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lunedì 26 marzo 2018

Come gli Agnellini a Pasqua





Quest'anno Pasqua è un pesce d'aprile. Mostruoso, crudele scherzo tirato a spese di migliaia di bambini, che non rideranno. Anzi. 


sabato 15 aprile 2017

Ho incontrato un agnellino






... è una piccola storia finora felice, anche se difficile, anche se nata grazie al coraggio e all'energia di una persona. La storia del tuo incontro, del tuo conoscere questo piccolo agnellino di cinque giorni.

Piccolo tesoro, protetto dal segreto e dalla soliderietà di alcuni umani -  tanti, per essere al mondo da meno di una settimana - che in soli cinque giorni hanno attraversato la sua vita, anche solo per poche ore, fino a che non è stato al sicuro, protetto e curato.

Tu sei una di quelle persone, che per poche ore hanno attraversato la sua vita.
Non dimenticherai mai il primo istante: lui era in una piccola cesta di vimini, proprio come un bambino salvato dalla piena (la piena degli eventi sanguinosi di questi giorni religiosi). Silenzioso e curioso, indebolito e amichevole, ha alzato lo sguardo e i vostri occhi si sono incrociati.
A quel punto - è stato quando hai iniziato a piangere. Non era un pianto di tristezza, o di disperazione;  non era un pianto perché pensavi ai macelli. 

Era piuttosto il pianto che può sgorgare dal profondo, come acqua sorgiva, rinfrescante e rinfrancante, dal profondo dell'anima, del cuore, delle emozioni e dei pensieri, quando si ha la fortuna di una epifania. Una epifania: lo spettacolo che ti appare all'improvviso, senza preavviso, della bellezza pura, limpida, inequivocabile. Gli occhi suoi dell'agnellino sono e sono stati belli, chiari e luminosi, quando ti hanno guardato e tu hai potuto scorgere la luce bambina della sua anima. Per questo motivo hai pianto - e hai riso insieme.  Hai percepito tutto insieme e in un unico grandioso istante, tutta la fortissima fragilità di questo bambino lanoso - tutto lui stesso, che solamente essendoci, semplicemente con la sua presenza, ti ha fatto vedere in un lampo damasceno tutta la poderosa volontà di respirare che la vita incarna in ogni singolo essere, in ogni singolo ente. Tutto in lui, in questo agnellino, hai trovato racchiuso, l'anelito irrefrenabile di un intero universo di vita, una autentica sineddoche di un pianeta ricolmo di vita, esuberante di vita.
Come in un big bang, da lì tutti i pensieri sono esplosi, espandendosi e riallacciandosi con tutto il contesto e tutta la realà che ci circonda e tutta la vita che ci compenetra. 
Sono arrivati i pensieri per gli altri agnelli, sono arrivati i pensieri di incredulità indignata e inorridita - per fare il lavoro di uccidere col coltello questi piccoli bambini, bisogna prima essersi aperti il torace per strapparsi il cuore;  sono arrivati i pensieri di cura e premura pratica e concreta: sospinti dalla realtà del momento contingente, con le sue necessità e i suoi obiettivi focalizzati interamente su questa piccola vita, i suoi piccoli respiri che a ogni costo bisogna(va) far continuare. E il tempo ha ripreso a scorrere, e sono riapparsi gli umani coraggiosi che hai (avuto) la fortuna di incontrare a tua volta, in una giornata che non dimenticherai mai più.

giovedì 13 aprile 2017

Vite strappate, foto strappate - Nomattatoio Torino 6 - 12 aprile 2017

Via Traves, Torino, un camion di vitelli - foto di Rossella Boeris:
"Questo vitello ci guardava ed io sono morta dentro"


A Torino, - 4 a Pasqua, Nomattatoio numero 6, di fronte al macello di Via Traves.

Presidio montato appena prima dell'alba, è ancora buio, per via dell'effetto dell'ora legale. 
Ci sei andato anche questa volta, ma ben più avanti nella mattinata.
Essere presenti a un presidio come questo, che mette in pratica una azione di protesta civile autenticamernte non violenta (si è presenti non per se stessi, ma per rendere visibili coloro che sono già morti pur essendo ancora vivi e che nessuno vuole più vedere: gli animali considerati come carne) ti mette a vera prova. Le tue risorse sono la presenza e il silenzio, che non raccoglie insulti né provocazioni - le meschine reazioni di chi si sente scoperto e cerca di indebolirti.

foto di Genny V F



Sai che se accetti il faccia a faccia con un orrore vero, reale, concreto, ti troverai a trascorrere non pochi momenti dolorosi: ogni volta che arriva un trasporto, gabbie motorizzate su ruote, che stanno portando alla morte agnellini, vitelli, mucche, maiali, galline. Il macello riceve tutta la 'materia prima', tanto si tratta solo di carne, anche se all'apparenza ha forme diverse e va sempre ridotta e trattata e lavorata, per essere poi presentata al compratore del supermercato. Il trasporto entra, viene svuotato e poi riparte. Solo il dolore, la paura e la morte ne impregnano le sbarre in un modo che non può essere lavato via, o cancellato - né, in un certo senso, pensi che andrebbe fatto.

Quando sei arrivato, le nuvole alte si erano già aperte, nella mattinata, per lasciar spazio a un sole caldo ma pallido. La prima cosa che i tuoi sensi hanno colto, mentre raggiungevi il presidio, era l'odore: una bollitura appiccicosa e untuosa, un proto-brodo da ciclopi o da orchi, che il vento diffondeva ovunque, sul rettilineo di fronte al macello; dove non ci sono semafori a rallentare le accelerazioni inconsulte delle auto - o dei camion colmi di vittime, specialmente quando ci vedono: accelerano, sull'ultima curva, facendo sbattere gambe e schiene e teste e code e natiche dei prigionieri, accelerano perché non vogliono farceli vedere, vogliono negare la loro esistenza per la ennesima volta.
Quell'odore va e viene, ma ondeggia sempre a mezz'aria, può assumere diverse intensità.

Eravate, nel complesso, in poche persone, ma coraggiose. 
E  insieme a loro, oltre le parole, hai percepito che la presenza di un gruppo di persone che attirano l'attenzione sulle vittime, chiamandole quando arrivano, vedendole davvero per la loro prima e unica volta - non passa inosservato, nel bene e nel male. C'è chi è infastidito dalla nostra presenza. C'è chi si è fermato per confessare con sollievo che si è sentito confortato dal fatto che fossimo lì - ti hanno raccontato che qualcuno che lavora lì dentro, ha ringraziato che ci fosse qualcuno fuori dai cancelli, perché "nessuno ha idea di quanta e quale violenza avvenga in continuazione lì dentro". E non unicamente contro gli animali non umani. 
Una persona incuriosita, infine - e assai credente nella religione -  si è fermata a discutere.

Mentre parlavi con le attiviste torinesi, che sono coraggiose (e che per questo sei sicuro che troveranno sempre più persone che si aggiungeranno), hai detto e pensato che in ogni caso anche pochi va bene, anche pochi possono impensierire, rovinare almeno la facciata della macchina mortifera che non si ferma mai. Quando ci saranno più persone, capiterà che ci saranno più spalle a sostenere i dolori lancinanti del passaggio dei trasporti - e chi, in quanto umano, piangerà per aver incrociato quegli occhi smarriti e ricacciati nelle tenebre prima del tempo, troverà conforto nel numero, nell'essere insieme ad altri, umani, lì presenti. Si tratta di vedere il bluff dell'invisibilità del macello, si tratta di scoperchiarne l'ipocrisia. 

Alla fine, dai cancelli è uscito un grosso mezzo col cartello che avverte che si tratta di un trasporto di materiale organico non adatto alla alimentazione umana. Al suo passaggio un odore verde e nero è uscito dal suo bilico, ha ammorbato luce e aria e i respiri, per un tempo che sembrava non finire mai. Era l'odore putrefatto, marcio, bluastro e grigio della morte, che subito inizia a trasformare i tessuti molli dei pezzi scartati degli animali uccisi.

venerdì 7 aprile 2017

NOmattatoio Roma 29 - 8 aprile 2017, viale Palmiro Togliatti






a distanza ravvicinata, il 29esimo presidio in via Togliatti, dove funziona la macchina ammazzatrice del macello romano: perché sarà giorno di agnelli...

"...Ruth gli chiese: Ma tu lo sai cos'è il dolore?Quello vero? Io credo di no, altrimenti non riusciresti a entrare in uno di quei capannoni senza provare niente. [...]
[...] 'Paura e confusione', rispose lei con prontezza. 

(da "Una moglie giovane e bella", di Tommy Wieringa - 2016, Iperborea, Milano)

lunedì 27 marzo 2017

NOmattatoio, Roma 28 - quello 'pasquale'

"il terzo della mattinata", scrive Rita Ciatti


NOmattatoio compie 28 mesi, nel mese di marzo, mese fatidico, perché mese pasquale, il mese della mattanza dei bambini che hanno forma di agnellino.
Insieme a loro, vengono ammazzate anche le loro mamme. 

"Come si poteva pregare per avere la vita [...] o per ottenere un giudizio favorevole nei Cieli, quando si toglieva ad altri l'alito vitale? Yoine Meir pensò che nemmeno il Messia avrebbe potuto redimere il mondo fintanto che si fossero perpetrate ingiustizie nei confronti degli animali".  
dal racconto "Il macellatore" di Isaac Bashevis Singer, ne 'I Meridiani- Racconti" (pagg. 632-645)

venerdì 24 marzo 2017

Agnellini pasquali. Tanti davanti agli occhi (il gioco dell'oculista)

Arriva la Pasqua. Più festosa e compassionevole così...



... o così?

Meno di un mese ci separa dalla Pasqua dei cristiani. Nell'uovo di cioccolato fondente, ti piacerebbe trovare una versione in tema del gioco dell'oculista.

Ricordi in breve che il gioco dell'oculista è fatto per gli occhi etici che eventualmente ciascuno di noi dovrebbe avere, e accertarsi se hanno bisogno di occhiali, o di fare esercizio per riaprirsi e focalizzarsi meglio sulle realtà da vedere. Per scoprire, con pochi semplici esercizi, quale immagine ci piace di più - e cercare di capirne il perché.

Qui possiamo vedere tanti agnellini. Sono sempre bianchi e riccioluti. Nella prima immagine, i loro riccioli minuscoli si intrecciano coi fili dell'erba verde. Nella seconda immagine, il vento che soffia per aria, non piega le dure sbarre, che sono grigio-bianche e contro le quali i ricciolini lanosi possono solo rimanere impigliati. Mentre gli agnellini, che sono stati separati dalla mamma quasi subito dopo la nascita, vengono ora fatti salire sull'enorme tir diretto al mattatoio. Hanno poche settimane di vita.







venerdì 10 marzo 2017

Vuoi immaginare il mio futuro da grande? - NOmattatoio in metropolitana

"Ti piacerebbe darmi un futuro? Scegli vegan"


"Ti sei mai chiesto cosa farà io da grande? Scegli vegan"


"Immagina se io potessi rimanere in vita. Scegli vegan"




Lo sapete, no, come ci si sente quando si entra in metropolitana?
Il fatto di prendere le scale per andare sottoterra, dove prendere un treno che in gallerie sotterranee ci trasporterà tra punti distanti della città - una specie di 'salto in iperspazio', però dal retrogusto ctonio delle piste per le biglie al mare - ci pone subito in uno stato di attenzione che non è quello normale - che in città è già ipercinetico di suo.
Infatti, ecco che tutto quello che ci sta intorno - paesaggio totalmente artificiale - ci sollecita con evidenze raddoppiate, enfatizzate, che hanno l'effetto paradosso di avviluppare i sensi in un domopak di distacco.
E però non siamo ciechi o distratti: filtrano invece fino a noi quei messaggi che con il loro aspetto familiare, noto, consuetudinario, riescono a portare fino alla nostra attenzione multi-scopo, contenuti in qualche modo sorprendenti. Che cioè hanno il colpo di scena, che ribalta e capovolge tutte le ovvietà.

I contenuti di NOmattatoio, che vedete qui sopra, in foto recuperate dai profili fesibucchiani, hanno - dal tuo punto di vista - questa caratteristica. Cioè?
Cioè: ormai l''uomo della strada' - sì, anche della strada sotterranea - ha più o meno avuto sentore dell'esistenza di 'cose' come 'gli animalisti', 'gli allevamenti intensivi', 'la libertà degli animali' e sa, per sentito dire, delle lotte, delle campagne, dell'impegno che portano avanti con costanza e nel tempo i più accorati, consapevoli e organizzati tra gli attivisti per la liberazione degli altri animali.
Quelle di lungo corso, sono infatti, probabilmente, le uniche campagne con chance serie di ottenere risultati. 
Così, quando questo 'umano della metropolitana' incappa in manifesti che gli raccontano gli aspetti della liberazione animale, cogliendolo di sorpresa  - ma non a tradimento, secondo te - i suoi pensieri sono più disponibili, quanto meno a lasciarsi incuriosire e a trattenere quelle informazioni essenziali, quelle emozioni, per un tempo meno effimero di quello concesso di solito ad altri manifesti.

Giusto che sia così. Lo sanno anche e soprattutto gli advertiser: te la giochi sulle emozioni. E infatti, non può non essere emozionante, mentre si cammina verso la banchina del treno, venire colti dallo sguardo grande e profondo, diretto e limpido, interrogativo ed esclamativo di questi tre testimonial.
Non si tratta di tre animali presi a caso, ma tre individui - ciascuno con una sua storia - salvati a loro tempo, che oggi possono mostrarsi e raccontarci la loro, di storia, il loro destino, e le loro speranze per il futuro. Noi umani - nel caso specifico, le ideatrici della campagna - gli facciamo da portavoce, da interfaccia per gli altri umani che ancora queste cose non le sanno: non le conoscono, perché nessuno gli ha dato il tempo di soffermarcisi nel modo giusto, col suo tempo e spazio, per poter cogliere ciò che il racconto di questi tre testimonial significa. 
Cosa significa? Che: La vita che continua e che è unica e preziosa per ciascuno di loro; la vita, nella quale e per la quale fanno progetti, hanno aspettative e sogni; una vita che, di riflesso, loro tre, ci chiedono pensare anche per gli altri: che in questo momento non possono raccontarcela, perché sono rinchiusi in uno stabulario, o su un camion, o tra le pareti di un macello. Che sono come loro - nel senso che sono della medesima specie - ma che contemporaneamente non lo sono (mai; più; ancora), in quanto e perché sono stati espropriati della loro individualità, della loro libertà, di tutto loro stessi, poiché sono stati pensati, concepiti e trattati come prodotti da profitto, per qualcun altro che è il loro carnefice - letteralmente.
Questa è la forza della campagna NOmattatoio.


 
Campagna NOmattatoio in Metropolitana di Roma (linee A e B) da oggi fino al 22 marzo!

mercoledì 1 aprile 2015

Vite buttate via





Non si possono sentire i belati dei bambini dal ventre del camion fumante senza avvertire che un solco profondo si è prodotto nel proprio sentire, una faglia di pena che non si riempirà più.
Il macello è uno dei luoghi di supremo orrore distruttivo inglobato nella nostra attuale civiltà: che porta a sistema il contare dei corpi resi cose - ammassati per il coltello, moltiplicati con nascite forzate negli allevamenti zoo-high-tech, divisi nello smembramento, sottratti da loro stessi, dalla loro vita, dai nostri sguardi.

Manca una settimana a Pasqua, e intanto sul social forum, ho trovato le parole sconsolate di due persone la cui capacità di pensare, di amare e di sognare, mi incanta da quando le conosco.

Per questo motivo, desidero riportarle qui: perché nel flusso smemorato e irriflessivo di fb si perderanno già domani e invece intendo farne tesoro e rendermene memoria; perché esprimono dolori e consapevolezze che provo anche io - e riescono a farlo in un modo loro proprio e che sento cogliere sfumature, così limpidamente, in modo così diretto e semplice. E puro.

"E pure quest'anno mi hanno scritto per dire qualcosa sugli agnelli di Pasqua. Francamente no, basta. Mi voglio illudere: se sei in grado di ingerire un cucciolo per onorare una festa che, se ci credi te lo impedirebbe, se non ci credi ti renderebbe un pirla, allora posso pure rinunciare a farti capire che la vita è un bene inestimabile. Che oltre non c'è niente: quel corpo, piccolo e indifeso, venuto al mondo solo per voi non vedrà niente al di là dello spazio del terrore. Questo mondo è un inferno per miliardi di creature viventi: è massacrante e umiliante veder digerire una forma di vita. L'umano ingoia tutto, letteralmente tutto: mi impressiona come chi si sente razionale non sappia ragionare che con il proprio intestino." (Leonardo Caffo)

"Sento che un giorno tutto ciò finirà. Ma nessuno mai potrà cancellare la paura e il dolore che ciascuno di quegli esserini hanno provato. Uno per uno. Ciascuno di loro non tornerà mai più. Vite buttate via." (Francesca F)

lunedì 30 marzo 2015

Gli innocenti non sono silenziosi, ma chiamano aiuto





C'è questa coraggiosa, forte, focalizzata campagna Nomattatoio, che sta proseguendo, e che adesso, a Pasqua, si trova a un crocevia.
Sono già quattro i presidi avvenuti davanti al mattatoio di Roma, ognuno più 'grande' di quello del mese precedente. La campagna continuerà.  
Sarebbe bellissimo che animalisti, attivisti, volontari di altre parti d'Italia raccogliessero a loro volta il testimone, per organizzare presidi simili - non violenti, silenziosi, accorpanti corpi di umani e corpicini di animali condannati a morte - nelle loro città. Creare una eco, che si riverbera di comune in comune, per far salire la voglia di vivere tutt'altro che silenziosa di questi innocenti, alla soglia di attenzione degli umani troppo distratti, rinchiusi e preoccupati.
Ma non potranno mai essere più rinchiusi e spaventati di questi piccoli agnelli, che non conoscono altro che questo: prigione, paura, dolore, morte.

28 marzo 2015, davanti al mattatoio di Roma


Per questo ne scrivo a tambur battente, di  questa campagna. Vorrei che gli attivisti riuscissero a superare confusioni e disorganizzazioni, per trovare il coraggio di mettere in atto una cosa così potente - ma così devastante per chi la compie. Che campagne simili si attivino su e giù per l'Italia, non in gara tra loro, ma come i nodi di una rete di sostegno per gli animali 'da reddito' = unico viaggio, il mattatoio, unico destino il coltello.

Scriverne quasi in presa diretta, poiché sono lontano da Roma, è il mio modo per esserci...

28 marzo 2015, davanti al mattatoio di Roma


Qui potete vedere un breve video, che trovate anche sulla pagina Facebook della campagna un  momento così sconvolgente del presidio. Attimi, secondi, di fronte alla prigionia degli innocenti. Noi a mala pena riusciamo a tollerarne la semplice visione per pochi secondi - e già il ricordo si imprime indelebile, e già il nostro animo si lacera in due. Che cosa potranno mai provare loro, per i quali non esiste alcuna via di scampo né possibilità di sottrazione dal calvario ferreo del macello?

28 marzo 2015, davanti al mattatoio di Roma


Guardate questo video: vi sentirete tutti come Clarice Starling - ma io non sono di certo Hannibal Lecter, non preoccupatevi! - e provate a sentire che pensieri vi susciterà.
A me, ne ha suscitato - tra i molti intrisi di lacrime - uno: che le persone che svolgono tutti i giorni questo lavoro, dagli autisti a quelli che caricano i camion e poi li scaricano; dagli storditori  fino ai macellai; devono aver perso ogni possibilità di provare emozioni buone, e sollievo per se stessi oltre che per gli altri che incontrano. Lo fanno per difesa? Per non impazzire? Mi viene in mente un racconto di Isaac Singer, dove protagonista è proprio un macellaio. ...

Eloise Cotronei, l'unica carezza per questi agnellini nel loro calvario. Nomattatoio



domenica 29 marzo 2015

Agnellini


Quarto Presidio contro il mattatoio a Roma  - Nomattatoiocon gli occhi sgranati di chi non sa ma capisce che qualcosa non va, di chi perde ogni punto di riferimento, di chi si ritrova solo a combattere per la propria vita senza aver gli strumenti per farlo. (diario di un investigatore di animalequality )




Siamo già a Pasqua. Un anno passa veloce. Anche per gli agnellini, che vivono anche meno di un anno. Per esempio, gli agnellini che nell'ottobre 2013 incontrai in Valsesia, oggi non ci sono più. Rimangono vivi solo nel mio ricordo.
Che è un ricordo che fa rivivere piccoli bambini pelosi e bianchissimi, curiosi e desiderosi di giocare, ma anche timidi e indecisi tra tornarer dalla mamma e dai fratellini, o provare ad annusarmi e guardarmi ancora per qualche secondo.




"Se non potete eliminare l'ingiustizia, almeno raccontatela a tutti", è la frase di Ali Shariati, sociologo e studioso delle religioni iraniano, un coraggioso uomo  di pensiero.

Ma che cosa è l'ingiustizia? O meglio, per non rischiare di rimanere troppo astratti, che cosa è una azione ingiusta? 

Per rimanere nei confini di questa precisa situazione, io credo che azione ingiusta sia quella di privare dei bambini (che per quasi tutti non hanno 'la forma' di bambini, che sarebbero esclusivamente quelli umani) della loro mamma, della sicurezza, della gioia e infine della stessa vita - una vita breve, a cui tutto viene tolto, in cambio di prigionia, costrizione, paura.

Un bambino sa molto e bene, lo sa subito, appena gli capita di vedere le immagini di quello che accade a questi altri bambini non umani, che queste azioni sono ingiuste: perché provocano pianto e procurano paura e dolore in chi ne è vittima.
Ma a un bambino, queste cose non vengono fatte vedere mai, e sono pochi i bambini 'fortunati' (sì, fortunati: perché hanno l'occasione precoce di sollevare almeno per qualche istante un lembo della cortina di nascondimento sul destino degli agnelli - ma anche di tutti gli altri animali) a cui questa occasione può capitare. Con conseguenze, magari difficili da prevedere, nella direzione favorevole agli altri animali.



giovedì 19 marzo 2015

A Pasqua salva un agnello




Ritorna la campagna SALVA UN AGNELLO di Animal Equality.

Per il momento, dico solo questo (perché sono in partenza, e rimarrò lontano dal computer per una settimana). I link numerosi e poderosi, diranno tutto al posto mio - per voi, se lo vorrete.
Poi, quando torno, ne riparliamo - tra le altre cose...

Intanto, sono convinto che questa azione, che questi messaggi, che questi discorsi, sia necessario che vengano reiterati e ripetuti - insieme ad altre azioni, come i presidi di NoMattatoio (il quarto presidio cadrà proprio in prossimità pasquale). 








domenica 20 aprile 2014

Dio e Animali: un po' di fede nuova, cari cristiani


In un libro densissimo di intuizioni e di spunti stimolanti,  "Emotività Animali. Ricerche e discipline a confronto", curato da Matteo Andreozzi, Silvana Castignone e Alma Massaro, ho trovato due testi che si pongono il problema della visione degli animali nella religione.
I testi sono "Gli animali nel cristianesimo tra sofferenza e preghiera", di Vilma Barricalla; e "Il rapporto uomo animale nel libro di Tobia", di Gianfranco Nicora e Alma Massaro.

Come letture pasquali, sono davvero adatte. Leggiamo un po', via.
Nella dottrina teologica cristiana - scrive Barricalla - non c'è davvero scampo per gli animali: che soffrono per colpe non loro, cioè per il peccato originale compiuto dagli umani; e per di più non hanno un'anima e perciò, benché del tutto innocenti, non possono avere nemmeno consolazione né speranza. Non basta: a rendere la situazione ancora più grave, non esistono prescrizioni etiche che impongano all'uomo doveri di pietà verso gli animali, poiché gli animali non rientrano nella sfera morale. Carità e amicizia sono lor negate (questo, secondo Tommaso d'Aquino). I cartesiani, poi, hanno aggiunto del loro, con la teoria degli animali-automi, privi di sensibilità e di capacità di soffrire. Soluzioni peggiori del problema.
A questo punto, Barricalla riparte dall'analisi del testo biblico. 

Nel vecchio testamento: in Isaia ci sono immagini cosmiche di bontà e pace, che includono tutti i viventi (Is 11,6-9 e anche Is 65,25). Il profeta Osea parla di 'alleanza' con "le bestie della terra, gli uccelli del cielo e i rettili del suolo" (Os, 2,20).
Ci si richiama al Genesi, a prima del peccato originale e del diluvio (Gn 1,31 e Gn 1,29-30). La prospettiva di futura armonia non viene mai meno in tutto l'Antico Testamento, nemmeno quando si descrivono gli uomini tiranni e dominatori nei confronti degli animali, c'è sempre l'alleanza stretta da Dio con "ogni carne" (Gn 9,9-17), un vincolo con ogni animale.
Tutta la religiosità vetero-testamentaria, pare riconoscere agli animali una percezione del divino (l'asina nei Numeri, Nn 22,21-33).
Per Giobbe, gli animali sono più sapienti:
"Interroga le bestie / e ti ammaestreranno / e gli uccelli del cielo e te lo annunziaranno / e i rettili della terra e ti ammaestreranno / te lo spiegheranno i pesci del mare. / Chi non sa fra tutti costoro / che è la potenza di Dio che ha fatto tutto ciò?" (Gb 12,7-9).
Dio, provvede a tutta la creazione (Sal 104,21 e Gb 38,41 e Dn 3,51-90). 
Tra la prima creazione, priva di violenza e il futuro di pace in cui l'uomo sarà finalmente amico degli animali, viene indicato un cammino da percorrere. Dio ha affidato il creato all'uomo, quest'ultimo ne è responsabile dinanzi a Dio, deve perciò prendersi cura del giardino della creazione, ha un dovere di cura e di custodia (Gn 1-26,28 e Gn 2,15). L'uomo ha un mandato divino, deve conformarsi al piano di pace e armonia con e nella natura voluto da Dio: a questo piano deve improntare le sue azioni. Si tratta di una indicazione etica. Quanto gli uomini, anche quelli che si proclamano credenti, abbiano seguito questa indicazione finora, è facile da constatare.

Eppure, anche nel Nuovo Testamento, la prospettiva della salvezza è su scala cosmica. Paolo parla dell'ansia della creazione, protesa verso una liberazione futura (Rm,8,18-21). A differenza di Cartesio, Paolo vede e riconosce e afferma la realtà della sofferenza degli animali, la inserisce nella prospettiva salvifica, e la unisce ai grandi temi della riflessione cristiana.
A questo punto, Baricalla affronta la teologia della croce, per ripensare sotto una nuova luce il dolore degli animali. Perché non dovrebbe esserci nessun cristiano cosciente e autentico che rifiuti di affrontare questo cruciale problema. Ma così, non pare essere mai stato. Come se Paolo non avesse scritto che si riuniscono e si riconciliano in Cristo tutte le cose, pacificate col sangue della croce (Ef 1,10; Col 1,16, 19-20). Pensando a questo, Ireneo di Lione (II-III secolo dC), scriverà che "Il Figlio di Dio è stato crocifisso per tutto ciò che esiste, avendo egli tracciato il segno della croce su ogni cosa". Attenzione, perché stiamo per arrivare a un'affermazione cruciale: tramite la salvezza, la croce esprime anche il legame intimo e profondo tra il dolore di Dio e quello delle sue creature. Paolo scrive, perciò "con il sacrificio di Gesù, consumato una volta per tutte, viene definitivamente abolito l'antico rito del sacrificio animale. (!!!) (Eb 7,12-17, 26-27; 9,12-14,28; 10,1-12; Rm 12,1). Paolo riprende e completa  tutte le critiche ai sacrifici già presenti nell'antico testamento: Sal 50,8-14, Is 1,11 e 66; Os 6,6; Am 5,22). Il significato cruciale è, insomma, che il Dio incarnato e creaturizzato, soffre come una vittima innocente, che paga per una colpa non sua. Nella passione, Cristo incarna perciò tutto il creato (innocente del peccato originale, a differenza dell'uomo), e affranca le creature dagli obblighi futuri di sacrificio, strumentale per i soli scopi umani. L'Agnello di Dio è l'immagine resa nelle pagine bibliche, per essere comprensibile ai lettori del tempo, ma l'agnello creatura non deve più subire il sacrificio cruento. La croce è il tramite della liberazione cosmica e in più rappresenta anche una potente indicazione etica: Dio incarnato-Cristo-Agnello divino, ha testimoniato e additato all'uomo il dolore innocente dell'animale. Ogni creatura è degna di vita e Dio fa appello alla compassione degli uomini, nei confronti della sofferenza del creato. (Qui penso: In un rovesciamento vertiginoso di rapporti di forza, Dio diventa supplice verso gli uomini, le sue creature più colpevoli, e allo stesso tempo li carica di una grande responsabilità e riporta gli altri animali alla dignità che spetta a loro fin dalle origini, fin da sempre.  Nella creatura sofferente, il vero cristiano dovrebbe riconoscere Cristo, e comportarsi di conseguenza; dovrebbe ascoltare il grido di dolore che arriva fortissimo dal resto della creazione, tanto più che si tratta di un dolore per la maggior parte provocato da  lui, in totale disconoscimento degli stessi dettati del suo dio). Ormai, l'urgenza che il cristianesimo si decida a prestare maggiore attenzione alle sofferenze degli animali, non può più essere rimandata. 
I teologi cartesiani che invece hanno aderito all'automatismo animale, hanno negato con violenza il messaggio più profondo del loro stesso cristianesimo, causando problemi, inquietudini e dolori che potevano essere evitati e mai accadere.



G.Nicora e A.Massaro, si chiedono se molti dei precetti presenti specialmente nell'Antico Testamento  - anziché essere una permanente parola divina - non siano invece una proposta umana, da collocare nel contesto storico e culturale in cui è stata scritta; quindi mutevole, un escamotage, per così dire, di cui la parola divina si serve per chiedere all'uomo, epoca dopo epoca, una positiva risposta alla sua vocazione.
L'altra faccia della medaglia di questa riflessione è che ogni discorso teologico non può ignorare i dati della scienza e più generalmente culturali dell'epoca in cui il discorso viene ogni volta riaffrontato e impostato. Pertanto, una corretta teologia degli animali e del creato, deve oggi utilizzare tutti gli elementi culturali del nuovo ambiente in cui si trova immersa: una cultura in senso sociologico-antropologico, dove - nello specifico - non si possono più non considerare elementi di nuova empatia e ansia di compassione-difesa, protezione, rispetto, degli altri animali.
Il cammino perciò va dal teocentrismo all'antropocentrismo e alla sua caduta, fino al recupero della condizione originaria - cristocentrica secondo Paolo. Un po' quel che si leggeva anche nel saggio precedente. Qui ci si focalizza sul Libro di Tobia, storia sapienziale-didattica, dove angeli e demoni,  ma soprattutto animali sono presentissimi e attivi compagni di Tobia nelle sue peripezie: il cane, il pesce, i passeri, il capretto, ci rimandano alla visione cosmica presente nella Genesi, dove vediamo come l'uomo perde l'innocenza e la fiducia in Dio, trascinando tutte le creature innocenti (che quindi non hanno dimenticato Dio né hanno perso la fiducia nei suoi confronti, mi viene da pensare): ben due volte l'uomo 'perde' gli altri animali, prima con la cacciata dal Giardino, poi col Diluvio Universale, che è come una seconda creazione. Ma ancora una volta, l'uomo si dimentica (o ignora volutamente?) dei suoi obblighi di alleanza, e sostituisce la visione teocentrica con una (mortifera) visione antropocentrica. Inizia per gli animali innocenti, sottoposti alla malvagità dell'uomo, un cammino di sofferenza che è in corso ancora oggi. (Nell'antico testamento, solo poche prescrizioni, all'interno della religione ebraica, volte a mitigare in parte la sofferenza degli animali).
Quando arriva Gesù, nato in un luogo dove umani e animali condividono gli stessi spazi (come in Tobia), ritorna la speranza per tutta la creazione, altrimenti trascinata nella colpa umana e travolta dalle sue azioni.
Il discorso teologico è assai complesso, ma il paragrafo delle conclusioni è incisivo: il Cristo Pantocrator ricompone l'armonia intraspecifica e infraspecifica, cioè tra umani e tutti gli altri animali, e tra ciascun umano e ciascun animale. Si tratta tuttavia di una ricomposizione per ora solo virtuale: perché possa realizzarsi, seguendo la prospettiva cristiana, la cultura umana deve affrancarsi dall'antropocentrismo nefasto.

Insomma, è vero che le indicazioni - per chi crede - stanno lì, nero su bianco, per una nuova compassione verso gli altri animali. Come si dice in chiesa, anche questa 'è parola di Dio'.
E allora, fedeli cristiani, quanta crudeltà volete ancora non vedere e non sapere, inflitta agli altri animali?

Tristezza. Gioia. Orrore. Speranza 

Così, ecco come ho passato la mia pasqua, tra una coccola e l'altra ai miei cani anziani: provando a pensare a qualcosa da scrivere capace di oltrepassare il muro di crudele indifferenza di quelli che festeggiano dio con la morte degli innocenti.





giovedì 10 aprile 2014

Altre campagne per gli Agnelli sacrificati a Pasqua

A Bologna, manifesto di Animal Amnesty



Campagna ENPA

Questi sono altri due manifesti di altre campagne pasquali per far arrivare il messaggio del valore della vita degli agnelli. Il secondo, è una campagna ENPA che ha già qualche anno. La prima inmagine, invece, ritrae un manifesto di Animal Amnesty, e non è chiaro se sia una campagna 2014 o di qualche anno fa e ripetuta anche quest'anno.

Entrano in gioco altre strategie: si chiama in causa direttamente la religione cristiana, che ha trasformato l'immagine dell'agnello di Dio (Gesù Cristo che si sacrifica per il genere umano) in sostanza concreta e pulsante di vite interrotte per ossequio al rito. Al momento, lo scopo del post è solo quello di rendere documentazione di queste due immagini, ma spero di ritornare sull'argomento cruciale poco sopra accennato, cioè di come si può leggere il messaggio lasciato da Gesù. Rimane un dato di fatto che finora è stato sempre tramandato dall'ufficialità della chiesa in modo molto sfavorevole per gli altri animali - vale a dire, con un netto antropocentrismo, del tutto privo di empatia.

Da notare, come nel comunicato ENPA sul sito ufficiale si legga: "In particolare, l'Enpa si appella a Papa Francesco affinché anche in tale circostanza si faccia portatore di un messaggio d'amore, invocando un atto di clemenza per questi poveri animali e sottraendoli così alla loro condanna.".  Un appello che fa eco alle 'lettere aperte' che si possono trovare, scritte davvero col cuore da attivisti animalisti di loro spontanea iniziativa - attivisti cattolici, forse (?), che sperano di poter finalmente unire la loro religiosità con il rispetto per gli animali, grazie alla impressione che gli ha dato l'arrivo di papa Francesco, potenzialmente foriero di molti cambiamenti - ma quanto questi cambiamenti saranno davvero efficaci per superare la barriere dello specismo?

Sono immagini - in ogni caso - a parer mio con un registro alternativo e parallelo a quelle di OIPA e di animalequality.Le strategie hanno lo scopo comune della salvezza per gli agnelli, e cercano di raggiungerlo con strade simili ma differenti.

M'ama - mi mangia: campagna OIPA con Luca Spennacchio

Fonte: OIPA


Proseguo con un altro modo di declinare il bisogno di nuove consapevolezze, in relazione agli agnelli, soggetti principali da difendere, ogni anno, a Pasqua. Non solo: nuove consapevolezze in merito al rapporto umano di generalizzata oppressione nei confronti degli altri animali. Sono tanti i modi per provare a salvare un agnello.
 La campagna OIPA è articolata e dettagliata, e si avvale delle belle foto di Luca Spennacchio, occhio speciale e instancabile per guardare agli altrianimali. 

Linea 3 Gialla, Dergano M3 Milano, 2014 - foto di Oriana Zago

Metropolitana stazione Termini, Roma

 

La Campagna di Pasqua dell’OIPA è a Milano con 100 affissioni nelle fermate delle linee della Metro; è  a Roma con 187 affissioni in tutte le fermate delle due linee della metropolitana.  Far riflettere sull’amore riservato agli animali d’affezione e al tragico destino riservato invece agli animali considerati solo per scopo alimentare, si può attuare finalmente chiamando i passanti a mettere in gioco le proprie capacità cognitive, a specchiarsi in una contraddizione così enorme da essere diventata invisibile, indiscussa. 
Ecco in queste foto, l'esposizione del dato di fatto, con un sottotesto di pensiero che potrebbe partire da Melanie Joy e che rende il messaggio netto e chiaro, semplice da leggere - semplice anche da accettare? è una sfida, infatti, posta senza infingimenti, all'ottundimento della sensibilità che ormai non viene nemmeno più percepita da chi la (soprav)vive. Per raccogliere la sfida e accogliere le nuove vite che finalmente ci appariranno - quelle degli agnelli - occorre coraggio: quel tipo di coraggio che è capace di rifiutare ciò che viene considerato da tutti normale e che invece è violenza e orrore. 
Coraggio consapevole: del fatto che decidere di non far uccidere più agnellini strappati alle loro disperate mamme, è solo il primo passo, che nasce in cucina, magari, ma che deve uscire anche da casa e diventare nuova abitudine di vita, di modo che essere vegani non sia solo una moda salutistica o passeggera, ma una nuova capacità di stare accanto a, e insieme con, gli altri animali - basando questa convivenza-rapporto-relazione-coabitazione - su azioni senza violenza - al limite, delle non-azioni quasi zen.

Ogni anno in Italia sono circa 4 milioni gli agnelli uccisi, cuccioli di circa due mesi di vita, separati forzatamente dalle loro madri, maltrattati, marchiati e trasportati verso una fine crudele e violenta. Circa 800.000 muoiono esclusivamente nel periodo di Pasqua. (fonte OIPA)

A pasqua salva un Agnello

Bau, dice Chicco

Quando i selfie sono intelligenti, potrebbe essere il sottotitolo di questa campagna, lanciata per il secondo anno da animalequality 
La campagna funziona bene, e infatti io sono solo l'ultimo di una serie di amici e animalisti che vi hanno aderito e continuano a farlo. (Chiaramente, perché gli animalisti sono 'ideologizzati').
La campagna per chi non può difendersi, si autopromuove, coinvolge la voglia di fare e di comunicare, per rompere il muro opaco delle indifferenze crudeli e complici, usando sorrisi, bellezza, colori e tanta voglia di mettersi nei panni dell'altro-più-indifeso: per salvarlo.
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