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domenica 23 febbraio 2020

(*) EDIT - EVENTO ANNULLATO . Eco femminismo e femminismo antispecista, per una liberazione totale - Vercelli, 1 marzo 2020



Domenica 1 marzo 2020, Vercelli, 
angolo via Vittorio Veneto/Corso Libertà 49 (davanti al Caffè Marchesi) 
dalle ore 11:00 alle ore 19:00. All’aperto. 
Letture militanti tra teoria e prassi per una liberazione totale.

AGGIORNAMENTO
EVENTO ANNULLATO PER PRECAUZIONE MEDICO SANITARIA 
(leggi oltre)

giovedì 6 giugno 2019

Cute 2: Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che... fa vendere



... proviamo allora a metter giù qualche parola per approfondire il 'cute' da un certo punto di vista, quello che ti preme di più, cioè quello antispecista.  Non per caso, l'altra volta c'erano Susanna Tuttapanna e la mucca Carolina (sì, va bene, anche Camillo il coccodrillo) tra le prime 'icone cute' presentate nella galleria del post. Erano, infatti, oggetti cute, mascotte, immaginate e create -  e proposte - con fini commerciali. Avevano alle spalle un loro esclusivo discorso.


mercoledì 5 giugno 2019

Cute: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che è strano - 1


Nei tempi inconsapevoli della (tua) infanzia, questi due personaggi popolavano la televisione in bianco e nero e reclamizzavano in Carosello prodotti caseari. Vi ricordate come si chiamavano?

lunedì 10 dicembre 2018

Come animali al macello



Hai recuperato  dalle bozze del blog, un 'pezzo', che era stato scritto per il commento del libro "Un'eterna Treblinka" di Charles Patterson - che poi hai risolto in altro modo, ché di questo pezzo ti eri apparentemente scordato. Il pezzo ti sembra possa contenere spunti di per sé non necessariamente vincolati alla occasione libro, perciò non ti sembra una cattiva idea proporlo di per se stesso.


lunedì 15 ottobre 2018

La libertà è nella resistenza



Scrivevi, un niente di giorni fa, che quel maiale investito sulla statale mente fuggiva da un capannone di allevamento e s t e n s i v o  aveva compiuto una impresa disperata - nel senso che la speranza le è stata sottratta, che si è svolta in un contesto dove la fuga è nascosta. La fuga, non di meno, è un 'dovere' del prigioniero, va tentata comunque.
Scrivevi che, però, non era 'morto libero', ma 'morto in fuga': ché la libertà non può non essere anche la libertà di godere del proprio tempo e di non essere più braccati. La libertà è libertà di non fuggire, che si ottiene solo dopo un gesto di fuga - purché questo gesto, va riconosciuto, ottenga anche un poco di fortuna. Quale tipo di fortuna sia mancata al maiale, lo hai scritto nel post prima di questo. E comunque, che il suo epitaffio fosse un quasi slogan come 'morto libero', ti sembrava qualcosa di iniquo, da evitare, se potevi.

Ed ecco che, appena reso pubblico quel post, ti ritrovi a leggere un breve testo di Benedetta Piazzesi, "Animali, ostinata resistenza", su Liberi Tutti ( CdR) del 5 ottobre 2018.

martedì 7 agosto 2018

Un'eterna Treblinka, parte seconda (Il miglioramento della razza: dall'allevamento al genocidio) - Riletture dell'antispecismo


"Tutta la nostra società è fatta per dare spago alla violenza", così Tiziano Terzani. Ma non basta: "Come si può allevare la vita per ucciderla e mangiarsela?".
In queste due frasi, così accorate, come solo la voce di un poeta ha il coraggio di essere, mentre va a ficcarsi al cuore dell'orrore di umana produzione, si racchiude, secondo te, l'essenza del nazismo eterno, imperituro. Il meme-nazismo che - inoculatosi ormai nel tessuto sociale e mentale umano - non è mai davvero scomparso. Il meme è un concetto articolato, infatti, non si riduce alle figurine umoristiche sui social.
Quel nazismo-high tech che riduce tutto il vivente a oggetto manipolabile, valutabile, misurabile, mercificabile, modificabile, riproducibile all'infinito, sacrificabile per sempre e per ogni e qualsiasi motivo - dal circo alla vivisezione, passando per la caccia e lo zoo.
Charles Patterson, lo ha fotografato nel suo libro: "Un'eterna Treblinka".

La rilettura della introduzione la trovate qui.
La rilettura della prima parte la trovate qui.
La rilettura dell'inizio della seconda parte la trovate qui.

sabato 9 giugno 2018

Un'eterna Treblinka, parte seconda (mattatoio e catena di montaggio) - Riletture dell'antispecismo

Prosegui la rilettura (ragionata?) di questo libro- pietra miliare per la formazione dell'animalismo  e di molti che iniziarono a chiamarsi animalisti, nelle prime 'battaglie' per la liberazione degli animali - o contro lo sfruttamento, a seconda da che prospettiva si guardi.  La rilettura della introduzione la trovate qui. La prima parte la trovate qui

giovedì 12 aprile 2018

Un'eterna Treblinka, parte prima (riletture dell'antispecismo)



Questo è un libro da battaglia. Lo è tuttora, A distanza di tredici anni, quando lo leggesti per la prima volta e ti sentisti sollevato in volo dall'energia pazzesca, liberatoria che usciva da queste pagine, scritte dritte come un missile e piene di nomi, dati, date, numeri, a sostegno di tesi e concetti che sono una delle fondamenta del pensiero animalista. Tuttavia, secondo te non mancano i salti di fede, le petizioni di principio.

domenica 4 marzo 2018

Un'eterna Treblinka, intro - Riletture dell'antispecismo



Con quest post vuoi provare a iniziare a fare un lavoro di recupero: una rilettura indietro nel tempo, alla riscoperta dei libri 'antispecisti' che in questi anni hai letto.

Vuoi vedere se questi testi affrontano la prova degli anni che passano rimanendo tuttora validi, ancora con la possibilità e potenzialità di dire qualcosa di significativo e di importante -  per tutte le persone che in qualche modo hanno sempre viva nel loro sentire la indignazione per come vengono perseguitati gli altranimali e hanno la voglia incontenibile di rimediare a questo stato di cose insostenibile.

mercoledì 30 agosto 2017

Felice Cimatti a Torino - GLI ANIMALI NON CI GUARDANO - io sono un cinico




L'animalità è ormai una questione filosofica ufficiale - importante, significativa, portatrice di discorsi, propositrice di azioni -  anche in Italia. Non stai qui a riassumere i come e i perché della sua finalmente raggiunta dignità e attenzione. Sei convinto però che sia una fortuna, che era ora che accadesse, perché l'animalità - in breve - ha a che fare col futuro. Per qualcuno è l'unica questione filosofica davvero pregnante in questo XXI secolo.

L'animalità l'anno scorso fece il suo ingresso in società a Torino Spiritualità; hai bei ricordi di quei giorni, trascorsi tra conferenze e viali torinesi. Prendesti molti appunti, sono ancora quasi tutti 'nascosti' in file audio dello ipad; scattasti molte foto, sono quasi tutte pubblicate sul blog; prendesti molti libri, di quasi tutti devi ancora provare a scrivere.

Ma adesso torniamo agli appunti. Hai potuto seguire poche conferenze, a dire la verità. Ma quelle poche, hai cercato di sceglierle per scoprire nuovi contenuti, e per imparare. Le correnti filosofiche che orbitano intorno alla animalità, o meglio che ne compongono la nube semantica, si intrecciano, si intersecano, collidono, si inseguono, si confrontano; oppure si concretizzano in azioni, attività, buone pratiche, percorsi, azioni e progetti.

L'animalità è pluralità e non può non esserlo.

Con Felice Cimatti e questa sua conferenza sugli animali che (non) ci guardano, ti sei entusiasmato, hai scoperto spunti (che non sono esenti da critiche e possono lasciare anche perplessità) che consideri molto interessanti- anche se non tutto lo condividi.

Perciò, già diversi mesi fa, hai 'sbobinato' (oggi è un termine che non ha più senso, visto che si tratta di ascoltare frame audio: si potrà scrivere, allora 'S-frameare', o 'deframeare'?) l'intera conferenza. Alla maniera dello studente universitario che una volta eri. Nudi e crudi. Senza rielaborazioni né riscritture, a parte minime punteggiature e correzioni di errori di battitura. Avresti voluto scriverli in un discorso compiuto, un riportato delle parole del filosofo. Non lo hai mai fatto, né a questo punto mai lo farai; credi però che questi appunti, questi frammenti, abbiano di per se stessi un loro valore, una loro forza comunicativa. E in questa veste - quasi come se fossero frammenti ritrovati di antichi filosofi greci; la qual cosa, magari, piacerebbe allo stesso Cimatti, come escamotage retorico - li proponi qui.  (con tutto l'impegno  e il tempo serviti per trascriverli!).

Hai aggiunto immagini, coerenti col testo. Hai corretto gli errori di battitura, quelli che sei riuscito a trovare. E basta. Buona lettura.



torino, 25 settembre 2016
felice cimatti
torino spiritualità
gli animali non ci guardano

aperte virgolette:
"Perché mi occupo di questo tema, cioè della animalità.
Insegno filosofia del linguaggio all'Università della Calabria

Sono arrivato a occuparmi di questioni di animalità proprio partendo dal linguaggio. Cercando di fare un confronto. (uno) Studio più generale del  modo di essere al mondo degli animali non umani: mente-corpo.

il tema della A è un tema molto più ampio che non soltanto una visione specifica dei comportamenti degli animali o dei diritti degli animali. Al punto che io credo che sia uno dei grandi temi di riflessione della filosofia del nuovo millennio, uno dei temi decisivi.

io non sono un animalista, non sono un attivista, ho grande stima e ammirazione e parteggio per loro, per le loro buone ragioni: animalisti, vegani, bersaglio ipotetico di ogni dibattito mediatico.

a me interessa il tema della animalità in un senso più ampio ancora, come se fosse un tema per vedere dall'altro lato le categorie della filosofia.

la filosofia, tutta la filosofia, in un certo senso, ha un impensato, una premessa che non mette mai in discussione: e cioè la nostra posizione.

leggete qualunque testo, filosofia, poesia, letteratura, una tradizione antichissima, dove la  nostra posizione non viene mai messa in discussione.
ci sono persone che amano gli animali, (San Francesco, i fioretti, il lupo, per ammansirlo, per caninizzarlo). Non c'è mai un atteggiamento nei confronti dell'animalità, in cui l'animalità funzionasse veramente come qualcosa di radicalmente diverso da noi, e che mette in crisi le nostre categorie.

allora, a me interessa il tema dell'animalità come se fosse l'altra faccia della filosofia.
è per me una specie di macchina mentale: ogni volta che leggo una affermazione filosofica, provo a leggerla dal punto di vista dell'animale non umano: una affermazione su dio, la conoscenza, l'etica.

e mi pongo la domanda: va bene, questo vale per gli umani, ma per un virus? per uno scarafaggio? per una foglia? questa operazione è come se mi costringesse ogni volta a cambiare punto di vista e almeno per me è molto utile, è strabiliante vedere come cambiano i problemi se li vediamo attraverso questa torsione.

quindi per me il concetto  dell'animalità è più ampio della questione dei loro diritti o del concetto di animali. Se si prende veramente in considerazione il tema del'animalità, è difficile continuare a fare filosofia come sempre si è fatta. è difficile continuare a vivere come abbiamo vissuto e come faremo e faranno quelli che verranno dopo di me.

allora, prendere in considerazione l'animalità vuol dire fare questa torsione: vedere il mondo da un altro punto di vista.
sono veramente pochi quelli che hanno fatto questa torsione, pochissimi.

uno ad esempio è Kafka, geniale e spesso travisato, i suoi racconti con insetti, topi, altri animali considerati schifosi: nei suoi racconti non servono mai come allegorie di qualcos altro, sono proprio animali. Kafka vuole farci vedere il mondo in un altro modo, metterci dall'altro punto di vista.

ora, io credo che il concetto di animalità abbia esattamente questa funzione: è uno straordinario e potentissimo mezzo per pensare, è molto più ampio, però, del tema specifico degli animali.

gli animali non ci guardano
c'è molta retorica sugli sguardi reciproci e l'amicizia reciproca tra umani e animali. sul fatto che ci guardano che ci amano, che noi siamo amici loro e loro amici nostri.
con eccezione di cani e gatti, non è vero. cani e gatti sono animali inventati dagli umani, viventi selezionati per guardarci.
gli altri animali non ci guardano, o se ci guardano, ci guardano come un altro pezzo di mondo o qualcuno di cui hanno paura. spesso gli animali ci guardano con preoccupazione - perché hanno anche buone ragioni per guardarci con preoccupazione!
comunque, se arriviamo noi, gli animali capiscono che devono andarsene. poi ancora, gli animali non ci guardano: tutti gli esempi che ci vengono in mente sono facili, scontati. (con un / c'è un) pregiudizio (a favore di): cani, gatti, scimmie. (e mammiferi)

i miliardi di specie non mammiferi: gli insetti, i pesci o quelli che non hanno forma simile alla nostra.
se ci guardano, ci guardano con preoccupazione o con disinteresse, per quel momento in cui ci guardano - siamo un pezzo di mondo, come qualunque altro pezzo.

dal nostro punto di vista, invece, siamo sempre convinti che gli animali siano contentissimi di stare con noi, non vedono l'ora di stare con noi, sono i nostri migliori amici.

siamo sicuri dei loro pensieri e desideri e bisogni e preoccupazioni? siamo entrati nella loro mente?
gli animali domestici sono animali costruiti per stare con noi. il caso del cane ha prove paleontologiche, esistiamo insieme, ci siamo selezionati a vicenda (Marchesini). abbiamo selezionato quelli capaci di stare con noi, e viceversa. è una costruzione sociale, co-evolutiva. (di) perspicacia canina sui nostri comportamenti. quelli aggressivi, bizzarri, strani, indipendenti, non li vogliamo con noi,  li mettiamo da parte per costruire razze da guerra, ecc

quindi il cane e il gatto non sono buoni esempi come animali.
addomesticato, spesso castrato, mansueto per definzione.

l'altra faccia della faccenda: siamo noi invece a fissare gli animali. siamo noi che guardiamo noi, con occhi ammirati, stupiti, invidiosi.  questo è un punto interessante: c'è una grandissima invidia da parte nostra nei confronti degli animali.

perché il mammifero homo osserva gli animali. scrittori, libri, letteratura, documentari, film, musica, arte sugli animali. gli animali non passano tutto il loro tempo a osservarci. perché questa asimmetria?
perché abbiamo necessità di essere guardati, anche solo da un gatto, mentre il gatto, del nostro sguardo, sembra non avere alcun bisogno. (?)
(Derrida): tiene conto di quello sguardo e si vergogna. si chiede : questo gatto chi è?  tutto può intendersi in modo completamente diverso, se si considera quello sguardo.

nessuno fa retorica sullo sguardo animale.
l'ape rispetto a noi, ci guarda?

tre parti

1 gabbie: U - gabbia - A

2 sguardi

3 un modo di estendere (?) un mondo in cui teniamo conto del disinteresse degli animali.
(cinico Diogene)
cinismo: la più disprezzata e disprezzabile delle filosofie.
cinico: vivere come un cane; perciò la parola è diventata insulto, a  conferma della nostra separazione filosofica dagli animali.


Dio e Adamo: la prima cosa che fa è nominare gli animali, creati da Dio. Adamo dà un nome agli animali. dando il nome, ha il potere. un nome è anche una definizione, un comando. l'animale è oggetto parlato. è il primo zoo. subito un gesto di classificazione, di determinazione, di inserimento in una certa parte. una operazione, oltre tutto, fatta da due uomini, due maschili. dio e adamo.

dare il nome separa, traccia un confine: io sto qui e parlo e ti parlo, tu sei lì e vieni parlato, vieni detto. sei oggetto e io sono colui che parla.

per uomo, animale è un aiuto, perché non è bene che umano stia solo. aiuto di Adamo,
una disimmetria: l'animale viene subito pensato dal punto di vista dell'umano.
dio conduce gli animali dall'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati. in qualunque modo li avrebbe chiamati, doveva essere. uomo impose nomi a tutti. (bestiame, uccelli, bestie).
uomo si è auto imposto nella posizione di padrone. nasce dicendo di se stesso che non è un animale. animale è diverso da me, animale è ciò che viene nominato.

Animalità vuol dire invece rovesciare il punto di vista: prendere il punto di vista  di un vivente qualsiasi, che non deve avere nome, dei monti, delle nuvole, della terra, dell'albero; mettere invece lo sguardo umano al secondo posto. Animalità vuol dire prendere lo sguardo anche di una cosa che  non ha sguardo: le rocce, le foglie, le nuvole. Che vedrebbe la roccia?

Animalità vuol dire prendere il punto di vista di tutto quello che abbiamo sempre pensato soltanto a nostra disposizione.

Zoo: la sbarra - il vetro; una finta natura; la famigliola che guarda da oltre il vetro.
La leonessa non guarda gli umani. sono loro che tutti contenti guardano il leone. se li vede, li vede come un pezzo del mondo non interessante.



Ai bambini piacciono gli animali? Forse. Agli animali piacciono i bambini? No. Però l'animale è in gabbia. l'animale buono è l'animale in gabbia, addomesticato,  innocuo, dall'altra parte. Oltre la sbarra, il vetro: spesso, robusto.
I genitori sorridono: che c'è di bello, da far guardare? Come andare in un carcere a vedere i detenuti. Cosa c'è di bello in questa scena, da ridere? Fa ridere?  Finché non prendiamo in considerazione lo sguardo disinteressato della leonessa dietro il vetro, non vediamo niente della animalità.




In questa scena non c'è niente di dolce, di simpatico per l'animale, non c'è amore per gli animali.

che amore è quello che toglie la libertà a un animale, lo mette da solo in una gabbia, (probabilmente anche sedato, altrimenti si nasconderebbe o scapperebbe o tenterebbe fuga). in un ambiente naturale finto, artificiale, innocuo, dietro un vetro, sotto controllo? La leonessa ha anche fame.


Kafka, il racconto della scimmia in accademia (cfr): Pietro il Rosso
"la gabbia era troppo bassa per la posizione eretta e troppo stretta per quella a sedere. dovevo perciò starmene accoccolato, con le ginocchia piegate e sempre scosse da un tremito. e poiché  i primi giorni non volevo probabilmente vedere nessuno e preferivo restare al buio, stavo sempre rivolto verso la cassa, mentre le sbarre mi martoriavano la schiena. codesto modo di custodire le bestie selvagge, subito dopo la cattura, è generalmente ritenuto vantaggioso; e per la mia esperienza, non posso negare che, dal punto di vista umano, effettivamente lo sia".

"Pensavo a tutt altro. Per la prima volta nella mia vita, mi trovavo senza scampo."

La parola per capire Kafka:  al di sopra di tutto, una sensazione costante: non avevo scampo.
L'unico animale che può sopravvivere con noi è un animale che non ha scampo.
"Al di sopra di tutto, una sensazione costante: non avevo scampo. quello che allora sentivo come scimmia, oggi non mi è dato riferirlo che in termini umani".

Come sono gli animali che ci piacciono? Gli animali che in qualche modo si esprimono in termini umani. "al mio cane manca la parola. il mio cane parla". è come me.
 come Pietro il Rosso, che per sopravvivere, deve impararare ad adattarsi ai termini umani. e quindi travisarlo.
"ma anche se non posso ritrovare la mia antica scimmiesca verità, essa è posta senza dubbio alcunio nella direzione che stavo eliminando. tante vie fino allora mi erano state aperte innanzi e adesso nessuna. ero in trappola."

L'animalità con cui gli umani hanno a che fare è in trappola, per definizione.  ed è una trappola che è cominciata nel momento in cui Adamo, miticamente, ha cominciato a nominarli. li ha messi dentro.

Nominare vuol dire: ti metto in uno zoo, ti metto in un manuale di zoologia, in una ricerca psicologica, in un trattato di psicologia comparata, ti metto in un allevamento, ti metto in un negozio di animali domestici,  ti metto la museruola.

La trappola, la storia per cui non possiamo avere rapporti con gli animali se non sono dall'altra parte.
Tra noi e gli animali c'è sempre uno schermo: sbarre, vetro, filo, domatore, la parola, sempre qualcuno che trattiene.

Chi è contento? Non il leone. Siamo così convinti che lui non veda l'ora di vederci, che siamo il suo principale divertimento?

Totale indifferenza degli animali verso gli umani; e anche dell'intero mondo naturale. Nessuno è preoccupato per l'umano. L'uomo pensa di essere il centro di tutto, poi però non sei niente, o alla stessa stregua di qualunque altro pezzo della natura.

L'animalità è il momento in cui ti accorgi di qualcosa che in realtà è sempre stato sotto gli occhi e non hai mai visto.  
Animale è una parola, una parola che gli umani che parlano si sono arrogati il diritto di dare. Un unico concetto per tutti i viventi, contrapposti agli uomini.

Gli umani si sono dati questa parola, accordandosi nello stesso tempo fra loro per riservare a se stessi il diritto alla parola, al nome, al verbo, all'attributo,  al linguaggio, alle parole e in breve a tutto ciò di cui sono privi gli altri in questione, che vengono raggruppati nel grande territorio della bestia: l'animale. 

gli uomini sarebbero innanzitutto quei viventi che si sono dati la parola per parlare univocamente dell'animale, e per designare in lui quell'unico essere che sarebbe rimasto senza risposta, senza parola per rispondere. Gli animali, infatti non parlano.

ecce animot
un irriducibile molteplicità vivente di esseri mortali, un ibrido mostruoso.

ha bisogno di noi? ci guarda? cosa pensa, quanto è libero di non stare con noi?

animal-imbarazzo, di fronte allo sguardo insistente dell'animale.
(Derrida) un corpo nudo, nessuna superiorità, nessuna costruzione, un pezzo di carne che si muove.

tutta la nostra costruzione crolla. non c'è più Adamo.

Gli animali ci guardano, ma è evidente che non ci guardano.
Animale in gabbia, è anche un finto animale: non mangia, non si procura cibo, gira in tondo nella gabbia, non guarda niente.


Ci guardano? ha bisogno di guardarci?
noi guardiamo con sguardo saggio, profondo, saggio, amante, curioso, indagatore, osservatore.

Oppure ci guardano dopo essere 'scappati' dallo zoo (un carcerato dalla prigione) perché non vogliono essere ripresi, sono terrorizzati. ci dicono 'vattene! lasciami in pace!".



 quando abbiamo dato il nome, contemporaneamente, abbiamo inventato la gabbia, il fucile, la macchina fotografica.

che cosa facciamo a questi animali? forma di evidente sadismo! verso animali così potenti, indifferenti, belli.
allora ti metto in gabbia, zoo, filmato, ti affibbio un nome.

il racconto di Cortazar, 'Il fissatigre'.

la vera difficoltà è quando la tigre riconquista la libertà e voglia esercitarla.
la tigre deve accettare di essere nominata, di essere ingabbiata. o che la sua ribellione non abbia importanza. alienazione di fronte a un assoluto.

L'animale, col suo stesso esserci, ci ricorda qualcosa, rappresenta un modo di essere al mondo che noi non conosciamo. Le loro energie sono enormi. Li invidiamo tantissimo, gliela vogliamo fare pagare.

combattimenti con gli animali, mai ad armi pari.
chi soddisfa? chi ha bisogno? chi lo guarda? chi è contento?
ho combattuto contro un orso, ho vinto.

gli animali ci guardano nella finzione - King Kong - il modo che noi abbiamo di immaginarci gli altri animali e i loro sguardi, l'allusione sessuale, il desiderio bestiale, l'istinto.

Leopardi scrisse un 'elogio degli uccelli' (Operette Morali). Vi scrisse:
'mettiamo gli animali in gabbia per togliere la loro letizia e la gioia di vivere.'

SGUARDI

gli umani si guardano allo specchio. abbiamo tantissimo bisogno di qualcuno che ci guardi, dipendiamo dallo sguardo di qualcuno.
incantati dal fotografo, dai dispositivi che riproducono la nostra immagine.
il selfie.

gli animali non hanno bisogno di essere guardati, l'umano invece non sopravvive senza lo sguardo di qualcuno. ci accontentiamo anche del nostro stesso sguardo, auto sguardo.
se non ci guarda nessuno, moriamo.
(FB, selfie, telefono, festa, ecc)


noi guardiamo gli animali, gli animali non guardano noi. non siamo per nulla interessanti.

CINICI

Come pensiamo noi stessi? la nostra costituzione. Leonardo da Vinci.

per molto tempo l'unico vivente veramente vivente è stato il maschio, bianco, sano, etero, possidente.
perfetto animale, modello della natura, immagine di dio.
tuttora ci pensiamo così. anche quelli che dicono che amano gli animali. c'è tantissimo materialismo nel nostro rapporto con gli animali: l'animale ha bisogno delle attenzioni umane, perché l'uomo è questa cosa meravigliosa, a immagine e somiglianza.

Miliardi di animali non hanno occhi. 
talpe, vermi,  topi, piccioni, gabbiani, tassi, ratti, medusa,  insetti quelli che vivono sottoterra, dentro i muri, nei nostri corpi, quelli sono gli animali filosofici.

dal punto di vista del ratto, della natura, cosa c'è di sbagliato nell'essere ratto?
animali sono sporchi, vivono in terra, si nutrono di cose schifose, rubano, si mangiano a vicenda, camminano di notte. come noi usciamo, entrano loro.

dal punto di vista di quell'animale, che cosa c'è che non va? non è vita degna?
siamo pieni di noi stessi, distintiamo tra animali che ci piacciono e animali 'alieni'.

Il cinico è quel tipo di umano, quel filosofo che, come dice la parola, vive come un cane, da cane.
Diogene non ama i cani, non ha sentimentalismi.
questi cani non sanno che farsene del nostro amore, non lo vogliono.

per i greci, cinismo è la filosofia più scandalosa che possa esserci, non riuscivano a pensare che ci fosse qualcuno che potesse descrivere un modo di vita come quello del cane.
per il greco, che non concepiva la vita del cinico. il cinico vive una vita da cane, la sua vita naturale è la vita come un cane.

quali sono i cinici di oggi? i punkabbestia. insieme, con, come i cani. questi sono animali alla pari, insieme. incarnano la filosofia del nostro tempo e non a caso tutti quanti noi li disprezziamo, perché pensiamo di essere diversi dagli animali.
non ci parla di cani, ma vive come un cane.
quando arrivano, chiamiamo la polizia, li porti via, in prigione.

amiamo solo gli animali finti.


Michel Foucault
uno dei pochi che prende sul serio l'esempio dei cinici.
sa che di lì a pochi mesi morirà, di aids, nel tempo della vergogna.

cominciò a pensare: si piò vivere una vita in cui, come i cinici, si vive semplicemente una vita, e basta? una vita kinikos.
"Il cinismo, come figura particolare della filosofia antica, ma anche come atteggiamento ricorrente di tutta la storia occidentale, pone imperiosamente, sotto forma di scandalo la questione della vita filosofica. la vita kinikos è la vita da cani, nel senso che è senza pudori, senza vergogna, senza rispetto umano. la vita da cinico è una vita da cane in quanto impudica, totalmente impudica, senza vergogna, senza umanità. è indifferente a tutto quello che può succedere, essa non è legata a nulla, si accontenta di quello che ha e non esprime bisogni al di fuori di quelli che può soddisfare  immediatamente.

vivere da cinico vuol dire che la tua vita è  qui e ora. non hai casa non hai soldi, vivi di quello che trovi,  vivi e basta. non pensi a pil, spread, fiscal compact. vivi e basta.

vita da cani, è una vita che abbaia, diacritica ( dal gr. diakritikós ‘atto a distinguere’, deriv. di diakrínein ‘distinguere’), capace di battersi contro i nemici, di distinguere i buoni dai cattivi, i veri dai falsi i maestri dai nemici (?)

cosa vuol dire fare i conti veramente con l'animalità? il cinico ha fatto i conti veramente con l'animalità e fino in fondo. il cinico non pensa di essere speciale, vive come un cane, insieme ai cani.



RIASSUNTO

1. GLI ANIMALI NON CI GUARDANO, PERCHE' NON SIAMO INTERESSANTI. SE NON QUANDO RAPPRESENTIAMO UN PERICOLO O UNA PREDA. NON HANNO BISOGNO DI NOI

2. SE POSSIBILE, GLI ANIMALI CI EVITANO, COSì COME FANNO IN GENERE GLI ANIMALI CHE SE PROPRIO NON E' NECESSARIO, SE NE STANNO PER CONTO LORO, OGNUNO PER CONTO SUO

3. GLI ESSERI UMANI, DAL PUNTO DI VISTA DI QUALSIASI ALTRO ANIMALE (VIRUS, ACCIUGA), NON SONO IN ALCUN MODO SPECIALI O MERITEVOLI DI ATTENZIONE.
PER IL MONDO, DAL PUNTO DI VISTA DEL MONDO, NOI ALTRI NON SIAMO NULLA.
TUTTA LA NOSTRA STORIA UMANA E' NULLA,

4. AL CONTRARIO, NOI INVECE LI GUARDIAMO, SEMBRA CHE NON FACCIAMO ALTRO CHE GUARDARLI, PERCHE' SIAMO INVIDIOSI DELLA LORO VITA LIBERA, NON LA SOPPORTIAMO QUELLA LIBERTA', E ALLORA GLIELA SOTTRAIAMO, E RIPRENDIAMO.

5. LI GUARDIAMO PER SENTIRCI BUONI, PER SENSO INCONFESSATO DI SUPERIORITA', PER AUTOCOMPIACIMENTO. E' SOCIALMENTE ACCETTATO E DI MODA PENSARE A SE STESSI COME DI QUALCUNO CHE AMA LA NATURA E GLI ANIMALI.

6. LI GUARDIAMO PERCHE NON SOPPORTIAMO L'IDEA CHE NON ABBIAMO BISOGNO DI NOI, SIAMO NOI CHE ABBIAMO BISOGNO DEL LORO SGUARDO, ANCHE SE NON C'E'.

7. SIAMO NOI CHE ABBIAMO BISOGNO DI SENTIRCI AMOREVOLMENTE GUARDATI DA QUALCUNO. CHE CI INVENTIAMO ANCHE LO SGUARDO DI CHI EFFETTIVAMENTE NON CI GUARDA.

8. PERCHE' GLI ANIMALI, NONOSTANTE TUTTO, NON SONO MAI ANDATI VIA DAL PARADISO. ECCO PERCHE' NON LI SOPPORTIAMO. GLIELA FACCIAMO PAGARE PER SEMPRE.

9. IL PROBLEMA NON E' SE CI GUARDANO. SI TRATTA DI SOPPORTARE LA NOSTRA IRRILEVANZA NEL MONDO.
FILOSOFIA DELLA ANIMALITA' VUOL DIRE FILOSOFIA DELLA NOSTRA IRRILEVANZA.
ANIMALITA' VUOL DIRE: SIAMO IRRILEVANTI. IL MONDO E' VASTO, GRANDE RICCHISSIMO, NOI SIAMO UN EPISODIO TEMPORANEO, CHE DURERA' POCO PER QUANTI SFORZI FAREMO. TOTALMENTE IRRILEVANTE RISPETTO AL MONDO.

(RACCONTO 'IDROGENO' DI PRIMO LEVI)

...io sono punkabbestia nel cuore, insieme ai cani con cui vivo...


I CINICI HANNO SOPPORTATO IL FATTO CHE GLI ANIMALI NON CI GUARDANO E CHE  NOI SIAMO IRRILEVANTI PER IL MONDO. HANNO VISSUTO UNA VITA VERAMENTE UMANA E ANIMALE. HANNO VISSUTO COME VIVE UN CANE, DA CANI.
TUTTI GLI ALTRI CI PARLANO DELLA VITA FILOSOFICA, I CINICI LA VIVONO LA VITA FILOSOFICA.""


"chiuse virgolette, infine"



mercoledì 9 agosto 2017

Emeroteca: Centri commerciali nel deserto (le nuove cattedrali)

La Lettura del Corriere della Sera, domenica 24 gennaio 2016, pag 5


Di sicuro sapete di che cosa stai parlando: della gente che va a fare la passeggiata pomeridiana al centro commerciale. Padre, madre, figli, a volte persino uno sciagurato cane che patisce questo 'passatempo' in modo assoluto.
Una volta, quando eri un ragazzo, le 'vasche', o 'struscio', si facevano in centro, o al massimo al parco cittadino - era sia un modo per stabilire un confine tra lo studio e la distrazione, sia un modo per incontrare, vedere, conoscere, gente - ragazze, amici, altri. Il sole, il vento, persino la pioggia o le nuvole, non impensierivano. Erano inverni con la neve - e nemmeno quella era un ostacolo serio, a ben volere. 
Oggi, le vasche ci sono 24/7, e sono tutte indoor. Non importa il clima del pianeta all'esterno, che risulta comunque fastidioso e molesto. In ogni caso, viene annullato dalle porte girevoli: e all'interno del centro commerciale, giorno, notte, estate, inverno, freddo, caldo, sole, pioggia, vento, neve -  è come se non esistessero (più). (Se poi il parcheggio è sotterraneo, se poi è vicino a scale mobili oppure ascensori...).

In estate, come adesso, ci si va per l'aria condizionata. Lo scopo triviale dell'acquisto diventa quasi un pretesto funzionale. Più importante è essere dentro, essere ammessi all'interno del centro commerciale. Come in chiesa: a cercare (trovare, chissà?) sollievo emotivo prima che materiale; fisico prima che economico. Ci sono persino gli altari, sotto forma di maxi schermi; ma non mancano i totem, né le cappelle votive (i negozi, gli store).

Prosegue la rubrichina della emeroteca, che sarebbe una raccolta ordinata di giornali e periodici - o, per quel che ti riguarda, almeno dei ritagli che hai più o meno conservato, dopo averli letti e trovati interessanti, o addirittura in previsione di leggerli, in quanto promettenti. 

Oggi, ci rileggiamo Walter Benjamin, così come ne ha scritto Donatella Di Cesare  ...

... qui, a pagina 4


Walter Benjamin è tra i filosofi continentali, quello che nell'articolo viene definito "figlio ribelle, lucido sognatore, malinconico, critico spietato della modernità, profeta rivoluzionario": dopo setanta anni, la sua filosofia ottiene riscatto e attenzione.
"La sua immagine è assurta a simbolo di un pensiero che... non si adatta a diventare normativo, né... si peiga a elogiare le fantomatiche libertà del progresso".
La sua filosofia è capace sia di rigore che di ampiezza di visioni.
"Che cosa rende Benjamin così attuale nella sua dirompente inattualità? Perché i suoi scritti, talvolta brevi frammenti, aneddoti autobiografici, lettere, serbano un potenziale esplosivo?"
Benjamin ha dischiuso alla filosofia gli ambiti della fotografia, del cinema, dei movimenti d'avanguardia, delle nevrosi metropolitane, della esistenza degli esclusi (tra i quali, tu  - e non solo tu - metti anche tutti gli altri animali, seguendo volentieri un pensiero che conta già a sua volta centinaia di pagine di contributi di pensiero); per non parlare della letteratura per l'infanzia, dei giocattoli, del gioco d'azzardo, del hashish, del viaggio.
"Benjamin, molto presto, ha presagito gli esiti del capitalismo".
"Che un giorno la politica, scaduta a mera amministrazione, esercizio di governance, si sarebbe dissolta nell'economia, è un pensiero che Benjamin condivide con altri filosofi. Ma lui osa un passo ulteriore: quella forma economica, divenuta globale, si sarebbe rivelata per quello che è: una religione. Non è forse il capitalismo una religione del debito?"

Pensate un attimo alle rate dei prestiti per pagare l'auto, il televisore digitale, le vacanze, il calcio in Tv...

"Benjamin", prosegue Di Cesare, "è stato il primo grande teologo dell'economia nella modernità. Non ha colto solo i legami strutturali tra teologia e politica, indagati negli stessi anni anche da Carl Schmitt. Né si è limitato a ricostruire la provenienza religiosa del capitalismo". (Ricordate Weber con la sua "etica protestante e lo spirito del capitalismo"? All'università ti sembrarono due manifestazioni umane che era inevitabile procedessero unite. 
"Qui si misura, anzi, la sua distanza da Max Weber, che nel capitalismo aveva indicato l'esito dell'etica protestante. Per Benjamin, le cose stanno diversamente: il capitalismo non è una religione secolarizzata, bensì una religione in senso stretto. Perciò non se ne comprenderebbe la portata, il ruolo e il funzionamento, se non lo si considerasse come un fenomeno religioso."

Nell'articolo si citano filosofi che, dalla riscoperta del frammento del 1921 'Capitalismo come religione', hanno avviato molte riflessioni sulla teologia economica: Peter Sloterdijk, Giorgio Agamben, Slavoj Zizek, Thomas Macho, Norbert Bolz, Robert Esposito.

Oggi il capitalismo appare ovunque si giri lo sguardo: occupa l'intero orizzonte, non lascia alternative. "Questa società crede nel capitalismo, lo accetta come proprio ineluttabile destino". Nel passato si pregavano gli dei e si facevano sacrifici - sacrifici che oggi si fanno al mercato - anzi, il Mercato: una personalizzazione dell'impersonale, una individualizzazione del collettivo.

Scrive Benjamin - come riportato nell'articolo: "Il capitalismo è una pura religione di culto, forse la più estrema che sia mai stata data".  Il culto dura in modo permanente. "Non c'è tregua, né perdono. La pompa sacrale del marketing, il rito del guadagno, il fasto del consumo, sono inarrestabili. Non si distingue più tra il giorno e la notte, là dove il tempo è sempre e solo denaro. Il capitalismo... ha annullato persino la settimana". Una ossessione di massa, alla base di una civiltà intera: "Apparentemente è sempre festa - e invece non lo è mai. Se il culto è ininterrotto, è grazie alla apoteosi del debito." In tedesco, debito si dice Schuld, "che nella sua 'demoniaca ambiguità' significa anche 'colpa'."
"Il capitalismo è presumibilmente il primo caso di un culto che non lascia espiare, ma colpevolizza indebitando", scrive Benjamin.
"Benjamin presagisce l'indebitamento plantario. Non potrebbe essere diversamente per una religione, come il capitalismo, che non permette salvezza né redenzione. Sotto il cielo del capitalismo resta solo 'disperazione cosmica'."

Ecco, tra queste righe e poco oltre si trova la parte che più ti è rimasta impressa, motivo di riflessioni, di confronti, dopo la lettura dell'articolo. Che prosegue.

"Benjamin punta l'indice contro il cristianesimo, che si è mutato nei secoli, convertendosi in capitalismo. Ha ceduto cioè al paganesimo, quella tentazione che da sempre lo affligge": Benjamin mette a confronto le icone delle banconote alle immagini sacre (!). Il nuovo paganesimo che si chiama capitalismo, "è l'ordine in cui si stagliano fato e sventura nella circolarità violenta e ripetitiva del mito". 
Per Benjamin, Nietzsche, Feud e Marx, in realtà non 'rompono' versus il capitalismo, ma ne sono 'gran sacerdoti'.
Nelle loro teorie, non esiste "inversione", né di rivolta, né di rivoluzione. Benjamin usa il termine tedesco Umkehr, traduzione dell'ebraico 'teshuvà', ritorno. "Un tornare indietro per andare avanti, una conversione, una inversione di rotta, una interruzione".
benjamin guarda a Gustav Landauer, "l'ebreo anarchico, protagonista della Repubblica dei Consigli di Monaco, che aveva scritto 'Sozialismus ist Umkher', Socialismo è inversione, è cambiamento che spezza il 'sempreuguale'della storia.

"La polemica di Benjamin investe la socialdemocrazia, questa idolatria della modernizzazione, questa cattiva politica incapace di darsi delle scadenze (scrive in 'Strada a senso unico'). 
"Nel suo afflato escatologico, Benjamin guarda lì dove si consumerà l'apocalisse ultima del capitalismo". La rivoluzione va ripensata: o sul modello dello sciopero generale di Sorel, oppure sulla interruzione anarchica che si impone nel Giubileo ebraico. Purchessia.
Scrive Benjamin, nelle sue 'Tesi sul concetto di storia' (1940): "Forse le rivoluzioni sono il freno di emergenza azionato dal genere umano che viaggia sul treno". E non le marxiane 'locomotive della storia.
Leggiamo l'articolo. "La rivoluzione è una fenditura nella storia, è arresto, cesura, interruzione nel permanere dell'insopportabile, nell'eterno ritorno della catastrofe". 
"Come per Landauer, anche per Benjamin 'la rivoluzione non è solo un concetto politico'. "La rivoluzione riguarda la liberazione nella giustizia sociale adesso, jetzt.  "Quando verrà il Messia, cambierà nello stado del mondo solo qualcosa di impercettibile, non lo trasformerà con la violenza, ma lo aggiusterà solo di pochissimo", dice un antico detto rabbinico, che Benjamin ha ben presente.
"Il capitalismo, nella sua sacralità, appare non profanabile (...) L'ateismo di massa si riduce per Benjamin alla ripetizione del culto capitalista, agevolato dalla perdita di ogni contenuto utopico. (...) Il progresso è vuoto, non distingue tra una migliore riproduzione della vita e una vita realizzata. Il capitalismo è il culto di una emancipazione infelice".
Così, accanto al benessere e alla libertà, Benjamin rivendica la felicità.
"


E qui termina l'articolo. Mentre lo leggevi e ancor di più mentre ne facevi qui la parafrasi, ti sono brillate nei pensieri le parole che hai sottolineato.  IL SEMPREUGUALE PERMANERE DELL'INSOPPORTABILE. 
La quintessenza della macchina capitalista, la macchina antropomorfizzante, che è ormai più che problematizzata.
Il sempreuguale più spinto è quello che sta alle fondamenta dell'intera costruzione, che - se rovesciamo a testa in giù il grattacielo di Horkheimer - vengono alla luce : il brutale consumo onnipresente contro ogni animale non umano. Un consumo che permane, perché si auto-riproduce, con gli artifici della tecnologia. Un consumo che scarica tutto l'insopportabile alle sue fondamenta, nella illusione che questo non ricomini, prima o poi, a risalire lungo i muri portanti, per arrivare fino in cima.

domenica 5 marzo 2017

Il Vuoto di Guido Tonelli

Il fisico Guido Tonelli
La passione per la radio parlata l'hai sviluppata diversi anni fa, grazie a un amico che la teneva accesa fin dal mattino, mentre preparava il caffè. La stazione era fissa su Radio 3. Che è quella che ascolti tu sempre molto volentieri. E che hai ripreso ad ascoltare, grazie al wifi, in casa, con grande piacere, scoprendo anche le meraviglie della radio on demand o dei contenuti riascoltabili on line. 
Di ascoltarla in auto, poi, non hai smesso, sintonizzazione permettendo.

Ed è così che hai potuto ascoltare Guido Tonelli, fisico e accademico italiano il cui lavoro, insieme a quello di Fabiola Gianotti (in maniera indipendente e separata) ha confermato sperimentalmente l'ipotesi della effettiva esistenza del bosone di Higgs.

Senti parlare Tonelli alla radio e capisci -  ti ricordi - come mai la fisica, l'astronomia  - ma anche la paleontologia, per altri motivi - siano discipline scientifiche che ti appassionano e ti interessano. Sono in qualche modo sulla soglia dell'ignoto essenziale, quello dell'universo e quello della vita.  Si fanno speculazioni a volte ardite, si sfiorano pensieri filosofici, che si miscelano con la realtà delle cose. 
Pensi che  - apprendendo certe cose - non può non cambiare la visione del mondo e del nostro posto nell'universo: che queste scienze sono la nostra occasione per riprendere contatto con l'essenziale vibrazione dell'universo, con le sue vertiginose manifestazioni di esistenza; l'occasione per gli umani di dare larghezza e respiro alla parte empatica e collaborativa della loro etologia specifica.

Mentre parla di "Bosone di Higgs, Inflatone, particelle scalari, Vuoto, materia oscura, onde gravitazionali", ci esorta, quasi, a farlo, anche Guido Tonelli: " Quando ci sono state grandi scoperte scientifiche, si sono rotti i paradigmi, è cambiata in profondità l'idea che abbiamo dell'universo e del nostro ruolo in esso", dice. 
Dice: "Questo nuovo modo di vedere le cose, prima o poi avrà implicazioni su un piano generale. Da un lato è necessario che gli scienziati raccontino, in un linguaggio comprensibile.
Ma dall'altro, c'è bisogno un contributo di tutta la cultura, specialmente quella umanistica, per discutere fino in fondo le implicazioni: cosa a cui noi scienziati non siamo preparati, non è il nostro compito".

Sono i poeti e gli artisti che possono farci convivere con equilibrio e serenità col "Bosone, particella materiale che interagisce con tutte le altre particelle materiali, conferendo loro la massa e quindi caratterizzando tutto l'universo. Ha un ruolo decisivo nella costituzione dell'universo. Basta che modifichi lievemente questo accoppiamento, e l'intero universo non starebbe in piedi."

Tonelli, a questo punto fa appello per un nuovo umanesimo - e questo ti ha fatto ascoltare con ancor maggior interesse. 
Ti colpisce sentire uno scienziato dire che "Vanno colmate le differenti velocità, tra scienza e umanismo, contro il delirio di onnipotenza della scienza". 
Negli ultimi 4 secoli, e poi di più nell'ultimo secolo, lo sviluppo ha avuto due velocità diverse, tra cultura scientifica (a velocità esponenziale) e cultura umanistica (a velocità lineare).

C'è il rischio, insomma,  che separarle abbia conseguenze non proprio auspicabili - forse queste conseguenze le stiamo già constatando, subendo/vivendo, e non da oggi.


L'etica, la filosofia non sono dimensionate adeguatamente per il ruolo e le opzioni della scienza. La scienza dà illusione di onnipotenza. (Tonelli)

E questo capita perché la nostra etica e la nostra filosofia non hanno camminato alla stessa velocità della scienza. Sono state sempre più lente e/o (ma questa è una tua impressione), hanno intrapreso strade sempre antropocentrate, che guardavano sempre e solo 'dentro' , all'interno del recinto del villaggio - mentre la scienza guardava sempre 'fuori'. (Certo, per fortuna stiamo vivendo in una epoca in cui stanno sorgendo filosofie che cominciano a provare a guardare oltre il limite auto imposto dell'antropocentrismo). (E anche: certo, la scienza stessa non è una entità indipendente dal modo di agire e di pensare della specie umana, ed è una sua invenzione, iniziata da un certo periodo e da lì proseguita, anch'essa con tutti i suoi difetti).

E comunque: Perché? Per quale motivo l'etica, pur sbracciandosi e saltando, non riesce - per ora? - a coprire tutta l'area illuminata dalla scienza? Le risposte sono tutte complesse e nessuna definitiva, ti verrebbe da pensare che l'umano è ontologicamente, evolutivamente in grado di arrivare fino a un certo punto e non oltre del comportamento etico - ma non è la tua risposta conclusiva su una questione che ci è specialmente cruciale  - come specie animale.

Sono umani, però - per l'appunto - anche i filosofi, umanisti, artisti, che possono dare alla scienza e agli scienziati ciò che loro non sono capaci di fare.
La cosa migliore che potrebbero dare alla scienza, questi nuovi umanisti (ma il termine non ti entusiasma più) è proprio smettere di essere - solo - umanisti: dare alla scienza la profondità etica indispensabile per mitigare la sua potente pervasività penetrante, continuamente agita e applicata a tutte le 'cose' che formano la realtà stessa. 

Questo appello a un nuovo umanesimo, fatto da Guido Tonelli, si basa sulla considerazione che "l'accumularsi di conoscenze, ci dimostra che l'universo è precario, è in equilibrio precario. Il meccanismo universale potrebbe incepparsi, non è detto che sia eterno". (attenzione: queste sono parole nel contesto di una intervista radiofonica, accurata ma pur sempre coi suoi tempi. Nessuno sta in nessun modo dicendo che l'Universo finisce domani. Lo farà, appunto, coi suoi tempi cosmici...).

Quello che è importante è che con l'Universo, condividiamo la fragilità, e questo sentirsi fragili e precari in un universo fragile e precario, potrebbe (dovrebbe?) essere motivazione a prendersi cura di noi stessi, del pianeta, del sistema solare, una attenzione dei viventi, dei propri simili, non solo su base morale, ma su una nuova visione del mondo.

Tu avresti  gradito anche di più che tra i soggetti di questa cura venissero citati in modo esplicito anche gli animali non umani (dal momento che si evince dal tono del discorso che c'è la consapevolezza che la nostra è fragilità in quanto siamo animali).




Ancora due parole sul Vuoto. Dice, Guido Tonelli, che esiste un pregiudizio sul vuoto, che il vuoto sia il nulla. Mentre non è così. Il nulla è statico, fermo, stabile. Il vuoto è dinamico.
Infatti, l'ipotesi è che  "il nostro universo sia nato dal vuoto, sia una metamorfosi primordiale del vuoto, sia ancora vuoto.
Quando uno pensa al vuoto, pensa al nulla. Il vuoto non è il nulla, ma è un giacimento inesauribile di materia e antimateria. Il vuoto evolve, è dinamico.
Sappiamo che l'universo è nato da una trasformazione quantistica del vuoto, ma sui dettagli, sul come, bisogna ancora investigare sul meccanismo materiale della inflazione, che ha trasformato una bollicina in un enorme oggetto che ha tutta la materia e l'antimateria: l'universo".




E - davvero concludendo - il 'Vuoto' a te ha fatto venire in mente un collegamento del tutto estemporaneo - ma non è questo il lato emozionante, rabbrividente, spericolato della interdisciplinarietà e/o del pensiero laterale?.

Hai pensato alle parole di Massimo Filippi che ha ragionato sulla "Invenzione della specie" (un libro su cui vorrai tornare in dettaglio): "Lo specismo è una macchina dialettica il cui centro è vuoto". Questo vuoto, te lo visualizzi come uno strano pulsare di negatività, nel cuore di una macchina enorme e complessa, fatta di tanti meccanismi: un motore ad improbabilità chiasmatica, che si comporta come un buco nero (!). "Non possiamo afferrare lo specismo, perché siamo dentro di esso, risucchiati dal buco nero che lo riempie; è invece possibile lasciarsi trascinare dal flusso che corre tra gli opposti". 
Non è che questo è un esempio di quel nuovo umanesimo di cui parlava in radio il fisico Guido Tonelli?


PS
ispirati a Guido Tonelli e alla sua fisica, ci saranno presto altri post

giovedì 1 dicembre 2016

Lezioni di fisica - restaurate perché imperdibili

Primo segnale delle onde gravitazionali create dalla collisione fra 2 buchi neri 1 miliardo anni fa


Ecco un mini libro ad altissima densità di contenuti. Scienza estremamente stimolante, fisica e astronomia, quelle scienze che da sempre ti hanno affascinato; dai tempi del liceo, almeno.
C'entra un libro così in un blog dove si parla soprattutto di (altri) animali?
Si, c'entra, secondo te. Provi a spiegare perché.
L'approccio scientifico che caratterizza questo libro e le scienze di cui parla, ci può aiutare a inquadrare homo in un contesto più ampio di quello a cui lui stesso è abituato. Ci toglie dai comodi e rassicuranti pensieri antropocentrici - ma illusori e pericolosi. Ci inserisce in una visione cosmica di ampiezza mozzafiato. Smettiamo di essere i tiranni dittatori del nostro insignificante cortile sul retro di casa, e diventiamo viaggiatori del cosmo, ciascuno di noi infinitesimale ed effimero quanto mai, ma con la possibilità di riscoprire le infinite relazioni con tutti gli altri infinitesimali individui viventi -sul pianeta che abitiamo, l'unico su cui per ora possiamo stare e di cui abbiamo esperienza diretta.
Un domani, si vedrà.
Riporti qualche passo, senza nemmeno il tentativo di fare una sinossi o un riassunto come fossero appunti da studiare, ma in maniera, per così dire, impressionìstica e casuale Il libro va letto, e apprezzato nella sua compatta discorsività.




1. Albert Einstein e Teoria della Relatività -  "Il puro genio: il campo gravitazionale non è diffuso nello spazio: il campo gravitazionale è lo spazio. Questa è l'idea della teoria della relatività generale". "[...] lo spazio [...] è una delle componenti 'materiali' del mondo. Un'entità che ondula, si flette, si curva, si storce. [...] siamo immersi in un gigantesco mollusco flessibile".

"[...] è la natura curva delle pareti [dello spazio] a far ruotare [i pianeti]. I pianeti girano intorno al Sole e le cose cadono perché lo spazio si incurva".

"E qui si apre la ricchezza magica della teoria. Una successione fantasmagorica di predizioni". "non è solo lo spazio a incurvarsi, e anche il tempo".
"Lo spazio può distendersi e dilatarsi [...] lo spazio si [increspa] come la superficie del mare [...] le onde gravitazionali [...].




2. I quanti - "[...] gli elettroni non esistono sempre. Si materializzano in un luogo, con una probabilità calcolabile, quando sbattono contro qualcos'altro. I ' salti quantici' da un'orbita all'altra sono il loro modo di essere reali: un elettrone è un insieme di salti da un'interazione all'altra". "[..] questi salti [...] avvengono [...] largamente a caso".

"Le equazioni della meccanica quantistica e le loro coneguenze [...] restano misteriose: non descrivono cosa succede a un sistema fisico, ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico". "Significa [...] che dobbiamo accettare l'idea che la realtà sia solo interazione".




3. L'architettura del cosmo - "La trama stessa dell'universo, spruzzata di galassie, dobbiamo immaginarla mossa da onde simili alle onde del mare, talvolta così agitate da creare i varchi che sono i buchi neri". "[...] questo universo solcato da grandi onde [...] questo cosmo immenso, elastico e costellato di galassie, è cresciuto per una quindicina di miliardi di anni...".




4. Particelle - "Non esiste vero vuoto, che sia completamente vuoto. Come anche il mare più calmo visto da vicino ondeggia leggermente e freme, così i campi che formano il mondo fluttuano a piccola scala e possiamo immaginare le particelle di base del mondo, continuamente create e distrutte da questo fremere, vivere brevi effimere vite". "[...] il mondo è un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce è uno sparire continuo di effimere entità. Un insieme di vibrazioni [...]. Un mondo di avvenimenti, non di cose".
"Una manciata di tipi di particelle elementari che vibrano e fluttuano in continuazione, fra l'esistere e il non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra non ci sia nulla [...]".




5. Grani di spazio - "La gravità quantistica a loop è un tentativo di combinare relatività generale e meccanica quantistica [...]. "Lo spazio [...] è [...] qualcosa di dinamico: una specie di immenso mollusco mobile in cui siamo immersi, che si può comprimere e storcere". "[...] lo spazio [è] formato da grani, cioè da 'atomi di spazio' [...] minuscolissimi [...] inanellat[i] con altri simili, formando una rete di relazioni che tesse la trama dello spazio".
"[...] sparische anche l'idea di un 'tempo' elementare e primitivo, che scorre indipendentemente dalle cose". 
"Questo [...] significa che [...] il cambiamento è ubiquo, ma i processi elementari non possono essere ordinati in una comune successione di istanti".

"Il momento del rimbalzo [il buco nero], quando l'intero universo è compresso in un guscetto di noce, è il vero reame della gravità quantistica: spazio e tempo sono del tutto scomparsi, il mondo è dissolto in una pullulante nuvola di probabilità". 

"Il nostro universo può essere nato dal rimbalzo di una fase precedente, passando attraverso una fase intermedia senza spazio e senza tempo".



6. La probabilità, il tempo, e il calore dei buchi neri
"Non appena c'è calore [...] il futuro è diverso dal passato.  [...] L'attrito produce calore. E subito siamo in grado di distinguere il futuro dal passato [...]. [...]La differenza fra passato e futuro esiste solo quando c'è calore. Il fenomeno fondamentale che distingue il futuro dal passato e il fatto che il calore va dalle cose più calde alle cose più fredde". 
"Il motivo [...] è il caso. [...] la nozione di probabilità. [...] è statisticamente più probabile che un atomo della sostanza calda, che si muove veloce, sbatta contro un atomo freddo e gli lasci un po' della sua energia, che non viceversa". 
"La probabilità in gioco nella scienza del calore è legata in un certo senso alla nostra ignoranza". 

"Cosa c'entra quello che sappiamo o non sappiamo con le leggi che governano il mondo? [...] La prevedibilità o imprevedibilità del loro comportamento [...] riguardano la limitata classe delle loro proprietà con cui noi interagiamo. Questa classe dipende dal nostro specifico modo di interagire [...]".
"Ma noi esseri coscienti abitiamo il tempo perché vediamo solo un'immagine sbiadita del mondo. Da questo sfocamento del mondo, nasce la nostra percezione dello scorrere del tempo".
"Il calore dei buchi neri e una Stele di Rosetta scritta a cavallo di tre lingue - Quanto, Gravità, Termodinamica - che attende di essere decifrata per dirci cosa sia davvero lo scorrere del tempo".



In chiusura: noi - "Noi esseri umani [...] del mondo che vediamo siamo anche parte integrante, non siamo osservatori esterni. Siamo situati in esso. La nostra prospettiva su di esso è dall'interno. Siamo fatti degli stessi atomi e degli stessi segnali di luce che si scambiano i pini sulle montagne e le stelle nelle galassie". 

"[...] questo nostro essere parte, e piccola parte, dell'universo [...] Pensavamo di essere una razza a parte, nella famiglia degli animali e delle piante, e abbiamo scoperto che siamo discendenti dagli stessi genitori di ogni altro essere vivente intorno a noi. Abbiamo bisnonni in comune con le farfalle e con i larici. Siamo [...] [dobbiamo] accettare di essere uno fra gli altri. Specchiandoci negli altri e nelle altre cose, impariamo chi siamo".

"Se siamo speciali, siamo speciali come è speciale ognuno per se stesso, ogni mamma per il suo bimbo. Non certo per il resto della natura. Nel mare immenso di galassie e di stelle, siamo un infinitesimo angolo sperduto; fra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, noi non siamo che un ghirigoro fra tanti".

"Le immagini che ci costruiamo dell'universo, vivono dentro di noi, nello spazio dei nostri pensieri. Fra queste immagini - fra quelloche riusciamo a ricostruire e comprendere con i nostri mezzi limitati con i nostri mezzi limitati - e la realtà della quale siamo parte, esistono filtri innumerevoli: la nostra ignoranza, la limitatezza dei nostri sensi e della nostra intelligenza, le condizioni stesse che la natura di soggetti, e soggetti particolari, mette all'esperienza".
"Queste condizioni [...] [sono] a posteriori dell'evoluzione mentale della nostra specie, e sono in evoluzione continua. Non solo impariamo, ma impariamo anche a cambiare cambiare gradualmente la nostra struttura concettuale e ad adattarla a ciò che impariamo [...] il mondo reale di cui siamo parte. [...] Seguiamo tracce per descrivere meglio questo mondo. [...] 

"Questa è la scienza. La confusione fra queste due diverse attività umane, inventare racconti e seguire tracce per trovare qualcosa, è l'origine dell'incomprensione e della diffidenza per la scienza di una parte della cultura contemporanea. [...]. Il confine è labile. I miti si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti. Ma il valore conoscitivo del sapere resta. [...] Il nostro sapere riflette quindi il mondo [...] rispecchia il mondo che abitiamo".

"Questa comunicazione fra noi e il mondo non è qualcosa che ci distingue dal resto della natura. Le cose del mondo interagiscono in continuazione l'una con l'altra, lo stato di ciascuna porta traccia dello stato delle altre, si scambiano di continuo informazioni le une sulle altre".

"Come può lo scambio continuo di informazioni nella natura produrre noi stessi e i nostri pensieri?". 

"[...] che significa che siamo liberi di prendere delle decisioni, se il nostro comportamento non fa che seguire le leggi della natura?". "Non c'è nulla in noi che sfugge le regolarità della natura. Non c'è nulla in noi che violi il comportamento naturale delle cose".

"La soluzione [...] quando diciamo che siamo liberi, ed è vero che possiamo esserlo, ciò significa che i nostri comportamenti sono determinati da quello che succede dentro noi stessi, nel cervello, e non son costretti dall'esterno. Essere liberi [...[ significa che i nostri comportamenti [...] sono determinati dalle leggi della natura che agiscono nel nostro cervello".
"Io, come voleva Spinoza, sono il mio corpo". 

"I nostri valori morali, le nostre emozioni, i nostri amori, non sono meno veri per il fatto di essere parte della natura, di essere condivisi con il mondo animale, o per essere cresciuti ed essere determinati dai milioni di anni dell'evoluzione della nostra specie. Anzi, sono più veri per questo: sono reali". 

"Della natura siamo parte integrante, siamo natura, in una delle sue innumerevoli e svariatissime espressioni".

"Quanto è specificamente umano non rappresenta la nostra separazione dalla natura, è la nostra natura.

"La vita sulla Terra non è che un assaggio di cosa può succedere nell'universo. La nostra anima non ne è che un altro".

"Noi siamo una specie curiosa, l'unica rimasta di un gruppo di specie (il genere 'Homo') formate da almeno una dozzina di specie curiose. Le altre specie del gruppo si sono già estinte [...] ". 

[100.000 anni fa, la partenza dall'Africa]
[30.000 anni orsono, la scomparsa dei Neanderthal]

"Penso che la nostra specie non durerà a lungo. Non pare avere la stoffa delle tartarughe, che hanno continuato ad esiste simili a se stesse per centinaia di milioni di anni, centinaia di volte di più di quanto siano esistiti noi. Apparteniamo a un genere di specie a vita breve".

"Ma immersi in questa natura che ci ha fatto e che ci porta, non siamo esseri senza casa, sospesi fra due mondi [...]. No: siamo a casa. La natura è la nostra casa e nella natura siamo a casa. Questo mondo strano variopinto e stupefacente [...] non è qualcosa che ci allontana da noi, è solo ciò che la nostra naturale curiosità ci mostra della nostra casa. Della trama di cui siamo fatti noi stessi. Noi siamo fatti della stessa polvere di stelle. Non facciamo che essere quello che non possiamo che essere: una parte del nostro mondo".


Sertte brevi lezioni di fisica
Carlo Rovelli
2014, Adelphi

Questi contenuti erano scritti in forma diversa in questo precedente post. Hai voluto rimetterle qui, perché quella presentazione sacrificata e anche con molti refusi, non ti soddisfaceva. Questo libro, merita(va) un omaggio migliore. Ed eccolo.
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