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giovedì 20 febbraio 2014

Vale più un'immagine (4)

Fonte: I have seen another world

"Io ho visto un altro mondo"...
e non è quello che si vede qui.
Non è il mondo di questo uccellino, sfocato al di là delle pareti di vetro di una prigione artificiale, costruita dagli umani, per metterci dentro tutti gli uccellini come lui: perché sono belli e colorati, perché sono piccoli.
Perché si vendono. Perché si comprano. Perché qualcuno guadagna sulla loro pelle, si arricchisce al prezzo della loro vita. 
Come non è il mondo delle decine e decine di foto che scorrono su questa pagina, foto di ogni genere di gesto di dominio, di sfruttamento, di tortura, di uccisione, di sterminio, in un crescendo vertiginoso, e nauseabondo e sconvolgente,  che gli umani fanno a tutti gli altri animali, per qualsivoglia motivo, o capriccio.

Ho scelto questa immagine perché era tra le meno cruente: tuttavia trasmette un senso di tristezza, di claustrofobia, avvinghianti. Bisogna osservarla bene, certo. Bisogna capirla. Occorre la volontà di capirla, e quindi di mettersi nelle piume di quell'uccello.

Perché non una immagine più cruenta? Perché è un tipo di discorso che sto cercando di affrontare, è una serie di spunti, idee, riflessioni, che sto cercando di portare avanti: l'ho fatto parlando delle foto di Sarah Ernhart, o pensando ai Santuari per animali liberati, oppure, ancora, condividendo le foto di Isa Leshko. Un discorso che ha preso - se non l'avvio, una maggiore profondità, da questo post del blog Il Dolce Domani.

Che immagini che ci mostrano la bellezza degli individui animali, liberi nella loro vita normale, possono aiutarci ad aprire la nostra consapevolezza alla loro dignità e al valore della loro vita, che merita e ha diritto di essere vissuta.  Che le immagini di animali felici e i racconti che mettono in luce le loro caratteristiche positive (intelligenza, empatia ecc.) toccano di più il cuore. (L'idea è di Annamaria Manzoni).
Che quindi, poi si può effettuare un confronto, tra quelle immagini di felicità e quelle di dolore, tra ANIMALI FELICI e ANIMALI INFELICI. (Ma solo, forse, se una scintilla è scattata in noi, solo se qualche corda ha cominciato a riverberare nel nostro sentimento). Che dal confronto possiamo riflettere su ciò che ci suscita, e sulle conseguenze che necessariamente dovremmo trarre a conclusione coerente: fermare da subito la tortura. Che non è un caso se gli strumenti usati dai media per convincere la gente a comprare latte, carne, comprendono immagini di animali felici (la mucca felice, la gallina che razzola libera). (perché sono immagini che funzionano)   Che tutta la pubblicità lavora in funzione della rimozione della morte: dunque noi dobbiamo usare lo stesso linguaggio mediatico, ma per veicolare il messaggio opposto, ossia che gli animali non vanno sfruttati. (Grazie Rita Ciatti). Che gli sfruttatori degli animali hanno capito così bene il valore delle parole che stanno distorcendo anche quelle valorizzate dal linguaggio antispecista, che fa crescere le riflessioni sulla necessità di rispetto verso tutti gli altri individui animali. (leggete qui). Che, dunque, le immagini sono potenti, e che danno e confermano la individualità agli animali, perché essa di fronte allo sguardo non è più negabile, né evitabile - la si può però ancora mistificare, come abbiamo visto.

Che alla parola può spettare il compito di ri-raccontare le vite degli animali, che hanno riacquistato meraviglia grazie alle immagini (la parola-così-umana, può fare surf sulle onde possenti delle immagini). Che alla parola può anche spettare il compito di raccontare, invece, le lunghe sofferenze che patiscono tutti gli animali nelle mani degli umani: perché la parola non mostra, e dunque non corre il rischio di allontanare, ma invece avvicina, e pretende lo sforzo dell'attenzione (e quindi, quelle sofferenze descritte potranno entrarci sotto la pelle). Si potrò tornare su questo pensiero.  Perché di sicuro non c'è solo questo modo di pensarlo. E perché questi pensieri devono portare all'azione, che sia davvero efficace e utile per la salvezza degli individui ancora prigionieri.

martedì 4 febbraio 2014

Vale più una immagine (3)

Lisa, 13 anni, estate 2013
Fonte: http://isaleshko.com/elderly-animals/

Gli animali anziani hanno una fragilità forte per la quale provo grande emozione.
Forse dipende dal fatto che tutto il loro muoversi e vivere nello spazio del mondo, ogni loro espressione e ogni loro dialogo, è ricchissimo di esperienza, e io cerco di osservare i segni di questa esperienza, di questa idea del mondo, a volte cerco persino di impararne qualcosa. Perché è sicuro che una idea del mondo, se la sono fatta, altroché!
Per esempio: il come possano aver trascorso una vita fatta di segregazione e privazioni, conservando la fame di vitalità, che coglie ogni occasione per rincorrere i fili d'erba in un prato, per bere l'acqua fresca del torrente, in mezzo a una caldissima estate, capaci di non perdere tempo prezioso in rimpianti, ma davvero cogliendo l'attimo - come se fossero ancora e per sempre giovani avventurosi alla scoperta di tutte le cose, da vivere nella loro pienezza. Questo è (anche se non è più visibile) Oscar, intrepido e trasognato. (Scrive Christina Anagnos, nel suo libro sulla violenza verso le donne, che "la sensazione di libertà eterna che porta la fine definitiva di un martirio, produce un'euforia incontrollabile, ti abitui subito alla nuova realtà e capisci ancora meglio le cose che ti eri persa per tanti anni"; e a me son sembrate parole che possono benissimo calzare anche per un qualsiasi individuo altranimale reduce da qualsivoglia maltrattamento; e di certo per Oscar sembrano scritte da qualcuno che lo ha conosciuto!).

Per esempio: il fatto di come abbiano affrontato maltrattamenti e pericoli e oltraggi fisici - che hanno lasciato il segno indelebile nel corpo - senza perdere nemmeno una briciola di vivacità e tenacia, o dell'intrigante curiosità che fa annusare ovunque, e della tenerezza scontrosa che si rannicchia contro il respiro dell'umano amato, capaci di godere di ogni momento di sicurezza (un prato di trifogli al sole primaverile), o di scoperta (le vie di un paesino lontano); e capaci - cosa ancor più notevole - di lottare con grinta contro un handicap fisico pericoloso e potenzialmente mortale, con una forza coraggiosa che si rinfocola con la fiducia di avere un sostegno vicino. Questa è Lisa, briosa e sensibile. (Nella foto è lei).

Ho parlato di cani: il cane, che è compagno dalle origini - reciproche - con homo; e che è il nostro legame con la nostra animalità (forse per questo che la sua domanda di lealtà viene spesso tradita?), a un livello profondissimo. 

Ma è del tutto evidente che non solo i cani,  ogni animale condivide con homo il 'privilegio' di invecchiare per infine morire.  Anche gli altri individui animali che invecchiano, distillano la loro personalità individuale, diventano oltre modo irripetibili, non si può guardare a loro e poi tornare a pensarli come 'cose', come purtroppo accade sempre e anche troppo. Perciò le immagini di Isa Leshko mi hanno chiesto di fermarmi a osservarle? Forse.
Leggo: "La fotografa Isa Leshko Photography ha iniziato a fotografare animali anziani dopo che a sua madre è stato diagnosticato il Morbo di Alzheimer. L’improvvisa vicinanza con la malattia l’ha costretta a confrontarsi con la morte e, prima ancora, con l’enorme dignità di individui che portano sulle spalle una vita intera.

Nasce così la serie 'Elderly Animals’, i cui protagonisti sono animali anziani, malati, ritratti in bianco e nero. Immagini che riguardano ognuno di noi, che vanno a toccare la nostra intima paura di invecchiare e l’incredibile serenità con cui sanno farlo gli animali."


 Ma in che modo ci dovrebbero riguardare queste immagini? La vecchiaia e la debolezza fisica che le si accompagna, viene rifiutata e temuta nella nostra società, non dico nulla di nuovo. Se vogliamo davvero guardare questi animali anziani, senza sovrapporre il nostro sguardo e il nostro sentire, forse dovremmo provare a cogliere - di ciascuna immagine - la essenza di una vita intera - quella-vita-individuale-irripetibile - che invecchia e ci lascia i suoi ricordi, attraverso i suoi gesti: la sua eredità autentica. Se siamo fortunati, saremo in grado di capire quali di questi gesti sono anche parte delle nostre abitudini, e come - in tal modo - possiamo, o vogliamo, invecchiare anche noi, incamminandoci come loro, o magari con loro, alla fine della vita. Non credo che significhi arrendersi, tuttavia. Chissà? Dopo aver osservato questo, quindi, smettere di guardare, lasciare all'anziano del ritratto, il successivo diritto di non farsi ritrarre più, di sottrarsi agli sguardi.

La pagina dedicata a questo progetto, fatte queste premesse, ha il pregio di regalarci l'essenza dell'anzianità di molti animali il cui destino impostogli con crudeltà, è invece quello di morire giovani - anzi, bambini. Essenza anziana: occhi lucidi, grinze nel corpo, sonno, sogno, presenza visibile e allo stesso tempo già distante, altrove.
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