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sabato 1 settembre 2018

Ricominciano i giorni della paura per gli animali: ritornano i cacciatori




Il mese di settembre è ogni anno funestato e insanguinato dal ritorno dei cacciatori, che invadono, devastano, terrorizzano e uccidono, Imperversano come orde di predoni, di ladri e assassini, legalmente impuniti e dunque ancor più prepotenti, arroganti.


giovedì 28 maggio 2015

Lettera a un futuro animalista

La copertina della LETTERA. Fonte: Macrolibrarsi


Dario Martinelli. Fonte: ehabitat


Siamo tutti ancora un po' bambini, in fondo. Specialmente noi animalisti. Lo siamo perché viviamo immersi in un mondo popolato da tanta più vita e immaginazione di quello degli adulti. Con tutto ciò che questa condizione comporta e porta.
Anche per questo, il libro di Dario Martinelli, ci meritiamo di leggerlo. Dario, infatti, scrive a suo figlio Elmis, appena nato, seguendo un ben preciso calendario emotivo e pedagogico, per spiegargli le ragioni delle scelte che lui, insieme a sua madre, hanno deciso insieme, con la responsabilità di genitori, per crescerlo ed educarlo - allo stesso tempo spiegando e raccontando anche a noi le stesse motivazioni, che così possiamo rivedere davanti a noi,  e rinfrescarle alla nostra memoria.
Martinelli parla di responsabilità. La responsabilità dei genitori verso il figlio e che si realizza con l'affetto e la presenza, per raccontare con la propria stessa vita di ogni giorno, valori e convinzioni che si credono importanti e che un genitore sogna di vedere un giorno vissute con consapevolezza anche dal proprio figlio, sia pure nella totale libertà di scelte. Perché la libertà ha maggior pienezza se si fonda sul rispetto dell'altro: altro animale, al quale serve la nostra capacità di non interferire e, quandoi occorre,  la nostra capacità di proteggere attivamente.
I temi importanti raccontati nelle lettere, sono: eroismo, martirio, coerenza, coscienza, moderazione, animali, parole, istinto, identità, ossessioni, immagini, semplificazione, discriminazione, relazioni, politica, apprendimento, dignità, attenzione, coraggio, sobrietà, redenzione, formalità, gioco, sopravvivenza, intelligenza, empatia, libertà, laicità, maturità, normalità, convivialità, natura, scienza, tecnologie, anti-eroismo.
Verrebbe la tentazione di parlare di un progetto antropologico, se non fosse che,  per fortuna, il libro è molto meno astratto e assai più empatico, avvolgente e coinvolgente - lo definirei abbracciante. E per fortuna. Perché le ideologie e i massimi sistemi, quando si dimenticano da dove è per chi sono stati pensati, si svuotano delle capacità trasformatrici e rigeneranti delle vite degli individui che dovevano aiutare, e generano mostruosi costrutti totalizzanti. Però, il fascino della forza di immaginar per amore un uomo nuovo, rimane intatto, evocativo. Credo, infatti, che non siano pochi gli animalisti che sempre più si interrogano su "cosa sia" l'uomo, e provano a fargli domande e a ripensarlo-risognarlo. Tanto che,  oggi come oggi,  non troverei nessuno che sia maggiormente attento  all'uomo, degli animalisti. E non ci vedo contraddizioni. Piuttosto, ci scorgo Costruzioni.

Concludo con qualche frase conclusiva del libro, che parla proprio di questo.
"Come genitori, si cerca di costruire il più possibile nei propri figli, ma alla fine si sa che il tempo non è mai tale da terminare questa costruzione, così la summa di tutti i consigli rimane sempre il metterli in guardia. STAi attento! Stai attento perché non ti ho detto tutto, perché non so tutto, perché io a mia volta dovevo essere più attento, e perché tu sei tu, e non me". Perché tu sei tu, e non me: forse è proprio questa la regola aurea di ogni immaginabile e sano animalismo.


domenica 20 aprile 2014

Per tutti gli agnellini: La risposta è nel vento - Il flash mob a Novara


"The answer my friend, is blowin' in the wind", cantava Bob Dylan
Era la canzone che faceva da colonna sonora al filmato di agnellini scaricati dai camion al macello con le gru e le ruspe, che vidi tantissimissimi anni fa in televisione, e non fui più il bambino di prima.

La giornata di oggi, è quella del massacro avvenuto, ancora, purtroppo, con numeri da spavento. Massacro di vite di bambini impauriti, per le tavole di una tradizione spietata e sanguinaria, antiquata e arcaica.
Molte voci e molti eventi nei giorni scorsi hanno protestato contro questa ecatombe. Sotto forma di campagne, o manifestazioni, o flash mob. Il vento sta cambiando?

Riferisco del flash mob avvenuto a Novara, la città dove sono nato, la città con la quale - volente o nolente - ho la maggior dimestichezza e familiarità, ma anche il maggior disincanto.

Novara, angolo delle Ore, 12 aprile 2014 - flash mob per gli agnelli


"A sostegno della campagna nazionale della LAV, una ventina di attivisti si è ritrovata per comporre ad un fischio una coreografia statica e silenziosa con indosso una maglia bianca, a simbolo del vello candido dei piccoli agnelli, e esponendo cartelloni per sensibilizzare l'opinione dei cittadini. Poco riscontro, molto stupore, tanto gente d'accordo. " 

L'angolo delle Ore, è un luogo storico per i novaresi: in pieno centro, è il luogo all'incrocio tra le due vie che furono il cardo e il decumano delle origini della città; per questo motivo, è carico di simboli, di significati, di storie e di memorie. Mi piace che adesso, in queste storie e memorie, comincino ad apparire anche gli animali - e gli animalisti che li difendono. Mi piace che molte di queste storie e memorie - legate come tutte le memorie, anche a  tradizioni ritenute indiscutibili e intoccabili in quanto tali, e basate sull'oppressione degli umani sugli altri animali - vengano in qualche modo disturbate, destabilizzate, finalmente messe in discussione - e che al loro posto si propongano alternative senza crudeltà, possibilità ricche di empatia, compassione, consapevolezza e attenzione verso gli altri animali che invece normalmente vengono uccisi; di modo che queste alternative, anche belle, colorate, profumate e saporite come i cibi vegan, possano piano piano diventare a loro volta tradizioni, questa volta belle da ricordare, e soppiantare quelle truci e truculente. Mi piace, infine, che la 'passeggiata in centro', rito trito della festa, sia passibile, d'ora in avanti, di 'turbamenti' animalisti: da adesso in poi, per i passeggiatori distratti e svogliati del centro città, ci sarà sempre la possibilità - non così frequente come meriterebbe - di incontrare queste realtà, questi eventi, che hanno lo scopo e la speranza di portare alla consapevolezza tutte le azioni tremende e terribili che si vogliono ignorare e disconoscere e che invece sono troppo presenti e che sono la violenza 'normale' contro gli altrianimali. Mi piace l'eventualità possibile che i novaresi vengano posti di fronte al discorso che racconta l'urgenza di cambiare l'idea che si ha della nostra relazione con gli altri animali, far capire che sono individui vivi e non oggetti da sfruttare e distruggere.


 

giovedì 10 aprile 2014

Agnelli? No: "capi commercializzati"

l'agnello è un bambino indifeso che ha bisogno delle cure della sua mamma

Certe volte càpita - magari mentre sei circondato dalle valige alla vigilia della partenza per Lucca (e la destinazione ha qualcosa a che fare di sicuro), per esempio - che i post si scrivano da sé. Tutto (de)merito dei social forum, o per dirla senza veli, Facebook. Perché quando ti capitano certi link condivisi e ricondivisi nel circuito dei tuoi contatti animalsti, che sotto il periodo pasquale diventano molto attenti, non puoi non trasformarli in un post, a eterna e imperitura memoria della vergogna e insensibilità umana.
Ti vengono in mente tutte le letture sulla decostruzione del meccanismo sociale diffuso della rimozione della crudeltà agita contro gli altri animali -  dal referente assente alla 'guerra della pietà' - e allora, una volta di più, pensi che si tratti proprio di una questione di capovolgimento della prospettiva del sentire etico. In parole povere: finche ci sarà spazio per articoli come quello che hai letto, dove stanno insieme senza fatica nella stessa frase, responsabilizzazioni inaudite verso gli animalisti che causano la crisi delle vendite; e percentuali sul calo del venduto dei capi immessi sul mercato, sarà chiaro segnale che per la sorte degli agnelli ci sarà ancora molto da fare, da lavorare e da rielaborare.

Ma leggiamo alcuni brani:
"Per le festa venduto circa il 25% della produzione annuale. Ma i prezzi pagati agli allevatori sono in calo
Pasqua: la crisi colpisce anche il mercato toscano degli agnelli (-15%). La Cia Toscana contro le associazioni animaliste: «Speculano sulla pelle degli allevatori  (
sic! NdB) per falsi scopi ideologici. E’ l’ora di finirla». La crisi dei consumi colpisce anche il mercato degli agnelli in Toscana. Nel periodo prepasquale 2013 – sottolinea la Cia Toscana – si è registrato un calo dei capi commercializzati del 15% rispetto allo stesso periodo dello scorso. Secondo i dati forniti da Atpz (Associazione toscana produttori zootecnici) infatti, l’associazione ha immesso nel mercato circa 2.600 agnelli, contro i circa 3.000 capi del 2012. «Fra le cause principali – commenta il presidente di Cia Toscana Giordano Pascucci – sicuramente la crisi dei consumi (che per questa Pasqua si attesterà al -7%) e anche il calendario, visto che è una Pasqua che cade a marzo, ed accorcia il periodo di vendite di una decina di giorni». Ed anche i prezzi pagati agli allevatori sono in ribasso del 10-15% rispetto allo scorso anno: 1 kg di agnello viene venduto dai 3,80 euro/kg a 4,40 €/kg. Un mercato che vive nel periodo pasquale il momento migliore, e fa respirare un po’ gli allevatori toscani, che, però, oltre che con la crisi, devono fare i conti con assurde campagne mediatiche di associazioni animaliste che invitano a non acquistare gli agnelli: «E’ l’ora di finirla con queste invenzioni da parte delle associazioni animaliste, che ogni anno – commenta il presidente di Cia Grosseto Enrico Rabazzi – invitano i consumatori a non mangiare carne di agnello, per chissà quale scopo che solo in apparenza è ideologico. Si gioca sulla pelle e sull’economia di migliaia di aziende zootecniche italiane e toscane che sono già alle prese con una crisi di mercato e di consumi – oltre che con i crescenti costi di produzione - che dura da ormai troppi anni. Nel periodo della Pasqua i nostri allevatori vendono circa il 20-25% dei capi dell’intera produzione annuale, riuscendo a strappare prezzi migliori di 1 euro al kg rispetto al resto dell’anno. E c’è chi tutto questo fa finta di non ricordarlo e specula sul futuro degli agricoltori». "

Ho riportato il lungo brano - che risale tuttavia al periodo pre-pasquale 2013, c'è quindi da augurarsi che il trend in calo sia proseguito anche quest'anno - senza toccare una virgola, solo le sottlineature sono mie. Sono frasi che si commentano da sole?
Sì e no. A parte un certo effetto disorientante di una frase che adombra animalisti che speculano 'sulla pelle' degli allevatori - in un totale e vertiginoso scambio tra vittime e carnefici. Perciò, vale la pena osservare come 'gli agnelli' siano un gigantesco corpo indefferenziato di carne da vendere, nel quale ciascuno singolo agnellino NON è un bambino strappato a una mamma, ma solo un 'pezzo'. Non serve ricordare gli esempi storici dell'uso di parole come 'pezzo' o 'carico', quando si ha a che fare con situazioni di sfruttamento e uccisione su larga scala di umani verso umani, con i più svariati 'motivi ideologici' razziali, religiosi, etnici (per non parlare delle oppressioni doppie e incrociate, quando ad appartenere alla religione-razza-etnia 'sbagliata' sono le donne o gli omosessuali, per esempio). Degli agnelli si parla in termini di migliaia o di prezzi al peso, di 'costi di produzione (!)'. Gli agnelli vengono immessi (come se venissero iniettati, talmente sono percepiti come massa indifferenziata) sul mercato (questa entità collettiva-acefala e onnivora) per sfamare gli allevatori...
Ma, per colpa degli animalisti, il circuito di produzione-immissione-vendita-profitto viene disturbato: coi loro inspiegabili capricci che ogni anno si ostinano a ripetere, gli animalisti cercano di convincere i buoni cittadini a non acquistare più 'carne' di agnello per la 'festa'. Quali mai saranno i loro sotterranei scopi autentici, mascherati da ideologia? (quale ideologia? gli animalisti fanno appello alla compassione e alla empatia...). Ai poster(i), la sentenza. Intanto, che i buoni cittadini si mettano una mano sulla coscienza, e non mandino sul lastrico migliaia di onesti lavoratori, allevatori e macellatori, che ogni anno contano sull'ecatombe degli agnelli per tirare a campare. Alla faccia dell'antispecismo debole.

(Per fortuna, gli animalisti che come me non vogliono trovare brutte sorprese nell'uovo (di cioccolato fondente), si sanno organizzare, e le iniziative pro agnelli sono molte ogni anno. Una è questa.  Ci ritorno su...).

martedì 1 aprile 2014

Fotofinish: zoomafia

Fonte: Internet, a disposizione per segnalazione credits

Sulle pagine di VEGAGENDA 2014, scrive Ciro Troiano (responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV) che "è paradossale come questo mutamento [quello introdotto dalla  L.189/2004, N.d.B.] sia stato colto prima negli ambienti criminali che in quelli animalisti [...]".
Racconta, poco sotto, il caso di una intercettazione telefonica  della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria (di cui Troiano era consulente), nell'ambito dell'operazione 'Fox', nella quale due pregiudicati coinvolti nei combattimenti tra cani e scommesse clandestine, successivamente arrestati, "manifestavano una sentita preoccupazione per l'entrata in vigore della nuova normativa".
Continua più avanti, Troiano, scrivendo che "da quel giorno la fenomenologia dei combattimenti è cambiata, è iniziata la strategia dell'immersione, si è affinato il modus operandi, sono mutati gli scenari". Poche righe dopo: "Il fenomeno zoomafioso è multiforme, si innesta in ambiti diversi e coinvolge animali di tutte le specie, e per contrastarlo occorrono strategie investigative innovative".

Alla zoomafia si ispira questo libriccino, intitolato "Fotofinish", scritto a sei mani da tre giornalisti che vivono e lavorano a Palermo.
Il libro è piccolo nelle dimensioni, ma ancor più intenso nei contenuti. Si legge d'un fiato, con sentimenti contrastanti ed emozioni che si alternano: adotta infatti i ritmi e gli stili di molti 'gialli' e thriller contemporanei, che immergono il lettore nella realtà criminale, col suo gergo, le sue usanze, le sue ferocie. Per inciso, quando Troiano, sempre in VEGAGENDA, riporta le battute dei due pregiudicati, si ritaglia, quasi, e ci concede, un frammento di simil-thriller: "Ora dobbiamo stare attenti, stanno facendo sul serio" (sembra di sentirli, io me li immagino in qualche stanza clandestina dei combattimenti, in un pulviscolo sospeso di polveri calcinate dal sole).
A proposito delle strategie investigative innovative, Troiano non può scrivere nulla (lo spazio in una agenda è ridottissimo, permette solo l'accenno all'esistenza di un problema). Alcune organizzazioni antimafia, effettivamente, hanno messo in essere delle strategie innovative di lotta alla mafia, mi viene quindi la curiosità di scoprire se possono essere adottate anche per contrastare la zoomafia, e se di questo problema, le organizzazioni antimafia, si occupano o lo lasciano ai margini.

Queste considerazioni, che magari meritano approfondimenti, sfociano dalla lettura dei tre racconti nel libro.
Tre 'prese dirette' di crimini in svolgimento, dove le vittime sono specialmente i cavalli, coinvolti e sfruttati nelle corse clandestine, legate alle scommesse. E sono anche alcuni umani, a riprova che la logica oppressiva e violenta a suo modo non fa distinzioni tra diverse debolezze o marginalità: gli individui marginali e fatti oggetto di violenza, sono indifferentemente cavalli, ragazzi, minorati, derelitti. Ogni volta che, per qualsiasi motivo, diventano di ostacolo al tranquillo proseguire del business imperniato sullo sfruttamento spietato, vengono uccisi.

Nel primo racconto di Giacomo Cacciatore, ci sono una cavalla, chiamata Passione, un fantino tredicenne, un cavallaro fallito soprannominato Scaduto, e Lo Nigro, il padrone mafioso.
Se il ragazzino è ancora coraggioso di ideali e di passioni e quasi non si rende conto di dove si trova, Scaduto è invece all'ultimo stadio di un'abiezione di una vita fallita e spesa in mezzo all'ambiente delle corse clandestine, dove i cavalli si devono 'stancare', dove si usano le medicine e le droghe, dove ai cavalli lenti e non redditizi, i cavalli troppo deboli o debilitati o vecchi, che 'fanno i capricci' perché hanno paura e si ribellano alla violenza, si spara un colpo di fucile quando passa 'il camion grosso' che copre il rumore. Lo Nigro esordisce gridando "Saluti appassionati ai cavaddi mosci e ai cavaddi sbrugghiadi", sembra gioviale, conosce solo quello che gli serve sapere per il suo business, distribuisce droghe, ordini e punizioni con un unico scopo, sembra buffo e invece è violento, crudele e spietato. Solo Passione rimane pura dall'inizio alla fine, vittima annunciata in una situazione che non ha nessuna via di uscita. Passione ama il ragazzo, perché "profuma di dolcezza che svapora", ma nel suo mondo che si è ridotto a un cerchio di fango e a fieno vecchio e puzzolente, non c'è spazio per la dolcezza di viversi insieme perché ci si è incontrati e scelti. Alla fine, dopo che il mondo ti si è rovesciato addosso, non ti rimane che un fotofinish stampato al contrario.

Nel racconto di Gery Palazzotto, ancora un triangolo umano, ancora un cavallo al suo centro, incolpevole causa di ogni successivo drammatico sviluppo, fino alla tragedia, ancora un giovane che brama la fine della violenza vile e mafiosa e si ribella, con coraggio, persino al padre, il quale sembra capace di nascondere addirittura a se stesso l'ipocrisia viscida e avida dei suoi comportamenti. Tradimenti, bugie, maschilismo, sotterfugi, vendette, e una presa di coscienza sull'onda dell'amore: "le corse clandestine di cavalli sono contro la legge, papà. La violenza sugli animali è contro la legge, papà. La mafia, che gestisce queste scommesse, è contro la legge, papà. Tu sei contro la legge, io sono contro di te, papà".

Il terzo racconto, di Valentina Gebbia, sembra parafrasare nel titolo il romanzo di Philip Dick che ispirò Blade Runner ("Gli androidi sognano pecore elettriche?"), ma in questo caso la domanda: "Anche i cavalli sognano?", non è un nonsense, una discontinuità linguistica pensata per disorientare e riorientare l'attenzione del lettore. Si tratta infatti del pensiero del primo dei due protagonisti, il giovane umano di nome Angelo, la cui capacità di comprendere la realtà è limitata, la sua mente è quella di un bambino. Angelo non è capace di vedere le brutture di quelli che si chiamano adulti, ma sa sognare e credere in un mondo privo di ogni cattiveria, anche se non è capace di agire per farlo diventare realtà.  L'altro protagonista è il cavallo, il bellissimo Re Ruggero, che viene rapito per gareggiare nei circuiti clandestini controllati dalla mafia. Come in un racconto di London, entriamo nei pensieri e nel cuore di Re Ruggero, in alcuni dei passaggi più belli di tutto il libro, dove finalmente si intravede un consapevole tentativo di empatizzare col punto di vista del cavallo. Re Ruggero affronta con coraggio le gare, le ferite, il dolore, la fatica, in cuor suo non dimentica mai il suo Angelo, al quale è legato da grande profondo affetto. Angelo gli manca, ne ha nostalgia, gli mancano le sue carezze: "Se si concentrava sulla brezza leggera e guardava i ritagli di cielo da sotto le fronde, poteva credere di essere ancora tra gli alberi del giardino di Angelo". E poi: "Angelo non gli pesava mai sulla schiena. Nelle lunghe passeggiate insieme, loro erano un corpo solo che si muoveva in armonia. E come erano delicate le carezze di Angelo... Immaginò che le sua mani passassero come un balsamo sulle bruciature che sentiva, sul muso che gli doleva tanto da togliergli la fame, sul fianco, sul collo che doveva muovere piano per non sentire troppo dolore. Chissà se Angelo sapeva di lui, chissà perché quegli individui lo avevano portato via da casa sua. Uno di loro lo conosceva già. Lo conosceva bene. Era l'uomo che portava la paglia, che si occupava di lui e puliva la stalla. Sembrava un amico del suo cavaliere. Forse per questa ragione Angelo non era accorso al nitrito, a quel richiamo che gli aveva lanciato mentre lo portavano via. Ma forse questa era la sorte di tutte le bestie: crescere e poi correre e poi morire, un giorno". La morte aleggia ovunque, davanti agli occhi di Angelo, che non la riconosce e la scambia per qualche cosa di altro di gentile e premuroso verso i cavalli vecchietti che non corrono più; aleggia al naso e alla memoria di Re Ruggero, che va incontro al suo destino col cuore che gli scoppia di gioia. Il destino dei due innocenti scorre adesso parallelo, e si riunifica solo alla fine. Un finale 'bello', in un certo senso (se bellezza a volte può far rima con amarezza), ma non lieto, né giusto.

Nei racconti, l'invenzione getta luce su realtà crude e crudeli, su droghe e fruste e scommesse e ricatti e violenze; su corpi feriti e violentati, su esecuzioni. Lo fa meglio di ogni statistica.
Dopo i racconti, tuttavia, vengono esposti anche i fatti, con una breve postfazione di Antonio Pergolizzi, Coordinatore nazionale dell'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente. "Le corse clandestine di cavalli sono l'ultima frontiera dell'ecomafia". Un affare dai fatturati impressionanti, gestito dalle organizzazioni criminali più efferate, e condotto sulla pelle dei cavalli, con continue sevizie e maltrattamenti di ogni genere. Scommesse, doping, macellazioni clandestine, "un vero e proprio 'ciclo illegale del cavallo'", così lo definisce Pergolizzi, che più oltre scrive che "sull'affare dei cavalli si stringono alleanze strategiche fra organizzazioni criminali normalmente in conflitto tra loro".
 


Copertina del libro "Fotofinish", Einaudi

FOTOFINSH
GIACOMO CACCIATORE
VALENTINA GEBBIA
GERY PALAZZOTTO
2011, GIULIO EINAUDI EDITORE, TORINO
PAG.135, € 10.00

giovedì 27 febbraio 2014

Mizzy & Trilly, Topoline: "Mizzy & Trilly ... Le mie Principesse"


Le due topoline Mizzy & Trilly



Jole, animalista, la mamma di Mizzy e Trilly, scrive...


Nel Dicembre del 2011, un laboratorio di sperimentazione Animale porta a termine un test, avanzano delle cavie e come la norma vuole, queste devono essere soppresse… Un gruppo di attivisti per la liberazione Animale, si adopera affinché queste creature possano essere affidate alle amorevoli cure dei volontari; i responsabili del laboratorio accettano, successivamente vengono rilasciate le 11 cavie. In questo modo, Mizzy e Trilly entrano a far parte della mia vita. Consapevole del fatto di non sapere nulla in fatto di Topini, (Mus Musculus), non conoscendo le loro abitudini, attitudini, alimentazione, sistemazione e ritmi, mi attivo per conoscere il loro stile di vita, mi documento e colmo ogni lacuna solo per poter offrire alle new entry tutto ciò che serve per farle vivere felici. Giulia, la persona che me le affida mi dice che i Topini non vivono a lungo, il loro ciclo di vita dura mediamente 2 anni; dovrò quindi fare un enorme sforzo per non affezionarmi troppo, dovrò ricordarmi ogni giorno che 24 mesi passeranno velocemente e che presto le mie piccole mi lasceranno… Ma, contrariamente all’atto di persuasione, nel giro di pochissimo tempo mi rendo conto di essermi letteralmente innamorata di queste delicate creature; allo stesso modo in cui mi sono sempre innamorata dei miei Gatti o Cani. Mi incuriosisce subito l’attività che si svolge quotidianamente all’interno della gabbia; noto con stupore che (pur essendo solo due) esiste una vera e propria gerarchia, si dividono i compiti come fosse un ordine impartito dall’alto. Mizzy si occupa delle pulizie della gabbietta, Trilly invece è l'addetta all'igiene personale e lo fa quotidianamente con dovizia e scrupolo. Mizzy, ogni giorno rimette a posto il nido all’interno della casetta di legno dove dormono, smuove la carta, il fieno e crea con la carta una sorta di porticina che chiude l'apertura della casa, quasi separandola dal resto della gabbia, come fosse una vera camera da letto. Ripone e sposta il cibo secondo un loro criterio, insomma, all’interno c’è un ordine quasi maniacale e se per caso io sposto qualcosa, lei corre per sistemarla morsicandomi un dito. 

Mizzy

Mizzy e Trilly
 
Trilly

I Topini sono Animali notturni, nell’arco della giornata è raro vederli in giro, ma di sera trascorrono diverse ore sveglie, giocano sulla ruota, corrono e si divertono come pazze; ogni tanto si riposano, mentre Trilly lava accuratamente se stessa e la sorella, dondolano dolcemente sulla ruota e schiacciano un pisolino una accanto all’altra. Ovviamente per questioni igieniche, ogni settimana la gabbia deve essere lavata completamente, questa cosa fa infuriare Mizzy, perché si vede distruggere tutto il lavoro svolto, si arrabbia perché deve rifare tutto, evidentemente l'ordine in cui io rimetto casette e giochi non le è congeniale. Appena le rimetto nella gabbia lei riassetta e mette ogni cosa al suo posto … A dispetto del senso comune che invece classifica i Topi Animali sporchi, portatori di malattie e quant’altro, se hai la possibilità di vivere e interagire con loro, puoi constatare che invece sono creature sociali e pulitissime, potrai vedere ad esempio, che i loro “bisognini” li fanno solo ed esclusivamente in un punto preciso (ma scelto da loro) della gabbietta, loro due la fanno sotto uno scivolo posto nella ruota e da nessun’altra parte… Contrariamente alle aspettative, mi accorgo di essermi perdutamente innamorata delle mie piccole, che sono diventate le mie Principesse in pochissimo tempo... 


 
Svago per le topoline





Mizzy impara velocemente a fidarsi di me, sale sulla mia mano e si lascia dolcemente coccolare, ma è anche quella più delicata e cagionevole di salute. Purtroppo ha frequenti crisi respiratorie, che riesco a tenere sotto controllo con un antibiotico; ogni volta devo ripetere la terapia facendole l’aerosol due volte al giorno; devo chiuderla in un piccolo trasportino cercando di fare del mio meglio, ma lei questa cosa davvero non la sopporta, si arrabbia moltissimo e morsica tutto quello che le capita - comprese le mia dita - in attesa di tornare nella sua gabbia,… A Ottobre 2013 arriva una crisi più forte, lei ci prova, lotta con tutte le sue forze, ma dopo venti giorni di terapia, decide di lasciarsi andare e smette di mangiare.. Pur di vederla mangiare, provo a darle tutto quello che le piace, ma il cibo che qualche giorno prima mi rubava dalle dita, ora lo rifiuta, mi guarda e mi spinge lontano via con il musetto… Respira terribilmente a fatica, non ce la fa più … Trilly si rende conto che qualcosa è cambiato, che la sorella sta lottando per sopravvivere, non la lascia sola un solo minuto, le sta addosso, la scalda, la lecca, la muove… Non sa cosa fare per aiutarla, è a sua volta disperata…
Il primo Novembre del 2013 Mizzy vola sul ponte… Quando entro nella stanza, assisto ad una scena impossibile da scordare. Trilly è sopra Mizzy, la coccola, cerca di rianimarla e prova a scaldarla… Ho dovuto assecondarla e darle il tempo di salutarla, l’ho sistemata in una scatolina di colore rosso (il colore dell’Amore) e rimessa nella gabbia, in modo che Trilly potesse darle l’ultimo saluto. Ora la sua sorellina non c’è più e lei si dispera… Se questa non è una dimostrazione d’ Amore di Empatia, io davvero non ho capito nulla.… Questi sono gli Animali che i vivisettori torturano e uccidono, Animali che molte persone disprezzano… Loro erano …. Anzi, loro sono la mia vita…Impossibile trattenere le lacrime, impossibile non provare un forte dolore, non sentire un senso di impotenza nei confronti di Trilly…

 
Trilly veglia Mizzy



Trilly dopo la scomparsa di Mizzy


La depressione su lei ha un effetto devastante e tre giorni dopo le sue difese immunitarie crollano e si ammala… La porto dal veterinario, la coccolo più che posso e lei sembra reagire. Non era abituata a riordinare la casetta, il giaciglio e le scorte di cibo, ho imparato a farlo io al posto di Mizzy, ma non ho potuto lavarla come faceva lei.. L’ho coccolata tenendola in braccio tutte le sere e lei giocando entrava dentro la manica della tuta, frugando e odorando ogni lembo di pelle con la quale entrava in contatto. Le ho comprato ogni sorta di nuovo gioco, casetta e cibo per cercare di aiutarla, provo a fare del mio meglio per farla sentire meno sola e forse ci riesco, ma la sua nuova condizione dura solo tre mesi…
Il 7 Febbraio 2014 anche Trilly vola sul ponte, questa volta non c’era nessun suo simile a sostenerla per aiutarla… Del resto lei stessa mi ha insegnato come ci si comporta in questi casi, quindi ho cercato di fare le stesse cose che aveva fatto lei a Mizzy nelle ultime ore di vita, non l’ho lasciata sola un attimo. Accanto al suo capezzale, l’ho coccolata, accarezzata, baciata e guardata andare via … Sono sicura che lei ha percepito la mia presenza, ad ogni bacio apriva gli occhi e mi guardava, spero solo che questo abbia contribuito a infonderle serenità… L’ho sistemata in una scatolina bianca, (il colore della Purezza) e l’ho lasciata tutto il giorno nella sua gabbia. 

 
Trilly


Di solito dimenticare il dolore per me è difficilissimo... Ma ricordare la loro tenerezza, in certi momenti lo sarà ancora di più... Quel che mi ha reso felice, non lascia cicatrici da mostrare, queste restano sigillate nel cuore... Oggi ho una ferita in più, ma sono sicura che la dolcezza del ricordo mi restituirà la gioia che provavo guardandovi.. Sicuramente avete reso la mia vita migliore - Mizzy & Trilly - io ve ne sarò grata per sempre… Ora non ci sono più gabbie a limitare il vostro cammino… Correte felici sulla Via Lattea… Siete finalmente libere … Siete nate in un laboratorio, destinate ad essere vivisezionate e soffrire per l’intera esistenza… Ho avuto l’onore di potervi regalare serenità e vita, ma non ho potuto donarvi la libertà. Di certo vi ho restituito la dignità che meritavate… Con me ora il dolore, ma anche la consapevolezza di essere stata molto fortunata per aver avuto la possibilità di accudirvi, curarvi ed amarvi. Ora siete sul ponte… Correte verso la vera libertà… Io vi porterò sempre nel cuore e vi amerò fino all’ultimo dei miei giorni...
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