domenica 4 marzo 2018

Un'eterna Treblinka, intro - Riletture dell'antispecismo -1-



Con quest post vuoi provare a iniziare a fare un lavoro di recupero: una rilettura indietro nel tempo, alla riscoperta dei libri 'antispecisti' che in questi anni hai letto.

Vuoi vedere se questi testi affrontano la prova degli anni che passano rimanendo tuttora validi, ancora con la possibilità e potenzialità di dire qualcosa di significativo e di importante -  per tutte le persone che in qualche modo hanno sempre viva nel loro sentire la indignazione per come vengono perseguitati gli altranimali e hanno la voglia incontenibile di rimediare a questo stato di cose insostenibile.

 
Charles Patterson


C'è stato un momento, verso la fine del 2017, quando hai pensato bene di fare come quegli atleti che vanno in super-allenamento, o come gli studenti che alla vigilia dell'esame preferiscono chiudere il testo e aprire un fumetto (che, anche lì, attenzione...). Ti sei sentito quasi sovraccarico di concetti, di informazioni, di parole, di idee, di ragionamenti e di filosofie. Con l'impressione di girare in folle, come un frullatore di acqua: allora ti sei regalato una sosta. Che poi, di fatto, tale non è. Infatti, accanto a libri più evasivi,  hai ripreso comunque in mano testi 'generici', o di base: divulgativi di sociologia, o di scienza, per esempio per rinfrescare la memoria su Darwin e le sue teorie.
(Un giorno magari scriverai due parole sul concetto di 'evasione' - che tale non è, o non è come sembra - in Tolkien).

Le basi: altrimenti note come 'le fondamenta'. A scuola sono le materie propedeutiche. Hai la sensazione che andrebbero rispolverate, perché riacquistino l'importanza e il valore di 'bussole', di 'alfabeto', indispensabili per orientarsi più tardi nella quantità vastissima di tutte le idee e il loro contrario, senza annegare ma con in dotazione almeno un piccolo salvagente capace di tenerci a galla con il minimo di senso e discernimento che è in grado di offrire.

Perché: poi posso fare musica dodecafonica; arte concettuale; flusso di coscienza; geometria non euclidea e matematiche n-dimensionali; ma prima devo conoscere il solfeggio e le note; cosa sono i colori; la grammatica e la sintassi; i numeri e le quattro operazioni base, le figure geometriche. 
Posso mettere in discussione, posso criticare e anche capovolgere solo le cose che conosco bene, che ho studiato e assimilato, con cui ho familiarizzato, nelle loro numerose sfaccettature, a volte reciprocamente contradditorie.

Per quanto riguarda l'animalismo - o antispecismo o, forse ancor meglio, l'equispecismo - queste basi sono più che mai indispensabili. Senza di esse - perché le si conosce male, in modo confuso; o non le si conosce affatto - non si riesce a capire dove siamo, perché siamo proprio a questo punto e come possiamo muoverci - giusto per rimanere a un livello quasi semplice di esplorazione della intera questione.

Ed è qui che ti è venuta l'idea delle riletture (vuoi anche ringraziare Silvia Molè, di Fallacie Logiche, in merito.

"Un'eterna Treblinka', di Charles Patterson è del 2002. 
Una copia, edita da Progetto Gaia nel 2003 è capitata tra le tue mani nel 2005. Il primo libro veramente animalista che tu abbia mai letto. Se ti ci soffermi ancora un attimo, riesci a ricordare la sensazione di freschezza e di esaltazione che ne ricavavi: scoprivi a ogni pagina ciò che significa nel profondo essere animalista, sentivi di stare facendo qualcosa di autentico, di concreto, proprio mentre stavi leggendo.  Subito dopo Patterson, in due mesi o poco di più, ti divorasti tutti i Racconti (pubblicati nei meridiani) di Isaac Bashevis Singer e Liberazione Animale di Peter Singer. Non è un caso che in quel periodo tu avessi deciso anche di fare volontariato in un canile. 

Parentesi: negli ultimi anni (2015, 2016, 2017, ma anche prima) ti è spesso capitato di leggere o di vedere libri o film dove l'attenzione nuova verso gli animali era a un passo dallo spuntare, chiara, evidente. Ma questo, quasi mai accade: ti senti come un assetato nel deserto, che non trova mai l'acqua. Ti senti insofferente a discorsi sempre ego-antropo-centrici a dispetto delle loro stesse premesse; soffri di claustrofobia filosofico-etica e ti arrabbi quando vedi che molte, troppe, persone, coerenti nei loro ragionamenti, si fermano a un passo dal fare il salto consecutivo e consequenziale, l'inevitabile salto di specie, oltre il muro dello specismo più cieco. Rimangono al di qua, abbandonano e tradiscono gli altranimali per l'ennesima volta, disconoscono i loro stessi ragionamenti, quasi.
Chiusa parentesi.

In quegli anni, con Un'eterna Treblinka, potevi invece dissetarti, potevi sgominare le barriere e gli ostacoli, potevi guardare oltre, perché c'era chi lo aveva già fatto prima di te e adesso ti mostrava la strada. 

E veniamo al libro.  Cominci dalla introduzione, firmata da Massimo Filippi. 

Sembra molto strano dirlo oggi: allora, però, non conoscevi né i suoi libri, né tanto meno Massimo Filippi di persona. 
Cosa ci scrive, allora, Filippi? Ci sono già importanti punti fermi, come il darwinismo, l'etologia, la paleoantropologia che - tutte insieme e con altre scienze - danno solida base alle critiche e agli avvertimenti contro la banalità del male di arendtiana definizione a cui "inevitabilmente conduce il dogma metafisico della separazione artificiale tra umani e non umani": proprio l'azione di critica e di elininazione di questo dogma scoprirai essere negli anni futuri al centro del pensiero nei libri di Filippi (sui quali ci saranno post apposta). Perché questo dogma, scrive Filippi per ora, "rende giustificabile non solo l'attuale misera condizione animale, ma anche l'altrettanto misera condizione umana".
La linea divisoria noi/loro è non solo artificiale, ma anche mobile e labile e ignobile: la sua oscillazione ha permesso il pensare e l'attuare cose come i lager e l'olocausto, perché ha reso possibile "per alcuni componenti della nostra specie di poter passare dall'uno all'altro dei due termini in gioco". Di diventare, cioè animale, condizione nella quale il gioco  imposto dal dominio assoluto della ragione strumentale diviene letale, perché semsei dalla parte animale della linea, perdi individualità, diritti, protezioni, garanzie, tutele, sacralità; smetti di essere consumatore, diventi merce (le uniche due categorie in cui il sistema capitalistico divide tutto ciò che esiste. Ovviamente, per gli animali non umani l'unica possibilità data è quella di essere merce, a qualunque livello.
Questa oscillazione letale, non può non generare l'insicurezza globale delle esistenze di chiunque viva sul pianeta, controllato dalle ragioni del profitto.

Anche l'archetipico Olocausto fu un risultato del profitto e - scrive Filippi - "non è stato un evento unico e quindi irripetibile". 
Se son vere le parole di Adorno, richiamate sia da Patterson che da Filippi, per le quali "Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali",  allora la condizione animale, per Filippi, ci richiama a una forte presa di coscienza, in quanto prodromo per una "nuova Treblinka universale".

Filippi chiude in modo sensazionale, citando il biologo Lee Silver (Princeton), teorico della "riprogenetica" (cioè la fusione in prospettiva delle tecnologie riproduttive e della ingegneria e manipolazione genetica, che permetterà azioni eugenetiche addirittura a livello individuale). Silver prevede un futuro quando l'umanità si dividerà Gen Rich e in Natural - divisione che passerà necessariamente dalla sfera consumistica del reddito e del potere di acquisto e di spesa. I Gen Rich renderanno se stessi geneticamente migliorati, finché "con il trascorrere del tempo, la distanza genetica tra la classe Natural e la classe Gen Rich, potrebbe diventare sempre più grande", fino a bloccare ogni ascesa sociale per i Natural. Infine, fino a far scendere i Natural sotto la linea oscillante del 'noi/loro', con conseguenze ben più ampie di quelle meramente sociali o economiche. Saranno due specie separate, "con nessuna opportunità di incrocio e con una specie di 'curiosità' gli uni per gli altri, come adesso accade per gli uomini e gli scimpanzè".

Sei d'accordo con Filippi che questo non è uno scenario desiderabile. Facile prevedere che tipo di curiosità avranno i Gen per i Natural: quella che "si ferma a farli impazzire negli zoo, al ridicolizzarli nei circhi e al torturarli nei laboratori biomedici".
Vitale è al più presto contrapporre una nuova etica sistemica, una visione biocentrica invece che tecnocentrica strumentale, che lega insieme sfruttamento animale e sfruttamento umano.

"Questo l'animalismo che ci propone Charles Patterson": che ha basi politiche che lo rendono la più profonda e radicale critica del sistema. Per cambiare rotta: altrimenti il futuro che ci aspetta sarà quello di vivere prigionieri dentro "una eterna Treblinka".

Un libro politico, dunque, fortemente militante. Un libro a tesi e estremamente lineare: che, alla maniera anglosassone raccoglie e racconta un numero considerevole di documenti storici, di testimonianze, di racconti, di ricostruzioni, di dati e di collegamenti, di citazioni e rimandi a libri, interviste, racconti, testimonianze, articoli di giornale, documenti pubblici, corrispondenze. Un lavoro da storico, per un libro a tesi.

Ha successo, in questa operazione, Charles Patterson? La sua operazione è efficace? Riesce a convincere il lettore della sua tesi, che mette in parallelo e in diretta consequenzialità l'Olocausto ebraico perpetrato dai nazisti - conchiuso nel tempo storico - e l'immenso olocausto animale perpretrato ogni giorno e mai terminato? Cattura il lettore nella suggestione nella celebre frase di Isaac Bashevis Singer, vera e propria scintilla per l'intero libro? 

1- continua... 

questo, nei tuoi progetti, è il primo di una serie di post che consideri belli tosti e a cui tieni. Perciò è stato anche introduttivo, ha dovuto spiegare alcune cose, quindi è cresciuto assai lungo. 
D'altro canto, Il libro di Patterson merita di sicuro lo spazio che è necessario; proseguirai quindi a raccontarlo in un post successivo, a breve

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