Pensate a una Terra popolata quasi totalmente da insetti. All'inizio era proprio così, 'solamente' 400 milioni di anni fa...
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venerdì 19 giugno 2020
lunedì 13 gennaio 2020
Il sentimento per l'acqua
Acqua. Ci avete fatto mai caso? Solo il suono della parola, il solo fatto di pronunciarla o di sentirla - procura una sensazione che è contemporaneamente di sete e di desiderio.
Per lo meno, per te. Per lo meno, in italiano. Non sai come sia nelle altre lingue.
water, wasser, eau, voda, woda, agua, apă, вода, vesi, vann, vatten, vanduo, ūdens, νερό, uisce, uisge, víz, su...
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Immagini che valga per tutte, a seconda di dove e come si sia formata la tua sensibilità sonora.
giovedì 19 luglio 2018
La Temperanza, ovvero il logo taroccato
![]() |
| di Matteo Arfanotti |
Lei è La Temperanza: opera artistica di Matteo Arfanotti, fa parte di una serie dei 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi ancora in progress. Ieratica, distaccata, una bellezza non umana: ti richiama memorie improbabili (perché di fatti e ricordi non vissuti veramente, ma solo per interposta persona, o dalle pagine di libri) di Evi Mediani Futuri. Matteo, che è un artista, ha accettato subito di offrirti l'immagine per fare da copertina a questo post che è un modo per festeggiare una grande occasione per il blog.
la Confidenza Lenta, assai temperante, nel primo trimestre duemilaediciotto, si è fatta (fare) il logo. Il motivo risale a un antefatto, di cui si son visti i frutti da pochi giorni...
lunedì 21 maggio 2018
Uccelli tra le risaie
domenica 29 aprile 2018
giovedì 29 marzo 2018
...se tu sapessi...
si srotolano
gocce fredde all'alba
bordo di strada
(29 marzo 2018)
Se tu sapessi
Le cose che l’acqua sa
Foglia nel fiume
strada schiacciata
da nubi saporite
il vento le offre
(29 marzo 2019)
sabato 6 gennaio 2018
Anno nuovo, pioggia nuova
gocce su tela
di pioggia campagnola
la voce grossa
(6 gennaio 2018)
FOLATE A PIOGGIA
SOSPESE GOCCIOLINE
ARIA VENTOSA
solletico dell'
l'acqua tra i capelli
mentre coi cani
(6 gennaio 2018)
respiri pioggia
il cielo è allagato
di basse nubi
(6 gennaio 2018)
domenica 31 dicembre 2017
mercoledì 2 agosto 2017
Ciotole d'acqua
I miei primi 40... gradi. Ecco come è la lunga estate calda datata 2017. La memoria della pelle ansima e soffoca, e - ricoperta com'è dal lucore del sudore - non ha la lucidità di andare troppo oltre nel passato; tuttavia, uno stordimento così, negli anni passati, non ricordi di averlo mai provato. Ma può darsi che ti sbagli. Dovresti cercare le statistiche meteo, le serie storiche. Come questa, che - complice l'animazione - sembra il fornello della cucina con la fiamma che pian piano viene alzata... e nel pentolino sopra, a bollire, ci siamo noi. (L'animazione è del metereologo Antti Lipponen, ricercatore in Finlandia. A te, per assurdo, ha fatto venire i brividi. Sì, ma di paura).
Qualcuno, come accade in inverno per il cibo, ha pensato all'acqua per gli animali che vivono in condizione selvatica.
"Mettiamo contenitori con l'acqua ovunque. Terrazzi condominiali, balconi, giardini privati, per strada a bordo marciapiede.
OVUNQUE. Per
gli uccellini, i topicchi, i piccioni e tutti gli altri animali selvatici! "
Queste, sono alcune delle ciotole che hai messo tu, in risposta all'appello, cercando di variare posti e posizioni, nel pur piccolo giadino che ti ritrovi fuori casa.
E dopo che le hai messe, ti sei fermato a riprender fiato (le hai posate, giustamente, durante le ore della canicola, periodo che inizia il 24 luglio e termina il 26 agosto - più o meno). E mentre riprendevi fiato, riprendevi pure, con fatica, a pensare.
A pensare di come l'appello a mettere acqua a disposizione ti avesse, in qualche modo, commosso. Un appello che nella sua brevità scarna, nella sua elencazione di posti prima e poi di animali, risuona di urgenza. Perché questa urgenza? Se nelle città grandi o medie, a quanto pare, ci sono ordinanze che vietano o multano questa pratica, oppure che vietano di bagnarsi nelle fontane, oppure che vanno a chiudere queste fontane, che finora hanno fatto scorrere acqua libera, come se fossero sorgenti artificiali - un grande sollievo per animali che vivono in città, tra le case ma di certo non amati dagli umani; un gran sollievo anche per molti umani, che affrontano asfalti e marciapiedi sotto il sole a martello. Che siano nasoni, o torelli o chissà che altro nome da personaggio favoloso. Se accade questo - o potrebbe accadere, o si racconta-si teme-si prevede che possa accadere, che stia per accadere, che accadrà di sicuro, che sta già accadendo - allora l'appello all'acqua è non solo tutto individuale, ma si aggrappa a una specie di solidarietà basilare, si ribella per prima cosa alla paura della possibilità di non avere l'acqua. Paura a cui si reagisce prima raccontando(si) la assenza dell'acqua e poi cercando soluzioni per poterla avere - per poterne avere così tanta che sia sufficiente per condividerla.
Ci si ribella allo spettro della sofferenza della sete, e della morte per siccità. L'umano - che si è voluto separare dagli altri animali e dai luoghi di vita condivisa, che si è rinchiuso nelle super-città - ritorna a sentire il fluire dell'acqua, sente, intuisce, percepisce che la necessità di acqua e la esigenza di vita è ciò che condivide - come prima cosa - con gli altri viventi. Gli succede - ci succede - come a quelle persone che sono convinte di essere seguite da chi era insieme a loro fino a poco prima, ma poi si voltano e non vedono più nessuno.
Ci si ribella allo spettro della sofferenza della sete, e della morte per siccità. L'umano - che si è voluto separare dagli altri animali e dai luoghi di vita condivisa, che si è rinchiuso nelle super-città - ritorna a sentire il fluire dell'acqua, sente, intuisce, percepisce che la necessità di acqua e la esigenza di vita è ciò che condivide - come prima cosa - con gli altri viventi. Gli succede - ci succede - come a quelle persone che sono convinte di essere seguite da chi era insieme a loro fino a poco prima, ma poi si voltano e non vedono più nessuno.
Gli altranimali - che siano selvatici, che siano sinantropi - spariti dall'orizzonte della consapevolezza umana, si riaffacciano all'orizzonte seguendo la strada dell'empatia, della idea che sia giusto condividere, anzi restituire, ciò di cui ci siamo appropriati - in modi così radicali e invasivi.
Il gesto è semplice, ma idealmente significa un salto amplissimo, il varcare di una soglia che era sempre stata lì - solo che noi l'avevamo nascosta dietro ostacoli, barriere, confini, muri.
La goccia buca la roccia, è vero davvero: la piccola acqua - per la quale impieghiamo alcuni minuti al giorno, oltre a piccoli recipienti - renderà più aperti e accoglienti i nostri spazi, tornerà a renderli permeabili - in tutti i sensi - al via vai dei sentieri e dei percorsi delle altre vite di individui altranimali.
Farà breccia nel guscio antroposferico, che ha reso ostili e inospitali tutti gli ambienti per gli altri animali. Sarà - potrà essere - un piccolissimo gesto di liberazione animale. La liberazione dall'angoscia della sete, dalla debolezza del bisogno fisico. E per noi umani, una piccola liberazione dalla cella di isolamento nella quale ci siamo auto-reclusi. Se riceveremo visite di altri animali - anche solo sotto forma di tracce differite - avremo toccato con mano la possibilità di nuove possibilità di mondi condivisi.
Intanto, però, ricordati, ricordatevi, di cambiarla ogni giorno, l'acqua!
domenica 5 giugno 2016
sabato 4 giugno 2016
domenica 6 aprile 2014
L'estate della collina
| La copertina del libro |
Se siete animali che respirate per vivere, mentre leggerete le pagine di questo libro, vi accorgerete che forse potreste respirare meglio di come già fate.
Ve ne accorgerete perché la lettura stessa delle parole in queste pagine - il modo in cui si srotolano, insieme alla vita che raccontano - vi indurrà a un respiro più lento e profondo. Vedrete da voi stessi quanto invece siamo obbligati a un respiro corto e affannoso nella fretta di tutti i giorni. E desidererete invece di poter respirare sempre al ritmo della vostra natura essenziale di viventi.
E' un libro che secondo me si può leggere in due modi. Piccola prermessa: le storie raccolte sono frutto di anni di sguardi e di giornate in luoghi dove l'uomo è una creatura immaginaria. Lo dice Baker stesso, prima di iniziare: "In questo libro sull'estate inglese non mi sono limitato a riportare le esperienze di un'unica stagione. Nella mia descrizione di dodici paesaggi diversi confluiscono i ricordi di molti anni".
Il primo modo è quello consueto: si apre il libro e si comincia a leggere, arrivando piano piano fino alla ultima pagina. (Ma non dimenticate di leggere la postfazione del traduttore Salvatore Romano, che vi inviterà a pe(n)sare meglio le sfumature delle parole). Cioè: in qualsiasi momento dell'anno, lo leggete come un libro di racconti (e se lo fate di inverno, garantito che vi riaffioreranno le sensazioni odorose e tattili dell'estate).
Il secondo modo è quella di iniziare ad aprire il libro in aprile, e arrivare alla fine per chiuderlo, in settembre. Cioè: poiché i racconti iniziano nel mese di aprile e terminano nel mese di settembre, il primo finesettimana di aprile, fate una gita fuori città, portate con voi i cani, oppure salite in sella alla moto e andate lontano, col libro con voi. Vi scegliete un posto al riparo da troppi umani e ... leggete. Un po' di aprile oggi, un altro po' il prossimo fine settimana.
A maggio fate la stessa cosa col mese di maggio
A giugno fate una lettura uguale del mese di giugno
A luglio fate la stessa cosa col mese di luglio
In agosto - col suo caldo - vi rinfrescate con la lettura del mese di agosto
A settembre, assaporate l'autunno imminente leggendo le pagine del mese di settembre.
Io, per ora, l'ho letto nel primo modo, ma cercando di fare un po' come col secondo modo (non ci sono riuscito, perché avevo iniziato tardi, già in luglio).
Adesso siamo in aprile: indovinate come ricomincerò a leggerlo ora? (e già, perché, c'è un terzo modo, ed è di rileggerlo ogni anno).
"Era meraviglioso pensare che un frammento di vita così minuscolo potesse volare nella più completa oscurità, sotto la pioggia battente, cantando in modo così bello e preciso per nessuno a nessuno, senza nessun motivo: solo per continuare a essere se stesso". (p.59)
(le frasi che ho sottolineato - ce ne sono molte altre - ma non ve le scrivo tutte qui, sarebbe come guastarvi le emozioni delle pagine lette da voi).
Ve ne accorgerete perché la lettura stessa delle parole in queste pagine - il modo in cui si srotolano, insieme alla vita che raccontano - vi indurrà a un respiro più lento e profondo. Vedrete da voi stessi quanto invece siamo obbligati a un respiro corto e affannoso nella fretta di tutti i giorni. E desidererete invece di poter respirare sempre al ritmo della vostra natura essenziale di viventi.
E' un libro che secondo me si può leggere in due modi. Piccola prermessa: le storie raccolte sono frutto di anni di sguardi e di giornate in luoghi dove l'uomo è una creatura immaginaria. Lo dice Baker stesso, prima di iniziare: "In questo libro sull'estate inglese non mi sono limitato a riportare le esperienze di un'unica stagione. Nella mia descrizione di dodici paesaggi diversi confluiscono i ricordi di molti anni".
Il primo modo è quello consueto: si apre il libro e si comincia a leggere, arrivando piano piano fino alla ultima pagina. (Ma non dimenticate di leggere la postfazione del traduttore Salvatore Romano, che vi inviterà a pe(n)sare meglio le sfumature delle parole). Cioè: in qualsiasi momento dell'anno, lo leggete come un libro di racconti (e se lo fate di inverno, garantito che vi riaffioreranno le sensazioni odorose e tattili dell'estate).
Il secondo modo è quella di iniziare ad aprire il libro in aprile, e arrivare alla fine per chiuderlo, in settembre. Cioè: poiché i racconti iniziano nel mese di aprile e terminano nel mese di settembre, il primo finesettimana di aprile, fate una gita fuori città, portate con voi i cani, oppure salite in sella alla moto e andate lontano, col libro con voi. Vi scegliete un posto al riparo da troppi umani e ... leggete. Un po' di aprile oggi, un altro po' il prossimo fine settimana.
A maggio fate la stessa cosa col mese di maggio
A giugno fate una lettura uguale del mese di giugno
A luglio fate la stessa cosa col mese di luglio
In agosto - col suo caldo - vi rinfrescate con la lettura del mese di agosto
A settembre, assaporate l'autunno imminente leggendo le pagine del mese di settembre.
Io, per ora, l'ho letto nel primo modo, ma cercando di fare un po' come col secondo modo (non ci sono riuscito, perché avevo iniziato tardi, già in luglio).
Adesso siamo in aprile: indovinate come ricomincerò a leggerlo ora? (e già, perché, c'è un terzo modo, ed è di rileggerlo ogni anno).
"Era meraviglioso pensare che un frammento di vita così minuscolo potesse volare nella più completa oscurità, sotto la pioggia battente, cantando in modo così bello e preciso per nessuno a nessuno, senza nessun motivo: solo per continuare a essere se stesso". (p.59)
(le frasi che ho sottolineato - ce ne sono molte altre - ma non ve le scrivo tutte qui, sarebbe come guastarvi le emozioni delle pagine lette da voi).
L'ESTATE DELLA COLLINA
JOHN ALEC BAKER – TRAD DI
SALVATORE ROMANO
2008 – GEA SCHIRO' EDITORE – PALERMO – P.175 - € 16.00
venerdì 13 dicembre 2013
Il cervo
fonte della foto: Facebook, da Internet
Non so da dove né come iniziare.Perché oggi, ho accarezzato e baciato un cervo, davanti ai cacciatori che lo avevano appena ucciso coi loro fucili dotati di telemetro, in Valsesia. Le emozioni sono mille, i pensieri duemila, tutti intrecciati: e così, i dubbi e le domande sono tremila.
Forse se inizio dal principio. La Valsesia è una valle chiusa. I suoi abitanti, nei secoli, hanno acquisito durezza di carattere e di cuore, che nel XXI secolo, non si è mitigata, nemmeno nei più giovani.
Eppure,
ho amato e amo questi LUOGHI, anche se faccio grande fatica con le
persone che li abitano – e questo è anche un mio punto debole, ne sono
cosciente.
Proprio per questo, ho passato molti significativi anni
della mia vita tra questi boschi. Anche questa mattina, ero a passeggio
con i miei cani. Eravamo
vicino alla riva di un fiume: prato innevato sotto il sole lontano del
mezzodì di dicembre, grandi sassi della riva, e davanti a noi boschi
sulle pendici già in ombra. Si può pensare qualcosa di più rinfrancante?
Di
colpo. A distanza non troppo breve,risuonano quattro potenti
detonazioni: tutte le rocce delle montagne intorno, coi tronchi dei loro
alberi, e i rami suoi tronchi, e gli aghi e il fogliame sui rami, e gli
animali tra i tronchi, i rami e le radici, ne risuonano, ogni volta, a
lungo. Tremano, come trema il mio animo, perché capisco al volo che cosa
ho udito: spari di fucile. Vorrei che fossero andati a vuoto, ma scoprirò
a breve che non è stato così.
Vicino alla bella
passeggiata – che tale è per una persona di città, e chissà invece che
cosa rappresenta per un montanaro che vive qui tutto l'anno – c'è
un accogliente pub – che definire bar è riduttivo, e chiamare locanda è
fuorviante. Lasciati i cani in auto, entro per bere un caffè. Di lì a
poco, arriva il pick up dei cacciatori. Col cervo disteso e legato con le
corde.
Sono quattro, o cinque, li conosco quasi tutti; solo uno, dal modo di muoversi e di parlare, non sembra originario del posto.
Se
sul subito mi rifiuto di uscire, quasi da un secondo all'altro, invece,
cambio idea: penso che lo devo al cervo, almeno un gesto di rispetto, di
saluto. Mi faccio coraggio. Esco. Sono vigile, mi accorgo di notare ogni
minimo dettaglio. Mi avvicino al pick up, in fondo al parcheggio della
piccola piazza. Mi vedono, sanno chi sono, non mi bloccano, ma nemmeno mi
fanno passare. Ridono. Un bambino che di sicuro frequenta già le
elementari, è arrampicato sulla sponda, spinge il torace inerte del cervo
con la piccola mano. Ride. Guarda suo papà, che è tra i cacciatori. È
un bel bambino, e conosco suo padre. Chiedo permesso a uno dei cacciatori,
che mi volta le spalle e intanto afferra il palco di corna e muove la
testa del cervo, come fosse un pupazzo. Chiedo permesso, si scosta e così
posso avvicinarmi al cervo. Noto le ferite, varie, sul corpo non così
grande. Sento in lontananza, che parlano di come lo hanno braccato e
sparato, di quanto può pesare e valere, di quanta carne, di cosa fare col
palco, e altri discorsi (prezzi, leggi, tasse, qui tutto è misurato con
questi criteri)... ma le loro parole sono in sottofondo. Guardo solo lui, vorrei che
potesse vedermi anche lui. Lo accarezzo, più volte. Poi decido che non
basta, e perciò di baciarlo in fronte. Il pick up è molto alto, riesco
a baciare la mia mano, e appoggio il bacio sulla sua fronte, gli sussurro
parole. Sento uno dei cacciatori, che ben mi conosce, esclamare qualcosa,
ma è in dialetto che non comprendo. Alzo gli occhi, mi accorgo che il
bambino mi guarda con gli occhi sgranati.
È tutto. Il fatto è tutto qui. Ma mi scardina dentro e pensieri escono a valanga. Come
doveva essere bello questo cervo, stamattina, all'alba, col ghiaccio che
esce dalle narici nel respiro, gli occhi attenti, le orecchie che si
muovono; lui sente il calore del proprio corpo, è giovane, la luce sta
tornando nel bosco, perciò è felice. Ha fame e inizia a cercare cibo. Ce
n'è poco, forse perciò si avventura vicino ai luoghi che puzzano delle
cose dei duegambe-senza-corna, anche se ciò lo agita. (scoprirò che sono
due settimane che gli danno la caccia: in 4, o più, coi telemetri,
coi mirini, nutriti, loro, e al caldo... vigliacchi: credo che lo abbiano sorpreso
tradendo la sua ingenuità della gioventù).
Come si sente vivo!
Chissà se c'erano altri cervi con lui, chissà se invece era solo, ma
fiducioso nelle sue forze, e sentiva nell'aria messaggi odorosi di
compagni della sua specie.
Tutto questo, agli umani col
fucile e gli occhi piccoli e le rughe nelle facce tirchie e tirate,
specchio di cuori avidi e gelidi, non interessa. Loro lo vedono come
un'pezzo' di qualcosa da smembrare, mangiare, vendere,
scaricare, gettare.
Ho già detto anche troppo. Mi
fermo, non perché non ci siano altri mille pensieri, ma perché di più
di così, vorrebbe dire togliere dignità e rispetto a questo cervo, e spazio al
mio desiderio di poterlo salutare col mio addio dal profondo della mia
anima.
Ricordo solo – per chiudere con l'incanto e la
speranza - un altro Grande Cervo che vidi anni fa: io ero in auto, lui era
appena fuori da una galleria che sbocca sul tratto finale e rettilineo
della valle. Grande al chiaro di luna, davvero maestoso. Senza paura, mi
guarda. Si allontana, procede senza fretta, seguito dalla sua compagna e dai loro
due figli. Torna nel bosco: una incarnazione magica.
Postilla: ho scritto questa nota di getto, incerto se pubblicarla, ma incoraggiato a farlo da amiche preziose. Ha suscitato commozione su Facebook, e si è diffusa tantissimo in poche ore. Dico questo, non per vanto, ma perché mi conforta interpretarlo come un segnale di speranza.. Un'amica ha detto una cosa che mi ha fatto molto pensare: che in qualche modo il cervo ha "scelto" questa fine (se loro percepiscono altri mondi e hanno un senso diverso del divenire), per incontrarmi, per incrociare il mio destino e che io vedessi quanto è cruenta la caccia, dopo averne solo e sempre parlato. Così, non devo lasciare tutto ciò come inaccaduto... e sono davvero grato a questo nobile individuo.
Postilla: ho scritto questa nota di getto, incerto se pubblicarla, ma incoraggiato a farlo da amiche preziose. Ha suscitato commozione su Facebook, e si è diffusa tantissimo in poche ore. Dico questo, non per vanto, ma perché mi conforta interpretarlo come un segnale di speranza.. Un'amica ha detto una cosa che mi ha fatto molto pensare: che in qualche modo il cervo ha "scelto" questa fine (se loro percepiscono altri mondi e hanno un senso diverso del divenire), per incontrarmi, per incrociare il mio destino e che io vedessi quanto è cruenta la caccia, dopo averne solo e sempre parlato. Così, non devo lasciare tutto ciò come inaccaduto... e sono davvero grato a questo nobile individuo.
martedì 3 dicembre 2013
Animali in luce atmosferica, le foto di Marco Colombo
Premessa-lampo: una delle cose più gratificanti cui mi capitò di lavorare come pubblicista, fu la serie di interviste a persone che hanno a che fare con gli altranimali, che scrissi per un mensile locale novarese ormai scomparso dalle edicole. Un modo per unire passione, attenzione per gli altranimali e attività scrittoria. Una esperienza che voglio provare a riptetere qui - se possibile, con un grado di libertà anche maggiore, e con una sempre elevata attenzione alla qualità delle immagini e al significato emotivo che possono comunicare. Fine della premessa. La parola a Marco Colombo (qui sotto, ritratto in bianco e nero da E.Manca)...
Marco Colombo, classe
1988, è un fotografo naturalista, laureato presso l'Università
degli Studi di Milano in Scienze Naturali. Al suo attivo ha
moltissime pubblicazioni, mostre e proiezioni, grazie alle fotografie
di animali e piante italiani ritratti nei loro ambienti naturali (il
suo sito: www.calosoma.it). Lo abbiamo "incontrato" attraverso i suoi
scatti, esposti in mostra, nell'estate 2013, presso i locali
dell'Albergo Rosetta di Scopello. Una delle foto esposte ha vinto un
premio prestigioso…
PARLIAMO DELLA MOSTRA CHE CI HA FATTO METTERE IN CONTATTO.
La mia mostra fotografica “Natura Inaspettata”, realizzata in collaborazione con l’Archivio Fotografico Italiano (AFI), è un tributo alla natura italiana. Una serie di incontri ravvicinati che ho avuto con volpi, testuggini e gabbiani…e tanto altro! Tra le foto esposte alcune hanno vinto premi internazionali e una, in particolare, ritrae una biscia dal collare accanto a una cascatella proprio in Valsesia e ha vinto il primo premio della categoria “Animal Portraits” nel concorso BBC Wildlife Photographer of the Year 2011. Scopello è una località incantevole per villeggiare e i gestori dell’Albergo Rosetta, sono stati molto gentili ed ospitali nel concedermi questa bella location.
ANCHE RECENTEMENTE, COMUNQUE, RIPARTIAMO DA UNA MOSTRA: VUOI RACCONTARE GLI ANTEFATTI E LO SVOLGIMENTO DELLA SERATA E DELLA MOSTRA AL MUSEO MINGUZZI DI MILANO? SI TRATTA DI UNA OCCASIONE PARTICOLARE?
Anche quest’anno, come il precedente, sono stato invitato dall’Associazione Culturale Radicediunopercento a tenere una serata/proiezione nella splendida cornice del Museo Minguzzi di Milano, che ormai da tempo ospita annualmente la mostra del concorso Wildlife Photographer of the Year. È per me sempre un onore e quest’anno l’afflusso è stato notevole durante l’incontro dedicato a me: il pubblico era accalcato su sedie, scale, ringhiere e muri, è stata una piacevole sorpresa…ho proiettato in anteprima assoluta l’audiovisivo “Le stagioni della luce”, realizzato con le mie foto da Edoardo Tettamanzi, per poi lanciarmi in una chiacchierata sugli “Incontri d’acqua”, ovvero aneddoti e storie relativi ad animali incontrati in mare e nei fiumi, nei laghi e nelle paludi.
CHE COSA ATTIRA COSI' TANTE PERSONE A UNA MOSTRA DI FOTOGRAFIE DI ANIMALI? CHE COSA ATTIRA DI PIU': L'ASPETTO ESTETICO E ANCHE TECNICO DI UNA BELLA IMMAGINE CON UNA SUA STORIA DIETRO, COME UN'OPERA D'ARTE; O ANCHE IL DESIDERIO E LA CURIOSITA' DI CONOSCERE E VEDERE ANIMALI CHE MAGARI NON SI HA L'OCCASIONE DI INCONTRARE MAI, O -CHE E' SINGOLARE - NON SI HA MAI L'OCCASIONE DI VEDERE DAVVERO, CON OCCHI DIVERSI DA QUELLI DISTRATTI E FRETTOLOSI DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI?
Questa mostra racchiude ogni anno un centinaio di scatti premiati al concorso più prestigioso del mondo, per cui il livello tecnico ed estetico è molto elevato, inoltre è molto ben pubblicizzata, nonché collocata a Milano, in una zona culturalmente strategica. Da quel poco che ho visto, l’afflusso dei visitatori alla mostra è molto elevato e questo è assolutamente un bene, poiché si tratta di uno dei pochi luoghi in cui è valorizzata come dovuto la fotografia naturalistica in Italia… le persone si recano qui per vedere sì immagini di animali ma anche, a mio parere, per sapere i retroscena degli scatti, indicati nelle precise didascalie, che sono sempre interessanti.
DI COSA TI STAI OCCUPANDO ADESSO? IN CHE CONSISTE IL TUO LAVORO?
Molte delle foto che scatto sono fatte vicino a casa o comunque nella mia regione, perché in Italia abbiamo specie animali e vegetali interessanti e anche rare, basta sapere dove guardare. Attualmente sto lavorando su anfibi e rettili, in particolare sui serpenti, in primavera, mentre durante il periodo invernale mi dedico a mammiferi e volatili.
PARLIAMO DELLA MOSTRA CHE CI HA FATTO METTERE IN CONTATTO.
La mia mostra fotografica “Natura Inaspettata”, realizzata in collaborazione con l’Archivio Fotografico Italiano (AFI), è un tributo alla natura italiana. Una serie di incontri ravvicinati che ho avuto con volpi, testuggini e gabbiani…e tanto altro! Tra le foto esposte alcune hanno vinto premi internazionali e una, in particolare, ritrae una biscia dal collare accanto a una cascatella proprio in Valsesia e ha vinto il primo premio della categoria “Animal Portraits” nel concorso BBC Wildlife Photographer of the Year 2011. Scopello è una località incantevole per villeggiare e i gestori dell’Albergo Rosetta, sono stati molto gentili ed ospitali nel concedermi questa bella location.
ANCHE RECENTEMENTE, COMUNQUE, RIPARTIAMO DA UNA MOSTRA: VUOI RACCONTARE GLI ANTEFATTI E LO SVOLGIMENTO DELLA SERATA E DELLA MOSTRA AL MUSEO MINGUZZI DI MILANO? SI TRATTA DI UNA OCCASIONE PARTICOLARE?
Anche quest’anno, come il precedente, sono stato invitato dall’Associazione Culturale Radicediunopercento a tenere una serata/proiezione nella splendida cornice del Museo Minguzzi di Milano, che ormai da tempo ospita annualmente la mostra del concorso Wildlife Photographer of the Year. È per me sempre un onore e quest’anno l’afflusso è stato notevole durante l’incontro dedicato a me: il pubblico era accalcato su sedie, scale, ringhiere e muri, è stata una piacevole sorpresa…ho proiettato in anteprima assoluta l’audiovisivo “Le stagioni della luce”, realizzato con le mie foto da Edoardo Tettamanzi, per poi lanciarmi in una chiacchierata sugli “Incontri d’acqua”, ovvero aneddoti e storie relativi ad animali incontrati in mare e nei fiumi, nei laghi e nelle paludi.
CHE COSA ATTIRA COSI' TANTE PERSONE A UNA MOSTRA DI FOTOGRAFIE DI ANIMALI? CHE COSA ATTIRA DI PIU': L'ASPETTO ESTETICO E ANCHE TECNICO DI UNA BELLA IMMAGINE CON UNA SUA STORIA DIETRO, COME UN'OPERA D'ARTE; O ANCHE IL DESIDERIO E LA CURIOSITA' DI CONOSCERE E VEDERE ANIMALI CHE MAGARI NON SI HA L'OCCASIONE DI INCONTRARE MAI, O -CHE E' SINGOLARE - NON SI HA MAI L'OCCASIONE DI VEDERE DAVVERO, CON OCCHI DIVERSI DA QUELLI DISTRATTI E FRETTOLOSI DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI?
Questa mostra racchiude ogni anno un centinaio di scatti premiati al concorso più prestigioso del mondo, per cui il livello tecnico ed estetico è molto elevato, inoltre è molto ben pubblicizzata, nonché collocata a Milano, in una zona culturalmente strategica. Da quel poco che ho visto, l’afflusso dei visitatori alla mostra è molto elevato e questo è assolutamente un bene, poiché si tratta di uno dei pochi luoghi in cui è valorizzata come dovuto la fotografia naturalistica in Italia… le persone si recano qui per vedere sì immagini di animali ma anche, a mio parere, per sapere i retroscena degli scatti, indicati nelle precise didascalie, che sono sempre interessanti.
DI COSA TI STAI OCCUPANDO ADESSO? IN CHE CONSISTE IL TUO LAVORO?
Molte delle foto che scatto sono fatte vicino a casa o comunque nella mia regione, perché in Italia abbiamo specie animali e vegetali interessanti e anche rare, basta sapere dove guardare. Attualmente sto lavorando su anfibi e rettili, in particolare sui serpenti, in primavera, mentre durante il periodo invernale mi dedico a mammiferi e volatili.
IN CHE MODO TI APPROCCI AGLI ANIMALI CHE FOTOGRAFI?
Spesso esco da casa e ho già in testa ciò che voglio fare, anche se poi non è facile assecondare queste visioni…normalmente rimangono solo nella mia testa, a volte si realizzano. Certe foto che ho scattato hanno tratto ispirazione, nella tecnica, da spunti di vita quotidiana, scene che vedo in altri contesti e riapplico al mio, o addirittura sogni. La ricerca dei soggetti avviene in maniera diversa a seconda degli stessi, ci sono orari, stagioni, modi di muoversi (o non muoversi!) che cambiano notevolmente; è necessario leggere molto e conoscere alla perfezione, per quanto possibile, le loro abitudini. La motivazione di fondo di queste ricerche è mostrare al pubblico la natura nostrana e aumentare il rispetto per la stessa. Nelle mie fotografie non mi interessa avere l’animale il più ingrandito possibile, il primo piano del capriolo o del gufo: a me piacciono le atmosfere, la luce deve essere la vera protagonista della scena, e spesso il soggetto è una piccola sagoma o figura iconica in un angolo.
COME CONSIDERI E CHE IMPORTANZA PUO' AVERE SECONDO TE L'IMMAGINE FOTOGRAFICA SULL'IDEA CHE LE PERSONE COMUNI HANNO DEGLI ANIMALI? POSSONO LE FOTOGRAFIE CONTRIBUIRE AL FORMARSI DI UNA MAGGIOR CONSAPEVOLEZZA DEL VALORE DI BELLEZZA E DI VITA CHE HANNO GLI ANIMALI, E MAGARI AIUTARE A FAR CRESCERE UN RISPETTO MAGGIORE NEI LORO CONFRONTI?
La speranza è che il pubblico prenda confidenza, attraverso le fotografie, con gli animali, anche quelli normalmente più bistrattati e meno apprezzati, come vipere, ragni e pipistrelli. Attraverso immagini di impatto è possibile, in qualche modo, che anche le persone comuni li apprezzino, nonostante sia difficile eradicare falsi miti e leggende. Altro punto chiave secondo me, durante le serate, è divertire le persone, farle ridere. Solo così ricordano meglio, imparano e memorizzano, mentre le noiose lezioni frontali lasciano il tempo che trovano… Quando il pubblico ride durante le mie presentazioni, io sono contento, e più ride e più lo sono, poiché penso che forse ricorderanno qualcosa. E poi, il pubblico non vuole super eroi invincibili che portano sempre a casa lo scatto della vita senza mai sbagliare: raccontare le proprie sfighe non è mai deleterio.
MARCO COLOMBO, CHE TIPO DI RAPPORTO HAI (E HAI AVUTO) CON GLI ANIMALI?
Ho ritrovato, nei vecchi album di foto ricordo, varie immagini che mi ritraggono mentre cerco granchi, cinghiali e altre bestiole. La mia è una passione che ho fin da piccolo, unita poi a quella della fotografia a partire dal 1999.
QUALI SONO I TUOI PROGETTI FUTURI?
Attualmente sto lavorando come co-responsabile di un centro di Educazione Ambientale all’interno del Parco del Ticino, oltre a continuare la mia ricerca delle luci e delle ombre e a coltivare la mia passione…
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