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martedì 11 settembre 2018

"Siamo davvero quello che i cani dicono di noi"

Un soccorritore speciale ha portato all'asciutto questo cucciolo dopo l'alluvione che ha colpito l'India. Più una creatura è indifesa, più ha il diritto ad essere protetta.




Così ha scritto, tempo fa, Alexa Capra, educatrice cinofila.
Parlava di una situazione di cui era stata testimone tramite video, nella quale un cane aggrediva la persona che fino a quel momento aveva voluto esercitare controllo e dare comandi - ignorando le espressioni di disagio, che veniva chiaramente comunicato: "quante volte un cane deve dire di essere a disagio prima di venire ascoltato? Che diritto ha un perfetto estraneo di esercitare controllo attraverso il guinzaglio? Senza manco chiedersi chi è quel cane, come si sente, senza aver prima conquistato la fiducia di quel cane... Siamo davvero quello che i cani dicono di noi."
 
E che cosa dicono, di noi, i cani?

martedì 27 marzo 2018

... lo sai che il mondo del cane... (?) . Ti racconto una storia



Maika ha un grande naso nero


Ascolta. Vieni qui, ti racconto una storia.
Parla di cani, del loro naso e del loro mondo. E parla anche di noi e del nostro mondo.
Lo sai che i cani vivono in un mondo di odori amplissimo e complessissimo? Ci hai mai pensato? 
Gli odori danno alla rappresentazione canina del mondo una tridimensionalità che noi umani possiamo a fatica solo immaginare. Gli odori - aromi, effluvi, puzze, sentori, refoli, tracce, uste, bave  - popolano lo spazio di cose presenti e di cose passate. E ogni cane deve essere capace di discernere il passato - qualcuno/qualcosa che era qui, che ora non c'è più, ma ha lasciato il suo odore, la sua presenza - dal presente. 
I cani,  è come se vedessero nel tempo. Pensa: se noi vedessimo sia le persone vive che quelle trapassate e dovessimo essere così abili da capire quelle che sono qui ora e distinguerle da quelle che erano qui prima - un'ora, un giorno, un mese, un anno fa.
Gli odori canini portano i fantasmi del passato al loro naso e alla loro consapevolezza.
Lo cogli, il grande equilibrio, la capacità di concentrazione e di discernimento e di ragionamento che c'è nella mente di ogni cane?

mercoledì 13 settembre 2017

Libertà è una passeggiata sguinzagliata





Senza raccontare l'intero percorso di meditazioni negli anni che mi ha portato a pensare come penso adesso (dal primo cane fino a oggi): direi che la gioia della libertà, del poter disporre del proprio corpo, della propria volontà, dei propri spazi, progetti, desideri, richiami, sogni, curiosità estemporanee, capricci, sia la cosa in assoluto più preziosa della vita - perché è unica, come la vita. 
Con molta titubanza, provo perciò, sempre di più, a far vivere in libertà spazi ai cani che abitano con me. 
Noto alcune cose: che tornano sempre; che sanno dove e come girare; che amano girare liberi, anche lontani da me; che quando al ritorno mi rivedono scoppiano di felicità; che non riesco a sentirmi preoccupato - non troppo! ;) - e che non so cosa farei se non tornassero...


Anche io non la vivevo bene, e nemmeno adesso posso garantire che sarei sempre e comunque sereno. cerco di rilassarmi, cerco di mettermi in condizione di serena attesa, ho fiducia in loro.
Penso che svincolarsi dalle ansie sia complesso e lungo; credo che uno dei primi passi per svincolarsi dalle ansie - che sono trappole per chi le vive e per chi le subisce - sia proprio saper dare fiducia all'altro, saper dare a se stessi l'equilibrio sufficiente per darsi fiducia così tanto da saper dare a nostra volta fiducia a chi vive vicino a noi, insieme a noi.
Non è semplice: non lo è per me, oggi è meno difficile di ieri, o dell'anno scorso, o di cinque, dieci anni fa. Sia il darmi fiducia, sia il dare fiducia.

Per quel che ha a che fare con i cani (quelli che hanno vissuto o vivono con me), in qualche modo, ho sempre pensato che fosse una cosa da fare: un mio dovere; poi, un mio essere loro amico. All'inizio, lo pensavo senza saperlo, lo pensavo in modo inconsapevole, lo pensavo in modo casuale e inaspettato; man mano, sto cercando di pensarlo -  e di praticarlo - in modo sempre più chiaro, sempre meno spaventato (anche). 

Ecco, aggiungo un tassello a questa fiera dell'est di pensierini cinofilosofici in libertà (cercate la pagina feisbucchiana della cinofilosofia), nati dalla domanda per coloro che liberano i cani dal guinzaglio: "voi, come la vivete?". 

Aggiungo: 
...farsi coraggio, 
per togliersi le paure, 
per darsi equilibrio, 
per darsi fiducia, 
per dare fiducia, 
per stare insieme...
nella passeggiata libera che presto farò


venerdì 1 settembre 2017

Il Gardellino musicale



... e se l'osservare gli altranimali ci funzionasse come volano, come spinta, per diventare completamente umani (grazie alla nostra attitudine specifica alla imitazione)?




per esempio: gli umani hanno imparato a fare musica ascoltando il canto degli uccelli?


martedì 4 luglio 2017

Cani(le 3.0) on the Road

non manca nulla e nessuno, nemmeno Luca... (la foto è di Alessandra Pisicchio)


Ma che ci azzecca una foto così, in un post come questo.
Ci azzecca, perché ci sono orme, c'è un "1+1=infinito", c'è un cammino.
Cani e passi - fotografati - sono la vita di Luca Spennacchio
E canili. Ma canili diversi. Canili che non sono canili: canili che puntano a non dover più esistere - un giorno.
E che intanto, gestiscono questo sfaccettato 'qualcosa' che è il rapporto tra umani e cani (che è iniziato decine di migliaia di anni fa e che gli umani di recente hanno compromesso, rovinato, svilito, schiacciandolo sotto l'onnipresente logica del controllo e del dominio).
I canili di Luca -  e di tanti altri suoi colleghi, sodali e collaboratori, che condividono in primis la filosofia zooantropologica - sono canili dove il rapporto tra cani e umani si prova a ricostruirlo, con i materiali che sono rimasti - di solito dopo il saccheggio emotivo e fisico che qualche umano ha perpetrato su uno o più cani, in modi che spaziano dall'irresponsabile, all'idiota, al superficiale, fino al crudele.
Di solito, nei canili di Luca, questo rapporto ritrova effettivamente una sua ricostruzione: c'è una ripartenza. A tutto vantaggio del cane. E se qualche umano nuovo che passerà da quelle parti avrà la lungimiranza, l'umiltà e la fortuna di cogliere questa seconda occasione di poter vivere e fare esperienza con un cane vero e vivo, ecco che si potrà ancora parlare e pensare di speranza.

Da qui parte il nuovo progetto di Luca, e qui, lasci la parola a lui:

"Il progetto di CANILE 3.0 ON THE ROAD consiste sostanzialmente in un viaggio nei canili italiani alla scoperta dello stato dell'arte di questo particolare mondo. Dopo l'uscita e il successo del mio libro CANILE 3.0 Cani, persone e società (2016) ho deciso che per far conoscere la realtà dei canili a più persone possibili, soprattutto a quelle che non hanno alcuna idea di che mondo particolare sia quello, e a coloro che non se la sentono di andarci fisicamente (per ora), sarei dovuto tornarci io, armato di una telecamera e un microfono. Quello che intendo fare è mostrare i canili italiani da dentro, intervistare le persone che ci lavorano, conoscere i cani e la realtà che li circonda. Andrò la dove sarò invitato e mi sarà possibile. Sarà un lungo viaggio che cercherò di fare al meglio delle mie possibilità per raccontare ciò che mi sta a cuore e sollevare interesse su questo tema."


C'è un canale Youtube dedicato  questo progetto.






sabato 13 maggio 2017

Lupi e Helene Grimaud


... e se Homo avesse cercato il legame con Lupo perché ne era rimasto affascinato? Perché era stato Ammaliato?

Ci sono molti pensieri e tante teorie sul quando, il come e il perché questi due animali si sono incontrati, conosciuti e affiancati - ma in un rapporto con luci e tenebre. Molte di queste teorie, le trovi sorprendentemente capaci di dare ragione di tanti aspetti di questo reciproco legame - che si è risolto nel legame col Cane. Sono teorie e pensieri potenti, capaci di illuminarci sul nostro essere qui, come siamo - come siamo stati, come dovremmo e come potremmo dover essere sulla terra.
Probabilmente, ne scriverai ancora - un po' ne hai scritto, in alcuni vecchi post, quasi tutti quelli focalizzati su cinofilosofia o zooantropologia. Poiché si tratta di due visioni molto complesse, ricche e articolate, sarò molto probabile, infatti, tornare a parlarne - parlarne, scriverne, ti piace e ti coinvolge.
Adesso, però, quello che stai per scrivere è un pensiero epifanico, ai limiti della folgorazione e della provocazione.

Il lupo vive i momenti uno dopo l'altro, immergendosene; noi - la scimmia - viviamo i momenti saltandoli, come se fossero trampolini per arrivare al momento successivo. Solo che così, ogni istante è allo stesso tempo sempre e solo traguardo dell'istante-trampolino precedente e trampolino per l'istante-traguardo successivo... senza mai essere vero momento-momento. Così potrebbe sembrare.
Viviamo in un anelito costante, e non è che sia una condizione di vita che porta alla felicità - diresti, una felicità intesa come consapevolezza, equilibrio. Il lupo, con tutta evidenza, ci sembra invece sempre pienamente equilibrato, presente - dunque felice.
E quindi: se avessimo cercato, allora, il Lupo come maestro di vita? Per capire e scoprire il modo per essere nell'istante -  e quindi felici - ? (O, forse, ri-scoprire). Se gli avessimo proposto di camminare insieme perché ci eravamo innamorati della sua capacità di vivere gli istanti del tempo- ci eravamo innamorati di lui - ?
E questa è la tua epifania, questa intuizione - insight -  spuntata tra le righe scritte dal filosofo Mark Rowlands, nel suo libro che ha per protagonista proprio il lupo.

A ben vedere, una suggestione poetica - ma perché non potrebbe essere vera? Nessuno di noi era lì, tanti milioni di anni fa, a vedere e a vivere i moltissimi ripetuti incontri e scontri tra umani e lupi, sgranati nel corso di innumervoli rivoluzioni solari;  mentre ci sono molte ipotesi sul valore magico, simbolico, intangibile, delle pitture rupestri, a segnare e testimoniare che l'uomo aveva  vivida impressione di tutti gli altri viventi.

Questo innamoramento, è vivo anche oggi - eppure è mescolato a meschinità, crudeli efferatezze e odiosi egoismi umani. Siamo attratti, ma ci sentiamo anche sopraffatti.

Siamo innamorati- stregati dei-dai lupi. La loro voce, il loro canto - che forse per loro e tra loro è canto di festa, di gioia, è richiamo, è invito - a noi appare rabbrividente, ma ci ipnotizza.  E in qualche modo, lo cerchiamo.
Senti la voce del lupo e non la dimenticherai mai più.  Forse è quello che in gioventù è capitato a Helene Grimaud. Che è musicista, pianista, ma forse per prima cosa è umana innamorata dei lupi.
Hai scoperto le cose che lei fa - il pianoforte, la scrittura, le scene di film - e desideri approfondire. Non puoi pensare che una artista che si ricorda degli animali, li ascolta, forse anche li protegge e di sicuro li racconta - sei sicuro che sarai felice di scoprirla. Già adesso, in effetti, ti sei messo ad ascoltarla. Ma non è che l'inizio.



Per un certo periodo della sua vita, Helene Grimaud ha lasciato le sale dei concerti per i boschi, a contatto con la ancestralità dei lupi. 
Credi che quando è tornata nei teatri, in qualche modo i lupi siano andati con lei. 














PS
PROSSIMAMENTE 

questo post è quasi come un trailer

un post sui lupi di Jim e Jamie Dutcher, 
un post sui lupi travestiti di Barbara Gallicchio
un post sul lupo filosofo di Mark Rowlands

martedì 28 marzo 2017

Come (e perché) scegliere un cane




Simone Dalla Valle, terzo libro, come sempre scritto a sei zampe. Se non di più. Infatti, l'attivià appassionata di Simone lo porta a vivere insieme a molti cani, a conoscerli, a fare e pensare azioni e cose con loro e soprattutto per loro, nel contesto della eccellente struttura del canile rifugio Enpa Voghera

Nel modo in cui scrive, e per come affronta gli argomenti, si capisce molto bene come Simone sia un vero, autentico, cinofilosofo - letteralmente, ha anche una laurea in filosofia.
Lo si vede con chiarezza anche in questo suo terzo libro, probabilmente il più manualistico dei tre: negli altri due potete trovare un maggior numero di pagine che approfondiscono argomenti teorici e cinofilosofici, dai quali discendono come conseguenza, tutte le azioni e i pensieri pratici nella attività quotidiana di un educatore che segue l'approccio zooantropologico.
Gli altri due libri - per chi fosse interessato - si intitolano "Un cane per amico" e "Come parla il tuo cane". Prometti di scriverne quanto prima.

Ma intanto, come è questo terzo libro?
Soprattutto un vademecum, dicevi. Un vademecum che faresti leggere obbligatoriamente a chiunque volesse prendere un cane.
Perché, come scrive Simone, "vivere con un cane significa vivere in maniera diversa da come abbiamo fatto finora, e vivere bene con un cane significa vivere meglio di quanto non abbiamo fatto finora".

Ti piace molto l'impostazione iniziale, la motivazione dell'impianto dell''intero libro: questa impostazione toglie la parentesi del titolo al 'perché' scegliere un cane e lo fa mettendo subito in un angolo l'emotività e il gusto estetico come criteri di scelta. Stiamo parlando dell'emotività che può prenderci alla gola quando vediamo un cucciolino o un cane dietro i cancelli di un canile; o del gusto estetico che ci fa incapricciare di una certa razza, solo perché è di moda, è uno status, c'è nei film e nei cartoni animati, ce l'hanno le star e i vip - o chissà che altro.
Si vede bene che sono criteri adatti per scegliere un oggetto o per decidere dove andare in vacanza, non per scegliere un individuo.
Filosofia dell'empatia, molto lucida: "Scegliere un cane prima di conoscerlo significa non dare alcuna importanza alla sua personalità, ai suoi bisogni e ai suoi desideri: può forse essere una prima dimostrazione di interesse e di amore nei suoi confronti?". La risposta è ovviamente negativa.

Ecco perché dobbiamo - devono: tutti quelli che decidono di 'prendere un cane' - cominciare a imparare che quello che stiamo per vivere, sarà una relazione, e che ogni relazione sana, soddisfacente, equilibrata, capace di fiorire e fruttificare nel tempo, si basa sulla conoscenza, sul rispetto, sulla attenzione, sull'ascolto, sul lasciare spazi e tempi. In breve: "cominciare ad avvicinarci a loro come se fossero individui da conoscere".

Simone, con le sue parole, ci prende per mano, ci guida, con chiarezza ad aprirci alla meraviglia di ogni individuo canino. Lo fa senza giudicarci, anzi. All'inizio, infatti, fa una cosa che ti ha colpito moltissimo: scrive in prima persona raccontando un suo errore, del quale si vergogna; ma la vergogna non gli impedisce di raccontarlo, svelarlo a tutti, e quindi di accettarlo: gli unici modi per togliergli la sua pesantezza, la sua zavorra da 'senso di colpa' che non si deve confessare. Un gesto coraggioso, che porta all'equilibrio, all'amore per se stessi, due basi fondamentali per diventare capaci di costruire relazioni felici.
Ci si pone quindi sullo stesso piano: l'educatore è un umano, può fare sbagli, è come me; ma, d'altro canto, io non ho più alibi per non impegnarmi a imparare quello che l'educatore ha imparato e che è qui per raccontare e far imparare anche a me.

Un cane è per sempre, hai sentito dire. Ma non è un diamante: è meglio. Un cane è una fonte continua di scoperte, esperienze e relazione, un dialogo con un individuo che vive e scopre il mondo in modo unico e diversissimo dal nostro; e che senza stancarsi mai, ci chiama continuamente, ci invita, a partecipare con lui di questo mondo, a viverlo insieme.
Perciò, quando un cane entra in casa nostra, nella nostra vita, deve accadere per una scelta chiara e coerente, dalla quale non si può né si deve recedere: "sei stato tu a scegliere di adottare", scrive Simone. Ne diventi responsabile, non esiste che tu ti arrenda o che ci ripensi, il riportarlo da dove lo si è preso, il portarlo in canile, sono tradimenti immensi e irredimibili. Il cane è un dovere, non un diritto: "lui non ha scelto di vivere con noi, siamo noi ad aver deciso", perciò dobbiamo "prenderci cura di lui per sempre, anche quando questo significa affrontare problemi talmente complicati da rendere difficile la convivenza".

Vivere con un cane: creare una relazione. Diventare un gruppo, un branco, affiatato e unito, che si riconferma con gioia inestinguibile, nella reciprocità della vicinanza, della cura, del fare insieme e dello stare insieme. 
Queste cose, basilari e meravigliose, quasi tutti quelli che vogliono prendere un cane, non le sanno: e forse sarebbero felicissimi di scoprirle e di mandare a quel paese tutte quelle false nozioni, quelle credenze prepotenti, quei falsi miti, quei luoghi comuni superficiali e irrispettosi: tipo la 'dominanza', tipo 'il capobranco', tipo 'il controllo'. Quando le sapranno, credi e speri, smetteranno anche di sottoporre i loro cani, ogni giorno, a tutte quelle regole, divieti, imposizioni, abitudini, costrizioni, che credono necessarie e a fin di bene, ma che in realtà sono maltrattamenti invisibili, ancor più gravi perché non ne hanno la consapevolezza - gli umani, intendi (leggete pagina 35 e 36).

E allora, via con la lettura, per scoprire tutto, ma proprio tutto, sul 'come' prendere un cane. Cucciolo? Adulto? Anziano? Da canile? Da allevamento? Cosa mangia? Dove dorme? Come gioca? Cosa ama fare? Cosa si aspetta da noi?
Sfioreremo anche gli angoli bui del rapporto uomo-cane, che pendono sempre dal lato umano (canili lager, allevamenti abusivi, canifici, tratta dei cani dell'est, fattrici schiavizzate), ma il tempo e il luogo per approfondirli sarà un altro. Non ti curar di loro. Ma crea la relazione e rafforzala. E - aggiungi tu - sii capace di diventare prova vivente e felice della bellezza di una relazione ben costruita, di una scelta ben fatta: potrebbe persino essere un modo per contrastare, ostacolare, proprio tutti i nefandi e schifosi canili lager, canifici, mercanti di schiavi, allevatori avidi, venditori disonesti.

lunedì 2 gennaio 2017

LINK-ITALIA, Francesca Sorcinelli







Francesca Sorcinelli è fondatrice del Progetto LINK-ITALIA nel 2009 e Presidente dell’omonima Associazione di Promozione Sociale dal 2012. Educatrice Professionale ha  lavorato in ambiti come il recupero minori dalla prostituzione, in comunità per tossicodipendenti e otto anni in una Comunità Residenziale per Minori dell’Azienda Servizi alla Persona del Comune di Modena. Attualmente lavora  - sempre presso la Azienda Servizi alla Persona del Comune di Modena -  in una delle Comunità Semiresidenziali Socio-Educative per pre e adolescenti inviati dal Servizio Sociale.


Francesca Sorcinelli, foto @ Designinpixel.it di Francesca Mazzara


Come è nato il Progetto LINK-ITALIA ?

L’esperienza professionale diretta del LINK è stata il primo propulsore che mi ha condotto a studiare l’argomento, tanto da arrivare oggi alla strutturazione di un progetto nazionale in merito.

Dagli esordi nel 2009 ad oggi i ricercatori anglosassoni nell’ambito delle scienze psicosociali e criminologiche, occupandosi di violenza interpersonale e crimine si scontrano con il fenomeno della violenza su animali in modo così costante da doversene fare carico.
Un percorso quello degli studiosi, in particolare statunitensi, che ho vissuto personalmente.
Lavorare con i tossicodipendenti non significa infatti lavorare con persone che hanno “semplicemente” un problema di droga, bensì lavorare con tutte le sfaccettature della devianza poiché il tossicodipendente spesso è: il rapinatore, il borseggiatore, l’ex bambino maltrattato, il maltrattatore, lo stupratore, lo spacciatore, il protettore, la donna abusata, la prostituta ecc.
Una tipologia di utenza, il tossicodipendente, che catapulta sullo scenario della devianza a 360°, consentendo oltremodo di fare esperienza della “cultura di stampo mafioso” e della “cultura di stampo carcerario” e costituendo, in tal senso, un contesto privilegiato di osservazione e trattamento della violenza interpersonale e dei comportamenti antisociali e criminali in genere. Proprio in questo contesto, come i primi ricercatori statunitensi, ho iniziato a scontrarmi ripetutamente col fenomeno della violenza su animali, tanto da doverlo approfondire, studiare e capire soprattutto nelle implicazioni psico-sociali. A differenza dei primi ricercatori anglosassoni, ho potuto beneficiare di un’ampia bibliografia scientifica internazionale già operativa in tutti gli ambiti professionali statunitensi, ho potuto avvalermi fin da subito di un prezioso modello di riferimento nella pianificazione del Progetto LINK-ITALIA, riadattando le consapevolezze internazionali alla realtà italiana e producendo nuove conoscenze applicabili specificatamente al nostro paese.
Come nei paesi anglosassoni, dove il LINK vanta associazioni governative, di polizia e presidenti di stato nel riconoscerlo e contrastarlo, anche per l’Italia il mio impegno è che il lavoro professionale quotidiano con l’utenza violata, depressa, deprivata, violenta o anche solo minorile, continui ad essere oggi, come agli esordi, il referente privilegiato nello sviluppo di una cultura sociale, giuridica, criminologica, vittimologica, pedagogica e veterinaria che come stato di necessità contempli la crudeltà su animali quale grave reato di per sè e potente indicatore di pericolosità sociale.



 

Cosa si intende per LINK e di cosa si occupa l’Associazione?

LINK nel linguaggio comune inglese significa legame mentre in discipline quali psicologia, psichiatria, criminologia e scienze investigative anglosassoni, si connota come termine tecnico che indica la stretta correlazione esistente fra maltrattamento e/o uccisione di animali e ogni altro comportamento violento, antisociale e criminale – omicidio, stupro, stalking, violenza domestica, rapina, spaccio, furto, truffa, manipolazione mentale, ecc. .
LINK-ITALIA è una Associazione di Promozione Sociale, la prima in Italia, costituita da Specialisti dei settori dell’educazione, prevenzione, trattamento, repressione, analisi, della violenza e del crimine che consci della correlazione – LINK – esistente tra maltrattamento e/o uccisione di animali e ogni altro comportamento violento, antisociale e criminale, opera per colmare il vuoto scientifico, tecnico e operativo sul fenomeno nel nostro paese.
L’Associazione studia dal 2009 il fenomano, avvalendosi di materiali internazionali preesistenti – pubblicazioni scientifiche, casi studio, profili criminali e vittimologici, protocolli di negoziazione, protezione ostaggi o sequestrati, ecc.– e sviluppando materiali ex-novo che apportano alla prevenzione, trattamento e contrasto del LINK, innovazioni teoriche e pratico-operative a livello nazionale in ambito criminologico, vittimologico, investigativo, psicosociale, pedagogico, sanitario, veterinario, sviluppando come disciplina di riferimento teorico per l’Italia una nuova branca della Zooantropologia: la Zooantropologia della Devianza



 

Anche autori del passato come Ovidio Nasone “La Crudeltà su animali è tirocinio di crudeltà verso gli uomini” erano a conoscenza del LINK. Cosa ne pensi di questo aspetto?

Oggi esiste una letteratura scientifica internazionale centenaria in quelle che sono le discipline di riferimento quali psicologia, psichiatria, criminologia, vittimologia, veterinaria ed esiste una letteratura scientifica nazionale sviluppata in zooantropologia della devianza, disciplina di riferimento sul LINK per l’Italia. Occorre però specificare che parlare di conoscenze scientifiche sul fenomeno, i cui approcci si possono fare risalire alla fine dell’800 e sviluppi significativi alla fine degli anni ’60, non significa parlare delle consapevolezze e conoscenze sul LINK, che nell’essere umano si perdono nella notte dei tempi e vengono espresse da sempre nell’arte, letteratura, filosofia e religione. Infatti il LINK, oltre ad essere un tema trasversale in termini di discipline e professionalità, è un tema trasversale in termini di contenuti tanto antichi quanto contemporanei: “Certo l’abbiamo capito: chi picchia i propri figli picchia anche i propri cani, chi picchia i propri cani picchia anche i propri figli. E’ tutto collegato” Bennie Click,  Capo della Polizia di Dallas fino al 1993.
 

Francesca Sorcinelli
LINK-ITALIA (APS)
www.link-italia.net

lunedì 20 giugno 2016

Quel che diciamo ai cani. Alexa Capra. CONDIVIDERE INVECE DI COMPETERE

Foto di Simone Dalla Valle e Daniele Rancati

"La consapevolezza di quel che esprimiamo stabilisce la correttezza dei nostri gesti e la coerenza delle nostre intenzione con i comportamenti che esibiamo nei confronti del nostro cane".
Alexa Capra

I veri protagonisti: Koby, Maika, Chicco, Doris, Margot, Buccia, Trilly, Sergio, Lola, Rocco, Thor e Orso.
(E Lisa...)








venerdì 20 maggio 2016

martedì 14 aprile 2015

Dormire con i cani: sì, perché...

dolci sogni, dolcissimi ricordi... Stella e Lisa

 di Elena Vanin, su Cinofilosofia
 


Si, sono favorevolissima a dormire insieme ai cani familiari per un discorso di condivisione delle risorse, che credo sia una cosa bellissima e socialmente molto importante per la famiglia, purché sia una cosa spontanea e desiderata da tutti (e per tutti intendo anche dai cani!).
Dei miei 4 Soci canini, le due Socine dormono regolarmente con me, anzi la Sally, la semiselvatica, ci tiene da pazzi a dormire proprio vicina alla mia testa, mentre Azzurra dorme vicino alle gambe.
Invece i due Soci, più anziani e anche più grandi (di taglia) hanno sempre scelto di dormire sulle cucce a terra, però potrebbero, se volessero, dormire anche da me (spazio permettendo).

Io posso in compenso sdraiarmi con loro - rispettosamente (per mia scelta, loro sono sempre gentilissimi) - su tappeti e cucce. Quando Artù s'era operato al legamento crociato (millemila anni fa ormai), avevo dormito accanto a lui sul pavimento dell'ingresso, nel sacco a pelo, la prima notte, perché aveva dolore e un po' di pauretta e stando insieme era andata meglio.

Esistono situazioni in cui può valere la pena di evitare di condividere il letto, almeno per un certo periodo, quando per esempio ci sono dei conflitti in famiglia (fra umani e cani intendo) che si esprimono attraverso una forte possessività del cane nei confronti di alcuni spazi.

NON confondiamo questa cosa con robaccia sulle gerarchie e sui ruoli PER FAVORE... (se pensate a ruoli e gerarchie, vi rimando a questa nota a proposito della ... 'dominanza' ...
Grazie!).

Se un cane è possessivo nei confronti di certi spazi (tipo il letto) a discapito degli umani o di altri cani significa che c'è un conflitto non risolto da qualche parte, un disagio da parte di quel cane (e di conseguenza degli altri), e il punto non sta nel porre divieti fini a se stessi, ma nel "tamponare" la situazione (per la sicurezza di tutti) mentre si TROVA la SOLUZIONE (quella vera).
Se la situazione non si trova così immediatamente... chiamate un BUON educatore, uno che non vi parli di gerarchie, ma di dinamiche familiari, e che abbia a cuore il problema del cane e non solo il vostro, anche se i soldi per pagarlo li tirate fuori voi!

Nota Bene: I cani sono animali sociali (anche noi umani se è per questo). Non tutti sono ugualmente socievoli, quindi può essere che qualcuno non ami stare troppo appiccicato agli altri, o ad alcuni altri (o magari semplicemente non ama il caldo), ma se si sviluppano dei comportamenti anti-sociali (come quando un cane non accetta l'umano nel letto e ringhia per mandarlo via, o cerca di morderlo, per dire) generalmente vuol dire che c'è qualcosa che non va, e che da persone responsabili della nostra famiglia, dovremmo ragionarci bene (probabilmente con l'aiuto di un esperto con una formazione in merito, e non dell'amico dell'amico "che ha sempre avuto cani e ci capisce un sacco") per trovare la causa e aiutare a risolverla, per il bene sia del cane, sia della famiglia.

Ah... a proposito... abbiamo mai pensato cosa siamo NOI, quando scacciamo il cane dal letto e lo reclamiamo solo per noi? Già, esattamente: possessivi (e più o meno aggressivi verso il cane familiare) nei confronti del letto.
E siccome siamo pure noi animali sociali, questo non dovrebbe forse dirci qualcosa, circa la NOSTRA capacità di vivere le relazioni con gli altri membri della famiglia? ;-) 

(ok ok, le nostre uniche scusanti sono quelle cose che ci hanno inculcato fin da piccoli sull'igiene e via dicendo... roba sopravvalutata dal mio punto di vista, e infinitamente meno importante del piacere di condividere il riposo con le persone che amo, anche quando sono persone a quattro zampe e piene di peli... e comunque l'impressione che facciamo sui nostri cani a scacciarli in malo modo dal letto, non cambia.)
 
 
(l'ho trovato sul mio roll del social forum, e mi è piaciuto molto. Elena Vanin scrive bene e con competenza, e l'argomento mi coinvolge molto: anche io dormo coi miei cani, e alcuni di loro amano starmi vicini, altri desiderano spazi maggiori, e possono averli. 
Io adoro dormire coi miei cani, e credo che anche a loro piaccia.... se non gli piace, hanno comunquer tutto lo spazio per tenere la distanza che preferiscono per sentirsi a loro agio.)
(tra l'altro, ci sta coi propositi del nuovo anno che ho scritto qui). 

(estratto e adattato da una risposta alla domanda diretta, sul gruppo "Cinofilosofia, questa sconosciuta")
 

martedì 3 febbraio 2015

I nostri due giorni di Do as I do

Maika e Chicco - Foto Lorenzo LoFoto In Collina

Siamo tornati dal fine settimana intenso del seminario di "Do as I do".
Lisa, Maika e Chicco sono molto stanchi, molto più di me, hanno trascorso una notte di completo riposo.

I miei tre cani non conoscono nessun 'comando' sotto controllo vocale (i classici 'seduto', 'resta', 'terra', più altri ulteriori addestramenti). Perciò,  ci mancavano delle precondizioni per assistere al corso come allievi. Abbiamo assistito come semplici osservatori, ma questo non ha reso le due giornate meno interessanti, anzi!

al campo con Cristiana e Elena di PEC




Claudia Fugazza


La dottoressa Claudia Fugazza, è una scienziata, etologa, che ha elaborato questo protocollo dopo anni di studi e di osservazioni.
Dal momento che ho potuto assistere alle lezioni e alle pratiche, ma non ho partecipato in qualità di vero e proprio allievo, posso però raccontare le mie impressioni, come se ve le stessi raccontando - per esempio -  al telefono, mentre passeggio. Mi sono accorto che in questo modo riesco a chiarire meglio i concetti a me per primo - visto che ve li voglio raccontare, devo almeno provare a farlo in modo comprensibile! - e che, per così dire, le idee vengon parlando - e molte considerazioni son spuntate propri così, mentre provo a far ordine nell'esposizione. Si tratta di considerazioni 'a memoria' su quanto ascoltato, si tratta anche di domande che potrebbero far diventare questo post una specie di lettera aperta che mi piacerebbe che Claudia Fugazza leggesse, per rispondermi alle domande e curiosità, sollecitate dall'esperienza molto ricca ed elaborata di questi due giorni.

Perciò, è chiaro come tutti gli errori, i fraintendimenti e le banalizzazioni che potranno di sicuro essere presenti, sono del tutto 'merito' mio e non della relatrice. Questo vale anche per gli appunti, pubblicati nero su bianco più sotto, sempre in questo post.

A lezione


La lezione di sabato ha affrontato le questioni teoriche che stanno all'origine del metodo pratico del 'do as I do' (traducibile, direi, come un fai come faccio io - copiami).
Le questioni e i concetti scientifici che sostengono il tutto sono tra i più cruciali e anche controversi persino tra gli scienziati, perché hanno a che fare direttamente con 'cose' come intelligenza e - addirittura! - intelligenza animale (!), e dunque non di rado entrano in territori più spesso esplorati dalla filosofia, per non dire dalla religione.

Va da sé che questa parte mi ha appassionato moltissimo.

La prima cosa che mi piace dire e che è secondo me tra le più importanti è che gli (altri) animali - i cani nello specifico - sono intelligenti. Lo sono, al di là di ogni dubbio che non sia specista e specioso e antropocentrico - sono intelligenti e lo sono in molti modi differenti e le prove sono molte e differenti anche queste, raccolte in anni e anni di ricerche, test, prove, aneddoti, secondo la prassi metodologica scientifica, che si sente sicura solo dopo aver ripetuto n-volte la stessa prova.

Quando però la prova provata riguarda l'intelligenza degli animali, quando si scopre che un animale è capace di fare un qualcosa che era stato classificato tra le caratteristiche dell'intelligenza - così come viene intesa, una peculiarità solo umana - qualcuno decide di cambiare l'elenco delle caratteristiche, di mutare le regole e i criteri di classificazione, in modo che proprio quel nuovo 'qualcosa', scoperto peculiare anche per altri animali, viene a ritrovarsi escluso dai criteri per detrerminare l'intelligenza - e si ricomincia da capo, con gli animali sempre esclusi dal club degli intelligenti, un club fondato dall'uomo e che ammette un solo e unico socio, l'uomo stesso - e a volte nemmeno quello...
Questo modo di fare - che di scientifico ha poco e molto ha di ideologico - che sovverte e le regole - a beneficio solo umano  - è stato discorsivamente e criticamente esposto da Claudia Fugazza, quando ha parlato della 'scala naturae', che pone al vertice l'umano e giù giù tutti gli altri animali - dallo scimpanze, via via fino a insetti e l'oltre quasi invisibile verso il microscopico, in un crescendo di indistinzioni.

La 'scala naturae', però, è un malinteso per niente innocente o inesperto del concetto darwiniano dell'evoluzione - che andrebbe meglio intendere come adattamento alla pressione dell'ambiente sugli organismi viventi. Alla fine, ciascuno di noi si trova alle prese sia con la filogenesi - il percorso di antenati che arriva fino a noi, a cominciare dalla comparsa della vita sul pianeta - che  con l'ontogenesi - il suo percorso individuale, da embrione a organismo adulto. Sono i frutti della pressione ambientali, alla quale gli organismi rispondono con varie strategie - in questo consiste, più o meno, il cosiddetto adattamento.
Così è che, ciascun individuo, per quanto fa parte di un certo gruppo più o meno ampio di individui che condividono molte peculiarità fisiologiche, e che vengono concettualizzati come specie, porta con sé uno specifico bagaglio di caratteristiche - appunto - di specie, specifiche.

Cani e umani hanno ciascuno il proprio bagaglio specie-specifico, e molte delle cose sono comuni.

Uomo e cane nascono insieme, dall'incontro con lupi individualmente più propensi all'interazione sociale con individui di altra specie - il che li ha portati a inserirsi vantaggiosamente nella nicchia umana, proponendo a loro volta vantaggi in dote dalla nicchia lupina da cui provenivano.

L'imitazione - che presuppone empatia e capacità di mettersi dal punto di vista dell'altro - è molto presente nei cani discendenti di quei lupi - che hanno quindi una intelligenza sociale collaborativa spiccatissima. Imparano imitando grazie all'osservazione, e su questo si basa il protocollo 'Do as i do'.

Si tratta di addestramento, e pertanto ho la sensazione che sia soggetto alla propensione al controllo, da parte degli umani, i quali infatti del tutto automaticamente stabiliscono una soglia di accettazione per i comportamenti sociali dei cani - alcuni comportamenti sono al di sotto della soglia e non sono graditi (vanno minimizzati); altri sono al di sopra della soglia, quindi sono graditi e vanno incoraggiati. La comunicazione rischia di rimanere a senso unico, perché ci si aspetta sempre che sia il cane ad accogliere le richieste umane e difficilmente si ha il caso che gli umani comincino a prestare attenzione alle proposte canine, tanto meno assecondarle - o quanto meno, questo è il rischio maggiore, influenzato da ideologie e teologie antropocentriche. Le proposte canine rischiano l'invisibilità, o la sottovalutazione - anche se il cane ne fa moltissime. Insomma, l'umano non si chiede, tende a non chiedersi: che cosa è gradito al cane? Non si prova a immaginare una soglia di comportamenti socialmente graditi dal lato canino. Se ci fosse questa soglia, ho l'impressione che almeno della metà dei comportamenti che l'umano fa in presenza del cane, rimarrebbero molto al di sotto della soglia. In un rapporto di relazione, tutti e due possono proporre alternativamente, ma non vedo molti uomini seguire l'esempio di azioni proposte dai loro cani.

Vero è che comunque l'ambiente antropico è per definizione misurato sull'umano - che poi le misure stiano strette, questo è un altro discorso - e che il cane che ci vive ha necessità e utilità a conoscere certe regole umane - comunque un poco idiosincratiche - per la sua stessa sicurezza (per esempio, per evitare di essere investito da un'auto); poi, probabilmente, il cane con maggior serenità e più volentieri che se fosse un umano, si lascia guidare. ma tuttavia anche lui ha dei desideri, delle richieste, che sono sue e solo sue e che passano misconosciute - poiché accennate - nella cacofonia umansferica. Proprio l'antroposfera, concretizzata dalle nostre città, si sta rivelando paradossalmente invivibile e pericolosa per gli umani stessi. C'è chi pensa (per esempio, Luca Spennacchio)  che l'indicatore di questa accresciuta invivibilità sia proprio la diminuita presenza e frequentazione del cane, e i molti divieti, obblighi e recinti che il cane - e gli umani che ci convivono - devono sopportare. Nelle nostre città viviamo male, e non è un caso che questo malessere lo vediamo nei nostri cani, in modo evidente: siamo due specie 'cresciute' insieme, non potrebbe essere diversamente. E si potrebbe iniziare anche un discorso sul maltrattamento - altro concetto sfaccettato, perché al giorno d'oggi comprende anche maltrattamenti apparentemente mascherati da cura, ma che sono invece abuso o incuria: di tipo sociale (isolamento), alimentare, fisico, sessuale (zooerastia), genetico (malattie e deformazioni ereditarie) (mi sono ispirato a idee e concetti di Cristiana di PEC e al libro di Barbara Gallicchio).

Vero è che nel do as I do, l'ordine - la richiesta, la proposta, l'esempio - non va dato con un comando vocale, ma va mostrato eseguendolo in prima persona, col proprio corpo. Questo potrebbe incoraggiarci ad auspicare una maggior consapevolezza da parte degli umani - circa quel che stanno chiedendo, circa le sensazioni che suscita e le capacità fisiche e sensoriali che richiama in gioco e in uso. Potrebbe succedere - se l'umano non fosse univocamente orientato al risultato performante, invece che alla relazione. E se succedesse, allora, magari l'umano ci penserebbe due volte a ordinare al cane una cosa che constata che suscita disagio o difficoltà a lui per primo - fatto salvo il fatto che comunque affrontare e superare le sfide, aumenta 'cose' come autostima, autopercezione, ecc.
La zoonatropologia, arrivata in Italia con Roberto Marchesini, ha messo a frutto proprio le istanze della relazione.

GLI APPUNTI
L'apprendimento sociale ha dei vantaggi peculiari molto interessanti. Intanto, vediamo gli altri tipi di risposta alla pressione ambientale.  

C'è il comportamento specie specifico, adl alto determinismo genetico; i suoi vantaggi sono l'alta affidabilità, la risposta rapida e irriflessiva, sempre ripetuta. La sua efficacia è pressoché totale in un ambiente  che non ha grossi cambiamenti e risulta quindi essere un contesto prevedibile. Come grosso modo è accaduto per centinaia di milioni di anni sulla Terra.
C'è l'apprendimento individuale, che è molto flessibile, avviene per prove ed errori e quindi puà avere conseguenze negative per l'individuo, può anzi rivelarsi come letale, o fatale, se il tentativo è clamorosamente sbagliato o inadeguato alla situazione. Funziona in un ambiente in trasformazione o mutamento.

Infine, l'apprendimento sociale, che qui ci interessa, ha una alta flessibilità e non comporta conseguenze pericolose o letali per l'individuo, che impara osservando le esperienze altrui, ripetendole e ricordandole. Anche questo è molto utile in ambienti che si stanno trasformando.
L'ambiente antropico è tipicamente un ambiente in rapida e costante trasformazione.

Claudia Fugazza precisa che questo è comunque uno schema didattico: in realtà, i tre tipi di comportamento convivono all'interno di un medesimo individuo, e sono correlati, ogni volta entrano in gioco simultaneamente, anche se con 'pesi' differenti a seconda del contesto. Perché ci possono essere casi in cui il comportamento migliore, addirittura 'salva vita', sia quello del repertorio specie-specifico; e sono casi numerosissimi, solo che non ce ne accorgiamo, proprio perché ... lo facciamo senza pensarci!

In passato, questa situazione ha portato a polemiche tra varie e diverse scuole di ricercatori. Gli psicologi deterministi in USA hannio affermato che il condizionamento è tutto. Valga per tutti Burrhus Skinner, l'inventore della 'skinner box', paladino del condizionamento operante e dei processi di apprendimento individuale.  Che poi avesse fatto affermazioni tipo: datemi un neonato e io col mio metodo lo farò diventare indifferentemente un avvocato o un ladro, un medico o un killer (sembra di stare nella Brave New World, distopia di Aldous Huxley); e che la sua scatola con scosse elettriche non fosse esattamente confortevole per i poveri individui (animali) sottoposti ai suoi test, forse, fa un poco riflette. Per lo meno meno, io non posso fare a meno di pensare a questioni etiche legate al nostro rapporto con gli altri animali.

Gli psicologi europei, tra cui Konrad Lorenz, invece sostenevano il valore e la basilarità degli istinti, con concetti come l'imprinting. Per cui se un bambino umano verrà cresciuto 'in compagnia dei lupi', o dalle scimmie, da adulto vedrà il mondo come i suoi genitori adottivi e si comporterà come un gorilla o come un lupo.
Non mancano le storie riportate di casi simili realmente accaduti.

Queste alcune premesse.
Nell'ambito dell'apprendimento sociale, rientra l'imitazione, che è quindi uno dei processi di apprendimento sociale. L'imitazione, in etologia, non è quell'atto banale e considerato inferiore che viene inteso nel senso comune. Imitazione è invece un comportamento complesso, che richiede un grado di empatia, il sapersi mettere nei panni dell'altro, la capacità di adottarne il punto di vista.
Dunque, è sicuramente una manifestazione di intelligenza. Per inciso, anche l'intelligenza è un concetto tutt'altro che univoco: di intelligenze ne esistono di vari tipi, che il metodo scientifico ha cercato di rendere misurabile. Non esiste - per la scienza - una 'intelligenza' unica e astratta. Quest'ultima, piuttosto rientrerebbe nell'ambito filosofico umanista, che usa strumenti come la 'scala naturae', chiaramente antropocentrica e scientificamente priva di un senso.

La scienza che si occupa dellE intelligenzE è l'etologia cognitiva.
A partire dal famoso studio sui macachi giapponesi che sulle isole lavano le patate dolci nell'acqua del mare, per pulirle dalla sabbia, l'etologia cognitiva ha raccolto tantissimi dati sull'apprendimento sociale, che tra le sue caratteristiche ha anche quella di essere estremamente rapido nel diffondere la conoscenza acquisita.

L'apprendimento sociale trova cause favorevoli quando il livello di socialità generale tra i gruppi è alto; quando si ha la presenza di importanti cure parentali; quando c'è forte tendenza al gioco e all'esplorazione. La specie umana condivide queste tre caratteristiche con il cane, e sono questi molto probabilmente i motivi del legame che si è creato.
Pur essendo un legame antichissimo - si potrebbe dire addirittura causativo dell'evoluzione di homo così come è diventato - fino a pochi anni fa è stato poco studiato. L'etologia studia il comportamento degli animali nel loro ambiente; ma, qual'è l'ambiente del camne^ Il medesimo di quello umano va da sé che studiare il comportamento del cane nel suo ambiente naturale significa studiarlo nelle città, negli agglomerati di umani, perché ovunque ci siano umani ci sono anche cani. Non si pensa più che l'ambiente domestico umano sia un ambiente artificiale, ma un espressione del comportamento specie specifico umano, un contesto all'interno del quale il cane si è inserito fin dagli inizi. Il cane - i suoi antenati lupini - si è (auto)domesticato.
Alcuni lupi, ai primordi di homo, usarono la nicchia umana, vi si inserirono, cogliendone i vantaggi collaborativi. Si è creata una relazione naturale, giocata tra filogenesi e ontogenesi, tra caratteristiche specie specifiche e la loro interpretazione individuale. Non tutti i lupi sono socievoli verso gli umani, pur essendo socievoli con gli altri lupi. Solo i lupi prosociali anche nei confronti degli umani, li hanno avvicinandosi, scegliendoli come compagni co-evolutivi. La relazione cinantropica è un evento unico in etologia: umani e cani condividono lo stesso ambiente.

Il cane, quindi deriva da un lupo con maggiori propensioni verso un certo tipo di comportamento. Si è ipotizzato che il cane, rispetto al lupo, sia andato a perdere la capacità di problem solving. In realtà, le motivazioni comportamentali sono differenti in cani e lupi: i secondi sono più indipendenti, non cercano collaborazione con individui di altre specie, mentre i cani privilegiano proprio i comportamenti relazionali e collaborativi, specialmente con individui umani.

Con dei test molto lunghi, che hanno coinvolto nell'arco di molti anni due gruppi - uno di cani e uno di lupi, si è potuto fare delle distinzioni concrete, operative documentate sui diversi tipi di intelligenza canina o lupina. Emerge che il cane, nelle soluzioni per lui insolubili, guarda l'umano, fa riferimento a lui, il lupo invece no; questa differenza è retaggio genetico e non è legata alle esperienze individuali.

Il cane, cioè, ha un'altissima predisposizione allo sguardo, che è il segnale tipico di ingaggio di relazione; proprio la relazione speciale che esiste tra cani e umani, fin da quando gli umani son diventati tali. Si parla di evoluzione convergente, che ha reso simili due specie (homo e canis), filogeneticamente lontane, ma cresciute nel medesimo ambiente, e dunque sottoposte alle stesse sfide e pressioni. Il cane è altamente predisposto a seguire l'indicazione sociale, sia che i membri del gruppo siano cani o umani.
Gli individui che sono messi nelle condizioni di osservare una dimostrazione pratica svolta da un esecutore abile, imparano più velocemente. Possono abituarsi a diversi contesti e in questo modo migliora la loro abilità.

Il detour, o deviazione, riguarda una serie di test che hanno reso ecvidente un fatto che rafforza la validità dell'affermazione circa il particolare tipo di intelligenza sociale dei cani. Si è visto che il cane arriva a privilegiare una strategia meno efficiente e più lunga - se indicata e proposta dal partner umano - piuttosto che una strategia più efficiente per lui stesso, ma che non viene indicata dal partner umano.

Il Do as I do si basa sull'imitazione e sulla predisposizione sociale e collaborativa del cane. Come protocollo è nato negli anni '50, con Hayes e i suoi studi con gli scimpanzè. Del 2006 è il primo studio col cane 

Nel do asi i do, il cane prima apprende la regola, poi la generalizza. Il concetto di 'copia' si generalizza a diversi contesti e situazioni. 



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