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lunedì 27 gennaio 2020

Vedute aeree

veduta aerea del mattatoio di via Traves, Torino...
L'area è molto grande, occupa un isolato intero. Si entra da un ingresso quando la sbarra si alza e al suo interno i camion possono spostarsi per le strade tra i capannoni degli impianti. I loro rimorchi sono pieni all'inverosimile di vittime.

venerdì 31 maggio 2019

Halina Birenbaum, poetessa, sopravvissuta

Halina Birenbaum, nata a Varsavia 90 anni fa, internata as Auschwitz da bambina
"Ho sofferto troppo per stare con persone che propagano idee per le quali ho perso la mia famiglia e l'infanzia". Così ha detto la novantenne poetessa polacca, Halina Birenbaum, all'occasione del Salone del Libro di questo anno. Quello che infine è stato un aut aut decisivo, Halina lo ha fatto per combattere la insopportable idea che sotto lo stesso spazio dove lei avrebbe parlato, ci fossero anche persone che volessero apertamente diffondere idee orientate al fascismo - sia pure in un'altra, dimessa, zona della struttura.

lunedì 10 dicembre 2018

Come animali al macello



Hai recuperato  dalle bozze del blog, un 'pezzo', che era stato scritto per il commento del libro "Un'eterna Treblinka" di Charles Patterson - che poi hai risolto in altro modo, ché di questo pezzo ti eri apparentemente scordato. Il pezzo ti sembra possa contenere spunti di per sé non necessariamente vincolati alla occasione libro, perciò non ti sembra una cattiva idea proporlo di per se stesso.


mercoledì 21 novembre 2018

Un'eterna Treblinka, parte 3 (echi dell'Olocausto) - Riletture dell'Antispecismo

Elie Wiesel


Autore del romanzo autobiografico  'La notte', Giornalista, saggista, scrittore, filosofo, ha scritto:

Prendi posizione. 
La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima.
Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato

...



martedì 7 agosto 2018

Un'eterna Treblinka, parte seconda (Il miglioramento della razza: dall'allevamento al genocidio) - Riletture dell'antispecismo


"Tutta la nostra società è fatta per dare spago alla violenza", così Tiziano Terzani. Ma non basta: "Come si può allevare la vita per ucciderla e mangiarsela?".
In queste due frasi, così accorate, come solo la voce di un poeta ha il coraggio di essere, mentre va a ficcarsi al cuore dell'orrore di umana produzione, si racchiude, secondo te, l'essenza del nazismo eterno, imperituro. Il meme-nazismo che - inoculatosi ormai nel tessuto sociale e mentale umano - non è mai davvero scomparso. Il meme è un concetto articolato, infatti, non si riduce alle figurine umoristiche sui social.
Quel nazismo-high tech che riduce tutto il vivente a oggetto manipolabile, valutabile, misurabile, mercificabile, modificabile, riproducibile all'infinito, sacrificabile per sempre e per ogni e qualsiasi motivo - dal circo alla vivisezione, passando per la caccia e lo zoo.
Charles Patterson, lo ha fotografato nel suo libro: "Un'eterna Treblinka".

La rilettura della introduzione la trovate qui.
La rilettura della prima parte la trovate qui.
La rilettura dell'inizio della seconda parte la trovate qui.

domenica 4 marzo 2018

Un'eterna Treblinka, intro - Riletture dell'antispecismo



Con quest post vuoi provare a iniziare a fare un lavoro di recupero: una rilettura indietro nel tempo, alla riscoperta dei libri 'antispecisti' che in questi anni hai letto.

Vuoi vedere se questi testi affrontano la prova degli anni che passano rimanendo tuttora validi, ancora con la possibilità e potenzialità di dire qualcosa di significativo e di importante -  per tutte le persone che in qualche modo hanno sempre viva nel loro sentire la indignazione per come vengono perseguitati gli altranimali e hanno la voglia incontenibile di rimediare a questo stato di cose insostenibile.

lunedì 29 gennaio 2018

L'isola di Goli Otok

veduta dell'isola, a 3,3 km dal litorale della Croazia

Poco prima della Giornata della Memoria, ti è capitato tra le mani questo articolo sulla 'isola dei dannati', che hai letto con grande interesse.  Che cosa ha scritto, su L'Espresso, Giovanni Cristicchi? E che cosa ha fotografato, sempre su L'Espresso, Giovanni Cocco? Il lager dimenticato di Tito, uno dei gulag più terribili d'Europa. E tu, Giovanni, pure tu, che cosa hai pensato, che cosa hai provato durante la lettura?

venerdì 27 gennaio 2017

Viaggio a Oświęcim - un racconto a memoria

...per le strade di Oświęcim

Ci sei andato in autobus, partendo dalla stazione PKP di Bielsko. Con te, un'amica polacca. Tereza.
Il viaggio è lungo, le strade sono tutte provinciali che si snodano per paesi, frazioni, vasti campi e boschetti: hai tempo di osservare il paesaggio piatto di campagna, non racchiuso dalle vette minerali delle Alpi.
Che poche case!
Ci sono mucche al pascolo!
Quanti boschi!
Le collezioni di cofani e portiere, lunghissime file in grandi cortili di officine. Come si dice? Urtowanie?

stazione degli autobus


Siete arrivati, in un vasto spiazzo, dove ci sono altre corriere. Avete fatto l'ultimo tratto a piedi, i tuoi passi su di un asfalto sassoso, granuloso; ai lati, alberi verdi alti vecchi. Molti corvi camminano sui prati e oltre le reti e i cancelli, per loro solo insoliti rami su cui posarsi 
L'umidità si fa annusare nell'aria che soffia senza ostacoli.

Siete arrivati al cancello di ferro battuto. Talmente conosciuto, noto, attraverso la moltiplicazione delle immagini, che ti sembra di essere già stato lì.
- è più piccolo di quello che sembra in foto, dici. La tua amica annuisce.

Tereza e tu, in questo luogo che inghiotte.
Entrate, superate il fatidico cancello: i primi passi sono in mezzo a un gruppo che si snocciola, disorientato dal silenzio di quel luogo così tangibile in cui si ritrovano all'improvviso sommersi: è un luogo reale.

Siete in mezzo a tanta gente, ma nessuno parla. 
Uno a uno, vi trovate a visitare i vari blocchi. 
Tra un blocco e l'altro ci sono bassi pali con anelli. Dietro ai pali, i muri sono pieni di fori.
Sulle pareti all'interno, le file di foto lunghissime, sembrano quelle dei morti dell'ara crematoria della tua città. Tutti i visi che vedi lì affacciati, hanno la stessa espressione: come di sonnambuli.

Visitate le camerate ricostruite e i cessi e i lavatoi - e non ci credi.
Le tue scarpe strusciano sul pavimento: unico suono, unito al coro dello struscio di centinaia di altre suole.

Dietro alle vetrate, da vedere: le colline di scarpe e di protesi, le valli di valigie, i boschi di capelli, le torri accrocchiate di scatolette e cialde del gas.

Scendi le scale verso il luogo delle celle. Superi i cancelli le cui decorazioni hanno forma di spine. Davanti a te la sala delle esecuzioni. Il soffitto è basso, la luce è buia, le finestre sono oblò su profondissimi pozzi.
Le celle sono come ascensori fatti di cemento e mattoni. Vi si entra dal basso, ci si deve quasi sdraiare a terra, strisciare sul pavimento. Vi si entra per rimanere a morire di fame.

Desideri uscire. Se pensi che tu puoi andare via da lì in qualsiasi momento...

Fuori, le nuvole corrono sopra l'altissimo camino, che sembra un campanile. Accanto, c'è l'impiantito di una forca per impiccare.

State per entrare nel locale dei forni. 
"... DER KOMMISSAR OH! OH! ... DER KOMMISSAR OH! OH! ..."; 
la suoneria arriva dalla piccola folla, anche tu ti guardi in giro e alzi gli occhi da terra. Il silenzio che non tace, si accartoccia su se stesso improvvisamente .

... DER KOMMISSAR OH! OH! ... DER KOMMISSAR OH! OH! .. 'tik.
- kto mowi?!

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case di campagna tra Oswiecim e il campo, da qualche parte


Pochi suoni, in una terra senza bordi, come il suo cielo.
Dal cielo  - frrr! - sul prato si posa il corvo. Nerissimo in mezzo ai ciuffi verde pallido e muri mattone neri, rossi, macchiati.
- Certo che tira un'aria!
- Poveri cristi, come facevano?
Tira più su la cerniera del giubbotto, senza aspettarsi davvero una risposta.
Le altre persone della comitiva sono poco più che sconosciuti, li accomuna solo l'essere tutti italiani.
L'aria soffia e sposta lo scricchiolar di suole tra ghiaia sgranata e terra dura ferrosa; sposta le voci di molte lingue e molte parlate, sposta gli sguardi di tutti e di molti su prati slavati fino là in fondo, dove c'è reticolato da una parte e atrio enorme di mattoni dalla parte opposta.
Il vento slavo non sposta i cumuli delle talpe, che scavano alacri questo immenso campo, indisturbate da umani che non sono più lì da molto tempo.
Cosa hanno trovato sottoterra?


Strada 780 da Cracovia a Oswiecim -  Oswiecim



Mani in tasca, è deciso a percorrere tutta la lunghezza delle traversine dei binari, strisciate dai campi là fuori fin sotto l'atrio, e dentro l'area recintata. Ma è troppo grande: più avanza più la terra trattiene i suoi passi, più la ghiaia si fa inciampo, più il reticolato laggiù si allontana, così come si allontana alle sue spalle l'atrio gigante.

Quando riemerge e torna indietro, dopo aver visto i dettagli delle reti e gli esterni delle baracche superstiti, il vuoto non lo abbandona.

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