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lunedì 8 giugno 2020

Canis borjgali, ancora prima del primo lupo 1,8 mln anni fa - Tempo Profondo




Canis borjgali, così è stato chiamato il progenitore del lupo attuale. I suoi resti son stati individuati da un team internazionale - team internazionale coordinato da Saverio Bartolini Lucenti -  nel famoso sito georgiano di Dmanisi, Il nome, Canis borjgali, deriva dal nome del simbolo solare a sette raggi tipico del paese sulle rive del Mar Nero.

Edit: quelli in foto sono ovviamente lupi attuali: finora, non hai trovato ricostruzioni dell'aspetto di C.borjgali.


lunedì 1 giugno 2020

Vegan Meme - Conseguenze 2


30.000 anni fa - o un po' di più - ci siamo incontrati. Tutto è andato benissimo fino a 10.000 anni fa - più o meno.

sabato 18 aprile 2020

Quando arriva il richiamo della foresta



State per leggere alcuni brani del famoso libro "Il richiamo della foresta"  - nella edizione 'Biblioteca dei ragazzi' uscita in edicola nel 2005 su licenza del Gruppo Editoriale Giunti di Firenze.


venerdì 14 dicembre 2018

Lupi, lupo

lupi di notte sui monti Beschidi, nei pressi di Bielsko Biała in Slesia - Polonia

Il lupo...desiderio tremante di incontrarlo, immaginazione da bambino.
Col lupo, noi sapiens, siamo forse legati a filo doppio...
A proposito di rewilding, di corridoi, di spazi lasciati liberi dalla antropizzazione soffocante, del ripristino delle case-habitat di animali altri non umani, ti ritornano in mente le domande sulla nostra effettiva capaci-abilità-volontà di convivere e condividere spazi con animali liberi e selvatici - lasciando loro la piena libertà, in ogni sua possibile accezione: etica, etologica, ecologica. Ridando autodeterminazione, spirito e volontà al pianeta non umano.
La antropomorfizzazione planetaria è ha livelli di saturazione. 
?: Siamo capaci di trovare soluzioni che non diano più spazio alla ossessione mortifera e assassina dei cacciatori, che si autoproclamano come la unica soluzione - quando invece sono un problema. 
Se i lupi intorno all'abitato fanno notizia, (anche se dipende da come viene data la notizia, è vero),  forse dobbiamo ancora fare un bel sospiro, contare fino a 10, o magari 100 e ripensare a un po' di cose, a proposito dei nostri rapporti e modi di interagire con gli altri animali, per non parlare dei vegetali - oltre che a ripensarci, ripensare noi stessi, chi e come vogliamo essere.
Intanto, i lupi ululano.

i primi due video - su Wolf Conservation Center
il terzo video: Ululato lupo appenninico in natura - Foto-videotrappola IR Plus 110 gradi

lunedì 5 marzo 2018

giovedì 23 marzo 2017

Il lupo delle Valli Ticinesi

@ keystone

Da millenni, ormai, homo si è considerato separato dall'interezza degli altri viventi, si è ritagliato uno spazio solipsistico, sterilizzato e chiuso ermeticamente - soprattutto a livello di rappresentazione di se stessi e della realtà circostante. Una delle conseguenze - forse LA conseguenza, di sicuro tra le più gravi e foriere di catastrofi - è la reificazione degli esseri viventi, la cancellazione delle individualità, l'omologazione, livellamento, delle diversità. E, quindi, la loro (s)oppressione, l'aggressione che viene mossa nei loro confronti, quando sono inconsapevoli colpevoli della violazione di regole decise unilateralmente dagli umani, con pesante squilibrio della distribuzione dei vantaggi e delle (non)reciprocità. Tutto questo linguaggio difficile - che hai scoperto leggendo i testi di molti autori che se ne occupano - per dire che troppo spesso gli animali sono marchiati come 'invasori', 'minaccia', da 'eliminare', 'eradicare'. La pena - già di per sé decisione iniqua di inarrivabile prepotenza - è solo una: la morte.

Per esempio...

Questo bel lupo non ha un nome, ma solo una sigla. Non è più un individuo, ma un pezzo intercambiabile del modello astratto lupino. Il suo 'abbattimento' (una esecuzione col nome che le viene dato quando si parla di animali non umani) è stato deciso dalle massime autorità. Il DNA lo ha inchiodato: il lupo M è un 'predatore', che ha ucciso 32 volte. Trentadue vittime, non di un serial killer, ma di un cacciatore naturale che si è procurato cibo nel modo principale che conosce, in un ambiente che gli è ostile e che gli sta sempre più stretto, dove le risorse per lui sono sempre meno accessibili e abbondanti. Chi sono le sue vittime? Per le autorità, sono, in realtà, altre 'cose', a uso e consumo degli umani: sono 'capi di bestiame', sono 'animali da reddito': la loro vita non vale per se stessa o per loro, né è di loro proprietà. La loro vita è stata spossessata dagli umani, che mentre sembrano preoccuparsi della loro incolumità e sicurezza, si stanno in realtà preoccupando dei loro calcoli e profitti economici e commerciali.

In un susseguirsi dettagliatissimo di cifre, statistiche, elenchi e numerazioni (in questo senso, forse, nella burocratizzazione anodina del flusso della vita, del suoi mescolare insieme morte e sopravvivenza, cura e fuga, sta l'intrinseco 'nazismo' bashevis-singeriano delle società umane nei confronti degli alteranimali non umani), scopriamo che il lupo M ha superato la soglia massima consentita a un predatore in un mese, ed è perciò diventato un fuorilegge, un ladro, un rapinatore. Perché abbia compiuto così tante uccisioni, a nessuno interessa, così come interessa a nessuno della vita degli animali che ha ucciso. Quelle vite 'contano', - sono contabilizzate - solo in un bilancio di impresa. Sono dei segni meno, delle perdite, che vanno arginate per non intaccare il profitto.

La sua condanna a morte ha un nome: articolo 9bis dell'Ordinanza federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e uccelli selvatici (OCP) (vedere le parole 'caccia' e 'protezione' nella stessa frase, ti procura sempre una strana sgradevole vertigine, una sorta di labirintite).

Ci sarà la supervisione dei guardiacaccia.
Il lupo M deve riuscire a nascondersi per 60 giorni: dopo i quali, l'autorizzazione allo 'sparate a vista per uccidere' contro di lui, a quanto apre, perderà di validità...

domenica 28 dicembre 2014

Nel 2015: in bocca al lupo!


Le parole contano. la parola 'vegano', per esempio, è talmente 'aliena' da aver suscitato le paure e le reazioni difensive del sistema turboconsumistico nel quale trascorriamo quasi tutti i giorni della nostra vita.  Se una volta i vegani erano facilmente riconoscibili - perché pochi e agguerriti - e facilmente riconoscibile era la loro azione di opposizione a un sistema fondato su una violenza strutturale, oggi non è più così. I vegani sono stati assorbiti, sono stati confinati tra cucine, palestre e spa, il loro afflato etico è stato depontenziato, al punto che perfino tra gli stessi vegani (animalisti, antispecisti: sono altre etichette forse non depotenziate, ma mistificate) c'è in merito confusione. Oggi il vegano etico deve affrontare una nemesi interna assai insidiosa, il vegano consumatore, come lo inquadra il Laboratorio Antispecista , su Veganzetta. Il vegano consumatore è intrinsecamente egoista. E il senso di "disobbedienza civile" che si può attribuire all'essere vegani, viene completamente cancellato.

Che fare? Il vegano invece non deve smettere di essere aperto nei confronti dell'altro, altranimale o umanimale. Non deve abbandonare l'etica, né la politica.
"oggi dobbiamo reagire.
A partire dal linguaggio, sicuramente, tornando come dicevamo a parlare di Liberazione, quella con la L maiuscola, continuando caparbiamente a parlare con chi oggi forse in numero maggiore può ascoltare e facendogli suonare nelle orecchie concetti pieni, senza paura di sconvolgere e piuttosto – forse- con l’obiettivo di farlo. " . Si legge in chiusura all'articolo. 

Il linguaggio, di cosa è fatto? Di parole, e frasi, che insieme comunicano idee, pensieri, concetti, emozioni. Anche attraverso i modi di dire, sedimentati nei secoli, le frasi fatte, le parole-che-non-ti-ho-detto, le parole cartina di tornasole, le parole del referente assente .

IN BOCCA AL LUPO!





Mi pare che questa spiegazione inscritta nella foto, abbia un che di etologico che la rende molto condivisibile. La trovo molto bella, limpida, diretta, onesta, persino coraggiosa. Sembra come una finestra sulla lupinità libera, che finalmente abbiamo intenzione di cominciare a guardare, dalla giusta distanza (la distanza del rispetto dello spazio altrui, non la distanza della paura irriflessiva). Se l'augurio è vecchio, questa più recente motivazione gli ridona attualità, lo trasporta verso nuovi territori, abitati da diverse sensibilità, nuove aperture, diversi movimenti verso l'incontro dell'altro - infinite altre singolarità viventi. Anche quelle umane, gli umanimali.

L'armamentario delle spiegazioni che vengono da altre fonti riportate, appaiono invece molto di più come il riflesso di una chiusura oppositiva, di una esclusione: ci raccontano di realtà diverse - anche se a ben pensarci non così tanto, purtroppo (si pensi a Daniza, alle campagne di disinfestazione di nutrie, cinghiali, lupi, ricorrenti in varie Regioni italiane) - fatte di ostilità immediata nei confronti di qualsiasi altro animale.

Per prima cosa, occorre sapere che il significato scaramantico è comune a tutte le spiegazioni.

Una prima interpretazione vuole che la frase derivi dal linguaggio di pastori e allevatori per i quali il lupo era temuto più di tutti gli altri animali a causa della sua voracità per il bestiame del quale essi si occupavano.

Un'altra spiegazione, invece, deriva dai cacciatori che sopprimevano i lupi poiché ritenuti pericolosi per gli umani. In questo caso dire "in bocca al lupo" significava augurare "buona caccia".

 Sempre riguardante la caccia sarebbe la spiegazione dell'espressione secondo la quale chi andava a cacciare il lupo doveva avvicinarsi e quindi metaforicamente "mettersi nella bocca del lupo". A questo augurio avrebbe senso rispondere "crepi il lupo" poiché per affrontarlo ci voleva molto coraggio e fortuna.

 Altri ancora pensano che il detto derivi dal greco per assonanza ovvero: "prendi la retta via" e rispondere "la prenderò".

Un'ennesima interpretazione prende spunto dalla storia dell'origine di Roma: Romolo e Remo vennero salvati dalla lupa. Così, se qualcuno rivolge l'espressione all'altro, si augura fortuna. Anche se in questo caso la risposta "crepi" o "crepi il lupo" non avrebbe senso poiché l'animale sarebbe considerato "la salvezza".


Una spiegazione del termine ci è data, invece, dalla navigazione dove "la bocca del lupo" era la "lavagna" sulla quale si registravano i nomi degli uomini e delle merci portate a casa e quindi l'espressione avrebbe avuto il senso di una "buona navigazione".


L'Accademia della Crusca, parla di paure ataviche, di allegorie medievali del lupo, creatura malvagia, falsa, crudele - un ennesimo esempio della antropomorfizzazione simbolica in negativo operata a danno degli animali. In controluce, si intravede la funzione apotropaica della formula, poiché mettersi in bocca al lupo equivale a mettersi nel potere del "nimico" e dunque l'augurio diventa antifrastico, perché si spera in realtà il contrario di quel che viene apparentemente augurato. Così è, se vi piace.

Con tutte queste bocche, però, a me viene in mente - per associazione libera - la locuzione quasi intraducibile “Il faut bien manger” del filosofo Jacques Derrida.
La si traduce di solito in due modi contemporaneamente: "bisogna pur mangiare" e "bisogna ben mangiare". Il doppio senso, questo inafferrabile 'lost in traslation", rinvia al motivo etico fondamentale dell'ospitalità dell'Altro, tanto esaminata da Derrida.

Venire divorati dal lupo nel senso di venirne ospitati, accolti?
Potrebbe essere  quel che è accaduto quando il lupo e l'uomo si incontrarono e dalla loro unione nacque quel vivente che noi oggi conosciamo come il cane?
Il lupo ha divorato l'umano attraverso il cibo dell'umano: ha riconosciuto l'umano, lo ha riconosciuto come compagno suo pari, ha deciso di unire il proprio percorso di vita a quello dell'uomo?

Questi, sono solo pensieri in libertà, libere concatenazioni di suggestioni, un pretesto per l'augurio scaramantico mentre si approssima il cambio simbolico dell'anno.

Nel 2015, in bocca al lupo.
(si risponde: "Viva il lupo": ossia, "(ev)viva il lupo", ma anche "lunga vita al lupo".

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