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venerdì 17 luglio 2020

Quel che affidiamo al vento




Pensi che sia un fatto che trascorriamo la vita a disimparare quello che imparato abbiamo?
Pensi che ci siano situazioni, vite, occasioni, che ci arrivano solo quando ci rinunciamo? Il paradosso di chiudere per aprire?  "Quel che affidiamo al vento" di Laura Imai Messina, è il piccolo gioiello da sfogliare che ti ha posto queste domande.

domenica 1 marzo 2020

Lascia la spina cogli la rosa









Bisognerebbe vivere ogni giorno nella consapevolezza della morte. La finitezza della vita, che tuttavia forse non finisce ma si trasforma e si travasa in altre vite
Bisognerebbe vivere ogni giorno nella inconsapevolezza della morte.La prospettiva della fine,che potrebbe paralizzare ogni azione, gesto, desiderio, volontà.
Un equilibrio complesso, che potrebbe forse avere delle ricadute positive.

mercoledì 26 febbraio 2020

Kikiuz Chicca Kikinuz Kirini edit


Chicca Kikiuz Kikinuz Kirini


Questa è la prima fotografia che hai fatto a Chicca, nel dicembre 2016, quando una comune amica, generosa e spericolata, vi ha fatto incontrare.


martedì 25 febbraio 2020

Quando accompagniamo qualcuno lungo l'ultimo tratto del sentiero


Chicca / Kikiuz /Kikinuz / Kirini


Inizi da questo libro, del quale riporti una frase cruciale, un punto zero verso cui tutto comunque è precipitato, e da cui tutto comunque si rialzerà, il climax della morte di chi amiamo.
"E come si può vivere senza respirare? Come vivrò, io, adesso, senza poter più respirare? Respirarti? Annusarti?" (Leonardo Caffo - Il Cane e il Filosofo)
La parola-chiave è "annusarti": l'universo odoroso del cane ci è precluso, eppure quel poco che possiamo sfiorare, ci riapre tutta la nostra possibilità di essere-cane. Stare nell'erba sdraiati - o in generale sdraiarsi ovunque se ne sentiamo la necessità - godere di gioie sensitive sbocciate dalle occasioni e immerse nella pienezza presente: odori, tepori, sapori, suoni, soffiar di vento, gocciolar d'acqua, scottar di sole, la terra e il suo sapore, toccarsi con dita e cuscinetti, con pelle e pelo...


domenica 2 febbraio 2020

L'ultimo scondinzolio


Fantasmi - 2020 foto di Luca Spennacchio, cortesia dell'autore



L'ultima volta che la vide non sapeva che era l'ultima volta che la vedeva.
Perchè?
Perchè queste cose non si sanno mai.
Allora non fu gentile quell'ultima volta?
Sì, ma non a sufficienza per l'eternità.

La signora dell'ultima volta, Vivian Lamarque


martedì 15 ottobre 2019

Olga Tokarczuk, Premio Nobel Animale

Olga Tokarczuk
Forse, conseguire il Premio Nobel per la Letteratura 2018 ma nel 2019, si potrebbe dire che è come vincerlo per due anni consecutivi?
Forse, solo una scrittrice dalla lingua ricca e dalle trame enciclopediche come Olga Tokarczuk, poteva vivere una simile esperienza. Ma forse, anche no: non lo sai, perché la conosci solo attraverso i suoi libri - il che, tuttavia, per una scrittrice, dovrebbe già essere cospicuo.

giovedì 4 aprile 2019

venerdì 29 marzo 2019

Lutto, riconoscere i segni

Stella, nei ricordi



C'è un sito, che si chiama Hospice per gli animali. Su questo sito, hai trovato l'articolo che in parte riporti qui.
L'articolo, è stato scritto da Denise Flaim è stato pubblicato la prima volta da “DogFancy”, agosto 2008, volume 39, nr. 8, pag. 21. Per il sito, lo ha tradotto Elena Grassi, che si occupa dell'Hospice.
Dopo aver chiesto il nulla osta a Elena, hai deciso di pubblicarlo qui. Questo - o comunque articoli simili - fanno parte di quel processo di conoscenza che in questi anni, tra la scomparsa tormentata e solitaria di Stella e quella - speri - più composta e accompagnata di Lisa, hai provato a cominciare a costruire - intanto per te stesso, un domani, chissà 

sabato 16 marzo 2019

La vita a un certo punto finisce



In queste due settimane dalla dipartita di Lisa, non riesci a fare a meno di continuare a pensare alle questioni legate alla fine vita.
Una tua amica, Elena Vanin, ha trovato sul web un post, che ha così introdotto:

"Quanto lo trovo vero, nel suo cinismo e nella sua dolcezza.
La vita a un certo punto finisce.
Un conto è se rischia di finire troppo presto, per qualche malattia curabile, per qualcosa che altera la curva naturale della vita, allora ha senso cercare la cura, il rimedio, ma tante volte questa società sembra avere rifiutato la naturalità della morte in vecchiaia, e la cura è solo un accanimento, doloroso, faticoso, stremante e in definitiva inutile (o forse dannoso).
Abbiamo bisogno, credo, di recuperare il senso, dove il senso non è quanti giorni in più riesci a resistere, anche se sfinito, ma quanto riesci a godere del tempo che hai, con amore
".


lunedì 4 marzo 2019

Il dolore(NON) negato e il dolore raccontato


Iniziamo da qui, dal racconto dell'ultimo giorno in Terra delle spoglie di Lisa.
Devi per obbligo fare una premessa: in passato, con Stella e con Oscar, già ti capitò di essere presente all'atto della cremazione - tutto quel che ti rimaneva, dopo che non eri riuscito a essere presente al loro momento finale.
Perciò, in questo terzo caso, hai avuto modo di apprezzare quegli atti che fanno la differenza tra una procedura e una cerimonia.

sabato 2 marzo 2019

Una storia che ricomincerà

Lisa nel 2011, dopo un mese di crisi epilettiche a grappolo


Proteggevi Lisa dall'estate del 2011, da quando ebbe un mese di crisi epiettiche a grappolo: quell'evento difficile la portò a un passo dall'eutanasia, ma invece ha reso fortissimo il nostro legame.

venerdì 1 marzo 2019

Ti bacio un milione di volte, su un milione di scale



Una poesia diventa intramontabile quando il poeta, con i suoi versi - scritti all'inizio per lui medesimo - raggiunge ciascun lettore, che fa vivere la poesia appena letta coi ricordi delle sue esperienze passate.

Eugenio Montale, ha scritto questa Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, che - tramite una tua amica- oggi ha raggiunto te, orfano di Lisa.


lunedì 25 febbraio 2019

Ricordi cani

Maika, Lisa e Chicco


Tanti ma tanti anni fa, quando eri poco più di un bambino, morì la tua prima cana, Bella. Il caso fortunato volle che tu fossi lì presente. Non te lo sei dimenticato mai più. Quando morì Bella, tu avesti questo pensiero folgorante, in modo del tutto naturale: "adesso è dentro nel mio cuore, in un posto sicuro, dove nessuno potrà mai raggiungerla per farle del male. è in una bella situazione ed è fortunata". Da ragazzino eri molto più coraggioso e netto di ora e avevi idee più chiare e decisioni più pronte.



sabato 18 novembre 2017

Boschi Vivi senza confini




dal sito Boschi Vivi




Stai iniziando a capire che cosa sia un 'bosco interiore' - prendendo a prestito l'espressione pensata da Leonardo Caffo; e magari, andando a memoria, ti avvicini pure al senso; ma su quel libro eventualmente vedremo, per giocare prossimamente a 'acqua-fuochino-fuoco'.
Il bosco è il punto focale. Che va interiorizzato, trovato dentro se stessi. Infatti, è  qualcosa che ha a che fare - in qualche modo - con il costruirsi una specie di individuale, personale, unica, irripetibile gioia dello 'stare al mondo': è una gioia che non è insensato cercare e curare anche nei dove e nei quando che meno ci piacciono. Si spreca tempo a desiderare di essere altrove quando invece si deve essere qui e ora. Ma non è motivo questo per rinunciare a vivere la propria gioia piena, invece che rimandarla colpevolmente a un altrodomani a cui vorresti tendere. Rischi una tensione all'infinito, una asintote senza pace. Invece, se sei capace di volerti costruire la tua gioia anche dove e quando non ti piace, allora fai la cosa giusta: la tua gioia diventa già lì per te, e non smetterà di esserci quando ti sposterai; anzi: la tua gioia ti seguirà ovunque andrai, perché la tua gioia - così come la tua tristezza - sei tu. Sei tu: è non il luogo dove e quando in questo momento stai vivendo. (che poi tu, tendenzialmente preferisca portati dietro il trolley della malinconia-tristezza, invece dello zaino della felicitù-gioia, è un qualcosa di te su cui non devi smettere di lavorarci, magari mentre stai sdraiato tra le foglie a prendere  il sole novembrino insieme alla tua bretonina 17enne).

domenica 16 luglio 2017

I Sogni di Commiato



Perché questa strana statua orientale apre questo post? La spiegazione è più sotto, alla fine. Si tratta, in ogni caso, di una specie di 'cane sacro guardiano', di 'cane spirito', secondo l'immaginario giapponese o cinese. Ti ha colpito la sua potenza vibrante, sembra potersi muovere da un secondo all'altro. Riconosci che è un cane e allo stesso tempo, non sembra un cane. Le statue siffatte, all'ingresso dei templi, sono sempre in coppia e come sempre per queste cose c'è un motivo, molto suggestivo - che trovate raccontato sotto, in alcuni link.

Non potrebbero essere così, allora, i cani che hanno vissuto con noi e che adesso non ci sono più vicini, che - forse - non sono visibili, ma sono qui accanto - e vibrano a una frequenza quantistica diversa dalla nostra, cioè di questo universo - ?

In ogni caso, questa bella statua, a tuo parere, aiuta a rendere l'idea di come ti sono apparsi i tuoi cani, quando, quel giorno estremo - o molti giorni, o mesi dopo - sono venuti a darti commiato, visitandoti nel sogno, quando la mente sembra potersi aprire su altre dimensioni - mentre è momentaneamente - quanto, forse, in modo illusorio - chiusa e al 'riparo' dalle sollecitazioni della dimensione fisica della realtà di ogni giorno. Chissà. Stiamo raccogliendo suggestioni, qui, non stiamo facendo scienza.

Tutto ha inizio con un pensiero di Elena Vanin - uno dei suoi tanti pensieri delicati e luminosi, che sembrano sbocciare e fiorire con leggerezza e forza in continuazione nel giardino boscoso dei suoi pensieri emoziona(n)ti. Ancora una volta: grazie!

A un certo momento, sulla sua pagina cinofilosofica (a cui bisogna richiedere iscrizione), accade che ELENA VANIN si metta a scrivere questo:

"Argomento delicato, che spero di affrontare in modo lieve, senza paragoni "di merito", solo per condividere le proprie esperienze.
Vi capita di sognare i vostri cani (o altri animali) che non ci sono più?
E se vi capita, c'è qualche tipo di ricorrenza, o di peculiarità, in questi sogni, che li caratterizzano rispetto agli altri?
A me capitano i "Sogni di Commiato": singoli sogni, qualche giorno dopo la morte del cane, in cui ci incontriamo e ci salutiamo. Dopo, quel cane non lo sogno più.
Mi è capitato con [alcuni].
Non mi è capitato con [altri], con [cui] siamo stati talmente vicini per tutto quel tempo, che abbiamo avuto il modo per salutarci e dirci ogni cosa, prima[...].

(le modifiche sono omissioni di nomi, per rispettare la privacy).

Questo nome - 'sogni di commiato' - , questi pensieri, queste domande, ti hanno talmente sorpreso e coinvolto, che hai cominciato a pensarci. E dal pensiero alla scrittura, il passo questa volta è stato davvero breve. Ecco qui, le tue esperienze di saluti di commiato - una bellissima locuzione, che prendi in prestito.


STELLA stava male da un po'. In quei giorni era in clinica (ho raccontato altrove quei giorni dolorosi). L'ultima mattina che Stella trascorse su questa Terra, venne a trovarmi, mentre dormivo, insieme agli altri cani. Era già chiaro fuori, forse l'alba, non so. Ricordo che mi trovai all'improviso come sotto un cielo nuvoloso, che si apre all'improvviso e rivela il sole, luminoso e caldo, ma non accecante. Sentii come un sollievo enorme, che riallargava il mio respiro e delle parole apparvero alle mie orecchie e ai miei occhi: ECCO, ADESSO VA TUTTO BENE. Mi sono svegliato, con l'arrivo di quella consapevolezza. Quando ho aperto gli occhi, Stella era nei miei pensieri. Quando sono andato in clinica, lei non era più lì.

Stella è tornata a trovarmi, poi, la notte successiva: da un luogo luminoso ma sfocato, lei è uscita, trotterellando piano, calma e riflessiva, dolce e sollecita come era sempre stata. Era bellissima: il pelo bianco, pulito, soffice, le orecchie e le pezzature rosse bretoni brillavano. Una specie di vento le faceva muovere le frange. I suoi occhi, due gocce di ambra quando era viva, mi hanno guardato, con grande amore, erano come sorrisi.

 Inifine, una terza e ultima volta. Mi trovavo a passeggiare per una città, in una zona che mi sembrava di poter collegare a strade vere che avevo attraversato di giorno, una specie di centro storico. Era o sembrava notte. A un certo momento, da dietro di me, sento rumore di passi e Stella mi si affianca, tutta veloce, sculettando morbida e a testa alta. Mi sorpassa, si volta e mi guarda, rallenta. Ho quasi potuto toccarla, infatti ho allungato la mano... ma quando stavo quasi per sfiorarla, mi son svegliato di colpo, come se mi avessero sbattuto fuori dal sogno. Mi domando: cosa sarebbe successo se l'avessi toccata, se l'avessi raggiunta con le dita?

In passato, c'erano stati altri sogni di commiato: con CETO un solido meticcio cocker, che venne a trovarmi, pochi giorni dopo che era morto. Era bellissimo, angelico: anche i suoi abbondanti ciuffi bianchi e neri si muovevano a un vento che io però non sentivo. Era tornato giovane, vigoroso, sano, forte. Lui era davvero come un piccolo leone. Mi sorrideva.

FRUFI: meticcia setterina che conobbe Ceto e visse con lui quasi tre anni, prima che lui morisse. Ebbi un sogno simile, di cui non ricordo molti particolari: solo che lei era bellissima, esprimeva gioia e vitalità, era felice e curiosa, correva e annusava e mi disse, mi fece capire, di non essere più triste, che adesso era libera e non soffriva più. Era stata felice per l'amore avuto con me e mi sperava sereno e coraggioso.







I Sishi, i Koma Inu(狛犬)   ,  i guardiani Nio potrebbero davvero essere  -  per tuo gusto e impressione - delle bellissime figurazioni concrete dei cani - degli animali - che vengono a farci saluti di commiato. Una breve loro storia, di cui proponi un estratto da questo sito:


Shishi (or Jishi) è un termine che viene tradotto come leone ma anche può fare riferimento ad una belva o un cane, si tratta di creature mitologiche con il potere di scacciare gli spiriti malvagi.

Presenti sempre in coppia come i guardiani Nio si possono trovare a guardia di altari Shinto, templi Buddhisti o altri templi rappresentati uno con le fauci spalancate e uno con quelle chiuse.

La bocca aperta e chiusa fa riferimento all'emissione della sillaba "AH" (bocca aperta) la prima lettera dell'alfabeto sanscrito, e all'emissione della sillaba "UN" (bocca chiusa), l'ultima lettera.

Questa combinazione simbolicamente rappresenta la nascita e la morte, l'alfa e l'omega di tutto l'universo, qualcuno poi sostiene che l'apertura della bocca spaventa i demoni e la chiusura conserva gli spiriti buoni.

Queste bestie mitologiche furono probabilmente introdotte in giappone dalla Cina e/o dalla Corea nel 7 o 8 secolo A.C. durante il periodo dell'arrivo del Buddhismo in giappone, per questo gli Shishi giapponesi sono visivamente la combinazione dei cani "Koma-inu" coreani e dei leoni "Kara-shishi" cinesi.

sabato 10 dicembre 2016

Fare, o non fare... non c'è provare!



di Francesca Sicali


"Viviamo in un mondo frenetico, dove molto spesso la malattia e la morte vengono visti come mali da distruggere, dimenticandoci che fanno parte della nostra vita.
Siamo fatti di azioni e spesso "il non fare", o semplicemente "l'accompagnare", viene percepito come una non azione.
A volte, ci accaniamo troppo, senza pensare cosa veramente voglia il malato, semplicemente perché non vogliamo accettare quello che è la fine e ancor prima quello che è il decorso di una malattia.
In pratica, ab
biamo paura.
Forse non abbiamo paura della morte in sé, ma semplicemente dell'assenza e talvolta cerchiamo di ritardare tutto egoisticamente, per poter dire: "io ho fatto", oppure: "almeno ci ho provato".
Personalmente, ho scelto di fare quando c'è qualcosa da fare, ma vivo il "non fare" come un'azione tanto quanto il fare.
Quando ho davanti un animale stanco, ammalato, o con blande probabilità di superare interventi, quando ho davanti delle recidive post intervento, io scelgo l'azione del "non fare".
Ciò non vuol dire non fare nulla.
Semplicemente, lo accompagno verso la direzione che sceglierà di prendere la sua malattia.
Si cureranno i sintomi, senza andare alla radice di tutto per dare un nome a quella cosa che lo affligge.
Cerco di supportarlo in ogni suo bisogno e cerco di essere sempre presente.
Talvolta, una giornata sul divano passata insieme, una carezza, un cibo prelibato, serve molto di più di mille indagini, o di farmaci che servono semplicemente a dover rallentare quello che è più naturale nel mondo... ovvero la morte.
Noi nasciamo, cresciamo, ci ammaliamo e ce ne andiamo e questi sono processi naturali della nostra vita.
Io, tra il penultimo e l'ultimo di questi processi, ho deciso di dedicare tutto quello che di buono posso offrire.
Quindi, il mio "non fare", in alcuni casi, lo vivo come una delle più belle azioni che posso offrire a chi mi sta vicino.
"


Grazie, Francesca 


Casa Francesca di Progetto Quasi


Incontrata a Torino Spiritualità, insieme a Fabiana Rosa. Lo vedi subito che è una di quelle persone con la 'Forza' dentro, che le percorre tutte e le rende resilienti.
Di queste sue parole, mi ha colpito molto la lucidità e la chiarezza con cui parla di una cosa che, a viverla, rischia di essere attorcigliata sul dolore, che offusca la chiarezza, la serenità del pensiero.
Il  ricordo  della mia Stella morta male mi è subito balzato al cuore: Lei - STELLA -  è un qualcosa di cruccio vulnerabile che mi accompagnerà sempre, fino a quando anche a me toccherà di morire. Anche per questo, oltre che per le riflessioni che ho in passato provato a fare e che continuerò a fare su questo tema, sono felice e grato che Francesca abbia accettato di mettere come post del mio blog, questa sua riflessione così limpida e chiara.

martedì 22 novembre 2016

Capsula Mundi


Ti spaventa, la morte? Così diretta, è una domanda che, anche se non lo sembra, ti suona un poco strana. Una domanda alla quale non è così semplice dare una risposta unica - anche se tutto farebbe pensare al contrario! Una risposta secca. Una risposta univoca. Una risposta una-volta-per-tutte.
La morte in sé - l'evento-morte, che dura un istante infinitesimale e rabbrividente - si potrebbe dire che, più che spaventarti, ti sconcerta. Il caso di dirlo è: ti lascia senza fiato. Hanno ragione i filosofi: quando c'è la morte, non ci sei tu; e quando ci sei tu, non c'è la morte. Ed è per questo, credi, che la morte sia per ciascuno di noi, qualcosa di impensabile a noi stessi. La morte-singolo-evento-individuale-a-noi, ci è tuttavia esterna, sempre. Rispetto a questo evento, siamo come due poli uguali di una calamita: non riusciamo a toccarci, e possiamo avvicinarci solo quel tanto, non di più - dopo di quel limite, si avvertono le forze di respingimento.
Cosa ti spaventa della morte, non è la morte di per sé. Ma è il cammino che porta ad essa - che di solito è un cammino fatto di dolore fisico, di sofferenza. Che magari ti auguri di vivere insieme a chi vuoi bene, e che ti vuole bene: un percorso. Cosa ti spaventa della morte è la tua probabile totale in-avvertenza, o in-avvertibilità, in questa realtà - dopo che la morte è accaduta. Forse siamo davvero vibrazioni quantiche, e la morte rappresenta un cambiamento di vibrazione, una diversa frequenza che ci desintonizza dalla materia di questa realtà, che ha una sua vibrazione caratteristica. Ad ogni modo, sei quasi sicuro che nessuno - dopo - potrà percepirti in alcun modo attingibile coi sensi conosciuti. Perciò, eccoti al nocciolo della tua paura. Della morte, ti spaventa il non essere più lì - con tutte le conseguenze del caso -  per quelli che ti sono vicini, che ti vogliono bene, che ti cercano, che ti amano, che hanno bisogno di te - finché sei vivo, vibrazione più, vibrazione meno. Ché, se anche fosse come la radio - sulla quale le stazioni deboli o mal sintonizzate si captano lontane, o piene di ronzii o interferenze di altre stazioni -  se sei sintonizzato male, al massimo, nella migliore delle ipotesi,  potresti essere come quel che è comunemente conosciuto come fantasma. Il quale, ha ben poca possibilità di intervento su questo piano reale vibratile. E non iniziamo nemmeno a fare ipotesi su cosa succede su altri piani vibratili - a.k.a. l'Aldilà...



Alla morte, però, ci pensi. O ci hai pensato. Hai pensato a cosa può essere, significare, il lutto. (Un tema che hai in cuore di voler esplorare ancora, hai in mente almeno una sfaccettatura che conti di poter intavolare quanto prima).
Hai pensato a come trattare i fatti inerenti a quel che dicevi prima sul percorso che precede la morte: quello, cioè, legato alla sofferenza, che implica avere coscienza di cosa sia e possa essere l'empatia, la cura, gli aspetti legati al cammino verso la morte; alle eventuali disabilità; a come vivere-la-morte. Discorsi forse a malapena iniziati, in accenno. Ma che sono nel tuo blocco delle bozze e sui quali c'è tanto, ma tanto da poter/voler dire, in futuro. Con la consapevolezza che non si tratta di argomenti leggeri, tuttavia. E tuttavia, che si tratta comunque di argomenti che hanno bisogno di essere spogliati dal tabù di indicibilità imposto nella nostra cultura high tech. Non stai qui a fare un elenco - stucchevole, forse, anziché no - di tutte le sfaccettature. Chi è arrivato a leggere fin qui, è consapevole abbastanza da riuscire a immaginarsele da solo senza troppo sgomento.


C'è però una cosa che vuoi raccontare subito. Lo spunto ti è arrivato da questo post. Vero: qui si parla del regalare alberi, del perché sia una cosa molto bella, anche per la nostra casa-Terra. Anzi, forse, soprattutto per lei. 

Puoi - mio modestissimo e non originale suggerimento sognatore (a occhi aperti o a occhi chiusi da morto?) - regalarTI un albero. Non adesso, ma per dopo. 
Meglio. 
E, quindi, mai smettere di vivere. Fare del tuo corpo dopo-morto, una materia in processo ri-amalgamativo con l'altra materia tutta intorno. Ritornare in circolazione nel flusso tutt'unico della materia del qui. (Metti che funzioni come parabola pure per captarti meglio in quanto fantasma, si sa mai...). In fondo, se ci pensi - se ci pensi davvero - anche mentre sei vivo, di fatto, MAI la materia smette di attraversarti e di fluirti dentro, in una continua diastole e sistole, ispirazione ed espirazione, dove non esistono confini rigidi, ma solo membrane porose. In una condizione dove - tu credi di essere un individuo unico e indivisibile, ma che in realtà sei un colossale condominio-agglomerato di micro-organismi tutti contenuti nel tuo corpo - che si comporta come un oceanomare con braccia e gambe, tutto contenuto in un recipiente fatto di epidermide. Non faresti altro, quindi, che proseguire, in modo del tutto coerente, e di certo più agevole rispetto ai metodi tradizionali di gestione dei vari defunti, un percorso di flusso che non è iniziato con te, né con te termina - un percorso nel quale sei una semplice, infinitesima particella. Diventeresti - anzi, continueresti -  a essere casa e cibo per altri animali, più o meno micro o macro - scopici. Torneresti a sbriciolarti in una zolla radicata che fuorisce all'aria atmosferica con corteccia e rami e foglie e fiori e semi e frutti. Torneresti a sbocciare e gemmare e germogliare. Saresti ombra e ti muoveresti mormorando insieme al vento. Una cincia ti beccherebbe quando sei bacca colorata; formiche e bruchi percorrerebbero le tue rughe di corteccia o si avvolgerebbero ai tuoi rami, per diventare farfalle. Diventeresti goccia d'acqua che dal cielo batte sulla tua foglia, rigagnola lungo il tuo tronco e si assorbe nelle porosità terrose. Eccetera.
Ecco, tutto questo - tutto questo mai smettere di percorrere in su e in giù il flusso della materia viva in infiniti/infinitesimali modi pullulanti - non credi che possa aiutarti ad alleggerire lo sconcerto nei confronti della morte? A non pensarla più? 
Chissà...

domenica 13 novembre 2016

In 3 si può andare in un sacco di posti

di Valentina Veratrini
Altra serata organizzata dal Giardino di Quark di Gattinara. La cultura non è accessorio secondario, nel discorso del nostro rapporto verso gli altri animali. 
Questa volta, di scena, Valentina Veratrini, editora, attrice e scrittrice di poesie e racconti.
Come quelli custoditi in questo piccolo libretto che ti ha conquistato, fin dalla Premessa.
Dove si narra dell'aver vissuto molte vite - quasi che Valentina sia essa stessa una gatta - anzi, forse qualcuna di più, "in un mare di futuri possibili".
Le vite e le loro ferite e i loro tatuaggi in inchiostro di ricordo, sono intrecciate, annodate, a quella di molti altri animali.
Perciò, gioco forza, la Premessa diventa anche il racconto della separazione, della morte, del lutto. ma non c'è tristezza disperata. Invece, leggi un racconto amoroso e sollecito: di cure, di accompagnamento, di valzer lenti, di movenze streghesche, di nenie cullanti per corpi che si rilassano nell'arrivo della fine, senza più la paura.
Si raccontano con lievità, baci e lacrime. Dell'arrivo della morte, "un vento leggero di fiori" (la liberazione dalla malattia e dal dolore?). C'è lo spazio per il lutto, per il ricordo, per la sepoltura coi suoi riti suggeriti da sentimenti puri.
C'è la condivisione di emozioni e convinzioni che chiunque abbia la fortuna di desiderare di vivere insieme agli altri animali in un certo modo - e riesca a farlo -  ha provato molte volte nella sua esistenza.
La sensazione di essere incappato - quasi per caso, quasi di sfrodo - in un libro che per te sarà speciale, ti è arrivata senza preavviso, e forte, all'ultimo paragrafo della premessa: "Riconoscerei al buio ognuno di essi, se solo sfiorassero ancora per un momento con il loro corpo la mia pelle. Se solo tornassero a visitarmi nel sonno con impalpabili passi...".

Il libretto è il racconto svagato e leggero della gatta Parisina e delle sue avventure, i suoi occhi sul mondo, i suoi pensieri su di noi. Da leggere, non aggiungi altro. 
Anzi no! A parte il Dizionario del Mondo secondo Parisina (la gatta): al volo, la A, la B, la F, la H e la Z son le lettere tra quelle che più ti hanno fatto pensare, ma anche il resto dell'alfabeto, sospetti abbia i suoi bei spunti di interesse.

Fuori è l'odore degli odori
Fuori è brivido
Fuori è agguato

Fuori è FUORI

(dedicato a Stella)
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