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lunedì 7 settembre 2020

Le foto a Trieste ma anche di Aquileia (poche, perché pioveva)



Trieste è l'estremo lapsus geografico dell'Italia. Come città, ti ha sempre intrigato, proprio per questo suo essere oscillante tra i confini: se guardate la cartina geografica italiana, la provincia di Trieste è una lingua che spunta quasi all'improvviso, inaspettata e inattesa, una dimenticanza a cui si rimedia all'ultimo minuto, come quando in valigia si infila lo spazzolino da denti oppure un libro.


(A proposito, anche la foto qui sopra è Trieste: lungo la strada panoramica, si viaggia col mare di fianco e e ti sei fermato a far foto luminosissime)


martedì 3 aprile 2018

...qui e ora, pienamente


Giorni lontani dalla scrivania e (più) vicini ai tuoi cani, e a qualche prato e cielo. Oggi riapri il blog dopo una settimana e ti capita sotto gli occhi un post molto bello, che parla di gratitudine per le cose che invece diamo per scontate e per gli individui che vivono insieme a noi e con i quali c'è affetto reciproco, verso i quali si rischia l'indifferenza.

domenica 9 luglio 2017

Triora a naso - estate 2016 (l'Uomo che Cammina)


In agosto, a Triora, ritornano le streghe...

... appuntamento in piazza

... dove c'è la chiesa

... dove le pietre raccontano

... e dove i cani giocano e annusano

... da qui, verso le mura, oltre le mura, la foresta

sotto i portici in piazza, una piccola strega rossa

...una sveglia strega bruna

... un bellissimo stregone biancorosso

... vicoli ovunque

... toc toc...

... ospitalità per chi arriva fin qui

... case nella roccia?

... esplorando ancora

... un vicolo da cui soffia aria freschissima (l'Uomo che Cammina)

... passeggio con sosta

... passeggio con naso

... noi ci fermiamo qui, a goder il fresco soffio che monta dal vicolo

venerdì 27 gennaio 2017

Viaggio a Oświęcim - un racconto a memoria

...per le strade di Oświęcim

Ci sei andato in autobus, partendo dalla stazione PKP di Bielsko. Con te, un'amica polacca. Tereza.
Il viaggio è lungo, le strade sono tutte provinciali che si snodano per paesi, frazioni, vasti campi e boschetti: hai tempo di osservare il paesaggio piatto di campagna, non racchiuso dalle vette minerali delle Alpi.
Che poche case!
Ci sono mucche al pascolo!
Quanti boschi!
Le collezioni di cofani e portiere, lunghissime file in grandi cortili di officine. Come si dice? Urtowanie?

stazione degli autobus


Siete arrivati, in un vasto spiazzo, dove ci sono altre corriere. Avete fatto l'ultimo tratto a piedi, i tuoi passi su di un asfalto sassoso, granuloso; ai lati, alberi verdi alti vecchi. Molti corvi camminano sui prati e oltre le reti e i cancelli, per loro solo insoliti rami su cui posarsi 
L'umidità si fa annusare nell'aria che soffia senza ostacoli.

Siete arrivati al cancello di ferro battuto. Talmente conosciuto, noto, attraverso la moltiplicazione delle immagini, che ti sembra di essere già stato lì.
- è più piccolo di quello che sembra in foto, dici. La tua amica annuisce.

Tereza e tu, in questo luogo che inghiotte.
Entrate, superate il fatidico cancello: i primi passi sono in mezzo a un gruppo che si snocciola, disorientato dal silenzio di quel luogo così tangibile in cui si ritrovano all'improvviso sommersi: è un luogo reale.

Siete in mezzo a tanta gente, ma nessuno parla. 
Uno a uno, vi trovate a visitare i vari blocchi. 
Tra un blocco e l'altro ci sono bassi pali con anelli. Dietro ai pali, i muri sono pieni di fori.
Sulle pareti all'interno, le file di foto lunghissime, sembrano quelle dei morti dell'ara crematoria della tua città. Tutti i visi che vedi lì affacciati, hanno la stessa espressione: come di sonnambuli.

Visitate le camerate ricostruite e i cessi e i lavatoi - e non ci credi.
Le tue scarpe strusciano sul pavimento: unico suono, unito al coro dello struscio di centinaia di altre suole.

Dietro alle vetrate, da vedere: le colline di scarpe e di protesi, le valli di valigie, i boschi di capelli, le torri accrocchiate di scatolette e cialde del gas.

Scendi le scale verso il luogo delle celle. Superi i cancelli le cui decorazioni hanno forma di spine. Davanti a te la sala delle esecuzioni. Il soffitto è basso, la luce è buia, le finestre sono oblò su profondissimi pozzi.
Le celle sono come ascensori fatti di cemento e mattoni. Vi si entra dal basso, ci si deve quasi sdraiare a terra, strisciare sul pavimento. Vi si entra per rimanere a morire di fame.

Desideri uscire. Se pensi che tu puoi andare via da lì in qualsiasi momento...

Fuori, le nuvole corrono sopra l'altissimo camino, che sembra un campanile. Accanto, c'è l'impiantito di una forca per impiccare.

State per entrare nel locale dei forni. 
"... DER KOMMISSAR OH! OH! ... DER KOMMISSAR OH! OH! ..."; 
la suoneria arriva dalla piccola folla, anche tu ti guardi in giro e alzi gli occhi da terra. Il silenzio che non tace, si accartoccia su se stesso improvvisamente .

... DER KOMMISSAR OH! OH! ... DER KOMMISSAR OH! OH! .. 'tik.
- kto mowi?!

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case di campagna tra Oswiecim e il campo, da qualche parte


Pochi suoni, in una terra senza bordi, come il suo cielo.
Dal cielo  - frrr! - sul prato si posa il corvo. Nerissimo in mezzo ai ciuffi verde pallido e muri mattone neri, rossi, macchiati.
- Certo che tira un'aria!
- Poveri cristi, come facevano?
Tira più su la cerniera del giubbotto, senza aspettarsi davvero una risposta.
Le altre persone della comitiva sono poco più che sconosciuti, li accomuna solo l'essere tutti italiani.
L'aria soffia e sposta lo scricchiolar di suole tra ghiaia sgranata e terra dura ferrosa; sposta le voci di molte lingue e molte parlate, sposta gli sguardi di tutti e di molti su prati slavati fino là in fondo, dove c'è reticolato da una parte e atrio enorme di mattoni dalla parte opposta.
Il vento slavo non sposta i cumuli delle talpe, che scavano alacri questo immenso campo, indisturbate da umani che non sono più lì da molto tempo.
Cosa hanno trovato sottoterra?


Strada 780 da Cracovia a Oswiecim -  Oswiecim



Mani in tasca, è deciso a percorrere tutta la lunghezza delle traversine dei binari, strisciate dai campi là fuori fin sotto l'atrio, e dentro l'area recintata. Ma è troppo grande: più avanza più la terra trattiene i suoi passi, più la ghiaia si fa inciampo, più il reticolato laggiù si allontana, così come si allontana alle sue spalle l'atrio gigante.

Quando riemerge e torna indietro, dopo aver visto i dettagli delle reti e gli esterni delle baracche superstiti, il vuoto non lo abbandona.

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