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venerdì 22 maggio 2020

Intervista a Federica Timeto, intersezioni vitali




Federica Timeto collabora per la rivista 'Liberazioni' ed è lì che hai letto suoi articoli molto interessanti, da rivedere - specialmente quando parla di arte e animali.
La ritrovi qui, in questa iniziativa, col suo discorso dichiaratamente antispecista - che perciò spicca e risalta su tutti gli altri. Ecco perché è stata una occasione di grande approfondimento di pensiero farle questa breve intervista. Le sue risposte sono ad ampio raggio, sono aperte e infatti suscitano altre, nuove domande.

sabato 21 marzo 2020

Mentre i cani escono a passeggio


Nutria mangia biscotto - Animaleria


Nel fumetto 'La Spada e la Diavola', la guerriera Red Sonja torna nel mondo nostro contemporaneo, a New York e il suo primo respiro dell'aria urbana attuale è a dir poco soffocante, a causa dell'inquinamento - per lei che arriva da un'epoca antica e priva di inquinamento diffuso. 



venerdì 5 luglio 2019

Qualche goccia del tuo sangue


...ovvero la storia del pericoloso ingenuo che amò il somaro paziente. Si potrebbe anche riassumere in questo modo questo racconto sui generis di Theodor Sturgeon, che di trame sui generis ne sapeva parecchio. 

sabato 26 gennaio 2019

Di alcune orme sopra la neve



Dicevi, sei tornato. Nei giorni che passano ti senti ogni mattino meno vacillante e fragile del giorno precedente e porti a passeggio quei tuoi due cani che di andare a passeggio, a esplorare, non si stancano mai.

venerdì 24 febbraio 2017

La tartaruga rossa



una tempesta

un naufrago

un'isola

bambù

incontri

una tartaruga rossa

un assassinio

una metamorfosi

nascite

vite

crescite

coraggio

una catastrofe

viaggi

quell'istante dell'estremo passaggio

ritorno 




la nostra vita potrebbe essere un'isola, dove facciamo esperienze e commettiamo cose orribili, dove sogniamo; solo quando smettiamo di cercare di abbandonare l'isola, per raggiungere chissà cosa, chissa dove; solo quando iniziamo a esplorare l'isola, a vivere (sul)l'isola, viviamo davvero e da quell'istante, tutto si srotola, per poi riarrotolarsi





umani naturali, umanimali: la loro vita è piena e intensa in ogni istante, e la fine non è dolorosa
raccogliere il cibo
dormire sulla terra
stare nei ritmi del vivere
e del morire

senza parole

musica aggiunta:




domenica 24 maggio 2015

Easy like sunday morning ...



... cantava Lionel Ritchie. Si tratta di quel sentire che a volte, se siamo fortunati, ci sorprende alla domenica mattina, più silenziosa delle altre, meno frenetica delle altre.

Mi è venuta in mente, questa canzone - perché è domenica mattina mentre sto scrivendo, prima di andare a godermi il pic nic al parco coi miei cani. In questo periodo non scriveìo molto, e non rimango tanto nemmeno a casa (tanto che sto ponderando di tecnologizzarmi vieppiù, con un iPad per scrivere anche in mezzo agli alberi) -col che il blog ne patisce, e diviene sporadico piuttosto anziché no, mentre di pensieri, e cose da scrivere ce ne sarebbero, e pure tante!

Leggo, però, molto. I libri presi al Salone di Torino, sono letture stimolantissime. "Il bosco interiore" di Leonardo Caffo, mi ha sorpreso, toccando corde profondissime, e risvegliando i ricordi del 'mio' Thoreau. Vorrò parlarne più diffusamente.

Oggi, due parole sul meraviglioso ottimismo finale di Melanie Joy, alla fine dell'intervista che sempre Caffo le fa - in appendice al libro "Finalmente la liberazio e animale!",  della Joy.
La Joy è psicologa, e lo si capisce molto bene da quel che dice - lieve, solare e verso il futuro, come ogni domenica mattina degna di questo nome sa e può e deve essere.

Leonardo Caffo: "Credi che esisterà mai, per gli animali, un mondo liberato?"

Melanie Joy: "Certo! Credo sia vitale per gli attivisti non cascare nella trappola carnistica della disperazione, prendendo per buone le menzogne della cultura dominante mangia-animali, che ci vuole far credere che il nostro movimento non stia beneficiando di una crescita esponenziale, nei numeri e nella forza, in tutto il mondo. E se il veganismo fiorisce, lo stesso vale per la liberazione animale, visto che per molti versi esso rappresenta il nucleo del movimento. Ho avuto la fortuna di viaggiare in lungo e in largo [...] Dappertutto ho visto persone che amano gli animali e credono nella giustizia e nella verità, i valori universali sono per natura allineati a quelli del movimenti di liberazione animale, quindi noi attivisti, non dobbiamo far altro che aiutare il prossimo a capire di essere stato condizionato tanto da agire contro se stesso e i propri interessi".

Quest'ultima affermazione, di grande slancio verso gli altri e di netta denuncia contro la disfunzionalità patologica di questa civilà, mi impressiona molto.
Le persone 'di tutti i giorni', non sono avversari, ma vittime, al pari degli animali che loro stessi contribuiscono a far uccidere.

Ci sono, però, tantissimi che hanno sollevato il velo ...

in Cina - fonte Humane Society International - qui il sito ufficiale


a Milano - fonte Uguali Impronte, collettivo antispecista

a Roma - fonte Nomattatoio
... ci sono perciò - come chiude Melanie Joy, e come scriveva Charles Dickens - moltissime ragioni per nutrire grandissime speranze per il futuro - di tutti gli animali, compresi gli umani.



lunedì 4 maggio 2015

Semplicemente a casa?





"Home is where your heart is" - La casa è, dove il tuo cuore è".

Questo pensiero mi ha fatto da sottofondo nella giornata di festa a Oleggio, alla Fattoria dei Semplici, immaginata, voluta e creata da Luca Scanavacca, che lì vive - con la sua famiglia umana, e  con la sua famiglia di altri animali non umani - ho visto un dolce cavallo cieco, un cane sordo-cieco, un asino, alcune oche, galline, e delle caprette.

Sotto l'aquerugiola, c'erano non poche persone - professionisti, amici, visitatori - arrivate per festeggiare questo nuovo luogo che potrebbe definirsi una ztl, una 'zona temporaneamente liberata' - così le definisce Adriano Fragano di Veganzetta - ne avevamo parlato, parlando dell'ultimo più recente VEGANCHIO.

Una 'temporaneità' che ci auguriamo tale solamente su scala cosmica: luoghi simili, ne esistono anche in Italia, possono essere i santuari come certi rifugi o alcune case-famiglia, o progetti di accoglienza di animali anziani e/o disabili, o luoghi che possono assomigliare agli hospice per umani (i luoghi dell'ultima attesa verso la fine vita).

Sono luoghi dove gli animali - tutti, compresi quelli umani - si possono sentire a casa. Perché liberi: liberi dal pericolo, liberi di esprimersi. Libertà attiva (la 'libertà di') e libertà passiva (libertà da'). Tipi di libertà che non sono scontati, nemmeno per gli umani, nemmeno dalle nostre parti (cioè: l'Europa, o magari anche solo l'Italia), specialmente se si è umani che hanno deciso che si sta meglio in compagnia con individui altranimali, alla pari, come compagni di percorso. 
Ci si sceglie, in questi casi? Si può arrivare a parlare di amicizia? Accade lo stesso tra umani - che ci si incontra per caso, o che non ci si sceglie, ma si sceglie di provare a conoscersi, per superare le microbarriere individuali, ma a volte così grandi da apparire insormontabili, invalicabili? - ?

In questo periodo, sto cercando una casa per me e per i miei amici altranimali - i cani Lisa, Chicco e Maika. So che 'casa' sarà esattamente dove potremo (tornare a) essere liberi di e liberi da, sereni. Alla Fattoria, mi è sembrato di intravedere come potrebbe essere una casa siffatta (ho visto possibilità simili anche in altre realtà); case dove chi ci vive è alla pari con tutti gli altri individui, affiliati di comuni speranze e desideri, al di là del DNA, oltre l'equipaggiamento genetico rispettivo, che ci fa apparire - me con due braccia e su due gambe; loro con quattro gambe e una coda, per esempio. Una casa che - necessariamente, secondo me - non dovrebbe mai avere barriere né troppe regole unilaterali al suo interno. Uno spazio finalmente che dia campo libero alla libera espressione di ciascun membro della casa - della famiglia.

E allora, per concludere con un breve ritorno a considerazioni autobiografiche: non è importante il dove si decide di vivere - ché, ogni luogo può rivelarsi uggioso o molesto o inospitale - ma il come si decide di vivere quel dove - ché ogni luogo sarà 'casa' e rifugio, solo che si trovi il coraggio e l'equilibrio per viverlo fino in fondo e secondo i propri prepotenti sogni.


giovedì 5 marzo 2015

Da grande voglio diventare un albero



Ci sono periodi zingari nella vita, che possono capitare perché si cambiano cose e situazioni, perché si vuole iniziare a percorrere un cammino diverso, a fare nuove esperienze a incontrare altri luoghi e persone. Ci sono. E sono allo stesso tempo motivo di gioia e curiosità, e fonte di timore.
Il nuovo è sempre attraente e spaventoso contemporaneamente,  per gli ominini homo sapiens, nel cui bagaglio evolutivo ci sono, tra le altre, due tendenze molto forti: quella esplorativa e quella sillegica (Roberto Marchesini).



Tutto questo, cosa ha a che fare con la nostra morte - che può essere essa stessa un tipo diverso di cambiamento e di viaggio?
Se in esistenza siamo - siete - stati irrequieti ma sereni esploratori della vita, attratti dagli altri viventi sul pianeta, forse ci dispiacerebbe terminare questa parte di viaggio rinchiusi in un vagone senza uscita come è una bara.

Possiamo farci cremare.

Adesso, possiamo anche farci interrare, per farci accogliere e accogliere noi stessi semi e radici di viventi che diventeranno alberi.



Il viaggio proseguirà, quindi, in uno dei modi più desiderabili che si possano immaginare, anche per quelli che per ora rimangono al di qua, e che potranno venire a sedersi alla nostra frondosa ombra.
Infatti, questo potrà accadere grazie alla Capsula Mundi, che arriva anche in Italia.



Realizzato con un materiale 100% biodegradabile, la plastica di amido, la Capsula Mundi permetterà così di ricordare il defunto non attraverso la sua lapide o un'urna ma trovandosi davanti l'albero cresciuto al di sopra del suo corpo.
Capsula Mundi è messa a dimora come un seme nella terra; sopra di essa - a segnarne spazialmente la presenza, viene lasciato un cerchio di terra ribassato. Al centro di questo è piantato un albero la cui essenza viene scelta in vita dal defunto e sarà cura dei parenti e degli amici seguirne la crescita”.

Il futuro sarà di cimiteri verdi

A me piace pensare che questo cimitero supererà anche le illusorie barriere di specie, e che tra le radici di questi nuovi alberi si mescoleranno insieme tutti, tanti animali, umani compresi.

domenica 28 dicembre 2014

Nel 2015: in bocca al lupo!


Le parole contano. la parola 'vegano', per esempio, è talmente 'aliena' da aver suscitato le paure e le reazioni difensive del sistema turboconsumistico nel quale trascorriamo quasi tutti i giorni della nostra vita.  Se una volta i vegani erano facilmente riconoscibili - perché pochi e agguerriti - e facilmente riconoscibile era la loro azione di opposizione a un sistema fondato su una violenza strutturale, oggi non è più così. I vegani sono stati assorbiti, sono stati confinati tra cucine, palestre e spa, il loro afflato etico è stato depontenziato, al punto che perfino tra gli stessi vegani (animalisti, antispecisti: sono altre etichette forse non depotenziate, ma mistificate) c'è in merito confusione. Oggi il vegano etico deve affrontare una nemesi interna assai insidiosa, il vegano consumatore, come lo inquadra il Laboratorio Antispecista , su Veganzetta. Il vegano consumatore è intrinsecamente egoista. E il senso di "disobbedienza civile" che si può attribuire all'essere vegani, viene completamente cancellato.

Che fare? Il vegano invece non deve smettere di essere aperto nei confronti dell'altro, altranimale o umanimale. Non deve abbandonare l'etica, né la politica.
"oggi dobbiamo reagire.
A partire dal linguaggio, sicuramente, tornando come dicevamo a parlare di Liberazione, quella con la L maiuscola, continuando caparbiamente a parlare con chi oggi forse in numero maggiore può ascoltare e facendogli suonare nelle orecchie concetti pieni, senza paura di sconvolgere e piuttosto – forse- con l’obiettivo di farlo. " . Si legge in chiusura all'articolo. 

Il linguaggio, di cosa è fatto? Di parole, e frasi, che insieme comunicano idee, pensieri, concetti, emozioni. Anche attraverso i modi di dire, sedimentati nei secoli, le frasi fatte, le parole-che-non-ti-ho-detto, le parole cartina di tornasole, le parole del referente assente .

IN BOCCA AL LUPO!





Mi pare che questa spiegazione inscritta nella foto, abbia un che di etologico che la rende molto condivisibile. La trovo molto bella, limpida, diretta, onesta, persino coraggiosa. Sembra come una finestra sulla lupinità libera, che finalmente abbiamo intenzione di cominciare a guardare, dalla giusta distanza (la distanza del rispetto dello spazio altrui, non la distanza della paura irriflessiva). Se l'augurio è vecchio, questa più recente motivazione gli ridona attualità, lo trasporta verso nuovi territori, abitati da diverse sensibilità, nuove aperture, diversi movimenti verso l'incontro dell'altro - infinite altre singolarità viventi. Anche quelle umane, gli umanimali.

L'armamentario delle spiegazioni che vengono da altre fonti riportate, appaiono invece molto di più come il riflesso di una chiusura oppositiva, di una esclusione: ci raccontano di realtà diverse - anche se a ben pensarci non così tanto, purtroppo (si pensi a Daniza, alle campagne di disinfestazione di nutrie, cinghiali, lupi, ricorrenti in varie Regioni italiane) - fatte di ostilità immediata nei confronti di qualsiasi altro animale.

Per prima cosa, occorre sapere che il significato scaramantico è comune a tutte le spiegazioni.

Una prima interpretazione vuole che la frase derivi dal linguaggio di pastori e allevatori per i quali il lupo era temuto più di tutti gli altri animali a causa della sua voracità per il bestiame del quale essi si occupavano.

Un'altra spiegazione, invece, deriva dai cacciatori che sopprimevano i lupi poiché ritenuti pericolosi per gli umani. In questo caso dire "in bocca al lupo" significava augurare "buona caccia".

 Sempre riguardante la caccia sarebbe la spiegazione dell'espressione secondo la quale chi andava a cacciare il lupo doveva avvicinarsi e quindi metaforicamente "mettersi nella bocca del lupo". A questo augurio avrebbe senso rispondere "crepi il lupo" poiché per affrontarlo ci voleva molto coraggio e fortuna.

 Altri ancora pensano che il detto derivi dal greco per assonanza ovvero: "prendi la retta via" e rispondere "la prenderò".

Un'ennesima interpretazione prende spunto dalla storia dell'origine di Roma: Romolo e Remo vennero salvati dalla lupa. Così, se qualcuno rivolge l'espressione all'altro, si augura fortuna. Anche se in questo caso la risposta "crepi" o "crepi il lupo" non avrebbe senso poiché l'animale sarebbe considerato "la salvezza".


Una spiegazione del termine ci è data, invece, dalla navigazione dove "la bocca del lupo" era la "lavagna" sulla quale si registravano i nomi degli uomini e delle merci portate a casa e quindi l'espressione avrebbe avuto il senso di una "buona navigazione".


L'Accademia della Crusca, parla di paure ataviche, di allegorie medievali del lupo, creatura malvagia, falsa, crudele - un ennesimo esempio della antropomorfizzazione simbolica in negativo operata a danno degli animali. In controluce, si intravede la funzione apotropaica della formula, poiché mettersi in bocca al lupo equivale a mettersi nel potere del "nimico" e dunque l'augurio diventa antifrastico, perché si spera in realtà il contrario di quel che viene apparentemente augurato. Così è, se vi piace.

Con tutte queste bocche, però, a me viene in mente - per associazione libera - la locuzione quasi intraducibile “Il faut bien manger” del filosofo Jacques Derrida.
La si traduce di solito in due modi contemporaneamente: "bisogna pur mangiare" e "bisogna ben mangiare". Il doppio senso, questo inafferrabile 'lost in traslation", rinvia al motivo etico fondamentale dell'ospitalità dell'Altro, tanto esaminata da Derrida.

Venire divorati dal lupo nel senso di venirne ospitati, accolti?
Potrebbe essere  quel che è accaduto quando il lupo e l'uomo si incontrarono e dalla loro unione nacque quel vivente che noi oggi conosciamo come il cane?
Il lupo ha divorato l'umano attraverso il cibo dell'umano: ha riconosciuto l'umano, lo ha riconosciuto come compagno suo pari, ha deciso di unire il proprio percorso di vita a quello dell'uomo?

Questi, sono solo pensieri in libertà, libere concatenazioni di suggestioni, un pretesto per l'augurio scaramantico mentre si approssima il cambio simbolico dell'anno.

Nel 2015, in bocca al lupo.
(si risponde: "Viva il lupo": ossia, "(ev)viva il lupo", ma anche "lunga vita al lupo".

martedì 18 novembre 2014

... e per i prossimi 365 giorni?

Dal post Tre minuti per raccontare una veglia



(Ri) cominciamo con i propositi - ché i ricordi son fermi lì, e mi piacerebbe e mi piacerà parlarne con calma... con lentezza - chissà.

Sono i propositi per il secondo giro della Confidenza Lenta. Ma il primo proposito è quello che la foto spiega meglio di mille parole.

Quindi: la continua ricerca di modi miei E di altri per pensare, parlare, scrivere, vedere di altranimali, in tutti i modi possibili. Per modi nuovi di con-vivere con loro  -anche alla fine vita e dopo la morte - per i modi di rispettarli; contro i maltrattamenti, le crudeltà antropocentriche erette a sistema e industria - da mostrare e far conoscere e comprendere.
Per cui, spero che ci saranno più persone e più amici che vorranno e/o potranno postare filmati e loro pensieri e interventi e testimonianze e racconti - qualsiasi contributo.

In questo spirito, da questa prospettiva, che è vitale e irrinunciabile - e che spero sortirà prossimi e futuri discorsi - ecco anche che mi piacerebbe scrivere-leggere:

Haiku e poesiam (anche per immagini o suoni)
Di post in giro per l'Europa (l'ispirazione dalle statistiche degli accessi)
Di post di libri (ho un'intera biblioteca di libranimali in attesa...)
Di post di fumetti
Di post di film

Più post scritti da amici
PIù interviste fatte a e da amici

Più post di cronaca delle cose che vado a vedere o sentire (festival,  fiere, conferenze: e questa sarebbe o potrebbe essere una 'pericolosa' deriva giornalistica, ma si sa, quel che uno impara a fare, poi prova volentieri a rifarlo)

Le cose 'rubate' da face book (sono o possono o potrebbero o potranno essere spunti per continuare a ragiionare siul come raccontare e raccontarci e sul perché farlo - gli altranimali - e a chi farlo, questo racconto)

Altre cose vorrebbero qui e ora essere scritte - ma attenderanno il loro momento ...

lunedì 17 novembre 2014

Una Confidenza lunga un anno



Oggi La Confidenza Lenta conta infine i suoi primi 365 giorni.
E' già una ricorrenza da festeggiare? Mi verrebbe da dire: perché no?
Grazie al blog, ho potuto iniziare a fare esperienze nuove e diverse, anche se tuttora con tempi non rapidi. 
Grazie al blog, mi sono venute nuove idee, ho potuto conoscere e conoscere un po' meglio alcune persone (umanimali e altranimali) che vale(va) di sicuro la pena di incontrare e conoscere, per scambiare e scambiarsi parole, idee, il mondo delle emozioni (per una unica occasione o magari per occasioni ripetute).

C'è tempo per i ricordi - per parlarne - e c'è tempo per gli sguardi sull'oltre futuro.

Per ora, dico a loro semplicemente e solo grazie e che sono contento e tutto sommato grato di essere qui a scrivere queste righe.
Insieme a loro e insieme agli altri che incontrerò, spero di scriverne ancora.

lunedì 20 ottobre 2014

Gioco di Naso

Domenica 19 ottobre 2014, Giochi di Relazione, PEC - foto di Mariastella Bonansea.




la prova della bustina di te!



Giochi di relazione, alla scoperta di divertenti giochi basati sul più importante dei sensi del cane: l'olfatto.


La strada del Canuomo è spesso fatta di giornate così. Naso-naso con un cane - uno della propria famiglia, come Lisa, ma anche no - mentre altri cani giocano, si rotolano e ci toccano.
E poi, giochi fatti insieme, alla riscoperta del naso canino, che crea per il cane un vero e proprio mondo, con una sua geografia, dettagliata, e una storia ricchissima di messaggi e di racconti.
Il cane ci ha scelto, quando i suoi e i nostri antenati condividevano spazi e foreste di un mondo per noi oggi praticamente impossibile da immaginare. In che senso ci ha scelto? Nel senso che i suoi antenati erano sì lupi, ma lupi con certe propensioni e un modo di elaborare pensieri che li ha spinti a cercare la comunicazione e la relazione e il contatto con i nostri antenati, così 'strani' ma anche così interessanti. Al punto da pensare che si poteva fare un poco di strada insieme...
E allora, mi chiedo, mentre sono sdraiato sul prato con loro: che non ci abbiano scelti perché 'a naso' riveliamo molte più cose che vale la pena approfondire di quelle che noi stessi mettiamo in essere, a partire dal nostro modo di fare o essere con gli stessi cani?

Maika e Chicco giocano


'discriminiamo' gli odori insieme!

PS
Mentre riguardavo i film di Sherlock Holmes - quelli con Robert Downey jr  e Jude Law - mi ha colpito il notare come spesso Sherlock si comporti come un cane, annusando, leccando e toccando tutte le prove, gli oggetti e gli indizi che incontra... E Sherlock Holmes è sinonimo di genialità ...

lunedì 4 agosto 2014

Vecchi cani

La copertina del libro




VECCHI CANI

Questo libro è un piccolo scrigno di microstorie con ritratti: una galleria di disegni di cani anziani, di vecchi cani, quelli decrepiti, o meno decrepiti. In bilico tra canino e umano.
Perché in bilico? E perché con l’umano?
Perché il cane è in simbiosi con gli umani da … sempre. E perché il cane sembra essere ancora capace di superare la barriera tra specie che l’umano a un certo punto ha deciso di erigere – convinto di proteggersi e di innalzarsi, in realtà solamente auto-recludendosi, insieme ai suoi propri spettri e alla sua ubris.
Il cane, invece, si sbilancia, (pro) pende verso l’umano e buca la barriera.
Meno male: perché l’umano che capisce che questo ‘foro’ è la sua salvezza, il ritorno a una vita che ritorna a ricordarsi delle verità insite nell’esistenza, fatte di corpi e di vicinanza, di momenti e di scambi, ritrova l’accesso a una esistenza tanto più ricca di capacità emotive.

Questi cani anziani, raccontano ciascuno una vita intera, distillata ormai in grande pazienza, saggezza e capacità di comprensione.
I cani anziani sono una “razza” a se stante, perché conservano del cane l’aspetto esteriore  - oltre a qualche forma di piacere e passatempo, legata ai piaceri del sonno e alle sorprese dell’olfatto – e aggiungono dell’umano – del “loro” umano specialmente – molti tratti di personalità, idiosincrasie, sfumature, linguaggi – riveduti e corretti dalla sensibilità e intelligenza canina e resi deliziosamente ineffabili.

Questo piccolo libro è anche un libro di donne – donne che disegnano e donne che raccontano, donne che adottano e donne che osservano.
Un piccolo bigino sul rispetto, la dignità e l’amore. Ancora troppo spesso non riconosciuti – se continuano ad esserci cani che a 12, 15 18 (!) anni di età vengono abbandonati in canile, da parenti insensibili e spietati, dopo che l’umana compagna del cane è defunta e non può più proteggere.

Ultimo esempio di tendenza reificante: gli animali – i cani – che si tengono solo finché utili, o divertenti o non dispendiosi; che si comprano da cuccioli e in allevamento – per avere le garanzie del "prodotto". Mentre ogni cane è un individuo, che è capace sempre di conoscere e riconoscere, di essere curioso e affettuoso e di accettare la sfida di ricominciare, per condurre il proprio cammino fino alla fine.

Chi accoglie, o continua ad accogliere un cane anziano, ha la fortuna - secondo me - di condivdere spazi e tempi con un individuo davvero speciale. 


 VECCHI CANI
 GIOVANNA DURÌ
 Euro 12,00
pagine 64
formato16X12 
Nuages Edizioni

mercoledì 7 maggio 2014

Vale più una immagine (8) - Prigioni disinnescate

"
Quadro di Hartmut Kiewert

Hartmut Kiewert è come un bambino che realizza le sue fantasie. Lui, infatti, gioca a quel gioco di libere associazioni della fantasia e dei sogni, capovolge e per fortuna stravolge e azzera tutte le regole mortifere, necrofile, della nostra società, ne distrugge i mezzi e i simboli e insieme a questi distrugge tutti i meccanismi oppressivi. Gli animali, di nuovo liberi, pacificamente vittoriosi, trionfano godendosi la loro presenza mentale e vitale tra boschi, prati,  senza più la paura dell'UOMO.
I vari luoghi vegetali vengono restituiti a loro stessi e sottratti alla morsa umana - della quale restano le rovine, le rovinose e rovinatrici macchine imprigionanti e uccisorie (in una estasi quasi ballardiana di gusto per la distruzione meccanica - percepita come uno scandaloso e osceno vilipendio nella nostra società). Sono - le macchine inerti e disinnescate, che siano autoarticolati del macello, o capannoni di allevamenti -  come vestigia di una civiltà scomparsa e incomprensibile nella sua determinata-meccanica azione onnivora-biovora - un Terminator-Leviatano.

"Facciamo che il camion che imprigiona i maiali che piangono perde l'equilibrio, esce di strada, va a sbattere contro un albero e non riparte più"
"Sì... però l'albero non si fa niente, solo il camion"
"Sì... e il camion si guida da solo, e perde l'equilibrio perché i maiali dietro piangono e lo distraggono"
"Sì, ma lui è cattivo, vuole correre lo stesso, ma finisce contro l'albero"
"Sì... e ... e allora tutte le porte del di dietro del camion si rompono, e i maiali escono tutti liberi e felici"
"Sì.... e si mettono a mangiare felici l'erba e le bacche del bosco sotto gli alberi"

I bambini sono capaci di vivere e mettere in scena le loro emozioni, coi giochi immaginativi. L'immaginazione è la loro azione - e per gli artisti è un po' la stessa cosa.
Allora penso al Kiewert emozionato come un bambino, fino alle lacrime e alla rabbia per la consapevolezza e la vista di Animali imprigionati e uccisi a migliaia, per di più con modalità che dissimulano la violenza, e nascondono l'Animale. 
Penso alla sua emozione che lo fa ribellare e gli fa realizzare le sue opere: atti di smascheramento, atti di liberazione immaginata, voluta, sperata, resa già reale e anticipata in un qui-e-ora che per il momento è ancora solo immagine artistica, ma che è già pronta a diventare condizione reale per la situazione di tutti gli individui animali, che già si ribellano e che sapranno cogliere la via di fuga e di vita e di libertà, così come ora colgono ogni micro-risorsa di resistenza allo schiacciamento dei loro corpi - fosse anche il suicidio, o la pazzia (ma è un tema su cui tornare, merita tutta l'attenzione). 
E allora, è un po' una cosa alla Sartre: l'emozione offre la via di fuga dell'immaginazione di una realtà nuova e diversa, e più bella secondo me: gli altri individui animali liberi e vivi. 
Ed è anche un po' una cosa alla Tolkien, con la sua 'fuga del prigioniero', cioè la fuga doverosa da una realtà che è inaccettabile e che deve venire rigettata e poi combattuta, per trasformarla, cambiarla, ricrearla.

Vale più una immagine (7) - Ombre

Foto di Britta Jaschinski

Le foto di Britta Jaschinski vanno a guardare gli animali che (a volte ci) guardano. Ma non solo.
Non solo ci guardano. Non solo gli Altrianimali vengono guardati, ma anche gli oggetti che gli umani inventano/escogitano/fabbricano/usano (o non usano più, o smettono di usare, o usano ancora troppe volte), quando con gli Altrianimali hanno a che fare. Ma va a fotografare anche gli umani stessi, in particolare quei certi umani che hanno fatto della loro vita una continua condizione di persecuzione e sfruttamento verso gli Altrianimali. Come ci appaiono questi umani? Di loro, nelle foto, vediamo solo pezzi, le parti di loro che agiscono sugli/contro gli Animali (le braccia, le mani, le gambe); la faccia, se si vede, ha poco di riconoscibile, nel senso di qualcosa che si vorrebbe riconoscere. Mi sembra un umano-altro-da-sé nel più deleterio dei modi, un umano che allo stesso tempo esplica tutto se stesso nelle azioni del dominio - cosa che di fatto per millenni ha saputo e voluto fare. Infatti, anche gli oggetti (le gabbie, le catene) 'vuote', sono come dei 'pezzi', dei prolungamenti, delle protesi di questi umani-dominatori, che usano questi oggetti per porsi ancor più separati dagli Animali, che pure toccano, con cui pure vengono in contatto - ma solo per renderli oggetti da sfruttare, spezzare. 
Le foto degli zoo sono una specie di terribile summa e sintesi di come l'umano ha concepito il rapporto con gli altranimali: ci sono gli Animali, coi loro sguardi a cui è stata sottratta a forza la luce della libertà; coi loro corpi, ai quali è stato tolta con la violenza, la possibilità di autodeterminazione e autonomia di espressione; poi ci sono alcuni umani, che a volte sono gli spettatori-clienti paganti-complici dei soggiogatori con cui condividono la specie di appartenenza  - e di loro non si vedono sguardi o espressioni, anche quando gli occhi sono visibili: è un vedere-senza-vedere, anche il loro sguardo si è spento, è del tutto introiettato sulla loro condizione di umano-sopra-la-bestia. Gli animali, girano in tondo, sbadigliano, proiettano le loro ombre; le ombre, che mi richiamano l'idea di Giordano Bruno delle ombre come la manifestazone doppia del reale, che continuamente (in)seguono, venendone anche deformate o confuse. Vien da pensare che gli animali diventano ombre - che allora è un altro modo di dire 'referente assente' - deformati e resi altra-cosa dalla continua azione della realtà artificiale escogitata dagli umani per rendereli di fatto oggetti immobili. Tuttavia, pur inscatolati dietro lastre di vetro e sempre visibili a chi passa davanti e li fotografa con il telefonino (aggiungendo, se ce ne fosse bisogno, un ulteriore filtro che si frappone come barriera), questi animali 'protestano', rifiutandosi di lasciarsi vedere in modo passivo, ma guardano con occhi di richiesta, esibiscono la loro noia, la loro frustrazione. 
Che cosa dovrebbero-potrebbero cogliere gli umani che li fotografano senza davvero vederli? Per loro, lo scatto col cellulare non è una foto a un Individuo Animale, ma il segno del loro essere (casualmente) passati lì davanti, un tag per appuntare un ricordo che svanisce nell'istante stesso dello scatto, perché non ha profondità, né pazienza, né riflessione, né rispetto. 
Meno male allora che loro stessi diventano 'oggetto', nelle foto dell'artista: di loro si vede il gesto - per me - detestabile di chi si fa agire dai suoi stessi oggetti (il cellulare, ma anche le gabbie, le pareti dello zoo tutto intero) e non capisce che una tigre annoiata dietro un vetro, NON è una tigre, ma un prigioniero spezzato.
Infine, mi accorgo che anche gli scatti fatti agli Animali liberi, sono riprese a esseri viventi che sfuggono, che diventano - di nuovo - ombre, o magari frame sfocati o sgranati. E come se - con la tecnica - ci mettessimo sempre nelle condizioni di non 'vedere' mai davvero l'Animale che ci sta di fronte, la cui individualità ci rimarrà sempre in ombra - cosa che purtroppo a molti continuerà a far paura (purtroppo, per gli Animali).

giovedì 13 febbraio 2014

Nessuno è perfetto... se non è un manichino

http://truthandcharity.net/wp-content/uploads/2013/12/pro-infirmis-embrace-300x221.jpg

NOTA. Alcuni anni fa, a una festa di San Silvestro, ho incontrato e fatto amicizia con una ragazza bellissima e affascinante: lei, ballava su una sedia a rotelle, aveva movimenti che poteva controllare poco, ma... I suoi occhi e il suo sorriso sono indimenticaili. (Oggi questa ragazza è sposata e lavora e viaggia nel suo Paese).
Questo video, scoperto grazie a Francesca Fugazzi, me l'ha riportata alla mente. (Giusto per non allontanarci troppo da - né trascurare ciò che viene chiamato-  Disabilità (qualsiasi cosa sia, e vedremo di pensarci su, a proposito).



NOTA AL VIDEO.
Pubblicato in data 02/dic/2013
Nel periodo dell'Avvento, la Bahnhofstrasse si presenta nella sua veste più fastosa e scintillante. Nelle vetrine di cinque negozi di moda, oggi spiccheranno tuttavia alcuni manichini particolari: riproduzioni in grandezza naturale di Jasmin Rechsteiner, Miss Handicap 2010, Alex Oberholzer, presentatore radiofonico e critico cinematografico, Urs Kolly, atleta, Nadja Schmid, blogger, ed Erwin Aljukic, attore.
Progetto dell'associazione Pro Infirmis

martedì 28 gennaio 2014

365 giorni della memoria

Scattata sabato 25 gennaio 2014
La Giornata della Memoria è finita da pochi minuti. Ci ho pensato tutto il giorno, poiché, anche senza cercarle o senza volerlo, mi sono capitate sotto gli occhi (su internet o dalle vetrine di una libreria) molte frasi e immagini e copertine di libri.

Alla fine, mi è venuta in mente questa immagine: un carro-rimorchio per bestiame (uso di proposito questa parola mercificante). Anche questo 'attrezzo dell'oppressione' mi è capitato davanti per caso, senza volerlo, senza che io lo cercassi.
Sabato pomeriggio 25 gennaio. io e i miei cani stavamo andando a fare una cosa bella per tutti e quattro, un bel pomeriggio in un bel prato, insieme ad altri cani e a persone che li amano e li rispettano e considerano il tempo passato con loro come occasione sempre ricca di emozioni e stati d'animo da imparare. Ma questa, è un'altra storia.
Fatto è che, a pochi chilometri da Novara, lungo la Statale 299, ho fatto una sosta tecnica, trovando parcheggio in questo spiazzo di un piccolo paesino a 10 chilometri dalla città.
E proprio lì, nello spiazzo, c'era, fermo e vuoto - questa imponente prigione su ruote. Pronta per essere riempita con altre vittime alla prima occasione. Proprio lì, all'improvviso, come nel film 'Duel'.
Non so perché, mi ha attratto il disegno regolare delle sue fiancate,  - tutte le linee che indicano porte, e serrande, e feritoie, e prese d'aria, e pedane. Tutto silenzioso, pulito, bianco e grigio chiaro. Anonimo.
La quintessenza del referente-assente, quello di "The Sexual Politics of Meat: a Feminist-Vegetarian Critical Theory", scritto nel 1990 da Carol J.Adams

Scattata sabato 25 gennaio 2014
Geometrie metalliche di intrappolamento, dei nostri giorni, così simili, per non dire identiche, ad analoghe geometrie-trappola di circa settanta anni fa. Non è difficile immaginare visi che fanno capolino da lassù, facce che si sporgono. Esattamente come oggi. 
Allo stesso modo, libro chiama libro: così mi viene in mente anche Roberta Kalechofsky, che problematizza il confronto tra Olocausto e ecatombe dei milioni di individui di altre specie animali, sterminate ogni giorno, nell'indifferenza-della-normalità, la più totale.

Vero è che la comparazione tra i due eventi, sembrerebbe rendere un cattivo servizio a entrambi: le vittime dell'Olocausto diventano solo metafore, gli altranimali dell'ecatombe-senza-fine, spariscono una volta di più, adombrati dal paragone che invece dovrebbe dar loro visibilità. (Così scrive Kalechofsky).

Intanto, però, tutti i giorni, milioni di questi esseri senzienti, vengono fatti nascere per poi venire uccisi, tutti i giorni. Senza fine. E senza Storia. Se non quella che reclamano per loro alcuni tra gli umanimali. (Perché è pur condivisibile quel che scrisse Isaac Bashevis Singer, che "tutti gli uomini sono nazisti per gli animali").
Perciò.
Occorrono 365 giorni della memoria - della denuncia, dell'esposizione alla consapevolezza.

domenica 12 gennaio 2014

I veterani della guerra psichica delle ostriche blu - e oltre...

fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

foto di

Vyacheslav Mishchenko


fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

Nei giorni scorsi, impossibilitato a scrivere, parlavo - scrivendo - tantissimo con altre blogger, e con persone sensibili al destino degli altri animali oltre che degli animali umani - o leggevo le note che scrivevano, trovandone tantissimi pensieri sui quali a mia volta riflettere.
Che la bomba esplosa tra le mani degli animalisti sia frutto di logiche strumentali e coercitive; e che non sia casuale: sembra ormai acclarato - per chiunque sia almeno un poco addentro i meccanismi della comunicazione di massa, della creazione del consenso, della contrapposizione di alterità artificiosamente costruite e contrapposte.
Queste sono le logiche di un autentico duello, e ci torneremo, per provare a disinnescarle - o almeno per togliere un'altra vitina al meccanismo.
Mi preme per prima cosa, invece, porre l'attenzione proprio sull'idea di alterità, intesa come separazione, come taglio, come scollamento (quindi qualcosa di opposto, per così dire, a quel che è invece la differenza, la diversità, la irriducibilità individuale, per quanto labile o effimera la si possa ritenere) e lo faccio con l'aiuto di una persona che scrive cose gentili e luminose, si chiama Francesca Fugazzi: "Se avessimo fin da subito evitato di produrre questa idea di scollamento tra noi uomini e tutto il resto, con tutte le sue implicazioni etiche, intellettuali e pratiche, oggi non ci troveremmo in questa catastrofica situazione dove l’uomo ha il predominio su tutto e il controllo su niente". Noi ammazziamo animali che neppure conosciamo, siamo i mandanti della loro uccisione, compiuta da umani altrettanto sconosciuti: "Una catena di anonimato che garantisce pance piene e coscienze silenti". Una catena che non si può spezzare usando solamente i discorsi che dovrebbero indurre all'empatia, all'amorevolezza, perché non tutti ne vengono toccati. Eppure sono discorsi fondamentali e irrinunciabili, e non bisogna smettere di farli, di ripeterli. Soprattutto alle nuove generazioni - e ci sono tanti modi per fare questi discorsi così indispensabili! "siamo disperatamente bisognosi di una generazione illuminata". Ma, ugualmente, "Non possiamo basare la nostra comunicazione su amore e pietà. E’ pericoloso, cammineremmo su un terreno sdrucciolevole.[...] dobbiamo renderci conto che l’amore e la pietà sono un plus, un bonus, soprattutto in un contesto dove l’amore è anche associato con la furia passionale che uccide (abbiamo le idee parecchio confuse su cosa siano l’amore e il rispetto)". Gli Altranimali, quindi  - e con loro la maggioranza degli umani - hanno bisogno di qualcosa di più solido di un amore che spesso si confonde con sentimenti e pulsioni per nulla altruistiche o empatiche: hanno bisogno del rispetto, rispetto del valore della loro individualità irriducibile. Perciò Francesca non si definisce animalista, che le sembra un termine troppo compromesso con un concetto disordinato di amore. Mentre invece, si sta parlando di etica e di rispetto, che prescrive di fare - o di non fare- delle cose, perché "l'alternativa non è percorribile". "Che l'animalismo sia un mezzo e non un fine. E che alla fine l'animalismo sparisca perché tutti sentiremo allo stesso modo". Mi piace il pensiero fresco di Francesca, che vedo consonare insieme a molte delle idee etiche in cui intravedo, dalla brevità della mia esperienza di esplorazione per conoscere, la vera chance per trovare le strade della trasformazione. "Ripuliamoci dalle etichette per creare menti ferme e chiare". 

fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

Il duello della comunicazione, si diceva. Con Rita Ciatti, si ragionava di come si tratti di un duello affilato, senza esclusione di alcuna strategia. Eppure, man mano che riesco a riprendere a scrivere, mi pare che per fortuna, siano molti i filoni tematici a nostra disposizione, per controbattere a quello che, a ben vedere, è un discorso unico, monotematico - ancorché, reso forte dall'ampiezza di risorse, che permettono l'accesso a mezzi di comunicazione massmediatici popolari come la tivvù e i giornali quotidiani. Di conseguenza, possiamo avere a disposizione molti sentieri da percorrere, per raggiungere quante più persone possibili - cercando di contrapporre creatività e comunicazione interattiva e capillare al messaggio-unico-totale-livellante di chi segue esclusivamente la logica del 'possesso', dell'utile, del 'prezzo'. Alcuni di questi sentieri - il valore fondante dell'etica, la cogenza dell'epistemologia riorientata rispetto e oltre all'umano, ad esempio -  forse, si intravedono appresso a questo post, già nelle parafrasi e nei commenti personali ai pensieri di molti impegnati a dar seguito alle istanze animali; sono parafrasi che ho fatto perché in primo luogo sento l'esigenza di chiarire e confermare queste linee concettuali a me medesimo, per cominciare (prima di volare, occorre imparare a star saldi sulle proprie gambe). Sempre che io sia riuscito a svolgere un buon lavoro. Siamo noi, i "veterani delle guerre psichiche", cantati dai Blue Oyster Cult.  Cosa possiamo cantare a nostra volta?
fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

fonte: Facebook from Internet, a disposizione per specificare l'autore

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"Io non ci sto a ballare al ritmo della loro musica (per loro intendo i pro-test e i media che gli vanno dietro), non ci sto a far passare in secondo piano le nostre valide argomentazioni per dare in pasto alla collettività un tifo da stadio di due fazioni contrapposte. Cerchiamo di non fare questo gioco. Se i pro-test sono arrivati a tanto, a usare le notizie sensazionalistiche, è perché evidentemente non hanno argomentazioni valide quanto le nostre, soprattutto sul piano etico. Teniamolo presente", così scrive Rita Ciatti, in una sua nota Fb. Se ne riporto uno stralcio, è perché la sottoscrivo in toto. E quante, e quanto valide siano le nostre argomentazioni, lo si può vedere anche in questi miei post. E anche perciò le ho riprese. Proprio la loro forza e la loro validità, è il motivo dell'attacco subito. I cittadini non devono accorgersi che gli 'animalisti' sono capaci di pensare, pongono domande fondamentali, propongono un'etica che è vitale anche per gli umani - gli Umanimali! I cittadini, devono vedere solo degli esaltati che odiano il genere umano e si battono per salvare maiali e topi, e urlano slogan violenti, e si vestono male, e mangiano strano, e hanno stranissime idee sui rapporti tra umani e tra umani e altri animali.
Noi dobbiamo - e possiamo - essere capaci di perforare questa spessa cortina di luoghi comuni in cui ci vogliono avvolgere. Possiamo - e dobbiamo - avere la consapevolezza di come ci facciamo conoscere, come se ci vedessimo dall'esterno - senza che ciò tolga un grammo alla nostra passione, al nostro dolore per le sofferenze inflitte agli altri animali, alla nostra ansia per loro. La nostra ansia urgente di fare qualcosa in loro aiuto deve guidarci nelle scelte di comunicazione - che è già azione - e di azione - quando è pratica, quando è attivismo, quando si configura come divulgazione, come racconto, come desiderio di empatia condiviso con i più ricettivi e sensibili - i bambini, come scrive Francesca.
Se i media mainstream non ci danno spazio, possiamo - e dobbiamo - usare altri media, altri canali, altri metodi.  Tra i tanti metodi - inventati per risvegliare le menti, per riaccendere le consapevolezze, per rincuorare l'empatia  - ho pensato alla musica. Musica come questa ninnananna

Esiste una musica 'animalista'? E può evolvere e arricchirsi di espressività ed espressioni? E quali messaggi - e come - può far arrivare?
Proverò a rispondere a questa domanda, ma intanto, sono convinto che tra le strade che noi possiamo usare, proprio la musica, l'arte, la poesia, intese come forme di comunicazione dirette e orientate all'empatia e alla condivisione, possono essere tra le più efficaci. Vanno a parlare direttamente alla mente e al cuore di chi ci sta davanti, lo interpellano in prima persona, gli fanno domande, lo accompagnano a scoprire e a prendere consapevolezza. Lo sollecitano e lo scuotono.  (- continua)


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