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sabato 7 marzo 2020

La mia oca e io


Qualche giorno fa, alla radio, hai ascoltato questa canzone di Arlo Guthrie: 'Me and My Goose', una breve e leggera ballata, una filastrocca, dal sapore - forse - controintuitivo.

mercoledì 5 novembre 2014

Ma che ocone sono, io vegano!

Oche a Cascina Carola


Il blog sta per arrivare a compiere i suoi primi 365 giorni o giù di lì.
Purtroppo, poiché sono ancora tecnologicamente svantaggiato e ho finestre di un'ora al giorno per poter navigare su computer altrui (la mediateca della biblilioteca), non posso scrivere tanto quanto vorrei.
Ne beneficia la scrittua vecchio stile, con carta e penna, se non altro!

Un primo anticipo di regalo, comunque, è legato alla notizia della debacle borsistica della Moncler, come conseguenza delle inchieste giornalistiche.

Mi rimando - e rimando i volenterosi lettori (uhmamma, sono posseduto forse da Manzoni?!)  - ai contenuti di Veganzetta e di Il Dolce Domani, per poter approfondire.. Mi limiterò a rapide postille.

Che significato può avere il calo delle azioni della Mocler?

Come ho scritto, forse significa che qualche sparuto barlume di coscienza ogni tanto si illumina nelle menti delle persone? altrimenti, come spiegare questa perdita?
Col che, ci troviamo sul crinale economico che fa la sottile differenza tra le istanze cruelty free inglobate nella logica consumistica e quindi addomesticate e derubricate a semplice stile o moda; e una forma di pressione per manifestare e/o orientare desiderie volontà di cambiamenti, usando uno strumento efficace come la scelta di spesa e di acquisto (una cosa molto anglosassone, direi :) ).

Lungo questo crinale si muovono teorie di lotta politica e di gestione dell'agenda politica e sociale.
Aggiungo però una considerazione: se davvero ci fosse stato un sobbalzo delle coscienze, ne sarei felice. Ma vorrei che questo sobbalzo non fosse momentaneo, che potesse diventare - se non in tutti, almeno in alcune delle persone - il primo tassello per la costruzione di una nuova consapevolezza, prima di tutto sul piano personale, individuale, legato al proprio vissuto biografico. In seconda battuta, e per amor di paradosso, mi viene da dire che questo sobbalzo non dovrebbe nemmeno accadere, poiché dovrebbe essere evidente che la logica stessa della superproduzione di oggetti ritenuti 'di stile, di moda, di classe', che si vogliono onniprsenti come marchio e sempre disponibili per l'acquisto, e che sono basati sull'oppressione di individui che sono nati oche invece che umani  - anzi, che di questa origine animale fanno vanto di distinziione, qualità, buon gusto e stile esclusivo - non può che funzionare triturando letteralmente e ogni giorno milioni e milioni di oche prigioniere.

Che questo risulti come una sconvolgente sorpresa inaspettata, mi fa una volta di più constatare la pervasività del marketing specista, abilissimo nel mstificare una realtà altrimenti - e giustamente - del tutto esecrabile.
E mi fa anche preoccupare non poco.
E mi fa convincere ancor di più che essere vegano non è solo e  non deve essere confuso col mangiare tofu e seitan in ricette da chef, ma è soprattutto un orientamento etico, da far conoscere.
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