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lunedì 19 ottobre 2020

Buonanotte, mamma cinghiala?

 



Mentre venivano rinchiusi nei giardini e mentre attorno a loro si radunavano forze dell'ordine e curiosi - e animalisti accorsi - la mamma cinghiala e i suoi figli, erano tranquilli. Senza percepire alcun pericolo, continuavano a mangiare. 

La mamma cinghiala aveva nel frattempo già preparato un giaciglio per la notte, dove voleva dormire coi suoi cuccioli.


giovedì 13 agosto 2020

Il cavallo della Reggia di Caserta



Il cavallo nella foto è Chester. Nell'articolo dove si parla di lui, ci viene raccontato che "dopo 10 anni passati a tirare carrozze, l'anziano cavallo ha finalmente abbandonato una vita di fatica e percosse per raggiungere verdi praterie" – presso la scuderia Arthavasa Stable.

I padroni della scuderia si sono gentilmente offerti di dare una casa al povero animale, dove avrebbe avuto moltissimo spazio per correre e giocare, oltre che ad altri cavalli con cui socializzare. Chester adora la sua nuova casa – soprattutto per la grande distesa di erba su cui può rotolare. "Quando Chester vede un mucchio di erba su cui lanciarsi, i suoi occhi si illuminano. Si rotola per ore. È così felice di poter finalmente fare tutte quelle cose che fanno i cavalli. […] Ora Chester passa le sue giornate pascolando e interagendo con i suoi simili, correndo libero per i campi e ricevendo molte coccole e attenzioni".

 


 

lunedì 10 febbraio 2020

... and the Oscar goes to..."

da grande voglio fare il... (da The Heartbreaking Life of Joaquin Phoenix)

Nietzsche scriveva che “Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”. Ecco, Joaquin Phoenix nella sua vita ha avuto di sicuro il caos dentro - a cominciare dalla tragica e precoce morte del fratello River - ma ... che stella che ha partorito!

domenica 20 ottobre 2019

MiVeg 2019: alcune sensazioni e situazioni del primo giorno



Ieri pioveva. Non è una grande notizia, se non per il fatto che ha dato una certa disposizione d'animo alla giornata trascorsa quasi per intero al Mi Veg.
Viaggiare in autostrada e in tangenziale -a Milano, poi- per te è sempre qualcosa che genera stress e tensione: solo varcato l'ingresso del Mi Veg, hai iniziato a rilassarti...

mercoledì 2 ottobre 2019

Fine dello Specismo. Azione Mondiale a Firenze. Barbara Balsamo: lottiamo!





di Barbara Balsamo

In questa giornata mondiale per la fine dello specismo, ci troviamo a Firenze.
Come iniziare un discorso che non sia banale, e che non spaventi?


lunedì 30 settembre 2019

Dopo che a Firenze si ha marciato per la fine dello specismo

foto di Bruno Stivicevic


Quante 'anime' ha il popolo umanimale? Cioè, quegli individui umani che hanno deciso di darsi da fare per interrompere in maniera definitiva la sistematica distruzione che homo sapiens perpetra contro gli altri animali - che si ritrova a lottare.

Fine dello Specismo, Azione Mondiale a Firenze. Francesco Cortonesi: uniamoci!


 
Firenze, 28 settembre 2019- foto di Bruno Stivicevic

  di Francesco Cortonesi

La lotta antispecista è una lotta durissima, lo sappiamo. Tutti noi, ogni giorno, siamo costretti a confrontarci con una lotta che ci mette in profonda difficoltà, emotivamente, psicologicamente. Rischiamo in prima persona, perché si tratta di una lotta per la giustizia in un mondo profondamente ingiusto. E' chiaro quindi che abbiamo la necessità di compattarci, la necessità di sentirci più uniti di quanto riusciamo a sentirci adesso


venerdì 5 ottobre 2018

Per la Fine dello Specismo - Il discorso di Flavia Fechete: lo sfruttamento congiunto di donne e animali

foto di Mario Belfiore

Giornata Mondiale per la Fine dello Specismo – 

Roma 29/09/2018 

Intervento di Flavia Fechete
Mentre siamo qui in piazza oggi, esponendovi i motivi per cui 
siamo contrari allo sfruttamento degli animali – di tutti gli animali - siamo consapevoli che forse possiamo farvi ridere, se non arrabbiare. Lo sappiamo perchè è già successo in passato. 

giovedì 4 ottobre 2018

Per la Fine dello Specismo - il discorso di Francesca Chiara Fugazzi: l'unione delle presenze

foto di Marco Belfiore


Giornata Mondiale per la Fine dello Specismo – 
Roma 29/09/2018 
Intervento di Francesca Chiara Fugazzi

Oggi siamo qui per portare gli animali in città, in mezzo agli Homo Sapiens Sapiens. 


lunedì 24 settembre 2018

domenica 29 ottobre 2017

La ballata del cacciatore mentre la Valsusa brucia

attaccato ai lampioni di Pinerolo


La Valsusa è in fiamme.  Una estate siccitosa  e ora gli incendi, stanno sfigurando interi versanti montani, stanno cancellando boschi, stanno sterminando migliaia di animali.
I soccorsi sono difficili. I volontari sono pochi. I mezzi sono insufficienti.
A quanto pare, solo una categoria di persone è presente, preparata, efficiente e dotata di mezzi: i cacciatori. Che si appostano a tendere imboscate agli animali terrorizzati e in fuga dalle fiamme.
Difficile immaginare un gesto che assomigli di più di questo a un tradimento, a un atto di guerra amorale e immorale, a una perversione. Su alcune pagine, cacciatori  - che per altro affermano di 'amare i loro cani' - dicono che questa notizia è falsa.
Però, le puoi mettere vicino la notizia che d'ora in avanti, quelli che vanno per boschi, dovrebbero andare per boschi vestiti con giubbotti catarinfrangenti, per evitare di farsi sparare. I cacciatori sparano alla prima foglia che si muove, sparano senza riflettere, e spesso gli esiti sono tragici per altri umani, come ciclisti, podisti, cercatori di funghi o semplici escursionisti e passeggiatori, ai quali il bosco e la campagna sono preclusi per più giorni alla settimana, cioè quando individui armati scorazzano senza freni e senza criterio un po' ovunque, liberi di sparare - anche pericolosi per se stessi.

Perciò, molto volentieri, per tirarla in secco e sottrarla al flusso che la nasconderebbe molto presto, peschi dal mare magnum del social facebukkiano questa immagine, che oscilla tra la bolla luterana e il tazebao rivoluzionario, incrocio tra i cartoni disegnati dei cantastorie e i compiti di bella scrittura fatti sui banchi di scuola: una ballata del cacciatore, che si ispira a questa notizia, circolata ovunque come un meme, la notizia sui cacciatori che sparano agli animali tra le fiamme.

Chissà, forse potresti decidere di proporre anche prossimi 'meme venatori'- in fondo, già questo lo è: e, per inciso, son già due mesi che il terrore balistico imperversa per boschi e campagne. 
Sulla caccia, hai già scritto. Quindi, non c'è ragione per smettere - a meno che non smetta anche la caccia... 

intanto, in Valsusa...

venerdì 9 gennaio 2015

La nostra specie

Annamaria Manzoni in un fotogramma del film di Lamberto Carrozzi


Mentre rivedevo questo film, ho ripensato a una fulminante pellicola italiana: "I mostri" (1963).
Mi è sbocciata alla consapevolezza mentre riascoltavo le interviste che il regista ha fatto ai passanti per strada, su argomenti come "l'amore per gli animali", "i vegetariani", "la vivisezione", l'"alimentazione corretta"; o quando fa parlare alcuni cacciatori che ci raccontano come siano loro i veri "amanti e difensori della natura" (!); e che, occasionalmente, vanno pure a pesca. Sono tutte nel film.
Ho pensato alle loro frasi, alle argomentazioni, ma soprattutto ai comportamenti di negazione, di deviazione e ridicolizzazione dei problemi, delle domande che li mettono di fronte a una realtà troppo insopportabile quando la si viene a scoprire, troppo ineludibile, che si preferisce - nonostante tutto - continuare a negare, sfuggendola e fuggendo. Pensavo alle loro reazioni di noia quando non trovano più argomentazioni di fronte alla nudità del re-umano che gli viene esibita dall'intervistatore-complice (del regista). Nell'accostamento estemporaneo di quel film a questo film (molto diversi tra loro), vien fatto di pensare: gli italiani non sono cambiati in cinquant'anni, ma forse non sono solo gli italiani, bensì gli individui che nascono sotto forma di umani; loro (noi) sono (siamo) gli artefici di un dominio totale nei confronti degli altri animali, e non solo (anche di altri individui umani che decidiamo di animalizzare, con ciò intendendo denigrarli).  Perché, il nocciolo della questione, ha a che fare con una certa essenza, un 'proprio' dell'umano, troppo umano, che è fondamentalmente legato a profonde e scure facce psichiche e psicologiche.





Questo film di Lamberto Carrozzi è il resoconto degli studi e delle ricerche condotte da Annamaria Manzoni, psicologa e autrice del libro "Noi abbiamo un sogno", scritto in difesa dei diritti di ogni specie vivente. Il resoconto della scrittrice è anche l'amara disamina di un modello di sviluppo "antropocentrico" che degrada, tormenta, smembra, uccide, la vita, gli individui vivi, a milioni, a miliardi, rendendo questo pianeta un autentico luogo di condizione infernale.





Annamaria Manzoni ha una lunga esperienza nell'ambito della tutela minorile, maltrattamenti, abusi.
Ha scritto molti libri sul rapporto che lega umani e altri animali. Di uno di questi libri, abbiamo chiacchierato sul blog.
Il suo racconto si svolge con un linguaggio piano e con un tono addirittura dolce, ma è implacabile, scova la radice psicologica e antropologica del sadismo, per non lasciarla più scappare, perché non la si possa più - dopo - ignorare.

La banalità del male è tra noi, regola l'intero nostro dominio unilaterale contro gli altri animali, dei quali non pensiamo più che siano individui vivi, ma oggetti, strumenti, prodotti, scarti, eccetera.

Il male-banale  può diventare freddo, burocratico, può essere insensibile alle grida di disperazione, agli sguardi di angoscia, al sangue, alla morte degli animali bloccati e torturati nei laboratori di vivisezione o massacrati nei macelli e negli allevamenti intensivi.





La crudeltà è umanissima, eppure non la riconosciamo come nostra, non la vogliamo vedere, non le diamo accoglienza nella nostra umanità. Anzi, la mascheriamo, la incorniciamo all'interno della  convinzione antropocentrica che abbiamo costruito per noi stessi da molte migliaia di anni, fin dall'origine delle nostre civiltà, che si costruiscono su questa crudeltà, ne sono plasmate, intrise, intrecciate.



Se certe realtà non le sopportiamo, se ci risulta intollerabile la loro vista, allora dovremmo decidere di fare tutto quello che è nella nostra possibilità fare, perché non accadano più.

Il film perciò, si conclude con un discorso molto toccante, che si richiama al 'sogno' di Martin Luther King.

In questo 'nostro' sogno, la violenza contro gli animali viene punita, anziché regolamentata dalle leggi; la crudeltà verso gli animali viene considerata abbietta, anziché normale.

"Perché senza la fine della violenza sugli animali, nessun progresso sarà mai tale,né la vittoria sul dittatore avrà valore se il nuovo vincitore ancora festeggerà con tavole imbandite con le solite vittime…"
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giovedì 9 ottobre 2014

La vita è un gomitolo

il cane Excalibur, (foto presa da Veganzetta )

La vita è un gomitolo? Sì, e potrebbe essere una raffigurazione buona come un'altra per immaginarci i complicati universi della meccanica quantistica e le loro multidimensioni, dove il tempo perde di significato e guadagna in direzioni.

Ma - nel nostro piccolo - abbiamo la serendipità, che ci permette di annodare e poi ridipanare insieme i tanti fili che scorrono e svolazzano nelle nostre vite individuali.

Così, ecco il perché della foto di Excalibur, il cane ucciso per 'sospetta positività al virus Ebola'. 
In nome dello specismo, gli umani fanno agevolmente balzi indietro di secoli, quando altri umani sospettati di essere untori o contagiati di malattie temute, venivano facilmente estromessi o  -al contrario - incarcerati, o uccisi. Di Excalibur non è stato rispettato nulla: né il suo legame affettivo con l'umana sua compagna, né la sua integrità, né la sua serenità, né la sua dignità né - e a questo punto, poteva essere diversamente? - la sua vita.

Per ora, mi limito a condividere le parole di Cereal Killer su Veganzetta, e di Rita Ciatti su Gallinae in Fabula, con la riserva di tornarci per un post dedicato. Excalibur è stato eliminato - al pari di un rifiuto contaminato e pericoloso - in quanto non umano. 

Forse Excalibur avrebbe potuto ricevere cure, o per lo meno attenzioni per una fine vita dignitosa - lo stesso trattamento riservato al compagno umano dell'infermiera spagnola contagiata.

E qui, si annoda l'altro piccolo filo di cui vorrei parlare, quello che invece potrebbe entrare a far parte della nuova e diversa visione che le tante persone che si definiscono antispeciste provano a immaginare e anche a realizzare, in piccoli spicchi di intrusione nella realtà del dominio meccanico che ci circonda fin sotto la pelle.
Perché questo cane, che è stato affettuoso e amico della sua umana, avrebbe meritato - in caso di morte - la dignità e il rispetto del lutto, che si dà a qualcuno amato.
In un parziale rovesciamento di prospettiva, Excalibur, proprio in quanto cane, in quanto altro animale, reclama e merita il lutto, la memoria. 

Ma senza che diventi una bandiera (sarebbe - io credo - una ulteriore forma di irrispettosa appropriazione indebita): basterebbe che si tenesse a mente come un movimento più aperto e accogliente verso la vita, la vita-diversa, la vita individuale, potrebbe generare un dipanarsi di tante conseguenze più benigne, più orientate alla condivisione invece che al dominio distruttivo.
Di questo movimento-verso-la-vita, fa secondo me parte anche e proprio l'attenzione e il rispetto ai e per i tempi e i sentimenti e le emozioni della perdita e del lutto.

Possiamo riportare questo movimento - anzi,. forse dobbiamo, per dare un'ancora concreta al nostro anelito per un mondo altro da quello presente - alle nostre esperienze vissute, alla nostra biografia, ai nostri lutti.  
In questo senso, mi ha molto colpito - ma anche confortato - l'articolo di Sharon Callahan, tradotto da Elena Grassi, di Impronte di Luce, che potete leggere qui.
Dobbiamo 'rispettare il dipanarsi del nostro lutto': questo sentimento si dipana come un filo rosso e può dare un senso profondo, fatto non solo di dolore, al nostro rapporto, al nostro modo di con-vivere gli altri animali - sia quelli compagni - ma anche com-presenti -  nelle nostre case, sia quelli incontrati nelle città o nei luoghi dove l'umano è meno presente e pressante o quasi assente.
Ogni lutto è unico e va rispettato, nei suoi tempi e nei suoi modi. Leggete l'articolo e spero che ne troverete forti motivazioni e conforto come è capitato a me.
Per concludere - poiché scrivo ancora da computer nomadi e il tempo non è sempre quello che vorrei io - posso dire che per me, di questo articolo, è molto importante la consapevolezza di abbandonare i sensi di colpa; di mettersi nella disposizione di coltivare una relazione spirituale col proprio animale amato; in questo modo, potremo entrare in comunione con  lui, nella nostra coscienza. 
Tutto questo - e molto altro-  dovrebbe - o potrebbe - portare al passo finale: trovare un modo per essere di servizio ad altri nella loro sofferenza.

E per ora, è proprio tutto quello che ho da dire.
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