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mercoledì 16 settembre 2020

Dune di Denis Villeneuve - il primo trailer

 



Dopo le quarantene obbligate, stanno ricominciando le aperture anche dei cosiddetti luoghi della cultura - e tu ci metti dentro anche le scuole. Però, con molte difficoltà, come si vede proprio nelle situazioni legate alla scuola, che vive in emergenza già dal primo giorno (come se l'inizio dell'anno scolastico fosse un evento improvviso e inaspettato, invece che un appuntamento regolare fisso annuale).

Difficoltà che affliggono anche teatri, cinema, festival. 

Per quel che riguarda il cinema, con le nuove riaperture, arrivano o ritornano film che fino ad ora si erano ritrovati in un limbo.

Tra questi film, c'è pure questo. 'Dune' di Denis Villeneuve.


venerdì 24 luglio 2020

La mucca, le sue scorribande e il drone che l'ha localizzata


Non più tardi di dieci giorni fa, questa immagine ha circolato in su e in giù per la rete. La storia quindi, ormai è nota: la mucca che è scappata è stata infine ritrovata e uccisa.
Resta quel che si può intravvedere tra le righe della foto  - e le parole 'strane' usate da chi ha descritto l'episodio tragico.


martedì 26 maggio 2020

Dirigibili. Anzi, no, aeronavi

fonte: Ecofantascienza



... e se un nuovo modo di volare - non solo, ma anche, tra le altre migiliaia di modi di vivere che son da ripensare e trasformare o persino da dimenticare - potesse giocare una piccola parte nel costruire quel cambiamento che a molti è sembrato vitale dover intraprendere, nel periodo delle quarantene?

Quando il primo aereo è tornato a solcare l'azzurro sopra la tua testa, hai detto addio alla limpidezza dell'aria, al silenzio e agli odori. 

In quel momento, hai pensato ai dirigibili...





lunedì 13 gennaio 2020

Il sentimento per l'acqua



Acqua. Ci avete fatto mai caso? Solo il suono della parola, il solo fatto di pronunciarla o di sentirla - procura una sensazione che è contemporaneamente di sete e di desiderio.
Per lo meno, per te. Per lo meno, in italiano. Non sai come sia nelle altre lingue.

water, wasser, eau, voda, woda, agua, apă, вода, vesi, vann, vatten, vanduo, ūdens, νερό, uisce, uisge, víz, su...

Immagini che valga per tutte, a seconda di dove e come si sia formata la tua sensibilità sonora.

lunedì 6 gennaio 2020

L'uomo centenario

Isaac Asimov, nato Isaak Judovič Azimov
Исаáк Ю́дович Ази́мов

Cento anni fa l'altro giorno (il 2 gennaio), nasceva lo scrittore di fantascienza più famoso di sempre: anche chi non legge (o non leggeva fantascienza), conosce Isaac Asimov. Tu lo leggevi, con grande divertimento e anche grande ammirazione, avidamente, da ragazzino. I suoi libri erano finestre senza tempo - o in un tempo relativistico, quando tutto è vicino a tutto e il passato remoto è una prospettiva impensabile, specialmente perché sei un ragazzino che ha pochi anni alle spalle e non conosce nulla del mondo.

giovedì 2 gennaio 2020

Le api del nostro futuro



Di recente qualcuno ha scritto: "dobbiamo trattare bene le api". Le api sono fragili insetti, il cui rapporto con le evolute piante angiosperme tiene in equilibrio una vastità di relazioni tra animali e piante. Si tratta di rapporti complessi, intrecciati strettamente da millenni: solo adesso cominciamo a diventarne consapevoli. Perché adesso questo equilibrio si è rotto. E ci stiamo accorgendo che è un domino di catastrofi.


mercoledì 31 luglio 2019

giovedì 25 luglio 2019

Umani Replicanti






«I've seen things you people wouldn't believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.» 



mercoledì 17 luglio 2019

Corrida, il toro umano






Divenne consapevole del vagito ultrasonico. Era una cosa che gli torturava i timpani, mentre rimaneva appena oltre la soglia dell'udibile.

sabato 13 luglio 2019

Corrida capovolta

     

     
     
    Che cosa è la cultura?
    Credi che possa essere tante cose.
    Non è però un oggetto contundente.
    Non si usa per intimidire gli altri.
    Non si usa per azzittire voci altrui.
    Non si usa per censurare i sentimenti.
    Non si usa per vietare altri pensieri.
     
     
    Non è la corrida.
     
    La cultura, tra le altre possibilità:
    Si usa per osservare e ascoltare.
    Si usa per incoraggiare gli altri.
    Si usa per dare espressione agli altri.
    Si usa per focalizzare le emozioni.
    Si usa per esaltare i pensieri. 
    Si usa per amalgamare.
     
    Intanto, leggete questo racconto.
    In un prossimo post racconti e spieghi.
    E proponi la tua traduzione.
     

venerdì 5 luglio 2019

Qualche goccia del tuo sangue


...ovvero la storia del pericoloso ingenuo che amò il somaro paziente. Si potrebbe anche riassumere in questo modo questo racconto sui generis di Theodor Sturgeon, che di trame sui generis ne sapeva parecchio. 

sabato 1 dicembre 2018

domenica 25 marzo 2018

La Guerra dei Mondi spiare, scappare, nascondersi, animali tra gli altri animali



A chi non è capitato di sentirsi obiettare le più sfrenate e improbabili contro-argomentazioni, lanciate a vario titolo contro chi prende la parola in supporto degli altri animali?
A te, per esempio, è capitato di sentirti dire: "ma se dovesse arrivare una nuova glaciazione e quindi la alternativa fosse tra la inedia e l'estinzione o il divorar carne (compresa, immagini, quella umana) ?". E citi solo questa, perché -va detto  -un pizzico di originalità tutto sommato ce l'ha. Tutte le altre - dalla tradizione alla B12, passando per la sofferenza della carota e la stupidità/cattiveria degli animali - le tralasci. 

Vale la pena citarne solo una, che possiamo invece noi rivolgere a loro. Visto che tu - carnista antropocentrato, che proclama la evidente superiorità di forza dell'umano contro tutti gli animali - ammetti il diritto del più forte a fare del debole e dello sconfitto ciò che vuole, disponendo del suo corpo e della sua specie in ogni modo possibile, che cosa faresti se venissimo invasi da extraterrestri antropofagi?


martedì 13 marzo 2018

Horta di Mr. Spock






La Horta è una creatura extraterrestre, la sua biologia  la rende di aspetto assai simile a una roccia semovente. Il suo first close encounter con la specie homo sapiens è stato drammatico. Noi siamo per lei, quello che lo xenomorfo alien è per noi: un distruttore spietato e inarrestabile.  Ma non facciamo confusione con gli universi sci-fi. Qui, per fortuna siamo in Star Trek e questo è uno degli episodi più significativi e più 'oltre il loro tempo' dell'intera serie classica anni '60.



domenica 18 febbraio 2018

Gill-Man: Il mostro della Laguna Nera

nuoto come corteggiamento?


Ecco un fotogramma di una delle scene più romantiche e contemporaneamente sensuali di tutti i "film-coi-mostri" degli anni '50. 
Il gill-man (l'uomo pesce), scopre questa nuova creatura, un'animale femmina della specie homo, che è arrivata nella sua Laguna, è entrata in casa sua - e ne è attratto, incuriosito. 

giovedì 14 dicembre 2017

Nessun Jedi è un'isola: punto di vista animale

l'isola di Luke Skywalker, pianeta Ahch to



Nella notte di Santa Lucia, sei andato a vedere Star Wars VIII - The Last Jedi (Gli ultimi - o l'ultimo? - Jedi). Tante cose ha voluto raccontare - forse troppe, tutte insieme - e ci sono snodi e comportamenti che ti han lasciato perplesso, ci sono lungaggini e frettolosità e forse perfino salti  e vuoti di sceneggiatura. 
Ma ci sono - e secondo te sono comunque la maggioranza - momenti esaltanti, entusiasmanti, direzioni che oltrepassano davvero tutto quello che avevamo finora già visto nella galassia lontana lontana. Succede - per te - quando la Forza prende spazio e tempo (mai era stata vista, raccontata e cantata così intensamente come in questo film). Succede, quando - anche grazie a Chewbacca, spesso eroe incompreso, ancorché tra i più generosi, nobili e valorosi - questa volta si intravede un punto di vista animale.


domenica 8 ottobre 2017

Blade Runner 2049: chi ci sta davvero ricordando?

...e lei, oppure no?


... alla fine hai nostalgia della neve.
Sei quasi sicuro che non sia un ricordo innestato: l'odore di neve, che è qualcosa di oltre alla mera 'aria di neve', è un profumo di acqua mista ad attesa; il tocco della neve, ogni singolo cristallo, su guance, mani, su scarpe e dentro, sui piedi; la vista di neve dal cielo negli occhi; il tatto di neve, sulle gambe, le braccia, la schiena e il petto. Sdraiati, come il Blade Runner - dove, per ora, lo lasci a riposare, a guardare il cielo - biancogrigio come neve.

...mi è sembrato di vedere una Urania di Karel Thole!


Quando, nel 1982, vedesti Blade Runner di Ridley Scott, fu davvero una grande impressione. Il ragazzino che eri, a mala pena affacciato sulla adolescenza, si chiedeva: esistono sul serio città così? E insieme alla domanda, c'era il sollievo recondito che - usciti dalla sala buiamagica del cinema - avresti trovato città 'altre': con alberi e animali, il cielo azzurro, strade piccole, buio la sera e la notte, così le stelle si possono vedere. E - se è particolarmente buio, e l'aria impossibilmente tersa, vedi anche la galassia, lo spolverio viatico latteo: per sognare le colonie extra-mondo pre-digitali, per immaginare come era in quel momento essere su un pianeta irraggiungibile, sotto il sole di quella stella a guardare questa stella, per immaginare come era essere su questo pianeta - che ci stiamo rendendo irraggiungibile, insieme a tutti gli altri suoi abitanti: diretti a testa bassa verso il futuropresente incubico di Blade Runner.

la la ...


... bang!


Perché - e qui c'è un primo punto saliente - questo secondo Blade Runner mostra e racconta un futuro che è già presente - "ho visto cose che voi umani", virato alla catastrofe ambientale - e che perciò, visto sullo schermo, per come poi viene visto, in modo sublime (che confina strettamente con l'orrorifico, anzi l'orrorifico stesso può essere sublime) non lascia spazio per alcun tipo di sollievo pre-adolescenziale come quello raccontato poco sopra. In qualche modo, infatti - almeno secondo chi presta l'attenzione vitale a queste situazioni - questa volta non c'è uno spazio vivibile fuori dalla sala del cinema. E se il film non diventa cronaca - di uteri artificiali, o dei cantieri infernali di Chittagong, giusto per far due esempi - è solo perché la storia questi aspetti, li mette nella cornice di contesto. Sono visibili ma muti: tuttavia, se il primo passo per prendere coscienza di una situazione è raccontarla, il film questo primo passo lo compie tutto e la Terra sfigurata è il personaggio onnipresente dell'intero film.



La storia, come hai letto altrove, è lineare: un giallo, una quest slalomata tra obitori, genetica, virtualità, burocrazia, low tech mescolata a impalpabili fotoni. Tutto, alla fine, arriva dove sembrava dovesse arrivare - e questo, per te, è assai appagante per chi adora ascoltare, vedere storie raccontate.
Il racconto che - come la presenza del pianeta agonizzante - è sottraccia in ogni scena - e scelta - importante ci porta dritti al cuore delle nostre certezze identitarie, per metterle in dubbio. 
I muri, le barriere, ci sono, ma sono inganni: di fatto, non esistono (ma guai a rivelare che le barriere si possono attraversare!), non esistono nemmeno per chi si trova dal lato del potere, e vive in titaniche camaleontiche costruzioni-templi-laboratori (al cui interno è lecito pensare avvenga qualsiasi cosa - e qualcosa ci viene mostrato, in effetti), e vive mescolando la propria 'purezza' umana-divina, scissa dalla carne e dal sangue. 

...overlooking...

Ma intrisa degli stessi biomeccanismi che condannano arbitrariamente altre esistenze alla morte, al dolore, all'uso abusante, alla mercificazione, alla pena capitale, alla riproduzione seriale vertiginosamente infinita, al controllo costante sotto forma di test e scansioni.
Perciò e però: chi - cosa - è umano? e perché? e fin dove? ... dal momento che la onnipotenza pseudodivina hi-tech ha reso porosa (un termine quasi assurdo in questo contesto!) la 'barriera' interspecie, gli interscambi sono bidirezionali e continui, a qualsiasi livello concepibile - virtuale, spirituale, visivo, sensoriale, fisico, corporale. Chi ha il potere, non ha dubbi su chi sia umano e rinnega i propri enormi privilegi. Chi il potere non ce l'ha, vive su un piano inclinato, dove la salvezza non è un opzione.
Eppure, la mescolanza di identità è ovunque - una cifra molto consona alla poetica di Philip K Dick, da cui tutto ciò deriva (tua opinione).

Horkheimer alla miliardesima: qui dai piani bassi si sale, ma non è mai bello...


Non ci sono animali: come non ce ne erano 20 anni prima -in Blade Runner - ancor meno ce ne sono oggi. E sono sempre desiderate chimere (non vuoi nemmeno immaginare quale esistenza sottovuoto conducano i pochi animali superstiti). Non ci sono piante - appare un unico tronco rinsecchito, bianco, sempre sul punto di screpolarsi, sgretolarsi, sbriciolarsi, tuttavia sempre in piedi. 
C'è solo un cane: un grosso cane che sembra molto socievole, ma che - così come appare, altrettanto subitaneamente scompare - non è detto sapere chi sia. Cane vero? Cane replicante? Chiediglielo... (comunque, non è un cane che rappresenta l'appiglio per la salvezza di una umanità ancor più sull'orlo dell'estinzione, come capitava in 'The Road', non sembra essere un cane salvifico).



Insomma, non c'è nulla che non ci debba essere. Nulla sembra eccedere, tutto sembra obbedire prontamente agli ordini di umani superumani come Neander (!) Wallace.
Invece, non sarà proprio così: i superumani che hanno vertigini divine, non sopportano che le cose davvero prodigiose non si possono controllare, nemmeno se la morsa è ferrea totalmente.
Denis Villeneuve usa anche i suoni per raccontarci questa sua storia: la musica si intreccia e rompe barriere e confini insieme con l'azione, coi rumori, con le voci. Però, sono i silenzi che restano impressi di più: una sospensione su... ? (la sinfonia si tronca in Si).

Così, nella neve: giusta requie, forse tornare a 'veder cose che voi umani'...




sabato 21 gennaio 2017

Amy Adams, Friedrich Nietzsche e gli eptapodi - Arrival

foto di Andrew H. Walker


Qual'è la 'vera Amy Adams? Quella dell'immagine ufficiale, di scintillante attrice? Oppure quella di donna intelligente, ritratta coi suoi pensieri personali?  Forse tutte due - non è un caso che indossino il medesimo abito e occupino il medesimo spazio - potrebbero anche essere due gemelle spaziotemporali - come potrebbe anche suggerirci Andrew H.Walker, il fotografo che ha ideato il progetto sugli attori-come-persone.





Da un certo punto di vista, sono due anche le donne - la linguista Louise Banks -  che Adams interpreta nel film che hai visto stasera: Arrival. Per quanto ti riguarda, lo attendevi da mesi, i trailer ti avevano intrigato, sospettavi-speravi in un film di fantascienza delle idee - finalmente. E la speranza non è andata delusa. Forse perché il soggetto è tratto da un racconto di Ted Chiang? (che a questo punto non ti resta che leggere). Ad ogni modo, secondo te, l'origine, per così dire, letteraria, della trama, si percepisce molto bene in molti momenti del film. E anche nella sua costruzione, molto legata alla parola raccontata - piuttosto che al racconto per immagini: parola che può essere ricordo, intuizione, disegno, ma anche didascalia, commento, equivoco, tranello, prospettiva. Occasione, bivio, inciampo, dialogo. 

Hai avuto la sensazione di vedere degli alieni davvero exstraterrestri in ogni loro aspetto. 
Hai goduto della soddisfazione di vedere la storia arrivare fino all'orlo dell'abisso di distruzione, ma senza precipitarvici dentro.




L'abisso di distruzione, va detto, viene - nel film ma anche, purtroppo, nella vita reale - declamato e desiderato da qualsiasi umano abbia un potere politico di distruzione e di prepotenza - un capo di stato che ci trascina in una terrificante e annichilente profezia auto-avverantesi (perché, poi, sono sempre quelle catastrofiche ad avere in misura maggiore questo terribile potere di essere nemesi?).
L'abisso di distruzione, invece, viene sfiorato ma infine evitato, grazie alla forza ritrovata e rinnovata di quegli aspetti che dovrebbero essere più salienti e che dovrebbero farci davvero umani - per come possiamo essere umani a questo punto del nostro cammino terrestre come specie animale. Noi oggi, infatti, possiamo e - di fatto - dobbiamo cambiare l'intero nostro approccio alla realtà del pianeta dove viviamo. Senza negare la nostra continuità con i nostri paleo-antenati - ma accettando il dato di fatto e la consapevolezza che continuare a misurare la nostra etica sul loro metro non ha senso e nemmeno prudenza  - come non ne avrebbe (e infatti non ne ha), pretendere che il leone si astenga dal cacciare la gazzella. La nostra etica - qui-e-ora - dovrebbe diventare quella ispirata da concetti come condivisione, dono, liberazione, affrancamento.




Non è un caso, comunque, secondo te, che l'abisso venga evitato grazie al coraggio di una donna, capace di usare nuovi strumenti, che non sono materiali e tangibili, ma sono fatti di empatia, comunicazione e nuove temporalità.
Ti piace pensare che la nuova umanità che si affaccerà al futuro degli eptapodi, sarà una umanità finalmente capace di ri-conoscere gli altri abitanti del pianeta come compagni degni e paritari, con le loro capacità comunicative, le loro visioni del mondo, le loro conoscenze da condividere. Gli altranimali - in una parola - che fino ad ora stiamo trattando come alieni ostili incomprensibili - rispecchiando su di loro quella che è in fondo una nostra esclusiva ostilità verso la loro alterità. Ti domandi: se non saremo capaci di accogliere queste alterità nate come noi su questo pianeta, come e quando mai saremo capaci di accettare quelle alterità davvero e totalemente aliene, extraterrestri? L'orlo dell'abisso è tutto in questo punto cruciale.



Il primo passo sarà guardare all'uccellino in gabbia che obblighiamo a seguirci, e intuire di fare il passo oltre - l'uinico passo sensato -  spogliandoci letteralmente, per metterci nella sua stessa condizione di irrevocabile vulnerabilità - da qui, la comunicazione, la reciprocità.
Questo passo, forse, lo sanno fare solo gli autentici esploratori, che sono coraggiosi e assolutamente intuitivi come i bambini.
Una bambina, infatti, disegna "mamma e papà che parlano con gli animali". Una bambina è il fulcro spaziotemporale di tutto. Qui c'è la frase  che - insieme ai due momenti qui sopra accennati - ti ha reso convincente il film. La riporti a memoria: "Se tu conoscessi dall'inizio alla fine l'intero percorso della tua esistenza, vorresti viverla lo stesso?". Ci vuole il coraggio di una superdonna, o di un filosofo, perché qui siamo alle prese con l' "eterno ritorno" di Friedrich Nietzsche: l'universo ciclico che ritorna su se stesso. Non sai perché, ma questa teoria ti fa sentire ottimista, in modo, forse, controintuitivo: ma forse è perché a ben pensarci, l'eterno ritorno si può immaginare non così immutabile, ma suscettibile di impercettibili mutamenti - chiamale, se vuoi, correzioni.





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