Quest'anno Pasqua è un pesce d'aprile. Mostruoso, crudele scherzo tirato a spese di migliaia di bambini, che non rideranno. Anzi.
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lunedì 26 marzo 2018
sabato 15 aprile 2017
Ho incontrato un agnellino
... è una piccola storia finora felice, anche se difficile, anche se nata grazie al coraggio e all'energia di una persona. La storia del tuo incontro, del tuo conoscere questo piccolo agnellino di cinque giorni.
Piccolo tesoro, protetto dal segreto e dalla soliderietà di alcuni umani - tanti, per essere al mondo da meno di una settimana - che in soli cinque giorni hanno attraversato la sua vita, anche solo per poche ore, fino a che non è stato al sicuro, protetto e curato.
Tu sei una di quelle persone, che per poche ore hanno attraversato la sua vita.
Non dimenticherai mai il primo istante: lui era in una piccola cesta di vimini, proprio come un bambino salvato dalla piena (la piena degli eventi sanguinosi di questi giorni religiosi). Silenzioso e curioso, indebolito e amichevole, ha alzato lo sguardo e i vostri occhi si sono incrociati.
A quel punto - è stato quando hai iniziato a piangere. Non era un pianto di tristezza, o di disperazione; non era un pianto perché pensavi ai macelli.
Era piuttosto il pianto che può sgorgare dal profondo, come acqua sorgiva, rinfrescante e rinfrancante, dal profondo dell'anima, del cuore, delle emozioni e dei pensieri, quando si ha la fortuna di una epifania. Una epifania: lo spettacolo che ti appare all'improvviso, senza preavviso, della bellezza pura, limpida, inequivocabile. Gli occhi suoi dell'agnellino sono e sono stati belli, chiari e luminosi, quando ti hanno guardato e tu hai potuto scorgere la luce bambina della sua anima. Per questo motivo hai pianto - e hai riso insieme. Hai percepito tutto insieme e in un unico grandioso istante, tutta la fortissima fragilità di questo bambino lanoso - tutto lui stesso, che solamente essendoci, semplicemente con la sua presenza, ti ha fatto vedere in un lampo damasceno tutta la poderosa volontà di respirare che la vita incarna in ogni singolo essere, in ogni singolo ente. Tutto in lui, in questo agnellino, hai trovato racchiuso, l'anelito irrefrenabile di un intero universo di vita, una autentica sineddoche di un pianeta ricolmo di vita, esuberante di vita.
Come in un big bang, da lì tutti i pensieri sono esplosi, espandendosi e riallacciandosi con tutto il contesto e tutta la realà che ci circonda e tutta la vita che ci compenetra.
Sono arrivati i pensieri per gli altri agnelli, sono arrivati i pensieri di incredulità indignata e inorridita - per fare il lavoro di uccidere col coltello questi piccoli bambini, bisogna prima essersi aperti il torace per strapparsi il cuore; sono arrivati i pensieri di cura e premura pratica e concreta: sospinti dalla realtà del momento contingente, con le sue necessità e i suoi obiettivi focalizzati interamente su questa piccola vita, i suoi piccoli respiri che a ogni costo bisogna(va) far continuare. E il tempo ha ripreso a scorrere, e sono riapparsi gli umani coraggiosi che hai (avuto) la fortuna di incontrare a tua volta, in una giornata che non dimenticherai mai più.
venerdì 7 aprile 2017
NOmattatoio Roma 29 - 8 aprile 2017, viale Palmiro Togliatti
a distanza ravvicinata, il 29esimo presidio in via Togliatti, dove funziona la macchina ammazzatrice del macello romano: perché sarà giorno di agnelli...
"...Ruth gli chiese: Ma tu lo sai cos'è il dolore?Quello vero? Io credo di no, altrimenti non riusciresti a entrare in uno di quei capannoni senza provare niente. [...]
[...] 'Paura e confusione', rispose lei con prontezza.
(da "Una moglie giovane e bella", di Tommy Wieringa - 2016, Iperborea, Milano)
lunedì 27 marzo 2017
NOmattatoio, Roma 28 - quello 'pasquale'
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| "il terzo della mattinata", scrive Rita Ciatti |
NOmattatoio compie 28 mesi, nel mese di marzo, mese fatidico, perché mese pasquale, il mese della mattanza dei bambini che hanno forma di agnellino.
Insieme a loro, vengono ammazzate anche le loro mamme.
"Come si poteva pregare per avere la vita [...] o per ottenere un giudizio favorevole nei Cieli, quando si toglieva ad altri l'alito vitale? Yoine Meir pensò che nemmeno il Messia avrebbe potuto redimere il mondo fintanto che si fossero perpetrate ingiustizie nei confronti degli animali".
dal racconto "Il macellatore" di Isaac Bashevis Singer, ne 'I Meridiani- Racconti" (pagg. 632-645)
venerdì 24 marzo 2017
Agnellini pasquali. Tanti davanti agli occhi (il gioco dell'oculista)
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| Arriva la Pasqua. Più festosa e compassionevole così... |
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| ... o così? |
Meno di un mese ci separa dalla Pasqua dei cristiani. Nell'uovo di cioccolato fondente, ti piacerebbe trovare una versione in tema del gioco dell'oculista.
Ricordi in breve che il gioco dell'oculista è fatto per gli occhi etici che eventualmente ciascuno di noi dovrebbe avere, e accertarsi se hanno bisogno di occhiali, o di fare esercizio per riaprirsi e focalizzarsi meglio sulle realtà da vedere. Per scoprire, con pochi semplici esercizi, quale immagine ci piace di più - e cercare di capirne il perché.
Qui possiamo vedere tanti agnellini. Sono sempre bianchi e riccioluti. Nella prima immagine, i loro riccioli minuscoli si intrecciano coi fili dell'erba verde. Nella seconda immagine, il vento che soffia per aria, non piega le dure sbarre, che sono grigio-bianche e contro le quali i ricciolini lanosi possono solo rimanere impigliati. Mentre gli agnellini, che sono stati separati dalla mamma quasi subito dopo la nascita, vengono ora fatti salire sull'enorme tir diretto al mattatoio. Hanno poche settimane di vita.
venerdì 10 marzo 2017
Vuoi immaginare il mio futuro da grande? - NOmattatoio in metropolitana
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| "Ti piacerebbe darmi un futuro? Scegli vegan" |
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| "Ti sei mai chiesto cosa farà io da grande? Scegli vegan" |
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| "Immagina se io potessi rimanere in vita. Scegli vegan" |
Lo sapete, no, come ci si sente quando si entra in metropolitana?
Il fatto di prendere le scale per andare sottoterra, dove prendere un treno che in gallerie sotterranee ci trasporterà tra punti distanti della città - una specie di 'salto in iperspazio', però dal retrogusto ctonio delle piste per le biglie al mare - ci pone subito in uno stato di attenzione che non è quello normale - che in città è già ipercinetico di suo.
Infatti, ecco che tutto quello che ci sta intorno - paesaggio totalmente artificiale - ci sollecita con evidenze raddoppiate, enfatizzate, che hanno l'effetto paradosso di avviluppare i sensi in un domopak di distacco.
E però non siamo ciechi o distratti: filtrano invece fino a noi quei messaggi che con il loro aspetto familiare, noto, consuetudinario, riescono a portare fino alla nostra attenzione multi-scopo, contenuti in qualche modo sorprendenti. Che cioè hanno il colpo di scena, che ribalta e capovolge tutte le ovvietà.
I contenuti di NOmattatoio, che vedete qui sopra, in foto recuperate dai profili fesibucchiani, hanno - dal tuo punto di vista - questa caratteristica. Cioè?
Cioè: ormai l''uomo della strada' - sì, anche della strada sotterranea - ha più o meno avuto sentore dell'esistenza di 'cose' come 'gli animalisti', 'gli allevamenti intensivi', 'la libertà degli animali' e sa, per sentito dire, delle lotte, delle campagne, dell'impegno che portano avanti con costanza e nel tempo i più accorati, consapevoli e organizzati tra gli attivisti per la liberazione degli altri animali.
Quelle di lungo corso, sono infatti, probabilmente, le uniche campagne con chance serie di ottenere risultati.
Così, quando questo 'umano della metropolitana' incappa in manifesti che gli raccontano gli aspetti della liberazione animale, cogliendolo di sorpresa - ma non a tradimento, secondo te - i suoi pensieri sono più disponibili, quanto meno a lasciarsi incuriosire e a trattenere quelle informazioni essenziali, quelle emozioni, per un tempo meno effimero di quello concesso di solito ad altri manifesti.
Giusto che sia così. Lo sanno anche e soprattutto gli advertiser: te la giochi sulle emozioni. E infatti, non può non essere emozionante, mentre si cammina verso la banchina del treno, venire colti dallo sguardo grande e profondo, diretto e limpido, interrogativo ed esclamativo di questi tre testimonial.
Non si tratta di tre animali presi a caso, ma tre individui - ciascuno con una sua storia - salvati a loro tempo, che oggi possono mostrarsi e raccontarci la loro, di storia, il loro destino, e le loro speranze per il futuro. Noi umani - nel caso specifico, le ideatrici della campagna - gli facciamo da portavoce, da interfaccia per gli altri umani che ancora queste cose non le sanno: non le conoscono, perché nessuno gli ha dato il tempo di soffermarcisi nel modo giusto, col suo tempo e spazio, per poter cogliere ciò che il racconto di questi tre testimonial significa.
Cosa significa? Che: La vita che continua e che è unica e preziosa per ciascuno di loro; la vita, nella quale e per la quale fanno progetti, hanno aspettative e sogni; una vita che, di riflesso, loro tre, ci chiedono pensare anche per gli altri: che in questo momento non possono raccontarcela, perché sono rinchiusi in uno stabulario, o su un camion, o tra le pareti di un macello. Che sono come loro - nel senso che sono della medesima specie - ma che contemporaneamente non lo sono (mai; più; ancora), in quanto e perché sono stati espropriati della loro individualità, della loro libertà, di tutto loro stessi, poiché sono stati pensati, concepiti e trattati come prodotti da profitto, per qualcun altro che è il loro carnefice - letteralmente.
Questa è la forza della campagna NOmattatoio.
Questa è la forza della campagna NOmattatoio.
venerdì 25 marzo 2016
giovedì 24 marzo 2016
martedì 22 marzo 2016
Le previsioni meteo del 21 marzo 2016
http://tg.la7.it/ambiente/meteo/le-previsioni-meteo-del-21-marzo-2016-21-03-2016-102254
lunedì 21 marzo 2016
lunedì 7 marzo 2016
Un salvataggio inaspettato
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| Riccardo e Rosmarino |
Il racconto di Eloise
“800.000 sono gli agnelli strappati alle loro madri nel periodo pasquale, (2 milioni durante tutto l’anno), vengono portati al macello per essere massacrati a neanche un mese di vita.
Le cifre ufficiali degli animali registrati, non tengono conto degli animali detenuti ed uccisi nella macellazione casalinga.
Il 1° Marzo, Simona, Ludovica ed io, sentendo a lungo dei belati da casa di Simona, decidiamo di uscire per capirne la provenienza, non essendoci nelle vicinanze stalle o ovili.
In realtà il nostro incontro era finalizzato per andare a vedere un’altra “situazione” ( siamo circondati ovunque da sfruttamento).
Ci troviamo davanti ad uno scenario che non ci aspettavamo: una persona esce dal cortile di casa e approfittando del fatto che avesse appena parlato con un’altra persona, ci avviciniamo e arrivano ad accoglierci una decina di cani scodinzolanti.
Chiediamo, ormai determinate, se ci fossero degli agnelli, dato che ne sentivamo i belati e rimaniamo stupite ed incredule della sua risposta data con naturalezza: gli agnelli erano da lui, glieli regalavano e lui li dava a sua volta per farli ammazzare, perché “animali creati per essere mangiati”.
Noi, atterrite dalle sue risposte, abbiamo cercato di sensibilizzarlo, parlando dei cani che lui stesso aveva salvato.
Descrivendo anche la vita di questi altri animali, quali agnelli, maiali, vitelli etc… che hanno la fortuna di vivere liberi nei santuari.
In quel momento, prese anche dalla tensione, non riuscivamo a pensare ad altro, i lamenti assordanti dei piccoli che non vedevamo ma sentivamo comunque così vicini.
Entra in quel momento sua figlia con un bimbo piccolo in braccio, e proprio in quel momento gli abbiamo chiesto se fosse stato possibile vederli; ci fa entrare!
Ora erano lì a pochi passi da noi, ed… eccoli in uno spazio fangoso, vicino ai loro escrementi, piccolissimi ci guardavano.
Noi non credevamo ai nostri occhi… ed ora che li avevamo incrociati… i loro occhi, come avremmo potuto mai dimenticarli?
“Possiamo prenderli in braccio? Ma li guardi, lei ha un nipote? Loro sono stati strappati alla loro madre, come si sentirebbe lei se le portassero via i suoi figli? Ma poi le salva i cani, lei è buono, come può far massacrare questi cuccioli?”
Lui ci guardava, non so se stupito e allibito, ce li fa prendere in braccio, avevano neanche una settimana, il cordone ombelicale attaccato.
“Li dia a noi, faccia questa grande azione d’amore, noi li salviamo, li portiamo in un posto dove vivranno felici, sono indifesi, si fidano, li guardi…”
Ha dell’incredibile, non riesco ancora a capacitarmi come e perché, ha voluto che noi li prendessimo, nonostante li avesse “promessi”.
Ci ha dato anche il biberon che aveva, questo ci ha fatto sperare che non ne prendesse altri, chissà se sarà veramente così.
Andiamo via tenendoli stretti in braccio e noi che tremavamo e trattenevamo il respiro, quasi come per non disturbare questo momento di estrema gioia e felicità.
Li portiamo a casa di Simona, sentiamo Massimo Manni che potrà adottarli dopo il primo periodo di svezzamento.
Cosa fare? Noi in apnea per l’euforia, l’entusiasmo e per la disponibilità di Massimo, decidiamo che il posto più adatto fino a quel momento potesse essere casa mia a Ladispoli, casa grande dove vivo con mia madre ed altre 5 cagnette.
Mia madre avvertita telefonicamente esclama: “Io sapevo che sarebbe giunto il momento di capre e maiali a casa!”
Spiego la situazione a lei, ed approfittando del fatto che in questo periodo non sto lavorando, con Simo e Ludo li portiamo a casa.
Incredibile come Cuore, una delle cagnette, li studiasse e percepisse la loro delicatezza e fragilità.
Riccardo e Rosmarino, così abbiamo restituito loro l’identità di individui quali sono, dal 1° Marzo stanno da me e la percezione delle giornate è cambiata, ore ed ore a guardarli, ad accudirli, poter descrivere tutto quello che trasmettono in un gesto.
Si avvicinano, Rosmarino mi da i bacini col suo musetto, cercano un contatto, le altre cagnette li proteggono.
Hanno una dolcezza e un amore infiniti; adorano le carezze, hanno imparato a saltare, adorano i grattini.
Svegliarmi la notte per allattarli col biberon, non uscire di casa, se non per l’indispensabile, pulire i loro bisognini, non mi pesa assolutamente.
È l’esperienza più bella della mia vita, li guardo e sto in pace col mondo.”
Il racconto di Ludovica
Era il 29 febbraio, quando Simona invia un messaggio a Eloise chiedendole di accompagnarla a ispezionare un gregge dove c’erano degli agnellini.
Il giorno seguente Eloise si presenta davanti casa di Simona e Ludovica e in quel momento sentiamo un belato forte come un lamento, che sembrava provenisse da una abitazione di fronte la strada.
Determinate ci precipitiamo in direzione dei belati. Davanti al cancello vediamo un signore, cogliendo l’occasione gli chiediamo se aveva degli agnellini : “Sì me li hanno regalati”.
Ci fa entrare, perché gli avevamo chiesto di poterli vedere, e subito ci accolgono una decina di cani che volevano le coccole.
Ci porta dagli agnelli e noi, con gli occhi a cuoricino, dopo averli visti gli chiediamo : “ Perché invece di regalarli, a pasqua non gli salva la vita? “.
A quel punto ce li prende e come in un sogno ci dice che possiamo portarli via. Ci dà anche il biberon e il latte. Sono i due agnellini più belli che abbia mai visto, uno era con il muso nero e delle chiazze nere, il più vivace, invece l’altro era con il muso bianco e più minuto.
Prima di andarcene decidiamo i nomi, quello più vivace lo chiamiamo Riccardo come il signore e invece l’altro Rosmarino, perché prima di andare lì avevamo trovato per strada il rosmarino.
Ce ne andiamo soddisfatte e con gli occhi lucidi dalla gioia, pensiamo subito al “ Santuario Capra Libera Tutti “, ma ci dice che devono essere prima svezzati i primi 3 mesi. Ed entra il panico , mille domande : “ E adesso?, Li separiamo?, Cosa facciamo? “.
E poi Elo ha deciso di portarli a casa sua a Ladispoli. Prima andiamo al supermercato per comprare il latte di capra, con il cuore che ci piangeva, e poi dritte verso casa di Elo dove vengono coccolati da tutti. Ovviamente loro per ringraziarci ci fanno la pipì dappertutto. Adesso sono cresciuti, stanno bene con gli altri animali e ricevono tanto AMORE.
Il racconto di Simona
C’eravamo organizzate per vederci quel giorno per vedere una situazione in un allevamento, ma forse non era destino. Fuori sul balcone di casa mia, in una bella giornata di sole, un belato così forte da sembrare quasi il pianto di un neonato, ci ha sorpreso.
“Ma da dove veniva?” un lamento insopportabile per noi, un richiamo per noi. E certo non ci siamo fatte pregare. Siamo partite armate di quella determinazione che solo chi ha una forte empatia verso tutti gli esseri viventi può avere.
Ad un certo punto i belati erano sempre più vicini, venivano da un cancello che dava sul cortile con tanti cani e li c’era una persona. Ecco, il momento di chiedere la smania di sapere.
“ Sì, ho io gli agnellini, due, uno è morto e altri due li ho regalati ad amici per pasqua “. Chiediamo di poterli vedere e sì, ci fa entrare inaspettatamente. Da un cancelletto precario, fatto con lastre appoggiate, sbucano i due musetti più belli che ci potevamo aspettare, Rosmarino e Riccardo. In quel momento solo un pensiero ci ha accomunato, non saremmo andate via senza di loro.
Non so, forse la presenza di Ludovica, una cucciola fra cuccioli, e lui il proprietario di casa il signor Riccardo ha ceduto.
NO!!! Non può essere vero, così, troppo facile eppure quell’uomo apparentemente burbero, ci consegna tra le braccia quelle due meravigliose creature.
Con una presa, neanche pesassero cinquanta kg, usciamo da quel cancello ancora incredule corriamo via, salite, discese, non importa, importa solo portarli via in salvo, no, loro non finiranno nel piatto di nessuno a pasqua.
mercoledì 1 aprile 2015
Vite buttate via
Non si possono sentire i belati dei bambini dal ventre del camion fumante senza avvertire che un solco profondo si è prodotto nel proprio sentire, una faglia di pena che non si riempirà più.
Il macello è uno dei luoghi di supremo orrore distruttivo inglobato nella nostra attuale civiltà: che porta a sistema il contare dei corpi resi cose - ammassati per il coltello, moltiplicati con nascite forzate negli allevamenti zoo-high-tech, divisi nello smembramento, sottratti da loro stessi, dalla loro vita, dai nostri sguardi.
Manca una settimana a Pasqua, e intanto sul social forum, ho trovato le parole sconsolate di due persone la cui capacità di pensare, di amare e di sognare, mi incanta da quando le conosco.
Per questo motivo, desidero riportarle qui: perché nel flusso smemorato e irriflessivo di fb si perderanno già domani e invece intendo farne tesoro e rendermene memoria; perché esprimono dolori e consapevolezze che provo anche io - e riescono a farlo in un modo loro proprio e che sento cogliere sfumature, così limpidamente, in modo così diretto e semplice. E puro.
"E pure quest'anno mi hanno scritto per dire qualcosa sugli agnelli di
Pasqua. Francamente no, basta. Mi voglio illudere: se sei in grado di
ingerire un cucciolo per onorare una festa che, se ci credi te lo
impedirebbe, se non ci credi ti renderebbe un pirla, allora posso pure
rinunciare a farti capire che la vita è un bene inestimabile. Che oltre
non c'è niente: quel corpo, piccolo e indifeso, venuto al mondo solo per
voi non vedrà niente al di là dello spazio del terrore. Questo mondo è
un inferno per miliardi di creature viventi: è massacrante e umiliante
veder digerire una forma di vita. L'umano ingoia tutto, letteralmente
tutto: mi impressiona come chi si sente razionale non sappia ragionare
che con il proprio intestino." (Leonardo Caffo)
"Sento
che un giorno tutto ciò finirà. Ma nessuno mai potrà cancellare la
paura e il dolore che ciascuno di quegli esserini hanno provato. Uno per
uno. Ciascuno di loro non tornerà mai più. Vite buttate via." (Francesca F)
lunedì 30 marzo 2015
Gli innocenti non sono silenziosi, ma chiamano aiuto
C'è questa coraggiosa, forte, focalizzata campagna Nomattatoio, che sta proseguendo, e che adesso, a Pasqua, si trova a un crocevia.
Sono già quattro i presidi avvenuti davanti al mattatoio di Roma, ognuno più 'grande' di quello del mese precedente. La campagna continuerà.
Sarebbe bellissimo che animalisti, attivisti, volontari di altre parti d'Italia raccogliessero a loro volta il testimone, per organizzare presidi simili - non violenti, silenziosi, accorpanti corpi di umani e corpicini di animali condannati a morte - nelle loro città. Creare una eco, che si riverbera di comune in comune, per far salire la voglia di vivere tutt'altro che silenziosa di questi innocenti, alla soglia di attenzione degli umani troppo distratti, rinchiusi e preoccupati.
Ma non potranno mai essere più rinchiusi e spaventati di questi piccoli agnelli, che non conoscono altro che questo: prigione, paura, dolore, morte.
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| 28 marzo 2015, davanti al mattatoio di Roma |
Per questo ne scrivo a tambur battente, di questa campagna. Vorrei che gli attivisti riuscissero a superare confusioni e disorganizzazioni, per trovare il coraggio di mettere in atto una cosa così potente - ma così devastante per chi la compie. Che campagne simili si attivino su e giù per l'Italia, non in gara tra loro, ma come i nodi di una rete di sostegno per gli animali 'da reddito' = unico viaggio, il mattatoio, unico destino il coltello.
Scriverne quasi in presa diretta, poiché sono lontano da Roma, è il mio modo per esserci...
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| 28 marzo 2015, davanti al mattatoio di Roma |
Qui potete vedere un breve video, che trovate anche sulla pagina Facebook della campagna un momento così sconvolgente del presidio. Attimi, secondi, di fronte alla prigionia degli innocenti. Noi a mala pena riusciamo a tollerarne la semplice visione per pochi secondi - e già il ricordo si imprime indelebile, e già il nostro animo si lacera in due. Che cosa potranno mai provare loro, per i quali non esiste alcuna via di scampo né possibilità di sottrazione dal calvario ferreo del macello?
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| 28 marzo 2015, davanti al mattatoio di Roma |
Guardate questo video: vi sentirete tutti come Clarice Starling - ma io non sono di certo Hannibal Lecter, non preoccupatevi! - e provate a sentire che pensieri vi susciterà.
A me, ne ha suscitato - tra i molti intrisi di lacrime - uno: che le persone che svolgono tutti i giorni questo lavoro, dagli autisti a quelli che caricano i camion e poi li scaricano; dagli storditori fino ai macellai; devono aver perso ogni possibilità di provare emozioni buone, e sollievo per se stessi oltre che per gli altri che incontrano. Lo fanno per difesa? Per non impazzire? Mi viene in mente un racconto di Isaac Singer, dove protagonista è proprio un macellaio. ...
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| Eloise Cotronei, l'unica carezza per questi agnellini nel loro calvario. Nomattatoio |
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