Pensavi che - arrivati a una certa età - i libri che ti sorprendono e ti porti dietro e dentro per tutta la vita, siano ormai più unici che rari da trovare. Quel tipo di libri, di solito, chi ama leggere li incontra tutti o quasi in età molto giovane: sono quei libri che hanno il potere di formare le luci e le ombre di un'intera visione delle vita, di indicare sentieri che magari si percorreranno per gran parte della propria esistenza - sentieri fisici, concreti, ma anche sentieri pensati, sentiti, convinti, interiorizzati.
Perciò, non davi più di 25 grammi di credito a questo libro - anche se te lo sei regalato per Natale, forse perché lo avevi intravisto nello scorrimento feisbucchiano. Insomma, un posticino - almeno - nella nicchia della tua curiosità, deve esserselo pur ricavato, se hai fatto tanto da entrare in libreria e chiederne una copia.
Invece, sono (stati) 25 grammi di pura delizia, con tutto quello che questa sensazione si porta appresso: riso e lacrime insieme, per esempio.
La storia è quella - realmente vissuta - di questo veterinario (quasi un discendente di James Herriot) che, dopo aver salvato per caso un minuscolo riccio, lo soccorre, lo cresce e se ne innamora. Il riccio è una riccia, viene chiamata Ninna, perché dorme sempre, come tutti i bambini piccolissimi (siamo in Piemonte, certi nomi forse si trovano solamente qui). Il veterinario vede la Ninna con occhi da innamorato, è affascinato dai suoi occhietti tondissimi e curiosi, dalle sue piccolissime orecchie, che sembrano petali di rosa; e poi, dai piedini e dalle manine.
Poi, i ricci diventano due: infatti viene salvato anche il piccolo Ninno (la fantasia nei nomi!). Saranno loro due a ispirare il veterinario a dar vita a un centro di recupero per ricci.
Tu intanto, che sei rimasto incantato, proprio come Massimo Vacchetta - che è il veterinario protagonista della storia - dai ricci, continui la lettura.
E ti appunti una frase, riportata dall'autore, che se la ricorda 'a senso', anche se non parola per parola:
"Ogni tuo giorno non sarà vissuto pienamente se non farai qualcosa per qualcuno che non potrà mai ripagarti".
Questa frase è molto impegnativa e trae la sua forza dal carattere del protagonista, dalle sue convinzioni, così fortemente radicate nella sua infanzia e gioventù. Non è un eroe tutto d'un pezzo - e forse è meglio così, sei dell'idea che gli eroi tetragoni siano incapaci di provare empatia, di essere capaci di cura e delicatezza nei confronti di chi è così piccolo da poter essere calpestato in un istante. Il nostro veterinario, anzi, non nasconde pianti, dubbi, commozioni, lacrime, spaventi, batticuore, sensi di colpa. Ti ha fatto sorridere e ti ha intenerito: ti sei rispecchiato tantissimo in questi comportamenti. Ed è bello che lui li esponga senza vergognarsene: perché - lo comprendi leggendoli - non c'è da vergognarsi di questi sentimenti - invece, dovrebbe provare vergogna e persino ribrezzo di se stesso, chi non è capace mai di perovare questi stati emotivi e mentali; ma forse chiedi troppo: infatti, chi non prova mai compassione, è impossibile che possa vergognarsi della sua insensibile apatia.
La cosa ancora più bella, però, è che la commozione diventa forza per agire, e i sensi di colpa smettono molto presto di essere dei freni di ostacolo ai sogni. Che possono diventare realtà. E sogni così, poi(!): che ridanno vita e sogno a loro volta, a qualcuno che non avrebbe più potuto né vivere né sognare - nella riccità, o nella umanità.