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giovedì 27 giugno 2019

Alessandra Motta, Rifugio MIletta - le trascrizioni delle radiointerviste di Parte in Causa

Alessandra Motta parla del Rifugio Miletta, intervistata da Silvia Molè a Radio Radicale per l'associazione antispecista  Parte in Causa.

Qui di seguito provi a riportare i tuoi appunti scritti in presa 'quasi' diretta della intervista (in realtà, col file a disposizione, hai potuto sempre senza problemi fare pausa e rewind, quando ti serviva per non perdere delle frasi e rimanere indietro nei contenuti e nei concetti).

Prima di tutto, due parole di spiegazione.
Le interviste che Silvia Molè fa per conto di Parte in Causa, vengono trasmesse da alcuni anni sulle frequenze di Radio Radicale. Si tratta di spazi pressoché unici nel panorama radiofonico italiano: in queste occasioni, possono prendere la parola e avere voce le persone che a vario titolo si sono occupate o si occupano della 'questione animale'. 
Preziosi documenti, che secondo te occorre trascrivere, perché non vadano perduti.
Il file delle interviste originali è sempre disponibile sui siti di Radio Radicale e di Parte in Causa. 
Quel che hai in mente di fare tu, perciò, non è una sostituzione o un rimedio a una lacuna (che non c'è), ma piuttosto, un ulteriore modo di mettere a disposizione le parole importanti di persone impegnate - nella convinzione che leggere una parola tocca zone diverse della mente, rispetto a quelle che si attivano quando il discorso viene ascoltato come suono di voce.
Sono appunti, più o meno fedeli, proposti per fare ulteriori riflessioni - se qualcuno vorrà farle. Sono documentazioni ridondanti per qualcosa di prezioso.

domenica 21 aprile 2019

Resistenza Animale, incontro a Vercelli



Ma la gente lo sa che gli animali resistono? Conosce da che condizioni scappano e perché? Lo sa che in Italia esistono dei luoghi speciali e nuovi, dove gli animali sca(m)pati trovano duraturo asilo - che si chiamano santuarli e dei quali esiste una rete - ?
Ieri a Vercelli c'era il banchetto antispecista di Parte in Causa, per scoprirlo.

martedì 17 luglio 2018

Pony a Magnago - Oasi - 7

foto Silvia Molè
Sara: "Il santuario dal punto di vista politico è davvero una speie di fucina dove cerchiamo di sperimentare un modello societario diverso: non gerarchico, con logiche orizzontali, basato sul rispetto, sulla relazione gentile e non sulla sopraffazione. Ci dà tantissimi spunti per come dovrebbe essere un mondo liberato e quale è la direzione in cui dobbiamo andare". (dall'intervista)




Piccioni a Magnago - Oasi - 6



Un santuario ha una economia al contrario: quegli animali che per il resto del mondo sono 'da reddito' (e quindi sono solo pezzi di carne che ancora cammina), qui, al santuario di Magnago, son animali... da debito. Gli animali che per secoli di domesticazione hanno lavorato per noi umani, sim riposano, non fanno niente, "siamo noi a lavorare per loro". Non è richiesto loro di far nulla, possono riposarsi e gestire la loro giornata come meglio credono. Sono gli umani, invece, che lavorano per loro.


Tori e mucche a Magnago... e cinghialini - Oasi - 5

il toro Willy Banzai, un autentico resistente - foto Silvia Molè
La sua storia è esemplare di quel che subiscono gi animali intrappolati negli ingranaggi zootecnici.

Maiali a Magnago - Oasi - 4

foto di Silvia Molè
In un santuario - questo rifugio che rappresenta un capovolgimento della realtò così come la conosciamo, quando pensiamo agli altri animali, specialmente quelli 'da reddito' (aka 'da carne', 'da latte') - gli animali vivono se stessi e compiono la loro vita in modo pieno.
Nei rifugi, animali che altrimenti verrebbero macellati e fatti a pezzi dopo pochi mesi di vita torturatae innatuale, possono percorrere l'intero arco della loro vita.

Anche per gli umani che vivono con loro e che se ne prendono cura, solo il tempo può dire cosa sarà. Solo col tempo, emerge la pienezza del carattere di ogni inidivudo, e vengono alla luce tutti i comportamenti che la zootecnia reprime e cancella con villenze estreme, insopportabili al solo pensiero.

Ecco che scopriamo, così, che tutti loro hanno intense vite relazionali, formano e disfano coppie, hanno simpatie e gelosie, hanno storie romantiche e meditazioni contemplative, hanno preferenze, gusti e curiosità. 



Pecore a Magnago - Oasi - 3



Gli animali che vivono in un santuario, dice Sara D'Angelo, sono "ambasciatori della loro specie", presso la popolazione umana.  "Raccontano meglio che con infinite parole, come dovrebbe essere la vita e quasi mai è". 
Sono qui a dirci, con la loro vita, che possiamo provare a pensare un mondo diverso da quello che è - perché non è per niente un mondo obbligatorio né tanto meno obbligato. Ma è invece un mondo (auto)imposto, fatto di sopraffazione verso chiunque non sia in grado di essere al livello della performance della civiltà che tutto divora.

Capre a Magnago - Oasi - 2



Gli ospiti dei santuari... sono ospiti: non sono obbligati a far nulla, non devono effettuare performance, né fare pet therapy; non devono relazionarsi per forza con chiunque non desiderino incontrare. Possono osservarci da lontano, oppure possono avvicinarsi a noi, perché incuriositi o perché gli fa piacre. Possono anche girarci le spalle e allontanarsi. Possono anche dirci con lo sguardo che ci conviene cambiare aria, perché siamo considerati intrusi sgraditi.

domenica 30 aprile 2017

A conoscere gli abitanti di Fattoria Capre e Cavoli a Mesero - i Vitelli










A conoscere gli abitanti di Fattoria Capre e Cavoli a Mesero - gli Asini






A conoscere gli abitanti della Fattoria Capre e Cavoli a Mesero - le Capre










A conoscere gli abitanti della Fattoria Capre e Cavoli a Mesero - Oche, Pecore, Capre










A conoscere gli abitanti della Fattoria Capre e Cavoli di Mesero - i Cavalli










domenica 8 gennaio 2017

25 grammi di felicità




Pensavi che - arrivati a una certa età - i libri che ti sorprendono e ti porti dietro e dentro per tutta la vita, siano ormai più unici che rari da trovare. Quel tipo di libri, di solito, chi ama leggere li incontra tutti o quasi in età molto giovane: sono quei libri che hanno il potere di formare le luci e le ombre di un'intera visione delle vita, di indicare sentieri che magari si percorreranno per gran parte della propria esistenza - sentieri fisici, concreti, ma anche sentieri pensati, sentiti, convinti, interiorizzati. 

Perciò, non davi più di 25 grammi di credito a questo libro - anche se te lo sei regalato per Natale, forse perché lo avevi intravisto nello scorrimento feisbucchiano. Insomma, un posticino  - almeno - nella nicchia della tua curiosità, deve esserselo pur ricavato, se hai fatto tanto da entrare in libreria e chiederne una copia.

Invece, sono (stati) 25 grammi di pura delizia, con tutto quello che questa sensazione si porta appresso: riso e lacrime insieme, per esempio.
La storia è quella - realmente vissuta - di questo veterinario (quasi un discendente di James Herriot) che, dopo aver salvato per caso un minuscolo riccio, lo soccorre, lo cresce e se ne innamora. Il riccio è una riccia, viene chiamata Ninna, perché dorme sempre, come tutti i bambini piccolissimi (siamo in Piemonte, certi nomi forse si trovano solamente qui). Il veterinario vede la Ninna con occhi da innamorato, è affascinato dai suoi occhietti tondissimi e curiosi, dalle sue piccolissime orecchie, che sembrano petali di rosa; e poi, dai piedini e dalle manine.
Poi, i ricci diventano due: infatti viene salvato anche il piccolo Ninno (la fantasia nei nomi!).  Saranno loro due a ispirare il veterinario a dar vita a un centro di recupero per ricci.
Il Centro Recupero Ricci 'La Ninna' è nato due anni fa - e questa non è più favola, né storia, ma cronaca (c'è anche la pagina FB).
Tu intanto, che sei rimasto incantato, proprio come Massimo Vacchetta - che è il veterinario protagonista della storia - dai ricci, continui la lettura.
E ti appunti una frase, riportata dall'autore, che se la ricorda 'a senso', anche se non parola per parola:
"Ogni tuo giorno non  sarà vissuto pienamente se non farai qualcosa per qualcuno che non potrà mai ripagarti".

Questa frase è molto impegnativa e trae la sua forza dal carattere del protagonista, dalle sue convinzioni, così fortemente radicate nella sua infanzia e gioventù. Non è un eroe tutto d'un pezzo - e forse è meglio così, sei dell'idea che gli eroi tetragoni siano incapaci di provare empatia, di essere capaci di cura e delicatezza nei confronti di chi è così piccolo da poter essere calpestato in un istante. Il nostro veterinario, anzi, non nasconde pianti, dubbi, commozioni, lacrime, spaventi, batticuore, sensi di colpa. Ti ha fatto sorridere e ti ha intenerito: ti sei rispecchiato tantissimo in questi comportamenti. Ed è bello che lui li esponga senza vergognarsene: perché - lo comprendi leggendoli - non c'è da vergognarsi di questi sentimenti - invece, dovrebbe provare vergogna e persino ribrezzo di se stesso, chi non è capace mai di perovare questi stati emotivi e mentali; ma forse chiedi troppo: infatti, chi non prova mai compassione, è impossibile che possa vergognarsi della sua insensibile apatia.

La cosa ancora più bella, però, è che la commozione diventa forza per agire, e i sensi di colpa smettono molto presto di essere dei freni di ostacolo ai sogni. Che possono diventare realtà. E sogni così, poi(!):  che ridanno vita e sogno a loro volta, a qualcuno che non avrebbe più potuto né vivere né sognare - nella riccità, o nella umanità.






lunedì 7 marzo 2016

Un salvataggio inaspettato


Riccardo e Rosmarino

Il racconto di Eloise
“800.000 sono gli agnelli strappati alle loro madri nel periodo pasquale, (2 milioni durante tutto l’anno), vengono portati al macello per essere massacrati a neanche un mese di vita.
Le cifre ufficiali degli animali registrati, non tengono conto degli animali detenuti ed uccisi nella macellazione casalinga.





Il 1° Marzo, Simona, Ludovica ed io, sentendo a lungo dei belati da casa di Simona, decidiamo di uscire per capirne la provenienza, non essendoci nelle vicinanze stalle o ovili.
In realtà il nostro incontro era finalizzato per andare a vedere un’altra “situazione” ( siamo circondati ovunque da sfruttamento).
Ci troviamo davanti ad uno scenario che non ci aspettavamo: una persona esce dal cortile di casa e approfittando del fatto che avesse appena parlato con un’altra persona, ci avviciniamo e arrivano ad accoglierci una decina di cani scodinzolanti.
Chiediamo, ormai determinate, se ci fossero degli agnelli, dato che ne sentivamo i belati e rimaniamo stupite ed incredule della sua risposta data con naturalezza: gli agnelli erano da lui, glieli regalavano e lui li dava a sua volta per farli ammazzare, perché “animali creati per essere mangiati”.
Noi, atterrite dalle sue risposte, abbiamo cercato di sensibilizzarlo, parlando dei cani che lui stesso aveva salvato.
Descrivendo anche la vita di questi altri animali, quali agnelli, maiali, vitelli etc… che hanno la fortuna di vivere liberi nei santuari.
In quel momento, prese anche dalla tensione, non riuscivamo a pensare ad altro, i lamenti assordanti dei piccoli che non vedevamo ma sentivamo comunque così vicini.
Entra in quel momento sua figlia con un bimbo piccolo in braccio, e proprio in quel momento gli abbiamo chiesto se fosse stato possibile vederli; ci fa entrare!
Ora erano lì a pochi passi da noi, ed… eccoli in uno spazio fangoso, vicino ai loro escrementi, piccolissimi ci guardavano.
Noi non credevamo ai nostri occhi… ed ora che li avevamo incrociati… i loro occhi, come avremmo potuto mai dimenticarli?
“Possiamo prenderli in braccio? Ma li guardi, lei ha un nipote? Loro sono stati strappati alla loro madre, come si sentirebbe lei se le portassero via i suoi figli? Ma poi le salva i cani, lei è buono, come può far massacrare questi cuccioli?”
Lui ci guardava, non so se stupito e allibito, ce li fa prendere in braccio, avevano neanche una settimana, il cordone ombelicale attaccato.
“Li dia a noi, faccia questa grande azione d’amore, noi li salviamo, li portiamo in un posto dove vivranno felici, sono indifesi, si fidano, li guardi…”
Ha dell’incredibile, non riesco ancora a capacitarmi come e perché, ha voluto che noi li prendessimo, nonostante li avesse “promessi”.
Ci ha dato anche il biberon che aveva, questo ci ha fatto sperare che non ne prendesse altri, chissà se sarà veramente così.
Andiamo via tenendoli stretti in braccio e noi che tremavamo e trattenevamo il respiro, quasi come per non disturbare questo momento di estrema gioia e felicità.
Li portiamo a casa di Simona, sentiamo Massimo Manni che potrà adottarli dopo il primo periodo di svezzamento.
Cosa fare? Noi in apnea per l’euforia, l’entusiasmo e per la disponibilità di Massimo, decidiamo che il posto più adatto fino a quel momento potesse essere casa mia a Ladispoli, casa grande dove vivo con mia madre ed altre 5 cagnette.
Mia madre avvertita telefonicamente esclama: “Io sapevo che sarebbe giunto il momento di capre e maiali a casa!”
Spiego la situazione a lei, ed approfittando del fatto che in questo periodo non sto lavorando, con Simo e Ludo li portiamo a casa.
Incredibile come Cuore, una delle cagnette, li studiasse e percepisse la loro delicatezza e fragilità.
Riccardo e Rosmarino, così abbiamo restituito loro l’identità di individui quali sono, dal 1° Marzo stanno da me e la percezione delle giornate è cambiata, ore ed ore a guardarli, ad accudirli, poter descrivere tutto quello che trasmettono in un gesto.
Si avvicinano, Rosmarino mi da i bacini col suo musetto, cercano un contatto, le altre cagnette li proteggono.
Hanno una dolcezza e un amore infiniti; adorano le carezze, hanno imparato a saltare, adorano i grattini.
Svegliarmi la notte per allattarli col biberon, non uscire di casa, se non per l’indispensabile, pulire i loro bisognini, non mi pesa assolutamente.
È l’esperienza più bella della mia vita, li guardo e sto in pace col mondo.”

Il racconto di Ludovica




Era il 29 febbraio, quando Simona invia un messaggio a Eloise chiedendole di accompagnarla a ispezionare un gregge dove c’erano degli agnellini.
Il giorno seguente Eloise si presenta davanti casa di Simona e Ludovica e in quel momento sentiamo un belato forte come un lamento, che sembrava provenisse da una abitazione di fronte la strada.
Determinate ci precipitiamo in direzione dei belati. Davanti al cancello vediamo un signore, cogliendo l’occasione gli chiediamo se aveva degli agnellini : “Sì me li hanno regalati”. 
Ci fa entrare, perché gli avevamo chiesto di poterli vedere, e subito ci accolgono una decina di cani che volevano le coccole.
Ci porta dagli agnelli e noi, con gli occhi a cuoricino, dopo averli visti gli chiediamo : “ Perché invece di regalarli, a pasqua non gli salva la vita? “.
A quel punto ce li prende e come in un sogno ci dice che possiamo portarli via. Ci dà anche il biberon e il latte. Sono i due agnellini più belli che abbia mai visto, uno era con il muso nero e delle chiazze nere, il più vivace, invece l’altro era con il muso bianco e più minuto.
Prima di andarcene decidiamo i nomi, quello più vivace lo chiamiamo Riccardo come il signore e invece l’altro Rosmarino, perché prima di andare lì avevamo trovato per strada il rosmarino.
Ce ne andiamo soddisfatte e con gli occhi lucidi dalla gioia, pensiamo subito al “ Santuario Capra Libera Tutti “, ma ci dice che devono essere prima svezzati i primi 3 mesi. Ed entra il panico , mille domande : “ E adesso?, Li separiamo?, Cosa facciamo? “.
E poi Elo ha deciso di portarli a casa sua a Ladispoli. Prima andiamo al supermercato per comprare il latte di capra, con il cuore che ci piangeva, e poi dritte verso casa di Elo dove vengono coccolati da tutti. Ovviamente loro per ringraziarci ci fanno la pipì dappertutto. Adesso sono cresciuti, stanno bene con gli altri animali e ricevono tanto AMORE.

Il racconto di Simona




C’eravamo organizzate per vederci quel giorno per vedere una situazione in un allevamento, ma forse non era destino. Fuori sul balcone di casa mia, in una bella giornata di sole, un belato così forte da sembrare quasi il pianto di un neonato, ci ha sorpreso.
“Ma da dove veniva?” un lamento insopportabile per noi, un richiamo per noi. E certo non ci siamo fatte pregare. Siamo partite armate di quella determinazione che solo chi ha una forte empatia verso tutti gli esseri viventi può avere.
Ad un certo punto i belati erano sempre più vicini, venivano da un cancello che dava sul cortile con tanti cani e li c’era una persona. Ecco, il momento di chiedere la smania di sapere.
“ Sì, ho io gli agnellini, due, uno è morto e altri due li ho regalati ad amici per pasqua “. Chiediamo di poterli vedere e sì, ci fa entrare inaspettatamente. Da un cancelletto precario, fatto con lastre appoggiate, sbucano i due musetti più belli che ci potevamo aspettare, Rosmarino e Riccardo. In quel momento solo un pensiero ci ha accomunato, non saremmo andate via senza di loro.
Non so, forse la presenza di Ludovica, una cucciola fra cuccioli, e lui il proprietario di casa il signor Riccardo ha ceduto.
 NO!!! Non può essere vero, così, troppo facile eppure quell’uomo apparentemente burbero, ci consegna tra le braccia quelle due meravigliose creature.
Con una presa, neanche pesassero cinquanta kg, usciamo da quel cancello ancora incredule corriamo via, salite, discese, non importa, importa solo portarli via in salvo, no, loro non finiranno nel piatto di nessuno a pasqua.    

     


















































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