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sabato 21 marzo 2020

Mentre i cani escono a passeggio


Nutria mangia biscotto - Animaleria


Nel fumetto 'La Spada e la Diavola', la guerriera Red Sonja torna nel mondo nostro contemporaneo, a New York e il suo primo respiro dell'aria urbana attuale è a dir poco soffocante, a causa dell'inquinamento - per lei che arriva da un'epoca antica e priva di inquinamento diffuso. 



mercoledì 3 luglio 2019

Le giraffe di Mordillo (e altri animali)



Lo scrivono tutti - e non poteva essere altrimenti. Il suo nome e i suoi disegni che trovi delicatamente arguti, rimbalzano di sito in sito, di giornale in giornale. Ma tutti lo conoscono solo col cognome: Mordillo.




mercoledì 26 giugno 2019

Tutto a colori - Paperino!



Nei giorni scorsi c'è stato un importante compleanno nel mondo dei fumetti: Paperino ha soffiato su ben 85 candeline. 

sabato 17 novembre 2018

Buon Compleanno, Confidenza!



Ti/Vi/Ci regalo questa dolcissima e rivelatrice sequenza a fumetti che racconta così bene che cosa è il vero amore, la vera cura, le vera dedizione.


sabato 22 settembre 2018

Chi lo dice: Atto di Dio



Tu sei un blog che ha quasi cinque anni. Sei il blog di Giovanni, che ti ha fatto nascere quasi cinque anni fa. Ti ha fatto nascere perché voleva un blog, che fosse tutto suo, e sul blog voleva scrivere delle cose che gli interessavano.

Tu sei un blog che, quando si guarda dentro, si scopre pieno di immagini e ancor più pieno di parole. Ma forse, parole e immagini, sono quasi a pari, perché c'è stato un anno intero, o quasi, quando sul blog, di parole, non ne sono apparse nemmeno una.

A te, blog, comunque, ti hanno detto che ti chiami La Confidenza Lenta. Ti piace come nome, ti fa immaginarti in un posto, dove sei per raccontare storie. Un giorno, ti piacerebbe raccontare la tua, di storia. Oggi, però, devi raccontare un'altra storia.

Questa altra storia che devi raccontare, apparirà sulla tua pagina, perché sei un blog che si presenta fatto di pagine e queste pagine scorrono sugli schermi dei computer di chi viene a visitarti.

Questa altra storia la devi raccontare, ma è un dovere che è anche un piacere. Così, puoi dire anche che sei un blog che la storia, questa storia, la vuole raccontare.

Così, ti accorgi che, in men che non si dica, le storie che vuoi raccontare, sono già due.
Una però deve aspettare: quella che deve aspettare e la storia che parla di te, che sei il blog La Confidenza Lenta, che Giovanni ha fatto nascere quasi cinque anni fa.

Invece, non aspetterà la storia dell'Atto di Dio: che è una storia raccontata da Giacomo Nanni...


martedì 20 febbraio 2018

AIUTO! una favola a fumetti

© Yi Yang, per gentile concessione - da pagina Facebook

 ... eccoli qui, gli animali protagonisti della storia disegnata (a fumetti) AIUTO!: immaginata da Isaak Friedl e disegnata in modo devastante da Yi Yang.

Il racconto è una favola nera, che più nera non si può: la crudeltà va in scena, l'eccesso è la regola. Per vie fortunose e traverse, hai scoperto questo fumetto; lo hai preso. Poi hai scoperto che ha un seguito, intitolato AIUTO - Fratelli: hai preso e letto anche quello.  Hai preso anche l'albo attualmente in edicola della collana antologica bonelliana Le Storie, scritto da Isaak Friedl e disegnato da Stevan Subic. 
In questo post, non parlerai de 'Il terzo giorno' (il titolo dell'albo delle Storie bonelliane), e solo in parte di AIUTO - Fratelli (per il quale, se Isaak Friedl vorrà, ti piacerebbe fare un post dedicato). In questo post, parlerai solo del primo albo - anzi, per la verità, ne parlerà lui, cioè l'autore, che ha risposto via social alle tue domande...


giovedì 23 novembre 2017

Il cuore in una zampa




"Tesoro, ti amo". Sei quasi sicuro che questa sia una delle cinque frasi più belle che si possano ascoltare, o persino pronunciare - in assoluto.

martedì 14 novembre 2017

Dylan Dog e la corsa delle mucche macellate




Dylan entra nel vecchio mattatoio abbandonato, e...




Dylan Dog in 30 anni di vita editoriale, ne ha passate tante. Anche le sue storie sono cambiate - il modo in cui vengono raccontate.  Alcune caratteristiche sue sono rimaste costanti, specie di piccole bussole per i comportamenti. Dylan, per esempio, ha sempre avuto una speciale attenzione per gli animali - ne scrivevi qui. E questa attenzione può apparire sia in una storia ben focalizzata, che in una storia fuori fuoco - come questa, intitolata "I segni della fine".
Visto che è una storia che, dal punto di vista della questione animale nel fumetto, può considerarsi secondaria, fai punto e a capo, per raccontare in breve come e quando hai scoperto questa e altre storie - dopo che avevi smesso di comprare e leggere Dylan Dog da molti anni.

domenica 5 novembre 2017

Vegan Meme - I'm Popeye the sailor man!



I'm Popeye the Sailor Man. 
I'm Popeye the Sailor Man. 
I'm strong to the finich, cause I eats me spinach. 
I'm Popeye the Sailor Man. [x2 Opening] 

I'm one tough Gazookus, which hates all Palookas. 
Wot ain't on the up and square. 
I biffs 'em and buffs 'em and always out roughs 'em and none of 'em gets nowhere. 

If anyone dares to risk my "Fisk", It's "Boff" an' it's "Wham" un'erstan'? 
So keep "Good Be-hav-or", That's your one life saver With Popeye the Sailor Man. 

He's Popeye the Sailor Man, 
He's Popeye the Sailor Man. 
He's strong to the finich, cause he eats his spinach. 
He's Popeye the Sailor Man






martedì 11 aprile 2017

L'uomo che cammina

...un cane c'è anche qui...


Un fatto è che il camminare sia (stato) anche per te - lo è ancora? tornerà a esserlo? - fondamentale volano per i pensieri. Nel camminare, percorrendo anni oltre che chilometri, hai sempre avuto l'agio di arrivare fino al fondo dei tuoi pensieri, e di estrarne tutto il luminoso e tutto l'oscuro - nel senso più ampio che ci sia. Forse perché, detta semplicemente, camminare è un attività allo stesso tempo concreta e fisica, così come esplorativa e intellettuale. E ti manca, il camminare, a dispetto di tutte le apparenze.
In fondo, pensi,  gli homo come animali sono da sempre grandi camminatori - e del resto tantissimi altri animali lo sono. Camminare lascia segni e ci disegna segni nel corpo e nelle emozioni. Camminare ci porta altrove - ma ci porta anche solo dove noi siamo già.

Comunque.

Tra i tanti libri che pure hai letto su questo gesto così basilare e così libero che è il camminare, questo fumetto di Jiro Taniguchi brilla per la sua ineffabilità, per la sua focalizzazione apparentemente tutta giapponese, sul valore dei gesti, sulla preziosità di quel che facciamo, sulla cura che sempre dovremmo mettere - anche solo se stiamo riparando un aquilone.
Sono diciassette microstorie, ognuna a sé stante ma anche tutte collegate da un impalpabile filo rosso - tirato dalla estrema vitalità e capacità di concentrazione dell'uomo che cammina, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Alcuni elementi vivi - il cane, la conchiglia - appaiono per poi sparire per poi tornare - e in realtà sono sempre presenti.
Mentre questo uomo cammina per le strade e i sentieri, fa incontri - con uccelli, con gatti, con pozzanghere, con altri umani, con oggetti - e tu con lui ti  fai attraversare e percorrere a tua volta dalla realtà che stai osservando e attraversando. Con i dettagli più inafferrabili che balzano sulla scena come fondamentali elementi, capaci di creare tutto il senso e il significato per la realtà più a largo raggio, intorno ate - intorno a noi.
Ti ha colpito, in questa rilettura, la intraprendenza e la voglia di conoscere e poi di fare - di (ri)costruire - dell'uomo, che porta a casa dai suoi viaggi - un po' come un esploratore neolitico, osservatore e raccoglitore - cose e pensieri dalle sue camminate: sotto forma di acqua, o di oggetti, di immagini o di ricordi, che rivive con le mani, aggiustando, manipolando, costruendo, conservando, proteggendo. 
Eppure, il viaggio è sempre leggero: né gli oggetti, né i pensieri, né le emozioni, si accumulano; non sostano che per il tempo della loro vitalità, e poi evaporano. Così. il viaggio rimane sempre leggero e sempre aperto a nuove ricchezze, sempre pronto a spaziare.
E ci sarà sempre un cane che scaverà una buca in giardino - un altro viaggio.

mercoledì 29 marzo 2017

Qui scrivete voi... se volete!







Da qualche giorno ormai la fatidica 100M è alle tue spalle. Come una prima tappa per scalare una vetta; come una prima boa per prendere il largo: ha segnato un importante primo traguardo, ha segnato il punto della situazione e indirettamente ti ha messo nelle condizioni di poter capire un po' meglio le correnti sotterranee - e gli sgorgare spontanei e subitanei - che attraversano il blog e gli danno vita. 
Ti piacerebbe che questo blog diventasse sempre più aperto, sempre più corale.
Già ci sono molti post negli anni passati, che sono nati grazie al contributo speciale di altri individui - alcuni esempi potete trovarli QUI, o QUI, oppure QUI, o anche QUI, e QUI...e QUI... e QUI... e QUI - (forse hai ricordato tutti, ma per andar sul sicuro, prometti un futuro post dove elencare tutti i contributi passati fin qui).

Allora, probabilmente per i lettori ormai è chiaro, che cosa ti è venuto in mente: e questo post ne è la chiave, o meglio la soglia di ingresso. Come tutti i post, avrà di default la possibilità di inserire commenti. ed è lì che speri che trovi spazio chi vorrà raccontare una sua storia, che verrà trasformata in post - se l'autore sarà d'accordo, naturalmente.
Questo post, che per il momento si trova nella pagina a scorrimento, verrà messo in evidenza, con un link interno attraverso una immagine, in modo che possa rimanere sempre visibile e disponibile e - tu lo speri con tutto il cuore - visitato e usato come contenitore di storie, che diventeranno post per essere lette.

Che tipo di storie? Scritte come? 
Sulla forma, non poni vincoli: potranno essere disegni, foto, filmati (già immagini i problemi tecnici! ma non importa...); oppure: poesie, filastrocche; racconti; interviste, cronache, diari, recensioni, chiacchierate. L'unico limite, è la fantasia di chi scrive.

Che tipo di storie? Quali narrazioni? 
La Confidenza Lenta è nata dal desiderio di rompere un guscio e superare una barriera di solitudine -  e perché sentivi tante emergenze sgorgare dai tuoi pensieri ed emozioni, che sembravano volere proprio la forma-blog. Il blog, poi, si chiama come il verso di una poesia che avevi letto e che ti aveva impressionato - perché in quella fase della vita, stavi riprendendo confidenza con le emozioni - e forse anche col coraggio di esprimerle.  Le storie migliori - per te, per le tue esperienze personali - erano - e SONO - quelle dove gli altri animali - e alcuni umani un po' eccentrici - sono presenti, in tutti i modi possibili. Di più: solo queste sono le storie degne di questo nome: perché non possiamo essere qui senza gli altri animali; non possiamo dirci umani senza viverci come animali (perché lo siamo anche noi), nel senso più aperto, limpido, diretto e vivo che sia possibile - e insieme agli altri animali; perché questo viverci e sentirci animali deve finalmente ottenere il suo autentico significato liberatorio, gettando via le attribuzioni dispregiative antropocentriche che causano sofferenza da troppo tempo. E ancora il cammino è solo all'inizio, nonostante tutto. Comunque, è questo il primo regalo di cui parlavi. Sei un po' emozionato, a fare questa proposta: verrà interpretata nel modo che speri? Oppure potrà sembrare presuntuosa?  Comunque, come ogni post, come ogni cosa che hai scritto, è giunto il momento che prenda le distanze da te, e che cominci a camminare con le sue gambe.

Perciò, e qui finisci: se ne avete voglia, se avete qualcosa che desiderate narrare e condividere, che abbia le caratteristiche che hai presentato sopra, che sia familiare con queste sensazioni e con gli animali (storie che diano coraggio o che facciano commuovere, storie che regalino risate o che ci facciano conoscere altro, storie che diano speranza o che ci diano risorse per fare, storie che facciano arrabbiare e storie che ci diano motivi per agire, e altre storie ancora...), allora,
... 
questo minuscolo spazio vi aspetta con accoglienza e con interesse e con gioia curiosa, e con voglia di dialogo.

Chi lo desidera, può scrivere sia nei commenti, che inviare email a:
laconfidenzalenta@libero.it
oppure via messenger privato facebook a Giovanni Manizzi

domenica 12 marzo 2017

Love - la volpe


edizioni BD


Ti sei arrampicat* fino alla cima dell'altura, in mezzo al bosco, che è caldo e olezzante, anche se immerso nell'ombra. Sei nel punto più alto nel raggio di molto chilometri e ci sei arrivata con determinazione e pazienza, un passo dopo l'altro. Non eri mai stata sulla cima e oggi ti è venuta la curiosità di vederla, annusarla, per scoprirla e conoscerla. 
Se alzi lo sguardo, oltre i tronchi e le molte foglie, vedi il bosco rosso, giallo e rame dei cespugli bassi e forti, sul pendio di fronte; e, come incastrato tra le due pendici boscose, il luccicare azzurro e ammiccante di abbagli del mare, azzurro profondo.
Torni a immergerti nelle radure e tra gli alberi.
La tua vita si svolge in questi spazi, insieme a molti altri individui di altri animali, con abitudini diverse e i loro comportamenti, che spesso ti sorprendono.
La vostra casa, l'isola grande che emerge dal mare profondo color del vino, sta per cambiare completamente, improvvisamente, e violentemente.

Questa storia ha la magia della assenza delle parole. I veri incantesimi sono quelli agiti con tutti i sensi e i movimenti del corpo - dei corpi, nel fluire inarrestabile della vita, qualsiasi sia la forma che ha preso, una contingenza individuale sempre e comunque destinata a ritornare a indistinguersi nel flusso vitale. Eppure, è molto simile al bel libro "L'estate della collina", in qualche modo ne condivide l'approccio. In quel libro le tante parole pennellano immagini quasi statiche; qui le immagini raccontano storie mozzafiato. Ma tutte e due gli sguardi provano decentrarsi dall'antropocentrismo (secondo te, grazie anche ai mezzi impiegati, la storia grafica ottiene con maggior efficacia questo intento).

Scrivono in esergo i due autori, Frédéric Brrémaud e Federico Bertolucci:
"NEL REGNO ANIMALE LE BESTIE NON SI AMANO.
MA NON SI ODIANO NEMMENO.
L'AMORE E L'ODIO FORMANO UN TUTT'UNO.
UN TUTTO UNIVERSALE, UN INSIEME SUPREMO
CHE SI POTREBBE DEFINIRE DIVINO, O ANCORA, AMORE.
UN AMORE CHE L'UOMO NON RAGGIUNGERà MAI."

Una frase intrecciata di strani opposti, detti in un modo che ti crea delle zone grigie, proprio ai bordi della vista, quegli oggetti sull'orlo della percezione, che si riesce a guardare solo girando gli occhi di lato, ché se provi a guardarli direttamente, spariscono.
Ti sembrano strane, per esempio, parole come 'odio' e 'bestie', due spie di una visione per forza di cose (?) plasmata su misura umana. Eppure, si intravede un che di vero, e di avvertibile che è autentico, nel tutto universale, e che rimane irragiungibile per l'uomo proprio perché è propenso a usare parole che esprimono concetti come 'odio' e 'bestie': parole che tagliano e che creano separazioni, confini, barriere, laddove invece non ne possono esistere - pena il disseccamento e la morte per aridità.

Amore è in effetti una parola più giusta: non per sentimentalismo, né per effettuare una distorsione prospettica diversa ma simile a quella che si impunta a rendere separato l'uomo dagli altri animali e da tutto il vivente. Bensì perché se amore significa creazione di relazione, allora è proprio la relazione, l'interscambio - esplicato in tutti i modi possibili, compresi quelli rapidi, unilaterali e aggressivi - che anima l'intero flusso vivente.

La storia, affascinante in quanto priva di parole, ne è un tassello perfetto come esempio. Tutti gli animali coinvolti nel cambiamento dell'isola, si trovano in certi momenti a incontrarsi e scontrarsi, assecondarsi o intralciarsi e ciascuno di loro non perde la propria individualità, né il proprio punto di vista - anche se il punto di vista principale è quello della piccola volpe, in gara con se stessa - così sembra, così ti sembra, fino alla fine rivelatrice - e in competizione con l'isola, per la quale corre e salta a perdifiato in tutto il racconto. La volpe ha un pensiero, ha una meta, ha una speranza, ha una preoccupazione, ha un piano, fa tutto quello che fa perché vede se stessa non da sola e viva oltre il pericolo. Arrivi a capirlo nello stesso momento in cui la vedi arrivare fino alla fine, e scopri con lei - che ritrova e riscopre - l'ago della sua bussola.

Alla fine, la luna scintillerà sulla cenere. A giorno fatto, le volpi torneranno a correre nel ripido scosceso prato, a picco sul mare, lo stesso punto dove prima c'era un altro pezzo di bosco  e adesso ondeggia il mare.

venerdì 24 febbraio 2017

Jiro Taniguchi, l'Uomo che Cammina

...come un suo disegno...



Jiro Taniguchi è entrato nei suoi disegni, ormai - pochi giorni fa.

Il suo sguardo nei confronti degli animali - spesso protagonisti delle sue storie - è la ragione per cui hai cercato i suoi manga; e soprattutto perché ne hai cercati prima di tutto alcuni, invece che altri.

In queste storie c'è il mono no aware giapponese: il senso di stupore e comprensione per le cose nel mondo. Il tempo scorre, lascia i suoi segni, ma non fa più paura. I soffusi movimenti tra di loro delle emozioni che tessono congiunzioni tra i viventi, umani e non umani, creano l'ineffabile atmosfera delle sue storie. Giorni di vita che, semplicemente, accadono.  Sempre serenità e pace sono presenti: ciò non nega il dolore di certe contingenze - si tratta comunque di emozioni - ma le riaccoglie nel fluire, donando loro una specie di prospettiva della fugacità. In questo modo, anche la morte smette di fare paura - a differenza della sofferenza - perché si sa che il mondo continuerà a esistere. Sul tronco spaccato crescono nuovi arbusti, tutto ciò che di vivo è invecchiato, diventa sorgentre per qualcosa di vivo che sarà nuovo. Come se il tempo potesse scorrere nei due sensi, i gesti, le parole, del passato, cambiano sfumatura, illuminate dalle parole e dai gesti che - magari molti anni dopo - emergono da quel passato.
In questo eterno presente, sono le minuscole cose che possiamo apprezzare camminando, o vivendo all'ombra di un grande albero, o accompagnando un amico cane nell'ultimo viaggio, che danno valore al nostro vivere.  Sono i gesti che compiamo, perché comprendiamo che vanno fatti - e li esguiamo nel momento in cui c'è la richiesta e la necessità che vengano eseguiti - a dare vigore allo scorrere della vita. Una estetica etica molto orientale: la potenza dei piccoli gesti, fatti con tutti noi stessi, al massimo della nostra consapevolezza; la focalizzazione che ci richiedono e che fa di noi il gesto che facciamo.



Nato nell’agosto del 1947 e appassionato di manga fin da giovanissino, inizia la sua carriera dopo il liceo, debuttando poi nel 1970. Lettore onnivoro, Taniguchi si è lasciato influenzare dal fumetto europeo, mischiando stili e suggestioni in un gusto che ha trovato forte riscontro anche in occidente, in Francia in particolare.



... il 'tuo' Taniguchi ...

venerdì 2 dicembre 2016

Il goblin di Dylan Dog


Angelo Stano: copertina di GOBLIN! (DYLAN DOG n°45, 14/06/1990) - particolare

















L'espressione di Dylan Dog, in questa copertina, è particolare, vagamente strana. Dall'edicola milanese dove prendesti il fumetto in quella estate universitaria, già ti sembrava una faccia insolita, per un eroe di fumetti, seppur particolare, antimuscolare come Dylan. Un viso dolente. 
Dylan, poi, è di spalle alla creatura, anche se si è accorto del suo ingresso nella stanza. Del resto, la creatura non tenta di nascondersi, ha chiaramente intenzioni aggressive. Chiaramente? Allora, perché procede passo passo? Invece di correre o saltare, per assalire? Perché sembra piccola e gobba? Solo perché è un goblin? Che cosa è, poi, un goblin?
E ancora: Dylan offre le spalle, ma non solo. Non si muove, è come in attesa. Non si gira, non muove il capo. Gira solo gli occhi, il suo sguardo si protende alla periferia della sua capacità visiva. Forse non vede il goblin, forse lo immagina soltanto. E l'immaginazione aiuta la sua vista, così è come se Dylan, girando gli occhi, arrivasse ad avere lo sguardo dietro la nuca. E il suo sguardo: non è accigliato? Sì. Ma è minaccioso? Non ti sembra. Piuttosto, sembra triste, rattristato. Mortificato. Lo sguardo di qualcuno che sa qualcosa, sul conto della creatura che gli si sta avvicinando - un particolare cruciale, indicibile, inconfessabile, che però è fondamentale perché Dylan decida che quel goblin non è un mostro, non è un pericolo. Che forse, quel goblin è invece la vittima da compatire, salvare, proteggere. E che forse non è nemmeno un vero goblin.
Tanti dettagli, e tanti punti interrogativi che ti invogliarono alla lettura. Merito di Angelo Stano, autore della copertina e primo disegnatore di Dylan. Stano, che  ha colto al meglio la sintesi di una delle storie più dolenti e all'epoca - credi - maggiormente sconvolgenti della serie. Per lo meno, di quelle fino a quel momento uscite - tra le quali c'erano già non poche pietre miliari della saga del Dyd.
La storia - soggetto e sceneggiatura - era di Claudio Chiaverotti. 
Secondo te, fu un punto di non ritorno assoluto, efficacissimo nel suo colpo di scena - un climax agghiacciante - ancor di più perché inserito in una atmosfera che era tipica delle storie dell'indagatore dell'incubo: per raccontare a chi legge, che l'incubo più vero è quello che  non vola dalla fantasia nei sogni notturni, ma calpesta rasoterra, o ad alzo zero, il terreno brullo della quotidianità delle fatiche diurne. I disegni fatati, le filastrocche, i salti temporali e i cambi di punti di vista ci raccontano un po' alla volta di un dolore straziante, penetrato con violenza nelle ossa, nella carne; un dolore così atroce che urla vendetta, chiede vita per vita. 
Gli animali - il rapporto che gli umani hanno con loro - entrarono con decisione nella realtà dylaniata: tutti i veli spariscono al voltar di una pagina, i nostri occhi sono colti di sorpresa nudi, non possono evitare di vedere un orrore nascosto, determinato, freddo, crudele, incessante, quotidiano: di vederlo nella sua nitidezza raggelante di fermo immagine sulla tortura, eseguita con freddezza, e allo stesso tempo con disprezzo e prepotenza di chi ha un potere su altre vite e lo esercita senza esitare, senza vergognarsene.
In questa storia, in particolare, gli animali sono protagonisti/antagonisti e prima ancora vittime. 
Ci saranno altre storie come questa, col proseguire della serie, e ne riparlerai. Storie, tutte, che tu attendevi con grande aspettativa, sempre. Un segno chiaro, secondo te, che Goblin centrò il bersaglio.
Nel bene e nel male. La storia ha i suoi fan, ha anche i suoi detrattori. Tu, sei, senza ombra di dubbio, tra i suoi fan.
Ti poni le domande che - secondo te - chiunque ami una storia, un personaggio, non può fare a meno di porsi - anche mentre sta leggendo quella storia per la prima volta.
Poteva essere scritta diversamente? Certo che sì. Il che, di per sé, non vuol dire granché. Sarebbe stato possibile scrivere diversamente alcune battute, per evitare la sottile sensazione di imbarazzo in un lettore che conosce l'argomento di cui i personaggi stanno parlando, e che gli sta a cuore per via del suo essere reale orrore e tortura - la vivisezione - ? Forse sì: ma c'era modo più diretto e chiaro, per far arrivare nel breve spazio disponibile, a una platea vastissima e quindi in maggioranza non appassionata, né esperta, in simili tematiche - nelle tematiche riguardanti, appunto, gli animali non umani e i nostri reciproci rapporti? Se c'era, ti piacerebbe leggerlo. Anche perché, nella storia che abbiamo a disposizione, il minimo imbarazzo per l'enfasi di Dylan - che suona un po' così solo perché è cartacea, ma che esemplifica ad arte il treno di emozioni batticuore tachicardiche che la vivisezione SEMPRE scatena - lascia subito il posto alla dolente realtà, all'empatia verso una creatura che sembrava crudele - ed era solo vittima. Tanto più, che al finale beffardo e veramente horror dissacrante,  l'autore non rinuncia - e fa bene -  e riesce a suscitare nel lettore il cocktail giusto emotivo per terminare e chiudere l'albo.
Dylan Dog si occuperà ancora di animali, lungo gli anni. I suoi lettori potranno vedere che gli animali non umani sono i mostri dei mostri, sono le vittime ultime e finali quando accadono violenze o crudeltà. Quando ogni possibilità di azione etica - e in quanto tale con-passionevole, compassionevole-empatica - diretta e aperta verso l'altro, viene invece violentemente azzerata, negata, cancellata, estromessa. Dylan, quindi, è e rimane un umano etico. Che ha la forza e il coraggio di abbracciare il punto di vista del mostro - che spesso è solo un qualcuno relegato nelle zone meno confortevoli del nostro vivere, ai piani bassi bassissimi del grattacielo. Dylan, questa forza, ce la mostra e la dimostra col suo stesso comportamento, che spesso lo porta a correre non pochi gravi rischi, fisici e psichici. Che poi le storie che ci raccontano questa irruzione della violenza contro gli animali, siano più o meno 'riuscite'  (qualunque sia il significato di questa parola, volutamente generica) dipende, soprattutto - è la tua opinione - dal fatto che spesso anche i più attenti raccontatori, della questione animale sanno poco, e poca dimestichezza hanno - oltre tutto  - degli animali stessi. Non riescono sempre, insomma, a svincolarsi da una idea un po' stereotipa degli animali. Ma questo, secondo te, né rovina il carattere del 'eroe' Dylan Dog, né rende queste storie da buttare. Anzi, secondo te, la empatia dylaniata, è un valore aggiunto a cui non vuoi rinunciare, né vuoi che ci rinuncino quelli che ci raccontano le sue storie.
Tu, non rinunceresti mai alla empatia gentile di Dylan verso gli animali  - e anche di Groucho, anche se lui la nasconde bene.

Perciò, quasi sei tu che 'detesti' le parole di Roberto Recchioni, che in questa intervista,  (per altri aspetti avvincente; oltre tutto, fa parte di un corposo dossier sui trent'anni di Dylan Dog), afferma:
"C’è qualcosa che cambieresti in Dylan Dog e qualcosa a cui non rinunceresti mai?
Non amo molto le sue esternazioni animaliste troppo estreme, mi sembra che si sposino poco con l’intelligenza del personaggio. E lo detesto quando fa la morale agli altri. Non rinuncerei mai alle sue debolezze e a Groucho."


Roberto Recchioni scrive storie avvincenti, molto complesse e spesso dure e crude. Ma secondo te, dalle parole che qui dice, traspare che nulla sappia della piena e multiforme sovrabbondante ricchezza emotiva, vitale, fisica, delle vite animali e dei loro mondi. o che comunque, non lo interessi. Perciò gli viene facile, automatico, cadere nella trappola dello stereotipo, bollare subito l'empatia e il rispetto come 'estreme', e decidere che rendono meno intelligente il personaggio. Dylan invece, secondo te, dimostra una grande prova di notevole e speciale intelligenza, quella emotiva. Non meno intelligente, quindi. Ma di più, al contrario. Né meno debole o dubbioso. Anzi: di più, perché condivide più di una volta con le vittime, la fragilità fisica e il pericolo della vulnerabilità, delle ferite.
Ma forse, la grande fantasia affabulatoria di Roberto Recchioni, si inaridisce quando viene in contatto degli animali: che quando appaiono gli animali in alcune sue storie sono nient'altro che comparse senza valore per se stesse, con la sola funzione di essere metafora di maggiori violenze dell'uomo sull'uomo - la solita, abusata metafora che rende l'animale solo un esempio anticipatorio, e lo annulla come individuo importante, interessante e prezioso in sé e per sé. Si ferma, la sua fantasia, non sa cosa dire, e dice solo cose avvilenti e tristi: non perché non vere, ma perché non messe in discussione. come se gli animali suscitassero o possano suscitare solo sentimenti di disinteresse o sottovalutazione. Gli animali non sembrano meritare lo spazio e la dignità di un racconto, l'attenzione per una storia ben raccontata. E per te, le storie che li raccontano 'male', perdono di ogni interesse, istantaneamente, interrompi la lettura: non ti attraggono più, più nulla hanno da dirti, da raccontarti che possa lasciare un'ombra emotiva di ricordo.
 
Dylan Dog
45
Periodicità: mensileGoblin
uscita 14/06/1990
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Pietro Dall'Agnol
Copertina: Angelo Stano







venerdì 4 novembre 2016

Kudryavka


Nick Abadzis ha disegnato nelk 2007 la biopic a fumetti di Kudryavka/Laika





Laika, prima di finire nella rete intricata (la rete che la ucciderà)  delle lotte antropocentriche che gli umani sono bravissimi a fare tra di loro - col coinvolgimento, però, di molti altri animali, loro malgrado - non era Laika
Era Kudryavka (che si può scrivere anche Kudrjavka), Ricciolina: una meticcia nata tra quattro mura povere, presto randagia, che ha conosciuto la strada, con tutto il suo bene e il suo male, le bontà rare e inaspettate, le crudeltà onnipresenti, sempre in agguato, letteralmente dietro ogni angolo.
Ci hai riflettuto, risfogliando il capolavoro di Nick Abadzis, sul quale ti sei comosso ogni volta che lo hai letto: sei perciò convinto che questo fatto sia importantissimo; il fatto, cioè, delle origini randagie, peripatetiche, di Ricciolina. Un nome dolce, datole da due dolci donne della prima famiglia dove si è trovata ad aprire il naso, per brevissimo tempo.
Come in una favola dickensiana, ben presto sarà la strada, la sorte che tocca alla entusiasta e coraggiosa canina. Le due donne saranno un ricordo, mai più ritrovate. Dopo di loro, solo umani crudeli, egoisti, meschini, avidi, vendicativi. Kudryavka, insomma, è sempre invisibile, tranne quando qualcuno decide che è un fastidio, una molestia, un pericolo, un nemico - un estraneo da eliminare, da allontanare. Proprio in virtù della sua anima libera e girovaga, Ricciolina non perderà mai la sua incoercibile voglia quasi fisica di amare qualcuno: una voglia struggente, paragonabile a un bisogno fisico, che si fa tanto più intensa, quanto più è disattesa, inascoltata. Questo è - tu credi - il bisogno più che fisico che stringe il cuore e allo stesso tempo preme da dentro per scoppiare fuori dalla pelle, di ogni cane - specialmente di quelli traditi e abbandonati. Questo sentimento è la chiave di tutta la storia, la forza e allo stesso tempo lo strazio di Kudryavka. Il motivo per cui mentre leggi, anche se sai lo svolgimento della storia, vorresti con tutte le tue forze che le svolte tremende che puntuali accadono quando devono accadere, prendessero invece un'altra direzione, liberando Ricciolina e te, lettore affranto, dalla costrizione, dall'asfissia senza scampo di un destino sempre più stretto, angusto, buio - e di doverlo leggere.Il motivo, tra l'altro, per cui, questi concetti o molto simili, ti sono ricorrenti nei pensieri, visto che ne hai già scritto in modi molto simili. Ti verrebbe da dire che sei di fronte a una vera e propria convinzione. Di quelle che ti fanno cambiare irreversibilmente la visione delle cose che accadono, nel qui e nell'ora, che è un ovunque e un sempre, di questo mondo.

Per una combinazione perversa di malignità crudele e di avidità, Kudryavka finirà nel laboratorio di medicina aeronautica: e da questo momento in poi, la dimensione della crudeltà, la implacabilità di molti umani, succubi a certe anche troppo diffuse ideologie di dominio, diventerà infinita. Da far impallidire le disavventure in strada. Da ora in avanti, all'opposto che per la strada, Laika sarà sempre visibile, sempre raggiungibile, controllabile, osservabile, misurabile, forzatamente disponibile e manipolabile. In tutto il deserto buio di solitudine e disorientamento, Kudryavka troverà solo una persona dolce con lei, Yelena Alexandrovna Dubrovsky. giovane assistente russa. 
Su di lei Ricciolina potrà tornare a riversare tutto il suo trascinante amore, la sua entusiasta dedizione, la sua incrollabile fiducia.
Che verrà tradita. Alla fine, il vero e proprio calvario scientifico di Kudryavka - d'ora in avanti, Laika - avrà solo un istante di sollievo, il ricordo, struggente, di Yelena. La bellezza dell'anima di Ricciolina, la libererà alla fine, dalla trappola incomprensibile in cui è stata rinchiusa dagli umani - mentre, al confronto, per te, la bruttezza gretta delle menti e dei cuori degli umani, li renderà sempre schiavi imprigionati nei loro meccanismi.
Quello di Laika è un autentico calvario, con le sue tappe, le sue 'stazioni' (se conoscete il fumetto, non potete scordarvele): ma non ha nulla di sacro, né di salvifico, innanzitutto perché Kudryavka NON ha voluto quel destino - come nessun animale vuole il destino crudele che gli riservano gli umani. Poi perché, per gli umani, a dispetto delle apparenze, da gesti simili , da simili imprese, non sembra venire una qualche soluzione, o salvezza, ma, invece, un avvitamento sempre più stringente, nella propria ubris.

Sogna spesso, sogna tanto, Ricciolina, sogna sogni belli e colorati e profumati e odorosi di corse e occhi felici e abbracci protettivi.(Non c'è cane che non sogni, o che abbia speranze e desideri per il proprio futuro, se è per questo: questo, ogni cane che ha vissuto insieme a te, te lo ha mostrato con limpida inequivocabile chiarezza).
Ricciolina, che nei suoi sogni sognava di correre a mettersi acciambellata nel grembo profumato delle donne che le hanno voluto bene, alla fine si addormenterà patendo le sofferenze nel grembo di ferro del razzo in orbita. 

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