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lunedì 19 ottobre 2020

La giornata per gli orsi, in 500 per richiedere la loro liberazione - Casteller, Trento

 

tutte le foto sono di Bruno Stivicevic


... è andata così. A metà mattina - più o meno alle 11 - centinaia di attivisti animalisti antispecisti si sono dati appuntamento al rendez vous della stazione di Villazzano, Trento.

L'obiettivo era: chiedere con decisione e chiarezza, la liberazione dei tre orsi M49, M57 e DJ3 prigionieri al Casteller, struttura costruita appositamente per questo scopo. M49, M57 e DJ3 sono classificati come orsi 'problematici': quegli orsi, cioè che - ormai confidenti verso l'uomo, si muovono liberamente e si procurano cibo sia tra i rifiuti che predando gli animali 'da reddito', spesso incustoditi su alpeggi. Orsi che fanno gli orsi, insomma. Orsi che si comportano - anche - da predatori.


lunedì 12 ottobre 2020

"Smontiamo la gabbia" degli orsi prigionieri al Casteller - Trento, 18 ottobre 2020

 



Mentre arriva sera e ti trasformi in casalingo, stai ascoltando Web Radio Extreme -  The Black Sheep

In trasmissione, vengono confrontati, ulteriormente, i due documenti contrapposti tra Regione Trentino e Rapporto CITES. A un certo punto, ecco il riassunto estremo della condizione degli orsi (riporti a memoria): "orsi nati liberi, vissuti liberi, abituati liberi, sono stati catturati, privati della libertà, sedati ripetutamente, obbligati a convivenza forzata", denigrati a zimbelli. Orsi che cercano di scappare, che attaccano le recinzioni, che si infuriano, che smaniano per la libertà, a due passi da loro.

Definire simili condizioni come adeguate, ti sembra - come minimo - fuorviante, una prova di understatement che farebbe invidia al più britannico degli inglesi.


Il fatto è, per la verità, che a te questa descrizione ha ricordato due situazioni i confrontabili a questa: il trattamento degli schiavi di colore in USA (legati, incatenati, castrati, picchiati); e -più dolorosamente recente: la situazione dei prigionieri di Guantanamo, relegati dal mondo per anni, esposti a qualsiasi sopruso, dopo aver perso la condizione di essere umani.


Questo post è quindi ancora focalizzato sugli orsi - e se riesci, ce ne saranno altri ancora - per diffondere quella che sarà la manifestazione nazionale per la liberazione degli orsi: "Smontiamo la gabbia".




Ma ci sono ulteriori grafiche, elaborate dalla Assemblea Antispecista.

Scopritele qui sotto, per sapere cosa fare (forse in futuro ricorderemo questa mobilitazione come "animalisti alla riscossa").


mercoledì 29 luglio 2020

sabato 2 maggio 2020

Ieri era il primo maggio...

foto rielaborata graficamente da Alba Carugo



... cioè la 'festa dei lavoratori'. Con la nosta consueta asfissia degli sguardi, noi sapiens escudiamo tutti gli altri, gli altri animali - che pure son diventati 'lavoratori' solo a causa nostra.





mercoledì 1 gennaio 2020

Noi prevarremo - un giorno



...è una foto "d'epoca"- ormai - una foto vecchia, c'è chi potrebbe dire. Ma lo è, perché è una foto storica. 

martedì 15 ottobre 2019

Olga Tokarczuk, Premio Nobel Animale

Olga Tokarczuk
Forse, conseguire il Premio Nobel per la Letteratura 2018 ma nel 2019, si potrebbe dire che è come vincerlo per due anni consecutivi?
Forse, solo una scrittrice dalla lingua ricca e dalle trame enciclopediche come Olga Tokarczuk, poteva vivere una simile esperienza. Ma forse, anche no: non lo sai, perché la conosci solo attraverso i suoi libri - il che, tuttavia, per una scrittrice, dovrebbe già essere cospicuo.

lunedì 11 febbraio 2019

Dumbo, dopo 70 anni ancora al circo


Dumbo - L'elefante volante, è un film Disney che risale al 1941, basato sulla storia scritta da Helen Aberson e illustrata da Harold Pearl.
Nella storia del film, Dumbo, il piccolo protagonista, è  un cucciolo di elefante, che viene ridicolizzato per via delle sue grandi orecchie, finché non imparerà a volare utilizzando le orecchie come ali. Durante la maggior parte del film, il suo unico vero amico è il topo Timoteo. 
Una trama, quella del film, breve e tutto sommato lineare, ma con diversi momenti degni di nota - anche bizzari, come gli elefanti rosa. Il tema centrale è: la derisione e la emarginazione del diverso, che alla fine trova fiducia in se stesso e si riscatta. Da queste poche parole, si capisce come sia una trama che si può applicare solamente a qualche centinaia - per non dire migliaia - di film. Ecco perché - dopo il remake live action de La Bella e la Bestia - la Disney ha deciso di rifare in live action - e con abbondante CGI - anche questo piccolo classico della animazione, che ormai spegne più di 70 candeline.


domenica 3 febbraio 2019

Attivisti 269 a Torino

dentro il mattatoio di Via Traves,Torino

Per fortuna, non smette l'eco della occupazione del mattatoio di Via Traves, a Torino, effettuata dagli attivisti di 269, provenienti da tutta Europa, oltre che da varie zone d'Italia. 100 Attivisti.


giovedì 14 settembre 2017

Festa Antispecista a Milano (XII Veganch'io)



L'autunno ti piace per tante cose. Questo post ha a che fare con una di queste.
Arrivato alla sua XII edizione, lo storico Veganch'io cambia nome e diventa Il primo festival sulla LIBERAZIONE ANIMALE.

Sarà a Milano: tre giorni di incontri, concerti, performance, film e installazioni. Da venerdì 15 a domenica 17 settembre.
 
Ci si troverà nello spazio autogestito di Viale Molise 68, cioè il MACAO, che è a pochi minuti dal centro, perché si trova davanti alla fermata Porta Vittoria del passante ferroviario (collegato, per esempio, anche con la MM3 gialla da Centrale Fs, direzione Peschiera; si cambia a Repubblica e si sale sul passante, direzione Porta Vittoria); è raggiungibile anche con le linee 90-91, 93, 12, 45, 66. 



Ti piace che la location sia una palazzina liberty, con il suo salone maestoso e il grande giardino; ti piace l'idea che un tempo ospitava la borsa del mattatoio. Lì si concludevano gli affari sulla pelle di chi, poco più indietro, nell'area industriale oggi dismessa, era arrivato sui convogli e aspettava il momento di essere smembrato. 

Ti piace che questo posto sia ora un luogo pacifico, anzi, opposto a quello che fu. Un po' come un lager dismesso: "settembre Macao sarà invasa da una marea di corpi festanti e dissenzienti, per costruire insieme un momento di gioia e solidarietà: una dimensione in cui le norme entrino in cortocircuito e si spalanchi la possibilità di una nuova convivenza".
 
Animali che si ribellano 
Animali che migrano.
Animali che cambiano di sesso. 

Ti paice che si discuterà di attivismo e si presenteremo nuovi libri (sai già come andrà a finire: portafoglio vuoto, e sacca piena).

Leggi il programma nel comunicato: di tutte le mostre fotografiche, le proiezioni e gli spettacoli teatrali, di tutta la musica e di tutti i panini e le torte, c'è il programma completo, QUI.

Dice che: "La festa è aperta a tutt*. La animeranno i volontari e le volontarie di Oltre la Specie con l'aiuto del collettivo artistico Macao. Ogni forma di aiuto è benvoluta: per proporvi, potete scrivere all'indirizzo info@oltrelaspecie.org o al numero 3358376756 (Ale). Grazie. :-* "



Oltre la specie OLS


mercoledì 29 marzo 2017

Qui scrivete voi... se volete!







Da qualche giorno ormai la fatidica 100M è alle tue spalle. Come una prima tappa per scalare una vetta; come una prima boa per prendere il largo: ha segnato un importante primo traguardo, ha segnato il punto della situazione e indirettamente ti ha messo nelle condizioni di poter capire un po' meglio le correnti sotterranee - e gli sgorgare spontanei e subitanei - che attraversano il blog e gli danno vita. 
Ti piacerebbe che questo blog diventasse sempre più aperto, sempre più corale.
Già ci sono molti post negli anni passati, che sono nati grazie al contributo speciale di altri individui - alcuni esempi potete trovarli QUI, o QUI, oppure QUI, o anche QUI, e QUI...e QUI... e QUI... e QUI - (forse hai ricordato tutti, ma per andar sul sicuro, prometti un futuro post dove elencare tutti i contributi passati fin qui).

Allora, probabilmente per i lettori ormai è chiaro, che cosa ti è venuto in mente: e questo post ne è la chiave, o meglio la soglia di ingresso. Come tutti i post, avrà di default la possibilità di inserire commenti. ed è lì che speri che trovi spazio chi vorrà raccontare una sua storia, che verrà trasformata in post - se l'autore sarà d'accordo, naturalmente.
Questo post, che per il momento si trova nella pagina a scorrimento, verrà messo in evidenza, con un link interno attraverso una immagine, in modo che possa rimanere sempre visibile e disponibile e - tu lo speri con tutto il cuore - visitato e usato come contenitore di storie, che diventeranno post per essere lette.

Che tipo di storie? Scritte come? 
Sulla forma, non poni vincoli: potranno essere disegni, foto, filmati (già immagini i problemi tecnici! ma non importa...); oppure: poesie, filastrocche; racconti; interviste, cronache, diari, recensioni, chiacchierate. L'unico limite, è la fantasia di chi scrive.

Che tipo di storie? Quali narrazioni? 
La Confidenza Lenta è nata dal desiderio di rompere un guscio e superare una barriera di solitudine -  e perché sentivi tante emergenze sgorgare dai tuoi pensieri ed emozioni, che sembravano volere proprio la forma-blog. Il blog, poi, si chiama come il verso di una poesia che avevi letto e che ti aveva impressionato - perché in quella fase della vita, stavi riprendendo confidenza con le emozioni - e forse anche col coraggio di esprimerle.  Le storie migliori - per te, per le tue esperienze personali - erano - e SONO - quelle dove gli altri animali - e alcuni umani un po' eccentrici - sono presenti, in tutti i modi possibili. Di più: solo queste sono le storie degne di questo nome: perché non possiamo essere qui senza gli altri animali; non possiamo dirci umani senza viverci come animali (perché lo siamo anche noi), nel senso più aperto, limpido, diretto e vivo che sia possibile - e insieme agli altri animali; perché questo viverci e sentirci animali deve finalmente ottenere il suo autentico significato liberatorio, gettando via le attribuzioni dispregiative antropocentriche che causano sofferenza da troppo tempo. E ancora il cammino è solo all'inizio, nonostante tutto. Comunque, è questo il primo regalo di cui parlavi. Sei un po' emozionato, a fare questa proposta: verrà interpretata nel modo che speri? Oppure potrà sembrare presuntuosa?  Comunque, come ogni post, come ogni cosa che hai scritto, è giunto il momento che prenda le distanze da te, e che cominci a camminare con le sue gambe.

Perciò, e qui finisci: se ne avete voglia, se avete qualcosa che desiderate narrare e condividere, che abbia le caratteristiche che hai presentato sopra, che sia familiare con queste sensazioni e con gli animali (storie che diano coraggio o che facciano commuovere, storie che regalino risate o che ci facciano conoscere altro, storie che diano speranza o che ci diano risorse per fare, storie che facciano arrabbiare e storie che ci diano motivi per agire, e altre storie ancora...), allora,
... 
questo minuscolo spazio vi aspetta con accoglienza e con interesse e con gioia curiosa, e con voglia di dialogo.

Chi lo desidera, può scrivere sia nei commenti, che inviare email a:
laconfidenzalenta@libero.it
oppure via messenger privato facebook a Giovanni Manizzi

sabato 18 febbraio 2017

Empty Cages - Tom Regan

...aprire e vuotare le gabbie...


Gabbie Vuote, di Tom Regan, nato il 28 novembre 1938, e morto il 17 febbraio 2017.

GABBIE VUOTE

Non c'è frase iconica più eloquente e potente di questa, pensi.
Perché è esplicita, circa l'obiettivo ultimo, unico, reale, sensato, finale, logico e obbligatorio, da raggiungere. Se le gabbie verranno svuotate - e ce ne sono di molti tipi, di gabbie; anzi - QUANDO le gabbie saranno vuote - solo allora potremo essere capaci di aprire per la prima volta vere relazioni con gli altri animali, ciascuno di loro.
'Relazioni' vs 'Gabbie. E anche: 'Sguardo' vs 'Movimento'.
Una relazione è autentica solo se è libera da vincoli - compresa la libertà di interromperla o di non iniziarla. Lo sguardo autentico, pure, si basa sulla reciprocità sullo scambio e deve essere mobile: la vita animale è soprattutto movimento. 
Poi, da queste quattro parole, il discorso si proietta vertiginoso in un flusso di prospettive e punti di vista articolati e complessi, almeno tanto quanto la questione dell'esistenza delle gabbie, che Tom Regan ha affrontato e argomentato.

Tu in questo post, vorresti limitarti a riferire una breve esperienza personale, a proposito delle gabbie.
Eri a un corso di educazione cinofila, tra volontari (eravate al Giardino di Quark). L'approccio zooantropologico, imperniato e focalizzato sulla relazione, si potrebbe dire quasi imponga, a chi lo segue, di mettersi letteralmente nei panni, nei corpi, degli individui che vuole conoscere: è un imperativo teorico e metodologico, un indispensabile e imprescindibile appello all'intelligenza empatica che ha il compito di far emergere, esaltandola e allenandola. Anche nella zooantropologia applicata si parla di libertà di relazione e libertà di espressione, perché si sa molto bene che spesso molte gabbie - e forse quelle più resistenti - sono invisibili: sono fatte di stereotipi mentali, di adesione irriflessiva a schemi, regole, divieti diktat. Coi cani questo avviene ogni giorno, tutti i giorni, un'azione coercitiva mascherata da affetto e cura, che rimane invisibile ai più.
I cani subiscono per primi la nostra sindrome di Stoccolma.

Perciò quel giorno, la zoomaestra ci mise in gabbia: saremmo entrati, come i cani quando arrivano al rifugio, al canile, in una gabbia. Una stanza sconosciuta, con odori sconosciuti, fatta di cose sconosciute, con viste sconosciute, magari con compagni di gabbia - anche loro sconosciuti.
Senza sapere perché ci dovessimo entrare, o perché ci trovassimo lì. Senza sapere quanto ci saremmo rimasti - forse per sempre. Senza sapere perché non potevamo andare liberamente nel prato che proprio di fronte a noi vedevamo, ma lontanissimo, perché separato dalle sbarre del cancello del box - una gabbia.

Da quel momento, appena si chiude il cancello dietro di te, tutto cambia: il tempo; le tue percezioni; i tuoi pensieri.
Il tempo si dilata e assottiglia fino a sparire, poiché il suo scorrere non ha quasi più senso né significato, se non per gli aspetti fisiologici, unico metro di paragone del fluire temporale. In questo tempo, sei solo tu col tuo corpo; o meglio: infine non hai altro che ascoltare e ascoltarti, osservare e osservarti che ti muovi, tu, corpo rinchiuso. Ti ascolti, ascolti il tuo respiro, annusi i tuoi odori. Registri ciò che gli occhi vedono e ciò che le orecchie sentono. Avverti il formicolio della pelle e il rizzarsi dei capelli in testa. Senti la consistenza delle superfici dove ti siedi o ti sdrai o cammini. Arrivi a dimenticarti chi eri,  come eri al di là del cancello, che per te, infatti, nemmeno esisteva, nemmeno era concepibile. I tuoi pensieri bagnano tutto il tuo corpo con idee di (in)sofferenza, desiderio di uscire, di tornare indietro. E anche: di poter mangiare, di poter dormire tranquillo, di poter pisciare e cacare non vicino al cibo e al letto e all'acqua. I tuoi pensieri scacciano i ricordi del prima e ti riplasmano - se la gabbia dura abbastanza a lungo.
Pensi: chi mi ha messo qui dentro? e quando? e perché? mi faranno uscire? tornerò libero? e cosa mi faranno? e questi qui dentro con me, chi sono? sono cattivi? o sono bravi? ... da quanto sono qui dentro? 
La gabbia sminuzza i tuoi pensieri e li reimpasta in una poltiglia fatta di frustrazione, incertezza, paura e una lunga noia insensata che sbadiglia dall'alba al tramonto, o che freme all'arrivo del cibo, o che preannuncia l'apertura del cancello in quel dato momento della giornata.
La gabbia diventa te, e tu ti uniformi ai suoi dettami.

Noi uscimmo, naturalmente: ma ormai avevamo potuto almeno sfiorare il punto di vista degli animali in gabbia. Adesso, quando incrociavo lo sguardo dei cani chiusi nei box, oltre all'affetto che cercavo di comunicargli, c'era anche la percezione forse più attenta alla loro ansia - sempre sottotraccia - di voler uscire e non vedere più quella gabbia 
(Per chiarire: il Giardino di Quark NON è un canile di gabbie sempre chiuse, anzi. Ne ho parlato, l'ho citato, perché quella preziosissima esperienza venne fatta lì).

Ecco, tutto questo Tom Regan lo ha reso eloquente per tutti, nel suo testo basilare, per la liberazione totale degli animali, per l'abolizione totale delle gabbie - tutte. Ci ha fatto capire perché è imperativo che le gabbie vengano svuotate e poi distrutte.

Molti non ci pensano, ed è paradossale: quando avremo finalmente il coraggio e l'empatia di liberare gli altri animali nostri prigionieri, saremo di nuovo liberi anche noi.
Perché? Leggete il libro...

lunedì 7 marzo 2016

Un salvataggio inaspettato


Riccardo e Rosmarino

Il racconto di Eloise
“800.000 sono gli agnelli strappati alle loro madri nel periodo pasquale, (2 milioni durante tutto l’anno), vengono portati al macello per essere massacrati a neanche un mese di vita.
Le cifre ufficiali degli animali registrati, non tengono conto degli animali detenuti ed uccisi nella macellazione casalinga.





Il 1° Marzo, Simona, Ludovica ed io, sentendo a lungo dei belati da casa di Simona, decidiamo di uscire per capirne la provenienza, non essendoci nelle vicinanze stalle o ovili.
In realtà il nostro incontro era finalizzato per andare a vedere un’altra “situazione” ( siamo circondati ovunque da sfruttamento).
Ci troviamo davanti ad uno scenario che non ci aspettavamo: una persona esce dal cortile di casa e approfittando del fatto che avesse appena parlato con un’altra persona, ci avviciniamo e arrivano ad accoglierci una decina di cani scodinzolanti.
Chiediamo, ormai determinate, se ci fossero degli agnelli, dato che ne sentivamo i belati e rimaniamo stupite ed incredule della sua risposta data con naturalezza: gli agnelli erano da lui, glieli regalavano e lui li dava a sua volta per farli ammazzare, perché “animali creati per essere mangiati”.
Noi, atterrite dalle sue risposte, abbiamo cercato di sensibilizzarlo, parlando dei cani che lui stesso aveva salvato.
Descrivendo anche la vita di questi altri animali, quali agnelli, maiali, vitelli etc… che hanno la fortuna di vivere liberi nei santuari.
In quel momento, prese anche dalla tensione, non riuscivamo a pensare ad altro, i lamenti assordanti dei piccoli che non vedevamo ma sentivamo comunque così vicini.
Entra in quel momento sua figlia con un bimbo piccolo in braccio, e proprio in quel momento gli abbiamo chiesto se fosse stato possibile vederli; ci fa entrare!
Ora erano lì a pochi passi da noi, ed… eccoli in uno spazio fangoso, vicino ai loro escrementi, piccolissimi ci guardavano.
Noi non credevamo ai nostri occhi… ed ora che li avevamo incrociati… i loro occhi, come avremmo potuto mai dimenticarli?
“Possiamo prenderli in braccio? Ma li guardi, lei ha un nipote? Loro sono stati strappati alla loro madre, come si sentirebbe lei se le portassero via i suoi figli? Ma poi le salva i cani, lei è buono, come può far massacrare questi cuccioli?”
Lui ci guardava, non so se stupito e allibito, ce li fa prendere in braccio, avevano neanche una settimana, il cordone ombelicale attaccato.
“Li dia a noi, faccia questa grande azione d’amore, noi li salviamo, li portiamo in un posto dove vivranno felici, sono indifesi, si fidano, li guardi…”
Ha dell’incredibile, non riesco ancora a capacitarmi come e perché, ha voluto che noi li prendessimo, nonostante li avesse “promessi”.
Ci ha dato anche il biberon che aveva, questo ci ha fatto sperare che non ne prendesse altri, chissà se sarà veramente così.
Andiamo via tenendoli stretti in braccio e noi che tremavamo e trattenevamo il respiro, quasi come per non disturbare questo momento di estrema gioia e felicità.
Li portiamo a casa di Simona, sentiamo Massimo Manni che potrà adottarli dopo il primo periodo di svezzamento.
Cosa fare? Noi in apnea per l’euforia, l’entusiasmo e per la disponibilità di Massimo, decidiamo che il posto più adatto fino a quel momento potesse essere casa mia a Ladispoli, casa grande dove vivo con mia madre ed altre 5 cagnette.
Mia madre avvertita telefonicamente esclama: “Io sapevo che sarebbe giunto il momento di capre e maiali a casa!”
Spiego la situazione a lei, ed approfittando del fatto che in questo periodo non sto lavorando, con Simo e Ludo li portiamo a casa.
Incredibile come Cuore, una delle cagnette, li studiasse e percepisse la loro delicatezza e fragilità.
Riccardo e Rosmarino, così abbiamo restituito loro l’identità di individui quali sono, dal 1° Marzo stanno da me e la percezione delle giornate è cambiata, ore ed ore a guardarli, ad accudirli, poter descrivere tutto quello che trasmettono in un gesto.
Si avvicinano, Rosmarino mi da i bacini col suo musetto, cercano un contatto, le altre cagnette li proteggono.
Hanno una dolcezza e un amore infiniti; adorano le carezze, hanno imparato a saltare, adorano i grattini.
Svegliarmi la notte per allattarli col biberon, non uscire di casa, se non per l’indispensabile, pulire i loro bisognini, non mi pesa assolutamente.
È l’esperienza più bella della mia vita, li guardo e sto in pace col mondo.”

Il racconto di Ludovica




Era il 29 febbraio, quando Simona invia un messaggio a Eloise chiedendole di accompagnarla a ispezionare un gregge dove c’erano degli agnellini.
Il giorno seguente Eloise si presenta davanti casa di Simona e Ludovica e in quel momento sentiamo un belato forte come un lamento, che sembrava provenisse da una abitazione di fronte la strada.
Determinate ci precipitiamo in direzione dei belati. Davanti al cancello vediamo un signore, cogliendo l’occasione gli chiediamo se aveva degli agnellini : “Sì me li hanno regalati”. 
Ci fa entrare, perché gli avevamo chiesto di poterli vedere, e subito ci accolgono una decina di cani che volevano le coccole.
Ci porta dagli agnelli e noi, con gli occhi a cuoricino, dopo averli visti gli chiediamo : “ Perché invece di regalarli, a pasqua non gli salva la vita? “.
A quel punto ce li prende e come in un sogno ci dice che possiamo portarli via. Ci dà anche il biberon e il latte. Sono i due agnellini più belli che abbia mai visto, uno era con il muso nero e delle chiazze nere, il più vivace, invece l’altro era con il muso bianco e più minuto.
Prima di andarcene decidiamo i nomi, quello più vivace lo chiamiamo Riccardo come il signore e invece l’altro Rosmarino, perché prima di andare lì avevamo trovato per strada il rosmarino.
Ce ne andiamo soddisfatte e con gli occhi lucidi dalla gioia, pensiamo subito al “ Santuario Capra Libera Tutti “, ma ci dice che devono essere prima svezzati i primi 3 mesi. Ed entra il panico , mille domande : “ E adesso?, Li separiamo?, Cosa facciamo? “.
E poi Elo ha deciso di portarli a casa sua a Ladispoli. Prima andiamo al supermercato per comprare il latte di capra, con il cuore che ci piangeva, e poi dritte verso casa di Elo dove vengono coccolati da tutti. Ovviamente loro per ringraziarci ci fanno la pipì dappertutto. Adesso sono cresciuti, stanno bene con gli altri animali e ricevono tanto AMORE.

Il racconto di Simona




C’eravamo organizzate per vederci quel giorno per vedere una situazione in un allevamento, ma forse non era destino. Fuori sul balcone di casa mia, in una bella giornata di sole, un belato così forte da sembrare quasi il pianto di un neonato, ci ha sorpreso.
“Ma da dove veniva?” un lamento insopportabile per noi, un richiamo per noi. E certo non ci siamo fatte pregare. Siamo partite armate di quella determinazione che solo chi ha una forte empatia verso tutti gli esseri viventi può avere.
Ad un certo punto i belati erano sempre più vicini, venivano da un cancello che dava sul cortile con tanti cani e li c’era una persona. Ecco, il momento di chiedere la smania di sapere.
“ Sì, ho io gli agnellini, due, uno è morto e altri due li ho regalati ad amici per pasqua “. Chiediamo di poterli vedere e sì, ci fa entrare inaspettatamente. Da un cancelletto precario, fatto con lastre appoggiate, sbucano i due musetti più belli che ci potevamo aspettare, Rosmarino e Riccardo. In quel momento solo un pensiero ci ha accomunato, non saremmo andate via senza di loro.
Non so, forse la presenza di Ludovica, una cucciola fra cuccioli, e lui il proprietario di casa il signor Riccardo ha ceduto.
 NO!!! Non può essere vero, così, troppo facile eppure quell’uomo apparentemente burbero, ci consegna tra le braccia quelle due meravigliose creature.
Con una presa, neanche pesassero cinquanta kg, usciamo da quel cancello ancora incredule corriamo via, salite, discese, non importa, importa solo portarli via in salvo, no, loro non finiranno nel piatto di nessuno a pasqua.    

     


















































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