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giovedì 23 luglio 2020

Marco Colombo, naturalista fotografo: come trattare orsi e animali marini delle pozze di marea



Ursus arctos marsicanus
nuova generazione
Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, Abruzzo



Gli orsi sono sempre al centro dell'attenzione. In generale, gli animali tutti sono sempre sotto l'attenzione - spesso indesiderata e molesta - degli umani. Ne ha parlato anche il naturalista fotografo Marco Colombo, in alcuni suoi post feisbucchiani. Tu e Marco avete già scambiato un dialogo qualche anno fa: l'ultima vostra chiacchierata risale al dicembre 2016.
Nella foto, Marco ha ripreso due giovani orsi marsicani, che esplorano in Abruzzo le lande del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio Molise.



giovedì 23 aprile 2020

Foto di animali in città - Tutte le domande




In queste settimane di quarantena, dopo un primo exploit di immagini, le foto di animali che si sono 'ripresi' gli ambienti urbani  momentaneamente svuotati di umani, non hanno comunque mai smesso di apparire, di tanto in tanto.
Lasciamo da parte alcune foto probabilmente fake (ma comunque, per altri motivi, significative), le altre immagini sono frame documentali ben precisi, di un qualcosa che è cambiato;  sia pure legati a una contingenza, a una coincidenza - la presenza contemporanea nello stesso luogo di uno o più animali e di un umano con dispositivo tecnologico fotografico.


sabato 21 marzo 2020

Mentre i cani escono a passeggio


Nutria mangia biscotto - Animaleria


Nel fumetto 'La Spada e la Diavola', la guerriera Red Sonja torna nel mondo nostro contemporaneo, a New York e il suo primo respiro dell'aria urbana attuale è a dir poco soffocante, a causa dell'inquinamento - per lei che arriva da un'epoca antica e priva di inquinamento diffuso. 



mercoledì 19 febbraio 2020

Bruno Stivicevic, fotografo e giornalista



Lo trovi e lo incontri sempre, quest'uomo alto e asciutto, a ogni manifestazione, corteo o evento animalista a cui partecipi - tu vai tutto sommato davvero a molto pochi, lui invece, c'è a tutti.


venerdì 24 gennaio 2020

Sei andato a vedere la mostra sui divisionisti

Maternità (olio su tela) - Gaetano Previati

Due volte sei entrato al Castello di Novara, attratto dalla mostra sulla pittura divisionista e sui suoi artisti. (La mostra c'è fino al 5 aprile, magari ci vai pure una terza volta...).

sabato 1 dicembre 2018

venerdì 12 ottobre 2018

NOmattatoio cambia le sue strategie




Quattro anni fa iniziavano le campagne di NOmattatoio. A Roma. In quattro anni, di cose se ne possono fare molte, fino a che arriva il momento che occorre cambiare.
Hai chiacchierato via internet con Rita Ciatti, che è tra le ideatrici della campagna, insieme a Eloise Cotronei e Andrea Festa.



mercoledì 26 settembre 2018

VIDEO mamma Gorilla gioca con suo figlio











Questa gorilla è una mamma, che è felice di passare il tempo giocando con suo figlio. A te è venuta in mente tua mamma, quando anche lei, con te piccolo piccolo, faceva un gioco molto simile.  Ma gli abbracci della gorilla sono molto più protettivi e deliziati.

Si diceva l'altra sera che:

non sono gli Animali a essere simili a noi,  Ma siamo NOI a essere simili a loro.
Certo, è una frase-slogan - e proprio in quanto frase slogan funziona.


La sua missione è quella di scuotere le menti e risvegliare i cuori, che comincino a pompare empatia e nuove considerazioni verso questi numerosissimi nostri compagni e parenti - tutti loro come noi gettati nel mondo (come direbbe quel diavolo di un Heidegger), l'unico mondo in cui tutti abbiamo casa.

NB: il video è 'muto', ma basta cliccare sull'altoparlante per avere l'audio



lunedì 23 luglio 2018

Red Carpet per gli animali liberi

pronti per la giornata

Sabato 21 luglio, a Novara, seconda prova per il banchetto 'home made' con Silvia Molè, per Parte in Causa 
Il secondo banchetto - o 'tavolo'; a proposito, suggerimenti su come chiamarlo? -  improntato a una 'azione informativa passionaria' e appassionata è andato in scena, con tanto di red carpet, sotto i portici all'altezza dell'arcifamoso 'angolo delle ore' novarese.
Cosa è questo red carpet? Quale è lo spirito del tavolo informativo? Come è andata la giornata?
(Intanto, diciamo che questo secondo tavolo si è svolto alcuni mesi dopo il primo tavolo, esordio in società a Vercelli).


venerdì 29 dicembre 2017

Qui fotografate voi... se volete!



Sotto l'albero, nel 2017, hai trovato i 200M: il blog, cioè, proprio in questi giorni, con la complicità di panettoni, pandori, hummus, vin, liquori e spumanti, ha ricevuto moltissime visite. Ne sei felice, tantissimo: e ringrazieresti uno per uno tutti i visitatori - che magari son passati a curiosare e via, o magari son frequentatori abituali ma silenziosi. Ovviamente non puoi farlo - ringraziarli uno per uno, cioè. Ma non è detta l'ultima...


giovedì 5 ottobre 2017

Nietzsche che dice? Che s'annoia tutto solo - L'uomo che cammina a Torino



Torino entusiasmava Nietzsche, che vi giunse nel 1888.
Dal 27 settembre 1888 al 6 gennaio 1889 scrisse numerose lettere  (Lettere da Torino, ed. Adelphi) che testimoniano la sensazione di benessere che la città spandeva su tutte le cose, anche sull’anima di Nietzsche. (adesso, ti aspetta la lettura di queste lettere...).


L'altra settimana, hai fatto una specie di 'pellegrinaggio' al medaglione in pietra che si trova inserito nei muri della casa dove abitò Nitezsche, in via Carlo Alberto al numero 6, nell’appartamento dei coniugi Fino che avevano una rivendita di giornali nella vicina piazza.

Sei arrivato all'angolo di Nietzsche venendo dal portone di Palazzo Granieri della Roccia, (via Bogino), poche decine di metri di Via Cesare Battisti e si apre nella piazza Carlo Alberto. Svolta a destra, ed eccola lì, la casa.












Come un turista della filosofia, hai sostato a lungo sotto il medaglione, lo hai fotografato. Hai osservato la piazza, hai girato su te stesso, naso all'insù, o sguardo in avanti. Magari, alcune prospettive le condividi col filosofo. Non è proprio l'eterno ritorno, ma insomma... piuttosto una ricorrente sovrapposizione spazio temporale - ma sfasata - e dunque, benché nello stesso luogo, Nietzsche e tu, non pot(r)ete mai incontrarvi. Eppure, anche tu, hai osservato Palazzo Carignano, Piazza Carlo Alberto, hai preso più tardi da bere in Galleria Subalpina.

il cielo della piazza



in galleria, per le vetrate il tempo ritorna?


libri antichi sbirciano chi passa


a proposito di libri: Kundera impernia il suo libro sui pensieri di Nietzsche (piccola nota a mo' di promemoria, per te):

 


Ritornerà, dunque, anche il cavallo che Nietzsche abbracciò, proprio in piazza, sotto alla finestra della sua camera. Lo abbracciò per proteggerlo dalla violenza del cocchiere, che lo stava frustando e prendendo a calci. Questa è forse una leggenda, nata dagli svenimenti che Nietzsche ricominciò ad avere, mentre passeggiava; e che alla fine lo destinarono al ricovero. Venne dichiarato e considerato pazzo.

Se invece la sua pazzia non fosse quello che tutti all'epoca avevano detto che fosse? O meglio: che lo fosse - follia - ma che in essa ci fosse almeno un elemento che nessuno fu capace di notare?
Fingiamo che l'abbraccio tra il filosofo e il cavallo avvenne sul serio, nella realtà della piazza, sotto il cielo ampio e percorso dalle nuvole. 
Perché capitò, questo gesto - così irrididucibile? Perché Nietzsche vide il cavallo percosso, che era inerme, che non poteva sottrarsi e che non aveva alcuna colpa da espiare. Mentre il cocchiere, come ogni padrone, come ogni schiavista, si sentiva in diritto di punire con sproporzione e con violenza insistita, qualsiasi gesto di individualità, di richiesta, che ai suoi occhi era invece una ribellione, una offesa, una provocazione, un affronto.
Forse, Nietzsche vide se stesso come il cavallo, oppresso non da uno, ma da molti cocchieri, o da un cocchiere sovrumano, che era una intera società. Non sovraintepretiamo: limitati a dire che, di certo, Nietzsche era uno spirito libero e assai sensibile. 
Non c'è come la violenza, agita sensa freni, senza sosta, senza scampo, a scuotere, a commuovere un animo sensibile.  Non c'è come vedere un cavallo aggiogato a un calesse, schiavo del capriccio umano.
La reazione, quasi sempre, è rapida, è irriflessiva, è coraggiosa: si risolve in un atto mirato per bloccare la violenza; per interromperla; per fare da schermo tra la vittima e il carnefice. Questo è, per te, l'abbraccio in lacrime di Nietzsche al cavallo, che sicuramente guardò coi suoi grandi occhi neri questo umano che si era messo in mezzo tra il suo viso e la frusta feroce e implacabile del padrone.

L'abbraccio di Nietzsche, sta già ritornando: e purtroppo - o per fortuna - eternamente ritorna, fluisce e rifluisce, come onde di un mare. Sotto forma di umani che non vogliono più vedere cavalli aggiogati. Umani che alzano le mani a proteggere corpi stremati e fanno scudo col proprio corpo.

A questo punto, la tua camminata, ha fatto una deviazione - verso gli altranimali. 

giovedì 28 settembre 2017

Torino e il suo spirito - L'uomo che cammina




Che bello rivedere Torino - e Torino di sera precoce, il momento a cui si agganciano i ricordi e le sensazioni. Il gusto di riscoprirla, miscela novità e passatità. L'occasione di "Torino Spiritualità", questa volta, è stato poco più che un alibi... è stato piuttosto un 'uomo che cammina'.











martedì 15 agosto 2017

La guerra sulla pietà

... e se io incontrassi un'orsa...


Le immagini di KJ2 uccisa, ti hanno catapultato coi ricordi al passato. 
Hai provato l'irresitibile necessità di scrivere queste righe, che avrebbero voluto esser brevi ma che rischiano di essere lunghe - e molto probabilmente esorbitanti, inconcludenti: siete avvisati!
2013. Abitavi in montagna. Per una serie di sfortunati eventi, ti ritrovasti faccia a faccia con la salma di un cervo. Lo hai raccontato, con tutti i dettagli, qui
Oggi forse non lo scriveresti così, ma molti dei pensieri lì esposti, non sono cambiati  - e forse, quello che allora era un bambino (e che allora ti impressionò proprio perché si trovava tra gli adulti spettatori di quel ludibrio, scempio di cadavere), oggi sarà un giovane e implacabile cacciatore, sicuro della giustezza delle sue azioni di 'contenimento' degli animali. Più nessuna sorpresa nei suoi sguardi, solo crudezza piatta.
Però, del cervo quel viso, quegli occhi ormai muti, accecati della loro brillante luce vitale dalle pallottole dei cacciatori, non te li dimentichi più. Anche quel bellissimo cervo come l'orsa era adagiato - le membra scomposte e rigide, il pelo sporcato dalla caduta nella morte, per via della spinta potente e irresistibile del proiettile dentro nel corpo - sul pianale semi arrugginito e scolorito di un furgoncino - quelli azzurro-verdi, dozzinali, non belli, solamente utili e poco costosi.  Attorno a lui, come orchi, i cacciatori che lo avevano scovato, perseguitato, sfinito, inseguito e ucciso, quella mattina. Ora che il sole stava calando, proiettavano le loro piccole ombre deformi sulla bellezza di quel corpo - che loro non avrebbero mai compreso, anzi nemmeno vista. Parlavano, a borborigmi crudi e stridenti: di cartucce, di cani, di bastoni, di catene, del bosco (il 'busc'); del peso della 'bestia', di quanto si tira su con la sua carne, con la sua pelle per il tappeto, con la sua testa, con le sue corna.

Una violenza fine a se stessa, che si perpetua anche in migliaia di piccoli grandi gesti prepotenti degradanti.

qui siamo a Pinzolo: notate i fiori sul capo della mucca?

Fu allora che lo baciasti, in un impeto - una provocazione? una sfida? Una opposizione, un rifiuto verso la loro esistenza umana, i loro pensieri grondanti violenza perenne (!). Un saluto, una richiesta di perdono, un omaggio alla bellezza (!). Baciasti il viso del cervo, sulla sua guancia. Un bacio veloce, rapito, rubato. Sporgendoti sul pianale, che fu come sporgersi sull'abisso: della morte, della violenza - forse l'abisso di Nietzsche. Ma un abisso voraginato dagli umani, una trincea scavata nella guerra sulla pietà - ché di questo stiamo provando a pensare.
Non hai immagini del cervo, solo ricordi...

... ricordi identici a questo, in ogni dettaglio squallido e doloroso...

... e perciò, ben comprendi che quello che a prima vista potrebbe sembrare un gesto unico - il mostrare il risultato di una caccia agli amici in paese - è in realtà un singolo episodio di una sequenza molto, troppo lunga, che i cacciatori imbastiscono ormai senza soste; e che questa sequenza è una delle battaglie di questa guerra: una battaglia campale, che inanella vittime, cadaveri, in continuazione, tra gli altri animali. Ci sarebbe anche da accennare al discorso delle immissioni di animali in boschi e ambienti ormai svuotati, le cosiddette ripopolazioni: boschi assediati da città e ambienti antropizzati, nei quali è facilissimo per qualsiasi animale incappare. Troppo-pericolosamente-facile. E allora, si parla di sovrappopolazione, di invasione, di pericolo. E allora, la parola passa ai fucili, come se avessero bisogno di una ulteriore copertura -oltre alle innumerevoli deroghe, licenze, eccezioni di cui già godono.
 (Nota: una delle immagini circolanti, descritta come l'immagine del cadavere dell'orsa, in realtà la ritraggono anestetizzata, quando, mesi fa, venne catturata per metterle il radiocollare; ma poco importa: siamo nella logica del discorso del pathos - anche caotico, quindi -  delle immagini.)


Perché hai baciato il cervo? Ricordi benissimo che avevi, netta in mente, questa immagine:

...solo di recente hai scoperto la probabile vera origine di questa foto, che dunque è un fake!

Solo di recente hai scoperto i retroscena più probabili di questa foto. Ma allora era decontestualizzata - o meglio, ri-contestualizzata (ma, obietti: le mani sulle spalle che sembrano trattenerlo?).
La potenza astratta della immagine - fu quello che ti rimase impresso. Al netto. Non sai, ora, dire se ricavare ispirazione irresistibile da una immagine che è bugiarda - se ricavare un bene da un male - sia qualcosa che (ci) si possa permettere o auspicare sempre, o per sempre (forse no).  Però, quando baciasti il cervo, tu ti sentivi come pensavi si sentisse il ragazzo nella foto. E, di sicuro, il tuo gesto fu sincero; di sicuro, suscitò sorpresa. Siamo in guerra, giusto? Allora: la propaganda, la disinformazione, la strumentalizzazione, possono, potrebbero, prendere strade inaspettate, indesiderate dagli stessi autori della propaganda. Ci si può appropriare del messaggio dell'avversario, piegarlo, depotenziarlo, rendendolo innocuo o addirittura rivolgendolo capovolto e trasformato, da punto debole a punto di forza (stai pensando a un film come 'Pride'). 


Mentre stai scrivendo a getto continuo, insegui i pensieri prima che scappino, ma in questa maniera altri ricordi arrivano a farsi ricordare: ricordi dove gli animali nei boschi sono protagonisti. 

Ricordi la corsa a precipizio di due camosci: stavi salendo un sentiero estivo in un bosco - all'improvviso, a monte, alla tua destra, un fragoroso frusciare di foglie e rami, che si spalanca in un lampo verde e nocciola di corpi, zampe, ciottoli, erbe, terra, sole sul tratto di sentiero a due metri davanti a te: due giovani camosci correvano a precipizio, verso valle. Lungo una discesa ripidissima, velocissimi. Non hai avuto paura, ma solo meravigliata sorpresa - sentivi con certezza che loro ti avevano individuato, tu, lentissimo arrancante in salita semipianeggiante, ben prima che tu potessi anche solo iniziare a sentire il loro avanzare, per cui erano certi che ti avrebbero evitato con  estrema facilità, con noncuranza. 

Oppure: ricordi te che guidi, tra i tornanti montani, in una sera di luna piena, stai salendo verso la  fine della valle. All'uscita dalla galleria: un cervo sovrumanamente gigantesco, sta dritto in mezzo alla strada. fermo, calmo, si guarda attorno, muovendo piano la testa -le sue corna sono immense. Vicino a lui, più piccoli, due individui: hai subito pensato a una femmina e a un giovane, forse il loro figlio. Hai frenato, ti sei fermato, guardandoli riguardato, dal finestrino. Pochi istanti, eterni. L'immbilità del pensiero, dell'attenzione. Del rispetto - reciproco. Della prudenza - reciproca. E tuttavia, non percepisti dal cervo paura, né ostilità. Solo, una attenta osservazione, benché rapida, veloce. Uno scambio impercettibile di sguardi, tra due coscienze. Poi, loro tre scomparvero dall'altro lato della strada - diretti da un prato a un bosco, tagliati in due dall'asfalto umano. 

Non sono gli unici ricordi che tesaurizzi nella tua memoria, di animali non umani. Proprio questi due, però, sono emersi adesso. Perché il pensare alla guerra sulla pietà, come si e ci  raccomanda di fare Derrida, è un pensiero lungo, annoso e probabilmente sfrangiato, ramificato, sfaccettato, poliedrico.
Sono emersi perché possono raccontarci sia la splendida epifania animale, sia il fatto - assodato - della loro effettiva non-belligeranza. Se volessi usare parole altisonanti, scriveresti che se anche loro non ci hanno dichiarato guerra, sono gli animalisti che si sono posti loro alleati a guerreggiare contro la strapotenza bellica umana. Ma, appunto sono straparlare, per una infinità di motivi.

Il fatto è che, più che di guerra, verrebbe da parlare di sterminio (nei termini in cui se ne parla nella Guerra dei Mondi wellsiana): perché la disparità delle forze in campo è troppo estrema, troppo assurda, a tutto svantaggio degli altrianimali.
Gli animali vengono "sterminati nella loro sopravvivenza o addirittura nella loro moltiplicazione", scrive Derrida. Le dimensioni della guerra sulla pietà sono talmente immense che gli stessi umani la negano, la disconoscono, rifiutano di vederla  - o forse, il che è terribile, in molti casi nemmeno la vedono, pensando che non esista, che non sia in corso.  Eppure, le prove ci sono: dati, racconti - immagini.  Derrida le chiama immagini 'patetiche', cioè in grado di generare pathos. Ma in questa guerra, molto c'è di patologico, molto c'è che si allaccia alla sofferenza, alla pietà, alla compassione (scrive sempre Derrida). 

Oliver: anche questa è una immagine 'patetica'...
Ora, tu pensi che a disposizione degli umani che si sono presi l'impegno di pensare la guerra, la pietà, la compassione, non ci sono molte risorse, e allo stesso tempo ce ne sono a sufficienza. Ci sono consapevolezze nuove, in grado - forse, tu lo speri - di affrontare queste nuove prove derridiane che la compassione deve affrontare, dal XIX in qua. Ci sono nuovi pensieri. Ci sono politiche e strategie collaudate in vecchie battaglie, che possono tornare utili nelle battaglie nuove e urgenti. Gli esempi, per dir così, 'vittoriosi' - o 'di successo' - non mancano.

Nel caso di KJ2 s'è parlato e scritto di boicottaggio. Si sta parlando anche di consumo consapevole, che ne è un po' l'altra faccia. Si potrebbe chiamare anche 'consumo propositivo'. Non solo il non comprare ciò che propone la parte a cui far arrivare un messaggio di protesta; ma anche, magari contemporaneamente, il comprare di più da parti che invece seguono pratiche diverse, più rispettose. Ti pare che si possa far riferimento ai cosddetti gruppi di pressione (in inglese: le lobbies). Uno strumento che potrebbe essere sorprendentemente potente, a tutti i livelli. 

Nel caso del povero cavallo Oliver- misero schiavo sfruttato fino alla sua morte-  il discorso di protesta contro botticelle, carrozze turistiche diffuse tra Roma, Torino, Messina, Cagliari, tocca molte corde patetiche. Vedere il suo viso stravolto è uno strazio personale, e - per te, almeno - vedere gli umani scialbi, sciatti, scazzati tutt'intorno a lui, le mani in tasca, sotto il sole rovente, suscita vero, insopprimibile ribrezzo.


...vorreste davvero che qualcuno vi soccorresse così?! Fonte


Ti affacci alla marea costantemente e quotidianamente montante di ogni tipo di crudeltà, sciatteria, incuria, disinteresse, disattenzione, ignoranza, menefreghismo, prepotenza, arroganza, supponenza mossa da umani del tutto inconsapevoli contro gli altranimali. Rischi di soffocare. Rischi di bruciarti. Rischi di ammalarti. 
Hai (avuto) la fortuna di aver incontrato e di continuare a incontrare e di conoscere persone determinate, forti, propositive, consapevoli, tenaci, che sono capaci di fare cose 'belle' tutti i giorni verso gli altranimali - e il pensare di aver imparato da loro e di essere anche tu almeno un pochino come loro, ti permette di fronteggiare gli sgomenti. Infatti, quello che queste persone sanno fare, fa la differenza concreta.




Per chiudere il post. E contro la patologica follia antropocentrica.
Provi a trovar rinsaldezza nelle parole di Derrida: la guerra sulla pietà "attraversa una fase critica. Noi l'attraversiamo e ne siamo attraversati". Perciò, abbiamo il dovere di pensarla, questa guerra. Per Derrida, proprio il "pensare" è in questione, è in gioco. Forse è in pericolo. Il pensare come abbiamo pensato finora, non va bene.  Allora: potrebbe aiutarci un pensare-sentire? Potrebbe aiutarci sdraiarci sulla terra, camminare a carponi? Potrebbe aiutarci stare in mezzo agli animali - almeno, quelli che accettano di stare in mezzo a noi (tu, stai pensando ai tuoi cani) - ?
Non c'è una unica, né breve, né univoca - risposta. Il che, forse, può spingerci a trovare sempre nuove, creative, innovative, strade e strategie. 

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