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lunedì 19 ottobre 2020

Buonanotte, mamma cinghiala?

 



Mentre venivano rinchiusi nei giardini e mentre attorno a loro si radunavano forze dell'ordine e curiosi - e animalisti accorsi - la mamma cinghiala e i suoi figli, erano tranquilli. Senza percepire alcun pericolo, continuavano a mangiare. 

La mamma cinghiala aveva nel frattempo già preparato un giaciglio per la notte, dove voleva dormire coi suoi cuccioli.


domenica 18 ottobre 2020

Gli orsi trentini, nati per vivere selvaggi

 



Oggi è il giorno del corteo della manifestazione per gli orsi liberi. Da tutta Italia arriveranno antispecisti e animalisti, per chiedere con tutta la loro voce: libertà per gli orsi.


venerdì 25 settembre 2020

Film, L'unico e Insuperabile Ivan, di Thea Sharrock - il trailer

 



"Questa è l'occasione di dare vita a un cambiamento reale, che getti le basi per una parità tra tutti, a prescindere dall'identità di genere, dal colore della pelle o dall'orientamento sessuale". Parola di Brian Cranston a proposito dei movimenti Time's Up e Black Lives Matter (il Venerdì, 18 settembre 2020).

Ti aspetteresti che, tra le varie "differenze" da difendere, l'attore nomini anche l'appartenenza di specie, visto il suo più recente ruolo nel film "L'unico e Insuperabile Ivan": infatti, recita nei panni di Mack, proprietario di un piccolo circo che si trova all'interno di un centro commerciale (storia vera) e che tra i suoi animali accudisce il gorilla Ivan e la elefantina Ruby. "Mack ha creato il circo per poter tenere al sicuro Ivan" - dice Cranston - "che ha allevato come un figlio, ma è consapevole anche di averne limitato la libertà" (come minimo...). "Anche questa storia pone un interrogativo: è giusto tenere gli animali in cattività?".

sabato 18 aprile 2020

Quando arriva il richiamo della foresta



State per leggere alcuni brani del famoso libro "Il richiamo della foresta"  - nella edizione 'Biblioteca dei ragazzi' uscita in edicola nel 2005 su licenza del Gruppo Editoriale Giunti di Firenze.


lunedì 15 ottobre 2018

La libertà è nella resistenza



Scrivevi, un niente di giorni fa, che quel maiale investito sulla statale mente fuggiva da un capannone di allevamento e s t e n s i v o  aveva compiuto una impresa disperata - nel senso che la speranza le è stata sottratta, che si è svolta in un contesto dove la fuga è nascosta. La fuga, non di meno, è un 'dovere' del prigioniero, va tentata comunque.
Scrivevi che, però, non era 'morto libero', ma 'morto in fuga': ché la libertà non può non essere anche la libertà di godere del proprio tempo e di non essere più braccati. La libertà è libertà di non fuggire, che si ottiene solo dopo un gesto di fuga - purché questo gesto, va riconosciuto, ottenga anche un poco di fortuna. Quale tipo di fortuna sia mancata al maiale, lo hai scritto nel post prima di questo. E comunque, che il suo epitaffio fosse un quasi slogan come 'morto libero', ti sembrava qualcosa di iniquo, da evitare, se potevi.

Ed ecco che, appena reso pubblico quel post, ti ritrovi a leggere un breve testo di Benedetta Piazzesi, "Animali, ostinata resistenza", su Liberi Tutti ( CdR) del 5 ottobre 2018.

giovedì 11 ottobre 2018

Morto libero? No, solamente morto in fuga




Come è giusto che fosse, e non per la prima volta, la notizia di questo maiale fuggito da uno stabilimento zootecnico - chissà come, chissà perché - è rimbalzata tra un certo numero di persone che in questo giro di anni stanno impegnando se stessi in questa guerra della pietà derridiana. 


mercoledì 13 settembre 2017

Libertà è una passeggiata sguinzagliata





Senza raccontare l'intero percorso di meditazioni negli anni che mi ha portato a pensare come penso adesso (dal primo cane fino a oggi): direi che la gioia della libertà, del poter disporre del proprio corpo, della propria volontà, dei propri spazi, progetti, desideri, richiami, sogni, curiosità estemporanee, capricci, sia la cosa in assoluto più preziosa della vita - perché è unica, come la vita. 
Con molta titubanza, provo perciò, sempre di più, a far vivere in libertà spazi ai cani che abitano con me. 
Noto alcune cose: che tornano sempre; che sanno dove e come girare; che amano girare liberi, anche lontani da me; che quando al ritorno mi rivedono scoppiano di felicità; che non riesco a sentirmi preoccupato - non troppo! ;) - e che non so cosa farei se non tornassero...


Anche io non la vivevo bene, e nemmeno adesso posso garantire che sarei sempre e comunque sereno. cerco di rilassarmi, cerco di mettermi in condizione di serena attesa, ho fiducia in loro.
Penso che svincolarsi dalle ansie sia complesso e lungo; credo che uno dei primi passi per svincolarsi dalle ansie - che sono trappole per chi le vive e per chi le subisce - sia proprio saper dare fiducia all'altro, saper dare a se stessi l'equilibrio sufficiente per darsi fiducia così tanto da saper dare a nostra volta fiducia a chi vive vicino a noi, insieme a noi.
Non è semplice: non lo è per me, oggi è meno difficile di ieri, o dell'anno scorso, o di cinque, dieci anni fa. Sia il darmi fiducia, sia il dare fiducia.

Per quel che ha a che fare con i cani (quelli che hanno vissuto o vivono con me), in qualche modo, ho sempre pensato che fosse una cosa da fare: un mio dovere; poi, un mio essere loro amico. All'inizio, lo pensavo senza saperlo, lo pensavo in modo inconsapevole, lo pensavo in modo casuale e inaspettato; man mano, sto cercando di pensarlo -  e di praticarlo - in modo sempre più chiaro, sempre meno spaventato (anche). 

Ecco, aggiungo un tassello a questa fiera dell'est di pensierini cinofilosofici in libertà (cercate la pagina feisbucchiana della cinofilosofia), nati dalla domanda per coloro che liberano i cani dal guinzaglio: "voi, come la vivete?". 

Aggiungo: 
...farsi coraggio, 
per togliersi le paure, 
per darsi equilibrio, 
per darsi fiducia, 
per dare fiducia, 
per stare insieme...
nella passeggiata libera che presto farò


mercoledì 29 marzo 2017

Qui scrivete voi... se volete!







Da qualche giorno ormai la fatidica 100M è alle tue spalle. Come una prima tappa per scalare una vetta; come una prima boa per prendere il largo: ha segnato un importante primo traguardo, ha segnato il punto della situazione e indirettamente ti ha messo nelle condizioni di poter capire un po' meglio le correnti sotterranee - e gli sgorgare spontanei e subitanei - che attraversano il blog e gli danno vita. 
Ti piacerebbe che questo blog diventasse sempre più aperto, sempre più corale.
Già ci sono molti post negli anni passati, che sono nati grazie al contributo speciale di altri individui - alcuni esempi potete trovarli QUI, o QUI, oppure QUI, o anche QUI, e QUI...e QUI... e QUI... e QUI - (forse hai ricordato tutti, ma per andar sul sicuro, prometti un futuro post dove elencare tutti i contributi passati fin qui).

Allora, probabilmente per i lettori ormai è chiaro, che cosa ti è venuto in mente: e questo post ne è la chiave, o meglio la soglia di ingresso. Come tutti i post, avrà di default la possibilità di inserire commenti. ed è lì che speri che trovi spazio chi vorrà raccontare una sua storia, che verrà trasformata in post - se l'autore sarà d'accordo, naturalmente.
Questo post, che per il momento si trova nella pagina a scorrimento, verrà messo in evidenza, con un link interno attraverso una immagine, in modo che possa rimanere sempre visibile e disponibile e - tu lo speri con tutto il cuore - visitato e usato come contenitore di storie, che diventeranno post per essere lette.

Che tipo di storie? Scritte come? 
Sulla forma, non poni vincoli: potranno essere disegni, foto, filmati (già immagini i problemi tecnici! ma non importa...); oppure: poesie, filastrocche; racconti; interviste, cronache, diari, recensioni, chiacchierate. L'unico limite, è la fantasia di chi scrive.

Che tipo di storie? Quali narrazioni? 
La Confidenza Lenta è nata dal desiderio di rompere un guscio e superare una barriera di solitudine -  e perché sentivi tante emergenze sgorgare dai tuoi pensieri ed emozioni, che sembravano volere proprio la forma-blog. Il blog, poi, si chiama come il verso di una poesia che avevi letto e che ti aveva impressionato - perché in quella fase della vita, stavi riprendendo confidenza con le emozioni - e forse anche col coraggio di esprimerle.  Le storie migliori - per te, per le tue esperienze personali - erano - e SONO - quelle dove gli altri animali - e alcuni umani un po' eccentrici - sono presenti, in tutti i modi possibili. Di più: solo queste sono le storie degne di questo nome: perché non possiamo essere qui senza gli altri animali; non possiamo dirci umani senza viverci come animali (perché lo siamo anche noi), nel senso più aperto, limpido, diretto e vivo che sia possibile - e insieme agli altri animali; perché questo viverci e sentirci animali deve finalmente ottenere il suo autentico significato liberatorio, gettando via le attribuzioni dispregiative antropocentriche che causano sofferenza da troppo tempo. E ancora il cammino è solo all'inizio, nonostante tutto. Comunque, è questo il primo regalo di cui parlavi. Sei un po' emozionato, a fare questa proposta: verrà interpretata nel modo che speri? Oppure potrà sembrare presuntuosa?  Comunque, come ogni post, come ogni cosa che hai scritto, è giunto il momento che prenda le distanze da te, e che cominci a camminare con le sue gambe.

Perciò, e qui finisci: se ne avete voglia, se avete qualcosa che desiderate narrare e condividere, che abbia le caratteristiche che hai presentato sopra, che sia familiare con queste sensazioni e con gli animali (storie che diano coraggio o che facciano commuovere, storie che regalino risate o che ci facciano conoscere altro, storie che diano speranza o che ci diano risorse per fare, storie che facciano arrabbiare e storie che ci diano motivi per agire, e altre storie ancora...), allora,
... 
questo minuscolo spazio vi aspetta con accoglienza e con interesse e con gioia curiosa, e con voglia di dialogo.

Chi lo desidera, può scrivere sia nei commenti, che inviare email a:
laconfidenzalenta@libero.it
oppure via messenger privato facebook a Giovanni Manizzi

sabato 18 febbraio 2017

Empty Cages - Tom Regan

...aprire e vuotare le gabbie...


Gabbie Vuote, di Tom Regan, nato il 28 novembre 1938, e morto il 17 febbraio 2017.

GABBIE VUOTE

Non c'è frase iconica più eloquente e potente di questa, pensi.
Perché è esplicita, circa l'obiettivo ultimo, unico, reale, sensato, finale, logico e obbligatorio, da raggiungere. Se le gabbie verranno svuotate - e ce ne sono di molti tipi, di gabbie; anzi - QUANDO le gabbie saranno vuote - solo allora potremo essere capaci di aprire per la prima volta vere relazioni con gli altri animali, ciascuno di loro.
'Relazioni' vs 'Gabbie. E anche: 'Sguardo' vs 'Movimento'.
Una relazione è autentica solo se è libera da vincoli - compresa la libertà di interromperla o di non iniziarla. Lo sguardo autentico, pure, si basa sulla reciprocità sullo scambio e deve essere mobile: la vita animale è soprattutto movimento. 
Poi, da queste quattro parole, il discorso si proietta vertiginoso in un flusso di prospettive e punti di vista articolati e complessi, almeno tanto quanto la questione dell'esistenza delle gabbie, che Tom Regan ha affrontato e argomentato.

Tu in questo post, vorresti limitarti a riferire una breve esperienza personale, a proposito delle gabbie.
Eri a un corso di educazione cinofila, tra volontari (eravate al Giardino di Quark). L'approccio zooantropologico, imperniato e focalizzato sulla relazione, si potrebbe dire quasi imponga, a chi lo segue, di mettersi letteralmente nei panni, nei corpi, degli individui che vuole conoscere: è un imperativo teorico e metodologico, un indispensabile e imprescindibile appello all'intelligenza empatica che ha il compito di far emergere, esaltandola e allenandola. Anche nella zooantropologia applicata si parla di libertà di relazione e libertà di espressione, perché si sa molto bene che spesso molte gabbie - e forse quelle più resistenti - sono invisibili: sono fatte di stereotipi mentali, di adesione irriflessiva a schemi, regole, divieti diktat. Coi cani questo avviene ogni giorno, tutti i giorni, un'azione coercitiva mascherata da affetto e cura, che rimane invisibile ai più.
I cani subiscono per primi la nostra sindrome di Stoccolma.

Perciò quel giorno, la zoomaestra ci mise in gabbia: saremmo entrati, come i cani quando arrivano al rifugio, al canile, in una gabbia. Una stanza sconosciuta, con odori sconosciuti, fatta di cose sconosciute, con viste sconosciute, magari con compagni di gabbia - anche loro sconosciuti.
Senza sapere perché ci dovessimo entrare, o perché ci trovassimo lì. Senza sapere quanto ci saremmo rimasti - forse per sempre. Senza sapere perché non potevamo andare liberamente nel prato che proprio di fronte a noi vedevamo, ma lontanissimo, perché separato dalle sbarre del cancello del box - una gabbia.

Da quel momento, appena si chiude il cancello dietro di te, tutto cambia: il tempo; le tue percezioni; i tuoi pensieri.
Il tempo si dilata e assottiglia fino a sparire, poiché il suo scorrere non ha quasi più senso né significato, se non per gli aspetti fisiologici, unico metro di paragone del fluire temporale. In questo tempo, sei solo tu col tuo corpo; o meglio: infine non hai altro che ascoltare e ascoltarti, osservare e osservarti che ti muovi, tu, corpo rinchiuso. Ti ascolti, ascolti il tuo respiro, annusi i tuoi odori. Registri ciò che gli occhi vedono e ciò che le orecchie sentono. Avverti il formicolio della pelle e il rizzarsi dei capelli in testa. Senti la consistenza delle superfici dove ti siedi o ti sdrai o cammini. Arrivi a dimenticarti chi eri,  come eri al di là del cancello, che per te, infatti, nemmeno esisteva, nemmeno era concepibile. I tuoi pensieri bagnano tutto il tuo corpo con idee di (in)sofferenza, desiderio di uscire, di tornare indietro. E anche: di poter mangiare, di poter dormire tranquillo, di poter pisciare e cacare non vicino al cibo e al letto e all'acqua. I tuoi pensieri scacciano i ricordi del prima e ti riplasmano - se la gabbia dura abbastanza a lungo.
Pensi: chi mi ha messo qui dentro? e quando? e perché? mi faranno uscire? tornerò libero? e cosa mi faranno? e questi qui dentro con me, chi sono? sono cattivi? o sono bravi? ... da quanto sono qui dentro? 
La gabbia sminuzza i tuoi pensieri e li reimpasta in una poltiglia fatta di frustrazione, incertezza, paura e una lunga noia insensata che sbadiglia dall'alba al tramonto, o che freme all'arrivo del cibo, o che preannuncia l'apertura del cancello in quel dato momento della giornata.
La gabbia diventa te, e tu ti uniformi ai suoi dettami.

Noi uscimmo, naturalmente: ma ormai avevamo potuto almeno sfiorare il punto di vista degli animali in gabbia. Adesso, quando incrociavo lo sguardo dei cani chiusi nei box, oltre all'affetto che cercavo di comunicargli, c'era anche la percezione forse più attenta alla loro ansia - sempre sottotraccia - di voler uscire e non vedere più quella gabbia 
(Per chiarire: il Giardino di Quark NON è un canile di gabbie sempre chiuse, anzi. Ne ho parlato, l'ho citato, perché quella preziosissima esperienza venne fatta lì).

Ecco, tutto questo Tom Regan lo ha reso eloquente per tutti, nel suo testo basilare, per la liberazione totale degli animali, per l'abolizione totale delle gabbie - tutte. Ci ha fatto capire perché è imperativo che le gabbie vengano svuotate e poi distrutte.

Molti non ci pensano, ed è paradossale: quando avremo finalmente il coraggio e l'empatia di liberare gli altri animali nostri prigionieri, saremo di nuovo liberi anche noi.
Perché? Leggete il libro...

venerdì 20 maggio 2016

domenica 3 gennaio 2016

giovedì 25 dicembre 2014

La notte di Natale...

Courtesy from Marco Colombo
Cervo all'alba, si staglia sulla tenebra verde del bosco.
Immagini come questa, sono frutto di grande pazienza, di grande perizia, e di molta attenzione nei confronti degli animali, che non devono venire disturbati, sia perché si vuole coglierne la bellezza, sia perché è - io credo - loro diritto essere lasciati in pace.

Per ben due volte, su questo blog, Marco Colombo lo ha raccontato.

Ricordando un altro cervo, che invece dall'obiettivo fotografico, fu raggiunto dal proiettile di un cacciatore, ho chiesto a Marco Colombo di poter pubblicare questa foto, per Natale. Un regalo: soprattutto per gli animali.





martedì 16 dicembre 2014

La Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia

Fonte: AnimaliLiberi

Ci stavo pensando: se costruisco o installo una mangiatoia per gli uccellini; se non uccido gli insetti che entrano nella mia casa, ma mi limito a riportarli nel prato; se mi prendo cura di un gatto, o un cane anziano o malato o disabile; se faccio queste e altre più o meno piccole o quotidiane azioni o gesti, mi trasformo in un certo senso in una specie di 'santuario individuale', cioè rendo me stesso, le mie azioni, i miei pensieri, orientati alla convivenza con gli altranimali. Ci sono molti modi per esprimere questo concetto: ad esempio, che con questi gesti sto facendo già delle liberazioni animali.

Forse è per questo che sogno di poter organizzare ben presto e quanto prima la mia casa come un luogo di accoglienza per gli animali. Penso che in ogni caso la collaborazione, lo scambio e l'unione delle risorse di ogni genere tra antispecisti-attivisti-volontari (etichettiamoci-li come volete-vogliamo) siano basilari, per diventare efficaci e continuativi. Resistenti E resilienti.

Di sicuro è per questo motivo che scopro con gran piacere questo sito, questa iniziativa, questa realtà:


Trascrivo la loro presentazione, tratta proprio dal loro sito:

"
La Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia è un’aggregazione di progetti che si riconoscono essere molto vicini nel loro percorso e che hanno come obiettivo comune quello di contribuire ad un miglioramento dell’attuale relazione tra noi animali umani e tutti gli altri.
Già da tantissimi anni l’uomo purtroppo si è auto elevato ad un gradino superiore a tutto il resto dell’abitato del pianeta, ponendosi così in maniera violenta e mettendo al proprio servizio ogni soggetto e ogni cosa conosciuta, manipolandoli in base alle proprie (false) esigenze.
I pessimi risultati di questo comportamento sono ormai evidenti in ogni angolo del pianeta e fortunatamente sempre più persone stanno cambiando rotta, puntando dritti verso una scelta di vita nonviolenta e di profondo rispetto verso la natura.
In questo sito potrai trovare tutti quei progetti che nel loro impegno di “riconversione”, hanno sviluppato e migliorato la relazione umano-altri animali, creando nello specifico dei luoghi di rifugio per molti soggetti senza una casa.
Per ottimizzare il proprio operato e per raggiungere meglio tutti gli obiettivi comuni, a fine 2014 nasce la Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia, creando così un ambiente di divulgazione, di collaborazione e di cambiamento.
Sostienici e facci conoscere a più persone possibili!"

NEWS: c'è anche la pagina facebook

lunedì 20 ottobre 2014

Canuomo

Lisa, Oscar e Stella, felici


Stella e Lisa


Posso cambiare la mia vita, quando i Cani entrano a farne parte?

Quel che inizia con un piccolo gesto di accoglienza, di attrazione e di amore, quando cioè un piccolo cane entra a far parte della vita di un piccolo umano, può diventare il modo di vivere la propria intera vita.
Con i suoi molti momenti amore, reciprocità, rispetto; e - certo- anche di errori, timori, difficoltà, fallimenti e dolori. 

Il primo cucciolo che mi ha incontrato da ragazzino, l'ho a lungo osservato per interi pomeriggi nel suo intenso impegno del sonno bambino.

Grazie ai Cani, ho imparato a conoscere e scoprire nuove sensazioni, cose proprio fisiche, che probabilmente aspettavano solo il modo e il momento giusto per sbocciare.
Ho voluto iniziare a fare il cosiddetto volontariato nei rifugi e nei canili. Sono stato fortunato, perché ho conosciuto e continuo a conoscere persone che oltre all'amore hanno capito che occorrono anche delle conoscenze e il rispetto su cui basare l'intera relazione e gli incontri con i Cani.

In fondo, Cani e Umani hanno proceduto insieme fin dal loro primo apparire sul pianeta, si sono influenzati a vicenda: è insensato affermare che questa influenza è a senso unico, cioè dall'umano al canino. Indice di grandissimo antropocentrismo, è il segnale di una totale indisponibilità all'incontro, che ci cambia.
Le nostre città, per esempio, sono sempre più luoghi difficili da abitare, per noi umani: per i cani sono diventate dei veri e propri habitat alieni, del tutto snaturati e snaturanti. 
Il Cane, che è il nostro più intimo e duraturo ponte con la nostra animalità e con lE animalità che ci affiancano e ci attorniano, ci racconta l'impossibilità di continuare a vivere secondo queste regole che dominano nelle nostre città-macchine.
Non è un caso, secondo me, che nei casi in cui la città sia aperta anche ai cani, che possono tornare liberi di esprimersi e di trovarci disposti a quel dialogo che loro non smettono mai di tentare con noi, siano anche più belle e felici per gli umani - e più sane per tutti gli Animali che le vivono e le attraversano.

Per quel che mi concerne, posso dire che ho imparato tante cose che sono riuscito a mettere in pratica negli anni a venire, facendo pur sempre errori, ma cercando di fare sempre qualche passetto in più, a vantaggio dei miei cani di famiglia - la 'mia' famiglia - ma anche, spero, dei cani incontrati in tutti i contesti che esistono fuori casa, e che non sempre non sono (stati) gioiosi né sereni.

La magia l'ha fatta Stella, e con lei, subito dopo, Lisa.
Stella, con il suo equilibrio unito alla gioia di vivere, alla curiosità delle cose e alla voglia di scoprire e pensare; e con la sua immensa riserva di amore.
Lisa, che è ancora con me, che è coraggiosa e determinata a vivere in pieno tutti i giorni anziani che avrà in sorte.
Grazie a loro, sempre più spesso, mi sento davvero un canuomo.

Grazie a loro, ho potuto scoprire che esistono umani che si avvicinano ai cani per mettersi in gioco e imparare da loro, e per imparare a vivere insieme e poi a trasmettere ad altri umani - a beneficio di altri cani - queste esperienze e queste conoscenze.

In questo modo, la tanto desiderata 'cultura cinofila', sarà anche un aspetto della liberazione degli animali: nel momento in cui libera le menti umane dalle paure, dalle ignoranze e dalle arroganze; libera a doppio senso i messaggi che umani e cani sono capaci di scambiarsi; e infine ci riapre alle altre animalità, grazie alle presenze dei cani nelle nostre vite.
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