Hai recuperato dalle bozze del blog, un 'pezzo', che era stato scritto per il commento del libro "Un'eterna Treblinka" di Charles Patterson - che poi hai risolto in altro modo, ché di questo pezzo ti eri apparentemente scordato. Il pezzo ti sembra possa contenere spunti di per sé non necessariamente vincolati alla occasione libro, perciò non ti sembra una cattiva idea proporlo di per se stesso.
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lunedì 10 dicembre 2018
martedì 20 novembre 2018
Cuore di riccio
La magia dei ricci è tornata in libreria, dopo circa due anni da quei 25 grammi di pura delizia che incontrasti sugli scaffali quasi per caso.
L'incontro con questo seguito è avvenuto in pratica in modo identico: dopo qualche sentore sui media (questa volta cartacei piuttosto che feisbucchiani, ché da FB ti stai allontanando sempre più, e con grande fresco sollievo per mente e sentimenti - ma è materia per un altro post) hai visto il libro vicino alla cassa della 'tua libreria' cittadina, come messo lì quasi per caso - e lo hai immediatamente preso, conquistato ancor prima di aprire la prima pagina.
sabato 17 novembre 2018
Buon Compleanno, Confidenza!
Ti/Vi/Ci regalo questa dolcissima e rivelatrice sequenza a fumetti che racconta così bene che cosa è il vero amore, la vera cura, le vera dedizione.
venerdì 11 maggio 2018
Ma quante uova 'fa' una gallina?
Ecco. La piccola Fleur non ce l'ha fatta. La indifesa gallina scampata in qualche modo dal prosciugamento zootecnico, troppo ferita nel fisico (forse, le ferite emotive stavano cominciando a rimarginarsi, grazie al tempo della cura), non aveva più energie, risorse sufficienti per compiere fino in fondo il cammino dell'affrancamento dalla schiavitù, per guarire davvero, per ritrovare le forze.
sabato 5 maggio 2018
Il tempo che ci vuole
In questi giorni hai scoperto i video dei progressi di Fleur, una gallina ex-ovaiola, scampata alla morte nei capannoni zootecnici. Che siano galline 'a terra' (pigiate insieme come durante un concerto in uno stadio - direste che vi piacerebbe trascorrere tutta la vostra esistenza pigiato in piedi in uno stadio traboccante di gente come per un concerto?) o in batteria (immaginate di essere in ascensore con altre quattro persone e che l'ascensore si blocchi al piano per sempre... che vita vi immaginate diventerebbe la vostra?), poco cambia. Il risultato è sempre sfruttamento, abuso, sfinimento, dolore, morte. Il corpo viene consumato. Quanto? Guardate...
martedì 27 marzo 2018
... lo sai che il mondo del cane... (?) . Ti racconto una storia
| Maika ha un grande naso nero |
Ascolta. Vieni qui, ti racconto una storia.
Parla di cani, del loro naso e del loro mondo. E parla anche di noi e del nostro mondo.
Lo sai che i cani vivono in un mondo di odori amplissimo e complessissimo? Ci hai mai pensato?
Gli odori danno alla rappresentazione canina del mondo una tridimensionalità che noi umani possiamo a fatica solo immaginare. Gli odori - aromi, effluvi, puzze, sentori, refoli, tracce, uste, bave - popolano lo spazio di cose presenti e di cose passate. E ogni cane deve essere capace di discernere il passato - qualcuno/qualcosa che era qui, che ora non c'è più, ma ha lasciato il suo odore, la sua presenza - dal presente.
Gli odori danno alla rappresentazione canina del mondo una tridimensionalità che noi umani possiamo a fatica solo immaginare. Gli odori - aromi, effluvi, puzze, sentori, refoli, tracce, uste, bave - popolano lo spazio di cose presenti e di cose passate. E ogni cane deve essere capace di discernere il passato - qualcuno/qualcosa che era qui, che ora non c'è più, ma ha lasciato il suo odore, la sua presenza - dal presente.
I cani, è come se vedessero nel tempo. Pensa: se noi vedessimo sia le persone vive che quelle trapassate e dovessimo essere così abili da capire quelle che sono qui ora e distinguerle da quelle che erano qui prima - un'ora, un giorno, un mese, un anno fa.
Gli odori canini portano i fantasmi del passato al loro naso e alla loro consapevolezza.
Lo cogli, il grande equilibrio, la capacità di concentrazione e di discernimento e di ragionamento che c'è nella mente di ogni cane?
martedì 6 giugno 2017
Un po' di Lisa
| Lisa - primavera 2017 |
Lisa, me l’ha portata Stella.
Vivevamo insieme da tre anni, Stella e io, quando le
volontarie mi chiamarono per dirmi che c’era un’altra epina bretonina, anziana
e sola, che cercava casa.
Da parte mia? Tanta paura, ma anche tanta voglia di
conoscerla!
Ricordo tuttora le prime impressioni, e quel che scriverò
adesso è l’amalgama tra quei primi momenti e gli anni avventurosi e ricchi che
abbiamo la fortuna di vivere insieme, Lisa e io.
Lisa è una arruffina rossa, tutta boccoli e ciuffi. Piccina
di statura, però ha un carattere decisamente volitivo. È coraggiosa e curiosa:
all’inizio è stata lei a rompere il ghiaccio con Stella, che era molto più
riservata. Lo ha fatto in modo molto semplice: è andata a sdraiarsi vicino a
lei mentre Stella riposava, appoggiandosi col proprio sedere al suo: in questo modo si
è fatta sentire ma allo stesso tempo non è stata invadente.
Negli anni, dal 2010 al 2014, cioè tutto il tempo in cui
loro due hanno vissuto insieme, sono state molto legate, due amiche, due
signore bretoni molto tranquille, ma capaci di guizzi e sorprese inaspettate,
quando qualcosa attira curiosità o interesse.
Lisa e Stella facevano moltissime cose insieme, non solo
perché vivevano tutte e due con me, ma perché fare cose insieme era per loro
motivo di grande piacere, di gioia.
![]() |
| ...c'erano una volta due epine... |
Uno dei periodi più belli è stato quello che loro due hanno
vissuto per un anno e mezzo circa, insieme a Oscar, breton anziano portato via
a un cacciatore che lo teneva recluso in fondo a una autorimessa. Oscar non ha
perso tempo a compiangersi o a rimpiangere, ma si è letteralmente tuffato nella
nuova vita, piena di sole e insieme a Lisa e a Stella. Lui da loro ha imparato
a provare a giocare, oltre al gusto per i rompicapi da disfare con la bocca e
le unghie.
| Oscar, come una tigre della Malesia... |
Nel 2014 Stella è mancata. Non c’è stata più. Eravamo solo io, Lisa, con Chicco, giovane breton timido ma
equilibrato e paziente e Maika, meticcia molossoide molto estroversa e
intelligente.
In quella primavera del 2014, ho temuto davvero che Lisa
potesse deprimersi, ammalarsi e morire presto. Stella, la sua amica, non c’era
più, mentre Maika e Chicco erano affiatati tra loro e non la consideravano
molto, per via del divario di età. È stato allora che ho deciso di non
tralasciare mai nessuna occasione per fare qualcosa che ci piaceva, noi
insieme. Volevo che la vita di Lisa fosse una bella avventura da raccontare –
senza rimpianti, senza rimorsi, dopo.
Così è io credo: Lisa con me ha viaggiato in lungo e in
largo per l’Italia, anche insieme a Stella. Lucca, Torino, il Veneto, il mare
della Liguria, le montagne e i laghi piemontesi e lombardi, la Campania. Incontri ed
esplorazioni di prati, parchi, alberi. Coccole, giochi, sicurezza. E sempre le
nostre vite scandite dalle cure per la epilessia, che ormai è una seconda
natura anche per me.
E già: anche Lisa è epilettica. La sua è una epilessia
derivata da un trauma, un forte colpo alla testa, che negli anni tribolati che
ha vissuto prima che ci incontrassimo, ha preso – non si sa come, né perché. Ma
è facile da immaginare: Lisa è stata usata come fattrice, perché è una
bretonina incantevole e di sicuro i suoi figli sono stati venduti bene - a un prezzo 'salato', o forse no, per via dell'allevamento clandestino, perché se inizi a vendere un essere vivente, poi finisce che vuoi fare l'affare, che sia bello e di razza ma che costi poco; tanto vale il tuo 'amore' (ma questo è un altro discorso) - a chi li
voleva perché ‘li amava’ – tanti cacciatori, di sicuro.
Questo bel colpo in testa le ha regalato questa epilessia,
imprevedibilissima e difficilissima da curare. Il nostro personale ‘rubicone’,
Lisa e io lo abbiamo attraversato nel luglio 2011: un intero mese di crisi;
nessuna medicina sembrava fare più alcun effetto, si aumentavano i dosaggi con
lo spirito di chi alza dighe per arginare uno tsunami. Crisi che sono diventate
a grappolo, il valium e poi le flebo e poi i ricoveri. In tutto questo, Stella
è stata sempre vicina e paziente. E anche Oscar sapeva mettersi da parte e aspettare. Lisa gridava di male, le crisi
duravano un’ora intera. Alla fine, lei era stremata, distrutta, sfiancata.
I medici gettarono la spugna, io no, e il destino ci ha
aiutato: le crisi, sono scomparse da un giorno all’altro, per non ritornare mai
più in quel modo tremendo.
Da allora, la mia vita è cambiata: ho cambiato auto, ho
cambiato stile di vita e abitudini, ho deciso di cogliere l’attimo delle
occasioni di felicità e gioia quando si presentano. Abbiamo viaggiato, ho
cambiato tante volte casa. Ho
imparato tante cose cinofile, ho scoperto il Tellington T-Touch, i fiori
di Bach, gli olii essenziali, la musicoterapia, il DAP, ho riarredato casa
eliminando spigoli e ostacoli. Tante cose che avevo già fatto insieme a Stella,
le ho moltiplicate e arricchite, per soccorrere Lisa. Non bastano le parole di questa breve
memoria per dire quanto Lisa e Stella hanno cambiato il mio modo di stare al
mondo.
| Nel 2017 Lisa vive insieme a Chicco e Maika - e c'è anche Chicca, ma non nella foto |
| Lei è Chicca... |
| ... anche se non sempre è sicura di saperlo<3 br="">3> |
Oggi come oggi, la mia ricciolina rossa ha circa 16 anni,
due occhi luminosi e vivaci, due occhi loquaci.
Quando la coccolo mi ‘ringhiotta’, ma poi mi cerca con la zampina. Sono anni che dormiamo tutti insieme, e quando ho la fortuna di dormire appoggiato a lei, il suo sonno mi sembra più profondo e i sogni più intensi. Proprio come capita a me.
Quando la coccolo mi ‘ringhiotta’, ma poi mi cerca con la zampina. Sono anni che dormiamo tutti insieme, e quando ho la fortuna di dormire appoggiato a lei, il suo sonno mi sembra più profondo e i sogni più intensi. Proprio come capita a me.
Magari, anche lei sogna Stella – proprio come me.
Questa breve memoria, veloce sull'onda dei ricordi, è nata per partecipare a bel progetto: un libro di epi-storie con cani e gatti. Speriamo di poterne scrivere al più presto!
domenica 26 marzo 2017
Epilessia, un nuovo farmaco veterinario e i problemi conseguenti
![]() |
| Stella e Lisa, le mie due epi canine |
Stella e Lisa popolano la tua vita di tutti in giorni da ormai dieci anni. Perciò, sono dieci anni che hai a che fare con l'epilessia.
Stella adesso non c'è più, mentre Lisa vive tenace e forte la sua terza età, ormai quasi quarta.
Anche voi, dunque, siete stati colpiti dalla notizia di un nuovo farmaco anti-epilettico, specifico per uso veterinario. Si tratta di una buona notizia? Chissà. Per ora, forse no. Di certo tu, con Lisa, l'avete vissuta molto male. E con voi, centinaia di altre persone che vivono e curano cani e gatti con epilessia, e che sono molto preoccupati. Condividi e vivi in prima persona e sulla pelle di Lisa questa preoccupazione.
Perché? Intanto ecco perché sei preoccupato tu: il nuovo farmaco è per il momento una incognita, pur avendo lo stesso principio attivo dei farmaci più diffusi anche in veterinaria, nati però per uso umano. Cambiano dosaggi ed eccipienti, cioè i materiali con cui è fatta la 'ricetta' della pastiglia che veicola il principio attivo curativo all'interno del corpo. Non è la ricetta di una torta, è qualcosa di più serio. La preoccupazione deriva dal fatto che non si può sapere - prima di farlo - quali effetti può avere il cambio repentino di un farmaco, dopo anni di terapia col farmaco precedente. I dosaggi sono da rifare, e l'operazione è tutt'altro che semplice; non si sa se gli eccipienti non hanno effetti sull'assunzione e sulla loro stessa metabolizzazione.
Potrebbe verificarsi una recrudescenza delle crisi epilettiche. A nessun umano che vive con un cane epilettico questa prospettiva può far piacere.
Per non parlare di tutti gli altri costi - terapie di supporto, esami, diete, raccolta di informazioni e documentazione. Per tacere del costo più gigantesco: quello emotivo.
Allora.
Come viene spiegato QUI, "ci sono diversi farmaci ad uso veterinario che hanno lo stesso principio
attivo di alcuni farmaci ad uso mano: il problema è che molto spesso il
farmaco uso veterinario ha un costo nettamente superiore". Un ulteriore difficoltà, quindi, che si aggiunge alle fondate preoccupazioni di carattere strettamente terapeutico.
Solo che "Per legge, un veterinario non può prescrivere un farmaco ad uso umano qualora ne esista uno ad uso veterinario". Praticamente, ci si trova obbligati all'acquisto più oneroso, di una medicina verso la quale non c'è alcuna familiarità, ma solo preoccupazione e ansia - almeno in questo caso; e giustificata, a ragion veduta.
Per quel che riguarda l'aspetto del maggior costo, potete leggere innanzi tutto qui.
A poche ore dalla notizia "è stata lanciata una petizione per chiedere di poter continuare a usare i
precedenti farmaci". DAVIDE BELTRAME, a questo punto, scrive di aver "chiesto qualche informazione in più sulle problematiche che
porterà l’introduzione del nuovo farmaco a una persona più informata
sui fatti e che si troverà ad affrontare le problematiche relative
all’introduzione di questo nuovo farmaco."
La persona informata è Valeria Rapezzi, che ha scritto la prosecuzione dell'articolo qui sopra più volte linkato. Da 'Ti presento il cane'.
La persona informata è Valeria Rapezzi, che ha scritto la prosecuzione dell'articolo qui sopra più volte linkato. Da 'Ti presento il cane'.
"VALERIA RAPEZZI – A partire dal giorno 17 marzo 2017 i proprietari
di cani affetti da epilessia devono sostituire i farmaci che usano
attualmente per i propri cani (Gardenale e/o Luminale) con l’analogo
farmaco, sempre a base di Fenobarbitale, registrato ad uso veterinario:
Soliphen 60 mg.
Si troveranno così ad affrontare 2 problemi principali:
1) Dosaggio del farmaco: Gardenale e Luminale sono commercializzati
con una serie di dosaggi che ne consentono una combinazione varia, al
fine di ottenere il dosaggio più adatto in base al peso dell’animale.
Soliphen è presente nell’unico dosaggio da 60mg. E’ vero che le
compresse sono divisibili in 4 parti da 15 mg, ma non sempre si riesce
ad ottenere il dosaggio necessario. Questo potrebbe portare a eccessi di
dosaggio nella somministrazione (con possibili effetti collaterali a
lungo termine, correlati alla dose in eccesso) o a dosaggi insufficienti
(con il rischio che il farmaco non abbia l’efficacia sperata nel
controllo delle crisi convulsive).
2) Costi maggiorati: soprattutto in cani di peso maggiore, o che
necessitano di dosi maggiori di principio attivo per controllare le
crisi, si possono verificare aumenti di 5-6 o più volte.
Il che significa che una famiglia che deve far fronte a diverse spese correlate alla patologia in oggetto, quali esami di diverso tipo (alcuni molto costosi quali risonanza magnetica e indagini sul liquor), ripetuti controlli a cadenza semestrale per monitorare l’efficacia del farmaco e terapie di supporto per limitare gli effetti collaterali dei farmaci stessi, deve passare da una spesa di circa 4-5 o 10€ al mese a una spesa di 16-20, o anche 50€ al mese.
Questa spesa incide in maniera significativa sul bilancio familiare, considerando anche il fatto che molti pazienti epilettici, per essere stabilizzati, necessitano di cocktail di più farmaci.
Il che significa che una famiglia che deve far fronte a diverse spese correlate alla patologia in oggetto, quali esami di diverso tipo (alcuni molto costosi quali risonanza magnetica e indagini sul liquor), ripetuti controlli a cadenza semestrale per monitorare l’efficacia del farmaco e terapie di supporto per limitare gli effetti collaterali dei farmaci stessi, deve passare da una spesa di circa 4-5 o 10€ al mese a una spesa di 16-20, o anche 50€ al mese.
Questa spesa incide in maniera significativa sul bilancio familiare, considerando anche il fatto che molti pazienti epilettici, per essere stabilizzati, necessitano di cocktail di più farmaci.
A quanto pare, verranno esentati da queste problematiche solo i
proprietari di gatti (per i quali il farmaco non è registrato) e di cani
sotto i 6 kg di peso (per i quali non è indicato l’uso di questo
farmaco).
Tutti gli altri proprietari di cani si troveranno a dover spendere molto di più per un farmaco che è un salvavita per i loro animali."
Tutti gli altri proprietari di cani si troveranno a dover spendere molto di più per un farmaco che è un salvavita per i loro animali."
Valeria Rapezzi, ha anche lanciato una petizione, che potete firmare
La petizione ha avuto moltissime firme, perché il nuovo farmaco preoccupa: per lo stress a cui si andrà a sottoporre il cane, inconsapevole paziente di una nuova terapia dagli effetti non conosciuti.
Anche su questo sito, Dog Digital, viene riportato il link alla petizione.
Un ulteriore approfondimento, ci racconta oltre tutto un paradosso tipico di malasanità italiana:
il farmaco non è disponibile, ma il testo della legge non ne prevede (e quindi consente) la sostituzione con l’equivalente umano. (Fonte: Sivelp.)
Questo post, è molto personale, e di proposito hai dato spazio a voci e notizie altrove documentate, da chi si occupa a livello tecnico e professionale di questi problermi, legati alla sanità.
Al netto dei possibili lamenti autobiografici, quindi - che preferisci evitare - ti rimane la sensazione non proprio agevole di essere di fronte a un trattamento poco rispettoso - nella sostanza intima .- delle reali condizioni e bisogni del malato e di chi si prende cura - il malato, il paziente, è in questo caso un cane, e per questo motivo, tutte le sue cure sono più costose - e in misura importante - rispetto a quelle identiche per umani. Prezzi alle stelle, per i quali il Codici ha scritto all'Antitrust.
Poco rispettoso, perché, di fatto, pregiudica o rende molto difficile la possibilità di proseguire una cura che è - senza esagerare - una vera e propria salva vita: le medicine, diventano un lusso; si inizia a scendere la pericolosa china che ci porterebbe a considerare un lusso il vivere con un cane.
sabato 10 dicembre 2016
Fare, o non fare... non c'è provare!
di Francesca Sicali
"Viviamo in un mondo frenetico, dove molto spesso la malattia e la morte
vengono visti come mali da distruggere, dimenticandoci che fanno parte
della nostra vita.
Siamo fatti di azioni e spesso "il non fare", o semplicemente "l'accompagnare", viene percepito come una non azione.
A volte, ci accaniamo troppo, senza pensare cosa veramente voglia il malato, semplicemente perché non vogliamo accettare quello che è la fine e ancor prima quello che è il decorso di una malattia.
In pratica, abbiamo paura.
Forse non abbiamo paura della morte in sé, ma semplicemente dell'assenza e talvolta cerchiamo di ritardare tutto egoisticamente, per poter dire: "io ho fatto", oppure: "almeno ci ho provato".
Personalmente, ho scelto di fare quando c'è qualcosa da fare, ma vivo il "non fare" come un'azione tanto quanto il fare.
Quando ho davanti un animale stanco, ammalato, o con blande probabilità di superare interventi, quando ho davanti delle recidive post intervento, io scelgo l'azione del "non fare".
Ciò non vuol dire non fare nulla.
Semplicemente, lo accompagno verso la direzione che sceglierà di prendere la sua malattia.
Si cureranno i sintomi, senza andare alla radice di tutto per dare un nome a quella cosa che lo affligge.
Cerco di supportarlo in ogni suo bisogno e cerco di essere sempre presente.
Talvolta, una giornata sul divano passata insieme, una carezza, un cibo prelibato, serve molto di più di mille indagini, o di farmaci che servono semplicemente a dover rallentare quello che è più naturale nel mondo... ovvero la morte.
Noi nasciamo, cresciamo, ci ammaliamo e ce ne andiamo e questi sono processi naturali della nostra vita.
Io, tra il penultimo e l'ultimo di questi processi, ho deciso di dedicare tutto quello che di buono posso offrire.
Quindi, il mio "non fare", in alcuni casi, lo vivo come una delle più belle azioni che posso offrire a chi mi sta vicino."
Siamo fatti di azioni e spesso "il non fare", o semplicemente "l'accompagnare", viene percepito come una non azione.
A volte, ci accaniamo troppo, senza pensare cosa veramente voglia il malato, semplicemente perché non vogliamo accettare quello che è la fine e ancor prima quello che è il decorso di una malattia.
In pratica, abbiamo paura.
Forse non abbiamo paura della morte in sé, ma semplicemente dell'assenza e talvolta cerchiamo di ritardare tutto egoisticamente, per poter dire: "io ho fatto", oppure: "almeno ci ho provato".
Personalmente, ho scelto di fare quando c'è qualcosa da fare, ma vivo il "non fare" come un'azione tanto quanto il fare.
Quando ho davanti un animale stanco, ammalato, o con blande probabilità di superare interventi, quando ho davanti delle recidive post intervento, io scelgo l'azione del "non fare".
Ciò non vuol dire non fare nulla.
Semplicemente, lo accompagno verso la direzione che sceglierà di prendere la sua malattia.
Si cureranno i sintomi, senza andare alla radice di tutto per dare un nome a quella cosa che lo affligge.
Cerco di supportarlo in ogni suo bisogno e cerco di essere sempre presente.
Talvolta, una giornata sul divano passata insieme, una carezza, un cibo prelibato, serve molto di più di mille indagini, o di farmaci che servono semplicemente a dover rallentare quello che è più naturale nel mondo... ovvero la morte.
Noi nasciamo, cresciamo, ci ammaliamo e ce ne andiamo e questi sono processi naturali della nostra vita.
Io, tra il penultimo e l'ultimo di questi processi, ho deciso di dedicare tutto quello che di buono posso offrire.
Quindi, il mio "non fare", in alcuni casi, lo vivo come una delle più belle azioni che posso offrire a chi mi sta vicino."
Grazie, Francesca
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| Casa Francesca di Progetto Quasi |
Incontrata a Torino Spiritualità, insieme a Fabiana Rosa. Lo vedi subito che è una di quelle persone con la 'Forza' dentro, che le percorre tutte e le rende resilienti.
Di queste sue parole, mi ha colpito molto la lucidità e la chiarezza con cui parla di una cosa che, a viverla, rischia di essere attorcigliata sul dolore, che offusca la chiarezza, la serenità del pensiero.
Il ricordo della mia Stella morta male mi è subito balzato al cuore: Lei - STELLA - è un qualcosa di cruccio vulnerabile che mi accompagnerà sempre, fino a quando anche a me toccherà di morire. Anche per questo, oltre che per le riflessioni che ho in passato provato a fare e che continuerò a fare su questo tema, sono felice e grato che Francesca abbia accettato di mettere come post del mio blog, questa sua riflessione così limpida e chiara.
giovedì 8 dicembre 2016
Chiacchiere sul Giardino... fatte al Giardino - 2
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| Ciao Joe! |
... dunque, sei andato a trovare Alessandra al Giardino di Quark. Primi giorni di dicembre. Il Giardino è bello anche in inverno. Ci sei andato per portare cose sempre utili per la conduzione del rifugio e per la vita dei cani ospitati (a proposito: se volete conoscere la lista del materiale utile al rifugio - ma che in generale è utile anche per tutti i rifugi o canili ben organizzati). Ci sei tornato perché un poco ti ci senti pure tu a casa, quindi ti fa piacere poterci tornare. E ci sei tornato per fare anche tu delle foto. A proposito, le foto che potete ammirare nella prima parte sono tutte di Alessandra.
Qui sotto, invece, ci sono alcune delle foto dicembrine che hai potuto fare tu.
Qui sotto, invece, ci sono alcune delle foto dicembrine che hai potuto fare tu.
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| Tutto di corsa 1 |
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| Tutto di corsa 2 |
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| Tutto di corsa 3 |
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| Dopo il lutto, il ricordo: ecco qualcosa che non ti aspettavi di trovare, ma che eri desideroso di scoprire... |
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| Infermeria |
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| Foto ricordo di chi ci ha lasciato |
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| La biblioteca |
G
Cosa mi dici dei cani anziani?
A
"Sono cani delicati, i cani anziani.
Sono come dei cristalli: hanno un equilibrio che - se tu li fai
tremolare troppo - si spezza, si crepa. Allora poi cominciano i danni. A
volte facciamo fatica a rimettere insieme i pezzi quando arrivano,
perché sono abbastanza disastrati". Fisicamente. Ma anche emotivamente, psicologicamente.
E dunque, un grande sostegno all'equilibrio per questi fragili cristalli con la coda, è dato dalla riconferma di spazi, abitudini, persone : "Avere sempre le stesse persone intorno, è come avere una famiglia. Casa è dove c'è il cuore".
G
Te lo sei sempre immaginato così, il Rifugio?
A
A
"No, nel senso che non mi sono immaginata niente.
La
situazione era di emergenza. Anche in queste zone c'erano
moltissimi abbandoni e cani randagi, legavano i cani a catena, li
legavano fuori dalla porta del canile".
Stiamo parlando di situazioni di circa, trenta, venticinque, venti anni fa. "Poi, con gli anni, l'emergenza è stata risolta, e ci si è potuti concentrare sui cani anziani.
"Ogni cane è diverso, ha bisogno del suo box, che va personalizzato in sostegno alle sue esigenze, per farlo sentire a casa sua. Solo se ci passi tempo, se hai attenzione, se tocchi e guardi, puoi curare sul serio".
"Dipende a cosa dai la priorità: tutti i soldi che arrivano, li destiniamo solamente a loro".
Stiamo parlando di situazioni di circa, trenta, venticinque, venti anni fa. "Poi, con gli anni, l'emergenza è stata risolta, e ci si è potuti concentrare sui cani anziani.
"Ogni cane è diverso, ha bisogno del suo box, che va personalizzato in sostegno alle sue esigenze, per farlo sentire a casa sua. Solo se ci passi tempo, se hai attenzione, se tocchi e guardi, puoi curare sul serio".
"Dipende a cosa dai la priorità: tutti i soldi che arrivano, li destiniamo solamente a loro".
"Ci
siamo organizzati in modo da far rendere il pochissimo, a far uscire il
massimo da quasi niente. Non puoi programmarla, una cosa così.
"Oggi, siamo in grado di impostare tantissime iniziative, che servono a raccogliere i
fondi, a tener vicino le persone. Per il pavimento di Joe sono arrivate
delle offerte, perché lui e noi siamo conosciuti dalla gente della
zona. Facciamo le serate informative, facciamo cultura cinofila. Quando abbiamo attivato la biblioteca, sono rimasti impressionati tutti".
Una tua considerazione, prima di concludere la chiacchierata. I cani sono animali sociali. Perciò, se hanno riferimenti sociali - persone che interagiscono in modo positivo con loro - trovano il modo di essere felici e di sentirsi gratificati nelle cose di tutti i giorni. Il canile può essere un luogo molto monotono, quando non persino ostile o inospitale. Dato per scontato che ci sia adeguata igiene, adeguato cibo, possibilità di riparo sicuro, cosa rimane? Rimangono le ore del giorno - e anche della notte - che sono lunghe, se si è da soli, a fissare nient'altro che sbarre, oltre le quali c'è... che cosa? Potenzialmente, di tutto: un prato, un muro, un cancello, altri cani, alberi, gatti, staccionate, reti, automobili, tavoli, carriole, oggetti, ciotole, sedie, coperte, ecc.
Ciascuna ora diventa oro se trascorsa potendo fare qualcosa - un semplice gioco, una osservazione partecipe, una annusata, se non altro - insieme a umani degni di fiducia o cani conosciuti e amichevoli. Ciascun oggetto può diventare occasione per giocare o per imparare le cose del mondo che magari ci aspetta fuori dal canile. O che è comunque qualcosa da conoscere e di cui prendere confidenza, per non averne paura quando si esce dal box. In questo modo, il canile diventa davvero un rifugio, e per molti degli ospiti diventa casa. O una prima casa, in attesa della casa definitiva. O magari, la casa vera e propria, per quelli più fragili.
Per inciso, se invece rimane solo la solitudine da languire, questo per te - e non solo per te - è qualcosa che assomiglia in modo preoccupante al maltrattamento sociale.
A
"Considera il numero di ore che passiamo coi cani: arriviamo a trascorrere in canile 13, 14 ore. Ospitiamo venti cani e a ciascuno dedichiamo il suo tempo, per le pulizie, per le cose da fare insieme, per le cure, per l'accudimento. Cani anziani e malati e disabili non possono stare da soli troppo a lungo".
Per inciso, se invece rimane solo la solitudine da languire, questo per te - e non solo per te - è qualcosa che assomiglia in modo preoccupante al maltrattamento sociale.
A
"Considera il numero di ore che passiamo coi cani: arriviamo a trascorrere in canile 13, 14 ore. Ospitiamo venti cani e a ciascuno dedichiamo il suo tempo, per le pulizie, per le cose da fare insieme, per le cure, per l'accudimento. Cani anziani e malati e disabili non possono stare da soli troppo a lungo".
"Qui i cani sono e si sentono davvero a Casa, perché hanno persone che stanno con loro, persone che conoscono, e di cui si fidano; persone con le quali il piacere della compagnia è reciproco".
"Credo che la differenza del Rifugio la puoi trovare nello sguardo nei cani".
Potete considerare: la possibilità delle adozioni a distanza :)
domenica 4 dicembre 2016
Il Giardino-Casa di Quark (e adesso di Joe) - 1
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| Per il Giardino, di qua... |
Dopo più di un anno, hai ritrovato Alessandra Boccalate, la 'mamma' di Quark e del suo Giardino, alla sera della presentazione del libro di Luca Spennacchio. E hai cominciato a dirle dell'eventualità di un bel post sul Giardino - dove tu hai iniziato a conoscere il mondo del volontariato e degli operatori dei canili, un po' di anni fa. Quindi, dal momento che questo tipo di conoscenza ed esperienza era stato - col senno di poi - forse il migliore che avresti potuto sperare di trovare, considerando che partivi da quasi zero, quando hai rivisto Alessandra alla fine della sera poetica con Valentina Veratrini, le hai proposto di trovarsi in rifugio, un pomeriggio, per fare foto e per raccontare il Rifugio. Quel che segue, è il risultato di quella chiacchierata - e di alcuni messaggi internettiani. Il post, per la quantità e la bellezza delle foto, si divide in due. Non volevi rinunciare a questo viaggio virtuale spaziotemporale tra i fiori, i cani e i gatti del Giardino.
Questa è la prima parte.
Questa è la prima parte.
A:
"Sentendo parlare Luca mi son resa conto di quanto sia diverso il Giardino di Quark da ogni altro canile. Nella mente di tutti restano sempre un canile, un box. Quando sono andata al rifugio l'altra sera dopo la conferenza ero ancora più contenta... i nostri piccoli non erano in un box ma nella loro cameretta, nella loro casa. Non isolati ma anzi più sereni che in moltissime famiglie."
![]() |
| Nera per caso... |
G
"Mi ricordo: ognuno ha la casetta arredata secondo le sue esigenze. E per quel che dici, a proposito del fatto che stanno meglio al rifugio che in molte famiglie, sono d'accordo. Le famiglie dove un cane sta male sono molte, e sono quelle dove il cane è visto e vissuto come qualcosa e non qualcuno e dunque non ha spazi suoi propri, soprattutto non ha spazi di libertà espressiva.".
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| Una casa nel bosco fiorito? |
A
"Sì, certo, proprio vero: qualcuno e non qualcosa. E anche: 'quel' cane e non 'un' cane.
"Luca diceva che nei canili ben che vada si dedicano pochi minuti veri e di qualità a ciascun cane. Da noi non è cosi. Sono in compagnia almeno 12 ore ogni santo giorno e a ognuno è dedicato tempo e loro sono insieme a noi, si muovono in mezzo a noi mentre si fanno le cose. Queste è importante. Cani di famiglia più felici di quand'erano in famiglia!"
Metti insieme il racconto di Luca e quel che ricordi del Rifugio e ti accorgi che ce ne sarebbero di cose da dire del Giardino di Quark! Intanto, per sgombrare il tavolo dalle cianfrusaglie, pensi che sia importante sottolineare che una struttura-canile - se è 'solamente' ineccepibile sotto il profilo costruttivo-spaziale (ma su questo punto si apre una ulteriore questione: gli spazi a settori e corsie invece che con soluzioni meno confinatrici, per dire), e poi dal punto di vista organizzativo: allora quello è solo il punto di partenza. O così dovrebbe essere. Sei d'accordo con Alessandra: quel che conta sono le persone, e le ore effettive di presenza coi cani. Perché i cani - ce lo ricordiamo? - sono animali sociali. Toh: proprio come noi. Quindi, fuori dall ufficio! di corsa in mezzo ai cani, tra l'erba, la terra, gli alberi, le cucce, le piastrelle, le coperte e tutto il resto che compone il mondo esperienziale del rifugio per loro e che deve essere a loro beneficio esclusivo.
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| Qui si prende il sole |
La realtà del Giardino è quella di un luogo che è famiglia, un grande branco interspecifico, cani e umani insieme, a fare cose insieme e a vivere insieme. Siamo già oltre al concetto di 'buone pratiche', che rientra - ma non la completa - nella nozione di canile 3.0.
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| Fiori di benvenuto |
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| Estate... |
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| Qui si corre |
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| Fiori ovunque |
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| Cani, è ovvio |
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| ... e gatti |
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| ...e cani |
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| La cucina |
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| Parco Gatti - come Aoshima |
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| La 'dieta acquatica' di Joe |
lunedì 24 novembre 2014
Il Giardino di Quark
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| Fonte: Il Giardino di Quark |
Il Rifugio "Il Giardino di Quark" si trova a Gattinara (Vc), località Cerreto.
La serendipità che muove la vita, mi ha portato qui tanti anni fa, per le mie prime esperienze di volontario animalista.
Non potevo essere più fortunato di così: capitare in un luogo dove il rispetto, la sicurezza, la salute, il benessere, la serenità per i cani (e poi per i gatti) ospiti, erano davvero al centro dell'attenzione - e dei pensieri e dei cuori - dei volontari che se ne occupavano.
Qui, trovavano - e tutt'oggi trovano - ospitalità cani anziani o malati, cani che nessuno vuole più.
Sono i vecchietti : che invece sono i più incantevoli tesori canini che si possa mai sperare di conoscere. Perché hanno l'esperienza della vita e tutta la saggezza, la pazienza, l'equilibrio, il carattere, la pazienza e la dolcezza che ne possono derivare.
Per farla breve - se mai racconteremo qui la storia del Rifugio (che meriterebbe), sarà grazie alla persona che lo ha reso la realtà speciale che oggi è - è stato qui che ho fatto - nel bene e nel male, con tutti i miei errori e le loro capacità e impegno - le mie esperienze con i cani anziani, imparando a prendermene cura, imparando a volerli conoscerli e a considerarli 'argomento importante', degno di attenzione e di cultura - trovando e incontrando tantissime persone che condividono queste idee e che me le hanno insegnate e comunicate.
La cura concreta, quella del volontariato quotidiano, è la più significativa - e la più misconosciuta. Ma è la più vera.
Si compone di cose come quella raccontata qui sotto: oggetti utili e confortevoli, creature rassi-curate e amate, impegno ingegnoso e generosità.
"Una lampada per stare al calduccio
Tyler stanotte....mentre dorme riscaldata dal tepore della lampada.
Con l'adozione a distanza di uno dei nostri ospiti anziani, puoi darci una mano anche per l'acquisto delle lampade riscaldant per tutti!!
Come tutti gli ospiti del Giardino di Quark, anche Tyler ha bisogno di cibo speciale, di un bel po' di medicinali e di tante cure. In particolare Tyler ha bisogno di cibo hepatic.
Puoi dare un aiuto concreto a tutti i nostri ospiti anziani, anche con un piccolissimo contributo sul c/c postale 11516135 intestato a Enpa Borgosesia Onlus o con una splendida adozione a distanza "
Tyler stanotte....mentre dorme riscaldata dal tepore della lampada.
Con l'adozione a distanza di uno dei nostri ospiti anziani, puoi darci una mano anche per l'acquisto delle lampade riscaldant per tutti!!
Come tutti gli ospiti del Giardino di Quark, anche Tyler ha bisogno di cibo speciale, di un bel po' di medicinali e di tante cure. In particolare Tyler ha bisogno di cibo hepatic.
Puoi dare un aiuto concreto a tutti i nostri ospiti anziani, anche con un piccolissimo contributo sul c/c postale 11516135 intestato a Enpa Borgosesia Onlus o con una splendida adozione a distanza "
visita il sito www.ilgiardinodiquark.it .
martedì 28 ottobre 2014
Del lutto
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| Ceto e Frufi |
Ho
letto d'un fiato questo articolo di Rita Ciatti, che focalizza benissimo i
delicati concetti legati al lutto, all'assenza, al prendersi cura.
Soprattutto,
il 'prendersi cura', è secondo me a due sensi: la creatura di cui ci stiamo
prendendo cura, infatti, a sua volta si prende cura di noi, dandoci la sua
intera vita. Nel mio caso, Stella proteggeva me almeno tanto quanto io
proteggevo lei.
La
consapevolezza che riceviamo cura, oltre che elargirla, non dovrebbe
abbandonarci mai: è il modo più immediato per conoscere e riconoscere la
facoltà che hanno gli altri animali di agire in modo 'presente' e
(auto)cosciente.
Non
sono mai passivi, nemmeno quando sono prigionieri della morsa zootecnica o
vivisettoria: in quei casi cercano di resistere, di fuggire, anche - gioco
forza - con scelte estreme, dal momento che quei contesti estremamente
pressanti non gli lasciano molte opzioni.
La
dignità della morte, il senso e il valore della loro vita, non può non venire
riconosciuta.
In
ambito umano queste riflessioni vengono fatte, soprattutto nella nostra epoca
di tecnomedicina, dove il rischio di fare del malato una mera semplificazione
della malattia è molto alto. Un esempio è questo
ciclo di conferenze, di cui mi è giunta notizia via mail.
Mi
piacerebbe che la 'bolla umana' alla fine si aprisse, per superare l'orlo
dell'antroposfera così claustrofobica, per far dialogare le varie fine vita, anche quella dell'animale che
noi siamo, insieme a loro.
lunedì 4 agosto 2014
Vecchi cani
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| La copertina del libro |
VECCHI CANI
Questo libro è un piccolo scrigno di microstorie con
ritratti: una galleria di disegni di cani anziani, di vecchi cani, quelli
decrepiti, o meno decrepiti. In bilico tra canino e umano.
Perché in bilico? E perché con l’umano?
Perché il cane è in simbiosi con gli umani da … sempre. E
perché il cane sembra essere ancora capace di superare la barriera tra specie
che l’umano a un certo punto ha deciso di erigere – convinto di proteggersi e
di innalzarsi, in realtà solamente auto-recludendosi, insieme ai suoi propri
spettri e alla sua ubris.
Il cane, invece, si sbilancia, (pro) pende verso l’umano e
buca la barriera.
Meno male: perché l’umano che capisce che questo ‘foro’ è la
sua salvezza, il ritorno a una vita che ritorna a ricordarsi delle verità insite
nell’esistenza, fatte di corpi e di vicinanza, di momenti e di scambi, ritrova
l’accesso a una esistenza tanto più ricca di capacità emotive.
Questi cani anziani, raccontano ciascuno una vita intera,
distillata ormai in grande pazienza, saggezza e capacità di comprensione.
I cani anziani sono una “razza” a se stante, perché
conservano del cane l’aspetto esteriore
- oltre a qualche forma di piacere e passatempo, legata ai piaceri del
sonno e alle sorprese dell’olfatto – e aggiungono dell’umano – del “loro” umano
specialmente – molti tratti di personalità, idiosincrasie, sfumature, linguaggi
– riveduti e corretti dalla sensibilità e intelligenza canina e resi
deliziosamente ineffabili.
Questo piccolo libro è anche un libro di donne – donne che
disegnano e donne che raccontano, donne che adottano e donne che osservano.
Un piccolo bigino sul rispetto, la dignità e l’amore. Ancora
troppo spesso non riconosciuti – se continuano ad esserci cani che a 12, 15 18
(!) anni di età vengono abbandonati in canile, da parenti insensibili e
spietati, dopo che l’umana compagna del cane è defunta e non può più
proteggere.
Ultimo esempio di tendenza reificante: gli animali – i cani
– che si tengono solo finché utili, o divertenti o non dispendiosi; che si
comprano da cuccioli e in allevamento – per avere le garanzie del "prodotto". Mentre ogni cane è un individuo, che è capace sempre di
conoscere e riconoscere, di essere curioso e affettuoso e di accettare la sfida
di ricominciare, per condurre il proprio cammino fino alla fine.
Chi accoglie, o continua ad accogliere un cane anziano, ha la fortuna - secondo me - di condivdere spazi e tempi con un individuo davvero speciale.
Chi accoglie, o continua ad accogliere un cane anziano, ha la fortuna - secondo me - di condivdere spazi e tempi con un individuo davvero speciale.
VECCHI CANI
GIOVANNA DURÌ
Euro 12,00
pagine 64
formato16X12
pagine 64
formato16X12
Nuages Edizioni
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