostre, soprattutto sul piano etico. Teniamolo presente", così scrive Rita Ciatti, in una sua nota Fb. Se ne riporto uno stralcio, è perché la sottoscrivo in toto. E quante, e quanto valide siano le nostre argomentazioni, lo si può vedere anche in questi miei post. E anche perciò le ho riprese. Proprio la loro forza e la loro validità, è il motivo dell'attacco subito. I cittadini non devono accorgersi che gli 'animalisti' sono capaci di pensare, pongono domande fondamentali, propongono un'etica che è vitale anche per gli umani - gli Umanimali! I cittadini, devono vedere solo degli esaltati che odiano il genere umano e si battono per salvare maiali e topi, e urlano slogan violenti, e si vestono male, e mangiano strano, e hanno stranissime idee sui rapporti tra umani e tra umani e altri animali.
Noi dobbiamo - e possiamo - essere capaci di perforare questa spessa cortina di luoghi comuni in cui ci vogliono avvolgere. Possiamo - e dobbiamo - avere la consapevolezza di come ci facciamo conoscere, come se ci vedessimo dall'esterno - senza che ciò tolga un grammo alla nostra passione, al nostro dolore per le sofferenze inflitte agli altri animali, alla nostra ansia per loro. La nostra ansia urgente di fare qualcosa in loro aiuto deve guidarci nelle scelte di comunicazione - che è già azione - e di azione - quando è pratica, quando è attivismo, quando si configura come divulgazione, come racconto, come desiderio di empatia condiviso con i più ricettivi e sensibili - i bambini, come scrive Francesca.
Se i media mainstream non ci danno spazio, possiamo - e dobbiamo - usare altri media, altri canali, altri metodi.  Tra i tanti metodi - inventati per risvegliare le menti, per riaccendere le consapevolezze, per rincuorare l'empatia  - ho pensato alla musica. Musica come questa ninnananna

Esiste una musica 'animalista'? E può evolvere e arricchirsi di espressività ed espressioni? E quali messaggi - e come - può far arrivare?
Proverò a rispondere a questa domanda, ma intanto, sono convinto che tra le strade che noi possiamo usare, proprio la musica, l'arte, la poesia, intese come forme di comunicazione dirette e orientate all'empatia e alla condivisione, possono essere tra le più efficaci. Vanno a parlare direttamente alla mente e al cuore di chi ci sta davanti, lo interpellano in prima persona, gli fanno domande, lo accompagnano a scoprire e a prendere consapevolezza. Lo sollecitano e lo scuotono.  (- continua)


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