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martedì 4 luglio 2017

Cani(le 3.0) on the Road

non manca nulla e nessuno, nemmeno Luca... (la foto è di Alessandra Pisicchio)


Ma che ci azzecca una foto così, in un post come questo.
Ci azzecca, perché ci sono orme, c'è un "1+1=infinito", c'è un cammino.
Cani e passi - fotografati - sono la vita di Luca Spennacchio
E canili. Ma canili diversi. Canili che non sono canili: canili che puntano a non dover più esistere - un giorno.
E che intanto, gestiscono questo sfaccettato 'qualcosa' che è il rapporto tra umani e cani (che è iniziato decine di migliaia di anni fa e che gli umani di recente hanno compromesso, rovinato, svilito, schiacciandolo sotto l'onnipresente logica del controllo e del dominio).
I canili di Luca -  e di tanti altri suoi colleghi, sodali e collaboratori, che condividono in primis la filosofia zooantropologica - sono canili dove il rapporto tra cani e umani si prova a ricostruirlo, con i materiali che sono rimasti - di solito dopo il saccheggio emotivo e fisico che qualche umano ha perpetrato su uno o più cani, in modi che spaziano dall'irresponsabile, all'idiota, al superficiale, fino al crudele.
Di solito, nei canili di Luca, questo rapporto ritrova effettivamente una sua ricostruzione: c'è una ripartenza. A tutto vantaggio del cane. E se qualche umano nuovo che passerà da quelle parti avrà la lungimiranza, l'umiltà e la fortuna di cogliere questa seconda occasione di poter vivere e fare esperienza con un cane vero e vivo, ecco che si potrà ancora parlare e pensare di speranza.

Da qui parte il nuovo progetto di Luca, e qui, lasci la parola a lui:

"Il progetto di CANILE 3.0 ON THE ROAD consiste sostanzialmente in un viaggio nei canili italiani alla scoperta dello stato dell'arte di questo particolare mondo. Dopo l'uscita e il successo del mio libro CANILE 3.0 Cani, persone e società (2016) ho deciso che per far conoscere la realtà dei canili a più persone possibili, soprattutto a quelle che non hanno alcuna idea di che mondo particolare sia quello, e a coloro che non se la sentono di andarci fisicamente (per ora), sarei dovuto tornarci io, armato di una telecamera e un microfono. Quello che intendo fare è mostrare i canili italiani da dentro, intervistare le persone che ci lavorano, conoscere i cani e la realtà che li circonda. Andrò la dove sarò invitato e mi sarà possibile. Sarà un lungo viaggio che cercherò di fare al meglio delle mie possibilità per raccontare ciò che mi sta a cuore e sollevare interesse su questo tema."


C'è un canale Youtube dedicato  questo progetto.






giovedì 10 novembre 2016

Diventare alla fine davvero umani




"Trovare il coraggio di fare, mettersi in gioco, mettersi in discussione; per capire che la nostra esperienza particolare e individuale fa parte di un insieme più grande". Dal canile al futuro di Uomo (se ci va di considerarlo), un cammino che può anche iniziare qui, secondo Luca Spennacchio. 
Questo post è la chicca che avevi detto di voler scrivere, nel post dove hai parlato della serata del Giardino di Quark per Canile 3.0.


Prima considerazione.
Il coraggio può senz'altro avere a che fare con la propria vita personale, quotidiana, nelle scelte che facciamo, nelle decisioni che prendiamo, nelle azioni che intraprendiamo  - e in tutto quello che, specularmente, non facciamo, né prendiamo, né intraprendiamo, per i più diversissimi motivi, alcuni buoni, altri meno, altri pessimi.
Se alzi l'asticella di un gradino più su, passando dall'individuale al sociale, ecco che trovi - potresti trovare - il canile, e il volontariato - per rimanere nello specifico. A questo livello, lo sai  bene, il coraggio è quello che ti serve non solo per  affrontare i dolori dei cani perseguitati che finiscono in canile, ma anche - e questo è paradossale, ma anche, sei convinto, molto, troppo umano - per gestire i litigi, le incapacità di collaborare che sono presenti anche nel volontariato - anche in questo volontariato, quello per i cani - poiché i volontari sono umani e - lo sai - se riunisci due o più umani a collaborare, prima o poi riusciranno a dividersi. Questa - che è una polverizzazione delle associazioni animaliste, sempre più piccole e inefficaci a ogni scissione successiva - è la causa della inconsistenza dell'animalismo italiano. Dice, Spennacchio, che "in Italia non esiste un movimento animalista": cioè, non esiste, non è visibile, una realtà unita e solidale, con le caratteristiche che deve avere un movimento. Questa situazione, va a danneggiare quelli che tutti dicono di voler aiutare: gli animali. Questa situazione va a compromettere la realtà del canile, che diventa  il luogo dove i cani vengono buttati via. E che invece deve, e può essere, diventare qualcosa d'altro.
E per ora, negli appunti che hai preso ascoltando Luca, questi concetti basilari, te li metti lì, da parte. Ché, adesso, arrivano gli effetti speciali della fantascienza. Con un carico di sogno e di visione che ti hanno davvero lasciato con i neuroni frizzanti che gettano ponti tra una miriade di idee che occupano il tuo cervello, dove vi sono arrivate in seguito a uno sproposito di letture disordinate e golose, legate alla filosofia, agli animali, ma non solo; anche, in effetti, alla poesia, alla fantascienza e molto altro.








Per la seconda considerazione, segui il discorso di Luca, e insieme a lui la prendi alla lontana.

(Ri) facciamo conoscenza con Alan Turing e con Philip K. Dick.
Alan Turing è quel matematico su cui hanno fatto un film e che - incidentalmente, tra le altre cose,  ha ipotizzato il test che porta il suo nome,  utile per capire se una macchina sia in grado di pensare.


Testi di Turing: tra questo...



... e questo, chi è quello originale?


Da questo concetto, si può dire derivino tutti i successivi computer della storia umana, fino al dispositivo su cui state leggendo queste righe. E derivano anche tutti i computer, AI e robot assortiti che popolano la fantascienza. Tra cui, quelli immaginati dallo scrittore Philip Kindred Dick, i cui racconti son sempre più realtà e saggio sociologico filosofico che 'semplice'(?) lettura d'evasione.
Del test di Turing esistono versioni più elaborate di quella conosciuta dai più (il giochino delle domande e risposte a una macchina che finge di essere umana) e ci sono anche, probabilmente, test più efficaci, come mettere alla prova  la capacità di leggere le espressioni dei volti,  o la capacità di dissimularle, come al poker.
O come il test di Voight-Kampff






Interessanti sono le domande del test, che è un test per misurare il livello di empatia: e per farlo misura le reazioni a descrizioni di sevizie o abusi o torture su animali o uso di animali morti e loro parti. Il test parte dal presupposto che gli androidi non sarebbero capaci di provare una vera emozione di empatia, ma solo di simularla, poiché - è una ipotesi tua - non condividerebbero con gli umani (e se è per questo nemmeno con gli altri animali), il corpo fatto di carne. Carrettate di filosofia in una pagina di libro - o in una sequenza di film di pochi minuti.
Perché gli umani spendono energie per creare oggetti artificiali come i robot, gli androidi, le AI? Perché, dopo che li hanno creati, inventano strategie per metterli alla prova? Perché, se diventano troppo simili agli umani, ne hanno paura


In Giappone ci sono dei robot che...





Una risposta, che è quella che ci propone anche Luca Spennacchio, è che gli umani hanno un fortissimo bisogno di comunicare - siamo una specie sociale. Un bisogno così forte da arrivare a crearsi dei surrogati artificiali, per soddisfarlo. Se poi, come nel romanzo di Dick, animali e piante sono pressoché scomparse e nessuno ne ha più esperienza nella vita di tutti i giorni (un  po' come accade già nelle nostre città...), si ricorre alla realtà virtuale.
Dice Luca, i bambini sono immersi nella realtà virtuale, vivono il mondo e fanno le loro esperienze sempre più col tramite di qualche dispositivo elettronico.Anche gli adulti, lo fanno. Si distaccano dalla realtà fisica in cui sono fisicamente calati. Con l'aiuto di robot, di Virtual Reality e di Intelligente Artificiali Emotive sempre più approssimate alla umanità, gli umani si costruiscono i loro mondi virtuali, su misura. Chi mi obbliga a uscire dal mio guscio virtuale, sempre bello, sempre accogliente, sempre emozionante? La comunicazione si avrà con una IA emotiva. la mescolanza tra virtualità e realtà sarà onnipresente, la realtà sarà meno reale della virtualità.

Questo è il momento del colpo di scena, del plot twist (se fossimo in un film di fantascienza, come stai fingendo che siamo).
"Nessuna macchina potrà ingannare un cane". Perché il cane sa chi è Uomo, a volte molto meglio di Uomo stesso, che si è dimenticato. Perché Cane vive con Uomo da sempre.
L'intelligenza emotiva del cane non è artificiale, ma è reale, viva. La sua abilità di empatia è elevata: non gli occorre simularla.
Cane, insieme a noi, saprà orientarci nel labirinto di dispositivi artificiali , per riguadagnare la realtà reale.
Di più: la comunicazione che Cane avrà con noi, sarà - di fatto, lo è già - così coinvolgente, da poter rispondere ai nostri bisogni in quel senso.  I cani hanno molte cose da dirci sul mondo.
Perciò, il canile così come è oggi, è sbagliato: perché butta via come rifiuti, le uniche creature che non ci mentiranno mai, e che sapranno sempre chi siamo, sapranno sempre riconoscerci, in mezzo a tutti gli androidi e i robot.

Theodore e Samantha, la IA premurosa


Dicevi prima che le parole di Luca hanno stimolato le tue sinapsi.
Di tuo, quindi, vuoi accennare qualche passo in più per proseguire questo percorso indicato dalle considerazioni di Luca.
Robot e intelligenze artificiali, dunque, modelleranno su di noi, uno per uno, diverse realtà virtuali. Potremo divenire loro succubi, oppure potremo sfruttare questa situazione mai avvenuta finora nella storia di Homo.

Ava, la IA curiosa


Forse i robot e le IA, ci ridaranno il tempo che molti lavori ci tolgono. Forse potremo avere questo tempo per imparare a vivere felici. Se ne saremo capaci, potremo riempire questo tempo liberato per mettere in azione davvero le nostre doti, invece che usarle per fare del male agli animali. Forse le macchine collaboreranno coi Cani. Forse le macchine ci renderanno accessibili i mezzi per diventare finalmente davvero umani, a fare davvero gli umani, a esserlo sul serio: animali capaci di cura e di compassione, non quello che siamo adesso.



lunedì 16 febbraio 2015

Portare le coperte al rifugio dei cani anziani


Quando occhi così ti guardano, nasi così ti scrutano, puoi scoprire di sentirti vacillare e allo stesso tempo di provare una capacità quasi smisurata di poter ricambiare, non solo per un istante, non solo con un altro sguardo, ma per momenti che diventano giorni e anche periodi più lunghi, in una continuità di 'buone pratiche' che finiscono col diventare continuità di vita.


Credo che si potrebbe parlare così della costanza di molti cosiddetti "volontari del canile" - un'espressione per molti aspetti abbastanza riduttiva e superficiale.
La costanza dell'avere pensieri animali sempre in testa, non è esclusiva di chi frequenta canili e rifugi per prestare la sua opera di lavoro e di assistenza (si può fare in vari modi, con varie competenze, ci sono dei corsi che aiutano a imparare come muoversi e agire in canile, a tutto vantaggio dei cani;  per chi vuole fare questo responsabilmente, è ovvio).

In questo post, però si parla - anche, soprattutto - di loro. Loro in quanto 'liberatori degli animali'.
Tra le forme di liberazione, c'è sicuramente l'azione, o la serie continuata e costante di azioni, che libera l'animale non umano dall'angoscia, dalla vergogna di essere debole o malato o anziano o ferito e quindi repellente, disgustoso, indesiderato, esposto, espulso. Le azioni che liberano dalla paura che paralizza, dal dolore che attanaglia, dall'insicurezza che inibisce e che fa svanire il cuore, la mente, le idee, la personalità, il sorriso e la voglia di giocare, di incontrare, di vivere, che molti animali hanno in somma misura - e che di sicuro i cani hanno in misura altissima.

I volontari - operatori di canile che si comportano in questo modo - che sanno e possono e vogliono compiere queste azioni - sono dei liberatori. E lo sono nel modo più diretto e consequenziale che si possa immaginare, lo sono nel quotidiano aprire i box, togliere le coperte, le lenzuola, le cucce, i materassi sporchi di fango, di polvere, di feci, di urina, lavare i pavimenti e risistemare panni puliti, lavati, asciutti; riempire le ciotole dell'acqua.
Lo sono quando fanno le coccole e salutano i cani e gli fanno i complimenti e sorridono rispondendo ai loro sorrisi fatti di sguardi e code e nasi presentati. Lo sono quando aiutano un cane anziano a ritornare nel suo box, dove lo aspettano materassi morbidi e asciutti e la lampada infrarossa che scalda, e la cuccia e un biscotto - e in questo aiuto se ne fregano di sporcarsi gli abiti di fango e le mani di cacca, perché han dovuto appoggiarle sotto il sedere dell'infermo.

Non c'è fatica morale nel far queste cose, a dispetto dell'impegno fisico pesante e protratto, al contrario: c'è una forza che risorge dentro, che riapre i sentimenti alla serenità e alla capacità di ridere e sorridere; che ricarica la determinazione nel continuare a far quello che si è appena concluso. Si può risentire questa forza serena perché si sta accarezzando una anziana cagnona, che dorme e respira rilassata, gli occhi chiusi e la nuca spinta contro la tua mano, che dorme come una bambina e si sente al sicuro, con le sue unghie lunghe, lucide e nere, e i suoi denti canini lunghi e doppi, e un passato ormai lontano di catena, botte, paura, che avevano fatto emergere solo abbai, latrati, ringhi. Il sorriso fiorisce, quando questa cagnona apre gli occhi, gira la testa quel tanto per guardarmi, senza perdere la posizione comoda al caldo sul palmo della mia mano che odora di carezze
In questi momenti, penso ai cani che ho amato e che non ci sono più; ma penso anche che questa cagnona e tutti i suoi compagni nel rifugio, in quel rifugio, dove ho potuto imparare tantissime cose sulla cura e l'accudimento (cose che fanno la fortuna e il significato di una vita), sono liberi, perché hanno la dignità, hanno la sicurezza, hanno la fiducia: tutti loro, ciascuno a modo suo, non mancano mai di notarti, di salutarti, di raggiungerti o di seguirti, di chiamarti. Non è come se fossero davvero in una casa, però hanno - è ciò che spero - ritrovato un branco.

Io (come Cicerone) ho i miei 'delenda Cartago': uno è 'i cani non si comprano, ma si adottano in canile'. Ne sono convinto con tenacia, l'esperienza ha rinforzato questa idea ferma e salda. 
Perciò, è chiaro che per un cane, il ritorno in una famiglia, sia la fortuna più bella che possa capitare - se la famiglia è quella giusta, concetto che occuperebbe un post intero. Specie se è un cane specialmente sensibile, o emotivo, o magari anziano o disabile, o disadattato. 
Ciò non toglie che se i rifugi fossero come quello dove oggi sono tornato a portare coperte, lenzuola, cuscini e copriletti per aiutare i cani anziani a superare anche questo inverno, nei loro box con la lampada infrarossa e il telo schermo paravento - se fossero come questo bel giardino per cani anziani e disabili, anche lo stare 'in canile', sarebbe qualcosa dal diverso significato rispetto all'oggi, e la prospettiva di trascorrere il resto della vita in un rifugio, equivarebbe semplicemente allo stare in una famiglia allargata e alternativa, una co-family, una co-house. Una situazione ideale quasi più unica che rara, per lo meno in molti contesti variamente locali in Italia. In questo luogo sempre più speciale c'è spazio e tempo per ciascuno e ciascuno può viversi i suoi tempi; e oggi ho scoperto che dopo il Ponte dell'Arcobaleno, per ciascuno di loro c'è lo spazio e il luogo per il ricordo, il rispetto oltre la vita coglibile coi nostri sensi e le niostre vibrazioni. L'ho scoperto oggi e mi ha commosso, ma ripensandoci, è semplicemente un logico e ulteriore passo avanti - e un passo in anticipo rispetto alla realtà locale di riferimento - che da quando è stato concepito, viene fatto in questo rifugio, lungo la strada del rispetto verso gli altri animali, un concetto che è molto chiaro alla persona che ha dato inizio a tutto questo, un pezzo alla volta.

In un quando che è un oggi in cui ancora troppe strutture sono paragonabili a lazzaretti, a ospedali.
(Per non parlare del carcere, per tacere dei canili lager, coperti da omertà e interessi, per non dire degli allevamenti abusivi, con le fattrici, perché così gli irresponsabili possono comprarsi il cucciolo di razza ma senza pagarlo troppo, ché un cane è pur sempre un cane e non bisogna esagerare).

venerdì 14 novembre 2014

Una prima novità nel blog

Luca al lavoro - foto di Samantha Danieli, courtesy from Luca Spennacchio


Fra pochi giorni il blog accenderà la sua prima candelina.
L'occasione spero mi porterà a fare un qualche piccolo post festoso e magari a pensare a una lista di buoni propositi per il secondo anno.

Una piccola novità intanto l'ho già inserita, e magari ne tenterò altre, benché non intenda di certo rivoltare da cima a fondo tutto il blog.

Però a questa piccola novità ci tenevo: ho cambiato infatti l'immagine del profilo, che adesso è decisamente più rappresentativa oltre che più bella.

La foto è stata fatta da Luca Spennacchio, che vedete nella foto qui sopra.
Le nostre rispettive foto raccontano molto di noi: di Luca, infatti, si può capire subito come lui sia una persona assai coinvolta dai cani e dalla fotografia. Con Luca ho potuto scrivere cose interessantissime sull'universo dei cani, ma anche sul teatro e sulla comunicazione

La foto che ha fatto a me, e che mi ritrae con Stella e Lisa, è stata fatta nell'ambito del progetto dei suoi 'Ritratti Italiani': si tratta di un progetto fotografico che intende descrivere, attraverso il ritratto, le persone e i loro cani nell’Italia di oggi. Il focus è il millenario rapporto tra l’uomo e gli animali non-umani nell’era moderna, di cui certamente il cane è il portavoce elitario.

Ho partecipato con grande piacere, mi sono sentito coinvolto e ho potuto ammirare la bellezza dei miei cani e dei cani e di molte delle persone - tantissime, in tutta Italia - che hanno posato per questa idea bellissima, ottimista e profonda allo stesso tempo, come è tutto quello che fa Luca nella sua vita.



martedì 25 marzo 2014

Mondi infiniti intorno al Cane - Intervista a Luca Spennacchio



  
Luca al lavoro - foto di Samantha Danieli, courtesy from Luca Spennacchio
Non vedevo l'ora di intervistare Luca Spennacchio, che incontrai per la prima volta mi pare intorno al 2008, in occasione di una conferenza, esperienza che poi ho ripetuto in tutte le occasioni che son riuscito a cogliere, con grande piacere.Sentire parlare Luca Spennacchio di cani e di umani è infatti un 'qualcosa' che vale sempre la pena, è emozionante e istruttiva al tempo stesso: dopo,  non potrete pensare ai cani nello stesso modo di prima. Anche leggere le sue parole fa lo stesso effetto! (Luca è anche autore di uno splendido libro di racconti che narrano storie di uomini e di cani insieme). Buona lettura! (PS, le sottolineature all'interno delle risposte, sono mie).

LUCA, TU SEI FOTOGRAFO, SCRITTORE, EDUCATORE, DIVULGATORE. CHI E' VENUTO PRIMA DI QUESTI LUCA COSI' CREATIVI E COMUNQUE SEMPRE ORIENTATI ALL'ANIMALE, SPECIALMENTE AL CANE?

Prima di tutto è arrivata la passione per i cani, e devo ringraziare mio padre per questo, non tanto perché lui sia mai stato un esperto, nel senso stretto della parola, ma perché fin da quando ero piccolo mi raccontava con grande affetto dei cani di cui si era occupato nella sua infanzia. Sono cresciuto con questi cani “mitici” negli occhi. In realtà la mia passione per gli animali più in generale risale ad un tempo di cui io  stesso non ho memoria. Mia madre mi racconta di quando all’età di due o tre anni, e non sapevo ancora parlare molto bene, mi misi ad inveire furioso contro un cacciatore dopo aver sentito uno sparo in lontananza nelle campagne. Farfugliavo con rabbia qualcosa sul fatto che uccideva gli uccellini.
Comunque, all’età di tredici anni, grazie all’incontro con un cane, io venni a conoscenza dell’esistenza dei canili. Abitavo allora nella bassa  bergamasca e a pochi chilometri da casa mia ve ne era uno. Inizia così la mia storia con i cani. Il giorno che vi entrai per la prima volta, si può dire, ha segnato tutta la mia vita futura, sia come persona che come professionista.
La scrittura e la fotografia sono altri canali di comunicazione verso i quali mi sento attratto e mi consentono di portare avanti un certo discorso. Completano il mio bisogno di condivisione e comunicazione in forme differenti dal fare una lezione ad un corso o tenere una conferenza, che sono il mio principale lavoro da quindici anni a questa parte.


CANI E UMANI, SI PUO' DIRE CHE SI SIANO FORMATI INSIEME, IN UN MUTUO RAPPORTO DI SIMBIOSI CHE RISALE AI PERIODI DEL NEOLITICO (CORREGGIMI SE SBAGLIO). NELLA NOSTRA SOCIETA', TUTTAVIA, QUESTA SIMBIOSI SEMBRA PERDUTA, DIMENTICATA. FACCIO ANCHE L'IPOTESI CHE DA PARTE DEGLI UMANI CI SIA UNA VOLONTARIA RIMOZIONE DI QUESTA STRETTA VICINANZA, PERCHE' PONE DI FRONTE A DOVERI  E A MODI DI RELAZIONARSI CON L'INTERA ANIMALITA', A PARTIRE DAL CANE, CHE FORSE AI PIU' FA PAURA, PER QUEL CHE IMPLICA. COSA NE PENSI? 

Questa domanda richiederebbe una risposta molto lunga. Cominciamo col dire che la strada che vede uomo e cane affiancati inizia molte migliaia di anni prima del neolitico, 10, 12mila anni fa. Da studi di comparazione del mtDNA (mt sta per mitocondriale) di cani moderni e lupi grigi (i progenitori unici del cane domestico) le equipe del dott. Vilà e del dott. Wayne, genetisti statunitensi, hanno rilevato che la separazione tra questi due animali risale a ben 100/130mila anni fa, praticamente all’alba della nostra stessa specie.Ora, se il cane è il frutto dell’incontro tra lupo e uomo - e dico ‘se’ perché per quanto ne sappiamo l’uomo potrebbe aver incontrato già il cane e non domesticato il lupo -, ciò significa che non è mai esistita umanità così come la conosciamo che abbia vissuto senza il cane.
Ma veniamo alla seconda parte della domanda relativa alla società odierna e al rapporto con il cane. Posso azzardare che i motivi per cui all’apparenza la società abbia preso una deriva zoointollerante e/o zoofobica siano molto recenti e originino dalla scarsa consuetudine alla vita con gli animali stessi. Ciò che non è consueto è sconosciuto; ciò che è sconosciuto rende nervosi, preoccupati e ci può spaventare. Inoltre, una scarsa socializzazione con gli animali altri da noi ci rende per lo più impacciati negli approcci, rigidi e poco disponibili al ‘dialogo’ con l’altro.
Però c’è da dire che nella storia dell’umanità non ci sono mai stati così tanti cani come ce ne sono oggi. Ovviamente questo ha dei pro e dei contro, ma guardando con l’occhio di un etologo non si può dire altro che la specie Canis familiaris sia una specie di grande successo, per esempio rispetto al Canis lupus, suo progenitore, che invece è sempre sull’orlo dell’estinzione, principalmente a causa dell’uomo, ovviamente. Se ora volessimo affrontare invece la questione lasciata in sospeso, e cioè il perché di questa scarsa consuetudine con gli animali, dovremmo affrontare un ambito culturale molto vasto e riflettere sui drastici e rapidissimi cambiamenti avvenuti nella nostra società occidentale negli ultimi anni: parlo di economia, industrializzazione, consumismo e frenesia del quotidiano che, in modo molto allarmante, hanno reso, al giorno d’oggi, complicato persino crescere un figlio. Non abbiamo il tempo nemmeno per noi stessi, figuriamoci per un cane.


PARLIAMO DEL TUO PROGETTO DEI RITRATTI ITALIANI: CANI E I LORO UMANI INSIEME. INNANZITUTTO, QUALI LE SUE FINALITA' IMMEDIATE? E GLI SCOPI OPERATIVI? CI SONO DEI COLLABORATORI? CI SARANNO DEI BENEFICIARI? 

Il mio è un progetto che ha avuto inizio l’anno scorso e probabilmente durerà per molto tempo ancora. Nelle mie intenzione infatti c’è di continuare a fotografare persone e cani, compagni di specie differenti, per testimoniare e documentare la relazione che, iniziata molte migliaia di anni fa, esiste e persiste tutt’oggi.
Il primo beneficiario di questo progetto sono io stesso. Con il mio lavoro sono spesso a contatto con ambienti molto provanti dal punto di vista emotivo, sopratutto quando ci si scontra con rigidità culturali che sono spesso fonte di sofferenza per i cani. Le persone che vogliono essere ritratte da me con il loro compagno canino testimoniano  l’importanza della loro relazione. Sono orgogliosi di mostrarsi al fianco dei loro beniamini ed è palpabile, almeno per me, l’energia positiva che c’è tra loro, per lo meno in quel momento. Momento che io voglio congelare nel tempo con uno scatto fotografico. Cerco di rendere una testimonianza di questa storia magnifica che lega in quel preciso istante due individui di specie così diversa i cui antenati hanno camminato per secoli e secoli nel mondo. Io ho bisogno di quella energia positiva e così, di fatto, colleziono questi istanti. Chiedo alle persone davanti all’obbiettivo di non sorridere, di essere seri o quantomeno avere un’espressione neutra, e lo faccio perché la relazione con il tuo cane è qualcosa di veramente importante e serio e perché il progetto, in qualche modo, vuole anche essere una denuncia contro il maltrattamento e l’abbandono.
Obbiettivo del progetto è creare interesse verso i cani in generale ma ancor più verso quelli che aspettano nei canili una nuova famiglia, infatti la maggior parte delle sessioni di shooting organizzate fino ad ora si sono svolte  all’interno di canili o centri affiliati ad essi. Ciò ha consentito di raccogliere offerte per la struttura che di volta in volta mi ha ospitato in cambio di stampe fotografiche, ma non solo. L’evento è in sé un potenziale catalizzatore di attenzione in favore dei canili, sia nella giornata stessa di scatti fotografici, che in seguito, attraverso i social network dove pubblico le foto scattate (per es su Facebook.).
La mia intenzione è anche di riuscire a fare di tutto ciò un libro fotografico messo in vendita per poi finanziare progetti nei canili e altre iniziative culturali, ma per ora questo passo non è molto vicino né di facile realizzazione.

Attualmente per questo progetto non ho collaboratori fissi. Mi avvalgo di colleghi educatori cinofili, oppure di assistenti improvvisati che si rendono disponibili con entusiasmo in loco per darmi una mano nel gestire la sessione fotografica, che sovente si rivela essere molto faticosa ed impegnativa un po’ per tutti. Quindi approfitto qui per ringraziare tutti quelli che mi hanno sostenuto, e mi sosterranno, nel progetto.


DA QUALI INTERROGATIVI O OSSERVAZIONI E' NATO IL PROGETTO? NOI GUARDIAMO GLI ANIMALI, I CANI. MA I CANI GUARDANO NOI, RISPONDONO AI NOSTRI SGUARDI, MA FANNO ANCHE DI PIU': CI PONGONO DOMANDE, FANNO RICHIESTE, TENTANO UN DIALOGO, UN RAPPORTO. COME APPARE TUTTO CIO' SUL SET FOTOGRAFICO E PIU' IN GENERALE CHE COSA NE PENSI?

LA TUA CREATIVITA' TROVA UNA ISPIRAZIONE PORTENTOSA DALLA VICINANZA COI CANI. PENSO INNANZITUTTO AI TUOI POETICI RACCONTI, MOLTO EVOCATIVI. TU SPESSO DICI CHE VIVERE CON UNO O PIU' CANI, CAMBIA LA VITA, IN MEGLIO. CI SPIEGHI COME? 

Spesso dico che vivere con un cane, o più, cambia la vita… non necessariamente in meglio. Mi spiego. Se una persona intende adottare/comprare un cane deve essere anche disposta a cambiare qualcosa nella sua vita. Deve sapere che la sua vita non potrà più essere come prima. Si cambia in meglio quando si accetta la nuova sfida che la vita con il cane ci pone davanti. Cambia in peggio quando non vi è alcuna disposizione a cambiare qualcosa nella propria esistenza. Ciò si traduce in problemi che presto divengono insormontabili - almeno per colui che li vive direttamente - e l’epilogo è spesso tragico, sopratutto per il cane. Questo accade a circa trecentocinquantamila cani l’anno. E’ una considerazione lapalissiana, ma: vivere con un cane non è come vivere senza un cane.
Quando invece ci si apre e si accetta l’avventura le possibilità di sviluppo sono realmente infinite, ecco perché il mio libro si intitola “Uno+uno=infinito”. Potrei raccontare migliaia di storie di persone che hanno stravolto la loro vita seguendo le sfide proposte loro dai loro compagni a quattro zampe. Per esempio, la maggior parte delle persone che decidono di affrontare un percorso formativo come una scuola per educatori cinofili prima di avere un cane non sapevano nemmeno che esistesse un mondo di conoscenze, di studio, di divertimento intorno al cane stesso. Non pensavano mai che un giorno sarebbero diventati dei professionisti della relazione con il cane. Tutto è iniziato con un cane, magari trovato per strada durante una vacanza all’estero. Ma, veramente, gli esempi potrebbero essere infiniti.
Il bello è che non si può affatto sapere prima dove ti porterà una nuova relazione. L’esito non è affatto prevedibile. Moltissime persone commettono l’errore di prendere un cane decisi a fare un certo percorso a tutti costi, un po’ come prendere una moto per andare a fare le gare nel Moto GP. Ma il cane è un individuo, non una cosa, non è un modello di macchina al quale puoi a-priori assegnare un destino. Molti però lo fanno. La maggior parte di coloro che commettono questo errore non entrano mai in relazione con il cane. La relazione è di fatto un dialogo, cioè uno scambio tra due individui a livello profondo, quello che fanno queste persone è, essenzialmente, un monologo. Non ascoltano. Non vedono. Sanno solo quello che vogliono loro stessi. L’illusione che tutto vada veramente bene può durare anche per tutta la vita del cane. Quando invece non dura - l’illusione, intendo - c’è la delusione. E allora ecco lo scaricare le colpe sul cane, magari perché si pensa essere un ‘modello’ sbagliato di cane per fare quello che si voleva fare; oppure che sia il ‘modello’ giusto che però funziona male. Ha qualche ‘difetto di fabbrica’ e non ci consente di raggiungere la vetta delle nostre aspirazioni. In tal caso non vi è nessun cambiamento, ma solo una tragica convivenza che porta ad una tragica fine.
L’uomo ha il dono di avere una grande intelligenza che lo rende capace di fare infinite scoperte imparando dal mondo che lo circonda. Ha la possibilità di scoprire aspetti del mondo guardando attraverso i sensi di un compagno diverso da sé, che altrimenti non potrebbe mai scorgere. Tutto ciò sta alla base della grande creatività dell’uomo, e il cane è uno sprone continuo a tutto questo.
Quando entriamo veramente in relazione con i cani comprendiamo che hanno più cose loro da dire a noi riguardo al mondo di quante noi si possa dirne loro. Ci basta solo ascoltarli e vedere dove ci possono portare, ma tutto ciò richiede di mettersi in gioco, di sforzarsi un po’, per uscire da una naturale visione antropocentrica del mondo.


PER FINIRE, HAI PROGETTI FUTURI? TI VA DI ACCENNARLI?  
Progetti ne ho molti. In questo momento sto scrivendo due libri, di cui però per ora non voglio parlarne molto. Mi limito a dire che uno è un testo tendenzialmente ‘tecnico’, diciamo pure un manuale relativo al mio lavoro con i cani. L’altro è invece un progetto più ambizioso. E’ un libro che racconta una storia vera, la storia di una fantastica relazione di una persona con un cane che la cambiò profondamente, senza dubbio salvandole la vita in molteplici modi. Il primo libro sarà terminato tra non molto, l’altro è un discorso diverso. Scrivere un romanzo è scalare una montagna ripida e bisognerà vedere se ne avrò il fiato.
Poi c’è Cinantropia®. Questa più che un progetto è ormai una realtà nata dall’incontro con Alessandro Preti e, di fatto, è un altro modo per comunicare,  questa volta attraverso immagini in movimento, sopratutto. Ovviamente non ci si occupa solo di produzione video strettamente legate ai cani o altri animali: Cinantropia® è progettazione, produzione e post-produzione di video, commerciali e non, ad alto livello. Il sito  www.cinantropia.it è di prossima pubblicazione insieme con una pagina facebook ad esso collegata.
Poi, naturalmente, c’è la Scuola C.Re.A., di cui sono uno dei fondatori nonché docente, che è un costante impegno costellato di iniziative formative in continuo divenire.

CONOSCI PER ESEMPIO L'INIZIATIVA DEL YELLOW DOG PROJECT?

LA LOCANDINA IN ITALIANO del progetto Internazionale 'YellowDog'


Sì. Credo che sia molto importante che le persone si rendano conto che i cani non sono tutti uguali e che ognuno ha il suo carattere, la sua storia e le sue opinioni sulle cose del mondo. Mettere un fiocco giallo per chiedere cortesemente di rispettare tutto ciò mi sembra un’ottima idea: semplice, efficace e di facile realizzazione.


COSA NE PENSI DELL'INIZIATIVA DEI CANI DI CANILE CHE VANNO A PASSEGGIO COL GUINZAGLIO CHE SIMULA UN 'PADRONE INVISIBILE' ['Invisible Owner' N.d.B.], REALIZZATO DI RECENTE IN MESSICO?

Ho visto quel video e anche quello in cui a dei cani randagi veniva legato un palloncino colorato al collare [titolo: 'Soy Aqui', in Cile, N.d.B.] e li ho trovati veramente commoventi. Un’idea molto efficace per portare l’attenzione su quei cani che da ‘invisibili’ sono diventati il focus dell’attenzione di tutti i passanti. Ad un tratto - si vede nel video -  una persona si è chinata vicino ad uno di quei cani scodinzolanti con il palloncino per farsi fotografare. La cosa mi ha toccato molto. Credo che iniziative come queste, che suscitino emozioni positive, siano geniali. E’ questa la strada da percorrere, non il grigio pietismo che ha caratterizzato l’approccio zoofilo degli ultimi anni. Vivere con un cane è un’esperienza magnifica, questo dovrebbe essere il movente che spinge le persone ad andare in un canile per adottare un cane. Essenzialmente per fare del bene a sé stessi attraverso la relazione con il cane.


  


 


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