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lunedì 26 giugno 2017

I pappagalli vivono in grandi gruppi. Animali Felici Vs Animali Infelici (Il Gioco dell'Oculista)

Quanti colori, tutti in gruppo, e il verde sullo sfondo, qui...


... qui una scatola grigia e bianca, tutti soli i colori, intristiti...

Torna la coppia di immagini. Stessi animali, situazioni opposte. 
Di nuovo, il gioco dell'oculista, per allenare i propri occhi etici. Indossate le lenti opportune, e ascoltate il vostro stato d'animo, cercate di capire che cosa provate e cosa vi stanno dicendo le vostre sensazioni. Non mentite a voi stessi, però. 


Questi quattro pappagalli - come molti forse tutti  i pappagalli - amano vivere in grandi gruppi, dentro i quali gli individui comunicano tra loro senza sosta, con la voce, coi colori e coi movimenti delle piume e del corpo. Si formano amicizie, si formano coppie, ci sono amori, ci sono cure per i nuovi nati.  L'albero che fa da casa allo stormo, è un vitale condominio multicolore e multisuono.

Il pappagallo nella stanza è stato ripreso in uno zoo canadese nel 2008 dalla celebre fotoreporter JoAnne McArthur
La riflessione che ne fa Zoout è notevole: "Gli uccelli, come è ovvio, subiscono necessariamente una terribile privazione. Volare, nel migliore dei casi, gli è consentito solo per brevi tratti. Nonostante questo, molte persone non percepiscono questa negazione e in effetti sono ancora molti coloro che detengono in casa, in piccole gabbie, uccelli utilizzati per compagnia. Nel corso delle nostre ricerche abbiamo conosciuto molte storie, ma nessuno ci ha mai parlato dei volatili. Volatili che sembrano relegati non solo ai margini dello zoo, visto che sono considerati tra i meno interessanti, ma anche a quelli della vita stessa, quasi si fosse stabilito che non bastasse prendergli il volo, che bisognasse prendergli tutto..."

Voi, che paio di occhiali preferite? Quale dei due volete indossare?




venerdì 24 marzo 2017

Agnellini pasquali. Tanti davanti agli occhi (il gioco dell'oculista)

Arriva la Pasqua. Più festosa e compassionevole così...



... o così?

Meno di un mese ci separa dalla Pasqua dei cristiani. Nell'uovo di cioccolato fondente, ti piacerebbe trovare una versione in tema del gioco dell'oculista.

Ricordi in breve che il gioco dell'oculista è fatto per gli occhi etici che eventualmente ciascuno di noi dovrebbe avere, e accertarsi se hanno bisogno di occhiali, o di fare esercizio per riaprirsi e focalizzarsi meglio sulle realtà da vedere. Per scoprire, con pochi semplici esercizi, quale immagine ci piace di più - e cercare di capirne il perché.

Qui possiamo vedere tanti agnellini. Sono sempre bianchi e riccioluti. Nella prima immagine, i loro riccioli minuscoli si intrecciano coi fili dell'erba verde. Nella seconda immagine, il vento che soffia per aria, non piega le dure sbarre, che sono grigio-bianche e contro le quali i ricciolini lanosi possono solo rimanere impigliati. Mentre gli agnellini, che sono stati separati dalla mamma quasi subito dopo la nascita, vengono ora fatti salire sull'enorme tir diretto al mattatoio. Hanno poche settimane di vita.







sabato 14 gennaio 2017

Inverno, Cavalli e rodei - Animali Felici vs Animali Infelici (Il gioco dell'oculista)

Meglio così? ...


... o meglio così?


Una coppia di immagini: il cavallo è al centro dell'attenzione (nostra e del fotografo).
Due o tre cose saltano agli occhi, in questo nuovo appuntamento con l'oculista: che l'inverno non è una cosa così terribile; che la serenità e la felicità possono sovrapporsi, in determinate situazioni; che non sempre una festa è divertente per tutti (né meriterebbe il nome di festa).  Ma ne salterebbero agli occhi anche molte altre. Tu, alcune le hai viste. Voi, quali vedete?

venerdì 23 dicembre 2016

Da lontano si apprezza meglio - Un'altra chiacchierata con Marco Colombo



Giovane. Scrupoloso. Super attrezzato di tecnologia, per osservare gli animali senza venire scorto da loro (quindi, senza disturbarli). Le sue immagini, ti sembrano specialmente belle: il risultato artistico esemplare per scoprire la vita di ogni giorno di altranimali lontani dall'uomo. Sono scorci di animali felici, un ideale punto di partenza per pensare queldiscorso su 'come' vedere gli altri animali.

Con Marco, in occasione dell'uscita del suo libro più recente, hai fatto questa chiacchierata on line: è la terza occasione in questo blog (in più, c'è pure una foto che hai potuto usare come 'cartolina di Natale', qualche Natale fa).

Buona lettura!



1-PER PRIMA COSA, UNO SGUARDO AL TUO RECENTE PASSATO, PER RIALLACCIARE LE FILA. HAI AVUTO DEI PREMI, HAI FATTO DEI CORSI, SEI STATO NELLE SCUOLE, HAI IMPLEMENTATO LA TUA TECNICA E TECNOLOGIA, HAI FATTO NUOVE ESPERIENZE...?


Il lavoro di naturalista richiede dedizione in diversi ambiti; io in particolare mi sono dedicato alla fotografia, per lavorare al mio ultimo libro; ho poi tenuto conferenze, corsi e workshop vari, nonché lezioni nelle scuole in termini di educazione ambientale. Alcune mie foto hanno ricevuto quest’anno vari premi, tra tutti il primo di categoria al Wildlife Photographer of the Year 2016 con uno scatto di testuggine palustre europea in Sardegna
  
2-COME E' NATA L'IDEA PER QUESTO LIBRO?


I tesori del fiume è un libro legato agli ambienti di acqua dolce italiani: fiumi, laghi, ruscelli, stagni, torrenti, lagune, pozze sotterranee. Si tratta di un ecosistema complesso e molto delicato, tra i più minacciati nel nostro Paese, eppure meritevole di protezione visto che ospita numerose specie anche endemiche. Essendo in generale questi luoghi molto trascurati dall’opinione pubblica, ho deciso di ritrarne le specie, atmosfere e tratti salienti, per farli conoscere al grande pubblico. Il progetto è stato possibile grazie al supporto tecnico di Isotecnic, ESA Worldwide e MaGear, nonché alla fiducia dell’editore Pubblinova Negri.

3-ANCHE IN QUESTO LIBRO, MI PARE CHE L'ATTENZIONE MAGGIORE SIA RIVOLTA AD ANIMALI CHE DI SOLITO SONO POCO VISIBILI, SIA FISICAMENTE CHE NEI PENSIERI DELLA GENTE: SONO POCO CONSIDERATI, POCO RISPETTATI, POCO AMATI


Il libro è molto variegato. Dopo la prefazione di Alex Mustard (Biologo marino e fotografo subacqueo) e l’introduzione, è diviso in 8 capitoli, ovvero:



Alle sorgenti della vita (laghi ghiacciati in alta quota)



La voragine del drago (fauna di fiumi e laghi e sotterranei, incluso il mitologico proteo, una sorta di salamandra cieca e bianca, che può vivere fino a 100 anni e digiunare anche per 8 anni)



Eredità marine (torrenti e ruscelli; animali normalmente associati all’idea di mare ma in realtà presenti anche in acqua dolce, come granchi, gamberi e spugne)



Elogio del fango (paludi, pozze, acquitrini; rane, rospi, tritoni, salamandre, testuggini palustri e bisce)



Il lungo viaggio (grandi fiumi; specie migratrici: lampreda di mare, lampreda padana, anguilla, bottatrice)



Vite al confine (laghi e lagune; avifauna acquatica e mammiferi)



Invasori (la problematica delle specie alloctone, introdotte cioè da altri Paesi)



Tesori perduti (cambiamenti climatici, inquinamento, alterazione degli alvei, bracconaggio e altri problemi; progetti di conservazione)



Ho dato quindi spazio alle specie meno note e conosciute, ma non mancano grandi classici come gli uccelli acquatici di molte specie, i cervi all’abbeverata, i cinghiali al guado o i lupi appenninici in caccia sulla riva del fiume.







4-IN QUESTI ANNI, COME E' CAMBIATO - SE E' CAMBIATO - IL TUO MODO DI PENSARE, DI VEDERE, DI VIVERE GLI ANIMALI?


Il mio modo di pensare, vedere e vivere gli animali è diventato meno viscerale e ossessivo, più ponderato, un filo più distaccato. Da lontano si apprezza meglio.

5-TU LAVORI SUL CAMPO, CIOE' VAI A CERCARE GLI ANIMALI NEI LUOGHI DOVE VIVONO. IN PRATICA, ENTRI A CASA LORO. QUALE E' IL TUO MODO DI BUSSARE? COME FAI A CHIEDERE IL PERMESSO?


Non esiste una ricetta perfetta: bisogna documentarsi molto, leggere tanto, conoscere le abitudini degli animali, e porsi dei paletti oltre i quali non arrivare. L’incolumità di un luogo o di un soggetto viene sempre prima delle foto.


 6-SECONDO TE, FATTA SALVA TUTTA LA ATTENZIONE PREPARATORIA E LA PERFORMANCE TECNICA CHE IMMAGINO TI PERMETTA DI ESSERE IL MENO INVASIVO POSSIBILE, E' POSSIBILE CHE LA TUA PRESENZA MODIFICHI IL COMPORTAMENTO DEGLI ANIMALI CHE STAI OSSERVANDO? INFLUISCE SULLA LORO VITA DI TUTTI I GIORNI?

Dipende molto da specie a specie, da individuo a individuo, da situazione a situazione. Invertebrati, pesci, rettili e anfibi risentono poco dello stress, mentre uccelli e mammiferi sono più sensibili; ma, anche nella stessa specie, dipende dalla situazione! Faccio un esempio: in Italia è vietato scattare foto ai nidi, per evitare che i genitori disturbati abbandonino uova e pulcini vanificando la riproduzione. Questo è verissimo, però è anche chiara la differenza tra arrampicarsi su una falesia per fotografare i pulcini di un’aquila (che abbandonerebbe immediatamente il nido), e il fotografare dall’auto un nido di cicogne sul tetto di una casa in centro al paese (in questo caso essendo abituate nessun disturbo). Ma anche all’interno della stessa specie: un nido di gufo reale su una parete rocciosa in Lombardia non va assolutamente avvicinato, pena l’abbandono, mentre un nido di gufo reale in Scandinavia sul balcone di un palazzo, se fotografato dalla finestra di fronte, non darebbe alcun problema.
Documentarsi è sempre la giusta chiave di lettura.





7-LE TUE FOTO SONO SPETTACOLARI, IN OGNI SENSO POSSIBILE DELLA PAROLA, SIA DAL PUNTO DI VISTA TECNICO CHE DELLE SUGGESTIIONI CHE TRASMETTONO. A PARTIRE DA QUALE ELEMENTO INIZIA LA 'COSTRUZIONE' DELLA IMMAGINE CHE POI NOI VEDIAMO? HAI GIA' UNA IMMAGINE IN MENTE, OPPURE TI PONI NELLA CONDIZIONE FISICA E PSICOLOGICA DI COGLIERE L'ATTIMO?


Nelle immagini che realizzo tendo a privilegiare l’animale nel suo contesto, piuttosto che l’animale e basta. Questo mi porta a una ricerca di scenari e luci particolari, con uno studio delle località e degli spostamenti animali, per poter prevedere dove si muoveranno e ritrarli negli angoli che voglio. La scelta di orari e meteo aggiunge il resto in termini di tipologia di luce! Altre volte si tratta invece di colpi di fortuna, incontri casuali e serendipità.


8-TRASCORRI MOLTISSIMO TEMPO IN COMPAGNIA DEGLI ALTRI ANIMALI. SEI DI SICURO NELLA CONDIZIONE DI POTER VEDERE DALLA LORO PROSPETTIVA ANCHE GLI UMANI. SECONDO TE, GLI ALTRI ANIMALI, CI GUARDANO? E COME, IN GENERALE, INFLUISCE LA PRESENZA UMANA SULLE VITE DI QUELLI CHE HAI INCONTRATO E FOTOGRAFATO?


Sempre più stretto è il legame tra uomo e altri animali, anche se visto dalla prospettiva di questi ultimi. L’urbanizzazione estesa ha portato numerose specie opportuniste ad entrare nei paesi e nelle città alla ricerca di cibo e rifugi: volpi e cinghiali rovistano nei cassonetti, falchi pellegrini nidificano sui grattacieli, civette si nascondono nei fori dei muri, pipistrelli si infilano sotto le tegole dei tetti.
Io personalmente sono rimasto estasiato da alcuni incontri con gli orsi marsicani che, in autunno, durante le annate di “magra” nel bosco, intensificano le proprie scorribande nei paesi alla ricerca di mele e pere mature. Una situazione assolutamente non pericolosa, ma curiosa, sempre che si trattino questi animali col dovuto rispetto.





Clicca qui per sfogliare un'anteprima on line del nuovo libro "I tesori del fiume"






 

Marco Colombo

I tesori del fiume
2016. Pubblinova Negri Editore
144 pag




lunedì 19 dicembre 2016

Il gioco dell'oculista ... Meglio così? O così?

... abbiamo bisogno di un paio di occhiali nuovi...


... Diciamo, un pensierino domenicale, che già si sporge sul lunedì. Che in realtà è un pensiero che abita tra le tue riflessioni già da parecchio, anche qui sul blog. Non è un pensiero particolarmente profondo, né originale. In compenso, è un pensiero capace - almeno potenzialmente - di agganciarsi a tante questioni, che spaziano dalla fotografia all'arte, dall'estetica alla divulgazione di idee, dai meme alla pubblicità - intesa in senso lato, come di forma di comunicazione estrema.

Nell'annosa e collettiva disputa, per così dire, tra parola scritta e immagine - quale è più efficace per comunicare? E per comunicare cosa?  -  facciamo per un attimo il gioco mentale di prendere per assodato e assoluto che l'immagine sia (quasi) sempre più efficace. 

Ci state?
Allora, dici: il gioco lo svolgiamo nell'ambito della "divulgazione della questione animale" (sono tutti termini, è ovvio, presi per comodità di brevità e per quel che valgono, ché già si potrebbe problematizzare, ovvero approfondire nelle sue sfumature e criticità anche la stessa questione animale).  Probabilmente, al netto di ogni considerazione, ha senso - secondo te - dire che la questione animale riguarda, in prima battuta (ed è nata con questi orientamenti), ciò che mette in rapporto, o in relazione, umani e animali. Già qui ci sarebbe il primo problema, ché anche gli umani sono animali e operare una separazione tra loro e 'gli animali' è come quando da bambini ci sediamo al volante della macchina di papà e, facendo "BRUM! BRUUUUUUM!" con la bocca percorriamo migliaia di chilometri a velocità sfrenata su e giù per il mondo e con un solo pieno di magibenzina -  tanto l'auto è spenta: non andiamo da nessuna parte, anche se con la fantasia o - peggio - con l'illusione, abbiamo fatto chissà quali viaggi e cambi di prospettiva e salti di pensiero.
La questione animale, insomma, deve questionare anche su se stessa, già in partenza, per cercare di fare in modo che un certo antropocentrismo deleterio e il suo sodale, l'antispecismo, fatti uscire dalla porta principale, non ci rientrino in casa dalla finestra sul retro.   Diciamo, allora, per brevità, che l'umano è un animale che privilegia lo sguardo come forma di conoscenza della realtà che lo circonda. Tutta la sua attenzione è talmente concentrata sulla fatidicità della vista, dello sguardo, degli occhi, che questi elementi popolano gran parte della sua immaginazione e dei suoi 'pensieri sul mondo'. Homo ha immaginato e poi realizzato macchinari sempre più tecnologici legati alla vista: dagli occhiali fino ai telescopi, dai caleidoscopi agli smartphone (ebbene sì! Sembrano telefoni ma sono tavolette magiche, fatte per essere toccate e trasmettere foto e filmati), dalla pittura al cinema, dalle ombre cinesi agli ologrammi. Per capirla, forse, e sicuramente per padroneggiarla sempre di più.

Facile dedurre, quindi, come le immagini abbiano un potere enorme, cruciale, quando parliamo di animali, di loro e di noi, e di noi verso di loro, e di loro per noi (o di noi per loro, invece; e loro verso di noi). Ci sarebbe - anzi, c'è - materiale per decine di post, a partire, volendo, da domani. E speri molto di poterli scrivere, quei post. Intanto, però, in questo post, vuoi proporre una questione che, appunto, hai in diverse occasioni già sfiorato, per esempio con altri blogger (come Rita Ciatti de Il Dolce Domani). Provi a farlo sotto la forma del gioco che stai spiegando.




Lo chiameresti 'il gioco dell'oculista'. Concettualmente, è semplicissimo.
Sedetevi comodi e fissate la parete di fronte a voi. Fate finta che l'oculista animalista vi metta indosso quel pesante proto-occhiale, che serve per cambiare varie lenti graduate, sia a destra che a sinistra e in modo indipendente, quando state facendo l'esame per trovare in vostro nuovo paio di occhiali. Ignorate il prurito al naso che istantaneamente vi prende, a causa del peso della montatura e preparatevi a dire quello che vedete. Le lenti saranno graduate; immaginate di sentire, se vi fa piacere, lo scivolamento e lo scatto che fanno al momento dell'inserimento nella montatura. Ma saranno lenti soprattutto 'magiche', perché sono lenti concettuali.
Lenti che vi fanno vedere, ora una realtà, ora un'altra.
Sta a voi dire cosa preferite, come vedete meglio (un 'meglio' che - scoprirete -  ha molto di etico, oltre che di estetico).

Primo paio di lenti:


Meglio così? ...

Secondo paio di lenti:

... o meglio così?

 Un altro paio di lenti...

Meglio così? ...

 E il paio subito dopo...

... o così?


E insomma, avete capito. 

Ti riprometti - e persino, prometti - che continuerai il gioco dell'oculista, di tanto in tanto, con coppie di immagini di questo tipo: 'animali felici' vs. 'animali infelici'. O magari una sua variante: la visione di una immagine di 'animali felici' (in questi anni ne hai estratte molte dalle miniere internettiane), per fermarsi un attimo e sentire che effetto ci fa - e accorgersi se fa illuminare i neuroni in modi e lungo percorsi magari anche solo leggermente diversi da quelli abitudinari e talmente interiorizzati da non renderci più conto che sono inculcati da fuori di noi. Se ci fa sorridere, e allo stesso tempo riflettere, collegare cose e situazioni solo in apparenza lontane; se - mentre ci allarga il cuore e il respiro - ci fa valutare modi non usuali di immaginare un diverso rapporto con gli animali; o ancora se, dopo averci lievemente commosso e soavemente addolcito, ci sprona a escogitare un qualche atto pratico e concreto, semplicemente personale e individuale, alla nostra immediata portata, ma di grande effetto sul lungo periodo, per far sì che 'quella' foto diventi reale sotto i nostri occhi, un giorno.

Il gioco, questo gioco dell'oculista, ha uno scopo: serve per farci stare attenti nei confronti degli animali.
Il gioco dell'oculista serve anche a farci riflettere, attraverso il confronto, se - dal punto di vista di un vantaggioso miglioramento della situazione degli altranimali quando ci sono degli umani nei paraggi - sia più efficace una immagine che ci faccia vedere un 'animale felice' invece che un 'animale infelice', o viceversa. 
(Del confronto tra parola e immagine, proverai a scrivere qualcosa in un prossimo post).

Se vi va, dite la vostra nei commenti, per proseguire il discorso...
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