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martedì 12 febbraio 2019

Semi per il futuro

... prima di spuntar diventando germoglio...

Ricevi e divulghi questa notizia della nascita di una nuova collana di testi che rifletteranno sulla animalità. 

martedì 28 ottobre 2014

Del lutto



Ceto e Frufi

Ho letto d'un fiato questo articolo di Rita Ciatti, che focalizza benissimo i delicati concetti legati al lutto, all'assenza, al prendersi cura.
Soprattutto, il 'prendersi cura', è secondo me a due sensi: la creatura di cui ci stiamo prendendo cura, infatti, a sua volta si prende cura di noi, dandoci la sua intera vita. Nel mio caso, Stella proteggeva me almeno tanto quanto io proteggevo lei.
La consapevolezza che riceviamo cura, oltre che elargirla, non dovrebbe abbandonarci mai: è il modo più immediato per conoscere e riconoscere la facoltà che hanno gli altri animali di agire in modo 'presente' e (auto)cosciente. 
Non sono mai passivi, nemmeno quando sono prigionieri della morsa zootecnica o vivisettoria: in quei casi cercano di resistere, di fuggire, anche - gioco forza - con scelte estreme, dal momento che quei contesti estremamente pressanti non gli lasciano molte opzioni. 

La dignità della morte, il senso e il valore della loro vita, non può non venire riconosciuta.
In ambito umano queste riflessioni vengono fatte, soprattutto nella nostra epoca di tecnomedicina, dove il rischio di fare del malato una mera semplificazione della malattia è molto alto. Un esempio è questo ciclo di conferenze, di cui mi è giunta notizia via mail. 

Mi piacerebbe che la 'bolla umana' alla fine si aprisse, per superare l'orlo dell'antroposfera così claustrofobica, per far dialogare le varie fine vita, anche quella dell'animale che noi siamo, insieme a loro. 




giovedì 9 ottobre 2014

La vita è un gomitolo

il cane Excalibur, (foto presa da Veganzetta )

La vita è un gomitolo? Sì, e potrebbe essere una raffigurazione buona come un'altra per immaginarci i complicati universi della meccanica quantistica e le loro multidimensioni, dove il tempo perde di significato e guadagna in direzioni.

Ma - nel nostro piccolo - abbiamo la serendipità, che ci permette di annodare e poi ridipanare insieme i tanti fili che scorrono e svolazzano nelle nostre vite individuali.

Così, ecco il perché della foto di Excalibur, il cane ucciso per 'sospetta positività al virus Ebola'. 
In nome dello specismo, gli umani fanno agevolmente balzi indietro di secoli, quando altri umani sospettati di essere untori o contagiati di malattie temute, venivano facilmente estromessi o  -al contrario - incarcerati, o uccisi. Di Excalibur non è stato rispettato nulla: né il suo legame affettivo con l'umana sua compagna, né la sua integrità, né la sua serenità, né la sua dignità né - e a questo punto, poteva essere diversamente? - la sua vita.

Per ora, mi limito a condividere le parole di Cereal Killer su Veganzetta, e di Rita Ciatti su Gallinae in Fabula, con la riserva di tornarci per un post dedicato. Excalibur è stato eliminato - al pari di un rifiuto contaminato e pericoloso - in quanto non umano. 

Forse Excalibur avrebbe potuto ricevere cure, o per lo meno attenzioni per una fine vita dignitosa - lo stesso trattamento riservato al compagno umano dell'infermiera spagnola contagiata.

E qui, si annoda l'altro piccolo filo di cui vorrei parlare, quello che invece potrebbe entrare a far parte della nuova e diversa visione che le tante persone che si definiscono antispeciste provano a immaginare e anche a realizzare, in piccoli spicchi di intrusione nella realtà del dominio meccanico che ci circonda fin sotto la pelle.
Perché questo cane, che è stato affettuoso e amico della sua umana, avrebbe meritato - in caso di morte - la dignità e il rispetto del lutto, che si dà a qualcuno amato.
In un parziale rovesciamento di prospettiva, Excalibur, proprio in quanto cane, in quanto altro animale, reclama e merita il lutto, la memoria. 

Ma senza che diventi una bandiera (sarebbe - io credo - una ulteriore forma di irrispettosa appropriazione indebita): basterebbe che si tenesse a mente come un movimento più aperto e accogliente verso la vita, la vita-diversa, la vita individuale, potrebbe generare un dipanarsi di tante conseguenze più benigne, più orientate alla condivisione invece che al dominio distruttivo.
Di questo movimento-verso-la-vita, fa secondo me parte anche e proprio l'attenzione e il rispetto ai e per i tempi e i sentimenti e le emozioni della perdita e del lutto.

Possiamo riportare questo movimento - anzi,. forse dobbiamo, per dare un'ancora concreta al nostro anelito per un mondo altro da quello presente - alle nostre esperienze vissute, alla nostra biografia, ai nostri lutti.  
In questo senso, mi ha molto colpito - ma anche confortato - l'articolo di Sharon Callahan, tradotto da Elena Grassi, di Impronte di Luce, che potete leggere qui.
Dobbiamo 'rispettare il dipanarsi del nostro lutto': questo sentimento si dipana come un filo rosso e può dare un senso profondo, fatto non solo di dolore, al nostro rapporto, al nostro modo di con-vivere gli altri animali - sia quelli compagni - ma anche com-presenti -  nelle nostre case, sia quelli incontrati nelle città o nei luoghi dove l'umano è meno presente e pressante o quasi assente.
Ogni lutto è unico e va rispettato, nei suoi tempi e nei suoi modi. Leggete l'articolo e spero che ne troverete forti motivazioni e conforto come è capitato a me.
Per concludere - poiché scrivo ancora da computer nomadi e il tempo non è sempre quello che vorrei io - posso dire che per me, di questo articolo, è molto importante la consapevolezza di abbandonare i sensi di colpa; di mettersi nella disposizione di coltivare una relazione spirituale col proprio animale amato; in questo modo, potremo entrare in comunione con  lui, nella nostra coscienza. 
Tutto questo - e molto altro-  dovrebbe - o potrebbe - portare al passo finale: trovare un modo per essere di servizio ad altri nella loro sofferenza.

E per ora, è proprio tutto quello che ho da dire.

domenica 12 gennaio 2014

Voci Nuove per gli Altri Animali

fonte: Facebook from internet; a disposizione per segnalazione autore

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Afasia: ecco per me, quale è stata la dolorosa somatizzazione dopo il 'caso Simonsen'. Come uscirne?
Lo Zingarelli descrive così 'afasia': disturbo del linguaggio che comporta un'incapacità parziale o totale di espressione mediante parole, scrittura o segni, oppure della comprensione del linguaggio parlato o scritto, dovuto a danno cerebrale o a cause psicogene.
Eccomi servito. Sono stato infatti, per ben più di dieci giorni, del tutto incapace di formulare anche il minimo pensiero scritto - almeno, un pensiero di qualche minimo senso, in termini di contributo alle questioni animali. Quindi, forse, si potrebbe aggiungere anche la disfasia: l'incapacità di coordinare le parole.
Man mano che i giorni passavano, leggevo con grande interesse, e con crescente scoraggiamento, i tantissimi contributi di tante valide (e validi) blogger, decisamente consapevoli e agguerriti. Perché scoraggiamento? Sia perché il quadro che loro tracciavano, e la situazione che loro affrontavano, era (ed è) molto critica per tutti quelli che si battono per-hanno a cuore la-sono interessati a, sorte degli Altranimali 'ostaggi' di questo ambiente antropizzato all'ennesima potenza (e se non è critico, è sicuramente impegnativo, e lo sarà negli anni a venire); sia perché, dopo aver letto, non potevo che riconoscermi d'accordo con quanto espresso e ben motivato -  e dunque, dicevo e mi chiedevo, nello sforzo genuino di contribuire, cosa resta a me da dire, da aggiungere?

fonte: Facebook from internet; a disposizione per segnalazione autore

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Curiosamente - ma non troppo - , forse significativamente, mi ero sentito colpito proprio nell'uso della parola - pur non avendone persa la facoltà fisica - o meglio, nella capacità di elaborare pensieri che si accordassero alle emozioni -un gomitolo abbastanza intricato - e che quindi venissero espressi dalla funzione che noi umani privilegiamo tanto, l'articolazione di suoni-parole. L'attacco del tutto a-logico, profondamente irrazionale e tutto posizionato nel campo dell'emotività, da parte dei sostenitore della SA, come un sortilegio, aveva lasciato -in me, almeno - pieno ed esclusivo spazio al  linguaggio somatico, all'espressività-del-corpo. Riflettendoci ora, proprio mentre scrivo e dunque i segni-parola mi sono ritornati, quel contraccolpo emotivo, mi ha riportato, sia pure attraverso percorsi non lineare,  al 'VIA!', al mio essere-animale, che si esprime con grande pienezza di sfumature e di pensieri, ma li veicola con mezzi che non sono l'articolazione dei suoni-parola. Che cosa esprimeva, dunque, il mio corpo? Il mio naso era proteso in avanti, ad annusare gli scritti dei blogger, mentre le mie orecchie e le mie gambe posteriori e la coda, erano piegate, ritratte, nascoste, pronte alla fuga al minimo movimento dei media mainstream (specialmente ho prestato attenzione alla carta stampata, per mia attitudine, nella fattispecie ai tre quotidiani nazionali), dei quali avevo ormai imparato a diffidare, e a esaminarli guardingo e selvatico. Come ha scritto Riccardo B. sulle Gallinae: "La scorrettezza, il sotterfugio, l’inganno, sono difficili da accettare e fanno male". Adesso, quindi, mi sento di condividere la sua fiduciosa aspettativa sulla nuova energia, le nuove idee, i nuovi progetti che nasceranno, con rinnovata determinazione, tra gli attivisti (ecco un termine che forse potrebbe far andare a braccetto le molteplici definizioni che circolano e che troppo spesso, a parer mio, usano male il loro tempo per criticarsi distruttivamente e vicendevolmente).
Questo perché "Il loro [dei pro SA] apparato argomentativo, basato unicamente sullo scherno, sul disprezzo, sulla distorsione, risulta fragile e privo di consistenza. Soprattutto, con il sistematico rifiuto di un serio dibattito, mostrano apertamente la totale mancanza di una valida e necessaria giustificazione etica al tormento medico-scientifico dei senzienti non umani". Sta a noi, allora, far guadagnare terreno alla nuova etica, alle Nuove Voci di dissenso prima  e poi, presto - di proposta, di costruzione, di diverso futuro, per tutti gli animali insieme su questo pianeta: un futuro che rigetti la brutalità di logiche come quella che ha guidato questa campagna mediatica e che è alla base di ogni comportamento e scelta, non solo dei pro SA - che si reggono sull'allucinante realtà della segregazione, della prigionia, del nascondimento, della tortura, della derisione e del vilipendio, della distruzione di milioni di individui vivi - ma di tutta il sistema sociale presente.
Benvenuto, quindi, il 'blocco della parola', se la parola è la "violenza verbale", che tradisce "un approccio non solo fortemente specista e antropocentrico ma una volontà di dominio, di potere e di auto-affermazione, che impediscono il manifestarsi di una prassi veramente Etica". Così scrive Alessandro Lanfranchi su Asinus Novus. E io come lui, considero l'approccio non-violento teorizzato da Gandhi, come l'approccio migliore - anche se di sicuro il più difficile - per il compito che ci siamo scelti. Anche perché, detta in due parole, mi sembra che l'approccio della Non-Violenza, dell'Ahimsa, sia molto efficace anche nel riportare chi lo pratica alla basilare corporeità-animale (perdonatemi, filosofi!,  se maltratto i termini, nel tentativo di rielaborare concetti che mi hanno affascinato e su cui sto continuando a impegnarmi nello studio), perché questo è il nocciolo della questione, il corpo che ci rende coscienti di quanto pure noi siamo 'a pelle' esposti all'uso, allo sfruttamento, dentro un sistema che ha capovolto i mezzi in fini e che ha reso strumentali tutte le vite individuali, anche quelle che si credono al sicuro, al riparo, tutelate - quelle che si illudono umane.
Qui, il mio naso fiuta nuove possibili piste, tracce promettenti per portare nuove istanze anche nella politica - forse con nuove figure politiche, dal momento che quelle attuali perseverano nel disconoscimento delle individualità altranimali, arrivando al massimo a dire che 'anche gli animali' possono provare dolore'. C'è ben altro (l'etologia lo racconta da anni); e il tutto può anche partire dalla critica di Brunella Bucciarelli a Sel: "Dovreste a mio parere interrogarvi, in quel dibattito interno al vostro partito che auspicate, se “tempo e denaro” siano davvero istanze così fondanti nel vostro progetto politico". Laddove tempo e denaro non escono dalla logica utlitaristica, la logica del "tempo-è-denaro", e il denaro è il fine del tempo, che viene ritmato dal denaro, livellando e disintegrando qualsiasi tempo altro - della corporeità, della consapevolezza, o i tempi ciclici. Che ce lo si debba fare da noi - un portavoce politico che sia davvero dalla parte delle istanze animali?
Un portavoce politico che - tra le altre istanze - faccia finalmente andare insieme etica e scienza? 
Fonte Il Rifugio degli Asinelli Onlus

fonte: Facebook from internet; a disposizione per segnalazione autore

fonte: Facebook from internet; a disposizione per segnalazione autore
A fare andare insieme etica e scienza, ci riesce Roberto Marchesini, in questa intervista- uno tra i suoi moltissimi articoli - dove si parla di macchine e di filosofia. "Non c’è stata in questi ultimi trent’anni nessuna volontà di cercare delle [...] metodiche differenti". La sperimentazione animale, ha di fatto monopolizzato la quasi totalità delle risorse, impedendo la crescita concreta dei progetti cruelty free, dai quali ha drenato ogni risorsa economica, a suo tornaconto. Anche la pratica delle 3R (Russel & Burch, 1959), si è rivelata fallimentare. La ricerca "non è una pratica filantropica", ma un'attività volta al profitto, basata su concorrenza e segretezza, competizione e ambizione: su questi principi, "la vita degli animali si azzera", il loro "sacrificio" può riproporsi all'infinito, nel silenzio ovattato dei laboratori 'ad atmosfera negativa'.  Marchesini cita anche Marco Mamone Capria (epistemologo e matematico), che noi ritroviamo intervistato in questo link  . "Il mare magno della ricerca non ha portato a nulla" (a parte le pubblicazioni e le cattedre). I dati, coperti da segreto industriale, non vengono condivisi, perciò gli stessi esperimenti vengono riprodotti all'infinito, poiché fungono da volano alla commmercializzazione, l'obiettivo finale della industria della farmacogenesi. Puro marketing per rientrare dei costi, marketing che fa leva sulla visione meccanicistica, performante e iper-salutistica della fisiologia umana (bisogna essere sempre al massimo!). Ci siamo macchinizzati, dopo aver macchinizzato tutti gli altri animali: dopo la zootecnica, la antropotecnica. Attenzione però, ché Marchesini non cade nella diatriba tra AVS e AVE, ma la risolve a parer mio in modo molto convincente: dice, infatti, che c'è un baratro, "tra: 1) il rigettare la vivisezione per motivi scientifici, ovvero cercare di dimostrare che è sbagliata e impostare l’antivivisezionismo su argomenti indiretti, e 2) lavorare per promuovere e sviluppare delle metodiche di ricerca e sperimentazione alternative". Gli argomenti indiretti contro la vivisezione, che a prima vista sembrano utili, in realtà avallano la medesima prelazione dell'umano che innalzano come vessillo i pro SA - e di fatto, gli argomenti indiretti, disarmano il concetto stesso di antispecismo (!). In modo contro-intuitivo (come molto del pensiero di Marchesini), dunque, il "rigettare la sperimentazione animale per motivi unicamente etici rende cogente lo sviluppo di metodiche alternative". In altre parole, è solo l'etica che può portare in evidenza e rafforzare il nodo cruciale rappresentato dal lavoro di tanti scienziati che in questi anni "si sono prodigati per mostrare-dimostrare che un’altra ricerca è possibile e auspicabile", per mille e uno motivi. Quando ho letto queste idee, mi sono sentito molto rincuorato, ma si prosegue oltre!  Marchesini tiene presente Hans Jonas, quando parla di capacità operativa della tecnoscienza e dice qualcosa che assomiglia molto allo slogan dei supereroi Marvel: "a grandi poteri, corrispondono grandi responsabilità". La scienza stessa è lo strumento - lo strumento-  che - facendo emergere dei fatti, da Darwin in poi, quindi con neurobiologia ed etologia - ci pone di fronte a problemi che non possono più venire aggirati o ignorati. E che devono venire esaminati dall'etica, che deve trovarne delle risposte, facendo emergere nuovi valori, che a loro volta chiedono senza sosta delle nuove risposte proprio alla scienza! In questa analisi, io credo, l'autentico 'spirito scientifico' riemerge, e non viene più tradito, misconosciuto, strumentalizzato e distorto, come fanno i sostenitori della vivisezione: "Per questo rigettare la sperimentazione animale per motivi etici significa già in sé aver introiettato dei dettati descrittivi (per esempio il carattere di senzienza) e produrre una prescrizione che non si limita alla condotta ma diventa programma di ricerca (i metodi alternativi)".  Sarà dunque l'etica la leva su cui far forza per scardinare le attuali inibizioni che già a monte, già alla fase legislativa, bloccano e impediscono la ricerca dei metodi cruelty free: il nutrimento per le nuove ricerche su metodi finalmente innovativi, arriverà solo quando - grazie all'etica - si saprà riconoscere e dare l'equo valore alle vite dei milioni di individui altranimali, per rispettare la quale, nessuno impegno sarà finalmente considerato esagerato o impraticabile - esattamente come oggi si fa per salvaguardare le individualità delle vite umanimali.
Occorreranno - anzi, già occorrono! - visioni 'politiche' capaci di andare oltre, capaci di sognare (qualcuno si ricorda di Martin Luther King, "I have a dream", cose così... ? ) , capaci di guadagnare alla causa etica quanti più scienziati e ricercatori sia possibile; occorreranno politiche di vera e propria policy, di 'buone pratiche', per aggirare le logiche attuali della segretezza industriale, con le sue ricadute drammatiche e crudeli: "Spesso la ricerca rasenta la banalità del male", oggi, quando mutila e amputa, solo per dimostrare l'essenzialità vitale della parte che si è tagliata, resecata, rovinata e compromessa, sulla pelle e nel corpo dell'animale-oggetto-strumento, intrappolato nel laboratorio. Quindi è giusto che l'etica abbia uno spazio centrale nel dibattito: un'etica, intende Marchesini, vincolata ai fatti, in rapporto paritario e problematico con la scienza, alleate insieme per progettare una nuova visione di un mondo non più oppressivo verso gli altranimali. Nuove prassi. Nuove leggi: per reindirizzare le risorse sulle ricerche cruelty free; per limitare sempre più la pratica vivisettoria - in concreto! Nessuna tecnofobia (a me vien da pensare: anche tanta fantascienza, di nuovo, e in senso positivo e costruttivo, alla Simak, alla Asimov, alla Dick, alla Bradbury, per (ri)trovare familiarità e fiducia verso la scienza - nella quale Marchesini crede moltissimo).
E poi? Che altro? Adesso che l'afasia l'ho esorcizzata, cosa si può dire?
Si può parlare ancora: di fantascienza, ma anche di musica e di modi per 'guadagnare all'etica' - dopo e oltre agli scienziati - anche i cittadini. (- continua)

Postilla: le tante foto di animali, che in molti mesi ho 'rubato' da Facebook, questa miniera dell'anonimato virale, a volte virtuoso, se si ha la fortuna di coglierlo, come in questi casi; le ho messe con l'intento preciso di 'meravigliare', e 'incantare', per far vedere quanto sia vario e inconteniibile quel che potremmo chiamare la 'zoosfera' (diciamo che qui marchesineggio un po', ma solo a mo' di omaggio!) degli altranimali, perché noi umani ci si renda conto di quanto sia disperato e disperante il nostro solipsistico e presuntuoso sforzo fallimentare di distinguerci e separarci da chi invece vive appieno e in pieno la realtà di un pianeta che ospita anche noi.

domenica 5 gennaio 2014

Rassegna Stampa sul "Caso Caterina S" (3° parte)

Fonte: Aletrnative alla sperimentazione animale
Non c'è due senza tre... Prosegue la rassegna stampa post Simonsen.

Il sito Progresso Etico Vegano, lavorando ancora sulle testimonianze, riporta un articolo pubblicato il 31 marzo 2007 sul quotidiano inglese The Guardian: "dalla voce di un ex-vivisettore tutto l'orrore di questa pratica, e il perché continua a esistere e a essere insegnata nelle università come fosse cosa dovuta e normale".  [sottolineatura mia] .

Arrivano i primi articoli che provano a dare un riassunto della vicenda, fornendone un quadro complessivo, come questo su  Natividad, dove prende la parola ancora Susanna Penco.

Su Villaggio Globale, è possibile leggere la lunga lettera di Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo.


Maria Giovanna Devetag - siamo ormai al 31 dicembre - scrive un lungo post sulla sua pagina facebook. Devetag è segretaria presso Parte in Causa.  Nel post, lucido e argomentato, troviamo a nostra volta altri interessanti link, che consiglio vivamente di andare ad aprire. Si parla, tra le altre cose, di quello che avrebbe potuto (e, in realtà, auspicabilmente dovrebbe), essere un AUTENTICO dibattito scientifico sulla questione animale, con argomenti come la traslabilità dei nuovi farmaci. Devetag tira le sommme: oggi come oggi "la via che passa, tra le altre cose, per i test su animali, è semplicemente l'unica strada che finora sia stata tentata e perseguita. L'unica". Conclude, quindi: " Altre modalità non sono mai finora state attivamente perseguite fino a pochi anni fa, e in Italia su questo siamo molto indietro. E veniamo all'ultima delle frasi fatte tanto in voga: “quando ci saranno metodi sostitutivi sarò il primo a gioirne. Ma fino ad allora...” Scusate, voi pensate che i metodi sostitutivi cadano dal cielo? Si trovino per caso sotto gli alberi come i funghi? Siete davvero così sprovveduti da non sapere che senza investimenti non si ottiene nulla? E che senza pressioni per cambiare, nessuno ha l'incentivo a cambiare? Per favore, vi prego, per il bene del dibattito, trovate argomenti migliori." [sottlineatura mia] . 

Su QN, ritorna la notizia dello smascheramento dei violenti-finti-animalisti.
Marco Affronte, naturalista, pone l'accento su un tema molto importante. Nel suo articolo, parla della nuova etica intravista nel futuro dagli animalisti-antispecisti già oggi: "ci può essere una nuova etica, una nuova morale, che un giorno ci impedirà di sperimentare su altri esseri viventi. Anche se può servire a salvare la vita di un altro essere vivente, e anche se quest'ultimo è un umano. Un'etica che ci spingerà a dare il massimo e a moltiplicare gli sforzi per trovare nuove forme di sperimentazione, o a potenziare quelle già esistenti, perché sperimentare sugli animali non sarà più un'opzione. Non sarà più accettabile, punto e basta".

Intervallo. Notizia scientifica: la stampante 3D che replica la carne umana

Serena Contardi, su Asinus Novus, mette in parallelo le due storie uguali e contrarie di Caterina Simonsen e Giovanna Bordiga, da cui si vede nitidamente la "tragica disparità di forze che corre tra chi difende lo sfruttamento degli animali – con ogni mezzo, come si è visto – , e chi vi si oppone. Per questo servono più oculatezza e studio".

Infatti, sempre su Asinus Novus, sempre Serena Contardi, parla delle regole dell'esposizione mediatica: "l’attenzione morbosa degli Italiani non è stata diretta sull’argomento sperimentazione animale in sé, quanto sull’aberrazione umana de «gli animalisti» (universale generico) che si sono accaniti contro la povera fanciulla innocente: la bella e la bestia, un classico sempreverde". E sebbene 'gli animalisti' si siano dissociati praticamente da subito dagli aggressori, la narrazione ufficiale dominante, si è guardata bene dal parlare di questo.

Andrea Romeo, su Gallinae in Fabula, analizza nel dettaglio il caso mediatico Simonsen.Gli screenshot si commentano da soli.

Per YouAnimalIt, vale l'adagio latino "repetita juvant": si parla ancora, infatti, degli "animalisti tarocchi" che hanno insultato Caterina Simonsen.
Del resto, un dibattito serio, sarebbe davvero necessario. La Limav, lo chiede esplicitamente.

Siamo quasi al termine: segnaliamo questa pagina Facebook, In Opposizione alla Sperimentazione Animale; la testimonianza d'antan (2008) di Mojca D. Murko, eurodeputata slovena.

Alessandra Colla, in una intervista, spiega le ragioni della offensiva vivisezionista e la bufala di Caterina: "i ricercatori vivisezionisti (il termine a loro non piace, ma la sostanza purtroppo è quella, non giriamoci intorno) fanno il possibile per screditare l’animalismo, depotenziandone il messaggio attraverso la criminalizzazione e lo spostamento del problema su un piano più viscerale, per sollecitare risposte istintuali anziché razionali: è una vecchia tattica, l’importante è saperla riconoscere e segnalare".

Ecco. Appunto. (3-fine)



un articolo pubblicato il 31 marzo 2007 dal quotidiano inglese "The Guardian". Dalla voce di un ex-vivisettore, tutto l'orrore di questa pratica, e il perche' continua a esistere e a essere insegnata nelle universita' come fosse cosa dovuta e normale. - See more at: http://progressoeticovegano.com/content/ero-un-vivisezionista#sthash.qhmva3T2.dpuf
un articolo pubblicato il 31 marzo 2007 dal quotidiano inglese "The Guardian". Dalla voce di un ex-vivisettore, tutto l'orrore di questa pratica, e il perche' continua a esistere e a essere insegnata nelle universita' come fosse cosa dovuta e normale. - See more at: http://progressoeticovegano.com/content/ero-un-vivisezionista#sthash.qhmva3T2.dpuf

venerdì 3 gennaio 2014

Rassegna stampa sul "Caso Caterina S" (1°parte)

Fonte: http://alternativesperimentazioneanimale.wordpress.com/




Per gli animalisti-antispecisti, i 'botti' di fine anno - sappiamo bene quanto siano perniciosi, i 'botti' - , sono stati tutti cartacei e internettiani. Mi riferisco al cosiddetto "caso Simonsen".
Caterina Simonsen, 25 anni, studente veterinaria, vegetariana, ama il suo cane, è affetta da ben 4 malattie genetiche. Pubblica un post con un video in cui si schiera per la ricerca su animali. Viene aggredita da insulti di cosiddetti animalisti. E nasce il caso mediatico: sui tre maggiori quotidiani nazionali - Il Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica -  ben tre giorni di fila di articoloni a piena pagina, pagine e pagine, molte foto, interviste a Caterina, lo schieramento dei politici smart del 'nuovo corso', episodi come l'intervista a Felice Cimatti, l'unico che dovrebbe sostenere le ragioni dell'articolato pensiero antispecista-animalista, Garattini che imperversa-sempre-uguale-a-se-stesso e dice che i ricercatori  "non sono cruenti", elzeviri e rubriche in prima pagina, ecc ecc ecc... Li ho conservati tutti, anche se si possono trovare on line sulle pagine dei suddetti quotidiani. Quando mi passerà la lieve costipazione che mi ha dato il Buon Anno allo scoccare della mezzanotte, magari ne pubblicherò degli stralci. Intanto, come ho scritto ad alcune e alcuni blogger in questi giorni vorrei per lo meno fare in modo che tutte le cose dette non spariscano nell'oblio... sono tramortito da questa levata di scudi verso gli animalisti, così, visto che non riesco - per ora - ad articolare un mio commento, mi metto nelle vesti di quello che raccoglie le testimonianze e ne fa tesoro. In fondo, faccio come uno dei miei scrittori-giornalisti preferiti, Ryszard Kapuściński - o come il 'suo' reporter preferito, Erodoto! - almeno lasciate che mi crogioli in questo supremo piacere intellettuale vagamente autocompiaciuto, visto che l'argomento non è piacevole né facile. Lascio la parola alle 'fonti dirette'. Tra un anno ne riparleremo. La prima risposta, è stata pubblicata da Gallianae in Fabula, un comunicato congiunto, che ho condiviso pure sul blog . 
Il comunicato si chiude con una frase che ne riassume le articolate riflessioni: "Per quanto esposto ci dissociamo da chi augura la morte a Caterina Simonsen, ma anche dalla sua presa di posizione a favore della tortura animale." .
Sempre su Gallinae, Alessandra Colla scrive "[la faccenda], peraltro, o càpita a fagiolo o è stata fatta capitare  — Andreotti docet —, dal momento che è ora all’esame delle Commissioni parlamentari un decreto legislativo che stravolgerà la Legge italiana 6 agosto 2013, n. 96, che all’art. 13 stabilisce dei criteri alquanto restrittivi della facoltà di sperimentare: se questo decreto dovesse passare, il prossimo 13 gennaio 2014, sarebbe lecito effettuare esperimenti senza anestesia o analgesia; si potrebbero praticare esercitazioni didattiche con animali; si annullerebbero le limitazioni su animali modificati geneticamente e il riutilizzo in più test; i fondi destinati alla ricerca privilegerebbero la s.a. in misura dell’84% a scàpito dei metodi alternativi; slitterebbe di quattro anni il divieto di prove con animali per xenotrapianti, alcool, tabacco e droghe eccetera. Un colossale passo indietro, uno schiaffo alla nuova sensibilità proclamata da milioni di persone in tutto il mondo, un punto a favore del mostruoso meccanismo che muove interessi plurimiliardari in tutto il mondo" . [sottolineatura mia]. Gli "anti s.a." - scrive ancora Colla, sono un organismo in crescita, di parti per nulla uniformi, ma per lo meno tutte accomunate "da un tratto distintivo — la capacità di immedesimarsi nel dolore del vivente non-umano, straziato da un’arroganza antropocentrica spinta troppo spesso ad estremi intollerabili sotto ogni punto di vista." . Sono ragioni emotive ed empatiche difficili e complesse - poco popolari, frutto di percorsi individuali più o meno lunghi, spesso annosi, difficili da far condividere, e che comunque in questo frangente sono state del tutto polverizzate, appiattite sull'orizzonte della meschinità aggressiva degli insultatori, diventati, di colpo, 'TUTTI' gli animalisti.
Simonsen, d'altro canto, "è l’interlocutrice ideale dei fautori di un modo di fare scienza che sta alla ricerca del XXI secolo come la meccanica newtoniana sta alla fisica quantistica" - è di impatto sulla massa , che si emoziona facilmente, e che difficilmente 'perde tempo' per informarsi e for-marsi un pensiero autonomo - tanto più su questioni spinosissime come questa.
Quel che scopriremo, è che Caterina Simonsen, è molto amica di Giulia Corsini, vice-presidente di Pro-Test Italia. (1-continua)
 

domenica 29 dicembre 2013

Il fine non giustifica i mezzi: una risposta a Caterina Simonsen

Caterina Simonsen, riposa insieme al suo cane. Fonte: Gallinae in Fabula
di Veganzetta, Gallinae in Fabula, Manifesto Antispecista, Mappa Vegana Italiana, Forum Etici

Vivere nonostante i problemi di salute che l’affliggono non deve essere facile per Caterina, e a lei, contrariamente a quello che è accaduto sul web, va la nostra solidarietà di antispecisti. Avere 25 anni e non poter godere appieno della vita, e dipendere da macchinari e farmaci è una tragedia personale, alla quale però Caterina Simonsen ha voluto rispondere avallando una tragedia collettiva.
La tragedia collettiva di cui parliamo è la vivisezione o sperimentazione animale, come preferiscono definirla coloro che la difendono, comunque la si voglia chiamare, facciamo riferimento a una vergogna per l’umanità tutta, una pratica a cui soggiace un concetto allucinante: il fine giustifica i mezzi; qualunque scelta o azione è lecita pur di ottenere un risultato utile o positivo per chi la compie.
Caterina dice di amare gli Animali, è vegetariana (cosa lodevole), si fa fotografare abbracciata al suo compagno canino, studia per diventare una veterinaria, insomma la si potrebbe definire una persona a cui stanno a cuore gli Animali, allo stesso tempo per far fronte alla sua situazione difficilissima, e umanamente comprensibile, non esita a utilizzare metodologie derivanti dallo sfruttamento degli Animali. Ma chi non lo farebbe se fosse al suo posto? Ben pochi avrebbero il coraggio di spingere la propria coerenza personale sino a tali limiti. Se quindi di comprensione e di empatia si può parlare in questo caso, non possiamo, in tutta onestà, condividere il suo appello in favore della strage di milioni di Animali in nome di un “bene supremo” che sarebbe la salute umana (e nello specifico la sua).
Non possiamo e non vogliamo condividere un appello che trasforma una persona umana affetta da rare patologie in uno spot vivente pro-vivisezione, divenendo lei stessa strumento propagandistico (si spera del tutto inconsapevolmente, ma dubitare è lecito) nelle mani di chi gli altri è abituato a strumentalizzarli – a usarli – quotidianamente; e ciò perché siamo assolutamente convinte/i che mai i fini possano giustificare i mezzi. Perché se ciò accadesse, se tale paradigma divenisse consuetudine universalmente condivisa (ma forse lo è già), non ci sarebbe limite alla violenza, alla sofferenza e al dominio sull’altro. Molti in ambito animalista hanno accomunato le pratiche mediche naziste inflitte agli ebrei ai protocolli sperimentali con l’utilizzo di Animali, se il paragone può sembrare esagerato o retorico (ma del resto adeguato alla situazione visto e considerato che la stessa Caterina ha usato pubblicamente il termine “nazi-animalisti”), a sgombrare il campo dagli indugi basterebbe elencare le numerose conoscenze mediche, biochimiche e fisiologiche, le sostanze chimiche, che ancora oggi vengono utilizzate per il “bene supremo” umano, e che sono derivanti da torture inflitte agli ebrei nei campi di concentramento e sterminio nazisti: come il comune test di Clauberg sulla fertilità (per maggiori informazioni si legga: http://www.veganzetta.org/?p=3756), o sostanze di derivazione ormonale come il Progynon e il Proluton, largamente impiegate nei casi di sterilità e di rischio di aborto nella donne; sostanze che possono salvare la vita di un nascituro, o dare la gioia a una persona di avere un figlio. Chi siamo noi per giudicare delle persone che ricorrono a queste soluzioni nella speranza di guarire da una patologia che le ha colpite? Ma allo stesso modo chi siamo noi per giustificare i metodi raccapriccianti che hanno portato alla messa a punto di tali sostanze? Per Caterina le medicine che assume significano vivere, per molti altri esseri senzienti hanno significato dolore e morte. Caterina diviene vittima di malattie che possono, a oggi, essere curate solo con sostanze che hanno causato vittime non umane a migliaia: lei non ha colpa di tutto ciò. Ma ne diviene complice nel momento in cui decide di difendere pubblicamente tali metodi: non ne ha alcun diritto né come persona umana, né come malata. E’ questo il suo grande errore, ed è questo che non possiamo e non vogliamo condividere, e che anzi condanniamo fermamente. Nessun fine può giustificare i mezzi, nessuno oserebbe affermare ciò che afferma Caterina se le vittime sacrificali fossero i propri cari, la propria famiglia, o anche il proprio Cane (lo stesso della foto di cui si parlava prima, per esempio), questo perché saremmo colpiti nei nostri sentimenti, nei nostri affetti più profondi: meglio che accada ad altri, lontani, distanti da noi, diversi. In fin dei conti le vittime di Clauberg erano per i nazisti “solo ebrei”, quindi meno che umani, e le vittime dei farmaci che assume Caterina erano “solo animali”, quindi nemmeno umani.
Di sicuro molte persone si sentono più sicure perché protette da eserciti e da servizi segreti pronti a tutto pur di difendere un determinato modello di vita, anche a costo di torturare Umani, di imprigionarli, di ucciderli, di richiuderli ed espellerli come si fa con oggetti non desiderati. Ma ciò può essere sopportato solo da chi da queste vergogne trae giovamento, da chi ha la fortuna di trovarsi dalla parte del più forte. Ma a quale prezzo? Ci sarà mai fine a questo macello quotidiano che smembra Animali, Umani e il Pianeta stesso? E’ questo egoismo assurdo che abbiamo il dovere morale di sconfiggere, partendo da chi è l’ultimo degli ultimi: il non umano, vittima anche delle cure che salvano Caterina e in definitiva tutte/i noi.
Vorremmo vedere il sorriso di Caterina senza una maschera di plastica, ma allo stesso tempo vorremmo che tale sorriso non significasse lo strazio di milioni di altri esseri senzienti che hanno il suo stesso diritto a vivere una vita serena. Affermare che ora non si può fare altrimenti non può essere una giustificazione, sarebbe solo una resa ipocrita e una degradazione morale. Una scienza priva di un’adeguata riflessione etica è solo un’aberrazione della nostra propensione alla conoscenza, e può solo generare mostruosità, ingiustizie e dolore. La fine della sperimentazione sugli Animali non è una questione legata al superamento di necessità contingenti, ma è meramente una questione di volontà.
Per quanto esposto ci dissociamo da chi augura la morte a Caterina Simonsen, ma anche dalla sua presa di posizione a favore della tortura animale.
Saluti antispecisti.

giovedì 26 dicembre 2013

Stati generali dell’antispecismo

Gallinae in Fabula è  un "progetto intellettuale animalista finalizzato alla divulgazione dell’antispecismo, e dei suoi principi, nelle società contemporanee." Organizza "eventi, progetti editoriali, una nuova collana digitale, e molto altro ancora". Tra questo "molto altro", c'è l'iniziativa del filosofo Leonardo Caffo, che volentieri riporto qui.

di Leonardo Caffo

Questo è il mio primo post su Gallinae in Fabula. Chi mi conosce, o ha lavorato con me, sa che, contrariamente a ciò che molti pensano, la maggior parte dei progetti che ho contribuito a fondare, pensare, e via dicendo, non mi ha mai visto troppo protagonista (penso ad Asinus Novus, che ho fondato con Marco Maurizi, e basta vedere quanti articoli miei sono stati pubblicati negli anni). Mi sembra che l'importanza di tutto ciò sia, più che altro, fare emergere nuove voci - diverse prospettive - spesso inascoltate o inadatte ad altri contesti: ed è così che, fortunatamente, il panorama antispecista si è arricchito di autorevoli commentatori prima sconosciuti o quasi: penso a Serena Contardi, Antonio Volpe, Rita Ciatti, Leonora Pigliucci, Alessandra Colla, Andrea Romeo... e anche qui l'elenco è lungo. E piano piano sentiremo parlare sempre più di loro, e di altri che ancora non conosciamo, ma cominciano a problematizzare la questione animale con la loro testa.


Scrivo questo mio post, breve, perché gli ultimi anni hanno condotto a un contrasto, troppo spesso forte, tra diverse posizioni antispeciste: complice anche la mia partecipazione al dibattito, i toni, spesso, sono stati sgradevoli e poco filosofici. Ma in un qualche senso abbiamo dimenticato l'obiettivo comune che è, era e resta, quello della liberazione animale. Credo che ci sia da chiedere scusa a tutti gli attivisti, ma soprattutto a tutti gli animali, per questa perdita di rotta.


Scrivo questa pubblica lettera, umilmente, per chiamare a raccolta per il 2014 "Gli stati generali dell'antispecismo": un cantiere aperto di lavoro comune, tra antispecisti politici, deboli, animalisti, liberazionisti, attivisti e filosofi, volto a costruire insieme un edifico comune, in un territorio sicuro. Credo che i tempi siano maturi per lavorare insieme, rispettosamente, e far sentire la voce degli animali attraverso la nostra - verso un ripensamento complessivo delle categorie politiche attuali.


Dal 2014 mi impegnerò personalmente, attraverso conferenze ed eventi, a promuovere quanto qui ho brevemente abbozzato: chiedo a chiunque volesse partecipare, come associazione o singolo, a questo evento di scrivere a gallinainfabula@gmail.com - per cominciare questo laboratorio dell'antispecismo.

Qui ci sarà la lista aggiornata di attivisti e associazioni, e degli eventi che avranno aderito - basterà poi mettere come banner, o dove si preferisce (locandine, ecc.), il logo semplice con cui è aperta questa lettera.

In questi anni, dalla redazione di Liberazioni alla fondazione di Asinus Novus, fino alla direzione di Animal Studies - la conoscenza di tanti attivisti, in giro per l'Italia e per l'Europa, l'amicizia meravigliosa con le amiche di questo nuovo progetto che è Gallinae in Fabula - mi sono convinto che è possibile, davvero, provare non soltanto a "dire" la liberazione animale ma anche a "farla".

Spero che, anche se per adesso sono stato breve, molti aderiranno a questa iniziativa - l'anno prossimo, quello che sta per iniziare, potrebbe davvero essere diverso - ma dobbiamo essere uniti, e sulla base di un nucleo comune antiautoritario, libertario e antispecista.

Attendo vostre,

buona liberazione a tutte/i.
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